Zelgadiss alzò lo sguardo verso la selva di guglie cariche di fregi intricati, da cui un esercito di torvi gargoyle scrutava il gruppo di cinque persone che sostava alle porte del maniero. Forse era una sua impressione, ma le arcigne facce di pietra parevano alquanto sorprese; d’altronde, tre Dark Lords, un Drago Ancestrale e una Chimera non erano certo una comitiva abituale. Scosse la testa: tra tutti i luoghi che avrebbe mai pensato di visitare nella sua vita vagabonda, non figurava di certo la dimora di una Dark Lady. Eppure, nel momento in cui il ciclopico portale si aprì, varcò la soglia senza esitare al fianco degli altri. La sua curiosità ebbe la meglio ancora una volta sul buonsenso… ma il mago spadaccino capì subito che ne valeva la pena.
Il castello all’esterno era un’imponente costruzione di scura roccia vulcanica che s’innalzava maestoso sulla giungla, una vera fortezza apparentemente inespugnabile. Ma come una conchiglia cela la perla più preziosa, appena misero piede all’interno furono colpiti quasi fisicamente da un senso di meraviglia: una struttura leggiadra e delicata come le ali di una farfalla, elegante e misteriosa come una cattedrale barocca, un tripudio apparentemente caotico di colonne, volte e archi rampanti che sembravano reggersi a mezz’aria, tutto realizzato nei marmi più pregiati che sfumavano attraverso tutte le tonalità del violetto.
Zel avanzò quasi trasognato in quell’ambiente da favola, arioso e illuminato dalle onnipresenti vetrate che declinavano la luce del sole in frammenti di colore; li osservò danzare sui suoi compagni di viaggio, fiammeggiare sui capelli rossi di Garv e nuotare nell’oro degli occhi di Valgarv, trasmettendo tutto il calore di quel tramonto tropicale… salvo in un caso: assumevano un gelido bagliore nel riflettersi sulla lucida armatura del Signore dei Ghiacci, come se il gelo della sua personalità si esprimesse compiutamente attraverso quel mirabile rivestimento di metallo intarsiato di raffinate finiture. Infatti, non appena reso noto il luogo in cui si trovavano, aveva utilizzato tutte le energie recuperate dopo la terribile battaglia all’uscita del Labirinto sotterraneo per ricreare attorno a sé quell’impenetrabile corazza. Lo sciamano si chiese oziosamente il perché di quel comportamento: forse era un aristocratico ritegno per esplicitare il suo distacco dal mondo, forse l’esigenza di presentarsi in veste adeguata… o forse solo l’abitudine, chissà.
Spostò lo sguardo su Fibrizio: era lui a guidare il gruppo lungo i fastosi corridoi, ma non degnava di uno sguardo le composizioni di statue e le suppellettili che li adornavano; evidentemente conosceva il luogo e non faceva più caso alle sue meraviglie.
Garv invece osservava con interesse gli intricati bassorilievi che scorrevano come ampi nastri lungo le pareti; rappresentavano le antiche gesta dei Demoni fin dai tempi del Maou Shabranigdu. Ogni tanto indicava a Valgarv una scena che si riferiva a un avvenimento a cui aveva partecipato, e l’allievo ricordava i fatti che il Maestro gli aveva narrato molto tempo prima. Zel si accorse che spesso ridacchiavano e quando ne chiese il motivo a Garv, egli spiegò che spesso nella pietra era stata riportata la versione ‘ufficiale’ che differiva alquanto dal vero svolgersi degli eventi.
Nel frattempo il giovane Drago si era arrestato davanti a un complesso arazzo appeso al muro. Val scrutò con aria molto perplessa i vari demoni, maschi e femmine, che si contorcevano in una specie di strana lotta, ma non riuscì a capire che diamine stessero facendo; li interrogò in proposito, ma bastò una sola occhiata perché Garv e Zelgadiss arrossissero fino alle orecchie e distogliessero gli occhi in preda all’imbarazzo più totale. Val si chiese il perché di questo atteggiamento insolito, ma solo per un attimo: il rossore imporporò anche la pelle chiara del suo volto, e il Re Demone-Drago ricordò troppo tardi di interrompere il legame mentale che consentiva al ragazzo di comprendere in modo estremamente chiaro tutti i suoi pensieri.
Sul viso di Fibrizio passò un’espressione interrogativa e si voltò anch’egli verso l’arazzo; comprendendo la situazione, rivolse loro un ghigno di scherno e raggiunse Dynast, che aveva proseguito con rigoroso contegno senza neppure voltarsi; Zelgadiss pensò che non avesse nemmeno visto l’arazzo, tanto il suo elmo era impenetrabile.
Giunsero infine alla loro destinazione: la sala del trono. La Chimera si rese conto che in quel palazzo colmo di spettacolari opere d’arte, il capolavoro era senza dubbio Lady Zelas Metallium, la Grande Beastmaster.
Seduta su un trono dall’altro schienale rivestito di velluto cremisi vi era la donna più bella che mai occhio umano avesse contemplato. Capelli biondi come il grano maturo scendevano ondulati ad accarezzarne le forme perfette a stento celate da un succinto abito bianco, che metteva in risalto la pelle mulatta delle membra adornate da braccialetti e cavigliere che tintinnavano ad ogni suo movimento morbido e sensuale. La mano dalle unghie lunghe e curatissime porse un lungo bocchino d’avorio che reggeva una sigaretta, che l’immancabile Xelloss s’affrettò ad accendere, accostandolo poi alle labbra piene e rosse come fragole mature.
(Nota dell’Autrice: avviso in anticipo tutte le fan di Xelloss che la sottoscritta ODIA il ‘namagomi’ per cui ne parlerò il meno possibile in questa fic, ovvero solo dov’è indispensabile ed inevitabile, per non indulgere in atti di gratuito sadomasochismo sgraditi a me quanto a voi.)
“Una visita davvero inattesa, miei cari fratelli.” Esordì la demone con voce vellutata che celava un sincero stupore dietro un’apparente indifferenza. “Garv e Fibrizio, tornati dall’aldilà… e tu, Dynast: credevo fossi stato rapito da misteriose creature aliene…”
“Tu sapevi?” chiese il Signore dei Ghiacci, con voce tanto fredda che avrebbe congelato un pinguino in tuta termica.
