SLAYERS CHRONICLES
capitolo 03:
WHAT IF I DON'T WANT TO TAKE A BATH?
Quando finalmente Zelgadiss riprese conoscenza, aprì lentamente gli occhi, ma tutto ciò che vide fu un gruppo di figure sbiadite. Richiuse gli occhi con una smorfia e sentì voci indistinte esclamare "Si è svegliato!". Dopo alcuni secondi tentò nuovamente di riaprire gli occhi e, questa volta, le figure si misero lentamente a fuoco.
Alla sua sinistra, seduto su di una sedia accanto al letto, c'era Philionel che lo guardava con apprensione. Mentre apriva gli occhi, Zel l'aveva visto dare un'ordine ad una ragazza che c'era lì accanto la quale si era precipitata fuori dalla stanza. Non aveva sentito l'ordine e, a dire la verità, non era nemmeno tanto sicuro che si fosse trattato di una ragazza. Si tirò su a sedere lentamente, guardando confuso la stanza in cui si trovava. Era piuttosto grande, con il pavimento di pietra. C'erano due finestre sulla parete sinistra e un immenso letto matrimoniale sul quale era disteso. In fondo alla stanza, un piccolo paravento ricamato affiancava un armadio principesco.
"Dove mi trovo?" Chiese Zelgadiss, massaggiandosi le tempie.
"Sei a casa, al castello" rispose Philionel col suo solito vocione.
La Chimera si girò nella direzione dell'uomo "A casa?" ripetè confuso "Ma cosa mi è successo?"
"Stavamo passeggiando e improvvisamente sei caduto a terra" gli rispose Philionel.
A quel punto Zelgadiss iniziò a ricordarsi ogni cosa: il portale, la pietra, il loro futuro, gli alterego......gli alterego? Zelgadiss sobbalzò allarmato: se si trovava al castello e se quella era la sua casa......il suo alterego sarebbe potuto rientrare da un momento all'altro.
"Devo andare!" esclamò, facendo per andarsene.
"Calmati, Zel, adesso devi solo riposarti" Philionel lo spinse indietro sulle coperte delicatamente ma con decisione. "E non preoccuparti per i tuoi impegni, li abbiamo rimandati tutti".
In quel momento Zelgadiss sentì distintamente un rumore di passi svelti provenire dal corridoio. Qualcuno si stava avvicinando e, probabilmente, era diretto proprio nella stanza in cui si trovava. E infatti, chiunque fosse, si fermò proprio sulla soglia della porta. Zelgadiss non aveva il coraggio di guardare.
"Tesoro! Sono venuta qui appena mi hanno avvertita che ti eri svegliato" esclamò una voce femminile.
La Chimera drizzò le orecchie, colto di sorpresa. Conosceva bene quella voce. Alzò lentamente lo sguardo verso l'entrata e impallidì. Davanti ai suoi occhi c'era una giovane donna con i capelli neri e gli occhi azzurri. Zelgadiss la fissò incredulo per qualche istante. Era lei, non poteva sbagliarsi. Quella era Amelia: più grande, più composta, più....aggraziata, ma senza dubbio: Amelia. Zelgadiss richiuse gli occhi per un attimo e inspirò profondamente. "Non è reale. Io non so qui, davanti all'alterego di Amelia che mi chiama 'tesoro'. Sto sognando, sto sognando" ripetè mentalmente "Adesso riaprirò gli occhi e scoprirò che è tutto....."
Vero.
Infatti l'alterego di Amelia era ancora là e si era fatta addirittura più vicina.
"Zel, sei sicuro di sentirti bene?" Chiese la ragazza "Non hai una bella cera" aggiunse mettendogli una mano sulla fronte. "Eppure non scotti".
"S-sto meglio adesso" balbettò Zelgadiss, ancora leggermente sotto schock per quella visione.
"Credo sia meglio che tu stia a letto ancora un pò" sentenziò Philionel.
Amelia intanto stava scrutando quello che credeva essere il marito e finalmente notò il particolare che non le quadrava. "Zel?" Chiese, attirando nuovamente l'attenzione della Chimera "Perchè ti sei messo quel vecchio completo? Erano anni che non lo indossavi! Dev'esserci la muffa sopra!" esclamò strattonando un pò la maglia beije. "E poi non eri uscito con il completo bianco, fatto a posta per la riunione dei maghi a cui stavi andando?"
