SLAYERS CHRONICLES
capitolo 02:
THREE WAYS FOR A GEM
"Esattamente quanti anni avanti ci ha portati quel portale?" Chiese Lina mentre attraversavano il mercato.
"Dieci anni dalla sconfitta di Dark Star, se ho fatto bene i calcoli" rispose Xellos.
"Dieci? Wow! Quindi adesso io....sì, insomma, il mio alterego dovrebbe avere, vediamo, 27 anni giusto?"
Xellos rispose lentamente "Sì....presumo di sì" poi volse lo sguardo di fronte a sè e indicò la piazza principale in cui si trovavano. "Ok, ci siamo"
"Dove?" Chiese Lina confusa, guardandosi intorno.
"Penso che qui dobbiamo dividerci per trovare informazioni sulla pietra" spiegò Xellos.
"Informazioni? Vuoi dire che tu non hai idea di dove si trovi?" Gridò furioso Zelgadiss, avvicinandosi con aria minacciosa al demone.
"Ahem..." Xellos deglutì. "So che la pietra si trova su di una statua e so che l'hanno estratta una settimana fa, circa, ma non so cosa ne hanno fatto dopo l'estrazione!"
Lina lo colpì sulla testa. "Sei un incapace! Neanche il demone sai fare!!"
"Guarda il lato positivo della faccenda Lina-chan: quello che non so io non lo sanno nemmeno i seguaci di Grausheela" Xellos tentò di difendersi ma Lina lo colpì di nuovo esasperata.
"Sembra che, come al solito, debba essere io a prendere il controllo della situazione! Zel! Tu ti occuperai della parte est della città. Conosci Seillune come le tue tasche, quindi non dovresti avere problemi. Amelia! Tu invece andrai ad ovest. Mi raccomando, cerca di dare poco nell'occhio. Una folla di curiosi è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Io e Xellos perlusteremo la parte sud. A nord c'è il palazzo reale e per il momento direi di evitarlo, visto che è il posto più pericoloso. Ci rivediamo qui dopo pranzo, d'accordo?"
Gli altri due annuirono e poi il gruppo si divise.



Lina si guardò intorno mentre lei e Xellos si addentravano nella parte sud della città. Xellos non aveva detto una sola parola da quando lui e Lina si erano divisi dagli altri due. C'era un silenzio quasi imbarazzante e Lina non aveva idea di cosa fare. Gli lanciò un'occhiata di sfuggita: il demone camminava a testa bassa, con lo sguardo fisso a terra. Sembrava completamente immerso nei propri pensieri. Lina tossì per attirare la sua attenzione e Xellos tirò su la testa di scatto.
"Cosa c'è Lina-chan?" Le chiese il demone, con una voce straordinariamente calma per lui.
"Bè non hai detto una sola parola da quando siamo partiti in perlustrazione" spiegò Lina. "Cosa c'è che non và?"
Xellos sbattè le palpebre un paio di volte. "Niente. Niente, Lina, davvero" sorrise. "Allora, da dove cominciamo?"
"Bè" rispose Lina, decidendo d'indagare sulla malinconia di Xellos più tardi "penso che le locande sarebbero un buon inizio. In quei posti girano sempre un sacco d'informazioni e poi.....io ho un sacco di fame!" Gridò Lina, accompagnata da un sonoro gorgoglio proveniente dal suo stomaco.
Xellos si mise a ridere. "Sempre la solita. D'accordo, vada per le taverne"



Zelgadiss s'incamminò lungo la strada. La sua meta era il mercato che avevano visto entrando e che poi si snodava anche tutt'intorno alle mura, verso la parte est che gli era stata assegnata. In città grandi come Seillune il mercato era un punto di riferimento per gran parte della gente e meta principale anche dei contadini che vivevano nelle campagne fuori dalle mura. In più vi si potevano trovare moltissimi foresteri. Con le domande giuste e ascoltando le conversazioni della gente sperava di ricavare qualche preziosa informazione su quella pietra.
