Sono seduta sul mio trono di coralli, il volto chino, immerso nei miei pensieri. I miei occhi fissano senza vederli i gradini di lucida madreperla, che mi restituiscono evanescente la mia immagine.
Così labile…
Distinguo a malapena le lunghe onde azzurre dei miei capelli che incorniciano il mio viso pallido; i grandi occhi scuri sono l’unico particolare nitido…
La mia presenza nel mondo è sempre stata così: indefinita, perduta tra mito e leggenda, favola da marinai da raccontarsi durante i lunghi viaggi.
Dolphin Deep Sea, misteriosa Dark Lady degli Abissi marini.
Se la mia immagine riflessa svanisse del tutto, anch’io cesserei di esistere? Irrazionale timore. Ma su così poco si basa la coscienza che io esisto… e non ho più certezze da quando me lo portarono via da davanti agli occhi prima che potessi fare qualsiasi cosa per impedirlo.
Un tremito mi scuote: quanti giorni sono passati? Dovrei saperlo, ho contato ogni ora, ogni istante. Ho inviato i miei demoni marini in ogni angolo del mondo nella speranza di ritrovarlo. Invano.
Dove sei, Dynast?
Dove ti hanno portato le creature senza nome? Cosa ti hanno fatto? Non possono averti vinto, non tu così forte e fiero: il Ghiaccio si spezza, ma non si piega.
Tornerai.
Il mio cuore non può fare a meno di sperarlo. Voglio crederci. Voglio credere che ti rivedrò.
Vederti come ti ho visto l’ultima volta: nuotare in tutto il tuo splendore nelle gelide acque dell’Artico. I riflessi della luce in superficie che ondeggiano sulla tua pelle nivea, il tuo corpo perfetto che scivola armonioso nella fredda corrente, quasi abbandonandosi al suo abbraccio…
Al mio abbraccio.
Perché se tu e il tuo Regno di ghiaccio siete una cosa sola, anche io e il mio Regno acquatico lo siamo.
Il flusso dei miei pensieri continua a infrangersi come le onde della risacca sulla spiaggia e il suo ritmo ipnotico mi sussurra il tuo nome come una dolce ninna-nanna. Mi invita ad arrendermi al sonno, mi lusinga promettendomi che almeno in sogno ti avrò accanto… ma so che se chiudessi gli occhi rivivrei ancora la visione da cui tutto è cominciato.
Nonostante questa consapevolezza mi lascio andare contro lo schienale e abbasso le palpebre.
Ali nere si spalancano lacerando le nebbie; inumani occhi blu sfidano le fiamme. La minaccia si ritira, ma non è sconfitta: la sua fame non si sazia mai; tale brama irrefrenabile oltrepasserà i limiti concessi e metterà in pericolo tutti gli universi. Cosa può impedire la distruzione?
La risposta mi sembra così vicina… ma non riesco a capirla…
…e all’improvviso è come se la stella polare risplendesse davanti a me.
Le mie palpebre fremono. Riapro gli occhi lentamente; temo di non riuscire a reggere la vista di ciò che percepiscono i miei sensi soprannaturali.
Dynast mi sta di fronte.
È reale, ma tanto bello da sembrare un sogno.
Non indossa l’elmo della sua lucente armatura. Posso vedere il suo volto. E nei suoi occhi azzurri, come specchi di ghiaccio, vedo riflessa la mia immagine, nitida.
Mi alzo. Ogni movimento mi risulta di una lentezza irreale. Mi avvicino a lui. Protendo una mano, incerta, come se volessi accertarmi che non sia veramente solo un sogno.
Mi permetterà di toccarlo?
La sua mano incontra la mia. Non indossa neanche i guanti. Un lieve tocco, ma mi scuote fino all’anima.
Sento le sue dita che infilano qualcosa al mio anulare destro. Chino appena gli occhi: è un semplice cerchietto d’oro bianco, ma vi è incastonato un diamante azzurro che reca il simbolo dell’Ha-Ou.
Tremo.
“Questo… è il tuo sigillo.”
Impossibile confonderlo: è l’unico simbolo del suo rango che il Re del Nord ha sempre con sé. E ora brilla sulla mia mano.
“Cosa significa?”
Il silenzio con cui risponde mi spaventa.
“Dimmelo, ti prego.”
Un sussurro flebile, che solo lui può sentire. La prima supplica della mia lunga vita.
Le sue mani avvolgono le mie e le stringono leggermente, con delicatezza. Il suo volto si avvicina al mio. Posso sentire il suo respiro sulle mie labbra: “Tornerò a riprendermelo quando sarà tutto finito.”
Il mio sguardo è incatenato al suo. I miei occhi profondi come il mare specchiati negli occhi chiari come cristalli di lui.
Piano, quasi con rimpianto, sciolgo le mie mani dalla sua stretta. Slaccio la catenina che indosso da sempre: un delfino di raro corallo bianco. Le mie braccia circondano il suo collo e le mie dita sfiorano la sua nuca mentre richiudo il fermaglio.
Resto in quella posizione, come aggrappata a lui… le nostre labbra quasi si sfiorano quando mi chiede…
“Perché?”
Gli regalo il mio sorriso più dolce.
“E’ l’oggetto che mi è più caro. Quando tornerai a riprenderti l’anello, me lo restituirai.”
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