SLAYERS 25%
capitolo 01
AMICI NEI BASSIFONDI
Da quell'altezza il regno sembrava più pulito e pacifico di quanto non fosse in realtà. Naturalmente Seillune non era neanche corrotto e privo di pace, ma ben lontano dall'essere perfetto. Ameria sospirò lasciando che la sottile brezza mattutina l'accarezzasse. Poteva assaporare la leggera salsedine proveniente dal mare che circondava il regno. Poteva sentire il vento che arrivava dalle montagne. Ma sopratutto riusciva a percepire l'avventura che entrambi le prospettavano se lei li avesse raggiunti. No, non solo avventura, ma libertà, qualcosa di più prezioso per lei della possibilità di combattere per la giustizia come era intenzionata a fare.

Qualcuno potrebbe chiedersi perchè una principessa coccolata e amata come Ameria avesse preso in considerazione l'idea di scappare dai suoi impegni Reali. Dopotutto Ameria aveva preso i suoi obblighi molto seriamente e amava la sua condizione di principessa così come amava suo padre. Malgrado ciò egli le aveva affidato una missione che lei era sicura di non poter portare a termine.

"Sposarmi?" protestò, non rivolta a nessuno in particolare "Come posso pensare di sposarmi? Conosco a malapena questo principe Sawpht e sicuramente non lo amo".
Se fosse stata più piccola si sarebbe segretamente compiaciuta del dramma di essere promessa in sposa ad un uomo che non conosceva. C'era qualcosa di romantico in tutto questo: sacrificare la propria felicità per il bene del regno, soffrendo nel trovare amore in un matrimonio combinato. Avrebbe potuto accettarlo.

Ma adesso non poteva crederci. Non ne era affatto felice. Invece sentiva il desiderio di scappare. Aveva forse altra scelta? In nessun modo poteva accettare un matrimonio del genere.....non ancora, non senza aver scoperto alla fine come sarebbero cambiati i suoi pensieri. Tornò indietro con la memoria a cinque anni prima, a quando ancora viaggiava con la stravagante compagnia della maga Lina Inverse. Quei momenti sembravano un sogno adesso e la parte migliore di quel sogno era stato lui. "Zelgadiss" sospirò quel nome, lasciando che le lettere si perdessero nel vento. Verso quale luogo stava viaggiando in quel momento? Aveva trovato una cura per il suo aspetto di chimera, per quella maledizione che aveva tramutato la sua pelle in pietra, i suoi capelli in aghi e che lo aveva reso tanto chiuso nei confronti degli altri? Quando loro quattro si erano separati, Lina e Gourry avevano continuato il loro viaggio in cerca di tesori, Zelgadiss se n'era andato per conto suo a dare la caccia a qualsiasi cosa potesse condurlo ad una cura.

Ameria ricordò perfettamente la scena mentre pensava a lui. Gli aveva chiesto di raggiungerla al castello. Aveva sempre pensato che un giorno.....bè..che un giorno si sarebbe semplicemente fatto vivo, forse curato o forse no. Così aveva parlato di lui al padre e gli aveva chiesto il permesso di sposarlo non appena fosse arrivato. Philionel, suo padre, si era stupito della richiesta ma l'aveva assecondata: dopotutto adorava sua figlia. E forse egli aveva intuito ciò che Ameria non aveva neanche lontanamente preso in considerazione. Zelgadiss non era mai arrivato per chiedere la sua mano, così Philionel non ci aveva perso niente dando il suo consenso. Invece le aveva ricordato che aveva l'obbligo di sposarsi entro i vent'anni.

Erano passati cinque anni, ma il ricordo di Zelgadiss era chiaro nella sua mente esattamente come allora. Perciò aveva rifiutato tutti i pretendenti che le si erano avvicinati e come il fato avrebbe voluto, purtroppo, ce ne sarebbero stati altri. In fin dei conti a nessuno importava veramente di lei, c'erano ancora degli uomini terribilmente ambiziosi che la vedevano solo come una chiave per impadronirsi del regno.

Suo padre non si era preoccupato per come aveva reagito con quegli uomini, sebbene non condividesse le sue ragioni. Suo padre pensava che la sua "cotta infantile" (non avrebbe mai osato chiamarla "stupida") era svanita e che lei fosse ormai pronta ad affrontare i suoi doveri di principessa. Aveva diciannove anni, dopotutto. Non avrebbe potuto continuare a lungo ad amare un maledetto straniero che, ormai era evidente, non la ricambiava.