All'improvviso si accorse di essere immerso nel silenzio, cosa assai strana trovandosi nel bel mezzo di un mercato. Alzò la testa scosso da quest'improvvisa assenza di rumore e vide che la folla di gente si era divisa in due ale e adesso tutti quanti stavano guardando nella sua direzione, senza dire una parola. Zelgadiss allertò tutti i sensi per percepire un qualche pericolo, ma tutto sembrava tranquillo. Guardò attentamente prima il piccolo gruppo di sinistra, poi quello di destra in cerca di un'espressione sul viso di qualcuno che potesse rivelargli cosa stesse accadendo. Niente. Continuavano a guardare tutti nella sua direzione. Possibile che stessero guardando lui? E perchè mai avrebbero dovuto guardarlo? Sì, certo, gli era capitato altre volte di essere additato per il suo aspetto di chimera, ma non era mai successo che un intero mercato gli si parasse davanti fissandolo attentamente. E non a Seillune, per giunta! Dove tutti sembravano essere così amichevoli. Mentre era intento a vagliare queste ipotesi si accorse che un ragazzo, sulla ventina, con indosso la divisa delle guardie reali gli stava venendo incontro con il sorriso stampato sul viso. "E adesso questo cosa vuole?" Pensò Zelgadiss, riducendo gli occhi a due fessure. Il giovane si fermò a circa un metro e mezzo da lui e fece un profondo inchino. Questo sconcertò completamente Zelgadiss, che si limitò a fissare il soldato con gli occhi spalancati.
Il ragazzo si alzò e si mise sugli attenti. "Soldato Semplice Nodel Ibes ai suoi ordini, Sire"
"Sire?" Ripetè Zelgadiss, aggrottando le sopracciglia.
"Sua Maestà preferisce essere chiamato in altra maniera?" Chiese confuso il giovane soldato.
Se fosse stato possibile, gli occhi di Zelgadiss si sarebbero spalancati ancora di più.
Una sonora risata, comunque, interruppe qualsiasi risposta Zel stesse per dare al soldato. Ammesso che ne avesse avuta realmente una.
"Andiamo soldato! Sappiamo tutti che al nostro giovane Sovrano non piacciono i formalismi. AHAHAHAHAHAHH". Zelgadiss si irrigidì. Aveva riconosciuto quella voce, quella risata e adesso non voleva voltarsi, per paura di avere ragione.
"Allora, Zelgadiss, come te la passi?" Alla fine la Chimera si voltò e i suoi sospetti divennero realtà. Là, davanti a lui, su di un enorme cavallo bianco, che sembrava la fotocopia equina del suo padrone, c'era Philionell El di Seillune. Zelgadiss chiuse gli occhi per un momento e fece un profondo respiro. Nella sua mente c'era solo una domanda: "E adesso che faccio?"

Nel frattempo Lina e Xellos erano giunti nei pressi di una taverna. Sopra la porta d'entrata pendeva un'insegna piccola ma ben tenuta, raffigurante un drago rampante.
"Il drago rosso" lesse Lina, sorpresa. "Ricordo di essere stata qui una volta. Incredibile, questa baracca sarà ancora in piedi fra dieci anni! Bè, è una fortuna perchè ho una fame da lupi e, da quel che mi pare di ricordare, qui si mangia bene e le porzioni sono abbondanti!!" Gli occhi di Lina erano diventati ormai due grosse stelle luccicanti mentre varcava la soglia della taverna.
Xellos rimase per un pò a fissare l'entrata, sospirando nel vedere quanta gente ci fosse all'interno. Si passò una mano tra i capelli: portarla qui era stato un errore. Uno stupidissimo errore. "Forse farei meglio ad entrare e dire a Li-"
"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGH" un urlo proveniente dall'interno della taverna interruppe il suo ragionamento.
"Troppo tardi" Xellos sospirò e si avviò lentamente nella taverna mentre l'uomo urlante di prima gli passava accanto correndo.
All'interno la situazione non era diversa. Lina era al centro della piccola sala, circondata dagli altri clienti terrorizzati che la indicavano urlando.
"Hey, si può sapere che vi prende?" Stava chiedendo Lina, confusa. "Sono venuta qui solo per mangiare!"
Quelli non risposero ma anzi gridarono più forte e iniziarono a scappare fuori dalla taverna. Lina iniziò ad irritarsi e si guardò intorno per trovare la persona a cui chiedere informazioni. Lo sguardo le cadde sul povero oste fermo in un angolo che, ovviamente, era l'unico a non poter scappare.
