KALEIDOSCOPE
capitolo 01:
1 aprile 5022 (calendario draconico)
WIN, LOSE OR DRAW

Due occhi fremettero nel buio.
Lo cercava. Poteva sentire il suo freddo alito, là fuori, trafiggere il vuoto come tanti piccoli speroni di ghiaccio, fiutare, sondare ogni minimo particolare, in cerca di sue tracce... ma era ancora presto. Nessuno poteva vantare la perfezione, Lei nemmeno, questo lo sapevano anche le fredde pietre. Per questo non lo avrebbe trovato.
In ogni caso sperò che la sua aura fosse ben celata, non poteva permettere che scoprisse proprio adesso il suo nascondiglio... non era pronto. Laggiù le cose stavano prendendo una piega interessante, quasi favorevole, ma purtroppo insufficiente così com'era ad ottenere la libertà...
La caccia era cominciata da appena un anno, rifletté prima di cadere in un sonno esausto. Perché allora Lei si muoveva da più tempo? E da quando poi?
E infine... come poteva permettere una simile... trasfusione?


Penisola dei demoni.
Questa lunga striscia di terra si estende per chilometri e chilometri, tra immense pianure, monti e colline erbose; le città sono molte, popolose, ma poche veramente conosciute. Anticamente isolata dal resto del continente, ora è libera dal dominio dei Cinque; le acque dei mari vengono regolarmente solcate da navi mercantili, pescherecci, grandi transatlantici, che fanno scalo alle due belle isole sulle coste nord durante il passaggio dalla penisola al mondo esterno. Zefiria e Kalmaart se ne contendono da tempo l'influenza, poiché oltre a quelle vi sono solo scogli e schiuma.
Ma non sono davvero le uniche.
In verità, tutti conoscono l'esistenza di un'altra bellissima isola, giù a mezzogiorno, un atollo di acque cristalline e palme generose. Ma nessuno ne parla. Strani racconti si vociferano, di marinai che hanno affrontato il mare aperto senza mai più far ritorno...
Avete capito bene: quello è il regno di Zelas Metallium, detta Greater Beast, terza dei Lords di Shabranigdu.
L'accesso al suo remoto angolo di quiete è permesso a due sole presenze, la sua e quella del suo unico subordinato. Tre, occasionalmente.
Proprio là, un soleggiato giorno di aprile, si stava svolgendo una strana conversazione.

Nell'ombra tintinnarono due splendidi bracciali d'oro; apparvero fugacemente all'ampio fascio di luce che proveniva dal rosone. Esso era di un unico colore, blu, e posto sulla volta; il tutto dava un'atmosfera irreale alla sala, come se fosse stata accesa una grande lampada di wood. A parte quei ninnoli, estratti e riposti negli scrigni con regolarità, tutto era silenzio.
Zeross restò inginocchiato per il quarantatreesimo minuto dalla genuflessione, paziente, anche se cominciava a sentire un insopportabile formicolio alle gambe. E fitte vagamente preoccupanti alla schiena. Ciò nonostante evitò di lasciar trasparire i suoi pensieri.
Lady Zelas parve uscire dallo stato di trance in cui era caduta, alzandosi con gesti aggraziati e raggiungendo con pochi, lenti passi le vetrate che illuminavano l'intera sala, fatta eccezione per l'area circoscritta al seggio di velluto rosso. Lisciò con il palmo la stoffa morbida dei tendaggi, scrutando il suo regno. Sebbene apparisse tranquilla, nell'intimo fremeva al pensiero della novità che fra poco sarebbe giunta. Basta con lo stare rinchiusa là dentro, come una monaca, passeggiare in corridoi bui, abitare stanze polverose.
Anche il suo vestiario avrebbe subito un radicale cambiamento: niente più vestitini slavati e stropicciati, sempre uguali; era una mazoku? Una Lady dei mazoku. Bene, avrebbe approfittato più a fondo della sua posizione. Si era lasciata andare troppo.
Quasi a dimostrazione dei suoi pensieri indossava l'unico abito d'eccezione che aveva, o perlomeno l'unico che le fosse rimasto. Dolci pieghe di velluto e broccati scendevano dalle sue spalle, per fermarsi sulla vita in un tripudio di ricami e infine appoggiare mollemente sugli scarpini chiusi, bordeaux, in perfetta armonia con la tinta generale. Le spalle denudate indicavano un'antica abbronzatura impallidita, che aveva profondamente stupito il suo subordinato - lei amava da sempre il sole - ma risaltava sul tessuto scuro. Le guance e la fronte erano incorniciate da biondi, corti boccoli, leggermente stirati, e da una fascia sempre bordeaux adorna di simboli esoterici.
