KALEIDOSCOPE
capitolo 03:
14 aprile
WIND AND WUTHERING

Una fitta acquerugiola, andata formandosi con il crepuscolo, si trasformò in pesanti goccioloni. Le nubi portavano vento e tempesta. Allagamenti, smottamenti. I fiumi, così rari in Zefiria, strariparono. La popolazione fu costretta ad erigere delle barriere per evitare che l'acqua entrasse a pianoterra. Molte zolle di terra seccata dal sole si sciolsero e le acque tumultuose investivano le rocce, inerpicandosi su per le rive. Una contadina guardò preoccupata verso i campi.
In quel momento iniziavano a rombare i primi tuoni.

Non molto lontano da un'altura, vagava una figuretta bianca.
La bambina si era ritrovata scalza, sporca e svenuta in mezzo al bosco. Si guardava attorno confusa. Una vibrazione dell'aria la scaraventò fuori dalla stasi. Diede in uno scatto e corse dove vedeva più luce, cioè fuori dalla selva. Non dovette compiere molta strada: si trovava al limitare, e purtroppo non ebbe abbastanza tempo per accorgersi della scarpata. I cespugli rallentarono a malapena la sua caduta. Come prese una sederata, ponendo fine al rotolamento, strillò più con sorpresa che con dolore.
Rimase lì, stordita.
Poi si alzò sui gomiti, cercando di pulirsi dal fango con la mano altrettanto sporca. Lasciato il braccio a mezz'aria, perplessa, cercò qualcosa di più efficace. Un secondo scoppio di luce le fece serrare gli occhi e irrigidire le spalle; ma era ancora debole per ispirarle terrore.
Riconobbe un suono familiare. Guidata da esso, raggiunse una superficie scura.
La corrente si rivelò così forte che ne fu travolta e trascinata a valle. Finalmente si incagliò dove il letto era meno profondo, più morta che viva. La visione di un fulmine, che cadeva nel campo, la scosse. Si trasse fuori con un debole miagolio di dolore, cercando di strisciare veloce. Come si sentì al sicuro... un orrore più grande si dipinse sul suo volto. Quella strana sensazione viscida...
Poi un lampo illuminò a giorno la pianura.
Scarlatte.
Le mani. Le braccia. Tutto il vestito. Intere distese arrossate come spugne dalla furia della morte. Espanse, potenziate dal fiume.
Il corso brillava di cremisi per chilometri.
Stavolta, se non altro, riuscì ad emettere un vero urlo e si arrampicò con energia su chissà cosa. Il sangue aveva un odore nauseante, il rombo squassava le sensibili orecchie, e la luce intermittente dava le allucinazioni.
Era troppo.
Il delirio si impadronì della creatura. Strisciò freneticamente su ciò che restava di terreno, tentoni, inciampando e scartando alla vista di qualsiasi ombra venisse scagliata nella sua direzione. Urlò, urlò fino a danneggiarsi le corde vocali. Fino al cozzare contro una parete ruvida: ebbe un ultima reazione spaventata; subito dopo capì che era solo una quercia e vi si schiacciò contro, cercando riparo nei cespugli.
Non voleva sentire il rombo dei tuoni, non voleva vedere i lampi e le forme contorte che essi rivelavano nell'oscurità. Sembrava che ogni spettro esistente fosse convenuto in quel luogo e ululasse e si dimenasse per opera di forze misteriose.
La frenesia si quietò; non mosse più un muscolo. Rimase rigida nella sua posizione per scrutare con terrore quei mostri immaginari.
Cosa stava succedendo?
Perché era sola?!
Lampi. Lampi. Lampi, e ancora lampi, seguiti dalle vibrazioni della terra.
Mugolò.
Quindi costrinse le proprie palpebre a serrarsi e si rannicchiò più che poté tra le radici, mentre il vestito aderiva al piccolo corpo in una morsa di ghiaccio. Gli argini non erano riusciti a contenere oltre la crescita del torrente ed esso era sfuggito all'ultimo baluardo di controllo. Ora le scorreva intorno, lasciando salva solo una sorta di isolotto.
La creaturina lanciò un ultimo sguardo intorno; dopodiché si rassegnò e strinse i denti. Un torpore innaturale la stava avvolgendo.
Sapeva che c'era un modo per accendere un fuoco anche sotto la pioggia, per curarsi, per chiamare aiuto... ma era troppo piccola e spaventata. Non era in grado di servirsene. L'immenso insieme di emozioni travolse la sua coscienza, e di colpo un tremito più forte la scuoteva.
Si irrigidì.
Le sue pupille si rovesciarono, mandando uno strano lucore. Quella dolce creatura aveva dunque un segreto tanto grande? Per il tempo che bastò a pronunciare poche parole, il vento, la pioggia, i relitti scagliati dalla natura vennero respinti da un'energia misteriosa; la bambina si era alzata in piedi senza esserne realmente consapevole e, sì, forse era davvero quello che sembrava.
