ESILIO
capitolo 09
PICCOLI LAVORETTI PER ARROTONDARE...
-Il tuo silenzio significa che accetti?-
Chiese Filippo dopo qualche minuto che Zen fissava il paesaggio fuori
-okkey...-
Disse Zen volantosi
Filippo si alzò dal divano
-Grazie, sei un'amico, io devo sparire dalla circolazione per qualche giorno, quando pensi di agire?-
Zen si appoggiò al tavolo
-Dipende dalle informazioni che mi darai-
-Impianto di allarme della villa, disposizione delle guardie e abitudini del vecchio-
-Roba di Laura?-
-Già. Se mi dici il giorno esatto ti farò recapitare le informazioni domani, da una persona fidata. Io, uscito da questa casa, sarò inritracciabile-
-Sabato non ho niente da fare....-
Filippo fece per andarsene
-Domani avrai quel che ti serve. Alla prossima-
Disse aprendo la porta
-Fatti rivedere verticale, okkey?-
Disse Zen sorridendo al ragazzo
-Ci tenterò...-
Sorrise in rimando, poi scomparve nella penombra delle scale.

-Chi era?-
-un tipo in gamba, il più in gamba che conosca in questa dimensione, e che ora si è messo nei guai per una donna...-
-Allora non è poi così in gamba....-
Disse Xelloss sedendosi sul divano
Zen sospirò
-In un certo senso posso capirlo...-
-E' quello che ti commissiona i lavori di cui parlavi?-
-Si, diciamo che è il mio capo, in teoria...-
-E stavolta, se si può sapere, che devi fare?-
-Far fuori un vecchietto-
Xelloss sorrise
-Il grande capo?-
-Già-
-Ti stai mettendo ne guai anche qui a quanto vedo....-
Zen si accese un'altra sigaretta e guardò fuori il panorama, immerso nel buio della notte
-Tanto ormai sono già stato dato per morto dove mi interessava.-

-Ommioddio! Zen!!-
Il ragazzo dai capelli azzurri era piuttosto malconcio.
Molte ferite sul viso, lo spallaccio destro era rotto e ormai inservibile. Dalla spalla colava copioso il sangue.
Si teneva l'addome ferito profondamente.
Sorrise per quello che riuscì, appoggiandosi allo stipite di quella porta
Poi svenne.
La spada ricadde con un suono argentino al suo fianco.
La ragazza dai lunghi capelli neri corse subito in suo soccorso. Lo voltò e con gli occhi lucidi castò velocemente il recovery.
Dalle sue mani una luce azzurrina si espanse avvolgendo le ferite del ragazzo.
-Zen!-
Scheela si voltò a guardare Xenia
Era sulla porta della sua camera, situata di fronte a quella della sorella. Si teneva stretta la camicia da notte.
-Aiutami!-
Xenia si gettò accanto al corpo del ragazzo castando anch'essa un recovery.
Per un momento vide qualcosa
Il viso di Scheela, e Xenia da parte a lei, preoccupate, tese.
Poi la vista si annebbiò di nuovo.
E tutto diventò buio

Quando riprese conoscenza era in un letto.
Un soffitto di legno.
La vecchia trave l'osservava silente.
Era stanco
Debilitato da un recovery continuato che gli aveva esaurito le energie.
Voltò il capo sul cuscino e la vide
Sorrise
-Zen?-
Scheela si alzò dalla sedia su cui era seduta.
Un raggio di luce mattutino penetrò attraverso le leggere tende bianche.
Aveva vegliato tutta la notte al suo fianco.
L'amava
E quello che stava passando lo valeva
-Zen...-
Di nuovo gli occhi diventarono lucidi, s'inginocchiò da parte al letto e gli prese la mano destra, fasciata.
La strinse delicatamente e vi appoggiò la guancia
-Perchè?.....se lo sapevi dovevi fuggire, dovevi andartene, non dovevi sposarmi...-
Zen sorrise di nuovo
-ti amo. E quello che volevo era sposarti. Punto, cosa c'è di male?-
La voce era bassa
Scheela alzò il viso. Le lacrime le solcavano le guancie
-C'è che per farlo sei braccato da un dark lord, sei praticamente morto! Se l'avessi saputo, se tu mi avessi detto qualcosa io-
-Tu non mi avresti sposato-
Scheela rimase zitta a fissarlo, le lacrime le scendevano ancora dagli occhi.
-Se te l'avessi detto, mi avresti lasciato. Preferisco essere braccato da un ghiacciolo ambulante dal carattere irascibile che stare senza di te. Qualsiasi pena è migliore del non averti al mio fianco. -
la scena si oscurò sul viso di lei
gli oggetti si fecero sbiaditi
Qualsiasi pena è migliore del non averti al mio fianco.....
...Qualsiasi cosa.....
L'ombra calò su quei ricordi del passato
Un soffitto bianco appena illuminato si sostituì ai ricordi
Il sogno era finito
Era mattina e doveva andare a scuola

Venerdi, ore 10:30, educazione fisica.