Quello era l'abito con cui era nata. Quando Shabranigdu aveva aperto le mani bestiali, un lontano giorno passato, Zelas indossava quei broccati. Un riconoscimento gerarchico. Zeross la vide sorridere: di sicuro macchinava qualcosa. La conosceva troppo bene per non capirlo. Lo sciabordio lontano delle onde riempì ancora per molto il silenzio, e attraverso i vetri le palme oscillavano. La Wolf Pack Island si trovava a sud della penisola, non eccessivamente distante dal Deserto della Distruzione, e appariva come una mezzaluna boscosa sovrastata, a nord, da un piccolo vulcano quiescente. Una collana di scogli disseminati in linea curva di fronte alla baia completavano l'aspetto dell'atollo. Era insomma un paradiso di foreste lussureggianti, ricche, generose, molto lontane dal canone di luogo demoniaco delle credenze. E ciò faceva sorridere i suoi abitanti ogni qualvolta sentivano le storie.
Finalmente, pensando a questo più che al discorso che andava a cominciare, lei si schiarì la voce. Era chiara e vellutata, e nelle sue pupille balenarono riflessi d'oro.
<< So che ti ho fatto aspettare. Ebbene, vieni. >> accompagnò l'esortazione ad un breve cenno della mano. Zeross eseguì, contento di potersi finalmente alzare.
<< Come avrai capito dagli incarichi sciocchi che ti ho dato negli ultimi giorni, non è mio interesse partecipare a queste azioni belliche che Dolphin ci prepara. Guadagnerei ben poco. Tuttavia >> lui alzò gli occhi, stupito da quell'inaspettata disgiunzione << Per ragioni che ben sai, non voglio nemmeno trovare la mia cara sorella troppo intorno... diventerebbe... fastidiosa. Per farla breve, mi ha chiesto subordinati. >>
Rise, divertita dalla faccia di Zeross.
<< No, non di crearli, non ne avrei la minima voglia, anche se ammette che nessuno li fa belli come me! >> era proprio quel ragionamento che aveva paura di sentire, riconobbe tra sè il mazoku. << Per qualche mese le concederò che tu stia al suo servizio, se vuoi. Naturalmente non gliel'ho ancora detto. Mi sono presa il disturbo di risponderle che avrei chiesto in giro solo per levarmela di torno, e ti reputo abbastanza intelligente da desiderare qualsiasi cosa al posto della sua autorità. Quindi scegli ciò che ti fa più piacere... e ricorda che ti è concesso un grande privilegio >> teneva particolarmente a sottolineare i favori che concedeva << Ma temo che Dynast terrà Sherra al guinzaglio, di conseguenza Neechan verrà a molestarci se non vai tu. >>
Era indecisa tra lo scampare rischi di incontri e il preservare una certa patria potestà su di lui, il miglior subordinato sulla piazza. Zeross eseguì un elegante baciamano e dichiarò:
<< Ovviamente se me lo permettete resterò al vostro fianco. Non sono sicuro di volervi lasciare incustodita >> aggiunse con un sorrisetto, raddrizzandosi a pochi centimetri dal suo viso.
Zelas si ritrovò ad arrossire, non si sa se di collera o di qualcos'altro, poiché quello era un gesto che il mazoku faceva sempre quando...
Tempi pazzi.
<< Torna al tuo posto, adesso >> gli ordinò seccamente << Devo sbrigare alcune faccende. >> Zeross la fissò allontanarsi verso i corridoi un po' contrariato, con le mani sui fianchi e il mantello leggermente alzato sui gomiti, finché un colpo - proveniente senza dubbio dalla dimensione astrale- lo colse a guardia abbassata e gli fece sfondare la finestra.

Confuso, si portò in posizione di combattimento; ma chi lo aveva attaccato era in vantaggio: dopo averlo malmenato per bene lo prese alla gola; si sentì serrare la trachea da cinque dita di ferro, sollevare e infine spenzolare impotente. Quando aprì gli occhi e sbirciò in basso vide il cratere a strapiombo del vulcano. Un gran bel salto, senza contare che presto lo avrebbe raggiunto l'incoscienza se non si liberava da quella morsa. Non che avesse bisogno di molto ossigeno, ma i danni alla sua forma umana potevano debilitarlo e durante i combattimenti prestava grande attenzione a questo particolare, evitando se possibile i corpo a corpo. E non tirava un bel respirone da un pezzo...
Finalmente riuscì a rivolgere lo sguardo al suo aggressore. Sorrise lievemente.
Aveva davanti un cimiero davvero strano, tutto di bronzo e d'argento, con due pennacchi -che trovava alquanto ridicoli- nella parte retrostante; dalla visiera abbassata brillavano due fessure cerulee, ma di una sfumatura talmente chiara che molte volte si era ritrovato a chiedersi se non fossero cieche.
Anche se la sua situazione gli permetteva unicamente quel panorama, poteva ben immaginare il resto dell'armatura, dopo tutte le volte che l'aveva vista.
<< L... Lord Grausherra... >> il sorrisetto mutò in una smorfia di dolore. Accidenti, quanto stringeva! Con uno sforzo portò le mani attorno a quei polsi, ma dei guanti potevano fare ben poco contro il mithrill.