Era mai vissuto qualcuno come lei?
<< Per colui che risveglierà la quinta Afflizione, sfortuna! Essa porta discordia nel cerchio delle nove. Dov'è il passaggio? Chi osa sfidare le fauci dei grifoni? Sventura! Lo dice il largo cappello... lo dice la... >> la voce, inspiegabilmente profonda, divenne sempre più flebile. Le palpebre si chiusero di scatto. Le sue ultime forze morirono.
Quindi un tonfo sordo annunciò la caduta. La bambina aveva perso i sensi e giaceva esanime tra le fronde di un qualche arbusto.
Emetteva delle piccole nuvolette di respiro. La pioggia continuava a cadere implacabile.
Tuoni.
Ma con l'avanzare della notte il temporale si placò e lei scivolò in un vero sonno, esausto.

La mattina dopo la massa scura era scomparsa dal cielo. Al suo posto, splendevano i colori un panorama terso e gocciolante di luce. I contorni dei rilievi e il mare rifulgevano dei raggi solari, irrompenti dall'entroterra, ancor più luminosi in quell'azzurro limpido. Attraverso le ragnatele si potevano ammirare i cavalloni di cumulonembi che, tinteggiati d'oro, correvano sempre più lontano.
Quando anche l'ultimo stralcio fu scomparso, Zeross si svegliò. Staccò la schiena dal ramo. Sbadigliava, chiaramente annoiato da quella visione idilliaca, e rivolse al sole parole irripetibili dal momento ch'esso feriva gli occhi da gatto. Si stirò e sentì dei cigolii sospetti.
*gocciolina*
Forse non dovevo dormire quassù..., pensò.
Si era mosso un po' troppo e questo non piacque al ramo che lo sovrastava, il quale s'inclinò e gli procurò una bella doccia. La frangetta rimase appiccicata al viso, mentre il demone sputava un paio di ciuffi viola. Rimase lì per un po', le spalle rigide, la posizione di uno che era in procinto di alzarsi in piedi e un'espressione davvero molto contenta. Silenzio.
*gocciolone dell'albero*
<< Oh, beh... dicono che sia corroborante >> fu tutto quello che uscì dalla bocca intirizzita. << A... a... ATCHUMM!!! ...'sti luoghi comuni... >>
Detto questo strizzò guanti, mantello e pantaloni, scrollò il capo come un felino. Individuò il bastone di sotto, affondato con la gemma nel pantano. Poi si decise a saltare.
Fu una pessima scelta: le suole mancarono la presa e slittarono in avanti, facendogli sperimentare un nuovo tipo di sci. La piroetta si concluse con una sederata.
<< Oh, fantastico! >> disse, mantenendo una calma invidiabile e calcolando i danni con un sorrisetto irritato. Adesso sembrava un golem! << Dovrei metterlo nella serie dei migliori travestimenti. Scommetto che nemmeno Lady Zelas direbbe che questo formicaio ambulante sono io! >>
Ruotò, con qualche difficoltà tecnica, il busto per estrarre un fazzoletto dalla borsa; e rimase immobile. Lì, ai piedi dell'albero, c'era proprio qualcosa in più rispetto a prima: pareva un mucchietto di stracci usati. Ed erano insozzati di...
Lasciò perdere il fazzoletto e scostò cautamente un lembo di stoffa. Era un braccio? Un braccio gelato. Su di esso poggiava in completo abbandono una testolina verde.
<< Uhmm... >> mormorò la bambina << Mamma... papà... Gilraen! >> gridò.
In men che non si dica era balzata a sedere e aveva spalancato due profondi occhi verdi. Ancora sotto l'effetto dell'incubo, afferrò forte le braccia del demone che la scuoteva leggermente. Era un drago. E l'odore del sangue aveva quella connotazione particolarmente dolce comune solo ai draghi dorati.
Un sorriso strano attraversò l'espressione di Zeross.
<< Bimba? >>
Non ricevette risposta.
La giovanissima, che avrebbe potuto avere sì e no dieci anni -parlando in termini di età umana-, era sorda ai richiami esterni. Sentì caldo e gli si strinse addosso. Lui rimase un attimo a pensare, osservandola, poi alzò le spalle e decise che, dopotutto, Dolphin non aveva specificato l'età dei draghi da raccogliere per via. La sollevò con facilità.
<< Siamo davvero leggeri! >> esclamò, grato della facilitazione. Che seccatura! Lui che andava a far da balia a dei draghi?! Ma siamo pazz... un momento. Quella piccoletta conosceva Gilraen?