Zelgadiss aprì la bocca per risponderle ma si accorse che non aveva spiegazioni. "E adesso cosa le dico? Che mi sono cambiato per la strada?" pensò Zelgadiss in preda al panico. Una delle poche volte nella sua vita. "E poi cos'è questa storia del completo bianco? Non sarò mica costretto ad andare in giro in fronzoli, vero?" aggiunse, spaventato da quella prospettiva.
Amelia sospirò e scosse la testa. "Oggi sei proprio strano sai?" esclamò "Vabbè, adesso ti lascio riposare. La storia del vestito me la spiegerai più tardi" sorrise e poi si chinò dandogli un veloce bacio sulle labbra.
Zelgadiss sbattè un paio di volte le palpebre...e questo fu l'unico movimento che fece nei 30 minuti successivi, che passò in uno stato di paralisi completa. Rimase seduto sul letto con gli occhi fissi nel vuoto e la bocca chiusa anche quando Philionel ed Amelia ebbero lasciato la stanza. Il viaggio temporale, lo svenimento, l'incontro con l'alterego della Principessa....tutto avrebbe potuto superare. Ma il bacio era stato troppo. Anche per lui.

Nel frattempo Amelia si era seduta al tavolo di una taverna, a riflettere sui dati appena ottenuti. L'oste era stato tutto inchini e 'Sua Maestà' quando era entrata e gli altri clienti continuavano a fissarla tutt'ora, ma lei non ci faceva caso. Aveva capito già dal comportamento del minatore che in quel futuro era diventata regina e, dopo un iniziale sorpresa, aveva concluso che quello era il corso naturale delle cose. E di conseguenza aveva deciso di comportarsi come se niente fosse. "Mi chiedo se ho anche un marito adesso..." pensò. In realtà quella frase significava 'Chissà se Zelgadiss è mio marito" difatti il desiderio che fosse la Chimera a diventare il suo principe consorte era affiorato in continuazione ma lei lo aveva represso ogni volta, cercando di non farsi illusioni. Ultimamente Zelgadiss non si era comportato come uno intenzionato a sposarla. A dire il vero non sembrava neanche lontanamente pensare ad una relazione. Amelia scosse la testa sconsolata e sospirò. "Meglio concentrarsi sulla pietra.." concluse infine, addentando il pane che si era fatta portare.

Caduto in uno stato di trance, Zelgadiss non si era reso conto di essersi di nuovo steso su quel letto. Nonostante la premura che aveva di andarsene da quel castello per evitare che il tempo subisse cambiamenti disastrosi, non riusciva comunque a muoversi. Venire a conoscenza del proprio futuro può sconvolgerti la mente, sopratutto se sei una Chimera piena di problemi che scopre che nei prossimi dieci anni si sposerà e farà dei figli con una persona per la quale si era tenacemente convinto di non provare assolutamente niente. Più volte in tutti quegli anni aveva analizzato i suoi sentimenti per Amelia e non era mai riuscito a descriverli compiutamente. Erano confusi, a volte indecifrabili persino per lui. Ma quel matrimonio era la semplice risposta a tutte le domande che si era fatto. Era l'evidenza che non poteva negare. Se l'avrebbe sposata, allora provava davvero qualcosa per lei. E questo lo spaventava. Lo spaventava più di qualsiasi altra cosa. Lo spaventava a tal punto che non riusciva a reagire.
Preso com'era a fissare il soffitto, cercando di riprendere il controllo su se stesso non si accorse che qualcun'altro era entrato nella stanza e si stava avvicinando al suo letto con la palese intenzione di salirci sopra.....


Arrivare fin lì non era stato semplice, considerando che non poteva fare affidamentamento sulle proprie gambe: troppo lente e ancora troppo instabili. Più volte in quegli ultimi tempi le avevano giocato brutti scherzi, smettendo improvvisamente di sostenerla e facendola cadere a terra fra le risate generali.