Alex saltellò a fianco di Zen che correva da solo, sovrappensiero
-Ohi, Zen, che c'è? ti vedo giù-
-Sono solo sovrappensiero-
Disse Zen rallentando leggermente il passo per rimanere a fianco di Alex
-piuttosto, ieri vedevo te un pò giù, t'è passata?-
-Uhm...-
Disse vago Alex
La professoressa fece un vago gesto a Zen, questo le si fermò davanti per vedere che voleva
la professoressa, con un gocciolone sopra il capo gli indicò la maglietta che il ragazzo aveva addosso
-Che c'è scritto stavolta.....?....-
Zen si guardò la maglietta
Davanti c'erano una dozzina di scritte tutte di dimensioni diverse incrociate tra di loro che dicevano esclusivamente 'Sesso Sesso Sesso...'
-C'è scritto 'Sesso' con tanti caratteri diversi ^^-
Disse Zen giulivo
La prof roteò l'indice
-E dietro...?.-
Zen si voltò e si guardò la maglia sulle spalle
-C'è scritto 'troppo sesso in solitudine fà diventare ciechi'-
La scritta era in caratteri minuscoli al centro della maglia
la prof sbrokkò
-CORRI!!!!!!!-
Zen scattò sull'attenti e fece tre giri di corsa lasciando solo polvere dietro di se...

-N-noo aspe...aspe, Malosetti no...p- piano eh?-
Alex non sapeva se scappare a gambe levate o pregare il compagno di classe di tirare piano il rigore
Alex era piuttosto mingerlino, alto e magro, senza un filo di grasso ma nemmeno un muscolo, esattamente il minimo indispensabile per poter stare in piedi, mentre il ragazzo che gli stava tre metri o quattro davanti era muscoloso biondo e piuttosto possente. Il classico atleta.
La prof aveva detto loro di andare a giocare fuori, a calcio, e di allenarsi a tirare e parare i rigori, mentre lei sarebbe stata all'interno della palestra ad arbitare una partita di pallavolo tra le ragazze delle due classi.
Zen aveva insistito per arbitrare lui e stare così con le ragazze ma la prof, con un bel calcione, lo aveva spedito fuori.
Ora se ne stava sugli spalti ad assistere allo sbriciolamento di Alex da parte di Mattia Malosetti.
-Si si, pianissimo, una piuma!-
gli rispose ridacchiando
Alex pregò i pochi santi che conosceva da ateo che era.
-Oilà, Zen, come và?-
Emanuela si sedette a fianco di Zen, sugli spalti.
-Finita la verifica?-
Chiese il ragazzo all'amica
-Si, spero sia andata bene, con la storia che non posso fare educazione fisica mi devo sempre studiare tutte le regole dei possibili sport esistenti...-
-porka miseria lo hai distrutto!-
una voce richiamò l'attenzione dei due sugli spalti
Alex era per terra mentre scoteva la testa a destra e sinistra per scrollarsi di dosso forse il male della pallonata in faccia
-porka vakka me lo sono perso....-
Disse Zen guardando l'amico rialzarsi e controllare che avesse tutte le ossa.
Trezzi, altro loro compagno di classe, guardò Mattia
-Sietta, lo hai sbriciolato....potevi tirare piano....-
Sietta era il soprannome con cui lo chiamavano, diminutivo di Malosietta...da Malosetti...
-ma io HO tirato piano!-
Malosetti era sincero.....

-STA' FERMO IMBECILLE!-
-ma fai male ç___ç-
Emanuela gli tirò un braccio per costringerlo a stare fermo
-Ma non dire cavolate! è solo una sbucciatura, se il nostro campo di calcio non fosse sul nudo cemento non ti saresti fatto niente...-
Alex aveva una lacrimuccia al lato dell'occhio destro. La ragazza lo stava disinfettando sulla tempia destra, cadendo aveva picchiato la testa, per quello la squoteva energicamente appena rialzatosi.
-Però brucia.....-
-Ma se è quello per i bambini!?!!!-
Zen rideva dietro i due, erano in infermeria, il doct non c'era e loro avevano preso le chiavi dalla bidelleria...dove nemmeno il bidello c'era.......bella scuola vero?
Alex se ne stava seduto sul lettino, Emanuela era di fronte a lui e Zen era poggiato al muro dietro la ragazza.
Prese una sigaretta e l'accese.
Emanuela si voltò di scatto appena vide la nuvoletta di fumo e con un rapido gesto glie la spaccò in due
Zen rimase a bocca aperta
-...mbhè..?-
-Qui non si fuma, siamo in infermeria, aspetta fuori che me ne offri una!-
Zen rimase inebetito per un paio di secondi, anche dopo che la ragazza si era già ri voltata per finire la fasciatura ad Alex. Alex rideva
Zen sorrise e scosse il capo
Emanuela era una ragazza battagliera.
Gli ricordava vagamente Xenia...
Uscì dall'infermeria e si accese un'altra sigaretta.


-Signore?-
Zen continuò a parlare con Alex, erano all'uscita di scuola.
-Signore...?...-
Alex guardò il bambino vicino a Zen...Zen vide lo sguardo di Alex e voltò lo sguardo verso il bambino che si era aggrappato alla sua maglietta
-Ahem...ce l'hai con me?...-
-Si signore-
Disse il bambino. Aveva circa sette o otto anni
-Ahem...ah...non mi chiamare signore..mi sà di vecchio ^^;;;...cmq, che c'è?-
Il bambino sorrise e porse a Zen un tubo di cartone di dimensioni A4
-Mi hanno detto di darle questo..che lei mi avrebbe dato una caramella in compenso ^^-
Zen sorrise
-Apri la manina...^^-
Il bambino ubbidì e aprì la mano, Zen glie la riempì di caramelle colorate
Poi si inginocchiò davanti al bambino
-Comunque ricorda che non si accettano ne oggetti ne tantomeno caramelle dagli sconosciuti...-
Il bambino fece energicamente cenno di si col capo e diede il tubo a Zen
Zen lo prese e gli scompiglò un poco i capelli
-ora vai-
Il bambino corse via ficcandosi due caramelle in bocca e le altre in tasca.
-Che è quello?-
Disse Alex guardando il tubo che Zen aveva in mano
-Oh, niente, una cosa che avevo chiesto ad un'amico...

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