Così suo padre l'aveva messa di fronte ad una scelta e quando lei si era rifiutata così caparbiamente di ballare con qualsiasi principe proveniente dai regni vicini, suo padre aveva organizzato quel matrimonio.

E se suo padre avesse avuto ragione? "Forse si è completamente dimenticato di me" disse e sulle sue labbra comparve quasi un leggero broncio "E quindi io dovrei dimenticarmi di lui". Ma non sembrava una domanda la sua. E anche se fosse riuscita a dimenticare ciò che provava per Zelgadiss, avrebbe potuto innamorarsi veramente di questo principe? Sapeva che non sarebbe mai successo.

Voleva poter scegliere da sola un marito. Voleva avere la possibilità di provare una grande avventura, di vivere la propria vita come cinque anni prima. Forse se lo avesse fatto, il ricordo delle avventure passate con Zelgadiss non avrebbe più oppresso così tanto la sua vita quotidiana. Ci sarebbero stati altri ricordi, più recenti, ad ispirarla ogni giorno della sua vita.

Si alzò in piedi, il pugno alzato alle nuvole che la circondavano. Aveva smesso di scalare le guglie del castello due anni prima quando si era fatta più alta. Era diventata, infatti, più goffa nelle sue scalate (in compenso era molto più aggraziata nei suoi movimenti normali). Da quando era diventata così alta non sentiva più il bisogno di arrampicarsi in luoghi elevati per fare i suoi discorsi. Nel 50% dei casi era già più alta di ciò che la circondava.

Una forte folata di vento le fece perdere l'equilibrio. Trattenne un'imprecazione e pronunciò un incantesimo che le permise di atterrare sul basso bastione del castello. Non usava la magia da così tanto tempo, pensò. All'improvviso capì cosa doveva fare.

Corse in camera sua e si chinò sotto il letto. Iniziò a cercare freneticamente. Da qualche parte lì....no, forse più in là....sorrise e scivolò fuori portando con se quello che sembrava un vestito piuttosto malridotto. Facendo molta attenzione lisciò il tessuto di seta bianca e le applicazioni in lana. Una decorazione rosa, un pò sbiadita, contornava lo scollo e con essa degli aloni di vecchie ferite e di polvere che neanche i servi più esperti erano stati capaci di rimuovere.
"Perfetto" disse mentre si toglieva il lungo abito da sera e tentava di indossare i pantaloni e la casacca. Saltellava, si contorceva e alla fine si lasciò andare sul letto con i piedi per aria "AVANTI!!" gridò. I pantaloni le entrarono, alla fine, ma attillatissimi e non larghi come lei se li ricordava. Erano anche troppo corti, perchè le arrivavano solo alle ginocchia. La casacca la stringeva decisamente troppo. Aggrottò le sopracciglia mentre se la toglieva faticosamente. Invece di coprirle i ginocchi adesso la casacca le arrivava un pò più giù dei fianchi e basta. Lo stesso valeva per il mantello che prima le sfiorava i polpacci.

Se avesse avuto tempo avrebbe detto alle sarte di corte di cucirle un nuovo vestito da maga. In qualsiasi caso, questo avrebbe richiesto almeno un paio di giorni senza contare il tempo necessario a rendere magico l'indumento. Se voleva portare a termine il suo piano, non poteva aspettare. Doveva agire immediatamente. Per questa volta avrebbe dovuto usare un vestito arrangiato, decise. Indossò un paio di pantaloni lunghi e i suoi stivali rossi che le arrivavano alle ginocchia. Fortunatamente trovò il suo braccialetto magico. Si legò la stella con il laccio rosa al polso e sorrise. La sua festa di fidanzamento con il principe Sawpht era fissata per quel pomeriggio - Due ore.

Lanciò un'occhiata al vestito di seta blu abbandonato sul pavimento. Doveva ammetterlo, le piaceva l'abito che lui le aveva mandato. Lo raccolse e lo mise, piegato accuratamente, dentro una borsa insieme ad altre poche cose che pensava potessero servirle. In particolare: soldi, una cartina e altre cose varie.

Lasciò una breve lettera al padre sul capezzale del letto:

"Caro padre:
Mi rincresce non poter essere presente alla festa per il mio fidanzamento e per il mio compleanno.

