Amelia si sedette al tavolo con decisione, senza degnare il marito di uno sguardo. Zelgadiss, dal canto suo, si era barricato dietro le ampie pagine della Gazzetta di Seillune e pur avendola sentita entrare nella stanza (difficile non notare le vibrazioni prodotte dalla porta che Amelia aveva sbattuto entrando) non l'aveva nemmeno salutata. In mezzo ai due, Cheyenne si guardava intorno spaesata. Sua madre l'aveva ficcata nel seggiolone con poca grazia, senza nemmeno sistemarle per bene il bavaglino che adesso le stava tutto di traverso e l'allegro draghetto giallo che Philia ci aveva ricamato sopra se ne stava quasi a testa ingiù.
La bambina fece un profondo respiro come a compatire la poca serietà dei propri genitori e poi si dedicò a cose più interessanti, come l'invitante cucchiaio rosa di legno che era stato appoggiato sul ripiano del seggiolone e che faceva un fantastico rumore se lo si sbatacchiava con sufficente forza.
"Tun Tun Tun" canticchiò orgogliosa della propria abilità di paroliere mentre batteva il cucchiaio a tempo di musica e sballonzolava seduta con un vago rumore di pannolino in sottofondo.
Zelgadiss sfogliò un'altra pagina, mentre allungava una mano per prendere la tazzina di caffè davanti a lui. Da dietro al giornale arrivarono i suoni dei primi sorsi soddisfatti che segnavano l'entrata in circolo della caffeina.
In quel momento Kain fece il proprio ingresso nella sala da pranzo, con l'aria di chi era appena stato brutalmente spinto giù dal letto.
"'ngiorno" biacicò con un tono irritato, stropicciandosi con forza un occhio che divenne completamente rosso.
"BONgiorno!" esclamò euforica sua sorella, dall'alto del suo seggiolone, sbatacchiando tre o quattro volte il cucchiaio tanto per ribadire il concetto.
Kain le fece ciao con la mano e si lasciò andare stravolto sulla sua sedia, guardando la sua tazza che aspettava di essere riempita senza avere alcuna voglia di farlo.
"Buongiorno tesoro" cinguettò sua madre, facendo ben attenzione a farsi sentire da Zelgadiss il quale, per non essere da meno, fece capolino da dietro al giornale e lo salutò a sua volta: "Ben sveglio" approfittandone anche per riempire la tazzina di nuovo.
Il ragazzino li guardò entrambi con aria interrogativa. Sua madre che armeggiava con piattini e cucchiaini senza guardare suo padre. Suo padre che leggeva il giornale a tavola. L'unica normale era Cheyenne che faceva casino come tutti gli altri giorni. Però nessuno le diceva niente. "E' successo qualcosa?" chiese, afferrando una brioche e addentandone un bel pezzo.
"CHIEDILO A TUA MADRE! CHIEDILO A TUO PADRE!" fu la secca e contemporanea risposta dei suoi genitori. A fatica ingoiò il pezzo di brioche col quale si stava soffocando e concluse che in definitiva ERA successo qualcosa.
Cheyenne invece decise che non era giusto che lui mangiasse e lei no, così lasciò andare il cucchiaio istantaneamente, condannandolo ad un volo di novanta centimetri con atterraggio sul pavimento, e allungò entrambe le mani verso Kain e la brioche. "Anche io!" puntualizzò, stringendo i pugni e poi riaprendoli ritmicamente.
"Ahem....papà?" tentò ancora il bambino.
"Vojo anche io!" insistette Cheyenne, sporgendosi dal seggiolone ma non riuscendo a raggiungere ciò che voleva.
"Non lo so Kain" commentò composto la Chimera. "Dopo una discussione alquanto infruttuosa ne ho concluso che tua madre è impazzita"
"Vojo anche io!" ripetè Cheyenne smanaccando insistentemente. "Dammi a me Kain!"
"Io sarei impazzita?" esclamò Amelia, facendo girare il figlio. "Chiedi allora a tuo padre perchè fa finta di sentirsi male e poi sostiene che non è vero niente e che non è nemmeno tornato al castello ieri mattina!"
"Ma è così!" replicò il sovrano. Kain si girò di nuovo verso di lui. "Sono uscito la mattina e sono tornato la sera! E come vedi sto benissimo! Dimmi piuttosto cosa ci facevi tu in una taverna in centro a metà mattina!"
