>> DIANA INVERSE >>

Dati
Pubblicata il: 22.05.2000
Romantico
Xellos - Philia

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Note dell'autrice: Le parti scritte in corsivo lilla sono quelle in cui Xelloss pensa tra sé.
La Città dei Draghi, in cui si ambienta la storia, non è una mia invenzione, ma è citata anche in "Slayers Try" (credo!), solo che non mi ricordo come si chiama. A chi lo sapesse, chiedo il favore di mandarmi una mail per dirmelo, così provvederò ad inserire il nome corretto. Grazie!


"Vattene Xelloss! Non voglio sentire ragioni! Quello che hai fatto è troppo grave perché io possa perdonartelo. L'ordine di eliminare quella ragazza non era venuto da me, ma dalla nostra Signora, la Sovrana di tutti i Demoni. E tu, miserabile, hai osato ribellarti al suo volere e prendere un'iniziativa dettata da un sentimento indegno come la compassione... va via! Hai disonorato me e tutta la tua razza rifiutandoti di obbedire a un tuo superiore e io mi vergogno di te! Sparisci dalla mia vita, la Wolf Pack Island da oggi non sarà più la tua dimora e d'ora in poi non osare più considerarti mio figlio né mio sottoposto. Ti disconosco!"

Di fronte alla violenza di quella parole e benché si stesse decretando la sua definitiva condanna, il demone non dava alcun segno di reazione, ma stava muto, con la testa china, i pugni chiusi e scossi da fremiti, ad ascoltare quella donna che parlava. Negli splendidi occhi violacei, sempre socchiusi, ogni segno di vitalità era sparito ed ora apparivano spenti e tristi.

Lei invece era molto bella, aveva i capelli biondi, la pelle mulatta e, di solito, fumava tranquillamente una lunga e sottile pipa d'avorio, mollemente sdraiata su un elegante divano di velluto rosso.

Ma ora era lì, in piedi, davanti a suo figlio, e lo stava scacciando da quella che era stata la loro casa per oltre mille anni.

Xelloss alzò lo sguardo, illuminato da un lampo di ribellione, sulla madre, in un ultimo tentativo di evitare l'esilio. "Zelas, sai bene perché non l'ho uccisa. Riconosco di aver sbagliato agendo così, ma tu..."

"Ora basta! Ti ho già detto di non cercare giustificazioni. Il tuo è stato un palese atto di insubordinazione, che va punito come merita. Solo perché sei una mia creatura sarò magnanima con te e non ti priverò dei tuoi poteri. Ma adesso vattene! Questa è la mia ultima parola, addio!"

Detto questo, Zelas si voltò e disparve nel nulla, mentre Xelloss si ritrovò catapultato nella dimensione parallela che separa il mondo dei Demoni da quello abitato dagli uomini.

Subito volle andarsene da quel luogo, tropo vicino a dove aveva vissuto fino ad allora e si teletrasportò sulla Terra, senza pensare alla destinazione, desiderando solo avere un po' di quella pace che non aveva mai trovato.

"E' tutta colpa sua se questo è avvenuto, se ora sono stato cacciato dai miei simili, se sono un reietto. Tutta colpa di una semplice umana, di un essere così debole e insignificante... Dovrei odiarla, eppure non ce la faccio... perché lei è troppo importante per me... troppo importante...Lina..."

Preso dai suoi angosciosi pensieri, Xelloss non si accorse neanche del luogo in cui si trovava.

Stava seduto su quella panchina, le mani sulle ginocchia, lo sguardo basso, perso nel vuoto infinito che aveva nel cuore.

Là era inverno e gli alberi che fiancheggiavano la strada stendevano malinconicamente i loro rami nudi verso il cielo grigio, coperto di nuvole scure.

La gente che passava numerosa per quel viale, affettandosi infreddolita sulla via di casa, guardava solo di sfuggita l'uomo che se ne stava lì tutto solo, in silenzio, chiuso in un dolore forse immenso.

Qualcuno gli gettava una moneta per comprarsi un tozzo di pane, altri lo deridevano, la maggior parte lo ignorava.

Lui però non ci badava; la sua mente non era dove c'era il suo corpo, ma stava vagando nel passato, stava scavando nei ricordi, stava rivivendo gli attimi di una vita ormai finita.

