| SLAYERS CHRONICLES | |||
| capitolo 04: ICY MEMORIES |
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L'orizzonte era sparito, inghiottito dalla nebbia fitta e dal vento gelido che stava portando altra neve dai ghiacciai. C'era soltanto neve, davanti ai suoi occhi. Una distesa bianca senza confini. "Comincio ad averne abbastanza di questo colore...." mormorò Shella, seduta sul parapetto del balcone. Era seduta lì da ore, come faceva ogni giorno. Da troppo tempo ormai. Socchiuse gli occhi, mentre il freddo sferzava le sue guance diafane. E di nuovo quel viso apparve nel buio fitto della sua mente, a tormentare i suoi ricordi. Si distese lentamente indietro, appoggiando la testa sulla superfice marmorea del parapetto, e attese. Le stesse immagini sarebbero arrivate al suo cervello inesorabili, come ogni volta, e l'avrebbero attaccata impietose, senza che lei potesse difendersi. Ogni volta si diceva che avrebbe riaperto gli occhi, che le avrebbe cancellate, liberandosi di quella tortura che ormai la teneva legata da secoli al passato. Ma non andava mai così. Quelli erano gli unici ricordi che aveva di lui, il resto era andato perduto......per ordine del capo. Solo quelle brevi sequenze si erano salvate e, seppure terribili da sopportare, avrebbe fatto di tutto per conservarle. Le custodiva gelosamente dentro di sè, nella speranza che il capo non le trovasse, non se ne accorgesse.......
"SHELLA!" La voce del padrone infranse il ricordo in mille pezzi. Si alzò di scatto dal balcone, asciugandosi le lacrime e inghiottendo quel nodo che aveva in gola.
"La prego padrone..." lo aveva scongiurato lei "...mi lasci tornare indietro a quando è successo. Potrei salvarlo.."
"Shella, vieni subito qua" la voce del padrone la scosse di nuovo dai suoi ricordi. Nella taverna nessuno aveva fatto caso ai due sovrani seduti ad un tavolo in un angolo della sala. Zelgadiss aveva ordinato due caffè che ora erano di fronte a lui e ad Amelia, emanando un ottimo profumo. La ragazzina sorrideva imbarazzata, tentando in tutti i modi possibili di apparire normale, mentre lui le raccontava di una qualche riunione di maghi. Non aveva capito molto bene e neanche le interessava poi molto, in fondo aveva questioni più urgenti da risolvere. Ma ad un tratto il futuro Zelgadiss disse una cosa che fece aguzzare gli orecchi alla Principessa. "...loro sostengono che la pietra potrebbe—" "La pietra?" Esclamò Amelia, alzando lo sguardo su di lui improvvisamente. "hum?" Zelgadiss la guardò per qualche istante, leggermente sorpreso da quello scatto improvviso della 'moglie'. "Sì, la pietra. Quella che abbiamo trovato sulla statua di Lon! Amelia ci sei? Ti vedo distratta!" Amelia sorrise, sempre più impacciata. "Ahem, no, scusa....è che ero sovrappensiero!" "hum.." Zelgadiss non sembrava troppo convinto. Si allungò sul tavolo e le mise una mano sulla fronte. "Non è che ti senti male, amore?" "N-no, n-no tranquillo..." Amelia scosse davanti a sè. "AMORE??!?" pensò poi sgranando gli occhi. "Ma sei strana!" "No, ma che dici? E' una tua impressione! Davvero! Sto bene!" ripetè Amelia, cercando di risultare il più convincente possibile. Sorrise, appoggiando una mano sopra quella di Zel, sul tavolo. Se doveva recitare, meglio farlo per bene, no? "Allora, dimmi, cosa ti hanno detto sulla pietra?" Zelgadiss la guardò e alzò un pò le sopracciglia, come se avesse deciso di lasciar perdere. "Dicono che secondo loro ha un enorme potere" iniziò Zelgadiss. "Malvagio?" Chiese lei, interessata. "Non si sa ancora" fu la risposta "la pietra non sembra mostrare un carattere, nè maligno nè benigno". Amelia non rispose, ragionando