SLAYERS CHRONICLES
capitolo 05:
FRAMMENTI DI UN PASSATO...
Lina decise che aveva aspettato abbastanza.
Xellos era sparito da almeno mezz'ora e di Amelia nemmeno l'ombra.
"Come minimo era soltanto una scusa per evitare ogni possibile discussione" sbuffò Lina. "Quel demone! Non gli darò il tempo di farsi vivo di nuovo: lo ammazzerò prima!"
"Cosa vorresti dire con 'è una cosa normale'?" La rossa sentì la voce di Zelgadiss e pochi istanti dopo la chimera e Xellos comparvero di fronte a lei, litigando animatamente.
"Ah.." esclamò lentamente Lina "..vi siete degnati di tornare, finalmente!". Gli altri due la ignorarono.
"Significa che è abituata!" Replicò Xellos, con un sospiro. Fra i due sembrava quello più calmo. Zelgadiss invece muoveva le mani agitato, non perdendo di vista Xellos neanche un istante.
Lina sorvolò sul fatto di essere stata ignorata e continuò. "Che cosa è successo?"
"E' abituata a cosa? Ad essere scaraventata per terra a quel modo?" gridò Zelgadiss, rispondendo a Xellos senza dedicare a Lina neanche il tempo di uno sguardo. Lina li guardò entrambi cercando di seguire la discussione ma non riusciva a capire nè perchè stavano litigando nè di chi stavano parlando.
"Ascolta Zelgadiss, te lo assicuro, piange sempre in quella maniera!" Insistette il demone.
Il respiro della maga si fece leggermente più pesante e la vena sulla sua testa iniziò a pulsare.
"Oh complimenti! Una bella scusa!" rispose stizzito Zelgadiss "E poi cosa vuoi saperne tu di quello che fa?!?"
"Parecchio! Sai quante volte le ho fatto da baby-sitter?" lo informò Xellos.
"Rrrrragazzi..." Lina stava per esplodere.
"Non m'interessa quante volte le hai fatto da.....ASPETTA UN MINUTO! COSA SIGNIFICA CHE LE HAI FATTO DA BABY-SITTER?" La chimera urlò imbufalito, facendo voltare tutti i presenti.
Xellos si coprì gli occhi con una mano e scosse la testa, esasperato.
"Si può sapere cosa state—"
"NON TI AVVICINARE MAI PIU' A MIA FIGLIA, MI HAI CAPITO??" Zelgadiss interruppe l'amica, ringhiando contro Xellos che emise un altro forte sospiro, chiedendosi ancora una volta perchè mai li avesse richiamati dal passato.
"CHE COSA?" Gridò Lina sconvolta, lasciando perdere tutti i suoi discorsi.
"Zelgadiss quella non E' tua figlia..." iniziò Xellos.
"aaah..." sospirò Lina, rilassandosi.
"SARA' tua figlia.." concluse il demone.
"CHE COSA??!?" Gridò nuovamente Lina, sempre più ignorata dagli altri due.
"E' LA STESSA COSA!" Sentenziò Zelgadiss "TU STALLE LONTANO! MA GUARDA SE UNO NON PUO' STARE TRANQUILLO NEMMENO A CASA PROPRIA CHE UN DEMONE VIENE A CORROMPERTI LA FIGLIA!"
"Corromperla? Ma se non capisce ancora niente?" Xellos tentò di difendersi.
"VUOI DIRE CHE MIA FIGLIA E' SCEMA?" Gli occhi di Zelgadiss divennero rossi. Xellos aveva quasi voglia di piangere dalla disperazione. Intorno a loro si era formato un cerchio di persone che seguivano interessati la scena.
A quel punto Lina, perse definitivamente la pazienza. "VOLETE SPIEGARMI QUALCOSA? CHI FA DA BABY-SITTER ALLA FIGLIA DI CHI? E COSA C'ENTRATE VOI?" Gridò. Gli altri due si girarono verso di lei e con naturalezza risposero:
"Alla figlia di Zel"
"A mia figlia"
Lina boccheggiò per qualche istante e poi balbettò "Mi sono persa qualche passaggio?"