Zelas soffiò uno sbuffo di fumo: “Non fraintendere, fratellone: è stata Dolphin a dirmelo. Circa un mese fa è comparsa qui senza preavviso e mi ha parlato di un rapimento; mi ha praticamente costretto a partecipare a una ‘caccia al ghiacciolo’, ops, al Dark Lord” si corresse con un sorrisetto ironico “in lungo e in largo per tutto il globo terracqueo, senza risultati. Persino, quando Xel mi ha informato di Valgarv, ha voluto che sfruttassimo i suoi poteri di Drago Ancestrale per cercarti!”
“Allora era questo che volevate da me!” esclamò Val, fulminando Xelloss con lo sguardo.
Il trickest priest sorrise come uno scemo, grattandosi la testa con una mano: “A dire il vero sì… ma quando ho visto che riuscivi a trasformarti in drago, ho tagliato la corda…” si avvicinò e sussurrò “Il gioco non vale la candela; non ci tenevo a finire flambé, per il piacere di rivedere quel surgelato in scatola!” e sbirciò per vedere se il suddetto si fosse accorto delle sue parole, ma Dynast sembrava non aver neppure fatto caso al subordinato, mentre dialogava con Zelas.
“Dici che è stata Dolphin ad avvertirti…”
“Già. Mi ha davvero sorpreso vederla fuori dal suo Regno… di solito ha la vitalità di una sogliola catatonica…” ironizzò la Beastmaster.
“Sono stato io a varcare il nostro Confine, quel giorno.” Puntualizzò.
“Questo mi sorprende ancora di più.”
“Senti, perché non ci spieghi dall’inizio come sono andate le cose?” interloquì Garv, innervosito dall’accenno al tentativo di rapire il suo discepolo.
“Già. Più cose sappiamo, meglio potremo difenderci in futuro; quelle bestiacce non hanno l’aria di mollare facilmente” decretò sinistramente Fibrizio “e poi… mi piace ascoltare le storie!!!” concluse sorridendo come un bambino davanti a un libro di fiabe.
Gocciolone dei presenti.
Dynast si schiarì la voce, segno che voleva cominciare il resoconto.
“Stavo sovrintendendo il distacco degli iceberg dalla banchisa…”
“I pressanti impegni del Signore del Polo!” interloquì Fibrizio incrociando le braccia dietro la testa.
“… e, concluse le operazioni, decisi di concedermi una nuotata…”
“Nel Mar Glaciale Artico?!?” sgranò gli occhi Valgarv.
“L’acqua era piacevolmente tiepida, quel giorno” spiegò tranquillamente Dynast “quasi un grado sopra lo zero…”
Altro gocciolone generale.
“Beh, tiepida per i tuoi standard, probabilmente…” commentò Garv, pensando alle vasche di lava incandescente del suo Dragon Dungeon, nelle calde viscere del Vulcano Chaos.
“Come dicevo…” riprese il filo Dynast, seccato dalle continue interruzioni “quelle creature, che Zelgadiss ha battezzato Nameless, riuscirono a tenermi celata la loro presenza: erano cinque, dotate di capacità strategico/logistiche superiori alla norma dei demoni di classe medio-alta; non ho potuto quantificare con precisione il loro potenziale offensivo. Ritengo, da un confronto con altri esemplari, che fossero un gruppo selezionato all’uopo. Tornando ai fatti, mi attaccarono basandosi sull’effetto sorpresa non appena emersi dall’acqua, prima che potessi materializzare nuovamente la mia armatura…”
“Avrei voluto esserci!” commentò di cuore Zelas.
“Non immaginavo fossi tanto premurosa, sorellina.”
“…per vederti svestito, naturalmente!” concluse con un sorriso malizioso.
Dietro l’elmo il sopracciglio blu ebbe un tremito pericoloso e la mascella si contrasse in modo impercettibile. Il Signore dei Ghiacci non diede segno esteriore della sua irritazione, ma un brivido gelido che attraversò l’atmosfera fece intuire agli altri Dark Lords che sarebbe stata un’ottima idea astenersi da ulteriori commenti inopportuni.
“Ciò che mi preme rilevare” riprese Dynast “è il fatto i Nameless dispongano di mezzi in grado di neutralizzare anche il potere di un Demone Superiore, oltre alla facoltà di creare varchi attraverso le barriere che separano gli universi; … si, Zelgadiss?”
La Chimera aveva alzato la mano, richiedendo educatamente la parola che Dynast gli concesse, apprezzando il gesto cortese.
(“Finalmente qualcuno dotato di buona creanza!” NdDynast
“Dì ‘buone maniere’, mio caro, o non ti capisce nessuno! A volte quando parli tu ci vogliono i sottotitoli!” NdA)
“I Nameless possono viaggiare non solo da un continuum spazio-temporale ad un altro, ma anche tra Piani dell’Esistenza; mi rendo conto che ciò è normalmente impossibile, tranne che per i Draghi Ancestrali e LoN… Eppure i Nameless vi riescono: da quanto ho visto, ne deduco che sono in grado di fondere conoscenze magiche appartenenti a diversi mondi, estrapolando le qualità migliori da ognuna ed eliminandone i difetti grazie a innesti con le altre. Un’autentica ottimizzazione delle risorse di cui si impadroniscono… nel modo raccapricciante che conosciamo.”
“Un’analisi davvero interessante.” Mormorò favorevolmente impressionato il Re del Nord.
“Già. Presuppone una competenza insolita per un comune mortale…” insinuò Fibrizio.
Il mago spadaccino si schermì con modestia: “L’argomento mi interessa particolarmente; per motivi personali, mi intendo di… ibridi magici.” Zel sperò di averli convinti; ma dentro di sé sapeva che le sue approfondite conoscenze non erano tutta farina del suo sacco. Ripensò a Rezo con calore diverso dal passato, non più rabbia ma affetto sincero, consapevole che con la sua ‘eredità’ aveva davvero voluto fare tutto ciò che gli era possibile per aiutarlo.
“Allora, tirando le somme, dobbiamo considerare quegli scarabocchi mal riusciti un potenziale nemico; non dobbiamo sottovalutarli, ma se ci hanno preso di mira dovremo combattere.” Concluse Garv, riportando l’attenzione al lato pratico delle circostanze. Sul volto del Re Demone Drago il familiare ghigno ferino s’allargò e gli occhi verdi luccicarono d’allegria: “Personalmente, non chiedo di meglio!”