Una voce, che pareva salire dalle viscere della terra, sibilò queste parole: << Mi sembrava di averti avvisato, di come finivi se osavi ancora sfiorare Zelas! >>
Il fantoccio tra le sue grinfie mortali cercò di metterla sul ridere, anzi, più che altro non riuscì a trattenersi: il rimbombo dentro quella scatola per sardine era così confusionario, così cacofonico che a stento si capivano le lettere iniziali delle parole.
<< Forare? Ma io non sforacchierei mai... >> la stretta aumentò.
<< Questo è troppo! >> ululò Dynast inferocito. Come avrete capito era leggermente instabile, oltre che facile alle mani. Su di lui l'umorismo di Zeross aveva effetti devastanti. Seguitò a stringere sempre più, e la sua vittima anche se cercava di sfuggirgli col teletrasporto poteva a stento pensare; le ossa scricchiolavano.
Finisce così?, si chiese Zeross facendo un ultimo sforzo. Neanche avesse seriamente mancato di rispetto alla sua signora e padrona. Quella era una semplice fissazione, possessività allo stato puro, e gli sembrava alquanto miserabile chiudere i battenti a quel modo.
Digrignò i denti.
Ma un intervento che aveva del miracoloso interruppe l'esecuzione.
<< DYNAST!! >> protestava una voce fin dai piedi del vulcano.
L'oggetto della discussione avanzava ad ampie falcate, reggendosi la gonna ingombrante e sfiatando fumo dal naso. Ecco, si era arrabbiata. E tutta la grazia fascinosa? Scomparsa.
Finalmente decise di teletrasportarsi. A quanto pare la sola voce non bastava a risparmiare il suo povero subordinato e la strada era anche lunghina fin dal basso; si fermò a poca distanza dall'armatura immobile e riprese fiato.
<< Lascialo! >>
Dal cimiero provenne un suono confuso. Si sarebbe potuto classificare tra un risolino e uno sbuffo, ma sfortunatamente Zelas lo interpretò come un risolino.
<< Ho detto lascialo subito!! >> e mollò un calcio al ginocchio di Dynast; normalmente un'armatura di tal fatta ne avrebbe riso, ma i colpi della Lady potevano essere potenti. Il Lord mugolò di dolore.
<< Guarda che se lo lascio casca di sotto eh? >>
<< Hai capito benissimo cosa intendevo!!! >> muggì lei.
Alla fine, dopo dieci minuti buoni di travaglio, il povero Zeross venne liberato dalla presa ferrea e gettato sul terriccio delle antiche colate laviche. Lady Zelas si frappose tra i due in atteggiamento inquisitore. Foriero di burrasca.
<< Sei... completamente uscito di senno?! >> sbottò a voce alta << Non ti ricordi già più cosa ha detto Dolphin? E cosa ti ho detto allora io? O vuoi mandarle Sherra? >> concluse in tono provocatore. Dopotutto non vedeva perché dovesse esser proprio lei a prestare subordinati ai cani e ai porci.
Dynast parve preso alla sprovvista.
<< ...Ecco, non credevo che te la saresti presa così tanto... Comunque ne abbiamo già parlato, non concederò i servigi di Sherra a quella specie di sardina sott'olio. >>
<< Ah, e perché no? >>
Frattanto che i due litigavano animatamente, un certo Zeross semistrozzato riprese fiato, strofinandosi il collo dolorante; conosceva bene le ragioni di entrambi.
Ormai era noto anche ai sassi quanti e quali Lords mancassero all'appello, ovvero Hellmaster Phibrizio e Chaos Dragon Garv, nato in ritardo rispetto agli altri; ma ciò che non si sapeva era che proprio loro a muovere le fila dei rapporti sociali intercorrenti tra i signori del male. Garv procurava continuamente problemi, piccole guerricciole con umani, draghi, elfi e quant'altro si prestasse ad uno scontro emozionante; insomma, era oltre che un guerrafondaio incallito l'intrattenitore del gruppo, colui che teneva lontani la noia e il torpore di una vita senza grandi intoppi.
Lord Hellmaster invece, col suo carisma -e con il suo enorme potenziale magico, ben inteso-, pianificava alla perfezione l'attività da svolgere per una sistematica azione di disturbo, amalgamava i Cinque e allineava sulla stessa lunghezza d'onda i loro poteri (almeno a sentir lui). Tutto ciò gli aveva permesso di raggiungere la supremazia e mantenerla a lungo. Fino a quando non aveva iniziato a scaramucciare con LoN.
Lady Beastmaster e Lord Grausherra invece, non che facessero loro difetto audacia, abilità e spregiudicatezza, oltre che ambizione, ma preferivano una vita più solitaria. Addirittura, da quando erano mancati gli appoggi giusti, si guardavano bene dal provocare gli Dei ryuuzoku: una condotta che può apparire strana riferita a due eredi del maou Shabranigdu nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Ma se è vero che da soli avrebbero potuto dominare ben più di un atollo e di una ghiacciaia, di questo si parlerà più avanti.
L'ultima dei tre, invece... l'ultima era meglio non parlarne.