su quella affermazione. Era ovvio che la pietra non avesse un carattere ben definito. O meglio ce l'aveva ma quei maghi non stavano indagando sulla strada giusta. Il portale si era acceso grazie alla sua energia bianca e grazie all'energia nera di Xellos. Era logico pensare, quindi, che la pietra non appartenesse a nessuna delle due categorie, ma fosse invece nata dalla fusione di entrambe. Era cioè, neutra, o caotica se si analizzava la situazione da un altro punto di vista. Un pò come lo era Lord of Nightmare. Forse avevano davvero una qualche relazione. Doveva chiedere a Xellos. "Ma quei maghi come fanno ad avanzare ipotesi senza avere la pietra sotto gli occhi?" Chiese, riportando la propria attenzione su Zelgadiss. "E' questo il punto" rispose lui. "Loro vorrebbero controllarla di nuovo da vicino, ma..." "Ma?" "Bè ecco.." Zelgadiss sembrava perplesso, mentre passava le dita sul manico della tazzina. "sembrano tutti attratti morbosamente da quella pietra. Ed io stesso sento che ha qualcosa di strano" "Che cosa?" Continuò lei. Era chiaro che nessuno, in quel futuro, sospettava minimamente del vero potere della pietra. "Non ne ho idea. Ma non mi fido di quei maghi. Voglio aspettare il parere di Shilfiell" "Ah già....l'ambasceria" si ricordò Amelia. "Quando pensi che sarà qui?" Chiese. "Bè, 2 giorni, 3 al massimo..". Fra i due seguì poi un pesante silenzio. Amelia si trovava a disagio perchè Zelgadiss continuava a fissarla. Tentò di eludere quello sguardo bevendo un sorso del suo caffè che, per il panico, non aveva ancora toccato. "Non mi hai ancora detto come mai sei qui" esclamò Zelgadiss, finendo con un sorso il proprio caffè. Era tranquillo, ma aveva l'aria di chi si aspetta una risposta plausibile. Proprio quel tipo di risposta che Amelia non poteva dargli. La ragazza volse lo sguardo intorno alla stanza, in cerca di una via d'uscita ma niente, là dentro, le dava uno spunto per cambiare discorso. "Sono..ahem...venuta a fare una passeggiata" rispose, sperando che il suo alterego non avesse avuto impegni quella mattina. "Una passeggiata?" Esclamò Zelgadiss "Con tutte le cose che avevi da fare?" Appunto. Mai che la fortuna le desse una mano! "Hum, bè..." Amelia sorrise nervosamente "..ho..deciso di fare una pausa" Zelgadiss la guardò per alcuni istanti durante i quali Amelia pensò che l'avesse scoperta ma poi il viso di pietra di Zelgadiss si aprì in un sorriso. "Hai fatto bene" disse "Lavori sempre troppo" "Eh eh..già" commentò Amelia, tirando un profondo sospiro di sollievo. "Che ne dici se torniamo a casa insieme?" Propose Zelgadiss. "NO" esclamò lei, suscitando uno sguardo piuttosto sconvolto da parte della chimera. Amelia si rese conto di ciò che aveva appena detto e tentò di rimediare. Non sapeva come, ma tentò comunque. "Ecco, cioè...io volevo dire che...ahem..." Fu una folta chioma di capelli rossi a darle l'idea. La Principessa si alzò in piedi, con lo sguardo fisso sulla porta, come se avesse visto passare qualcuno. "Amelia!" Esclamò Zelgadiss, alzandosi a sua volta. Lei volse la testa verso di lui. "Scusa Zel, non posso proprio tornare a casa con te! Ho visto Lina" mentì "Devo assolutamente parlarle!! Mi dispiace!! Ci vediamo a casa!". "Lina??!" Zelgadiss la guardò preoccupatissimo. "Ma cosa stai dicendo? Lina è..." ma Amelia era già sparita fuori dal locale "...morta." concluse la Chimera, scuotendo la testa, tristemente. Che cos'era preso ad Amelia? "Devo parlare con lei non appena torna a casa" concluse Zelgadiss a bassa voce, mentre lasciava i soldi sul tavolo e usciva dalla taverna. Lanciò un'occhiata in giro, ma Amelia sembrava sparita. Inutile