<< Lear... fratellino, sei venuto a prendermi... >>
Il demone inarcò un sopracciglio.
Solo allora sentì, con una stretta allo stomaco, che il fortissimo odore di sangue non proveniva soltanto da lei. Sistemò meglio il carico sul braccio e scrutò dall'alto i dintorni, imperterrito, finché non trovò ciò che cercava. Dalla monotonia della pianura non risaltava alcunché di particolare... la pioggia aveva lavato via le tracce più evidenti del massacro. Poi... una ventata particolarmente forte lo spinse a posare gli occhi su una collina. Sembrava proprio una delle primissime alture che indicavano la presenza dei Kataart.
Doveva essere accaduto qualcosa, chiaro come il sole. Ma a chi? E perché lui non se n'era accorto mentre succedeva? Non riposava sempre con un occhio solo?
Una vocina gli si insinuò subdolamente in testa. Sei tu a fare cilecca, e Sherra ha visto giusto. Invecchi. Diventi imprudente. E frequenti proprio cattive, cattive compagnie... Quella delfina...
Ammonizione dell'istinto? Anche se fosse stato, non poteva ascoltarlo. Ne andava della sua pellaccia.
Senza farci caso, spezzò in due una lucertola.
<< Oh. Scusa tanto. >>
L'intonazione era da far accapponare la pelle.

Sul luogo del fattaccio, si respirava letteralmente la carneficina; era successo giusto ai confini con Kalmaart. Non che potesse essere quello l'obbiettivo ultimo dei draghi: primo, non conveniva. Secondo, molti alberi giacevano abbattuti e la scia puntava a nord.
Si trovò innanzi una scarpata ghiaiosa. L'ammasso di terra rossastra sorgeva, ripido e maestoso, dalle praterie zefiriane.
Il tutto fece da sfondo, più che da contorno, alla scena apocalittica.
Al centro del terreno allagato giacevano due corpi immensi. Inutile dire che si trattava di draghi dorati. A malapena distinguibile, uno sembrava in procinto di proteggere qualcosa col suo corpo. Dappertutto erano sparsi sangue, brandelli d'ala, scaglie, arti mutilati. Un terzo, intero organismo fatto a pezzi. Il mazoku rimase un attimo serio, poi sorrise con aria pungente.
Indovina indovinello... chi può essere caduto così in basso? Certo, torturare è divertente, ma cose come queste non si possono realizzare su un drago vivo.
Erano creature fiere; bisognava ucciderle prima che avessero la possibilità di rivoltarsi (e lui lo sapeva meglio di chiunque altro).
Il qualcuno che aveva compiuto la bravata notturna si era accanito anche sui corpi senza vita.
Davvero patetico.
Esaminò quello che era rimasto con una freddezza imperturbabile.
Vediamo di capirci qualcosa... storse il naso. Con i due vecchi dev'esser stato facile. Lì sotto mi sembra ci sia un drago troppo delicato per dar problemi...
Comparve un altro quesito.
Ma se volevano la taglia, perché le prede sono ancora qui? Trasportavano forse qualcosa di prezioso? Di pericoloso? O forse...
Eppure il senso di disagio restava. Lasciò formare il pensiero, sperando che portasse ad un altro. La sera prima non aveva preso in considerazione che avrebbe potuto succedere. Quelli erano davvero gli Enshiyi?
Non sarà stata...?! Su di loro? Su di lei?!
Lo distrasse un mugolio. Debole, via via crescente.
Proviene... dal giovane.
Incerto per un attimo sul da farsi, sentì di nuovo quello stridore allo stomaco: doveva... doveva allontanare il corpo della vecchia e trovarne la causa.
Maschile o femminile? La sua mente non voleva tendere al secondo. Non voleva, ma... Era meno giovane di quanto si potesse pensare. Però i lineamenti non erano rugosi. E due dolci occhi castani tremolavano cercando di uscire dalla cecità del dolore. La sua aura, il suo aspetto... troppo simili, troppo simili.
Con uno sforzo, di cui non l'avrebbe creduta capace, riprese aspetto umano. E le palpebre rivelarono due occhi viola, dilatati una volta tanto in un'espressione scioccata. Aveva visto giusto, come sempre.
<< TU?! >> trattenne il "no!" che stava per sfuggirgli dalle labbra.
Rimase in piedi accanto a lei, sopportando la presa agonizzante delle sue mani e scrutandola senza parole.
<< Io... >> la voce della giovane era un rantolo. I suoi occhi erano sempre più appannati e sembrò scorgere solamente il colore più squillante, il verde dei capelli della bambina. << Prenditi cura... prenditi cura di mia... ah... >>
Con un gesto debolissimo indicò la bimba che riposava, testa sulla spalla, in braccio al mazoku. << Lei vede. Sa prima... le cose. La sua esistenza è... L'oracolo è in... Non fargliela prendere! Non f... >>
Silenzio. Dopo l'ultimo suono era ricaduta indietro, con un rauco, estremo respiro. Doveva, nella speranza che sopraggiungesse qualcuno, aver resistito soltanto per questo.