"Ora non sono più niente, devo ricominciare da capo, da zero. Sono solo... terribilmente e completamente solo... non ho il coraggio di reagire... ho perso tutto quello che credevo immutabile... tutte le mie certezze... non ho più nemmeno una ragione per continuare a vivere, a lottare... Vorrei tanto trovare un volto amico, qualcuno su cui contare... ma so che è impossibile..."

Tra la folla che camminava frenetica, c'era anche una giovane che, scorgendo Xelloss, si irrigidì per un istante e poi si fermò in mezzo alla calca, sorpresa da ciò che vedeva.

Era una ragazza davvero carina, abbigliata come una vestale del Re dei Draghi di Fuoco.

Sempre fissando il demone, gli si avvicinò, andando a sedersi accanto a lui sulla panchina. Con sua grande sorpresa, egli non reagì, quasi non avesse percepito la sua presenza.

Allora lo chiamò con voce gentile, ma sempre pronta ad allontanarsi in caso di necessità: "Xelloss... Xelloss... che cosa ci fai qui? Xelloss, mi senti?"

Il monaco, udendo pronunciare ripetutamente il proprio nome, si scosse e sembrò svegliarsi da un incubo che gli stava divorando l'anima. Girò lentamente il capo e guardò la fanciulla con sguardo spento.

Bionda, occhi di un azzurro cristallino, viso regolare e soffuso di dolcezza, illuminato da un bellissimo sorriso: chi era? Perché parlava proprio con lui?

Quando finalmente la riconobbe, la sua espressione assente divenne stupita.

"Philia?... Dove sono? E cosa ci fai tu qui?" disse piano, alzando per la prima volta il viso sul mondo sconosciuto che lo circondava.

Lei sorrise. "Sei nella Città d'Oro, la Città dei Draghi. Non te ne eri accorto?"

Xelloss, con un profondo sospiro, si riversò all'indietro sulla panchina, guardando, forse senza neppure vederlo, uno stormo di uccelli che volava verso sud.

"La Città dei Draghi... allora è qui che sono finito... Eh sì, non c'è che dire, mi sono ridotto davvero male... non avverto più nemmeno l'aura benigna che si sprigiona da ognuno di loro..." pensò, poi le disse: "Sai Philia, poco fa desideravo avere accanto qualcuno che mi potesse aiutare e sei comparsa tu... forse è un segno del destino... forse è questa la strada che devo percorrere adesso che...che sono stato cacciato..."

"Cacciato?! Che significa tutto ciò, Xelloss?"

"Beh, mi dispiace, ma... No, che cosa sto dicendo? Se continuo a tenermi tutto dentro, non riuscirò mai a reagire..." Il demone si interruppe un istante, era chiaro che raccontare la sua storia gli era difficile. Ma poi si fece forza, e ricominciò a parlare: "Ogni cosa è nata dall'ordine datomi da Zelas, il mio superiore diretto, di eliminare una persona... una ragazza... Lina..."

Philia si sentì gelare il sangue nelle vene. Uccidere Lina, la sua amica Lina Inverse! E ora lei era sicuramente morta, Xelloss non ne avrebbe certo avuto pietà... l'amicizia, i sentimenti, tutto questo per lui era in secondo piano rispetto al lavoro... Era davvero terribile.

Il monaco sentì la paura della ragazza, ma non disse nulla e continuò il suo racconto con voce piatta e incolore, senza emozione alcuna, come se stesse recitando una parte a memoria.

"Io ero combattuto... non volevo disubbidire a un ordine... ma lei... lei...non ce l'ho fatta a spegnere per sempre quegli occhi così vivi... così belli... Sono stato un codardo... un vile...ho ceduto alle ragioni del cuore..."

'Quindi Lina è ancora viva!' pensò Philia felice.

"... perché vedi io... mi sono affezionato a quella ragazza. Mi capisci? Io... credo di volerle bene..."

Le ultime parole del demone si persero nel gelido vento invernale, ma la fanciulla capì comunque e si accorse che, pur senza volerlo, la storia di Xelloss l'aveva commossa.

Lui, intanto, si era preso la testa fra le mani e, piegato in avanti, sembrava stesse cercando di contenere il vortice di emozioni che gli turbinava dentro.

Philia, comprendendo la sua situazione, quasi inconsciamente, tese la mano guantata e gliela posò sulla guancia.