cercarla se non sapeva dov'era andata: c'erano centinaia di vicoli a Seillune. Meglio avviarsi verso il castello e aspettarla lì... Tap, tap, tap. Il piede di Lina continuava a battere per terra senza tregua, mentre la maga era appoggiata di schiena all'enorme fontana monumentale in mezzo alla piazza. "Lina, vuoi calmarti?" Arrivò esasperata la voce di Xellos, costretto a sentire quel suono da più di un'ora. Il demone sedeva a gambe incrociate sul cavallo di pietra che ornava la fontana, proprio accanto al cavaliere marmoreo che c'era scolpito sopra. Il piede di Lina decise di fare una pausa. "Sono in ritardo!" esclamò irritata, le braccia incrociate sul petto. "Si può sapere dove si sono cacciati quei due incapaci?" "Saranno sulla strada" rispose il demone "vedrai che ora arrivano...." Xellos sospirò, ben sapendo che Lina non era furiosa per il ritardo dei loro amici, bensì per quello che era successo nella locanda poco prima. Non solo era, giustamente, rimasta confusa per l'accaduto ma oltretutto era stata ferita nell'orgoglio. E, ormai era una cosa risaputa, l'ego di Lina era enorme......ferirlo significava catastrofe, di solito. D'altronde lui non poteva farci niente: per quella missione aveva bisogno di Lina e portarla qui era l'unico modo che aveva per farsi aiutare. Purtroppo. "Aaaaargh..adesso basta!" Esclamò Lina con un gesto di stizza, scostandosi dalla fontana. "Vado a cercarli" "Brava!" Esclamò ironico Xellos "Così mentre tu sei in giro per la città loro tornano e non v'incrociate" "......" "Ora calmati e aspe—" Xellos s'interruppe di colpo. Il suo sguardo si fece più serio. "Che succede?" Chiese Lina, guardandosi intorno "Li hai visti?" Il demone non rispose. Strinse gli occhi, cercando di evadere la voce insistente di Lina per concentrarsi. Aveva sentito l'aura di Zelgadiss in due posti diversi. Non era possibile. "Allora?!?" Chiese di nuovo Lina, spazientita. "Vuoi dirmi qualcosa oppure vuoi continuare a stare appollaiato lassù a strizzare gli occhi?" "FA' SILENZIO!" Gridò all'improvviso Xellos, spalancando gli occhi "..per favore" aggiunse poi, con voce calma. Lina fece due passi indietro, colta di sorpresa. E, non avendo abbastanza coraggio per replicare, si riappoggiò alla fontana e incrociò le braccia con un brontolio sommesso. Il demone richiuse gli occhi e si concentrò, cercando una spiegazione a quel mistero. Dopo qualche secondo tutto gli fu più chiaro. Le due auree erano quasi identiche. Quasi. "Ok, uno di voi due è il nostro Zelgadiss...." mormorò dentro di sè, cercando di riconoscere quale delle due auree fosse quella della Chimera venuta dal passato. Le auree delle persone non cambiavano nel tempo in maniera consistente, si trattava di mutamenti molto sottili che solo esseri soprannaturali potevano sperare di percepire. Quella di Zelgadiss era comunque l'eccezione che conferma la regola. La sua aura futura era immensamente meno cupa di quella del passato. Forse quello era dovuto a— "Non è possibile!!!" Gli occhi di Xellos si spalancarono, increduli. "Che cosa è successo?" Esclamò Lina, vedendolo trasalire. Xellos strinse le dita intorno al bastone. "Quell'incosciente..." mormorò. "Chi?" Chiese Lina. Ma il demone era perso nei suoi ragionamenti e non l'ascoltava. Xellos aveva identificato le due auree e le aveva collegate ai loro legittimi proprietari........peccato che l'aura del passato fosse al castello reale!!!! Questo significava che Zelgadiss, quello del passato, era ora al castello. Probabilmente circondato da tutta la sua parentela futura. Roba da creargli uno schock mentale di dimensioni inimmaginabili. Senza attendere