Xellos lanciò un'occhiata a Zelgadiss che lo fulminò con lo sguardo, poi si rivolse a Lina. "Stavamo parlando della figlia di Zelgadiss, Lina. La futura figlia di—"
"E' - LA - STESSA - COSA" ripetè Zelgadiss
Ma fu ignorato dagli altri due. "Figlia di Zel e...?"
"Amelia" risposero in coro i due ragazzi.
"Stavate parlando di me?" la principessa sorrise un pò imbarazzata visto che gli altri sfoggiavano la bella faccia di chi è stato colto inflagrante.
Nessuno rispose, visto che nessuno sapeva come comportarsi. Dovevano cercare di giustificarsi? Ma se poi Amelia non aveva sentito niente di tutta la discussione.....quelle giustificazioni sarebbero apparse strane. Ottimo ragionamento. Peccato che la prima a parlare fu Lina, che era l'unica convinta che la verità sarebbe stata la risposta migliore.
"Stavamo parlando di Zelgadiss e della fi—"
Ma Xellos la interruppe appena in tempo. "della figura..."
"Della figura?" Chiese Amelia con aria interrogativa. Lina guardò storto il demone ma decise di stare al gioco e continuò. "ahem..sì..della figura..già..della figura che Zelgadiss a fatto alla—"
"..locanda"
"..taverna"
"...mercato"
Silenzio.
"Alla locanda, alla taverna o al mercato?" Chiese, la principessa.
"U-una di quelle locande-taverna, con un piccolo...ahem..mercatino...con...con i fiori, hai presente no?" Xellos si arrampicò faticosamente sugli specchi.
Lo sguardo di Amelia divenne, se possibile, ancora più incredulo. I tre abbassarono lo sguardo sui loro piedi, smuovendo la polvere della strada con le scarpe.
"Ragazzi, siete sicuri di stare bene?" Chiese Amelia, con un sospiro comprensivo.
"No"
"Si"
"Amelia perchè non ci racconti cos'hai scoperto?" tagliò corto Zelgadiss.
"Già!"
"Ottima idea!!"
"Perchè non ci racconti!"
"Trovato niente?"
Xellos e Lina scattarono come due molle, agitando esagitati le mani. Zelgadiss vide Amelia assumere un'aria sempre più preoccupata, così scansò gli altri due. "Allora?" la incalzò lui.
"Ahem...sì..." iniziò titubante, lanciando occhiate dubbiose al demone e alla maga dietro di lui. "..ecco..io...ho scoperto alcune cose..ma magari potremmo parlarne davanti ad un pranzo, che ne dite? Io non ho ancora mangiato niente!"
"NO!" saltò su Xellos, poi si portò una mano alla tempia e tossì imbarazzato. "..cioè..volevo dire..che forse sarebbe meglio se noi ci..ahem..accampassimo fuori città..è..meno rischioso"
Amelia lo fissò per qualche istante ma poi sorrise. "Hai ragione, staremo senz'altro più tranquilli"
Il demone sospirò sollevato. Per quel giorno aveva rischiato una volta di troppo. Era talmente stressato e sconvolto che se quel suo corpo fosse stato vero il sudore che gli colava dalla fronte sarebbe stato senz'altro freddo. Quei tre riuscivano sempre a fargli fare cose assurde.

***

"E così la pietra si trova al castello.." Lina azzannò un cosciotto di cerbiatto catturato e arrostito un quarto d'ora prima nella foresta che si trovava ai confini di Seillune e nella quale erano tornati ad accamparsi. Amelia annuì, ingoiando anche lei un pezzo di carne.
"Perchè non l'hai...cioè il tuo alterego non l'ha fatta disincastonare...?" s'informò Zelgadiss.
Amelia scosse la testa. "Non lo so con precisione" ammise "ma Ze—ahem...Zaccaria, il minatore, mi ha detto che anche gli altri maghi hanno paura della pietra. Forse preferiscono lasciarla lì dov'è..." aveva deciso che forse era meglio non rivelare, per il momento, il suo incontro con lo Zelgadiss del futuro. Non voleva che Lina le facesse la paternale per essere stata così stupida da parlarci anche.
"Ha senso" commentò la Chimera. "E' una pietra dal duplice potere e come tale è una lama a doppio taglio."