Lui smise di fissarla inebetito e sul suo viso, passata la confusione, vibrò un'espressione ombrosa. Avevano fatto un patto, loro. Le informazioni sulla famiglia per la vita della ragazza più bella che avesse mai incontrato. E l'accordo non era stato rispettato. Adesso ti aspetta la stessa morte di Raltark, stupida ragazzina. Al Dragon Slayer non importa, né importerà mai un fico secco delle tue vendette. Per non parlare della reazione del tuo pseudo padrone.
Distolse lo sguardo dal corpo di Gilraen e si voltò, alla ricerca sensoriale dell'assassina.
La trovò con una velocità incredibile. E in uno stato disastroso. Le sue palpebre si restrinsero fino a lasciare due fessure viola, che sembravano gradire perversamente lo spettacolo.

Era lunga distesa in una pozza di sangue. In fin di vita: non riusciva nemmeno a mantenesi in forma umana. Solo colui che sapeva bene con chi avesse a che fare avrebbe potuto riconoscerla nel nerissimo gipeto delle nevi.
Non emetteva suoni udibili.
Neanche finito di abituarsi alla subordinazione inverosimile, di ricostruirsi dalla notte invidiabile, di asciugarsi, di raccogliere una bambina drago, di scoprire che la sorella era Gilraen, trucidata col resto dello stormo, e di individuare l'autrice... ed ecco che arrivava un altro esercito di domande. La più ridondante era: chi diavolo poteva essere in grado e in condizione d'animo adatta, oltre a lui naturalmente, per ridurre Sherra così?!
Fece per avvicinarsi ed analizzare anche qui, ma un fruscio nei rami lo convinse che forse non era una grande pensata; brandì il bastone e inclinò leggermente il busto in avanti, pronto allo scatto.
<< A quanto pare sono ammesso alla festa? >> ironizzò, le labbra strette.
La voce in risposta provenne dall'ombra, sferzante come un frustino.
<< Non inquietarti, sciocco... da tempo conoscevo la venuta di questo momento. >>
Porc. Era Dolphin!
Davvero impressionante la trasformazione avvenuta. Il gelo si era sostituito all'esuberanza e il linguaggio che usava sembrava preso da un libro di cinquecento anni prima. La Lady scese con un salto aggraziato e rivoltò voluttuosamente la vittima col piede.
Il suo sorriso era il sorriso di un demone sanissimo, ebbro di sangue.
Ma è davvero anormale?, si trovò a chiedersi Zeross. A me non sembra molto diversa da Dynast quando gli girano. *mezzo sorrisino, gocciolina* Ma aspettiamo.
Dolphin non lo vide.
<< Visto cos'ha combinato, questa puttana? >> sibilò, calma, accennando alla strage con un stizzoso cenno del capo.
Cinquecento anni prima, eh?
Poi esplose.
<< Gli Enshiyi! Tutti uccisi, tranne i due maschi al campo. TUTTI! >>
Calciò il corpo piumato. La rabbia che le arrossava il volto la rendeva selvaggiamente bella, pensiero che fece comparire una seconda gocciolina sulla guancia del formulante.
Oh che ti metti a pensare Zer?, si autoammonì, non vorrai mica entrare negli club dei suicidi?
<< No, non tutti >> rettificò per salvarsi la vita << Questa bambina... G... cioè, la ragazza al centro, prima di morire, ha dimostrato senza dubbio di conoscerla; e la bimba ha parlato di una sorella... di fratelli e di una famiglia. Non penso ne siano passate molte qua, ieri notte. >>
Stupido che non sei altro, mettiti magari a pensare tutti i tuoi segreti, così li sente anche lei. Cancellò pure questo, allargando il sorrisino idiota e cercando di renderlo il più convincente possibile. Sistemò un po' il carico che portava in braccio.
Gli occhi di Dolphin si erano puntati su di lui.
Adesso che ci pensava, in certi atteggiamenti gli ricordava Lina; però la maga, che aveva ripetutamente attentato alla sua vita *glom*, l'aveva fatto non troppo seriamente. Cioè... non ne era sicuro... comunque era ancora vivo...
Ebbe successo. La presenza della bambina addormentata stornò l'attenzione dalla questione spinosa.
<< La piccola Silmarièn! La figlia minore di Enshiyi... ma come ha fatto a salvarsi? >> il tono parve prendere una sfumatura ironica << L'hai salvata tu? >>
<< In un certo sen... eh? Ah. Ma certo! Ho obbedito ciecamente al vostro ordine e mi sono fiondato a salvarla. >> Pietosa bugia, uscita dalla bocca prima di passare per il cervello. Dolphin tacque.