Si avvicinò al lettone che c'era al centro della stanza e sorrise. Salirci sopra era l'unico modo per scampare al massacro che l'attendeva nell'altra stanza e lei doveva farcela. Si guardò intorno per controllare che non ci fosse qualche persona pericolosa, quelle donne con la crestina bianca e il grembiule erano le peggiori. Ubbidivano a Lei e non c'era verso di far cambiare loro idea una volta che ti avevano presa. Sembrava che non ci fosse nessuno. Nessuno a parte lui, ovviamente. La sua salvezza. Più silenziosa di un gatto si arrampicò sopra il letto, questa volta avrebbe vinto lei.........


Improvvisamente la visuale del ragazzo fu oscurata da un orsacchiotto. Più precisamente da un orsacchiotto con un fiocco rosa.
Zelgadiss saltò su a sedere di scatto, risvegliato bruscamente dal suo stato catatonico. Si mise una mano sul cuore che aveva preso a battere in maniera fortissima. Per un istante aveva pensato che si trattasse di infarto. Riaprì gli occhi e li fissò sull'orsetto di pezza che era sbucato all'improvviso da dietro le coperte. Ma non era quello ad interessargli. Dietro l'orsetto, infatti, c'erano due occhioni che lo fissavano allegri. Zelgadiss scostò l'orsacchiotto quasi con timore e rimase immobile a guardare la piccola figura seduta sul letto. Era una bimba di due anni circa, con due luminosi occhi verdi come smeraldi. I suoi capelli corvini erano legati con un grosso fiocco bianco, in tinta con il vestito che indossava. Era incredibile come quella bambina assomigliasse ad Amelia in maniera impressionante. Ma c'era qualcosa, un particolare che la differenziava dalla ragazza. E Zelgadiss si rese conto di cosa si trattasse quasi con amarezza. La bimba aveva le orecchie appuntite. Come le sue.
"...Come stanno quelle due piccole pesti" ricordò le parole di Philionel. Quelle per cui era svenuto. E così, quella bimba era.....sua figlia?! "Ecco. Non mi bastava rovinare la vita ad Amelia. Dovevo condannare anche i miei figli......" pensò, irato con sè stesso "Chissà in che condizioni è l'altro...."
La Chimera allungò una mano verso le orecchie della bimba, e quelle si mossero in giù, mentre lei alzava la testina guardandolo confusa. "Pa-pà?" balbettò, impegnata a spiegazzare il lenzuolo. Quella parola lo fermò. E si rese conto che aveva pensato a lei come sua figlia, senza pensarci un attimo. Ma sentirsi chiamare papà......bè era un pò spiazzante. La osservò mentre si allungava in avanti per raggiungere la balza della coperta che si trovava davanti ai suoi piedini.
"E così sei mia figlia" esclamò Zelgadiss a voce alta, senza smettere di osservarla. La bimba alzò nuovamente lo sguardo, sentendo la sua voce e gli regalò un sorriso sdentato. "In collo" esclamò, spostandosi sulle sue ginocchia.
"Che cosa?" Zelgadiss la guardò terrorizzato "a-aspetta!"
La bambina ridacchiò, in piedi sulle gambe di Zelgadiss. "In collo" ripetè.
Zelgadiss si alzò dal letto titubante, sorreggendo la bambina. "E se adesso mi cade cosa faccio? Potrebbe rompersi..." Pensò, nel panico. Camminò un pò per la stanza, finchè lei non gli fece capire che voleva andare alla finestra. Lui le obbedì e si mise a guardare con la futura figlia il giardino. "Giardino" esclamò lei trionfante, puntando un dito di fronte a sè.
"Sì è un giardino" annuì Zelgadiss con voce tenera. "Chissà come ti chiami..." mormorò poi fra sè, la Chimera. Lei lo guardò un pò confusa e le sue orecchie si mossero allegramente ai lati della testa. Zelgadiss sorrise. Reazione molto strana da parte sua. Tanto strana che ne rimase molto colpito. Non c'erano molte persone in grado di farlo sorridere. "Una di queste è tua...." iniziò, dando voce ai suoi pensieri, come se lei potesse capire i suoi ragionamenti.
"Mamma" disse la bambina, voltando la testa.
"..esatto una di queste è tua madre" Zelgadiss la guardò stupito. "Come hai fatto a...?"
"CHEYENNE!" Esclamò Amelia che era entrata in quel momento nella stanza.