Il cerbiatto andava piano piano assottigliandosi sullo spiedo improvvisato in mezzo all'accampamento, divorato dalle due dolci fanciulle mentre i due ragazzi se ne stavano uno a trangugiare caffeina — era ancora un mistero come facesse ad averne sempre dietro un pò — e l'altro seduto a gambe incrociate a fissare sorridente il fuoco.
"Non hai idea di quale stanza abbiano usato per custodire la statua?"
"Sì" ammise lentamente Amelia "..ho una mezza idea"
"Nella vecchia biblioteca del secondo piano" esclamò sicuro Zelgadiss. Amelia si girò e lo guardò stupita. Era la stessa stanza che era venuta in mente a lei. "C-come..."
Zel sorrise. "E' ovvio. E' la stanza più grande su quel piano il quale, tra l'altro, ha una sola via d'accesso sia dal piano terra che dal terzo piano ed è quindi più controllabile rispetto agli altri due" rispose Zelgadiss. "Inoltre..." e qui mosse la mano in un gesto teatrale "sul pavimento di quella stanza è disegnata un'enorme stella a sei punte che si espande ininterrotta in tutte le altre stanze del secondo piano creando un campo di forza enormemente potente che può essere usato come antifurto" Zelgadiss osservò con piacere l'espressione d'ammirazione sul viso di tutti.
"E' vero" ammise Amelia "Ma tu come fai a saperlo?"
"Sono stato in quella biblioteca decine di volte. Conosco a memoria ogni piastrella"
Lina finì di spolpare con un morso l'ultimo osso di cerbiatto. "Notevole" commentò "vorrà dire che l'arduo compito spetta a te e alla principessina" esclamò poi, passando l'osso a Zelgadiss. Lui osservò l'osso e Lina con un'espressione interrogativa. "E secondo te cosa dovrei farci?"
Lina assestò la terra accanto a loro, rendendola liscia. Poi battè orgogliosa una mano al centro di quel foglio immaginario e guardò Amelia con aria d'intesa. "Dobbiamo entrare nel castello no?"
La principessa la fissò confusa. "Sì, e allora?"
Lina sfoderò un sorriso a 64 denti. "E allora disegna la pianta del castello! Così ci sarà più facile entrare!" le disse, come se fosse la cosa più semplice del mondo.
"Ma dico sei impazzita?" replicò la principessa.
"Andiamo non sarà poi così difficile! Tu ci vivi là dentro!"
"Sì ma mica sono un architetto!"
Lina allora afferrò Zelgadiss per il polso e lo indicò trionfante. "Te l'ho detto! C'è lui! Fatti aiutare! E' bravo con questa roba tecnica!"
"Ma è assurdo! Ci metteremo ore e—"
"Vediamo un pò" la interruppe Zelgadiss osservando il terreno. Dopodichè, servendosi dell'osso di cerbiatto, la Chimera disegnò le linee base che andarono a formare il perimetro del castello. "..qua c'è la sala grande, giusto?" chiese rivolto alla principessa e quella annuì osservando Zelgadiss che disegnava nella polvere un quadrato quasi perfetto. "E qui...qui ci sono la sala del trono e la sala da pranzo..."
Amelia gli indicò una delle stanze a sinistra. "Ti sei scordato i magazzini" mormorò.
La Chimera ci pensò su qualche istante e convenne che aveva ragione "E con le cucine abbiamo finito il piano terra. Qua ci sono le scale e la torre est..." disegnava a velocità impressionante, tracciando segni decisi. Sembrava che non avesse fatto altro per tutta la vita. "Il corridoio è lungo più o meno quanto le prime due stanze del piano inferiore..."
"E qua ci sono lo studio di papà e la sala dei ricevimenti.." Amelia iniziava ad entusiasmarsi e così finì che Zelgadiss disegnò seguendo le sue indicazioni e mettendoci ogni tanto qualcosa di suo. Lina li osservava in silenzio, addentando di tanto in tanto una mela.
"Bene, dovremmo esserci" sospirò Zelgadiss, tracciando l'ultima linea del terzo piano e ammirando il proprio lavoro. Lina gettò via il torsolo guardando la piantina che si era estesa per un buon metro e mezzo. Xellos si avvicinò a passi lenti. "Alla buon ora..." sibilò la maga ironica "..pensavo non facessi più parte del gruppo"
Il demone sorrise. "Aspettavo solo che finiste il lavoro pesante. Allora, cos'abbiamo deciso?"