So che probabilmente sarai arrabbiato con me per non avertelo detto prima. Ma prima non sapevo di aver bisogno di più tempo. L'ho scoperto solo oggi. Tra un anno, prima del mio ventesimo compleanno, tornerò e sposerò chiunque tu abbia scelto per me. Non posso farlo oggi. Ti prego perdonami.

Vado in cerca di Gracia, di avventura e di me stessa.

-- Ameria"

Dopo aver lasciato un gioiellino d'oro sul pezzo di carta si avvicinò piano alla finestra e con un movimento drammatico per osservare la stanza, scese giù.

Così era scappata Gracia dieci anni prima? Sicuramente suo padre non l'avrebbe biasimata per aver tentato di trovare sua sorella da tempo scomparsa. Il motivo sembrava giusto e nobile. E in fondo come poteva sposarsi senza sua sorella presente o almeno senza aver provato a trovarla??

Chi poteva saperlo, magari Gracia avrebbe accettato di tornare al castello e Ameria non avrebbe avuto bisogno di sposarsi....Gracia era più grande di lei in fondo. Non era forse compito suo ereditare il comando Reale? Ameria annuì soddisfatta a questi suoi stessi pensieri.
Era immersa nel vento e si lasciò trasportare dalla forza pura dell'incantesimo che la teneva sospesa in aria.

Era sulla sua strada adesso.
La prima notte da sola sotto le stelle passò senza inconvenienti e Ameria si svegliò all'alba di un bellissimo giorno che era già pieno della solita crescente felicità che l'inizio di una nuova avventura porta con sè.
Sperò che accadesse qualcosa poichè tutto era stato terribilmente noioso negli ultimi tempi. Nessun bandito o ladro o qualche sottoposto di un mazoku a rendere le cose interessanti. Una volta Lina si era lamentata che Ameria attirava i disastri e adesso la ragazzina si stava domandando se l'amica avesse detto la verità. Là ogni cosa sembrava calma e pacifica e chiunque si sarebbe chiesto dove se n'erano andate tutte le cose terribili.

Con un passo un pò meno slatellante del solito si inoltrò nella Foresta ignorando il canto degli uccellini. Piccoli animaletti si affrettavano a nascondersi quando lei si avvicinava avanzando lungo il sentiero che diveniva ogni miglio più impervio.

Quando raggiunse una radura, il suo umore era a terra. Forse l'avventura non era esattamente come se la ricordava. Tutto quel camminare diventa irritante quando sei solo, tranquillo e senza nemmeno un nemico in vista. Che ne era dei coraggiosi combattimenti in nome della giustizia? O in casi estremi, quelli in nome della fame di Lina? Doveva esserci per forza qualcosa di male che lei avrebbe potuto sconfiggere. Avrebbe trovato.....bastava anche un gruppo di contadini che chiedevano il suo aiuto, anche se piccolo. Qualcosa. Qualunque cosa. Bastava che non dovesse star sola con se stessa.

Proprio mentre questo pensiero le rimbombava in testa vide davanti a se una figura che lottava disperatamente con la sua scarpa. Il tipo era piegato presso il tronco di un albero caduto, con le mani strette intorno allo stivale che non voleva muoversi.
Quando si fu avvicinata, osservò meglio la situazione. Il suo stivale, rosso e di pelle pregiata, sembrava essersi incastrato in un nodo dell'albero.

Non smise di chiedersi, come qualsiasi persona con un pò più di praticità avrebbe fatto, perchè lo stivale di quel giovane si fosse incastrato in un nodo dell'albero.

Non le importava. (Finalmente) c'era qualcuno che poteva SALVARE!!! Una possibilità per essere un'eroina, per fare qualcosa di BUONO e per non rimanere confinata nel castello come una cosa inutile e poco importante.
Fece un ampio sorriso e si avvicinò al giovane.

"Hai bisogno d'aiuto?" chiese dolcemente, mettendo un ginocchio sul tronco.

"Sì..." Era disteso e i suo occhi ingenui guardavano lei. Non stava piangendo ma l'angoscia e la frustrazione sul suo viso lasciavano intendere che stava trattenendo le lacrime. Molto lentamente spiegò com'era andata "Mi ero fermato ad ammirare il paesaggio e con mio grande sgomento il piede si è incastrato nel nodo......sono rimasto incastrato per parecchio tempo.....e adesso temo di dover..." arrossì "..Ho bevuto un sacco di acqua prima e allora...."

