Si schermò gli occhi dal sole, che ormai picchiava perpendicolare alla terra.
Il demone aveva cercato per tutto lo staterello di Zefiria, seguendo le indicazioni di Lina e Zelgadiss; finora però aveva girovagato invano. La faccenda era più o meno questa.
Lasciando la Wolf Pack Island era stato intercettato da alcuni loschi individui, che gli avevano proposto di collaborare con certa gente di Kalmaart. Inutile dire che non dovevano conoscerlo molto bene, e che Zeross non aveva faticato a ricollegarli al re; per cui, ben lontano dal desiderare la vendetta di Dolphin, aveva fatto fuori quelli che era riuscito ad acchiappare. Se era sopravvissuto qualcuno, il re avrebbe imparato a presentarsi di persona agli incontri d'affari, che si concludessero bene o meno.
Ma l'arrivo era risultato alquanto discordante con il suo stato euforico, sempre pronto a saltar fuori dopo una vittoria: era uscito troppo presto dalla dimensione del teletrasporto, beccando una zona di stallo magico e finendo dritto dritto sul tavolo da giardino della principessa di Saillune, nella più spettacolare delle sue entrate in scena.
Proprio a quel tavolino bianco sorseggiavano tranquillamente una bibita Lina Inverse, Gourry Gabriev, Zelgadiss Greywords e ovviamente la nostra paladina Amelia. Era stato coinvolto senza troppi indugi nel progetto di trovare Philia e Vargarv, che vivevano a Zefiria; purtroppo per lui Luna aveva informato la sorella minore dell'idea di Dolphin, con ricchezza di particolari: tra cui quello del suo ingaggio.
E così la resina aveva trattenuto la zanzara.
Spostò lo sguardo sulla collina abitata; quella era l'ultima, e ripeto l'ultima città che ispezionava; se non era lì, beh... doveva essere scappata fuori dello stato.
La solitaria sagoma dell'agglomerato medioevale rimase fermo, cupo sulla ventosa prateria zefiriana, calda del mare e fresca delle catene montuose. Era una delle città elfiche più antiche e popolose, Daanin, non sarebbe stato facile entrarvi; rappresentava l'ultima roccaforte sicura della regione. Per questo l'aveva lasciata in chiusura all'elenco di ricerca.
Si morse il labbro inferiore, indeciso.
Era entrato in posti ben più pericolosi di Daanin, ma lì, adesso, si trovavano non solo abili guardiani, ma anche maghi potenti ben capaci di dar filo da torcere ad un demone di alto livello, magari anche di ucciderlo.
Alzò le spalle. Un modo lo avrebbe trovato.
C'era però sempre la piccola speranza che quell'antipatica di Philia non ci fosse, che magari già avesse raggiunto, assieme a qualche amico in migrazione, la base dell'armata segreta... ma si sa, alla sorte piace giocare brutti scherzi.
Lui ne sperimentò l'attendibilità come posò il piede sul lastricato della cittadina. Un debolissimo flusso magico proveniva dall'interno, ed era tutt'altro che elfico. Le vibrazioni erano familiari, decise, anche se non era convinto.
Con circospezione iniziò ad aggirarsi per le viuzze, in salita, in discesa, ben battute e piene di botteghe strane, con produzioni di oggetti ornamentali. C'era parecchia folla rumorosa tra cui confondersi, peccato che la sua aura non potesse celarsi completamente: già alcune comari grassocce, vestite da contadine, chiacchieravano presso un portone lanciandogli occhiate sospettose.
Quando smisero per fissarlo ininterrottamente Zeross decise che era ora di eclissarsi. Svoltò l'angolo il più rapidamente possibile e si trovò in un corso senza mura o case attorno, tranne un basso parapetto; da lì si dominava la pianura e ne approfittò per scrutare i dintorni.
Venne il pomeriggio, poi la sera.
E non aveva ancora trovato Philia, sebbene l'energia continuasse ad aleggiare sulla città. Come gli elfi faccendieri iniziarono a ritirarsi, il demone si rimise seriamente all'opera; frattanto aveva analizzato bene e stabilito che il possessore della traccia doveva trovarsi alle porte della città, forse anche fuori ma di poco.