Sul viso di Val si dipinse un’espressione identica: “Lasciane qualcuno anche a me, Garv-sama!”
L’alto demone rise, mettendo un braccio attorno alle spalle del suo allievo: “Certo! Sarà come ai vecchi tempi!”
Fibrizio sbuffò mormorando un esasperato ‘Guerrieri!’, imitato da Xelloss che gli rifaceva il verso alle spalle, il quale si affrettò a fischiettare con aria innocente quando l’Hellmaster si voltò a incenerirlo con un’occhiata al vetriolo.
Zelas sorrise tra sé, pensierosa. Il suo sguardo si posò su Dynast, impassibile come al solito; ma se conosceva il fratello maggiore, l’onta che i Nameless avevano arrecato al suo orgoglio sarebbe stata lavata con fiumi di sangue. L’Ha-Ou non usciva dal suo Regno dalla notte dei tempi, tenendosi in disparte da qualunque avvenimento scuotesse il mondo esterno, insensibile come un ghiacciaio; ma, proprio come tale, quando decideva di muoversi era inarrestabile… e letale. Sorrise crudelmente: non invidiava quei poveri alieni…
“Non è detto che attacchino solo voi.” Dichiarò d’un tratto Zelgadiss. “A loro interessa l’energia magica, e in questo mondo possono trovarne in abbondanza. Probabilmente hanno attaccato prima voi Dark Lords perché ne possedete un’altissima concentrazione; ma potrebbero rivolgersi verso obiettivi meno potenti ma più facili.” La sua mente corse subito ai suoi amici: Lina, potente maga, sarebbe stata un bersaglio ideale; e di certo Gourry ci sarebbe andato di mezzo, pur di difendere sua moglie. Per non parlare di Amelia, regina della capitale della magia bianca.
“Devo avvertirli.” Decise. “Qualcuno di voi potrebbe teletrasportarmi sul continente?”
Zelas fece un cenno per tranquillizzarlo: “Ormai è notte fonda; tanto vale che aspetti domattina. Stasera siete tutti miei ospiti.” Offrì generosamente.
Xelloss cominciò a preoccuparsi: sapeva che quel gruppo non lo aveva certo in simpatia…
Zelgadiss avrebbe voluto insistere, ma Valgarv gli mise una mano sulla spalla: “Tranquillo, non credo che per ora i tuoi amici siano in pericolo; domani ti accompagnerò io da loro, promesso. Però… posso chiederti un favore?” continuò a voce più bassa.
“Quale?”
“Dopo Lina e Amelia… avvertirai anche lei?”
La Chimera non chiese a chi si riferisse. Esisteva una sola lei per il giovane Drago.
“Perché non ci vai di persona? Sarà di certo preoccupata per te…”
“No.” La mano di Val ebbe un violento tremito. “Non me la sento di parlarle… Non ora. Non ancora.” Chiuse gli occhi; il bagliore dorato delle sue iridi era offuscato, annegato nelle lacrime che tratteneva a forza. “Promesso?”
“Certo.” Non si offerse di parlare a Philia di lui. Sapeva che Valgarv aveva bisogno di tempo per mettere ordine nei suoi sentimenti… e chissà quando ci sarebbe riuscito.
Lui stesso ne sapeva qualcosa.
Valgarv diede un’occhiata disinteressata intorno a sé; la camera che gli era stata assegnata era splendida, ma il suo sguardo scorse sui pregiati broccati del letto a baldacchino senza soffermarvisi. Sentiva che non sarebbe riuscito a chiudere occhio in quel luogo. Per quanto fosse elegante e raffinato, non lo sentiva ‘accogliente’… non come il Dragon Dungeon, né come l’abitazione sopra il negozio di porcellane… due luoghi diversissimi, ma gli unici che avesse mai chiamato ‘casa’.
Si diresse verso la porta-finestra e l’aprì, facendo ondeggiare le tende di seta blu. Uscì sul balcone; chiuse gli occhi e inspirò a fondo l’aria calda della notte tropicale. Quando li riaprì, Garv era accanto a lui.
“Grazie di essere qui.” Sussurrò.
“Neanch’io riesco a dormire in queste stanze che sembrano bomboniere.” Replicò l’altro.
“Non mi riferivo solo a questo.”
“Lo so.” Il demone dai capelli rossi aveva percepito il forte bisogno del ragazzo di averlo accanto e nello stesso istante aveva saputo di condividere la stessa necessità.
Così si ritrovarono seduti fianco a fianco sulla balaustra di marmo che dava sull’oceano, cullati dal morbido scrosciare delle onde contro la scogliera sotto di loro. Passarono lunghi minuti senza parlare, ascoltando la silenziosa presenza l’uno dell’altro. Accadeva spesso in passato; per secoli, di notte, allievo e maestro, padre e figlio, restavano per ore svegli sotto le stelle o davanti a un fuoco scoppiettante. Parlavano di tutto e di nulla, dei misteri della vita e dell’universo o di cosa volessero mangiare a colazione… oppure restavano semplicemente vicini aspettando di cadere addormentati insieme.
Fu Garv a esprimere a parole quella muta comunione di spiriti:
“Lei come si chiama?” domandò, come proseguendo una conversazione che durava da tempo.
“Te ne sei accorto subito, vero?”
“Lei è sempre nei tuoi pensieri. Allora, chi è?”
“Il suo nome è Philia. È un Drago Dorato.”
Il sorriso scomparve dalle labbra di Garv sentendo il tremito della voce. Val specchiò nelle sue gemme smeraldine i propri occhi d’oro liquido: “Oh, Maestro, cosa posso fare?” chiese disperato.
Per la prima volta nella sua vita millenaria il Re Demone-Drago provò una dolorosa paura: il timore di non poter aiutare colui che amava come un figlio, la sola persona che gli fosse cara al mondo.
“Spiegami meglio la situazione…” chiese, facendo reclinare a Val la testa contro la sua forte spalla, un gesto che potesse trasmettergli tutto il conforto che avrebbe voluto dargli.
Valgarv raccontò al Maestro ciò che era stata la sua vita dal momento in cui lui gli era stato tolto. Narrò aprendogli la mente e il cuore, e Garv rivisse con lui l’angoscia e il dolore della solitudine, la rabbia e la disperazione durante la battaglia di Dark Star e la triste speranza di morte che l’aveva spinto ad abbracciare l’oscurità della Stella Nera… oscurità rischiarata da una sola luce: Philia.