*gocciolone nervoso*
L'esordio fu totalmente diverso da quello che si aspettava (vedi: knock out).
<< Quanto sai della sua famiglia? >>
Lei sapeva tutto. Dalle date di nascita alla residenza segreta. Doveva trovare un modo per salvaguardarne i componenti rimasti, e se Zeross ne avesse saputo troppo... dopotutto era un demone... e i demoni possono cedere alla tentazione di vuotare il sacco, sotto certi tipi di sollecitazione.
<< Spero che tu non abbia bisogno di un ripasso delle regole >> aggiunse dopo, prendendo un sorriso da squilibrata che fece provare al subordinato cosa voleva dire "sentirsi le gambe di ricotta".
Gli lesse nella mente.
Vathek, il capofamiglia, si è... era guadagnato un'enorme fama e anche molti nemici con il suo passato. Non era uno stupido e durante la Kouma Sensou aveva ricevuto il soprannome di Demon Slayer. Un titolo niente male, se si pensa al suo grandioso corrispettivo. *smirk*
*gocciolina di Dolphin*
Delle due una: o non sapeva altro, e poteva smettere di preoccuparsi; o era capace di nascondere qualcosa alla sonda mentale, praticamente impossibile. Diede in un'alzata di spalle, lo guardò con avvertimento e si volse a Sherra, che giaceva ancora esanime.
Zeross rilasciò il respiro e smise di concentrarsi maniacalmente su quelle informazioni da terza elementare.
*aureola*
Pensò alla generalessa semimorta.
Era stato il drago da lei ucciso a sconfiggere Raltark e Rashart, sottoposti di Garv; i subordinati che Phibrizio non aveva mai più rimpiazzato; quelle di Lady Dolphin, che a lungo l'aveva odiato per questo (e non si sapeva bene come avesse smesso); Gro, Nost e...
Dolphin sapeva che il proprio era stato un gesto irrazionale: Sherra non aveva alcun torto nell'adempiere la sua vendetta, dopo tanto tempo che aveva atteso. E comunque un demone non avrebbe avuto bisogno di giustificazione per un atto naturale come quello di uccidere. Tuttavia Dolphin non era come tutti gli altri, se non l'avete capito, e le sibilò con disprezzo:
<< Maledetta, va' alla rovina! >>
Se non ti uccido è solo perché... perché non lo so neanch'io!
Era vero. Era una demone impulsiva, ma aveva imparato a seguire il proprio istinto. Qualcosa le diceva che Sherra Grausherra aveva ancora qualcosa di importante da fare nel mondo, qualunque cosa fosse. Non si sarebbe sbagliata.
Zeross attese che la situazione si fosse sbollentata, quindi chiese che avrebbe dovuto fare di Silmarièn. Quella bambina era strana, lo inquietava, come se ci fosse qualcosa oltre l'apparente innocenza!
Sperò quindi ardentemente che Dolphin se l'accollasse, restio come al solito a lavorare; ma lei aveva altri progetti.
<< Io sono in giro per organizzare truppe di mercenari affidabili, se poi esistono. Vedrai che con un po' di buone maniere li convincerò >> la bella ragazza si torturò il labbro inferiore, trattenendo male il ghignetto << Quel maledetto re ha arruolato chiunque! Se va avanti così, non saremo abbastanza. >>
Smise di riflettere ad alta voce per guardarlo.
<< So che hai ripreso contatti con la sorella minore del Cavaliere. >> indescrivibile la faccia di Zeross, che si vide già appeso a una forca per la "pietosa bugia" << Non m'importa. >> percepibile sospiro di sollievo << Ma proteggi questa bambina e qualunque altro drago ti capiti sottomano. Tutti tutti. Non voglio che succeda nulla. Ne risponderai tu. >>
Quella sarebbe stata la parte più difficile.
<< Lei non ha idea di che testa abbiano certi draghi... >> borbottò il subordinato. Dolphin sogghignò maliziosamente.
<< Tipo quella vestale cui hai combattuto al fianco un anno fa? La ragazza slanciata, abile, gentile e molto carina? >>
Il mazoku la fissò allibito.
<< Intende quella lucertola smisuratamente cresciuta, pasticciona, isterica e potenzialmente pericolosa per mazza ed espressione da Gorgone? >>
E lei scoppiò a ridere.
<< Non fare quella faccia! >> sistemò dietro la spalla una delle code lunghissime << Sembro pazza, non è vero? Faccio cose strane, parlo di cose strane... Forse non avete tutti i torti. Però questo è ciò che sono ora. Spesso non è facile distinguere tra follia e... risveglio. >>
Ma voi siete un demone, come me e come i vostri fratelli, pensò lui, credendo fosse meglio non ribattere oltre.