oltre, Xellos scomparve, deciso a recuperare Zelgadiss prima che il suo alterego tornasse al castello. "HEY!!" Esclamò la maga, vedendoselo sparire da sotto gli occhi "XELLOS!! DOVE STAI ANDANDO!! TORNA QUI!! NON TI AZZARDARE A MOLLARMI COSI' SAI!!" Nonostante fosse già sparito e tentasse di ignorare le urla, Xellos fu costretto a darle spiegazioni. "Sto andando a prendere Zelgadiss" la informò, senza però riapparire. Lina si guardò intorno, cercandolo da tutte le parti, poi si rese conto che c'era soltanto la voce. "Dove?" "In un posto in cui non doveva andare" rispose lui. "Oh, grazie, questo spiega tutto!" commentò ironica lei. Xellos ignorò il commento. "Non muoverti di lì" le ordinò. "E non parlare con nessuno!!" "Tranquillo, non accetterò caramelle dagli sconosciuti.." esclamò, sarcastica. "Fà come ti ho detto" esclamò il demone, prima di andarsene del tutto. Avvolta nel mantello pesante, Shella stava attraversando i corridoi che si snodavano serpeggianti sotto la coltre di neve. L'intero palazzo era incastonato fra le lacrime trasparenti di un enorme ghiacciaio perenne, nel cuore dei regni del Nord. La sua meta era la sala del trono, centro dell'intero castello e stanza preferita del suo padrone. Teletrasportandosi ci avrebbe sicuramente messo poco tempo, ma lei non voleva arrivare in fretta. Doveva smaltire i ricordi e ritrovare la calma, prima di poter affrontare con sicurezza il capo. Lasciò scorrere lentamente le dita sul corrimano, scendendo le scale che conducevano al centro del castello. C'era silenzio, tanto silenzio. Neanche il vento, che all'esterno soffiava ferocemente, riusciva a penetrare le pareti solide di quell'antro. Shella si fermò davanti all'immensa porta della sala e fece un profondo respiro mentre seguiva con gli occhi gli intarsi naturali del ghiaccio sul marmo solido. Alzò il braccio per bussare ma la porta si aprì prima ancora che le sue nocche toccassero il marmo. Le ante, aprendosi, non fecero alcun rumore scivolando sul ghiaccio puro del pavimento. Avanzò di qualche passo all'interno della stanza poi si piegò: un ginocchio a terra, l'altro leggermente più sollevato. "Sono qui, padrone" esclamò, annunciando la sua presenza nella stanza. Dynast Graushella era in piedi, davanti a lei e le dava le spalle, avvolto in un enorme mantello blu notte che si appoggiava morbidamente a terra in mille pieghe. "Ci hai messo tanto.." commentò. La voce gelida e profonda tradiva la sua vera natura di essere soprannaturale. "Mi dispiace, padrone" rispose Shella, senza alzare la testa. "Non accadrà più". Il dark lord si voltò con un movimento aggraziato. E la fissò per qualche istante. "Eri ancora su quel balcone, Shella?" Chiese, ben sapendo però la risposta. La giovane demone sollevo la testa, stupita. "Ecco, io..." "La solitudine non è un sentimento adatto ai demoni" mormorò lui. "Abbiamo cose ben più importanti che abbandonarci a ricordi effimeri di persone che ormai non servono più a niente..." Lei non replicò, ma Dynast non sembrava aspettarsi nessun tipo di risposta. "Ma non è per questo che ti ho convocata qui.." continuò, infatti, pochi secondi dopo. "Vieni, osserva..." Shella si alzò in piedi e lo seguì verso una parete in fondo alla stanza. Il demone alzò una mano diafana. La pelle, tanto fine e bianca da sembrare trasparente, lasciava intravedere piccole vene blu, come se il corpo di Dynast fosse stato quello di un essere umano. Shella si era soffermata più volte ad osservare il suo padrone, affascinata dal suo aspetto. Era alto ed imponenente e nonostante la sua età, il suo viso e il suo corpo dimostravano a malapena 25 anni. I suoi capelli