| LA CLESSIDRA |
- Poi tu mi spiegherai che cosa ci facciamo qui - Zelgadis era parecchio scocciato, ma Xellos sorrise, come sempre, e lo guardò senza aprire gli occhi.
- Beh, potrei dirti che è un segreto! - disse. Zelgadis s'imbronciò, mentre evitava astutamente una fiammata proveniente da una parete.
Era stata una idea di Xellos, come al solito. Zelgadis era nel palazzo di Seillune, stava passeggiando con Ameria alla ricerca di fiori, o meglio stava accompagnando Ameria a cercare fiori, perché lui personalmente stava leggendo un libro o comunque pensando ai fatti suoi, quando la principessina aveva urlato spaventatissima ed era svenuta.
Zelgadis aveva guardato nel punto in cui era e aveva capito, c'era un demone mostruoso, fatto di..di..pastella per le torte, che stava cercando di inglobare Ameria.
- Ra Tilt! - aveva urlato Zelgadis colpendo il demone, che però per così poco non si era scoraggiato, ma lo aveva attaccato ripetutamente. Vai di spada, vai di magia, alla fine Zelgadis aveva avuto la meglio, ma Ameria non si era ancora svegliata.
Stava cercando di rianimarla quando era apparso Xellos, che gli aveva detto la vera natura del demone e ciò che aveva comportato per Ameria guardarlo.
- Si chiama Demone dell'Impasto, è una creatura creata da Hellmaster e ha la sgradevole abitudine di attaccare un morbo alla prima persona che lo vede, in questo caso Ameria. Adesso la principessina ha il Morbo della Bella Addormentata, ma non vuol dire che devi baciarla per svegliarla, anche se so che ti piacerebbe, ma dobbiamo trovare Hellmaster e chiedergli come annullare la maledizione - aveva spiegato, e così Zelgadis, riportata la principessa a Seillune e affidatala alle cure del padre, era partito con Xellos verso gli inferi.
Erano un posto allegro. Tanto per cominciare quell'insegna al neon sopra l'ingresso era molto carina:
Inferi:
Il Posto di Villeggiatura preferito dai Migliori
Passa un'Eternità di Malvagità in vista dell'Apocalisse
Sconti comitive
Rispetto al ben più banale "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate" era stupendo, e quasi quasi invitante. L'interno non era nemmeno male, i corridoi erano puliti e ogni anima malvagia aveva una stanza e un suo permesso di praticare la cosa cattiva che preferiva: uccidere bambini, sgozzare fanciulle, vivisezionare animali...Zelgadis rabbrividì quando passò davanti al "Laboratorio di Creazione e Smantellamento Chimere".
Xellos invece sorrise - Chissà, magari lì hanno la cura che cerchi per il tuo aspetto mostruoso..potremmo passare a dare un'occhiata dopo..-
Zelgadis rabbrividì di nuovo. Odiava quando faceva così. Il suo aspetto di chimera gli permetteva di non temere molte cose, ma Xellos non era tra quelle di cui non aveva paura, anzi lo temeva più di ogni altra cosa. Quel modo così inquietante di sorridere, quegli occhi viola decisamente terrorizzanti...non sapeva perché continuava a frequentarlo.
Perché Ameria era in pericolo, e lui doveva salvarla, fosse stata l'ultima cosa che faceva, lei lo aveva sempre aiutato, ora toccava a lui aiutare lei. Gli sarebbe piaciuto però che almeno Lina fosse venuta con lui, ma aveva troppo da fare con i suoi incantesimi, e così era andato da solo.
Da solo, con Xellos.
- Dimmi Xel, vive molto lontano Hellmaster? -
- Non molto, ancora qualche metro e saremo...oh, eccoci - una grande porta di ferro recava questa scritta.
Hellmaster Phibrizio
Assicurate la Vostra Anima prima di entrare
E comunque Bussate
Xellos bussò educatamente due o tre volte, fino a che una voce cavernosa non gli disse che poteva entrare. Aprì la porta e Zelgadis quasi rimase direttamente all'inferno per un attacco cardiaco, quando vide quello che c'era dentro.
Era un gigantesco demone, con occhi scintillanti e artigli taglientissimi. Xellos non pareva minimamente colpito.
- Phibi-Chan, piantala con queste menate e vieni, ti devo parlare -
- AH, SEI TU XELLOS- disse il demone con voce cavernosa. Poi rimpicciolì. Divenne sempre più piccolo e umano, fino a che si trasformò nel vero Hellmaster, ovvero Phibrizio.
- Ciao Zel, che ci fai qui? Sei già morto? - domandò Phibrizio saltando in collo al giovane. Zelgadis lo resse in braccio con una certa fatica
- No, ma ti ritroverai qui Ameria se non mi dai la cura per il Morbo della Bella Addormentata!- Zelgadis spiegò la storia, mentre Phibrizio e Xellos si guardarono con uno sguardo d'intesa.