Il suo coraggio nel cercare la verità e affrontarla per quanto dolorosa fosse, l’aveva colpito fin dal primo istante; l’immagine della bionda ragazza-drago si era incisa nel profondo della sua anima, un solco così indelebile da sopravvivere alla morte… e alla rinascita. Si era presa cura di lui, inerme ed immemore, come una madre; ma egli non l’aveva mai considerata davvero tale, poiché nel suo inconscio ben altro sentimento nutriva per lei.
Ora il passato e il presente si erano ricongiunti, ponendo Valgarv di fronte a un dilemma che lo straziava: non avrebbe mai potuto perdonare i draghi dorati per aver barbaramente assassinato tutti i suoi simili, l’odio per loro era vivo e bruciante come una ferita che non aveva mai smesso di sanguinare; eppure ferita non inferiore avevano inferto gli occhi blu di Philia, uno squarcio nel cuore stillante solo dolcezza e calore. Così l’anima dell’ultimo Drago Ancestrale era spaccata in due, tra il dolore atroce dell’antica perdita e il dolore tenero del desiderio di un abbraccio forse perduto…
Lei avrebbe mai potuto ricambiare quel sentimento d’amore infinito che riempiva il suo universo?
Garv rifletté a lungo e alla fine ricorse al suo solido, affidabile buon senso per dissipare la nebbia di tristezza che avvolgeva l’animo sensibile del suo allievo… che mai gli era sembrato tanto giovane e confuso: “Val, hai un grande debito verso di lei e solo per questo meriterebbe il tuo affetto; se poi i tuoi sentimenti nei suoi confronti sono ben più profondi… saresti disposto a sacrificare il tuo amore alla sterile vendetta per un delitto di cui lei non ha colpa?”
Gli occhi di Valgarv brillarono di fermezza: “No, mai.”
“Allora non ti arrendere: hai davanti la battaglia più difficile di tutte, ma ricorda che il valore di un guerriero… e soprattutto di un uomo… si vede proprio in questi casi.”
“Allora vincerò. Sono il tuo allievo, no?”
Garv ricambiò il suo sorriso: “Mio figlio, Val. E io sono orgoglioso di considerarmi tuo padre.”
I due demoni-drago si strinsero in un virile abbraccio.
Zelgadiss avanzava nel corridoio a passi felpati, aguzzando al massimo la sua vista di Chimera per non sbattere contro eventuali ostacoli nell’oscurità. Quel castello aveva una disposizione architettonica insolitamente intricata, ma il mago spadaccino era determinato a trovare ciò che stava cercando.
“Soffri d’insonnia, Zel?” esclamò una voce alle sue spalle, provocando un mezzo infarto allo sciamano, che si voltò trovandosi davanti il viso sorridente di Xelloss.
Trattenne tra i denti la Fireball che stava per castare, conscio che non era né il momento né il luogo adatto per provocare quel demone; nonostante facesse di tutto per sembrare un completo idiota (riuscendoci perfettamente) era pur sempre il general-priest di una Dark Lady, un avversario da non sottovalutare. Si limitò a sbuffare: “Cerco la biblioteca, ho voglia di leggere qualcosa.”
“Tipo libri su come ritrasformare una Chimera in essere umano?” insinuò. “Perdi tempo. La mia padrona non s’interessa di simili sciocchezze.”
Zelgadiss digrignò i denti per la voglia di tirare un cazzotto che cancellasse quell’insulsa espressione da quella faccia da babbeo. “Allora leggerò qualcos’altro. Levati dai piedi.” Dichiarò.
“Devo pensare che tu non gradisca la mia compagnia?” chiese con voce piagnucolosa.
“Indovinato.”
“Suvvia, Zel, non essere così acido. Ti accompagno io a fare un giretto turistico per il castello, contento?”
Stavolta la Chimera dovette davvero far violenza ai propri istinti per non tirargli una ginocchiata dove fa più male e incenerirlo con un Rah Tilt all’ennesima potenza. Cercò di essere conciliante e diplomatico: “Senti, dimmi solo dov’è la biblioteca e poi lasciami in pace!”
Il mazoku, con un sorriso a sessantadue denti, lo prese a braccetto e lo trascinò fino a un doppio battente in legno di quercia finemente intagliato a bassorilievo con le immagini di un branco di lupi durante la caccia… ma la cosa inquietante era il fatto che la preda fosse costituita da un gruppo di esseri umani scarmigliati e terrorizzati.
Zelgadiss rammentò a se stesso di non lasciarsi impressionare e si rivolse al demone dai capelli viola: “Molto bene, ora me la cavo da solo; và pure.”
Il sorriso buffonesco di Xelloss assunse una sfumatura sinistra: “Sei sicuro di voler restare da solo… in questo castello… circondato da Demoni Superiori…”
Lo sciamano fu quasi divertito da quel patetico tentativo d’intimidirlo, dopo tutto quel che aveva passato nelle ultime ore… comunque… “A proposito di Demoni Superiori” disse, frugandosi nelle tasche “prima, mentre ci accompagnavi alle camere, Fibrizio ha perso un biglietto… eccolo. Potresti riconsegnarglielo?” chiese porgendogli un foglio di taccuino.
“Un biglietto dell’Hellmaster? Che c’è scritto?” chiese Xelloss curioso.
“Non ne ho la più pallida idea. È scritto nella lingua dei demoni; sembra una lista della spesa, ma fossi in te non ci ficcherei il naso…”
Fiato sprecato: Xel aveva già aperto il foglietto e lesse ad alta voce:
“Tre etti di cicuta
cinque tarantole bene in carne
una corda resistente con nodo scorsoio
mezzo litro di veleno di scorpione
un’ascia ben affilata
bacinella per raccogliere il sangue
tenaglie arroventate
banane”
I due rimasero in preoccupato silenzio per lunghi secondi; infine Xelloss mormorò: “Inquietante…”
Zel lo fissò.
“… che diavolo ci vorrà fare con le banane?”
Zel crollò a terra con molti capelli fuori posto.
“Sapete, quando mi diverto mi viene fame!!!” esclamò una voce argentina.