"LA BRIOSCIA!! LA VOJO ANCHE IO!" esclamò la bambina che si sentiva molto ignorata. Al che Kain, irritato, le ficcò in bocca quella che era rimasta. Cheyenne rimase a guardarlo con gli occhi a palla, poi concludendo che aveva ottenuto quello che voleva, cominciò a masticare deformando la bocca in maniera improponibile, ingozzandosi tutta contenta.
"Ancora con questa storia?" Amelia si mise le mani sui fianchi sbuffando "Non so con chi ti sei incontrato ieri mattina ma non ero certo io!"
Zelgadiss chiuse il giornale e lo accartocciò stizzito. Kain osservò la palla di carta rotolare a terra fin sotto il seggiolone di Cheyenne. "E secondo te non riconosco mia moglie?!?!" esclamò "Abbiamo pure parlato, ma dico sei ammattita?"
"Magari stai invecchiando!" replicò inviperita la regina, afferrando la ciotolina di legno piena di frutta grattugiata che le cameriere avevano previdentemente appoggiato accanto al suo piatto e non sul seggiolone (dove avrebbe rischiato di fare una brutta fine). Prese un altro cucchiaio più piccolo e tirò su un pò di frutta.
*GLOM* Cheyenne deglutì rumorosamente e visibilmente. Si girò sorridendo verso la madre che la imboccò con una generosa cucchiaiata di frutta grattugiata. La bambina si ritrovò nuovamente con la bocca piena, senza sapere bene come fossero andate le cose.
"E se invece fossi tu che stai perdendo qualche rotella?!" sentenziò la Chimera "No dico, secondo te io esco la mattina vestito in un modo e mi cambio per strada, così? Senza motivo?"
Amelia lanciò un'occhiata alla figlia che stava aspettando che qualcuno continuasse a darle la colazione, così fece per imboccarla di nuovo ma non le dette il tempo di chiudere la bocca e le portò via il cucchiaio di nuovo, inviperita dalle esclamazioni del re. "E cosa ne so io di cosa ti è passato per la testa!" esclamò, mentre Cheyenne guardava sconsolata la frutta viaggiare su e giù così lontano da lei. "Ma non sono pazza! Ti ha visto anche mio padre, Zel!!"
"Eh allora..." commentò di getto la Chimera, con un tono vagamente insinuante.
Ecco che la frutta tornava indietro! Cheyenne sballonzolò euforica sul posto, con le manine strette a pugno. "Che cosa vorresti dire!??!" esclamò sua madre. Si mangia! "Che mio padre è pazzo?" Cheyenne si inclinò in avanti per accorciare le distanze, ma sua madre si allontanò di nuovo. Presa da una crisi di sconforto la bimba appoggiò la testina sul ripiano del soggiolone, lasciando pendere le braccia lungo i fianchi.
"Pazzo uno che a 50 anni salta ancora dagli alberi gridando frasi prive di senso? No assolutamente!" rispose ironico Zelgadiss, alzandosi e poggiando entrambe le mani sul tavolo. "Come potrei dubitare delle affermazioni di una persona tanto sana di mente!"
Gli occhi di Amelia si trasformarono in due piccoli fuochi. "Come puoi dire questo dopo tutto quello che ha fatto per te!"
"E che cosa avrebbe fatto, sentiamo, oltre a rompermi qualche costola?" rispose stizzito lui, mentre la discussione degenerava.
"Oh questa poi!!" sbottò lei "E dire che sei qui grazie anche a lui!"
"Che cosa mi stai rinfacciando?" replicò Zelgadiss "Di non essere nobile? Di essere una chimera?"
"Non ho detto questo" sentenziò lei.
"Oh certo no! Tu non dici mai le cose come stanno!" la Chimera scosse la testa.
"Quand'è così e meglio che non continui nemmeno questo discorso!"
"Vale anche per me!"
"Bene"
"Bene!"
Marito e moglie si voltarono le spalle. Poi Zelgadiss si diresse a sinistra e Amelia a destra, portandosi via la frutta della bambina.
Kain non aveva capito assolutamente niente, sua sorella nemmeno. E per di più aveva anche fame. Il bambino sospirò sconsolato e, seppur con un pò di fatica, liberò la sorellina dal seggiolone facendola sedere sulla sedia accanto a lui. "Toh, mangia" commentò sbrigativo, passandole una brioche intera che la bimba iniziò a sbocconcellare goffamente, tenendola con entrambe le mani.