Alla fine Phibrizio lo guardò con un sorriso cattivo, e disse - Zel, io ti darò la cura, ma non gratis -
Zelgadis sospirò - E che cosa vuoi, sentiamo!-
Phibrizio sorrise ancora di più - Te. Anzi, la tua vita - disse. Zelgadis rimase di sasso (ha ha ha, scusatemi NdA)
- Come scusa? - magari aveva capito male.
- È uno scambio alla pari no? Mi sembra logico. Lei va, tu resti, molto semplice e sbrigativo, non trovi?- disse Phibrizio.
Zelgadis era pensieroso, che cosa poteva fare? Sarebbe stato capace di dire di sì? Ma era poi la scelta giusta?
- Guarda Zel, voglio darti una mano a decidere - toccò un punto della camera e smaterializzò sé stesso, Xellos e Zelgadis in un'altra stanza. Era enorme, e aveva le pareti ricoperte di scaffalature con miliardi di clessidre sopra. Hellmaster ne prese una e a Zelgadis venne un colpo.
La sabbia era pochissima, e il nome inciso sulla clessidra era quello di Ameria.
Hellmaster prese un'altra clessidra, aveva il nome di Zelgadis sopra questa volta ed era praticamente piena.
- Tu mi dici di sì, e io farò in modo che la sabbia della tua clessidra vada a riempire quella della principessina. Sfortunatamente però temo che ti resterà poco da vivere, al massimo un'ora o due. Puoi scegliere con calma, ma sappi che ad Ameria non manca molto..- sussurrò Hellmaster tenendo le clessidre una in una mano e una nell'altra.
Zelgadis le guardò, sorrise e guardò Phibrizio.
- Hai vinto. Accetto. Trasferisci la mia sabbia - disse alla fine chinando la testa. Hellmaster rise di gusto, mentre le due clessidre si illuminavano, e la sabbia di Zelgadis fluiva in quella di Ameria.
Zelgadis si sentiva sempre più svuotato, come se gli stessero succhiando via qualcosa, cadde sulle ginocchia ansimando, alla fine del trasferimento, e guardò la sua clessidra. Era rimasto un sottile filo di sabbia azzurra ancora.
- Xel..los..- ansimò tenendosi il cuore - porta..mi...da...Ame..ria..- Xellos lo prese e lo teleportò al castello di Seillune, nella stanza di Ameria, lo depositò e attese, rendendosi invisibile.
La principessina si svegliò in quell'istante e guardò di fianco a sé. C'era Zelgadis.
- Zel..oddio, stai male? Zel che hai? - domandò la principessa alzandosi dal letto e sorreggendolo.
- Ameria, stai ben...cough cough cough! - Zelgadis tossì, e una sottile macchia di sangue si allargò sul palmo della sua mano.
- Santo cielo Zelgadis, che cosa ti succede? Hai preso la tubercolosi? - Ameria lo fece distendere sul letto, mentre Zelgadis era soffocato dai colpi di tosse. Xellos riapparse.
- Semplicemente la durata della sua vita è diminuita di botto, quindi morirà presto -
- Xellos, che cosa stai dicendo? - domandò Ameria.
Xellos le spiegò tutta la storia, lasciandola a bocca aperta. Alla fine, Ameria si girò verso Zelgadis.
- È la verità? -
- Sì Ameria..è vero...cough cough! -
- Perché l'hai fatto, Zel? - domandò Ameria - perché....- le lacrime stavano cominciando a salirle agli occhi. Xellos era sempre più divertito di quella scena. Anche perché aveva un'ideuccia niente male come coronamento del tutto, bastava aspettare qualche minuto ancora.
- L'ho fatto perché..cough cough..ti amo, Amecough cough..- il sangue usciva a fiotti dalle labbra di Zelgadis. La principessa lo abbracciò, sporcandosi la camicia da notte candida.
- Ameria..cough cough..ti macchierai..- disse Zelgadis stringendola con le poche forze che gli rimanevano.
- Perdonami Zel..amore mio..è stata tutta colpa mia..se non fossi andata a raccogliere fiori...-
- Non importa, non è stata colpa tua...cough cough, è stata una mia scelta di cui non mi pento affatto...-
Le lenzuola e la camicia di Ameria erano lorde di sangue vermiglio, mentre Zelgadis continuava a tossire, e con un ultimo sospiro, si spegneva.
Un silenzio di morte calò sulla stanza, Ameria lo ruppe, iniziando a piangere a dirotto. E fu a questo punto che Xellos intervenne.
- Ameria, io ho una soluzione al tuo problema.- Ameria lo guardò con odio - Hai una soluzione e la dici ora?? -
- Sì, perché se te l'avessi detta prima, mi avresti mandato a girare - Ameria lo fissò sospettosa - Parla -
- È semplice. Io faccio diventare te e Zelgadis due mazoku, e così il gioco è fatto -
Ameria lo guardò. Per un attimo fu tentata di sbattergli in testa qualcosa, di urlare e cacciarlo via, ma poi guardò Zelgadis, sorrise e guardò Xellos. Una voce dentro di lei le disse che stava per fare la cosa più sbagliata dell'universo, ma lei non le diede ascolto.
- Io ci sto -
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