GLI ELEMENTI DELLA FINE
PROLOGO
Un tonfo morbido risvegliò Zelas Metallium, addormentata su una sedia col volto appoggiato su una serie di libri aperti. Erano tutti sparsi disordinatamente su di un enorme tavolo in noce, nella biblioteca della Wolfpack Island.


* Ovviamente con un tavolo in noce non poteva essere la camera di Xel!*

Xellos, seduto comodamente su una poltrona, aveva chiuso un librone alto una decina di centimetri, una nuvoletta di polvere scaturita dalle pagine secolari lo fece tossicchiare un po’, mentre Zelas si stropicciava gli occhi per la dormita, il tintinnio dei numerosi braccialetti risuonò argentino fra le aule statiche e polverose della biblioteca.
<< Fatto. >>  Disse placidamente il demone dagli occhi viola, guardando con il solito sorriso il suo capo.
<< Fatto? >>  Rispose con la voce impastata la Dark Lady.
<< Già…>>
<< Devo essermi addormentata…>> disse l’avvenente bionda dai capelli lisci e le curve da capogiro, scomparendo dalla stanza.
Dopo qualche minuto riapparve, indossava un vestito bianco quasi trasparente molto sgambato e aperto che lasciava poche delle sue grazie all’immaginazione. I capelli increspati per la dormita erano di nuovo ondulati, e il suo volto appariva molto più “sveglio” di prima.

*Beh si fa per dire…il capo rimane uno spettro la mattina finché non pranza…e a volte anche dopo…*
Zelas: TI HO SENTITO!!!
Scritore: Ehm…


Xellos fece apparire fra le mani una cioccolata calda, mentre sul tavolo davanti a Zelas apparve una tazzina di caffè.
Il primo raggio di sole fece capolino da una imponente vetrata esposta ad est.
<< Possiamo cominciare, >> Disse il demone quando ebbe finito la sua cioccolata, << anche se ci vorrebbe un bel dolce…>>
Zelas scivolò nella sedia per poi ricomporsi, << piantala di ingozzarti! E comunque… sei sicuro di volerlo fare?>> Starnutì dopo il primo sorso di caffè.
<< Perché no? Prima è meglio è… qualcosa in contrario?>>
<< A dire la verità ho un brutto presentimento…>>
<< Intuito femminile…o istinto animale? >> Si chiese a voce alta mentre si alzava dalla sedia e i libri si andavano a rimettere apposto svolazzando liberi per l’enorme sala.

*Xel molto “Merlino” ne “La spada nella roccia”*

Cercò di evitare l’occhiataccia rivoltagli dal superiore, e dopo un respiro profondo aprì gli occhi e iniziò a liberare le sue energie.
<< Diventerai come prima per un bel po’ di tempo.>>
Una ventata di polvere si abbatté su Zelas ricoprendola, Xellos arrestò i suoi poteri portandosi una mano dietro la testa in cenno di scuse.
Con uno sbuffò che sembrava più un colpo di tosse Zelas gli fece cenno di continuare facendo sparire la polvere.
<< Ehm…dov’ero rimasto…>>
Il demone riprese a liberare le energie.

Il cielo sopra la Wolfpack Island divenne improvvisamente oscuro, senza stelle o luna a rischiarare la distesa di acqua e l’isola. L’inquietante moto del mare dei demoni colorato della più densa oscurità aumentò descrivendo onde concentriche intorno alla residenza dei Metallium.

Era passata una giornata e la volta celeste era rimasta oscurata per tutto quel tempo… ormai il sole doveva essere tramontato da un pezzo, e se non fosse stato per le energie scatenate da Xellos, sarebbe stato possibile vedere il cielo imperlato da un’infinità di stelle.

Il demone si ergeva immobile al centro della libreria, impugnava il suo bastone, e dalla sfera rossa, come una fontana, numerosi fasci di energia violacea, ricadevano attorno a lui in un lento movimento rotatorio.
Zelas volteggiava a qualche metro di altezza, fissando attenta il subordinato, attenta che non commettesse errori di sorta. Il rito che stava compiendo era forse il più difficile in assoluto, richiedeva l’impiego completo delle energie del demone che lo utilizzava, e lo privava di gran parte di esse di esse per un determinato lasso di tempo. Xellos stava creando un subordinato. Ogni demone poteva compiere questo rito solo una volta.
Per quanto il suo aspetto fosse quello di sempre, da piccoli particolari impercettibili era possibile capire lo sforzo al quale era sottoposto il demone, qualche goccia di sudore, la posizione non più tanto stabile, e qualche incerto quanto impercettibile movimento involontario di tanto in tanto.
Il castello era stato interamente ricostruito… forse utilizzando qualche sigillo o qualche barriera magica anche per gli interni…