Forse Dolphin l'intuì, perché sorrise.
Misteriosa.
<< Prendi anche questo >> gli disse. Porse una sfera di vetro trasparente. Dentro aleggiava un'ellisse nebulosa, dorata come polline. Pareva che qualcuno si fosse impossessato di una galassia per imprigionarla in quel talismano.
Il mazoku non si mosse, mostrandosi finalmente diffidente. Uno era anche troppo; non desiderava farsi imbottire di talismani da lei. Era già stato un pazzo a tenere il primo. Il sorriso della ragazza di allargò lievemente; un venticello leggero faceva ondeggiare la frangia sulla fronte bianca.
<< Non temere. La spirale non ti ha fatto nulla, puoi fidarti di me. >>
Io non mi fido di nessuno, gli scappò pensato.
Il tono usato dopo da Lady Dolphin e l'espressione nei suoi occhi lo fecero rabbrividire.
<< Non voglio ripetere. >>
Dava una sensazione estremamente spiacevole. Ma, dopo averlo riposto in una tasca segreta, si era già misteriosamente scordato dell'oggetto.
Dolphin decise di ignorare la punta di impertinenza rimasta nel suo sguardo. Se le cose rigavano dritto come adesso, avrebbe ottenuto una delle cose principali che aveva messo in conto. Davvero birichina la sorte per Zelas. Calcò dietro le orecchie gli anelli di capelli.
<< Adesso alza i tacchi, per non dire altro, e prenditi cura di Silmarièn fino a nuovo ordine. Evita di far troppe spacconate in giro, soprattutto trattieni l'impulsività di quella Lina Inverse: ci sono cacciadraghi con ottimo fiuto. >> e i suoi occhi saettarono a lato, fissando un punto nella boscaglia alla sommità della scarpata. Prima che Zeross potesse reagire qualcosa di tagliente picchiò contro lo scudo della Lady.
Ammirò la sua prontezza di riflessi.
<< Vai. Qui non c'è più bisogno di te. >> si raddrizzò un attimo, si voltò, gli fece l'occhiolino << Ah... e non credere poi che Philia Ul Copt sia così terribile. Potresti cambiare idea. >>
E schioccò le nocche con un ampio sorriso.
Zeross sorrise nervosamente, per puro riflesso. Certo, con dei parametri di confronto come i suoi...!


Saillune, capitale della magia bianca.
La città era tutta sottosopra. Fra le guardie si vociferava che un contingente di cacciadraghi fosse riuscito a superare i posti di blocco alla frontiera e che da giorni inseguisse l'ennesimo gruppo di draghi in fuga. Per inviare nuovi contingenti laggiù la capitale venne parzialmente sguarnita; essi erano stati arruolati per assicurare la sicurezza degli abitanti, ma un caso di simile gravità giustificava l'azione.
Correvano tempi bui e, per la prima volta nella storia, il Regno Bianco si trovava assediato da tutti i lati. Solo un mese prima la difesa di Elmekia era caduta e il territorio era stato invaso; il principe Philionel El di Saillune non aveva potuto rifiutarsi di mettere assieme un esercito per difendere i suoi possedimenti. I sigilli magici non riuscivano più a svolgere il loro compito né l'avevano mai fatto molto bene, da quando erano stati depolarizzati dalle bravate di Garv e dei suoi scagnozzi.
Dall'alto della torre nord, Amelia scrutò l'orizzonte impensierita.
Lì poteva usufruire di una visuale senza pari. Neanche la minima traccia di messaggeri. Nulla tranne case e, oltre le mura, boschi sconfinati.
<< Questa è una cosa insopportabile! >> esclamò, voltandosi.
Sul divanetto Lina e Gourry dormivano, la bolla al naso; accanto a loro erano accatastati i piattini di varie merende e spuntini ante-pranzo. Zelgadiss, invece, il suo Zelgadiss... leggeva nell'angolino buio strizzandosi periodicamente gli occhi... come diavolo faceva a distinguere i caratteri in quella penombra...?
<< Zel, se vuoi posso andare a prenderti una lanterna >>
La chimera si limitò ad alzare una mano, in segno di diniego; la ragazza non si perse d'animo.
<< Oh, ma allora sposta la sedia qui, c'è più luce! Anzi, ti faccio portare una poltrona, quella vecchia seggiolaccia dev'essere scomoda all'inverosimile. >>
Zelgadiss, perfetto esempio di mutismo volontario, scosse la testa e girò pagina. La principessa s'imbronciò e mise le mani sui fianchi; quindi trovò opportuno l'ignorare quella specie di ologramma di Zel, se voleva tanto essere ignorato.