"Iniziamo bene stamattina...." commentò poi passandosi una mano fra i capelli violetti.
La prima colazione all'accampamento fu invece molto più tranquilla.
Xellos aveva deciso di farsi trovare lì al loro risveglio un pò per essere sicuro che non andassero da qualche parte fuori dal suo controllo e un pò perchè una vocina decisa in fondo al suo stomaco gli diceva che sparire in quel momento sarebbe stato un grave danno per la sua salute dal momento che Lina sembrava pronta a dormire con un occhio chiuso e uno aperto pur di non perderlo di vista un istante.
Un sorriso leggero si dipinse sul volto del demone mentre atterrava in mezzo all'accampamento, proprio accanto alle ceneri del fuoco spento intorno al quale i tre si erano addormentati in cerchio, avvolti solo nei loro mantelli. Era stata una notte mite, non c'era stato bisogno d'altro.
Oltrepassò la principessa di Seillune, raggomitolata su se stessa con una mano stretta a pugno nascosta sotto la testa. "Tale madre tale figlia.." pensò il demone scuotendo la testa. Qualche metro più in là, ad una distanza decorosa da Amelia ma non troppo lontano per poter accorrere in aiuto in caso di bisogno, c'era Zelgadiss. Xellos pensò che la chimera non era molto rassicurante nemmeno mentre dormiva. Immobile, disteso sulla schiena, sembrava un pezzo di granito - e non era la solita battuta. L'espressione del suo viso era quella di sempre: accigliata e seriosa. Il suo corpo era privo di tutti quei brevi movimenti che in genere si fanno mentre si dorme. Se il lieve respiro che gli sollevava il torace non avesse testimoniato il contrario, si poteva crederlo morto. Oppure una statua.
Continuò ad avanzare facendo attenzione a non produrre alcun rumore. Non voleva svegliarli. Non ancora.
Si chinò accanto a Lina lentamente, fissandola in viso. Nessuno vedendola dormire l'avrebbe mai creduto capace di incantesimi come il Dragon Slave o peggio. Nessuno avrebbe mai creduto al carattere forte o alla forza fisica che era in grado di sprigionare se era particolarmente irritata. Il corpo esile, rilassato nel sonno, sembrava ancora più piccolo e guardandola così un pò scomposta non le si davano più di quindici anni. E ne aveva diciotto.
Allungò una mano verso quella cascata di capelli rossi, una macchia infuocata sopra il mantello ne—Xellos si teletrasportò sei metri più in là e quando Zelgadiss si tirò su a sedere, subito dopo essersi svegliato, trovò il demone che fluttuava a mezz'aria. Sul viso aveva la solita faccia di sempre e sembrava lì da ore. Non c'era traccia di ciò che aveva provato fino a pochi secondi prima. La Chimera gli lanciò un'occhiata di traverso, accusatoria. Ma era del tutto normale. Xellos non ricordava che Zelgadiss gli avesse mai lanciato occhiate di altro tipo.
"Buongiorno Zelgadiss! Il sole splende e gli uccellini cinguettano felici" esclamò giulivo il demone, fluttuando intorno alla Chimera che aveva la faccia più contrariata di quando dormiva. Probabilmente non era Xellos che voleva vedere, appena sveglio.
"Ecco allora perchè non ti rendi utile e non vai a prenderne un pò, di quegli uccellini" replicò scorbutico "Così le ragazze ci fanno colazione..."
Per una volta preso in contropiede, Xellos rimase a bocca spalancata, con un grosso gocciolone sulla testa, cosa che permise a Zelgadiss di allontanarsi in tutta tranquillità nel bosco, dove avrebbe recuperato cibo e acqua per le altre due.
Quando la principessa e la maga si svegliarono, pochi minuti dopo, la Chimera non era ancora tornato. Bacche e frutti non sarebbero serviti come colazione per due stomaci come quelli di Lina e Amelia, ci voleva qualcosa di più consistente. E non era facile trovare caprioli ben pasciuti che saltellassero in mezzo ad un bosco, vicino ad una città e sopratutto così presto di mattina.