La consideravano di tacita intesa una piaga insanabile, Dolphin. Chiamandola tutt'altro che per nome, con appellativi presi occasionalmente da racconti o leggende su di lei, esprimevano alla perfezione la distanza tra di loro. Era la "Sirena", "Principessa, regina dei mari", "Cavalluccio", "Famelico delfino" e un sacco di altri nomi. Preferivano un più neutro e generico "Signorina". Non chiedetemi il motivo di questi nomi, poiché probabilmente nemmeno la stessa Dolphin lo sapeva.
Tuttavia non era nata diversa; lo era diventata.
Era stata in passato la più subdola, spietata e sottile di tutti i Lords, tanto da raggiungere scontri aperti con Hellmaster Phibrizio -che non si sa come gliel'aveva fatta passare liscia-. Era quindi incredibile la metamorfosi. Sembrava davvero quella delle leggende, che la volevano una benevola protettrice dei marinai e delle coste; il mare era il suo regno ed il suo fidato complice, nessuno che possedesse poteri inferiori ad un maou completo poteva accedere al suo palazzo di coralli. Un vantaggino niente male.
Un bel giorno però, non si sanno né la data né l'anno esatti, le leggende narravano che era tornata dal saccheggio di una città gnomica carica di talismani, la sua cosa preferita. E i suoi poteri avevano subito un tracollo tanto brusco che per molto aveva faticato a lanciare anche una semplice palla di fuoco.
Aveva distrutto ogni ciondolo, bracciale, pugnale, tavoletta, fossile, in preda alla furia e più totale, ma quando era arrivata a fare i conti con gli ultimi tre... era irrimediabilmente contaminata. Disperata, trasformò il castello sommerso in un antro di murene e per secoli di lei non si seppe più nulla. Fu per questo che lo stupore fissò un'espressione quasi terrorizzata sul volto di Dynast e Zelas, quando durante una solitaria riunione ricomparve.
Sedevano al tavolo del palazzo di Phibrizio, che avevano continuato ad usare appena dopo la morte del mazoku e che poi avevano lasciato perdere; ad un certo punto, avvertita una presenza estranea, erano balzati in piedi. Non ricordavano nemmeno più la sensazione data dalla sua aura, anzi, credevano fosse stata uccisa dai poteri di quei talismani. Inoltre aveva cambiato aspetto; sembrava più adulta.
Il responso era suonato più o meno così:
<< Erano i sigilli del Bead Palace a celarmi. >>
E tante grazie.

Adesso invece i riflettori avevano ricominciato ad illuminare anche lei; la graziosa demone poteva apparentemente contare su tutti i poteri che l'avevano resa una temibile avversaria in passato. Il carattere non le era cambiato di una virgola, chiedeva e comandava, ascoltava e comandava, analizzava e smontava i progetti impossibili con un logica tanto fredda quanto indiscutibile.
Una presenza più che fastidiosa.
I suoi consanguinei aspiravano ad evitarla come a risvegliare Shabranigdu, quindi non c'è da stupirsi se spesso acconsentivano alle sue richieste pur di levarsela di torno. Di combattere non se ne parlava: troppa fatica, tempo sprecato per dannose lotte intestine... e una marea di altre scuse.
Insomma, era appestata abbastanza per essere evitata. Soprattutto con l'incognita di quei misteriosi talismani, che l'avevano torturata e rovinata così e che lei stessa non aveva mai mostrato a nessuno. Zeross non aveva più voglia del suo master di avvicinarla, ma dubitava che avrebbe conservato la pelle con un certo pazzo lì attorno.
Venne distratto dal diverbio in corso, più agguerrito che mai. Il tema però sembrava cambiato.
<< Che significa "non possiamo andare"!? >> strillò Zelas.
E' evidente che l'apatia mattutina giaceva abbandonata da qualche parte.
<< Significa che non me ne andrò via da questo postaccio polveroso che sa di zolfo senza la mia armatura! >> rispose Dynast.
<< E pigliala, chi ti dice niente... che problema c'è, se ce l'hai addosso? >>
Il demone emise un muggito cavernoso, i pennacchi del cimiero sventolavano minacciosi. A Zeross quella scena divertiva particolarmente. Poi il Lord diede in escandescenze con un'esclamazione rimbombante.
<< E' incastrata in questo fango schifoso!! >>
Lady Zelas smise di scendere alle pendici del vulcano, si voltò, squadrò attentamente l'ammasso di piastre argentate e chiese perplessa: << La mamma, volevo dire, il papà non ti ha insegnato come uscire dal fango? Non sei tu più demone? Non sa più un demone cos'è il teletrasporto? >> sogghignò schernendolo.
Prima che Dynast facesse riattivare il vulcano con chissà quale sorpresina, anche se era altamente improbabile che si accanisse contro la sua dolce metà, intervenne Zeross. Cercò di mascherare al meglio il sorrisetto da solenne sghignazzata che gli danzava agli angoli della bocca e prese parola.