"Caschi male, verme, siamo solo all'inizio" commentò Zelgadiss.
"Senza il mio aiuto non riuscite proprio a combinare niente, eh?" replicò maligno il demone.
Lina lo ignorò. "E' quella la stanza?" Chiese.
Zelgadiss annuì. "Esatto. La biblioteca ha una porta sola e per entrarci dovremo usare quella" rispose "Il problema è raggiungere il secondo piano..."
"Potremo arrivarci dal terzo" esclamò Lina "Da questa stanza, ad esempio, che cos'è?"
Zelgadiss guardò il disegno indicato dall'amica "E' la stanza di Amelia" La Chimera rimase in silenzio per alcuni istanti, poi il suo viso s'illuminò. "Non è una cattiva idea....il balcone della sua terrazza è a circa quindici metri da terra......"
"Ma non possiamo usare la levitazione...c'è un rivelatore di magia che circonda il castello..." commentò la principessa.
"Non ce ne sarà bisogno. Possiamo utilizzare il tralcio di rose che si arrampica su per il muro. E' robusto e arriva quasi fin sopra la portafinestra..."
"E bravo genio, ma come pensi di arrivarci al tralcio di rose? Il balcone dà sul giardino e il giardino è dentro le mura...."
Zelgadiss aveva una risposta pronta anche per quello "Il rivelatore di magia arriva solo fino all'interno del giardino. Basterà volare fin sopra le mura e scendere a piedi dall'altra parte....semplice no?"
L'idea sembrava avere un senso. Xellos era compiaciuto: aveva calcolato che c'avrebbero impiegato tutto il giorno a raggiungere una soluzione e invece erano solo le cinque. Sorrise.
"E dimmi Zelgadisss, da quando in qua sei così esperto di balconi da principesse?" Insinuò divertito. Zelgadiss e Amelia divennero rossi benchè non ci fosse alcun motivo di diventarlo visto che, per quanto Amelia non sognasse altro, Zelgadiss non si era mai arrampicato fino sopra al suo balcone come un novello Romeo.
"Ho solo studiato bene le planimetrie del castello" rispose stizzito per nascondere l'imbarazzo "Puro e semplice interesse per l'architettura"
Il demone sogghignò nuovamente. "Ah davvero? Devono essere planimetrie ben strane le tue, se contengono anche l'esatta ubicazione dei rampicanti...hihihihi..."
Zel divenne color porpora.
"Aspettate..." mormorò la principessa, tentando di portare l'attenzione su un altro argomento. Gli altri si voltarono "Ma in dieci anni, il castello potrebbe esser stato modificato. Magari hanno buttato giù il balcone o chissà cosa..."
"In questo posso aiutarvi io" esclamò Xel "il castello ha subito due modifiche cinque anni fa ma riguardavano il crollo di un muro nella sala del trono. La camera della principessa non è mai stata toccata..."
"La fortuna è dalla nostra parte almeno" sospirò Amelia.
"Ora non ci resta che decidere quando agire" disse Zelgadiss.
"Potremmo andare stasera" rispose Lina che non vedeva l'ora che quella storia giungesse alla fine.
"No, aspetteremo due giorni.." rispose Xellos, teletrasportandosi seduto sul ramo di un albero.
"DUE GIORNI?!?!" saltò su Lina "Perchè dovremmo aspettare tanto? Per rischiare d'imbatterci nei nostri alterego?"
"No, per questo" rispose Xellos con un sorriso, lanciando qualcosa verso di loro. Zelgadiss avrebbe giurato che si era teletrasportato in alto solo perchè il lancio sembrasse più teatrale. Esibizionista. Un foglio di pergamena svolazzò per qualche istante prima che Lina lo afferrasse al volo.
"La festa di Ladorah?" Lina lesse cosa vi era scritto sopra. "Che diavolo è?"
"E' una festa" rispose serafico il demone.
"Ah-ah, spiritoso. Possiamo avere qualche altra spiegazione o anche questa è una delle tue informazioni riservate da spia internazionale?"
"No, non ce n'è bisogno" rispose lui tranquillamente e Lina quasi crollò a terra per la disperazione. "E' solo il diversivo che ci serve per passare inosservati. Che bisogno hai di saperne di più?"