Era in perpetuo movimento, come se non volesse esser raggiunto -o volesse esser raggiunto nel posto che più gli aggradava, rettificò Zeross-. Come se avesse udito il pensiero l'individuo si fermò. Doveva esser lì vicino, sebbene i cespugli erbosi permettessero una fuga non vista.
Improvvisamente strinse il bastone nel pugno: un senso d'allarme glielo consigliava vivamente; quello non era un drago dorato né una qualsiasi creatura benigna, intuì.
Come avrà fatto a emettere un segnale di magia bianca allora? Se uccidi un drago, essa sparisce. Non puoi servirtene... che abbia un complice?
Ma, all'apparire del figuro incappucciato, avvertì solo la sua di aura; aveva un che di confuso, e per un attimo si rammaricò di non aver sensi più sviluppati.
Cercò nella mente, nei ricordi, un nome... sì, era familiare, molto, ma... come poteva essere? Così vecchio? Tanto tempo logorava anche gli immortali. E lui pareva giovane, nel pieno delle forze, nonostante cercasse di apparire curvo e rattrappito.
<< ...Shane? >>
Nelle prime ombre della sera il lungo mantello che portava e lo avvolgeva rifletteva un verde scuro; il viso era coperto quasi del tutto e solo le mani potevano indicare l'aspetto fisico. Decisamente c'era in lui troppa vigoria per un anziano stratega.
<< Tu cerchi qualcosa che non ti compete... >> sussurrò una voce contraffatta, velata << Le cose vanno in modo molto interessante, e non immagini neanche quanto... >>
Zeross aprì gli occhi.
No, non m'impressioni, rise tra sè l'incappucciato. Ma sì, continua pure; tanto presto ti sistemerò a dovere... te, visto che abbiamo un conticino in sospeso, e chi ha organizzato la Caccia.
<< Non ci si presenta? >>
<< Scoprirai fin troppo presto chi sono. >>
E scomparve, sciogliendosi nell'aria come fumo.
Zeross rimase fermo dov'era, alquanto allibito, cercando di riflettere su quell'incontro-rebus. Non abbassò il bastone e cercò di individuare eventuali altre sorprese, ma tutto era fermo e silenzioso.
Mai nella sua vita aveva fatto un colloquio più oscuro, e non parlava dell'interlocutore. Si appoggiò ad un alberello stento, concentrato sulle tacche del simbolo sacerdotale. Di solito lo aiutava a trovare felici intuizioni.
Invece quella volta non riuscì ad andare oltre il pensiero di tante stupide tarme.
Tra le nuvole infuocate sfrecciò una piccola formazione di draghi dorati; già raggi rossi, ampi, tingevano di crepuscolo le loro ali.
Tenevano un'andatura sostenuta, con in testa un esemplare molto anziano che apriva circospetto la strada alla famiglia. Seguivano la moglie altrettanto vecchia, due figli maschi adulti, uno decisamente più giovane e due femmine, delle quali la più piccola poteva dimostrare centinaia e centinaia d'anni in meno dell'altra. Del resto la maggiore era anche la primogenita della discendenza.
<< Presto ci raggiungeranno quelle nubi. >>
<< Sono molto scure, nell'aria c'è odore di tempesta! >> esclamò un altro.
<< Andate avanti allora, dai Cavalieri, per annunciare che stiamo bene e arriveremo presto >> consigliò il padre ai maggiori << Portate anche queste mappe, saranno utili prima arriveranno. >>
I due maschi annuirono.
<< Cosa?! Volete lasciarci!? E noi come facciamo! >> protestò il minore, agitatissimo, perdendo inavvertitamente la stabilità di volo.
Non si può biasimarlo: era cresciuto in un'area totalmente protetta da incursioni demoniache, e adesso si ritrovava sbalzato nell'occhio del ciclone. Restare senza i fratelli era troppo. Sapeva bene che il vecchio padre era ormai senza sufficienti forze per affrontare dei demoni, sebbene fosse sicuro che si sarebbe battuto coraggiosamente, e lui era troppo giovane. La madre e le sorelle non erano naturalmente abituate a combattere.