I due si voltarono di scatto: davanti a loro stava il Principe degli Inferi, con un sorriso smagliante sulle labbra e uno sguardo perfidamente allegro nei verdi occhi felini. C’era qualcosa in quell’aspetto di bambino che provocava un senso di orrore, una vertigine sull’orlo di un abisso di malvagità… o almeno questa era l’intenzione, dato che l’effetto nel complesso veniva alquanto ridimensionato dal pigiamino azzurro con gli orsetti gialli e rosa che indossava al momento.
(“Narratrice, questa me la paghi!”NdFiby
“Non prendertela con me, io mi attengo ai fatti!” NdA)
L’Hellmaster spostò il suo sguardo inquietante su Xelloss: “Ehi, cetriolo viola, da che parte è la cucina? Questo casermone è enorme; e io voglio lo spuntino di mezzanotte!”
Il subordinato s’inchinò cerimoniosamente tentando di nascondere il tic al sopracciglio: “Prego, da questa parte nanerottol… ehm, Fibrizio-sama. Vi faccio strada.”
Non appena i due demoni furono scomparsi dietro un angolo, Zelgadiss esalò un sospiro di sollievo: due presenze pericolose in meno nei dintorni; ora poteva mettersi al lavoro. Entrò nella biblioteca.
Zelas percorse i corridoi con la sua camminata ancheggiante, morbida e sensuale, quasi una danza ipnotica e sconvolgente che la faceva sembrare un sogno che emerge dalla notte… ammaliante, incantatrice, troppo perfetta per essere vera, coperta solo da un’impalpabile camiciola di garza ricamata che rivelava più che celare l’ardita biancheria intima della Dark Lady.
Si fermò davanti a una precisa porta e nei suoi azzurri occhi bistrati scintillò un lampo di sfida: “Non riuscirai a resistermi, o frigido cavaliere del Nord. Finalmente ti ho alla mia portata… e scoprirai quant’è pericoloso entrare nella tana del Lupo…” un improvviso pensiero le attraversò la mente: “Chissà se è vero che il ‘fratellone’ indossa l’armatura anche sopra il pigiama!” non trattenne una risatina: “Probabile; sarebbe proprio nel suo stile. Ma anche se così fosse” il bagliore famelico ricomparve nei suoi splendidi occhi “…non indosserà a lungo entrambi.”
Accese una torcia nel corridoio, così quando aprì la porta fece il suo ingresso avvolta in un caldo alone di luce ambrata. Avanzò lenta e provocante verso le cortine chiuse attorno al letto; vi si fermò davanti, la sua silhouette che creava un eccitante gioco di ombre cinesi sulla seta blu… la scostò di scatto, lanciandosi tra le braccia del suo prescelto per quella notte di passione…
…e cadde a pancia in giù nel letto vuoto.
Le lenzuola erano ancora in ordine, intonse. Nessuno aveva dormito in quella stanza.
“Ma dove diavolo si è cacciato?” ringhiò poco signorilmente la Beastmaster, scocciata che tutta la sua opera di seduzione fosse stata sprecata. “Oh beh, pazienza. Peggio per lui, non sa cosa si perde.” Scrollò con indifferenza le spalle. Poi un sorriso malizioso incurvò le sue labbra scarlatte: “Vorrà dire che mi cercherò una compagnia più… calorosa.”
Scomparve e si teletrasportò direttamente sdraiata nel letto destinato all’affascinante Re Demone-Drago… senza trovare traccia del suddetto.
Zelas saltò in piedi con diverse vene guizzanti sulla tempia: “Dannazione! Possibile che stanotte nessuno abbia intenzione di dormire, in questo castello?!?”
L’unico rumore nella grande biblioteca era il fruscio cartaceo delle pagine sfogliate dall’instancabile Chimera, intenta ad esplorare un volume dopo l’altro. La luce del Lightning si era spenta da tempo ma alla vista acuta di quegli inumani occhi blu-verdi bastavano i raggi del plenilunio che l’alta vetrata gotica lasciava riversarsi sul capo chino, creando chiaroscuri su quel volto concentrato; lo rialzò e le ombre si mossero accompagnate da una danza di riflessi tra i capelli metallici.
“Da quanto sei qui?” Il suo sussurro scivolò come una carezza sul velluto dell’oscurità circostante.
Dynast Graushella avanzò sotto i pallidi raggi che fecero splendere la sua armatura come argento vivo. Nonostante la corazza, i suoi fluidi movimenti non provocarono il minimo rumore quando si sedette dirimpetto al giovane. Distinto si udì invece lo scatto metallico dell’elmo, che il Signore dei Ghiacci depositò sul tavolo facendo a malapena oscillare la cresta di piume bianche del cimiero. La luce parve timorosa di posarsi su quella carnagione nivea, che per purezza e perfezione faceva scomparire la luna al confronto; ottenne invece massima gloria tra i cristalli di ghiaccio che scintillavano preziosi come diamanti sulle chiome di tenebra.
Zelgadiss notò appena questi dettagli, i suoi occhi fissi in quelli insondabili dell’altro. Un ipotetico spettatore avrebbe creduto di trovarsi di fronte un dipinto, tanto l’immobilità si protrasse a lungo. Infine, il Re del Nord chiuse e riaprì lentamente le palpebre per dichiarare concluso quell’insolito confronto.
“Dovresti dormire.”
“Il mio corpo può farne a meno.” Replicò lo sciamano in tono neutro. Ma i chiarissimi occhi non si distolsero dai suoi.
“Ti pesa così tanto ciò che sei?”
Il silenzioso duello di sguardi riprese, con un’intensità addirittura superiore.
Fu Zelgadiss a chinare il capo: “Perché sei venuto a cercarmi?”
“Non mi hai ancora detto cosa posso fare per sdebitarmi con te.” Rispose con semplicità il Dark Lord. “Due volte hai salvato la mia vita a rischio della tua. Non è cosa che possa dimenticare; il mio onore mi impone di concederti un’adeguata ricompensa.”
Gli occhi della Chimera ritornarono a incontrare quegli specchi di ghiaccio, che ne riflessero la terribile intensità: “Fammi tornare umano.”
Qualcosa incrinò per un fuggevole istante la spietata compostezza di quegli occhi glaciali; troppo rapido persino per esser definito ‘emozione’, eppure… la risposta dell’Ha-Ou fu scandita con insolita lentezza: “Non mi è concesso spezzare il sigillo della maledizione di mio Padre.”
Il giovane si portò la testa tra le mani tremanti.
“Tuttavia, se lo desideri, posso insegnarti ad aggirarlo.”