Ameria arrossì annunendo, il suo viso era il ritratto della comprensione. "Oh, non preoccuparti. Ti tirerò fuori di lì."

Sorrise radioso mentre esclamava "Grazie! Mia salvatrice. Signorina.......la tua gentilezza è pari alla tua bellezza!"

Ameria arrossì ancora di più, ma una certa soddisfazione personale crebbe in lei mentre tentava di tirare via il tizio dal tronco, prendendolo per la vita.

Tirò con forza ma lo stivale sembrava inchiodato. Mormorando un incantesimo volò un pò indietro, riuscendo a sfilare il piede del ragazzo dalla calzatura.

Caddero entrambi distesi al suolo.

Gli occhi grigio-verdi del ragazzo fissarono quelli di Ameria per lungo tempo. La ragazza sentì il cuore batterle all'impazzata come non faceva da cinque anni ormai, cioè da quando aveva detto addio a Zelgadiss.

"Mi hai salvato" le mormorò davanti al viso e le sue parole divennero una carezza.

"Non era niente" rispose lei battendo le palpebre. La luce del sole che stava tramontando rendeva i capelli biondi del giovane di un color rame. Un perfetto momento romantico, pensò lei e il suo cuore riprese a correre per l'emozione.

"Per te" replicò "Come posso sdebitarmi?" disse, mentre le guardava le labbra.

Le sue mani scivolarono sulla vita di Ameria "Farei qualsiasi cosa per te".

La ragazza fu improvvisamente presa dal panico, il modo di fare del ragazzo era diventato senza dubbio troppo seduttivo e lei si sentiva a disagio. Con una veloce giravolta si liberò da lui. "Oh non c'è bisogno di nessuna ricompensa, Buon uomo " disse velocemente cercando di non incontrare il suo sguardo "Ho fatto solo ciò che la Giustizia richiedeva....ok, adesso che stai bene, continuo per la mia strada".

"Addio allora, bella fanciulla. Il tuo ricordo rimarrà per sempre nel mio cuore" disse lo sconosciuto con voce calma e melodica. Prese il suo stivale e lo indossò di nuovo. "Spero che ci rivedremo presto". Con passo fiducioso le si avvicinò e le prese la mano. Ogni traccia della sua precedente esasperazione e paura era svanita. Le baciò la mano.

Ameria arrossì e scoprì di essere talmente emozionata che se ne andò via velocemente, quasi correndo.
Non era sicura del perchè ma si sentiva lo stomaco pesante come se avesse mangiato pietre. Non appena fu ad una distanza ragionevole dalla radura si sedette a terra con la schiena appoggiata al tronco di un albero. Perchè il bacio di quel ragazzo e la sua adulazione facevano sì che avesse voglia di gridare?? Aveva l'aria di essere un poeta e non un pirata. E non poteva negare che era anche molto carino con quegli occhi verdi così luminosi, i suoi capelli biondi e la pelle liscia come la sua. In fin dei conti era una principessa e non tutti potevano pretendere una cosa simile. D'altra parte non sembrava neanche un invasato, ma al contrario gentile e romantico. Il suo aspetto lo faceva sembrare una brava persona e non certo il contrario ma per qualche motivo, il suo modo di fare l'aveva spaventata. Non era da lei diventare romantica, pensò mentre il bacio le ritornava alla mente.

Poteva ancora sentire il tocco delle sue braccia intorno a lei e le sue labbra premere contre le dita della sua mano mentre le teneva il polso. Non era un pò troppo per un semplice salvataggio? Era questo che l'aveva infastidita. Perchè le aveva dato così tanta noia da farle venire la nausea? E non per quello che lui aveva fatto ma perchè......bè, le era piaciuto. Pensare una cosa simile sorprese anche lei.

Aveva forse dei doveri verso il ricordo di Zelgadiss? Non poteva forse apprezzare un bel ragazzo che l'apprezzava a sua volta senza pensare a quella lontanissima fantasia? Mentre qualcosa stava accadendo fra lei e il ragazzo biondo sarebbe stato ridicolo darsi poca confidenza (Ameria era una persona troppo pratica per credere nell'amore a prima vista), perchè allora si sentiva come se avesse tradito Zelgadiss quando permetteva a qualcuno di farle la corte?
Durante tutti questi anni era stata questa la più grande lamentela di suo padre.