<< Via, non preoccuparti Lear >> lo rassicurò Reuben, il drago dagli occhi verdi << Appena abbiamo parlato con i capi vi veniamo incontro. D'accordo? Facciamo presto >> e sorrise indulgente.
<< Ma..! >>
<< Andate, andate. Qui ci penso io >> affermò il padre, che con le forze non aveva perduto la fierezza per il suo glorioso passato. Non aveva ancora bisogno di una scorta, ringhiò tra sè. << Lear, figlio mio, facciamo tutti parte di un grande disegno del destino. Non potrà accaderci nulla se non per suo volere. >>
<< Allora a presto! >>
Le due possenti creature salutarono la famiglia, dando uno scherzoso colpo di coda sul ciuffo del fratellino fifone. Dopodiché aumentarono talmente la velocità che in un minuto erano scomparsi dal panorama.
Non potevano sapere che quella era l'ultima volta che vedevano i vecchi genitori.
Il mazoku si distese completamente sul ramo biforcuto, fissando il tetto di foglie con agghiaccianti occhi viola; la sua totale immobilità non ve l'avrebbe fatto distinguere dal legno scurito, al massimo avreste visto qualche lembo di mantello. Tirò distrattamente su anche quello, cosicché nessuno lo disturbasse.
Girava con aria assente il bastone davanti al viso, facendo scintillare il globo rosso alla luce solare; un occasionale raggio penetrava entro il fogliame e lo abbagliava, costringendo a serrare le palpebre.
Per il resto ogni cosa era pace ed immobilità. La valle si addormentava dolcemente, la civetta chiamava dalla selva lontana, nell'infinita prateria piccoli animali notturni si avventuravano fuori delle tane. Quello era il momento di uscire anche per i cacciadraghi prudenti, ricordò il demone.
L'ospite della quercia solitaria meditò sull'incontro fatto.
Non credeva neanche a mezza parola di quello che aveva sentito, ovvio, il problema era piuttosto capire cos'era stato detto. Aveva fatto un riferimento a Philia, questo era logico, ma che poteva saperne Shane di lei? E cosa stava succedendo? Forse si riferiva alla Caccia; magari era diventato anche lui un cacciadraghi, decise. Sì, doveva essere così. Voleva catturarla e lui gli avrebbe rovinato i piani.
Ma allora cos'era quella strana aura? Forse il mio vecchio maestro ha modificato il suo corpo? Magari aveva semplicemente con sè qualche talismano draconico, per questo mi sembrava di sentire...
Ritornò coi ricordi a quando l'aveva conosciuto; aveva un'ottima memoria e rammentava i minimi particolari. Zelas l'aveva creato poco tempo prima lo scoppio della Kouma Sensou, quindi aveva avuto poco a sua disposizione per istruirlo. Shane era a quel tempo il miglior stratega in circolazione, sebbene non ricordasse di qualcuno che l'avesse addestrato a sua volta. La parte di general che viveva in lui aveva assimilato tutto ciò che il mazoku più esperto gli aveva mostrato, detto, provato. Dubitava che sarebbe stato così bravo senza.
Però era già molto vecchio. Adesso che ci penso Lady Zelas non mi ha mai detto da dove veniva, chi l'aveva creato e cose simili. Forse non lo sapeva. Ciò vorrebbe dire che è davvero più vecchio dei Lords. E che è alquanto impossibile che sia ancora vivo. Ma perché no? In fondo è tanto immortale quanto me. Ha addirittura fatto indietreggiare Vathek Enshiyi, durante la guerra, e si è salvato. Era forte, lo sarà anche adesso. Però quelle mani giovani... e la sensazione confusa... forse è stato tradito da qualcuno e...
<< Non era lui.. >> disse a voce alta. << Lo sanno tutti che le altre dimensioni della Madre sono popolate di Maou e Lords incivili. Solo questa, con Shabranigdu, gli ha permesso di vivere con quel suo atteggiamento strafottente e l'amore per i guai >> pensò pure che la prima ospitava la più bella Lady, e il viso gli si oscurò ricordando dove si trovasse il capo in quel momento.