Riportò lo sguardo all'orizzonte e per un pelo non balzò di sotto: periodiche nuvolette di fumo s'innalzavano al cielo, sbucando ora da un gruppo d'alberi, ora da un prato, ora da una frazione della città... si avvicinavano sempre di più e, improvvisamente, le mura presso la porta principale saltarono in aria. Iniziarono ad accorrere guardie.
Al frastuono Lina si era svegliata, cominciando a scuotere Gourry mentre Zelgadiss correva al fianco di Amelia.
<< Ma cosa... >> apostrofò lo spadaccino.
<< Attaccano la città! >>
<< Guardate >> mormorò piano la maga, il cui pisolino non aveva debilitato lo spirito d'osservazione.
Indicò un punto sottostante.
<< Ma non c'è niente >> disse Gourry, disorientato dall'insieme confuso di colori. Fra tetti, fiori e banchi del mercato non aveva tutti i torti.
Con la sua vista acuta invece la chimera Zelgadiss avvistò subito la sagoma affusolata che sorvolava l'agglomerato, scansando talvolta attacchi a bombardamento. Ogni tanto un raggio di sole dava riflessi dorati alle sue scaglie. Non era possibile individuare chi l'inseguisse, poiché i colpi partivano dal nulla; nella sua mente non cessarono un attimo di essere demoni, nascosti dietro la barriera interdimensionale.
<< Ok... in azione gente! >> fu il grido di battaglia di Lina, che non appena c'era da menar le mani ci si buttava più che volentieri. Guadagnato il davanzale si buttarono di sotto e levitarono verso la zona incriminata.
Atterrarono nella piazza principale, non molto lontano da dove erano partiti. La gente fuggiva e strillava, creando una confusione senza pari. Loro ne presero il controllo e, dopo aver riportato un minimo d'ordine, corsero verso l'incendio. Come capì che sarebbero rimasti a terra, Gourry tirò un respiro di sollievo.
<< Detesto volare. >>

Il drago si dibatté entro le fondamenta, soffocato dal caldo; lo incitava l'altro, che il gruppo d'osservazione alla torre non aveva visto. Il terrore dilatava i suoi occhi castani. Si stavano avvicinando.
Qualche persona coraggiosa gettò grandi secchiate d'acqua sul fuoco da fuori e, chi poteva, incantesimi di spegnimento. Non fu cosa inutile: le fiamme si ridimensionarono a qualche piccolo falò sul tetto.
Ma dentro era cambiato poco.
Un grido lacerante sovrastò le urla concitate dei soccorsi. La bella, nobile creatura che fuggiva era stata raggiunta.
Ripresero forma umana. Così facendo riuscirono a interrompere il contatto con quei mostri orribili e si rifugiarono sotto uno scudo d'energia. Erano un ragazzo sui quattordici, quindici anni e una giovane bionda assai malridotta. Il suo braccio destro era ferito, ma era il meno. Dove prima spuntava l'ala, il corpo era orridamente irriconoscibile.
La raggiunse e la sollevò come poté sulle proprie ginocchia, cercando di bendarla con un pezzo di stoffa; nel frattempo era svenuta. Lui non aveva esperienza.
Disperava di trovare una soluzione.
Dopotutto si aggiravano ancora lì attorno, aspettando solo che calasse lo scudo per prendere nuovo ossigeno. Perché nessuno accorreva in loro aiuto? Le forze scorrevano via, lontane anni luce dal giovane drago, ma sentiva che doveva almeno provare. Nel sollevarla gemette e cadde a terra. Risolse di trascinarla tenendola sotto le braccia... operazione difficile a realizzarsi, visto che lui stesso si trascinava.
Digrignò i denti, colto da un capogiro. Dal mantello sbrindellato facevano periodicamente comparsa sei strisce parallele, rosse di sangue coagulato. Tutte le sue vesti ne erano impregnate. Sollevò con affanno il viso sudato, mentre cercava di scostare i ciuffi che si appiccicavano sulla fronte. Scrutò nella semioscurità.
Le fiamme creavano distorsioni violente delle immagini, fumo e caldo. Troppo caldo. Gli mancava l'aria, se ne accorse quando tossì violentemente.
Era questione di attimi.
Una miriade di incantesimi si abbatté sulla sua protezione, che miracolosamente ebbe la meglio; non si può dire lo stesso del portale che, investito dalla forte detonazione, cedette chiudendo anche l'ultima via di fuga. Il ragazzino si abbandonò a terra, esausto.
Iniziava a desiderare l'incoscienza.
Ogni cosa sarebbe stata più facile, vero? Avrebbe soltanto sentito una grande pace, un grande silenzio. Niente più dolore... niente più solitudine.