Allora qual'era la risposta, pensò Ameria. Per abitudine iniziò a girare il suo anello con lo stemma Reale ma notò che non doveva averlo indossato quando era partita. Sospirò. Un'altra vecchia abitudine che non riusciva a dimenticare, pensò, esattamente come ciò che provava per Zelgadiss. Chi sapeva che cosa avrebbe fatto se avesse incontrato di nuovo quel ragazzo. Sicuramente sapeva cosa non avrebbe fatto. Non sarebbe scappata via così velocemente.
Ameria si fiondò fuori dalla locanda in cui aveva deciso di fermarsi. Solo la fortuna la salvò dall'essere colpita da una pentola per friggere che il cuoco le aveva lanciato per fermare la sua ritirata. Il grembiule dell'uomo mostrava l'immagine di una magra ragazzina con i capelli rossi e un'espressione accigliata rinchiusa in quello che noi oggi definiremmo "divieto di sosta".

"E NON TORNARE..SE NON HAI I SOLDI LA PROSSIMA VOLTA!!!". La padella colpì il muro con un terribile fracasso "TU SEI COME QUELL'ALTRO DEMONIO!!!"

Ameria sospirò. Non avrebbe mai ordinato così tanto se si fosse resa conto di aver perso il borsellino con le monete appena coniate. Come poteva essere successo?? Non era così smemorata, malgrado la sua capacità di distrarsi molto facilmente. Senza soldi come poteva continuare a viaggiare o portare a termine le sue missioni. E la cosa peggiore è che non aveva potuto mangiare.

"AH...questo è il motivo per cui devi pagare prima di mangiare!" Il cuoco rise come un maniaco " e se ordini e non puoi pagare in oro, troverò un altro modo per farti pagare!"

Un coltello le passò molto vicino all'orecchio mentre girava l'angolo.

A differenza di Lina, Ameria non pensava di poter vivere alle spalle delle bande di ladri. Se avesse avuto la meglio su alcuni banditi, Ameria sapeva che avrebbe restituito le monete al legittimo proprietario oppure le avrebbe donate ad una casa per poveri nelle vicinanze.

Smise di pensare ma continuò a scansare i proiettili *da cucina* che le venivano lanciati dietro. Lei era una brava persona. Alla fine la fortuna sarebbe tornata. Doveva tornare. Erano cose della vita, no?

Sollevò lo sguardo mentre l'altezza elevata di una costruzione nascondeva la luna. "Questo posto mette i brividi" mormorò, tornando ad osservare il sentiero scuro. Finalmente seminò il maniaco della cucina ma sfortunatamente si accorse di essersi persa. Due occhi felini apparvero nell'oscurità davanti lei e sentì distintamente il suono della saliva che gocciolava mentre apparivano altri occhi felini che si univano ai primi. Fece istintivamente un passo indietro. Voleva trovare la cena, non essere la cena. Quando si sarebbe decisa a tornare la sua fortuna?? Cercando di mantenere la calma balzò alla sua sinistra.

Proprio davanti a lei scorse la debole luce di un saloon tra i vicoli sudici della città.

Senza chiedersi se sarebbe stata al sicuro all'interno del saloon "dall'Asino e il Drago di Jack" (completo di insegna sagomata come un asino ragliante appollaiato sulla schiena di un drago), lo raggiunse.

La stanza sembrava vuota, per fortuna, eccetto per un tizio nell'angolo.....anzi no: due tizi. All'inizio non se n'era accorta poichè uno era in piedi e teneva l'altro disteso a terra.
Quello più alto, con un lungo mantello, scuoteva l'altro con movimenti decisi.

"Lascia andare quell'uomo" s'intromise Ameria. Quello era un locale dei bassifondi della città, pensò, e quello era sicuramente l'inizio di una rissa. Proprio una delle cose che una vera Paladina della Giustizia doveva fermare. Anche se questo significava saltare la cena.

"Sicuro" rispose quello mentre sollevava l'altro in aria e lo faceva ricadere di testa. La pietra di cui era fatto il pavimento non doveva aver fatto molto bene alla testa dell'uomo, sopratutto alla velocità con cui era caduto.

Il volto del tizio appena caduto si girò verso Ameria in cerca di aiuto.

Ameria sussultò riconoscendo la vittima. Era il ragazzo che aveva conosciuto quel pomeriggio nel bosco. Non sembrava così affascinante in quel momento: il suo viso era piuttosto tumefatto e le ferite gocciolavano come un rubinetto rotto. "Aiutami" gorgogliò, circondato dal proprio sangue.