"Ben sveglie!" esclamò Xellos, ancora, evitando però di nominare il sole e gli uccellini questa volta. La faccia di Lina non prometteva una risposta più socievole di quella di Zelgadiss.
"'ngiorno" borbottò, mentre tentava di districare i nodi che si erano inevitabilmente formati nella sua criniera leonina. Xellos rimase incantato a fissare le dita chiare che ogni tanto facevano capolino tra una ciocca rossa e l'altra. "Ho un gran mal di testa. Tu ne sai qualcosa, Xel?"
Il demone non rispose.
"Anche io" le fece eco Amelia, guardandosi intorno e sbadigliando poco principescamente. Non vide traccia di Zelgadiss, ma concluse immediatamente che era andato nella foresta e stava cavallerescamente procurando loro del cibo. In realtà c'era andato perchè era una valida alternativa alla sola compagnia di Xellos, ma era del tutto inutile farlo sapere ad Amelia, alla quale sarebbe sicuramente caduto un mito.
"Xellos?" insistette la maga, sventolandogli davanti una mano. "Sveglia! Sembri uno stoccafisso! Hai fatto le ore piccole ieri sera?"
"Uh? Eh? Ah, no, no..scusa Lina-chan è che—SKATHOM
Xellos si mise entrambe le mani sulla bocca per arginare la caduta dei denti, chiedendosi se sarebbe stato veramente in grado di rimetterli al loro posto.
"Ti ho già detto di non chiamarmi così" commentò Lina, con un tono di voce dall'oltretomba, per poi tornare alla faccia assonnata di pochi secondi prima. "Non hai risposto alla mia domanda" gli fece notare poi.
Il demone fermò con una mano uno degli incisivi che stava rotolando sull'erba e con le lacrime agli occhi rispose alla maga. "Avrai dormito male, Lina"
"Chissà perchè ma non riesco a togliermi dalla testa l'idea che tu ci abbia fatto un incantesimo del sonno....."
"E' vero" ragionò la principessa "Siamo caduti tutti quanti di colpo"
Messo alle strette, Xellos fu salvato dal ritorno di Zelgadiss che gettò in mezzo alle due ragazze un pò di cacciagione assortita e poi passò oltre, per sedersi un centinaio di metri più lontano, con uno sguardo nero notte-buia-senza-luna-e-senza-stelle.
Amelia lo guardò preoccupata. "Ma cos'ha?" chiese.
"Siamo senza caffè" rispose Lina, dando fuoco ad alcuni pezzi di legno che la sera prima aveva lasciato da parte proprio per non dover cercare legna appena sveglia.....
"Caffè. Senti l'aroma Shella, non è delizioso?" Commentò un Dynast particolarmente giulivo, seduto a capotavola nel salone centrale del suo castello.
La subordinata non ci trovava niente di particolarmente invitante in quella tazzina, nel liquido nero che conteneva e nemmeno nel profumo che emanava, ma rispose lo stesso: "Oh si, master. Ha l'aria di essere davvero ottimo!"
"E lo è, Shella, lo è" rispose Dynast bevendo un paio di sorsi e schioccando le labbra come se avesse appena bevuto chissà che cosa. "Caffè d'importazione. Generosa offerta dei villici del villaggio qua vicino" rispose il demone dei ghiacci. "Ahhh, chissà cosa non metterebbero davanti a quella statua nel tempio!! E' anche bruttina..."
Shella pensò che non fosse molto intelligente da parte sua denigrare così la devozione che la gente dimostrava per lui, perchè una divinità senza adoratori perde molta importanza.
"Ti ho sentita..." commentò Dynast, lanciandole uno sguardo da sopra il bordo della tazzina. Shella impallidì. "Ma visto che oggi mi sento magnanimo lascerò correre. In fondo le cose stanno andando per il verso giusto e non vedo alcun motivo per toglierti qualche arto..."
"La ringrazio master, non succederà più" la subordinata fece un mezzo inchino rispettoso.
"Lo credo bene. Immagino che tu ci tenga all'integrità del tuo corpo, no, Shella?" Dynast rise in maniera inquietante. "Ad ogni modo abbiamo ben altro a cui pensare che non a te o alla caffeina. Dolce nettare, invero, ma del tutto inutile ai miei scopi. Andiamo Shella, seguimi, non ho tempo da perdere"
Il demone si alzò da tavola e si diresse spedito verso l'estremità più lontana della sala, dove una porta immensa si aprì per lasciar passare lui e Shella che gli camminava dietro cercando una distanza sufficente a non pestargi lo strascico della tunica ma che le permettesse di non farsi seminare.