<< Lui chi? >> ridacchiò una vocetta querula << Parli anche da solo, adesso? >>
Zeross balzò dritto così impetuosamente che per poco non finì di sotto, sui rovi. Una testolina, spuntata dal ramo soprastante, tremò per le risatine.
<< Siano lodati tutti i gironi dell'inferno, Zeross, sei diventato impressionabile! >>
Sherra rotolò con grazia su se stessa, tenendosi saldamente con i polpacci alle fronde e rimanendo a testa in giù. La sua treccina dondolava piano, mentre gli occhi verde chiaro scrutavano quelli viola.
Lo stallo durò solo qualche secondo, quando lui abbassò il bastone.
<< Perdinci Sherra, devo ammettere che migliori. Ma stavo ero assorto su cose estremamente importanti, capito? >> e la spinse per il naso con l'indice, facendola ondeggiare. Un sorrisino accattivante piegò le labbra femminili.
<< Ma tu non eri un cultore della disciplina militare? Quella che suona più o meno così, da quanto hai detto una volta: "non mostrare mai il fianco, neanche se sei in fin di vita"? >>
Altra esitazione.
<< Touché >> ammise infine l'accusato, grattandosi la nuca << Tu piuttosto, come mai bazzichi da queste parti? >> esitò ancora << Non mi dirai... che Lord Grausherra ha cambiato idea... >>
Già s'immaginava, con una punta predominante di sadismo, la bella crociera del demone con Zelas a pigiare tutti i giorni, tutte le ore e tutti i minuti quel tasto dolente. La graziosa ragazzina dissolse le sue congetture.
<< No, non mi ha prestata a quella pazza scatenata di Dolphin. E meno male. E smettila di dire sempre "Lord", "Lady"... sembri un documento. >>
<< Se un subordinato non è rispettoso finisce male! >> ribatté Zeross come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Sherra sorrise obliquamente, guardando altrove e tenendo le mani sui fianchi. Proprio lui parlava.
<< Allora? Se non sei qui per ordini di Lady Dolphin o Lord Grausherra, che ci stai a fare? >>
<< Chi te lo dice che non sono alle direttive di Dychan? >> il suo sorriso si allargò, vedendolo sbiancare << Non puoi mica sapere tutto. >>
L'ultima osservazione non piacque al demone, che rispose acido:
<< Non ci scommetterei, mia cara. >>
Intanto si era fatto molto più buio; la luna, ignara che il suo acerrimo nemico ancora lottasse contro la notte, sorse da nord-est e il suo riflesso sulle acque fu rosso.
<< La luna rossa è un ottimo presagio. Stragi in arrivo >> osservò Zeross, pensieroso nella contemplazione di quel rarissimo fenomeno.
<< Già >> diede in sussurro la compagna, che incrociò le braccia come se avesse freddo.
Alla calda luce combinata di crepuscolo e luna gli abiti lilla rilucevano, quasi fosforescenti, prendevano fuoco come il mantello di Zeross. Ma il globo rosso del bastone li batteva entrambi, emanando un chiarore tale che, anche da lontano, avrebbe spinto a gridare "al fuoco!", mentre la solida quercia non bruciava.
<< Accidenti! >> imprecò il demone nascondendola << Saremo fortunati se a nessuno vien voglia di controllare! >>
<< Complimenti >> sibilò Sherra in risposta << Stai diventando proprio un... >> ma si bloccò a metà frase. L'interruzione fu tanto repentina che attirò l'attenzione dell'ascoltatore, il quale normalmente avrebbe ignorato i commenti.
Sherra restava immobile, con la bocca semiaperta, e respirava a malapena.
<< Hey... che ti prende? >> le passò la mano davanti, di traverso, ma gli occhi restavano inespressivi << Sherra? >>
Le braccia le si rilasciarono da sole; tuttavia, piuttosto che ciondolare inerti verso il terreno arrendendosi alla forza di gravità, rimasero a mezz'aria; quindi non le era preso un coccolone, decise Zeross sedendosi meglio. Le pupille guardavano qualcosa al di là di Zefiria, del presente; molte immagini le venivano proiettate avanti per mezzo dei ricordi.
Improvvisamente si raddrizzò e scomparve.