Ameria puntò l'indice contro l'assalitore del ragazzo. "Come osi picchiare la gente in questo modo? Il barista potrebbe perdonarti ma io, e quelli che usano le buove maniere, non lo faremo!"

Non potè vedere la reazione del suo ascoltatore. Quello aveva fatto un passo indietro nell'ombra non appena lei aveva iniziato il suo discorso. Ma poteva vederne ancora il profilo. Quell'atteggiamento le diceva che l'uomo aveva trovato il suo discorso noioso e irritante.

"I farabutti come te --"

"Chi è il farabutto? Ha cercato di derubarmi" la interruppe velocemente l'assalitore "e c'è riuscito con altre persone".

Prima che Ameria potesse dire qualsiasi cosa vide una piccola sacca venire verso di lei. L'afferrò al volo e sussultò riconoscendo il proprio borsellino con le monete appena coniate.

"Questi soldi" Esclamò sorpresa. Aggrottò le sopracciglia e guardò il pavimento dove la *vittima* era distesa e stava divenendo consapevole della propria situazione "Come li hai avuti?"

"Tu che ne pensi?" Disse lo sconosciuto nell'ombra lasciando che una leggera punta di emozione raggiungesse la sua voce "La tua *vittima* li aveva addosso, ma puoi tenerli tu. Io non ne ho bisogno. Mi sto preoccupando di altre faccende".

"Ma" La ragazza fissò il ragazzo sul pavimento "L'ho aiutato questo pomeriggio. Non può essere un ladro!"

L'altro alzò le spalle "Forse non era lui. Guarda quei soldi con attenzione"

Ameria lo guardò con aria interrogativa "Non capisco".

"Forse questo può aiutarti" le lanciò un braccialetto. Nella fioca luce potè vedere la stella e il laccio rosa. Assomigliava incredibilmente al suo braccialetto. Si guardò il polso per confrontare ma scoprì di non avere il suo braccialetto. Guardò di nuovo quello che le era appena stato tirato. Nel centro aveva un paio di piastre bilanciate, come quello che aveva perso.

"E' decorato con lo stemma della famiglia reale di Seillune!" Esclamò sorpresa. Avvicinò la mano ai lobi delle orecchie senza farsi vedere. Anche i suoi orecchini erano spariti.

"Potrebbe aver derubato o addirittura rapito la principessa di Seillune per la taglia " Disse lo sconosciuto "Gli stavo appunto chiedendo dove fosse finita quando mi hai fermato"

"Taglia?" disse lei inorridita.

"Tuttavia lui non ha visto la principessa......Hai finito di farmi perdere tempo?"

"Sì....cioè no!.....Voglio sapere, cosa intendi per *taglia*?"

"Il principe Sawpht ne ha messa una su di lei. Quando ho capito che era il suo braccialetto, ho pensato.." S'interruppe "Non dovrei preoccuparmi così, sono sicuro che sta bene." Disse poi, ma questa volta era più rivolto a se stesso che a lei. Fissò lo sguardo a terra "Puoi tenerti il braccialetto".

"Sono io" disse indignata e leggermente orgogliosa. Sebbene lui fosse di una spanna più alto di lei, lo guardò dall'alto in basso "Appartiene a me".

Lui sollevò lo sguardo di scatto "*tu* sei Ameria Will Tesla di Seillune" La voce tradiva la sua diffidenza.

La ragazza annuì. "E tu chi sei?" Chiese poi in tono altezzoso.

Zelgadiss raggiunse il cono di luce, togliendosi il cappuccio. "Tu sai chi sono". Un leggero sorriso svanì dalle sue labbra "Cosa ci fai qui Ameria?" chiese con una leggera ansia.

"Potrei farti la stessa domanda!" Rispose emozionata "Da quanto tempo non ci vediamo! Zelgadis, non posso crederci! E' meraviglioso!"

Gli corse incontro per abbracciarlo ma lui la fermò con una mano.

"Non direi. C'è una taglia su di te e ho paura che quegli uomini alle tue spalle abbiano intenzione di ottenerla " Disse lui, calmo come se le avesse fatto notare di aver lasciato entrare la pioggia invece di un gruppo di pericolosi cacciatori di taglie "Ti consiglio di abbassarti".
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