"Curiosità verso il folclore locale?" azzardò ironica la maga, mentre Xellos faceva comparire una tazza di cioccolata e faceva esclamazioni sul tempo, segno ineluttabile che la conversazione sulla festa sarebbe finita lì. Volenti o nolenti.

Shella sorrise, invisibile agli occhi dei quattro accampati poco più sotto, poi si teletrasportò al castello di ghiaccio.
Dynast era seduto sul proprio trono. I suoi occhi azzurri fissavano il vuoto; erano tanto chiari da sembrare ciechi.
"Padrone" la voce di Shella giunse prima della sua immagine inginocchiata. Dynast non si mosse.
"Allora hai scoperto ciò che sto cercando?"
"Sì mio signore" rispose lei, orgogliosa della riuscita del compito affidatole. "Loro si recheranno lì tra due notti" lo informò la sua sottoposta "durante la festa di Ladorah. Io e i miei uomini li seguiremo...sarà un gioco da ragazzi"
Dynast si alzò e l'orlo della tunica sfiorò leggermente le dita della subordinata, ancora aperte sul pavimento.
"Voglio quella pietra, Shella.." disse infine, la voce gelida e bassa, mentre raggiungeva di nuovo il tavolo e il suo bicchiere di quello che sembrava vino.
"Non la deluderò mio signore..." Shella si alzò lentamente.
"E' nel tuo interesse, Shella......nel tuo interesse.." Dynast non aspettò di essere raggiunto dalla suo subordinata e s'incamminò velocemente fuori dalla stanza. La porta si chiuse dietro di lui, lasciando la giovane demone a fissare le trasparenze del pavimento di ghiaccio....

***
Quella notte nessuno faticò ad addormentarsi. Il viaggio temporale era stato di per sè molto stancante e gli avvenimenti della giornata avevano dato il colpo di grazia. Tutti, Zelgadiss compreso, erano piombati in un sonno profondo non appena sfiorato il terreno. E forse un pò d'aiuto l'aveva dato l'incantesimo di sonno che Xellos aveva fatto su di loro. Il rimedio era stato un pò drastico — non che fosse fuori dal comune, per lui — ma era stato necessario. Non poteva rischiare che a qualcuno, durante la notte, venisse la bella idea di andare a visitare la Seillune by night. Non quando lui aveva altre cose da fare.
Guardò un'ultima volta i volti addormentati dei suoi compagni di viaggio e la luna che spargeva la sua luce argentata sull'accampamento in mezzo al bosco, poi svanì nel nulla senza un rumore.

La Wolf Pack Island era in un posto indefinito, come le dimore degli altri dark lord, ma era senza dubbio il quartier generale demoniaco più umano tra i quattro presenti sulla penisola. Non aveva niente a che fare con il ghiacciaio gelido in cui viveva Dynast o l'immensa distesa d'acqua oceanica in cui Deep Sea Dolphin rimaneva nascosta per la maggior parte della sua giornata. Neanche il castello di Phibrizio, che pur si avvicinava alle costruzioni medievali, arrivava ai livelli della dimora della sua padrona.
L'isola non era di per sè molto grande — per essere un isola — ma era più che sufficente per i suoi abitanti. Assomigliava un pò a quelle isolette caraibiche sperdute nell'oceano, con piccole conformazioni di roccia al centro e chilometri di spiaggia sconfinata.
Adesso la luna stava brillando e una lunga scia bianca si allungava sul mare sotto il castello.
Xellos si materializzò sulla spiaggia. I piedi affondarono sui granelli di sabbia mentre osservava piccole increspature dell'acqua infrangersi sul bagnoasciuga con piccoli spruzzi di schiuma.
Sapeva che Zelas era alla finestra e lo osservava, scostando con una mano le lunghe tende di raso nero. Non si voltò a guardarla ma si smaterializzò di nuovo per comparire nella grande biblioteca del castello. La Dark lady era da qualche parte, non molto lontana da quella stanza ma non si mosse.
Xellos avanzò di qualche passo e appoggiò il bastone alla scrivania della padrona. C'erano centinaia di libri, ordinatamente riposti nelle librerie che coprivano tutte le pareti. Alzò una mano e un grosso volume rilegato in pelle si staccò dalla parete appoggiandosi dolcemente sul palmo della sua mano aperta......

