| THE END |
Il timido suono di una goccia che cade.
* E finita *
Era lì, seduto, a fissare lo specchio dacqua
sereno e immobile, ora turbato dalla goccia.
Erano occhi spenti i suoi, occhi che non avevano più
nulla da dire.
Occhi che non volevano ricordare, ma che erano costretti a
farlo, che scivolavano nei pensieri di un tempo, per quanto
lui tentasse invano di non farlo.
Occhi dametista, occhi tersi, che conoscevano qualunque
tipo di dolore, tranne il proprio, rotti come un fuscello
dalla bufera che gli si era scatenata contro.
Non parlava, non muoveva un muscolo da ore, o attimi, non
importava più o forse non ricordava più quanto.
La fredda roccia sulla quale giaceva gli ricordava col suo
gelido tocco che era ancora in qualche modo vivo, ma questa
e il suono delle gocce che scandivano il tempo erano le uniche
due ancore che lo facevano sentire vivo.
Non voleva.
* Non servi più*
Echeggiò nuovamente nella sua testa quella voce.
Era la voce che aveva sentito più volte e meno volte
nella sua vita. Con quella voce bastava comunicare col pensiero,
non parlavano mai tanto come facevano i mortali.
Ancora il suono della goccia, rimbombò nellampia
grotta che se ne stava lì eterna da secoli. Non era
turbata, come potrebbe? La natura è estranea a cose
come i sentimenti.. e fino a poco fa credeva di esserlo anche
lui.
Fino a poco fa.
* Sei libero, va dove vuoi, qui non ho più bisogno
di te. *
Tornò come una lama a lacerare la sua mente quella
voce, femminile.
Le piccole onde concentriche della goccia scomparvero poco
a poco, ricreando quella stasi che lattraeva.
Perché il tempo non poteva fermarsi a prima di quellevento.
Il tempo scorreva come le gocce continuavano a cadere dalla
volta della grotta.
Non poteva fermare tutto, tornare a prima e la
piena coscienza di ciò si fece strada in lui a poco
a poco precipitandolo nellabisso del più sconfinato
dolore.
Cercava oblio.
* E finita*
Non era possibile.
Ancora quella voce.
Era finita veramente.
Si alzò, era etereo, non avrebbe potuto più
bere la cioccolata calda del mondo dei mortali.
Aveva con se il suo bastone di legno con incastonata una sfera
rossa.
Quando larma cadde nello specchio dacqua turbò
per qualche secondo quella perfezione.
Poi le onde concentriche scomparvero poco a poco e tutto tornò
come prima.
|
|