Non era andata lontana e Zeross la seguì, perplesso, ricomparendo accanto a lei sulla cima dell'albero; fluttuavano appena percettibilmente per colpa del vento. Sherra era per di più piegata in avanti, con le ginocchia flesse e la fronte schermata dalla mano sinistra.
<< Che stai facendo? Hai già dimenticato dove siamo? Zefiria! Qui, anche se Lady Zelas conosce Luna, se non stiamo all'erta ci fanno la pelle e... >> la ragazzina gli fece cenno di tacere.
<< Quanto invecchi male, Zeross >> gli disse, scrutando a nord in trance << Ora questo è il paese dei cacciadraghi, Daanin non significa più niente. Presto cederà anche lei! >>
Un sorriso sardonico le si dipinse sul volto.
<< Mi sa che sei rimasto indie... >>
Dall'espressione indecifrabile che aveva quando si raddrizzò Zeross capì che non le avrebbe cavato fuori altro. Piuttosto, che stava facendo? Sentiva qualcosa, chiaro, ma cosa? Finalmente, seguendo il suo sguardo, poté scorgere alcune figurette in lontananza che, approfittando dell'oscurità, uscivano dalle nuvole. Il labbro della ragazzina tremò.
<< Sono loro... sono loro! >> esclamò con un filo di voce.
Una gioia spropositata, feroce le bruciava nel petto; posò la mano sull'arma alla cintura, un kriss ricurvo e fido alleato di molte battaglie. Al suo fianco pendeva uno stiletto e Dulgofar non mancava all'appello. Nessuno poteva gareggiare in quanto ad armi con lei, a parte forse il suo capo.
<< Grau! >> fu l'ultima parola che le sentì mormorare. Un decimo di secondo dopo il posto a lato era solo aria e vento.
<< Loro chi? >> chiese a nessuno in particolare << E poi sono io quello strano? Ma cosa prende a tutti quanti? Eh? >>
Rimase un attimo lì, impalato col bastone a mezz'aria; poi ritornò alla sua precedente postazione, ritorno accompagnato da un sospiro rassegnato. Non l'avrebbe seguita oltre: sembrava trattarsi di quella faccenda, privata; di sicuro erano poco gradite le intrusioni.
Inoltre il colloquio con Sherra gli aveva confuso ancora più le idee di com'erano messe prima, distraendolo dal tema principale.
I draghi stanchi presero una pausa, sorvolando le coste sulle correnti d'aria. Presto avrebbero raggiunto l'altomare, senza vedere più terraferma per un pezzo.
Lear sbuffò rumorosamente, il suo modo consueto per chiedere un rallentamento di regime; purtroppo venne ignorato e questo gli fece mettere il broncio.
<< Quando saremo al largo potremo andare più calmi >> spiegò il padre, intuendone la stanchezza.
Ampie nuvole rosseggiavano alle loro spalle, la sfumatura tendente al blu indicava la vicinanza del buio completo; già l'entroterra vi era immerso.
Ad un tratto, però, qualcosa si parò loro davanti.
Lear strizzò gli occhi, dando qualche colpo d'ala per rallentare e non finire addosso alla sorella maggiore; sembrava una creatura insignificante, piccola e meschina, fermandosi ad un'osservazione puramente infantile. Ma qualcosa oppresse il cuore degli adulti. L'anziana guida vide... e capì.
La ragazzina alzò il capo.
Come poteva fluttuare, si chiese la bimba accanto a Lear, se era un'umana? Il fratello invece nel suo cuore sapeva e le restava vicino.
Ciuffi blu e sbarazzini ondeggiarono sulla fronte di Sherra, la treccia con loro; il vento d'alta quota era forte e il suo viso riceveva contemporaneamente la fredda luce lunare e quella ardente del sole che languiva, creando un effetto spaventoso e surreale. Le sue braccia erano incrociate per non tremare di soddisfazione.
Il ryuuzoku indietreggiò scartando. Due occhi di ghiaccio dilaniavano i suoi sensi affinati. Le labbra sottili e diafane della piccola demone si dischiusero in un sussurro appena udibile.
<< Ti ricordi di me, Enshiyi? >>
L'ultimo raggio si spense sul suo malvagio sorriso.
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