Il monaco sussultò a quel contatto inatteso, ma poi sorrise e sfiorò delicatamente la mano di lei con la propria.

"Avanti Xelloss, non abbatterti, la vita continua... Dai, ora vieni a casa con me, non puoi rimanere qui tutta la sera, ti ammaleresti. Coraggio" gli disse sottovoce.

"Ti ringrazio Philia. Sei l'unica persona a questo mondo che mi abbia dato un po' di comprensione" Poi alzò il viso, ritrovando, non senza sforzo, la sua solita espressione allegra. "Oh guarda... sta cominciando a nevicare... non avevo mai visto la neve di persona... sembra quasi magico..."

"Eh già. Una nevicata è una delle cose più belle che esistano... però se non ci sbrighiamo, ci trasformeremo presto in ghiaccioli... fa freddo in questo periodo. Su, seguimi... ti faccio strada"

Percorrendo il viale ormai deserto, nessuno dei due disse nulla, ma entrambi capivano che, per esprimere i diversi sentimenti che entrambi stavano provando in quel momento, non c'erano parole adatte.

Arrivati all'abitazione di Philia, una graziosa casetta un po' isolata dalle altre, lei lo fece accomodare in un piccolo e confortevole salottino e gli offrì qualcosa di caldo.

Quindi lo lasciò solo, andando in cucina per preparare qualcosa da mangiare.

Xelloss iniziò a guardarsi intorno, notando che la casa era arredata con gusto tipicamente femminile: accanto alla poltrona dove sedeva, c'era un tavolino rotondo con un centrino di pizzo e una bella statuina di porcellana, di fronte un divano, che volgeva le spalle ad un caminetto acceso, a fianco del quale c'era una pianta in vaso; tutto il pavimento, infine, era coperto da un grande tappeto colorato.

Alle pareti stavano appesi quadri di ogni genere e, su un enorme cassettone di legno appoggiato al muro, campeggiava il ritratto di un gruppo di persone. Erano i più cari amici di Philia: Lina, Gourry, Zelgadiss, Amelia e anche lui, Xelloss.

Come mai Philia possiede quel quadro? Non ricordo di aver mai posato per una cosa del genere... Quello che mi è ancora più oscuro, però, è il motivo per cui sono ritratto assieme a loro... io che l'ho sempre persa in giro... che sono il suo nemico giurato... il rifiuto della società... il peggio che esista! Non riuscirò mai a capirla... prima dice di odiarmi, ma poi mi accoglie in casa sua e si tiene pure la mia immagine incorniciata in salotto! E' incredibile, tuttavia... mi fa piacere... ma perché?... Che mi succede?"

Quando Philia ritornò dove aveva lasciato il demone, lo trovò che ammirava il panorama completamente innevato che si godeva dalla finestra, e invitò il suo ospite a sedersi a tavola.

Dopo cena, i due trascorsero, con grande stupore di entrambi, qualche piacevole ora chiacchierando davanti al fuoco scoppiettante e, al momento di separarsi per andare a dormire, Xelloss sembrava aver ritrovato la serenità.

Durante la notte, però, il monaco stette a lungo a pensare a quei momenti così belli vissuti con quella ragazza che, fino al giorno prima, avrebbe classificato tra i primi soggetti da eliminare per avere un mondo migliore.

Anche la giovane si interrogò lungamente sugli stessi perché, e, pure lei, non riuscì a spiegarsi il mutamento avvenuto nel demone e quello strano sentimento nei confronti di lui che pian piano si faceva strada nel suo cuore.

Solo sul far del giorno riuscirono a prendere sonno, ma si proposero di guardarsi bene dal fare parola all'altro delle interrogazioni notturne sugli strani rapporti che si erano instaurati tra loro, preferendo fingere di ignorare tutto.

Ma il mattino seguente, Xelloss aveva perso quella tranquillità che sembrava aver ritrovato e, ricaduto nella sua apatia, appariva triste e abbattuto.

Philia, nel vederlo ridotto in quello stato, provò una stretta al cuore che non seppe spiegarsi.

"Che hai, Xelloss? Ieri sera eri contento... come mai oggi hai perso di nuovo il sorriso?"