* prevenire è meglio che curare…*

Il demone stava facendo del suo meglio, non aveva ancora sbagliato una virgola dall’inizio del rito. Zelas sorrise soddisfatta, anche se il demone ancora non riusciva a padroneggiare appieno le nuove forze, era facile intuirne le potenzialità.
D’un tratto Xellos sbarrò gli occhi, la stanza baluginò nelle distese scarlatte dei suoi occhi.
Fece vorticare il bastone sopra la testa per poi piantarlo nel nulla sotto di se.
Un piccolo pertugio fra la Wolfpack e la dimensione astrale diventò visibile sotto la punta della sua arma. Alcune gocce di quello che sembrava il suo sangue, stillarono nel foro allargandolo a macchia d’olio.
Una forma indistinta oscura e silenziosa prese ad emergere lentamente dal liquido fino ad assumere le forme di un ragazzo inginocchiato.
Poi improvvisamente, un terremoto scosse la terra. Le librerie, preparate a queste evenienze, …

* ve lo immaginate quanti anni impiegherebbe Xellos a rimettere a posto tutto?*

… rimasero in piedi con tutti i libri ondeggiando coi muri.
Xellos e Zelas vennero sbattuti a terra da una tremenda pressione magica.
I due avvertirono una presenza talmente grande da pensare istintivamente a scartare di lato, e come una meteora, di colore indistinguibile, dalla dimensione astrale una creatura si schiantò nella stanza.

* addio libri ordinati…*

Xellos era carponi, ebbe il tempo di fissare la crepa nella sfera rossa del suo bastone, e di controllare che Zelas fosse apposto. Infine i suoi occhi corsero al nuovo arrivato.
Per quanto si sforzasse di aguzzare la vista e mettere a fuoco, non riuscì a distinguere nulla di più di un agghiacciante sorriso spento e due orbite vuote senza vita.
Era forse un respiro quello che sentiva? Od un ringhio?
Si teletrasportò dal suo subordinato, ma prima ancora di poter compiere qualsiasi altra azione, venne investito da uno spaventoso fiume di energia incolore.
Eresse uno scudo col suo bastone, ma, provato dal rito non resistette più di qualche secondo; un fischio terribile e poi uno schianto secco accompagnarono la rottura dell’arma. Lingue di energia viola e rosse, con forme che rievocavano volti storpiati dal dolore, defluirono dai due pezzi del bastone per andare nel corpo di Zelas.
Xellos mantenne gli occhi aperti a gustarsi la fine, ma stranamente non venne subito investito da quella tremenda energia, e la Dark Lady ebbe il tempo di teletrasportare via tutti. Prima che tutto saltasse in aria.

Xellos inginocchiato guardava il suolo della penisola dei demoni mentre il suo petto sobbalzava per il fiatone.
Gli steli d’erba ondeggiavano ritmici, al soffio tenue del vento. Zelas, in piedi di fronte ad un altro corpo privo di sensi, fissava il suo subordinato coricato davanti ai due pezzi del bastone. Se ne stavano su un monte in mezzo a chissà quanti altri, inverditi perennemente. Dominavano una piccola valle, ignara dei cataclismi che accadevano negli altri angoli del globo.
Alzando gli occhi al cielo la Dark Lady si concentrò su un ammasso di nuvole livide. Simile ad un sasso che cade in uno specchio d’acqua, una costruzione gigantesca precipitò verso terra forandole.

A qualche centinaio di chilometri di distanza, una figura alta un metro e mezzo …

Figura: ……

Ehm…alta un metro e novanta dalla liscia e fluente chioma celeste, se ne stava in piedi tenendo in braccio una donna svenuta dalla pelle azzurra e i capelli più bianchi dell’alabastro.
Vicino a lui, una lancia dalla stravagante forma infissa nel terreno.

<< Anche loro non se la passano meglio >>, constatò Xellos rialzandosi in piedi e fissando la stella cadente solcare il cielo e schiantarsi fuori dal suo campo visivo da qualche parte sulla penisola dei demoni.

* Nell’antro dello scrittore giaceva, legato come un salame, in un futon, Ryo Saeba. Di fianco a lui Kaori se ne stava in atteggiamento baldanzoso brandendo un martellone da 100 tonnellate.
<< Che non ti saltasse in mente di andare di nuovo da quella pollastrella! >> Parlò la donna come un sibilo.*

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