<< Ahem, chiedo scusa se riesco inopportuno.. >>
<< Tu sei sempre inopportuno, specie di anguilla vestita in nero >> ringhiò il Lord, mentre gli occhi cominciavano a chiazzarglisi di rosso per l'esasperazione.
Il subordinato decise di ignorare prudentemente il commento.
<< Volevo solo far notare che... >>
<< Non ho ancora finito! >>
<< Cosa volevi dirmi, Zechan? >> disse allora Zelas, incrociando le braccia; non era contenta, né per il comportamento da orso di Dynast, né per l'interruzione dell'interpellato. Questi deglutì al soprannome: troppo amichevole. Forse doveva essere più prudente del solito.
<< Ecco, Master, molto umilmente volevo ricordare che non siamo sulla cima di un vulcano qualunque, cioè... pare che sia stato maledetto più volte e girano strane storie... >>
<< In parole povere? >> chiese lei. Batteva leggermente la punta dello scarpino sul terriccio.
<< La mota qui, è strana; se cattura colui che esce dal sentiero, forma sabbie mobili assai difficili sia da evitare sia da lasciare, se ci si è già cascati dentro. E poi... gli annali raccontano di un mostro che si aggira nelle profondità dell'isola fiutando vittime, demoniache soprattutto... >>
Zelas smise di ascoltarlo con espressione seria e alzò gli occhi al cielo.
<< Per chi mi hai preso, per un lattante col moccio al naso? >> esclamò Dynast, sghignazzando -non si sa perché- << Non ti sembra che sappia un po' troppo della favola sul lupo cattivo? >>
<< Per nulla >> ribatté Zeross mantenendosi serissimo << Non mento. >>
Dall'elmo provenne uno sbuffo, soffocato da vari eco.
<< E' descritto meticolosamente sugli annuari della nostra biblioteca; come sapete, in tempi antecedenti all'avvento di Shabranigdu e alla prima lotta tra bene e male, qui erano insediati numerosi gruppi di elfi. Provenivano dal continente, questa era la prima isola che quegli instancabili esploratori avevano scoperto >> il racconto prese ben presto l'attenzione degli ascoltatori, che lo volessero o no. Lady Beastmaster riconobbe tra sè che aveva creato non solo un mazoku efficiente e intellettualmente dotato, ma anche un abile oratore.
<< Poco prima che nasceste voi, avvenne un tradimento; uno di loro, corrotto, cioè passato dalla parte giusta, insinuò nelle viscere della terra di questo atollo una bestia letale, che aggrediva la notte chiamando con una voce soave gli abitanti e attirandoli in un pozzo dove annegavano, tra le sue spire. Non so se si tratti di un serpente o cosa, ma alla fine rimase una sola famiglia. Per quanto fossero audaci e preparati, la nave pronta a salpare scomparve la sera prima del giorno stabilito; sapevano che era stato il mostro. Allora il capofamiglia e tutti gli uomini coraggiosi uscirono per affrontarlo, ignorando le suppliche delle donne.
Una di loro, una fanciulla innamorata del più bel giovane, cercò di trattenere l'elfo e cercare un'altra soluzione; purtroppo però, la sorte voleva che fosse destinata a non vederlo mai più. La stessa notte, le urla che squarciarono il silenzio provenivano dal pozzo della bestia >> sogghignò raggelante. << Poi quel flagello, non sazio, strisciò veloce all'abitazione fortificata, dove di udivano pianti e grida terrorizzate. Scoppiò un incendio, che abbatté le fragili fondamenta di legno e pietra, e gli permise di entrare. La fanciulla elfa allora, vedendo morire sotto le sue fauci la madre, la nonna, tutti i congiunti che le erano rimasti, compì l'atto che ha relegato qui per sempre il mostro: si gettò tra le fiamme di spontanea volontà, pronunciando una maledizione verso il vulcano >> << Le maledizioni elfiche sono molto forti, difficili da eliminare >> rimuginò Zelas a voce alta << Forse proprio perché sono un popolo fondamentalmente buono e pacifico; così, quando provano odio... ma com'è che non l'avevo mai sentita? >> Zeross finse audacemente di non sentire.
<< E' una bella storia, ma ciò non significa che sia vera; finirai male un giorno, priest da strapazzo, se non verifichi meglio le ciarle che senti >> commentò Dynast mettendo le mani sui fianchi. Zeross però vide i suoi occhi grigio-azzurri saettare per un attimo sulla melma; in quel momento gli arrivava a metà coscia. Più passava il tempo e più sprofondava: ormai somigliava in modo tanto verosimile ad un grottesco paletto segna-chilometri che dovette voltarsi per non scoppiare a ridere.
<< Questo schifo mi sta insudiciando tutti i gambali, e adesso comincia pure a passare!!! >> sibilò il Lord. Dopodiché si afferrò il ginocchio destro e prese a tirare furiosamente.
<< Insomma, non puoi usare il teletrasporto? >> s'incuriosì Zelas.
<< Come te lo devo dire che non ci riesco?! >>
<< Provi a lanciare una scarica di energia, magari qualcosa la sta trattenendo; che so, una radice magica, una pietra che è scivolata sul piede... >> un mostro... propose Zeross, che aveva recuperato il controllo di sè.