erano blu con qualche sfumatura più chiara e incorniciavano il suo viso piccolo e ovale, sul quale brillavano intensi due occhi color ghiaccio. Nonostante questo la sua espressione era stranamente dolce per essere quella di un demone e i suoi modi di fare erano pieni di grazia e di delicatezza. A volte, quando camminava o semplicemente si muoveva, Shella aveva l'impressione di vedere lo sciogliersi delicato della neve sotto i raggi del sole. La parete di fronte a lei s'increspò in piccole onde scure, risvegliandola dai suoi pensieri. "Osserva.." ripetè la voce di Dynast accanto a lei. Quando finalmente la superfice divenne di nuovo nitida, su di essa apparvero delle figure. C'era una ragazzina dai capelli neri, che indossava una tuta chiara e stava parlando con un uomo, un minatore forse. Poi l'immagine cambiò, mostrando alla demone una chimera. L'immagine cambiò ancora, rivelando a Shella la presenza di una persona che lei ben conosceva. "Xellos.." sibilò fissando la parete "...è per lui che mi ha chiamata?" "Non proprio" rispose Dynast, chiudendo la mano a pugno. Lo schermo s'increspò di nuovo fino a spengersi. "Diciamo che ti ho chiamata anche per lui..." "Non capisco.." Dynast la superò silenzioso, per raggiungere un tavolo sul quale erano appoggiati una bottiglia e un bicchiere. Versò un pò del liquido nel bicchiere e lo osservò, tenendolo in aria, quasi si fosse scordato della conversazione. Portò il bicchiere alle labbra e bevve, socchiudendo leggermente gli occhi. "Sono venuti dal passato.." iniziò, tornando poi a fissare la luce che giocava col vino. "E perchè mai?" "Per impedirci di prendere la pietra..." rispose, il demone senza scomporsi. "Ma com'è possibile?" Chiese ancora Shella "Il portale non è stato creato per gli esseri umani e un viaggio del genere è pericoloso per— "Gli amici di Xellos sono esseri umani molto particolari, Shella" Dynast sorrise, divertito dall'agitazione della sua sottoposta. "Lina Inverse è la maga che ha sconfitto un pezzo di Shabranigdo, Dark Star e anche Zanafer. La ragazzina dai capelli neri è la giovane principessa del regno di Seillune e la Chimera....è il nipote di Rezo" Shella riflettè per qualche istante. "Non c'è che dire.." sussurrò "..Xellos ha scelto bene i suoi aiutanti" "Sì, concordo con te, mia cara" sorrise Dynast. "Potrebbero crearci dei seri problemi.." "E' per questo che ti ho chiamata.." il demone si voltò verso di lei. "Voglio che li controlli e che tu scopra i loro punti deboli" "E basta?" Esclamò Shella "Nel frattempo loro potrebbero trovare la pietra! Io dico di agire!" "Nessuno ha chiesto il tuo parere!" La voce di Dyanst rimbombò seria per la stanza, gelandole in gola qualsiasi cosa stesse per dire. La giovane demone annuì. "Abbi pazienza, Shella, ogni cosa a suo tempo.." aggiunse Dynast con tono più rilassato. "Quando verrà il momento, li colpiremo....e per loro non ci sarà via di scampo...." Cheyenne rise tutta contenta, seduta sul letto davanti a Zelgadiss. La Chimera teneva i palmi delle mani a poca distanza l'uno dall'altro per creare un incantesimo di luce. La piccola sgranò gli occhi verdi quando una scintilla si formò fra le mani del padre e subito dopo si trasformò in una sfera brillante. Cheyenne emise un gridolino eccitato e le sue orecchie si mossero avanti e indietro mentre allungava una mano verso l'incantesimo. Ma prima che potesse toccarlo, Zelgadiss lo distrusse. La sparizione improvvisa della sfera lasciò Cheyenne molto confusa. La bimba spostò le mani di Zelgadiss, in cerca della sfera. La Chimera rise divertito. "Dov'è la sfera?" chiese. La bimba continuava a cercarla. "Più!" esclamò