"Tu!" Lina lo indicò e l'uomo cadde a terra per lo spavento. "Cosa sta succedendo qui? Perchè scappano tutti?"
L'uomo muoveva la bocca ma non ne usciva alcun suono. Continuava a guardare la maga ad occhi sgranati. "Allora?" Ringhiò Lina, avvicinandosi minacciosamente.
"Tu..tu..sei tu.....non..non può essere..." balbettò l'uomo.
"Sono io? Ma cosa stai dicendo? Spiegati meglio se vuoi continuare a vivere!" sibilò Lina, la cui ombra sovrastava ormai il povero oste.
"Tsk..tsk..tsk...non mi sembra il caso di fare così" esclamò Xellos con la sua solita flemma, allontanando Lina dall'uomo prendendola per le spalle.
"Tu....non devi essere qui...tu non puoi essere qui veramente!!!" Continuava a ripetere l'uomo per terra.
"Xellos, lasciami subito andare! Non riesco a capire cosa -" Lina interruppe la protesta quando sentì ciò che l'uomo aveva detto. Si girò verso di lui e chiese "Cos'hai detto?"
"Non....non sei qui.....TU NON PUOI ESSERCI!!!" Gli occhi di Lina divennero due fessure cremisi e una ben nota sfera rossa iniziò a formarsi fra le sue mani.
"Ferma!" Gridò Xellos "Calmati!! Non vorrai distruggere ogni cosa!" L'afferrò per la vita, tentando di trascinarla via.
Lina scalciava e strepitava "Calmarmi? Quell'uomo mi ha appena proibito di rimanere! A me! La grande maga Li-mmmmpfh"
Xellos le tappò la bocca improvvisamente "Shhh..penso che il signore sappia già chi sei" disse Xellos, riuscendo a portarla fuori dal locale ".....purtroppo per noi" aggiunse poi frustrato.

Amelia era l'unica ad aver ottenuto qualche risultato da quella ricerca d'informazioni.
Poco dopo essersi divisa dagli altri tre, aveva per caso incrociato uno dei minatori incaricati di riportare alla luce la statua con la pietra, il quale era appunto di ritorno dal sito di scavi. L'uomo l'aveva scambiata per il suo alterego del futuro e, credendola diretta agli scavi per informarsi sui nuovi sviluppi, l'aveva fermata per aggiornarla personalmente.
Amelia, naturalmente, aveva deciso di recitare la sua parte meglio che poteva, cercando di rimanere sul generico per non dire qualcosa di strano.
"Ci sono novità?" Chiese, cercando di apparire tranquilla.
"Nessuna, Altezza" rispose l'uomo, posando la pala che portava con sè. "I miei colleghi stanno ancora scavando per portare alla luce il resto del tempio. Ci vorrà ancora qualche giorno prima che sia completamente dissepolto"
"Capisco" commentò Amelia. Il suo problema principale era ora chiedere della pietra senza sembrare all'oscuro di tutto. Forse era meglio girare intorno all'argomento. "Avete trovato altre...gemme, all'interno? Come quella sulla statua di Lon?"
"No, Altezza. Nessuna gemma, nè altri oggetti di valore. Solo quella strana pietra bianca" l'uomo scosse la testa.
Queste domande non l'avrebbero portata da nessuna parte. Quell'uomo dava per scontato che lei sapesse dov'era la pietra. In fondo, con ogni probabilità, era stata lei a ordinare il luogo in cui conservarla, visto che l'uomo si comportava come se fosse lei a supervisionare l'intera operazione. "Concentrati, Amelia" pensò la Principessa "dove faresti portare una pietra misteriosa appena trovata? I pensieri del tuo alterego non possono essere così diversi dai tuoi!!"
"Ahem....Altezza? Si sente bene?" Domandò l'uomo, visto che l'altra non parlava più.
"Uh? Ah! Sì..sì..sto bene" rispose Amelia e poi, senza rendersene conto, aggiunse. "Stavo solo pensando a quella pietra".
L'uomo sorrise. "Non deve preoccuparsi, il castello è protetto a sufficenza. La pietra è al sicuro lì!"