<< Niente. Non cambia niente. >>
<< E così questo fango è incantato? Interessante, potrebbe rivelarsi utile. >>
<< Di certo non è incantevole! >> mugugnò l'intrappolato, ostinandosi a tirare la gamba. Ma era peggio che estrarre un ferro dal cemento armato.
<< Senti, adesso come adesso delle leggende isolane non me ne potrebbe fregare un tubo neanche se mi ci mettessi d'impegno. Piuttosto, le valigie son già caricate? E la nave? >>
Zeross allungò smisuratamente le orecchie. Valigie? Quali valigie? E soprattutto quale nave?! Il suo capo si accorse delle occhiate e spiegò.
<< Ti ho detto che non voglio partecipare alla guerra di cui Dolphin perora ardentemente la causa... questo è il motivo >> prese un sorriso furfantesco e vagamente infantile << Io e Dynast andiamo in crociera! Me l'ha proposto lui. >>
<< E pensate che stare in mare sia un buon modo per evitare Dolphin? >>
Zeross si morse la lingua. Gli era scappato, e oltre a mancare di rispetto era anche riuscito a commentare malevolmente le loro decisioni. Il silenzio che cadde fu per lui molto penoso; si aspettava da un momento all'altro qualcosa, di certo non piacevole, ma la dea bendata quel giorno era prodiga di miracoli.
Abbassò il capo.
Zelas camminò fino al subordinato, a passo lento e studiato, avvertendo predominante una certa tensione. No, non era tensione, era paura, autentica e genuina. Era molto tempo che non ne sentiva di simile da lui. Sorrise con occhi ombrosi, quegli occhi di tigre che ammaliavano o paralizzavano sempre, a seconda della situazione.
Adesso mi fa la pelle, o magari mi dà in pasto a Dynast, pensò lui, Il che gli renderebbe questo il giorno più bello della sua vita ultramillenaria...
Poi liberò la mente da tutto, ricordando quella maledetta abitudine di leggergli il pensiero; adesso sì che non sapeva cosa mordersi.
<< No, non ti concio la pelliccia, per oggi. Credo che mi si venuto un principio di otite, puoi ripetermi quello che hai detto poco fa? >> gli bisbigliò all'orecchio, la faccia terribilmente vicina; Zeross era tesissimo, evitava di respirare. Quello era un atteggiamento da far accapponare la pelle anche a una salamandra, soprattutto da quando il suo capo era diventato inspiegabilmente più indulgente del passato.
<< Dicevo... dicevo che è un'ottima idea. Divertitevi, Lady Zelas >> deglutì.
Prima di staccarsi, Zelas gli trasmise una leggera scossa di avvertimento; così anche Dynast sarebbe stato soddisfatto. Le fessure celesti all'ombra della visiera però, come lasciò libera la visuale, pulsavano lo stesso di scarlatto. Eppure Sherra aveva contestato più volte le sue decisioni, sbeffeggiandolo apertamente e dimostrandosi un general difficile da gestire (e da tollerare); ed era ancora viva. Evidentemente lui e Zeross appartenevano a due polarità avverse, che assolutamente non potevano incontrarsi.
<< Partiamo Dychan? >>
<< Ghmm... sì, sì.. >> grugnì Dynast continuando a tirare. Poi si accorse che, tenendo il ginocchio e mantenendo la postura, il fango aveva cementificato anche le mani. Rimase lì, chino, sotto lo sguardo perplesso di Zelas. Zeross dovette nuovamente girarsi, con la scusa di controllare l'orizzonte, sobbalzando per il riso convulso e sperando che nessuno lo notasse.
<< Che stai facendo? >>
<< Ho detto che l'armatura non la mollo e non la mollo! >> disse cocciutamente il demone.
<< Lo vedo >> constatò lei, mentre scoppiava a ridere.
Quando finì di soffocare per le risa, e quando Dynast finì di urlare, Zeross era quasi sordo -come tutti gli animali dell'isola-. Pensò anzi che i timpani del Lord dovevano essere di prima qualità se sopravvivevano alla sorgente di tutto quel casino; magari entro cinque minuti gli venivano gli occhi a girandola. Controllò l'orologio a influenza lunare, tanto per esser sicuri.
<< E va bene >> esclamò Lady Beastmaster alla fine << Secondo i programmi siamo in ritardo di un'ora. Ci toccherà teletrasportarci direttamente sul transatlantico, se ci va di fortuna e lo troviamo. >> poggiò il palmo della mano su uno degli spallacci ed è il caso di dirlo, per magia una sagoma venne scaraventata fuori dall'involucro di mithrill. Il demone sbatté una musata in terra.
Zeross si protese, curiosissimo.
Non aveva mai visto Dynast Grausherra in viso, sebbene la cosa possa sembrar strana; una volta lo faceva con tutti, ma ora era sicuro che si mettesse l'armatura solo per venire al castello quando sapeva che c'era lui, per impressionarlo. E in effetti era così, ma Dynast non l'avrebbe mai ammesso. Lui sapeva benissimo di poter incuter timore anche solo col viso scoperto.