Zelgadiss sgranò gli occhi, due profondissimi laghi in cui si mescolavano le acque tenacemente limpide della speranza e quelle torbide, amare della disillusione, assaggiate troppe volte.
“Come certamente sai, la forma fisica dei Demoni è la proiezione nel mondo materiale della nostra entità astrale” spiegò Dynast. “Essendo in parte Demone, potresti imparare a modificare la percezione del tuo aspetto. Sarò franco: non riotterrai la tua umanità, ma solo un’apparenza provvisoria. La quale, però, ti permetterà di entrare in contatto con gli esseri umani e mantenere le tue facoltà soprannaturali di Chimera.”
Zelgadiss rifletté molto a lungo, esaminando l’offerta da ogni punto di vista, con scrupoloso puntiglio. Infine si rivolse di nuovo al suo paziente interlocutore: “Non è ciò che desidero… ma è più di quanto sperassi.”
“In questo caso, quando lo vorrai, raggiungimi nel mio Regno. Sarai mio ospite e metterò a tua disposizione le conoscenze in mio possesso: la biblioteca e i miei personali insegnamenti.”
“Mi sento onorato da tanta generosità” rispose sinceramente colpito il mago spadaccino “Ma temo di avere altri impegni per l’immediato futuro…”
“Prenditi pure tutto il tempo necessario.” Lo rassicurò con pacatezza, e a Zel parve addirittura che le labbra severe di Dynast si incurvassero impercettibilmente in un sorriso. “I Demoni sono eterni. Non ho fretta.”
***
La mattina dopo…
Toc toc toc… si ode un insistente bussare nell’anticamera del cervello dell’autrice.
La suddetta sbircia dallo spioncino: “Mah… strano, non c’è nessuno…”
Voce dall’esterno: “Sono qui accidenti! Guarda più in basso!”
L’autrice riconosce la voce acuta e petulante, così si affretta ad aprire: “Ciao, Fibrizio, che piacere vederti… adesso. ^_^;;”
Fibrizio con una vena pulsante sulla tempia: “Piacere un accidenti! Sono qui per protestare! Io entro in sciopero!”
Autrice (molto perplessa): “Perché? C’è qualcosa che non va?”
“E me lo chiedi? Sono vittima di un sopruso bello e buono! Non noti niente nel mio aspetto?”
L’autrice osserva con attenzione il ragazzino: “Non mi pare… sei uguale al solito…”
“Appunto! È un’ingiustizia! I miei fratelli, Garv e Dynast, hanno un fisico da Dei greci mentre io sembro un insulso marmocchio! Reclamo la par condicio!”
Autrice (con un gocciolone enorme dietro la testa): “Ma Fibrizio… se non sbaglio sei stato proprio tu a dire che l’aspetto da bambino è una trovata per indurre i nemici a sottovalutarti, oltre a esprimere un lato della tua personalità (e molto bene per giunta, carognetta rompiballe!)”
“Ho cambiato idea! In fondo, io sono molto più bello e affascinante del bestione rosso a tre teste e dell’abominevole demone delle nevi…”
^Nei tuoi sogni, piattola!^ mormora tra sé l’autrice ripensando ai due splendidi fusti in questione...
“Mi stai ascoltando?!” Purtroppo la voce stridula dell’Hellmaster distoglie l’autrice dal sogno ad occhi aperti.
“In definitiva, si può sapere che diavolo vuoi da me?” ora l’autrice è davvero scocciata, il che può essere più pericoloso di un bombardamento con missili al napalm.
“Pretendo il rispetto dei miei diritti: un ‘character design’ attraente e un trattamento adeguato nella trama…”
L’autrice afferra la piccola peste per la collottola e lo sbatte fuori: “Per il nuovo look ci penserò; per quanto riguarda il tuo ruolo non hai di che lamentarti: ti ho già trattato fin troppo bene, quindi farò quel che mi pare!”
Eliminato il fastidioso moscerino seccatore, la narrazione può riprendere…
La mattina dopo gli ospiti presero congedo dalla padrona di casa: i tre Dark Lord avrebbero fatto ritorno alle rispettive dimore, o nel caso di Garv e Fibrizio, a ciò che ne restava per cominciare a restaurarle dopo i lunghi anni di assenza.
(“Scommetto che in tutto questo tempo la lava avrà ostruito metà dei tunnel del mio Dragon Dungeon, accidenti!” NdGarv.
“Ma chi te l’ha fatto fare di stabilirti in un vulcano attivo?” NdA
“Vuoi mettere i vantaggi? Caverne spaziose, corroboranti bagni di magma, laghi sotterranei di acqua calda, saune al vapore, possibilità di cucinare in tutti i modi esistenti, riscaldamento in tutte le stanze d’inverno e isolamento termico d’estate; per non parlare delle meraviglie speleologiche e dello splendido panorama all’esterno!” NdGarv
“Mmmm… Garv, tesoro, non è che mi inviteresti a passare le vacanze da te?” *__* NdA)
Zelgadiss e Valgarv, dopo i saluti, s’incamminarono lungo il sentiero che portava alla spiaggia.
“Come preferisci viaggiare? Teletrasporto o a dorso di drago?” chiese il ragazzo dai capelli verdi.
La domanda fece riflettere la Chimera su un fatto che non era riuscito a chiarire durante la loro fuga rocambolesca dal Labirinto/alveare dei Nameless: “Ora puoi usare i poteri dei Demoni, eppure riesci a trasformarti in Drago Ancestrale senza difficoltà. Cos’è cambiato? Vent’anni fa il conflitto tra le tue due nature rischiava di ucciderti…”
Val annuì: “Io e Garv-sama ne abbiamo parlato a lungo ieri sera; siamo giunti alla conclusione che il merito è della rinascita. Mille anni fa i poteri demoniaci mi vennero instillati a forza e la mia natura di drago vi si ribellava. In seguito sono morto e tornato in vita possedendo già dentro di me entrambi i poteri fin dall’inizio. Non c’era più contrasto, così sono rimasti quiescenti, tanto che non me ne sono mai reso conto…”
“… finché non hai recuperato la memoria e tentato di risvegliarli per difenderti da Xelloss.” Concluse lo sciamano.
“Esatto.”
Zel rimase pensieroso per un bel pezzo di strada finché Val, preoccupato, chiese:
“Qualcosa non va?”