Amelia sgranò gli occhi. "Al castello?" Ripetè mentalmente. Senza volerlo era riuscita a scoprire dove si trovava. "Ma certo, al castello. Anch'io l'avrei fatta portare lì......ma che sto dicendo! Sono stata io a farla portare lì!"
"E se vuole il mio parere, Maestà," continuò l'uomo "è stata un'ottima idea far venire la Grande Sacerdotessa Shilfiell a Seillune, invece di portare a Sailarg la pietra. Quella gemma ha qualcosa di strano...." aggiunse, forse suggestionato da qualche vecchia leggenda popolare e dalla solita paura che la gente ha quando si è di fronte a qualcosa di cui non si conosce la provenienza.
"E la statua?" Chiese Amelia, a quel punto poco interessata al parere dell'uomo.
"La statua, maestà?" L'uomo la guardò confuso. "E' insieme alla pietra. E' stata lei a dare ordine di non disincastonarla!"
Amelia rimase un attimo in silenzio. "E adesso cosa gli dico?" pensò preoccupata. Dopo aver raggiunto la brillante conclusione che non c'era verso di trovare una scusa buona che spiegasse razionalmente questa sua assurda dimenticanza, decise di buttarla sullo scherzo. Iniziò a muovere velocemente la mano davanti a sè, con una risatina nervosa "Ma sì, certo...eh eh....volevo vedere se ci cascava!!" esclamò, mentre iniziava ad allontanarsi a passi piccoli ma veloci dall'uomo che le lanciò uno sguardo interrogativo. "A questo punto non c'è bisogno che io vada allo scavo" continuò Amelia "lei mi ha detto tutto ciò che volevo sapere.....arrivederci!!!" e poi schizzò via in una nuvola di fumo bianco.
L'uomo rimase per un pò ad osservare la scia che la ragazza aveva lasciato. "La regina era proprio strana, oggi..." commentò poi, iniziando ad avviarsi.
Intanto Philionel era sceso da cavallo e aveva affidato l'animale ad uno dei soldati. Sembrava che fosse arrivato in città in quel momento. Dietro di lui c'era un gruppo di soldati, probabilmente la scorta, e altri servitori che controllavano carri carichi di bagagli.
"Che non viva più qui?" Si chiese Zelgadiss mentre Philionel gli metteva un pesante braccio intorno alle spalle e lo stringeva a sè.
"Vieni ragazzo, facciamo due passi. Sono quasi due mesi che non vengo qui, sai? Voglio proprio vedere come avete conciato la mia bella città! AHAHAHAHAHHAHHAH" Philionel rise di nuovo, stringendo ancora di più Zelgadiss che stava ormai rischiando di morire soffocato. I due iniziarono a camminare lungo la strada mentre la gente riprendeva lentamente le proprie faccende.
D'un tratto Philionel lasciò andare Zelgadiss, per avere la possibilità di stirare le braccia e poi incrociarle dietro la schiena. La Chimera ne approfittò per allontanarsi da quel gigante di qualche passo.
"Eh Eh! Vi siete liberati di me spedendomi in pensione fuori da Seillune, eh?" Philionel gli tirò una gomitata d'intesa e Zelgadiss si limitò ad annuire, totalmente spaesato. "Ma non mi sono offeso, sai?" Continuò Philionel "In fondo voi due avete bisogno di spazio! AHAHAH" Philionel gli tirò un'altra gomitata.
"Se continua così finirà per sfondarmi qualcosa" si lamentò Zelgadiss dentro di sè.
"Allora dimmi: come sta la mia bambina? Sono rientrato ora e non ho avuto ancora il tempo di andare al castello!"
"A-amelia sta bene" rispose Zelgadiss "Almeno credo" aggiunse poi, fra sè e sè, ancora intento ad analizzare le parole Sire - Amelia - Castello - Philionel - Pensione, cercando di capire la situazione e il legame che sembravano avere con lui.
"E i miei nipotini? Come stanno quelle due piccole pesti?" Chiese ancora Philionel.
Zelgadiss alzò lentamente la testa, attanagliato da un atroce sospetto che sembrava concretizzarsi man mano che, vagliandolo, ogni singolo particolare prendeva un senso preciso e ogni pezzo di quel puzzle andava a posto, rivelandogli la sconvolgente verità del suo futuro. E allora svenne.
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