<< Che diavolo hai combinato?! >> protestava in quel momento.
La sua dignità era notevolmente calata, e davanti agli occhi di Zeross poi! Questo non lo sopportava, e il subordinato si guardò bene dal far affiorare il sorrisino che dominava la sua mente.
<< Incantesimo di rigetto, memoria corta. Ho perso il conto di quante volte ho dovuto usarlo con te; adesso lasciati pulire, sei tutto sporco di fango. >>
L'operazione, eseguita con una premura disgustosa, provocò al demone sottoposto un amaro accesso di bile. Ma come poteva Lady Zelas sopportare quella specie di carne in scato...
La mascella di Zeross per poco non toccò terra. Poteva vederlo chiaramente, sotto la luce accecante del sole. Era bellissimo. Non poteva non ammetterlo con se stesso, o lui era uno spaventapasseri.
I capelli erano corti, lisci, curati fino alla maniacalità; neri come l'ala di un corvo, e lucenti. Qualche ciuffo nero, corto, sulla fronte. Gli pareva di intravedere una treccina sottilissima scendere accanto all'orecchio sinistro, ma non era sicuro. La linea diritta della mascella gli dava un che di volitivo, di deciso, ma non c'era il minimo particolare volgare in quel volto alla greca. Pazzesco. Pazzesco! I vestiti non erano niente di che, il suo forte erano le armature; comunque l'insieme faceva un certo effetto.
Si sentì impallidire paurosamente. Non prestava eccessiva attenzione al proprio aspetto; era una cosa da femminucce, con tutto il rispetto per il suo capo (e i livelli che lei poteva raggiungere lo spaventavano); sapeva di essere attraente, quindi non provò invidia per la sua faccia (tosta). Piuttosto per una certa quantità di muscoli.
Assorto nei suoi pensieri non si accorse nemmeno che i due erano spariti. Come ciò avvenne diede un calcio all'ammasso di ferraglia, facendola precipitare giù nel cratere. Evidentemente senza il peso del mazoku che l'abitava la mota aveva allentato la presa.
*gocciolone*
Si scatenò allora un tripudio di risa, alquanto isteriche bisogna ammettere; una ragazza, caduta tra le radici di un albero più a valle, si teneva la pancia tutta irrigidita dalla situazione emotiva. Smise di sghignazzare e rimase bocconi sul terreno, ben lontana dalla sporca melma che aveva imprigionato il fratello.
<< Lady Dolphin >> un sopracciglio di Zeross scattò verso l'alto << Che state facendo? >>
Finalmente la mazoku fu in grado di dominare il sorriso che minacciava di riallargarsi sul viso, riempiendolo di fossette.
<< Ah, giuro su Shabranigdu Zeross, sei troppo divertente! >> e riprese a ridere. Lui era tanto allibito che scordò di ringraziare per il complimento.
<< Siete stata voi?! >>
<< Dimmi, cosa hai sentito? >>
<< Solo una fonte di energia attorno alle caviglie di Lord Grausherra... credevo che anche lui se ne sarebbe accorto... e invece... >>
<< Ne hai approfittato >> sorrise Dolphin. Brillarono due grandi occhioni glauchi, << Certo che sono stata io; a quanto pare devo solo correggere un poco le onde emesse, e poi lo scudo sarà perfetto. Però funziona >> e dalla sua voce trasparì una intrattenibile esultanza. << Carina davvero la storia del mostro; mi sa che Dynast ci ha creduto >> ridacchiò sbirciando nel cratere. << Uuh, è meglio di quanto credessi. Aspetta che lo veda! >>
Le risate risalirono alla sua gola, mentre Zeross poteva già sentire il sibilo della ghigliottina avvicinarglisi al collo; non la contraddisse e rimase in attesa. Adesso doveva riflettere velocemente, poiché dalla proposta del capo erano successe talmente tante cose che non aveva avuto il tempo di decidere. Voleva o non voleva stare a servizio di Dolphin Deep Sea, mentre Zelas se la spassava in crociera? No. Però poteva avere una scusa per disturbarli, se nascevano guai.
<< Sì, sei davvero sorprendente >> snocciolò la Lady. << Ma ora veniamo al punto. La mia cara sorella non mi ha risposto sulla sua decisione, quindi potrai farlo tu. >>
<< Se mi è permesso... >>
<< No, prima la risposta >> tagliò corto Dolphin. Doveva trattarsi di una patata bollente per non anticiparla, questo rese ulteriormente cauta la sua scelta. C'erano molte cose che un mazoku libero poteva fare, rifletté, ma ben poche interessanti al punto da sostituire una missione; tuttavia dubitava che quella bizzarra Lady sarebbe rimasta dal lato giusto: le voci di corridoio davano per certo che frequentasse draghi, elfi ed umani, fosse in strettissima amicizia col Cavaliere Inverse ancor più del suo capo, aiutasse la ribellione alla Caccia...