sconcertata. Zelgadiss ricreò l'incantesimo con la mano sinistra. La bambina lo vide con la coda dell'occhio e ridacchiò soddisfatta. "Sfera!" gridò. Ma quella si spense di nuovo. Sul viso di Cheyenne comparve un broncio di disappunto. "Ti fa i dispetti?" Esclamò Zelgadiss. "E' dispettosa.." ripetè lei. Lui le sorrise: era così buffa e dolce al tempo stesso. Non credeva che un esserino così piccolo potesse piacergli tanto. In quel momento la bimba usò le mani di Zelgadiss come supporto e si alzò in piedi, barcollando sul materasso. Zelgadiss si affrettò a tenerla stretta per le mani, in modo che non cadesse. "Che c'è?" Chiese alla bimba. Lei non rispose, però fece due passi avanti e gli stampò un bacio sulla guancia "Ti voglio bene.." esclamò e lo abbracciò, stringendo i braccini intorno al collo di Zelgadiss. Il ragazzo fu sorpreso da quel gesto ma d'istinto le sorrise, abbracciandola a sua volta. Non sapeva come nè tanto meno perchè ma non si sentiva a disagio in quel momento. Era come se fosse normale stare lì a giocare con lei, parlarle con dolcezza. Oltretutto lo aveva talmente coinvolto che si era addirittura scordato del pericolo 'alterego'. All'improvviso le orecchie di Cheyenne iniziarono a scattare di lato e lei si scostò da Zelgadiss, fissando un punto indefinito del soffitto. "Che cos'hai visto?" Le chiese Zelgadiss, seguendo il suo sguardo. "Zio!" rispose lei, indicando il vuoto. "Zio?" Zelgadiss non capiva. Lui non aveva fratelli e, a quanto sapeva, neanche Amelia. Di chi poteva parlare? La risposta alle sue domande fu la comparsa di Xellos. "Guadda!" Esclamò Cheyenne trionfante "Zio!" "Quello è zio!?!?!?!?" Esclamò lui, sconvolto. La bambina annuì. "E brava Chey-chan! Sei riuscita a fregarmi di nuovo, eh?" Il demone si avvicinò fluttuando alla bimba e le toccò la punta del naso. Lei ridacchiò. "Sei diventata brava!" Zelgadiss lo guardò storto e allontanò Cheyenne spostandola di peso. "Hey, stagli lontano!" "Calma Zel..." esclamò Xellos, sedendosi a mezz'aria. "..guarda che io e lei siamo amici!" Zelgadiss non rispose ma continuò a guardarlo storto mentre la bambina, già stufa della discussione, tentava di afferrare l'orsacchiotto che si trovava dietro al padre ma Zelgadiss, senza rendersene conto, la teneva stretta e lei non riusciva a raggiungerlo. "E così hai conosciuto Cheyenne...uh?" Esclamò Xellos. "Ottimo adesso possiamo anche andarcene! La passeggiata nella tua vita futura te la sei fatta...ora muoviamoci!" "Non se ne parla neanche! Io non mi muovo di qui!" rispose Zelgadiss. Xellos sospirò. "Il tuo alterego è giù in città e non ci metterà molto a tornare a casa!" Zelgadiss rimase in silenzio per qualche istante, ricordandosi del problema. Non voleva andarsene. Si era affezionato alla bambina, ma capiva di non poter restare o avrebbe creato una catastrofe. "E va bene, d'accordo" esclamò Zelgadiss, alzandosi dal letto con Cheyenne in braccio. La bambina, con uno sforzo disperato, era quasi riuscita ad acchiappare la zampa dell'orsacchiotto quando il padre la tirò su dal letto. Emise un gridolino allarmato per avvertirli, ma nessuno dei due la stava ascoltando. "Quella lasciala lì.." disse Xellos a Zelgadiss. "Quella cosa?" Chiese Zelgadiss, senza capire. "Cheyenne!" rispose Xellos "Lasciala lì" ripetè indicando il letto "non te la puoi portare dietro". La bambina intanto continuava a sbracciarsi, inutilmente. "Ma sei impazzito?" esclamò Zelgadiss, preoccupato. "Potrebbe farsi male! Non si lasciano i bambini così piccoli da soli!" Xellos emise un altro, forte sospiro, tentando di non arrabbiarsi. Proprio ora doveva mettersi a fare il padre