Zelgadiss sobbalzò per la seconda volta in pochi minuti. Si girò di scatto guardandosi disperatamente intorno nel tentativo di trovare un posto dove lasciare la bambina, sentendosi inspiegabilmente in colpa per averla in quel momento tra le braccia. Scoperto che il letto era troppo lontano e che il davanzale troppo pericoloso, si rassegnò a tenerla in braccio.
"A-amelia.." balbettò, mentre la bambina giocava tranquilla con il cappuccio del suo vestito.
"Scusami Zel" disse Amelia "non volevo disturbarti, ma questa peste è scappata non è vero?" Concluse guardando la bimba con aria seria. Le orecchie di Cheyenne si abbassarono e la bimba assunse un'aria colpevole.
"Non importa, sto bene adesso..." si affrettò a dire Zelgadiss. "C-che..hum..yenne...non mi ha dato alcun fastidio. Ero già in piedi quando è arrivata.....quasi.."
"Sei sicuro?" S'informò Amelia.
"Certamente" confermò lui. Amelia sorrise e poi si rivolse a Cheyenne "Ad ogni modo questa monella viene con me, dobbiamo fare il bagnetto!!"
"No" s'imbronciò la bambina, attaccandosi al collo del padre e nascondendo il viso sulla sua spalla.
"Cheyenne, non fare i capricci!! Vieni a fare il bagno"
"No" s'impuntò lei.
Zelgadiss stava ormai sudando freddo, preso in quella lite fra madre e figlia. Seguiva tutta la discussione spostando lo sguardo prima su una e poi sull'altra, pregando Lon che finissero in fretta.
"Cheyenne guarda che mi arrabbio!" La voce di Amelia si era fatta più seria ma la bambina non sembrava minimamente intenzionata a cedere.
"Voio stare qui" senteziò.
"Zel dille qualcosa tu!"
Furba come tutti i bambini, Cheyenne sollevò il viso e guardò Zelgadiss. Lui, che per levarsi da quell'impiccio, era pronto anche a fare la sua prima ramanzina da padre, quando vide quegli occhioni già lacrimosi che lo fissavano imploranti non fu capace di dirle niente. "Amelia non potresti aspettare altri dieci minuti?" Chiese, invece, alla futura Amelia.
"ZEL!! Ti ci metti anche tu?!!?" Esclamò esasperata la regina. Poi scosse la testa rassegnata "E va bene avete vinto! Non posso nulla contro voi due insieme"
Cheyenne e Zelgadiss si scambiarono un'occhiata d'intesa. Amelia fece una smorfia. "Ma soltanto altri dieci minuti, intesi?"
Zelgadiss annuì. "Promesso"


"Se la pietra si trova al castello, sarà un problema riprenderla" ragionò Amelia, le braccia incrociate sul petto e gli occhi fissi nel vuoto. "D'altronde è proprio per questo che la me stessa del futuro ha deciso di metterla lì: sarebbe stato più sicuro. Certo potremo sempre-"
"E' libero questo posto signorina?" Chiese una voce scherzosa. Amelia non alzò lo sguardo, riconoscendola.
"Certo, Zel, siediti pure" esclamò, cercando di riprendere il discorso mentale che stava facendo. Ma poi alzò lo sguardo, sorpresa. "ZEL???!"
"Ciao" il ragazzo sorrise affettuosamente "stavo tornando a casa ma ti ho vista qui e ho deciso di farti compagnia. Che stai facendo di bello? Il tuoi occhi erano così assorti.."
Amelia non rispose. L'abito che indossava...quell'abito portava lo stemma reale di Seillune. Non era il suo solito completo beje. E poi il modo in cui sorrideva. Sorrideva? E quando mai Zelgadiss aveva aperto le labbra in un sorriso?
"Amy, c'è qualcosa che non va?" Chiese ancora Zelgadiss, sedendosi e sporgendosi verso di lei.
"A..amy?" pensò Amelia, gli occhi sgranati sul ragazzo che aveva davanti. Le cose erano due: o quello era un sogno MOLTO realistico, oppure quello che aveva davanti era l'alterego futuro di Zelgadiss. Esclusa la prima ipotesi con un pizzicotto sulla gamba, la principessa deglutì.
"Qui le cose si mettono male" pensò, mentre sorrideva nervosamente all'alterego di Zelgadiss......
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