La nebbia rossastra che gli appannava maggiormente gli occhi esaudiva il suo desiderio. La morte correva verso di lui a braccia aperte, ghigno senza volto... l'aveva inseguito per tutto quel tempo, portandogli quasi via la sanità mentale.
E tutto quel dolore.
Aveva volato ininterrottamente, a ritmo sostenuto, sempre veloce, stanco, colpito dentro e fuori da un vuoto senza fine. Anche col pensiero della sua nuova compagna di sventure, non sentiva da dove attingere la forza per una ribellione... soprattutto ora che la calma era tanto vicina.
Poi vide nascere, dall'oscurità degli angoli, occhi luminosi come il fuoco. Li vide avvicinarsi silenziosi, portatori di quella... quella calma.
Gli vennero in mente due grandi pupille verdi, fredde nelle nuvole brucianti del crepuscolo.
E qualcosa di inaspettato scattò in lui. La testa gli cadde sul petto, come se fosse svenuto. E forse lo era davvero. I suoi respiri, i suoi battiti accelerarono; pian piano, in movenze convulse, la mano scivolò dal fianco alla spada, impugnata in passato dal Demon Slayer...

Chiunque si trovasse fuori vide la colonna di luce, la vide nascere dalle fondamenta stesse della villa, la vide circondare ogni cosa. E ne fu accecato. Senza magia nessuno sarebbe sopravvissuto. Zelgadiss digrignò i denti sotto la forza che schiacciava lo scudo, Lina si lasciò sfuggire un'imprecazione di sorpresa. Prima che un polverone a fungo oscurasse la visuale, si videro in lontananza i maghi di corte uscire sui cinque balconi principali del palazzo reale e alzare le braccia in evocazione. Il boato fu tremendo. Esplose all'improvviso, trattenuto fino ad allora da un'incredibile energia accentratrice. Riuscirono a fatica a spostarsi per evitare i crepacci che si spalancavano sotto di loro. Si scambiarono uno sguardo pieno di apprensione.
<< Quella non era magia nera. >> mormorò Lina.
<< Ma quale drago può avere questa potenza di fuoco? >> ultima frase udibile. Seguirono rumori inquietanti, di crolli, di grida, di nuovi crolli.
Poi tutto fu nero.

Ci volle molto perché la situazione tornasse alla normalità.
Mezza città era stata distrutta, più o meno coinvolta nella deflagrazione. Puro miracolo aveva risparmiato il palazzo.
Dappertutto desolazione.
<< Mio Dio... >> balbettò la principessa, per quello che poté vedere tra la polvere. Gourry si guardò intorno costernato e Lina pestò un piede in terra.
<< Che cavolo è saltato nel cervello preistorico di quel drago?! Potevamo restarci tutti secchi! Anzi, qualcuno ci sarà rimasto! >>
<< Si sarà opportunamente difeso dai demoni. >> fece notare Zelgadiss con una calma invidiabile. Scrutava in giro col suo solito modo di fare, attento e sospettoso.
<< Me ne sono accorta. >> ribatté Lina sempre più inferocita << Se solo però avesse aspettato mezzo minuto, a quest'ora avrei sistemato di persona quelle bestiacce, con Laguna Blade e danni al MINIMO!!! >> il tono diede, sul finale, in una stecca isterica.
Amelia non disse nulla. Il drago aveva agito per la sua salvezza, non poteva biasimarlo... ma era affranta per il suo regno.
<< Cominciamo a soccorrere chi ne ha bisogno. Sono sicura che i maghi della città e i medici hanno già cominciato. >> mormorò. E li precedette, silenziosa. Lina sbuffò, ostentando un'aria da dura... ma facendo l'arrabbiata solo per tirar su di morale l'amica.
Di bocca in bocca correvano domande, risposte, notizie frammentate che ora confondevano ora chiarivano le idee. Ovunque giacevano macerie, polveroni d'intonaco, feriti. Della casa in cui era scoppiato l'incendio doloso non era rimasto nulla. Dominava la scena soltanto un grande cratere.
Proprio al centro sembrava esserci qualcosa -qualcuno- di vivo.
<< Eccolo là. >> ringhiò Lina.
<< ...Sono due! >> notò Amelia, sbalordita.
<< E non è tutto. >> aggiunse Zel, indicando la figura in peggior stato. A tutti, prima di cominciare a correre, sfuggì un'esclamazione.
<< Non ci credo! >> disse Gourry.
Prima che chiunque potesse attraversare la distanza di raggio, Lear risollevò debolmente il capo. Muoveva gli occhi senza vedere, ed ebbe solo il tempo di sentire sapore di sangue e cemento in bocca. Quindi, vacillando visibilmente, mormorò un debolissimo "ah!" e cadde bruscamente riverso al suolo.
Accanto a Philia la macchia scarlatta era sempre più grande.
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