“Lina ha ottimi riflessi, se ci teletrasportiamo di colpo davanti a lei potrebbe arrostirci con un Dragon Slave prima di accorgersi che siamo noi…”
Gocciolone di Valgarv.
“Beh, forse quando si accorgerà che ci sono anch’io ce lo lancerà lo stesso…”
Gocciolone di Zelgadiss.
“Meglio viaggiare a dorso di drago, allora…” convennero.
“Non credevo che Lina e Gourry vivessero in campagna!” disse Valgarv.
Il Drago sorvolava le verdi pianure del regno di Elmekia ammirando sotto di sé il fertile paesaggio collinoso.
“La famiglia di Gourry ha una tenuta in questa regione. Da quanto mi ha scritto Lina, ora vivono in una specie di ranch.” Spiegò Zelgadiss.
Era la prima volta che rivedeva i suoi compagni d’avventure da quando si erano separati dopo la battaglia di Dark Star, distante vent’anni di pellegrinaggi in giro per il mondo; il mago spadaccino sorprese se stesso scoprendo quanto avesse sentito la loro mancanza. Nonostante il suo carattere schivo e solitario, la Chimera era legata da un forte sentimento d’amicizia verso quel gruppetto di avventurieri con cui aveva condiviso le più incredibili imprese. Ora le loro strade si stavano per incrociare di nuovo, ma lui sapeva che sarebbe stato per poco tempo; doveva essere così: Lina e Gourry erano certamente molto cambiati, tutti gli esseri umani cambiano. Solo lui era rimasto lo stesso. Lui non era umano.
“Siamo arrivati.”
La lenta planata del Drago interruppe i suoi pensieri. Valgarv atterrò al riparo di un folto boschetto e riprese sembianze umane.
“Forse dovrei aspettarti qui.” Rifletté il giovane dai capelli verdi.
“Perché? Loro sanno della tua rinascita… A meno che non consideri ancora Lina una nemica…” indagò Zelgadiss.
“No. Ma non credo che prenderanno molto bene la notizia che io, Garv-sama e l’Hellmaster siamo di nuovo in circolazione…”
Lo sciamano rifletté e alla fine decretò semplicemente: “Allora non glielo diremo.” E s’incamminò.
Val lo seguì con una gocciolina sulla tempia.
Giunsero infine alla casa: una grande costruzione di legno a due piani, con molte finestre; l’ingresso dava su un’ampia veranda, dove un uomo stava dormendo seduto su un dondolo con i piedi appoggiati alla ringhiera di ferro battuto. Il suo viso era coperto dalle falde di un cappello di paglia, ma i due avrebbero riconosciuto ovunque la folta chioma bionda che ne spuntava:
“Gourry!”
Zel sentì un sorriso dipingersi sulla sua faccia: aveva di nuovo davanti il suo miglior amico, compagno di viaggi e d’avventure, che possedeva il raro dono di un’abilità di spadaccino senza uguali unita alla purezza di un cuore senza ombre. A volte poteva sembrare sciocco o ingenuo, ma non si restava arrabbiati che per un istante davanti a quel sorriso aperto e sincero, a quella risata solare, ottimista; inoltre, dietro a quell’aria innocua da bravo ragazzo, nascondeva un coraggio e una forza d’animo eccezionali. Ma soprattutto, considerava Gourry l’uomo più nobile e generoso che avesse mai conosciuto.
Anche Valgarv rivide con grande piacere il biondo guerriero. Fin dal loro primo incontro ne aveva apprezzato le straordinarie doti di combattente, che avevano fatto di lui l’unico a poter maneggiare la leggendaria Spada di Luce.
L’uomo sulla veranda si svegliò con un sonoro sbadiglio che offrì una dettagliata panoramica del suo cavo orale, si sfregò gli occhi e focalizzò lo sguardo sui due visitatori.
“Salve, Gourry. Ne è passato di tempo.” Esordì quasi commosso Zelgadiss.
Gourry rispose con un sorriso luminoso: “Salve! Ci conosciamo?”
Val ebbe un leggero tic al sopracciglio, ma Zel ridacchiò: anche dopo vent’anni, lo spadaccino era rimasto lo stesso.
Non fece in tempo a rinfrescargli la memoria che dalla casa uscì a passo di carica un ciclone dalla rossa chioma che per prima cosa assestò un pugno in testa al marito: “Cervello di medusa! Possibile che tu non ricordi mai nulla? Come puoi esserti dimenticato di loro?!”
Davanti a quella scena, la Chimera sentì il proprio sorriso allargarsi e un senso di piacevole familiarità riscaldargli il petto. Il tempo aveva influito poco sull’aspetto dei suoi amici e per nulla riguardo al loro carattere. D’un tratto gli ultimi vent’anni scomparvero come se non fossero mai esistiti e gli sembrò di essere ancora un membro del gruppo che attraversava la Penisola dei Demoni tra le più mirabolanti avventure. In quel momento desiderò che fosse davvero così… ma la realtà gli era sempre davanti:
“Non prendertela, Lina; è passato molto tempo…” cercò di placare l’irruente maga.
“Dai, Lina, stavo solo scherzando!” ridacchiò Gourry “Certo che mi ricordo di loro! Non potrei mai dimenticarmi di Zeldabrig e Vancrab!”
Gocciolone spropositato dei presenti.
“Ehm… saremmo Zelgadiss e Valgarv…” corresse imbarazzato il giovane Drago.
“Ah, già!” rise l’uomo grattandosi la nuca “Comunque sia, siete i benvenuti!”
Lina sospirò rassegnata: “Non cambierai mai!” poi si voltò verso gli ospiti e fulminò Zel con lo sguardo: “Finalmente ti rifai vivo! Potevi anche venirci a trovare ogni tanto, negli ultimi due decenni! O almeno scrivere un po’ più spesso che quattro righe ogni cinque anni!” ma il cipiglio fu sostituito subito da un caloroso sorriso; prese sottobraccio da una parte la Chimera e dall’altra il Drago e li trascinò in casa: “Entrate, forza! È quasi ora di pranzo, sarete nostri ospiti!”
“Non vorremmo disturbare…” disse Val.
“Nessun disturbo! C’è cibo in abbondanza!”