"Non è niente... soltanto ...pensavo a Lina. Vedi, io le voglio bene, tuttavia so di non contare nulla per lei. Lei ama Gourry... il mio sogno di essere ricambiato è un'utopia, non sarà mai realtà... Ed è per questo che voglio e devo dimenticarla!..."

La ragazza sospirò tristemente. "Non puoi neanche immaginare quanto ti capisco, Xelloss... anch'io ho capito di voler bene ad una persona che non ricambierà mai il mio amore... Per giunta lui non è della mia razza ei miei simili lo odiano e lo temono..."

"Perché mi sta dicendo queste cose? In fondo io sono un demone... non sono certo il confidente più adatto per un drago dorato come lei... ho quasi sterminato la sua razza... Non ci capisco più nulla!"

"...Quello che sto per dirti, Xelloss, forse ti farà ridere, o forse ti farà arrabbiare... non lo so... perché devi sapere che io... io sono innamorata di te!"

Il demone, che stava sorseggiando lentamente un caffè, si bloccò con il braccio a mezz'aria, come fulminato da ciò che aveva appena udito.

La tazzina che teneva in mano cadde e andò a sfracellarsi al suolo, rompendo, con il rumore dei cocci, l'imbarazzante silenzio che si era creato tra i due.

"Ti chiedo scusa Xelloss. Lo so, avrei dovuto tacere e cercare di soffocare dentro di me questo sentimento... ma non ce l'ho fatta... Ti prego, perdonami..." La fanciulla scoppiò a piangere, prendendosela con se stessa per non aver saputo trattenersi.

Lui si alzò in piedi, per nulla irritato, e la chiamò accanto a sé, con una dolcezza di cui egli stesso si stupì. "Philia, non devi rimproverarti nulla: quando ero piccolo mi hanno sempre detto che al cuore non si comanda, ed è vero... Su, adesso calmati e asciugati quelle lacrime... non so come consolare una donna che piange"

La ragazza a quelle parole si tranquillizzò un po', ma tenne ancora il volto nascosto tra le mani; il monaco, vedendola così indifesa, sentì una strana forza, proveniente dal suo intimo più profondo, dove era sepolta la parte migliore di lui, che lo spingeva a mettere un braccio attorno alle spalle di Philia, per darle coraggio.

La giovane, a quel contatto, alzò la testa e arrossì, ma subito si chinò, imbarazzata.

Tuttavia, benché un demone la stesse abbracciando, non sentì nessun disgusto, anzi, quella mano forte posata su di lei, la faceva sentire sicura e protetta.

"Sai Philia, da quando ieri mi sei comparsa davanti, qualcosa nel mio cuore è cambiato. Non so che cosa sia, ma so che stare con te mi rende felice, tranquillo, più di quanto non lo fossi stando con Lina..."

"Oh Xelloss... anch'io provo queste stesse sensazioni che non so descrivere con le parole, ma so che l'unico rapporto che può esistere tra le nostre due stirpi è l'odio... l'amore no... un drago e un demone non si potranno mai amare ed è per questo che non volevo che tu sapessi... noi siamo come il giorno e la notte, come l'acqua e il fuoco... destinati a respingerci e a distruggerci a vicenda... è l'ineluttabile legge della natura..."

"No. L'amore, alla pari dell'odio, non ha confini, e noi ne siamo la prova tangibile... tu ed io siamo qui, l'una nelle braccia dell'altro, e ci amiamo. Devi credere a noi due, Philia... e se ci crederai, potremo dimostrarlo al mondo. Vuoi?"

Lei alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di lui, che, aperti e fissi sul suo volto, risplendevano di una luce nuova, senza però perdere la loro bellezza fredda e imperscrutabile.

Poi le loro labbra si sfiorarono in un lunghissimo e tenero bacio, che sanciva per sempre la rivalità tra due razze, nemiche dall'eternità.

"Avevi ragione Xelloss" gli mormorò Philia teneramente "Ora ho capito qual è la verità... Draghi e Demoni non sono altro che l'incarnazione del bene e del male, sentimenti che convivono nell'animo di ognuno... Dobbiamo solo imparare a rispettarci a vicenda e potremo vivere per sempre in pace"

Il monaco stava per risponderle, ma sentì che qualcosa stava per accadere e rimase muto, guardando in alto.