"Hai già radunato i tuoi uomini?" Chiese Dynast mentre s'inoltravano nell'ennesimo corridoio ghiacciato che aveva lo stesso colore di altre centinaia di corridoi ghiacciati in quel palazzo.
"Non ancora master" iniziò Shella "Ma saranno pronti per dopo domani"
"Quanti sono?" S'informò il demone, lanciandole una breve occhiata per poi tornare a fissare dritto davanti a sè.
La subordinata iniziò a giocare nervosamente con le dita della propria mano, poi rendendosi conto che non era molto professionale, preferì intrecciarle dietro la schiena, assumendo un certo tono. "Una decina, master" rispose "Sono persone fidate, non possiamo perdere"
L'altro non rispose e fra i due calò il silenzio per tutti i minuti che impiegarono a raggiungere una sala sotterranea che sembrava essere stata creata solo per raggiungere l'obbiettivo che il suo padrone si era prefissato in quel momento.
Dynast agitò una mano davanti a sè per aprire la porta prima di arrivarci vicino. La stanza era enorme e circolare, completamente spoglia se non per un altare, anch'esso tondo, ricavato da un blocco di ghiaccio che spuntava dal pavimento.
Shella non era mai stata in quella stanza ma rimase subito colpita dall'altare che sembrava risplendere in mezzo alle ombre bluastre delle pareti di ghiaccio. Si avvicinò senza pensare a chiedere il permesso, ma Dynast rimase a guardarla in silenzio quasi compiaciuto.
La superfice dell'altare era completamente incisa. Quando Shella ci passò la mano sopra, incuriosita, potè sentire chiaramente i solchi nel ghiaccio. Lungo la circonferenza erano disegnate le rune che componevano l'invocazione a Shabranigdo. Al centro c'era uno spazio in cui, con ogni probabilità, Dynast avrebbe messo la pietra.
Tre linee rette dividevano il piano in sei parti e al centro di ognuna di esse stava l'ideogramma corrispondente al nome della persona o del luogo in cui le sei parti si trovavano in quel momento. Cinque spazi erano completi, l'ultimo era ancora vuoto.
"Abbiamo finalmente ritrovato quel nome" esclamò Dynast, leggendole nuovamente nel pensiero.
"Di chi si tratta?"
"E' una donna maestà" rispose il primo ministro ad Amelia. "Una donna con una bambina molto piccola"
"Fatela entrare"
L'anziano uomo non sembrava molto convinto. Con discrezione si inclinò verso la regina e fece precedere il proprio discorso da un colpetto di tosse. "Maestà, non so se sia il caso. Non sembra di queste parti, forse è addirittura dei territori oltre la barriera..."
"Synor la prego.." sospirò la regina, già abbastanza irritata per sopportare anche i discorsi xenofobi del primo ministro "Faccia entrare quella donna. Voglio sentire cos'ha da dire"
L'uomo fece un mezzo inchino. "Come desidera maestà. Ma le raccomando estrema prudenza"
Dopo aver ricevuto un cenno d'assenso sbrigativo a quella raccomandazione, il ministro ordinò che fossero aperte le porte e che la loro ospite fosse accompagnata alla presenza di sua Altezza Reale la regina Amelia Will Tesla di Seillune.
Quella che si presentò ad Amelia era una donna robusta, dalla pelle nera, che doveva avere si e no una trentina d'anni. Aveva i tratti del viso decisi e un paio di occhi verdi come smeraldi. I capelli, che portava legati in treccine, erano legati in un codino dietro la testa che le lasciava libera la fronte dandole un'aria molto pulita. Indossava abiti dal taglio strano, fatti di lino o di yuta e teneva in braccio una bambina stupenda che aveva gli occhi chiari e limpidi della madre.
La donna s'inchinò, portando con sè la bambina che stringeva in braccio ma Amelia le fece segno che non ce n'era bisogno.
"La ringrazio per avermi ricevuta, maestà" iniziò la donna. "Io e mia figlia abbiamo bisogno del vostro aiuto"
Amelia osservò la bambina, che doveva avere l'età di Cheyenne, mentre giocava con i ciondoli che la madre portava al collo e si sentì immediatamente in dovere di aiutarle. Qualunque fosse stato il problema. "Parla pure. Ti ascolto" disse.