Il che corrispondeva a verità, ma nel giro di pochi minuti non rimasero neppure le briciole. Zel ricordava perfettamente la voracità dei suoi amici, ma per Val era una novità: non riusciva a credere che degli umani potessero divorare con tale rapidità una quantità di vivande che avrebbero sfamato un’intera famiglia per due settimane. Ma si trattenne dal commentare: finché le loro mascelle erano impegnate, non avrebbero posto domande a cui non sapeva come rispondere.
Alla fine anche gli stomaci senza fondo della coppia risultarono sazi. Lina volse loro uno sguardo ironico: “Zelgadiss, la Chimera Solitaria, ricompare dal nulla dopo vent’anni di latitanza, in compagnia di Valgarv. Significa che il mondo è nuovamente in pericolo?”
“Il mondo non so, ma tu sì, probabilmente.” Replicò lo sciamano con tono molto serio, che mise sull’attenti i suoi due amici.
“Che vuoi dire? Spiegati meglio.”
Zel spiegò ciò che avevano scoperto sui Nameless, raccontando a grandi linee il loro viaggio nel labirinto sotterraneo ed evitando accuratamente ogni accenno ai Dark Lords. “Questa è la ragione per cui siamo qui.” Concluse. “Temiamo che vogliano rapire i maghi del nostro mondo. Vorremmo che tu ci aiutassi a diffondere l’avvertimento; ma fai molta attenzione: potrebbero cercare di catturare anche te…”
“Allora dovremmo dar loro una medaglia!” sentenziò una voce che proveniva dall’esterno “Non tutti avrebbero il coraggio di volersi sorbire una simile rompiscatole con un pessimo carattere!”
Lina si alzò di scatto, pronta a lanciare una Fireball: “Chi ha osato? Fatti vedere, se ne hai la faccia tosta!”
“La verità fa male, sorellina?”
Lina sbiancò e si nascose sotto il tavolo, facendo emergere solo gli occhi e un ciuffo di capelli rossi: “Lu… Luna! Che ci fai qui?”
La donna alta vestita da cameriera avanzò nella stanza: “Che domande! Sono venuta a trovarvi e ho ascoltato per caso la vostra interessante conversazione!” spiegò. Si voltò verso la Chimera e il Drago “Anche se ho la sensazione che non sia tutto.”
I due chiamati in causa s’irrigidirono; non potevano vedere il suo sguardo, celato dalla lunga frangia di capelli violetti, ma capirono di dover restare in guardia. Sapevano che la sorella maggiore di Lina era un Cavaliere di Chepied; se da un lato avrebbe potuto aiutarli, trasmettendo l’allarme alle Forze del Bene, dall’altro si sarebbe arrabbiata parecchio nello scoprire le informazioni che avevano taciuto.
Fu Valgarv a rischiare, interrompendo il silenzio carico di tensione calato nella stanza: “Quegli alieni sono entità pericolose, Cavaliere Inverse. Se volete crederci e aiutarci a combatterli, d’accordo, altrimenti ce la caveremo da soli; ma non dite che non vi avevamo avvertito.”
Luna sorrise astutamente: “Ti credo. Ma spiegami solo una cosa: a chi ti riferisci esattamente con quel ‘noi’ e ‘voi’?” e i suoi occhi invisibili si puntarono sul Corno Demoniaco che faceva mostra di sé tra i verdi capelli sulla fronte del Drago Perduto.
Val serrò i denti; cosa rispondere a quella domanda? A differenza di un certo trickest priest, nascondere la verità gli ripugnava quasi quanto mentire. Provò l’istinto irresistibile di rivelare tutto e al diavolo le conseguenze; ma in tal caso anche Zelgadiss ci sarebbe andato di mezzo. Si trattenne e non disse parola, ma nonostante ciò i suoi occhi d’oro rovente erano fin troppo sinceri; entrambe le sorelle Inverse intuirono qualcosa:
“Valgarv…” cominciò minacciosa Lina, ma in quel momento le finestre del soggiorno esplosero verso l’interno e numerose creature nere fecero irruzione.
“Nameless!” urlò Zelgadiss sguainando la spada.
Gourry lo imitò, recuperando un’arma appesa alla parete. Non era la rimpianta Spada di Luce, perduta vent’anni prima, ma un’ottima lama d’acciaio leggera e robusta che fece indietreggiare la prima squadra di attaccanti.
“Se dovete proprio affettarli, fatelo giù dal mio tappeto buono!” strillò Lina, castando una Fireball che rispedì alcuni mostriciattoli da dov’erano venuti.
Temendo la collera dell’irascibile maga più che gli alieni, i guerrieri uscirono nel cortile per continuare il combattimento. Anche Luna si unì a loro, maneggiando con abilità il suo Arc Dragon al fianco del cognato. Zelgadiss e Lina tempestavano i nemici di incantesimi, mentre Valgarv aveva trasformato le sue belle dita umane in solidi artigli e se la cavava egregiamente a mani nude.
Ad un tratto alle spalle di Lina comparve un nuovo avversario; era diverso dagli altri: più grande e antropomorfo, eccetto per la testa massiccia e allungata con due corna ritorte verso quello che presumibilmente poteva passare per il naso. La cosa più singolare però era il colore: il suo corpo era ricoperto da placche ossee simili a scure scaglie rosso-viola. L’afferrò tentando di immobilizzarla, cosa alquanto difficile dato che la maga scalciava come un’ossessa urlando a pieni polmoni, ma dovette subito difendersi dall’attacco congiunto di Gourry, Luna e Zelgadiss. Le armi sembravano cozzare invano contro quella specie di guscio, ma infine il mostro batté in ritirata.
I nostri si accorsero che nel frattempo anche i Nameless minori si erano dileguati.
“La battaglia è conclusa?” chiese Luna, ma subito rialzò l’Arc Dragon in posizione di guardia.
Garv comparve al centro del campo di battaglia e con un’espressione tesa sul bel volto virile si diresse ad ampie falcate verso di loro. Prima che chiunque potesse riprendersi dalla sorpresa quanto bastava per porre stupide domande che gli avrebbero solo fatto perdere tempo, si fermò davanti alla Chimera: “Ho provato un senso di allarme come una fitta dolorosa e poi più nulla. Dov’è Valgarv?”
Lo sguardo del mago spadaccino vagò per il cortile: “Ha combattuto con noi contro i Nameless, è qui intorno…” la voce gli si soffocò in gola: sul campo restavano solo i tre umani sbalorditi e i cadaveri degli alieni.
Il Drago era scomparso.
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