La sala bianca risplendeva ancora degli ultimi raggi di sole estivo che formavano lunghe strisciate arancioni sul pavimento di pietra. Tra poco sarebbe arrivato l'autunno e il freddo avrebbe iniziato a farsi sentire. Non era un bene. Non quando la guerra era ancora in corso.
Il sovrano, la giovane Chimera che era salita al trono prendendo in moglie l'unica erede al trono di Seillune, passava le giornate nella sala del trono e discuteva sulle decisioni da prendere insieme al gruppo di giovani eroi che in passato era stato capace di imprese gigantesche, come la cacciata di Dark Star o l'uccisione di Zanafer. Nel vecchio continente. Anche il vecchio Re, Philionel El di Seillune, padre dell'amabile regina Amelia, era presente per recare consiglio ai giovani sovrani.
Il sole era quasi del tutto sparito dietro la linea dei monti quando il soldato irruppe stremato nella sala del trono. Indossava la divisa di Seillune, senza gradi ne mostrine. Probabilmente un soldato semplice mandato a chiedere aiuto. O ad annunciare un disastro. Aveva un braccio rotto e da alcune lacerazioni sulla sua testa usciva parecchio sangue. Si appoggiò alla gigantesca anta di legno intarsiato della porta d'entrata ma era troppo debole per reggersi in piedi e ricadde al suolo subito dopo.
"Maestà...." tossì faticosamente "...sta...sta arrivando..."
Zelgadiss si alzò dal trono, correndo verso il giovane. "Portate dell'acqua......"
Una delle cameriere annuì e, stringendo il grembiule bianco, si affrettò ad eseguire gli ordini ricevuti. La chimera s'inginocchiò accanto al soldato e gli sollevò la testa mentre Lina e gli altri lo raggiungevano sulla porta. Amelia, sorretta dal giovane Gabriev, si chinò a terra per curare il soldato. Nonostante la sua gravidanza era sempre disposta a darsi da fare.
L'uomo dischiuse gli occhi. Sembrava spaventato e respirava a fatica. Doveva aver corso senza sosta per recapitare il suo messaggio.
"Adesso calmati figliolo" intervenne Philionel che lentamente si stava avvicinando "Qui sei al sicuro"
Il soldato scosse la testa come se non riuscisse a trovare le parole giuste per esprimere la gravità di ciò che doveva dire e fosse frustrato per questo. "Sire...sta arrivando..non c'è più tempo".
"Chi sta arrivando?" Chiese Zelgadiss, lo sguardo fisso sul respiro irregolare del soldato.
Il giovane strinse gli occhi per qualche istante, gocce di sudore gli ornavano la fronte. "Il diavolo, maestà...." sussurrò poi ".....sta arrivando...e non siamo riusciti a fermarlo...è...è..potente.."
"Rezo..." sibilò Lina. In quel momento la cameriera tornò con l'acqua. Zelgadiss le lasciò il posto e la ragazza s'inginocchiò accanto al ferito, portandogli la ciotola di legno alle labbra. Il ragazzo sembrò riprendersi un pò. Amelia finì di rimettergli a posto il braccio e la testa, poi tornò ad alzarsi afferrando la mano che il marito le porgeva.
Il soldato parlò di nuovo. Era ancora disteso a terra ma stava meglio, solo il respiro era ancora un pò pesante. "Quel demonio...." continuò, inghiottendo un altro sorso d'acqua "....ha distrutto il nostro avamposto.....tutti i miei compagni sono morti...maestà...in un attimo.....ha con sè un esercito di demoni..."
Lina si ritrasse un poco. Quella copia del monaco si era rivelata molto più pericolosa del previsto e il non aver ancora trovato, dopo tre mesi di scontri, un modo per fermarla la preoccupava molto. Rezo aveva già distrutto cinque fra le più grandi città oltre la barriera, muovendosi in linea retta. Il suo obbiettivo erano i sei artefatti astrali ritrovati oltreoceano dalla spedizione 'Elmekia' quattro anni prima, nei primi territori delle terre ad ovest. Gli artefatti erano stati poi successivamente divisi in sei grandi città per evitare che, se ne avevano, il loro oscuro potere si concentrasse in un unico posto. Il loro utilizzo non era ancora stato scoperto e questo li rendeva gli oggetti più pericolosi e al tempo stesso più desiderati che fossero mai stati in circolazione. La preoccupazione più grande per ognuna delle città che ne custodiva uno era proteggerli e mantenerli al sicuro da mani ostili. Ma ogni provvedimento era caduto sotto la forza di quel clone.