"Mi chiamo Amina e vengo dai territori che voi chiamate "Oltre la Barriera". Io e mia figlia Anya siamo partite due mesi fa per raggiungere la vostra Capitale perchè ci hanno detto che solo qui troveremo l'aiuto che cerchiamo"
La donna aveva un tono di voce marcato ma molto melodioso. Sembrava aver fretta di raccontare alla regina cosa era successo loro.
"Che cosa vi è successo? Qualcuno vi ha fatto del male?" S'informò Amelia.
"Due mesi fa un gruppo di persone ha raso al suolo la nostra città. Noi non li conoscevamo, portavano abiti strani e si muovevano in maniera strana. L'unica conclusione che abbiamo raggiunto è che provenissero da questi territori."
"Siete qui per questo? Per accusarci di uno sterminio di massa?" S'idispetti il primo ministro, guardando la donna scandalizzato.
"No!" si affrettò a dire la donna, per paura che anche Amelia finisse per pensarla in quel modo. "Sono venuta a chiedere asilo. Quella gente cercava me, ma non ne conosco il motivo. Sono scappata con mia figlia dopo la morte di mio marito, ci hanno cercate per giorni fino a che non sono riuscita a seminarli, ma non ci vorrà molto perchè mi ritrovino. Sono in grado di muoversi molto velocemente e di usare...magie potenti. Come le vostre"
Amelia era perplessa. "Chi ti ha mandato qui? E perchè?"
"E' stato un uomo, maestà" rispose Amina. "Diceva di essere un monaco, o qualcosa del genere. Ma non ha voluto dirmi il suo nome. Offrì ospitalità a me e a mia figlia e ci aiutò ad attraversare il deserto. Quando giungemmo sulle montagne che delimitano i territori della mia gente con il vostro, ci disse di raggiungere Seillune e che al castello avremmo trovato asilo per sfuggire agli spiriti che ci stavano dando la caccia"
Mentre il ministro già cominciava a pensare che fosse tutta una menzogna costruita alla perfezione per farsi dare ospitalità, Amelia aveva trovato qualcosa di familiare in tutta quella vicenda. "Un monaco, hai detto?" chiese "Che genere di monaco?"
Amina scosse la testa. "Non lo so, altezza. Ma di certo non era uno dei nostri sciamani. Era alto più o meno così" disse facendo segno con la mano almeno venti centimetri più su della propria testa "aveva un bastone di legno con una sfera rossa in cima e una frangia molto strana che quasi gli copriva gli occhi"
Amelia spalancò gli occhi, non poteva che trattarsi di lui. "Una frangia? E sorrideva di continuo?"
Amina annuì. "Si, esatto. Lo conoscete?" rispose lei "Lui sembrava conoscere voi"
La regina non rispose. Perchè Xellos non l'aveva semplicemente trasportata lì, magari spiegando di persona le motivazioni che l'avevano spinto a salvare quella donna? "Troppo comodo Amelia.." pensò la regina tra sè e sè "Che ti aspettavi da lui?"
"Se è Xellos che ti manda, immagino che non ho alternative" rispose Amelia con un sorriso. "E poi Anya è così dolce che non vi negherei ospitalità per niente al mondo"
Synor si fece subito avanti per esporre i propri dubbi. "Dopo, dopo ministro! Adesso devo occuparmi delle nostre nuove ospiti!" lo interruppe la regina.
"La ringrazio maestà" rispose Amina, con un sospiro di sollievo e gli occhi pieni di gratitudine. "Farò qualsiasi cosa per ripagare la vostra ospitalità.."
"Non ce ne sarà bisogno, Amina" la rassicurò Amelia. "Ogni amico di Xellos è amico mio.....bè più o meno^^...." un grosso gocciolone le si formò sulla testa poi continuò. "Ad ogni modo dovrai raccontarmi tutto nei dettagli. Vorrei capirci un pò di più in questa faccenda. Ora posso prendere in braccio questo tesoro?"
La donna sorrise e le passò la piccola Anya che si mise subito a giocare con la collana di perle della nuova tata che la prendeva in braccio. "Sei bellissima lo sai?" le disse Amelia, ridacchiando "Scommetto che tu e Chey andrete molto d'accordo..."
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