protettivo! Il povero demone era esasperato. "E va beeeeeeeene, Zel..." esclamò, al limite della sopportazione. "Ci penso io!" Xellos afferrò velocemente Cheyenne per il vestito e la strappò dalle braccia del padre. Poi sollevò sè stesso e Zelgadiss con un incantesimo. "Hey cosa diavolo stai facendo?" Esclamò Zelgadiss arrabbiato, tentando di riprendersi la figlia che dondolava appesa alla mano di Xellos. Il demone non rispose. Fece partire il raywing con il quale aveva intenzione di attraversare, volando, i vari corridoi quando uno strillo acuto gli spaccò il timpano dell'orecchio destro. Si fermò improvvisamente, guardando la bambina che teneva ancora sospesa in aria. "SHEEEEEERIL!!!" Gridava Cheyenne, guardandolo disperata. Xellos la guardò per qualche secondo, resistendo all'istinto di sbatacchiarla contro un muro. "Sheril?" Chiese Zelgadiss "Chi è?" "E' l'orsacchiotto..." rispose Xellos, con una vena pulsante sulla tempia mentre la bambina scalciava a mezzo centimetro dal suo viso. "Torniamo indietro a prenderlo!" Ordinò Zelgadiss al demone. "Dobbiamo andarcene!" Sibilò Xellos "Non abbiamo tempo di stare dietro agli orsacchiotti!" "FAI MARCIA INDIETRO!" Esclamò la chimera "NOI ANDIAMO A PRENDERE QUELL'ORSACCHIOTTO!" Xellos aprì la bocca per dire qualcosa.. "...andiamo a prendere Sheril!" ripetè Zelgadiss, prima che l'altro potesse replicare. Xellos annuì stizzito e li riportò tutti e due indietro nella stanza. Ma il demone non aveva nessuna intenzione di sciogliere l'incantesimo. Così, sempre in volo, la Chimera afferrò l'orsacchiotto dal letto e lo passò a Cheyenne che lo strinse forte, tirando su col naso. "Siamo a posto?" Chiese ironico Xellos. Zelgadiss lo guardò storto. "Sì" rispose, accarezzando i capelli della bambina. "Bene.." Xellos mandò al massimo l'incantesimo, tenendo bimba e orsacchiotto con la mano destra. Il gruppo arrivò davanti ad una porta e il demone lasciò andare la bambina che atterrò sul sedere con un rumore ovattato. "MA SEI IMPAZZITO?" Urlò Zelgadiss a Xellos. "L'HAI LASCIATA ANDARE? MA TI RENDI CONTO DI QUANTO SIAMO ALTI?" "Ma se siamo a 20 centimetri da terra!" Replicò il demone. Difatti, levitando in un corridoio, non potevano alzarsi molto da terra. Xellos aveva scelto l'incantesimo solo per muoversi più velocemente. "Non ha importanza!!! E' piccola!" Replicò Zelgadiss. Intanto, il labbro di Cheyenne cominciava pericolosamente a tremare. "E' piccola ma non è mica fatta di vetro!" Esclamò Xellos. "Non è di vetro ma neanche di gomma!" "BWAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH" Cheyenne era scoppiata a piangere, non tanto per il dolore quanto per il volo improvviso. E ora se ne stava seduta davanti alla porta, stringendo Sheril. "Ci risiamo! Ma cos'è una sirena..." esclamò Xellos. "Guarda l'hai fatta piangere!" Esclamò Zelgadiss, preoccupatissimo. "Ci penserà qualcuno a farla smettere" replicò Xellos. "Altrimenti ci penso io..." sibilò poi, con un gesto nervoso delle mani. "Chi? Se la lasciamo qui in mezzo al corridoio da sola!" Chiese Zelgadiss. "Per tua informazione lì dentro c'è sua madre!" Replicò Xellos "E con la voce che si ritrova sicuramente la sentirà..." Zelgadiss ringhiò qualcosa, ma le parole si persero nel vuoto perchè Xellos si teletrasportò via con lui in quello stesso istante. Intanto Amelia, sentendo piangere la bambina, aveva aperto la porta e l'aveva trovata seduta per terra. "Chey? Che ti è successo?" Mormorò, dolcemente, prendendola in braccio, senza sapere che la bambina aveva appena incontrato niente meno che lo Zelgadiss di dieci anni prima. |
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