Rezo ora ne aveva cinque. Il sesto si trovava a Seillune.
"Vi prego maestà..." il soldato si aggrappò faticosamente al braccio della cameriera per issarsi su "...dovete fermarlo....ha distrutto l'esercito...dovete fare qualcosa prima che arrivi qui.."
"Da dove vieni soldato?" Chiese Lina, gli altri si girarono a guardarla.
"Da Djado...sono arrivato prima che ho potuto"
"Allora Rezo è vicino..."
"Sì signorina....a due, forse tre giorni di distanza....è rimasto fermo a distruggere la città...ma non ci metterà molto...si muove velocemente..."
Ma Lina non lo stava più ascoltando. Con l'aiuto di Zelgadiss aveva srotolato la cartina sul lungo tavolo di mogano nero.
"Lina cos'hai in mente?" Le chiese il ragazzo, stringendo a sè Amelia che sembrava più stanca e preoccupata del solito.
"A due giorni da qui c'è Ladorah. Lo fermeremo lì" rispose la maga.
"E' una pazzia" esclamò la Chimera "Non abbiamo più uomini e non abbiamo la minima idea di come fermare quel mostro"
"Non ho bisogno di un esercito" Lina fissava la cartina, sembrava seguire un ragionamento nella sua mente totalmente estraneo a quella discussione. "Basteremo noi".
Zelgadiss allargò le braccia guardandola con un'espressione tra il pietoso e lo sconvolto. "Ti rendi conto di cosa stai dicendo?"
Lina non gli rispose.
Zelgadiss emise un breve respiro, segno che stava iniziando ad innervosirsi. "Quella copia ha raso al suolo cinque città senza che eserciti di centinaia di uomini riuscissero a sfiorarlo e tu, da sola, vorresti farla fuori?"
"Non sarò sola" la maga lo guardò per qualche istante. I suoi occhi erano seri. Ma era assurdo pensare che lo stesso pensando davvero. Che credesse davvero in quella follia. "Ci sarete tu, Gourry e Philia con me. Basteremo, ti dico".
"Zelgadiss ha ragione, Lina. E' troppo pericoloso" mormorò Gourry.
"E cosa vorresti fare, sentiamo!" scoppiò all'improvviso Zelgadiss, non dandole tempo di rispondere al mercenario. "Presentarti e pregarlo gentilmente di fermarsi?" Amelia gli mise una mano sul braccio come per dirgli di calmarsi.
Lina non si scompose. Era calma e fredda. Così insolitamente priva dell'esuberanza che la caratterizzava. I suoi occhi erano tanto impenetrabili da mettere i brividi. "Ho un piano, Zel. Credimi"
"E allora dimmi quale! Maledizione! Perchè io non lo vedo!" rispose il ragazzo, battendo un pugno sul tavolo.
La maga abbassò lo sguardo. "Devi credermi sulla parola, per adesso. Ti spiegherò tutto quando sarà il momento"
La chimera sospirò e si portò una mano alla tempia, tentando di riprendere il contegno perduto pochi minuti prima. Il resto del gruppo li ascoltava in silenzio. "Mi rendo conto che non sopporti di startene qui con le mani in mano. So cosa provi. Ma andare a farci ammazzare non risolverà la situazione"
Lina emise un profondo respiro. Non sembrava arrabbiata. Stanca, forse. Quando alzò gli occhi il suo sguardo era dolce. "Ti fidi di me Zel?" Chiese in un sussurro.
Lui la guardò stupito, ma subito dopo annuì lentamente. Lina sorrise "Allora andrà tutto bene".

Kano, 1-2

"Quante volte avrai letto quel libro?" La voce melliflua di Zelas s'insinuò nella sua mente, ma Xellos sapeva che lei era dietro di lui. Parlare era una fatica di troppo per Zelas Metallium.