Fuori nevicava ancora fittamente e la Terra pareva addormentata sotto quella spessa e soffice coltre bianca. Il silenzio era assoluto, si udiva solo il crepitare allegro del fuoco nel camino e il loro respiro.

All'improvviso, preceduti da un forte vento magico, due occhi d'oro apparvero nella stanza: uno era benevolo, l'altro crudele e spietato, ma entrambi scintillavano, animati da un potere e da una volontà superiori.

Xelloss era come paralizzato da ciò che vedeva, e istintivamente, percependo il pericolo, strinse più forte la ragazza a sé.

"Ma... ma quella non può essere che... No, non mi sto sbagliando, è proprio lei... Per me è finita... non mi lascerà certo andare via impunito... se è venuta qui, è perché vuole regolare i conti..."

Dopo un istante che sembrò eterno, riecheggiò un'autorevole voce di donna. "Xelloss, figlio di Zelas, ascoltami! Io, Lon, creatrice e signora di tutto l'universo, ti avevo ordinato di uccidere Lina Inverse, ma tu ti sei ribellato al mio volere, e per questo sei stato esiliato.

Però ora io voglio darti una possibilità per riscattarti. Hai due sole scelte davanti a te. O lasci quella creatura del bene e torni ad essere un demone come gli altri, oppure ti saranno tolti i tuoi poteri e verrai trasformato in un uomo, ma in cambio potrai vivere una vita normale con colei che ami. Scegli!"

Xelloss era ad un bivio: non voleva perder la sua natura demoniaca, perché ciò avrebbe significato tagliare completamente i ponti con tutta la sua vita passata e con il mondo in cui era nato, ma, nello stesso tempo, non voleva neanche lasciare l'unica persona con cui aveva finalmente trovato la felicità tanto cercata.

Philia, comprendendo i suoi dubbi, gli disse: "Se io venissi trasformata in un demone, potrei vivere accanto a te e tu non dovresti essere privato della tua magia, vero?"

"Sì, è vero ma... così facendo perderesti la tua identità di drago dorato, perderesti tutti i legami con il tuo popolo... saresti sola! Non voglio che tu ti sacrifichi per rendermi felice" ribatté lui.

"Amare significa anche e soprattutto soffrire per chi si ama. Non devi preoccuparti per me, so quello che faccio! E poi non sarei sola, perché ci saresti tu con me" fu la decisa risposta della ragazza.

"Oh Philia, io... io non so cosa dire... Però... se tu lo vuoi... lo faremo" le disse il monaco, con la morte nel cuore. Quindi si rivolse a Lon. "Mia sovrana, puoi esaudire il suo desiderio?"

"No!" rispose questa. Un brivido freddo corse lungo la schiena dei due amanti, che credettero di veder scomparire per sempre l'unica speranza di una vita insieme. Ma la Signora dei Demoni proseguì. "Se Philia è disposta a rinunciare ad essere quello che è per permetterti di realizzare i tuoi sogni, vuol dire che ti ama davvero e più di se stessa. Rispetto e ammiro il suo grande coraggio e perciò vi concedo di vivere il vostro amore. Non devi più scegliere, Xelloss. Certo incontrerete tanti ostacoli lungo la vostra strada, ma se rimarrete uniti, riuscirete a superarli. Vi auguro buona fortuna, ne avrete bisogno!"

Appena ebbe finito di parlare, Lon scomparve, lasciando Xelloss e Philia alla loro gioia.

Una lacrima rigò il viso del demone, bagnando quegli occhi che non avevano mai conosciuto il pianto, mentre lui accarezzava teneramente il viso della fanciulla alla quale doveva tutto. "Grazie, amore mio, grazie. Senza il tuo gesto coraggioso, sarei stato costretto a rinunciare a qualcosa... ma avrei scelto te, non ce l'avrei fatta a lasciarti, te lo giuro... Ora invece sono veramente felice... grazie... grazie ancora!"

"Non devi ringraziarmi Xelloss. L'ho fatto perché ti amo. Però adesso non pensiamoci più, quello che conta davvero e che da oggi in poi potremo restare insieme. Sarà difficile, ma ci riusciremo, vedrai..."

Mentre la ragazza si lasciava trasportare da quei sentimenti che le scaldavano il cuore, il monaco la abbracciò dolcemente, e un altro bacio segnò l'inizio di una bellissima storia d'amore.

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