Ecco il punto: "questa guerra che Dolphin ci prepara"... il capo ha detto così. E se è in combutta con Luna, sarà a favore dei draghi dorati. Io cosa scelgo? Ma non c'è bisogno che mi comprometta, se partecipo. Lady Zelas mi ha detto di fare come voglio. Potrei divertirmi... qualcosa di diverso... e non è la prima volta che collaboro con dei draghi dorati, aggiunse pensando ad una certa persona insopportabile.
<< Ebbene? >>
<< Disponete di me >> s'inchinò.
Il cipiglio della ragazza si distese; prese una pausa per presentare al meglio il progetto, o perlomeno gli ordini da trasmettergli, così il demone soffermò le pupille viola sul suo aspetto.
Tra gli umani avrebbero detto che aveva sedici anni, diciassette forse; era piuttosto bassa e mingherlina, ma naturalmente proporzionata: i demoni superiori tenevano particolarmente al loro corpo, doveva servire a cammuffarli in tutte le situazioni e a farli sentire al vertice dei canoni. Due lunghissime code scendevano fino alle caviglie e talvolta toccavano terra; poco sotto la metà un fermaglio tubolare d'oro dava loro un aspetto più voluminoso e morbido, trattenendo ciuffi di un blu scurissimo. E da ogni tempia un circolo di capelli le incorniciava il volto, per tornare dietro il padiglione auricolare. Qui una miriade di ninnoli a "v" smussata, di metallo simile al primo, li tenevano fermi. Era davvero diversa dal passato, anche nei vestiti. Al posto di un abito celeste con la scollatura convessa, che le fasciava alla perfezione il petto ed era anche molto sexy, portava un top di pelle striata. A prima vista l'avrebbe classificata come appartenente ad un serpente corallo. Dal bacino in giù portava una gonna particolare, completamente tagliata ai lati e cucita appena alla sommità in modo da restare addosso e lasciare due spettacolari spacchi ai lati. E la lunghezza dell'indumento non era superiore ai trenta centimetri. Una vista notevole, ammise.
Portava scarpe totalmente piatte, della stessa foggia.
<< C'è un solo ordine che devo darti, ma non so fino a che punto potrà avere conseguenze. A meno che poi non ci sia un cambiamento di programma... Sappi piuttosto che se divulgherai una qualsiasi informazione a chi non fa parte della missione, te la vedrai con me >> sorrise, improvvisamente minacciosa << Va', trova tutti i draghi dorati che puoi e portali a nord. Lì c'è il rendez-vous con Luna, e ci sarò anch'io se tutto fila liscio. Non m'importa cosa fai o con chi ti accompagni, purché questo non comprometta il piano. >>
<< E' per l'esercito che vuole combattere Kalmaart? >>
Lei annuì.
<< Esatto. Il re è andato troppo oltre, e per noi si avvicina il momento di attaccar battaglia; personalmente avrei preferito recarmi di persona da quel bel tipino, ma oltre ad ostacolarmi Luna è impossibile raggiungerlo. E poi... no, adesso non è il momento. >> gli porse una minuscola spirale di madreperla. << Puoi anche tenerla semplicemente vicino, ma ti consiglio di nasconderla sotto i capelli, sulla tempia sinistra. Potrò comunicare con te come se ti avessi creato io stessa. >>
Zeross squadrò diffidente l'oggetto; qualunque cosa venisse donata per lui aveva del sospetto. Se si trattava di un talismano, per giunta di Dolphin, accettare era da manicomio.
La ragazza sorrise ambiguamente alla sua indecisione, mandando il piccolo oggetto fluttuante nella bisaccia marrone. Gli raccomandò di mettersela, e lui non poté rifiutare una cosa che già stava nella sua borsa. Quindi, estraendo una conchiglia di limnea dalla sua borsa, fatta col carapace di una testuggine di poche settimane, soffiò nel foro all'estremità e ne uscì un suono vellutato, di tonalità media ma squillante.
Solo allora, fissando il mare, Zeross vide il fitto nebbione che procedeva a cavallo del vento probabilmente fin dagli stati costieri.
Come può arrivare fin qui la nebbia? Questo è il paradiso dell'eterna estate!, pensò il mazoku sconvolto. Non era mai successo.
Di punto in bianco udì un forte trillio, e dalle onde ingrossate emerse il più grande delfino che avesse mai visto, salutato con altrettanta enfasi da Dolphin; ella si aggrappò alla pinna e, aiutandosi con una grigia coda appena comparsa, raggiunse il mare aperto e prese il largo assieme al cetaceo.
Semplicemente, ad un certo punto scomparve.
Che razza di Dark Lady... svanita come un filo di fumo...
Quel nebbione piaceva poco al sottoposto di Zelas Metallium e, data un'ultima occhiata al castello -che sicuramente non avrebbe visto per mesi-, si affrettò ad andarsene. Decisamente, riconobbe scorgendo l'armatura in fondo al cratere, aveva pareggiato.
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