"E' una lettura interessante" rispose, utilizzando l'ironia per nascondere la tristezza. Sentì i passi di Zelas avvicinarsi, i tacchi sul pavimento producevano un suono ritmico che rimbombava tra le alte pareti della sala. Rimase ferma dietro di lui poi il tintinnio dei suoi braccialetti indicò che aveva sollevato le braccia. "Dovresti smetterla di torturarti così..." gli sussurrò, le labbra immobili vicino al suo orecchio, mentre le dita giocavano con il colletto della camicia di Xellos. Lui non rispose e voltò un'altra pagina. L'ennesima cascata di piccoli caratteri stampati in bell'ordine sulla pagina del vecchio libro.
Vedendo che Xellos non rispondeva alle sue attenzioni, Zelas sfogliò qualche pagina per lui. Il demone seguì il movimento delle sue dita affusolate che scorrevano veloci fra i fogli ingialliti.
"In questo libro manca la parte che riguarda l'intervento demoniaco nella guerra" commentò, cercando di scorgere fra le parole qualche nome di mazoku.
"E' uno dei libri storici degli esseri umani, master" rispose Xellos.
"Opera di Kano?"
Xellos annuì ma i suoi occhi erano persi altrove. Nella sua mente le immagini scorrevano lente e drammatiche. Poteva ricordare molto più di quanto non fosse scritto su quel libro.
"Gli esseri umani non raccontano mai di noi" disse, quasi imbronciata, Zelas "Neanche se gli aiutiamo...." Xellos avrebbe voluto commentare che il loro concetto di 'aiuto' non combaciava con quello degli esseri umani, ma rimase in silenzio.
"Sono soltanto dei libri" continuò Zelas, divenendo improvvisamente seria "Cosa speri di trovarci dentro?" L'affascinante demone gli baciò il collo leggermente.
Xellos sospirò. Curiosa abitudine che gli era rimasta addosso dai suoi viaggi con gli esseri umani ma della quale non aveva assolutamente bisogno: lui non respirava. "Non lo so" ammise alla sua padrona. Quella gli girò intorno, puntando gli occhi felini dritti nei suoi. Era bella. Più bella di qualsiasi creatura umana. Più attraente di qualsiasi entità benefica. Zelas corrispondeva perfettamente ai canoni che la gente dava al male: seducente e letale. Si era scelta un corpo estremamente perfetto. Le flessuose linee del suo corpo, racchiuso in quella veste velata. Il viso ovale dall'aria innocente, incorniciato da una cascata di riccioli d'oro. E la sua pelle. Quella pelle d'ebano che emanava un profumo tanto inebriante. Non c'era da stupirsi, dunque, se chiunque la vedesse fosse attratto da lei. Xellos chiuse gli occhi. Non era questo che aveva in mente quando si era teletrasportato alla Wolf Pack Island.
La demone cercò le sue labbra, strappandogli un lunghissimo bacio.
"Non è la dentro la soluzione che cerchi" sussurrò Zelas allontanandosi.
"E dov'è allora?" Chiese il demone. Lei scosse la testa e un sorriso quasi materno le si dipinse sul viso "Questo non posso dirtelo Xellos. Devi scoprirlo da solo"
"A volte penso che quello che cerco non esista"
Zelas gli accarezzò una guancia e lo baciò ancora. Il suo profumo gli invase di nuovo le narici e la sua volontà venne meno, soccombendo a quella della sua padrona. Ogni volta che si trovava chiuso nel labirinto di quei ricordi, quella di abbandonarsi tra le sue braccia sembrava l'unica cosa giusta da fare....

<< capitolo precedente >> capitolo successivo

<< HOME












NOTE:

Kano: Ho immaginato che nell'universo di Slayers fossero presenti quattro storici il cui solo compito è quello di trascrivere su carta le vicende che avvengono nel mondo. Sono umani ma resi immortali dalla loro saggezza. Sono eremiti e vivono ai quattro angoli del mondo. Sono quattro come i Demon King o come i Dragon King in quanto sono esseri neutrali ed estranei ai fatti che avvengono. I quattro storici (badate bene: storici! Non profeti) sono Kano, Hagalaz, Jera e Laguz.

Torna al testo