KALEIDOSCOPE
capitolo 04:
26 aprile
FOR ABSENT FRIENDS

Regno invaso degli Stati Costieri, località imprecisata.
<< Capelli Viola? >>
Silenzio.
<< Mantello Nero? >>
Silenzio.
<< Occhi di Gatto? >>
*minuscola venuzza rossa*
<< Signore! >> piagnucolò la vocina.
Si udì un suono, probabilmente incrocio tra ringhio e sorriso forzato.
<< Mi chiamo Zeross, piccoletta. Quante volte te lo devo ripetere? >>
Gli parve che fossero solo due occhioni verdi ad annuire, tanto erano grandi e impressionati. Increspò le labbra in un sorrisetto e ne vide il riflesso. Se non altro, finalmente si era svegliata dal potente torpore drogato.
<< Come ti senti? >>
Silmarièn parve confusa.
<< Come mi sento? >>
<< Quando ti ho portata da quella guaritrice non stavi bene. Hai dormito per dieci giorni e adesso dovresti essere come nuova. >>
Le lunghe ciglia, fin troppo scure per una simile tinta di capelli, sbatterono.
<< Signor Occhi di Gatto >> il demone appoggiò le mani ad un tronco d'albero, pronto a sbatterci la testa << ...non mi sento le gambe. >>
Per fortuna si bloccò prima di provare il confronto, e si mise a pensare.
<< Uhm. Lo immaginava, la vecchia. Del resto eri molto ferita. Meno male che siamo sulla strada buona per andare da quella tipa, che mi pare si chiamasse Ki... >>
<< Ferita, Signor Occhi di Gatto? >> Zeross si sentì, suo malgrado, nuovamente calamitato dal legno << Com'è successo? >>
Stasi. Ancora una volta qualcosa lo aveva distratto.
Non ricordava? Non ricordava?! Chi diavolo avrebbe potuto dimenticarsi di una cosa del genere... a parte magari Zelas?

*sting*
<< A quanto pare Zerchan si è dimenticato le buone maniere, frequentando quella cretina. >> brontolò Zelas tenendo a mezz'aria un bicchiere. Dynast non poté evitare di sogghignare, emettendo un grugnito incredibilmente soddisfatto della constatazione.
<< ... >>

Le raccontò che l'aveva trovata per caso. Dei suoi non c'era più traccia (e in un certo senso non raccontava balle).
Punto.
Questa è una giornata che si preannuncia rilassante. Niente piagnistei o marmocchi rumorosi... Niente? Non conosceva ancora la frugoletta abbastanza bene per fare l'aruspice. La piccoletta partì in quarta con un respiro da centometrista e un volume da allarme aereo.
<< Lo sai che due settimane fa ho compiuto gli anni? Perché il papà e la mamma non mi hanno regalato nulla? Dove sono? Dove sono? Non me l'hai detto, ti sei dimenticato. E dov'è Lear, aveva promesso di costruirmi l'altalena, anche se non credo che ne sia capace... e Reuben, con le sue polveri luccicanti, voleva fare i fuochi artificiali. Il papà deve fargli mantenere la promessa! Deve, deve, deve! >> sobbalzò vigorosamente sulla sua schiena, battendo i piccoli avambracci sulle spalle nere. Sembrava di aver addosso un martello pneumatico.
<< Calma... >> supplicò Zeross, sperando che le spalle reggessero.
Miseriaccia, io i draghi li uccido, non gli faccio da babysitter. Già con Philia, che si presumeva -si presumeva- avesse un po' di cervello, era una tortura...
*gocciolina di Dolphin*
In effetti, qualunque drago adulto dotato di buonsenso sarebbe congelato a vedere un cucciolo in compagnia nientemeno che del Dragon Slayer...
La bambina prese un'aria convinta, tenendo il mento appoggiato alla sua spalla (la portava sulla schiena). Dopo una pausa, trascorsa a riprendere fiato, proseguirono. Cioè, lui proseguì... lei era impegnata a battergli in testa un ramoscello come incitamento.
*gocciolone*
Che ho fatto di male?
Si torturò la materia grigia con varie ipotesi, una più deficiente dell'altra. Borbottando borbottando, infilò la punta della scarpa sotto qualcosa e finì per fracassarsi il setto nasale su un ciottolo; la bambina rise a crepapelle e aumentò le bastonate.
*venuzza pulsante*
Si rialzò poco gentilmente. Adesso cominciavano a girargli i cosiddetti santissimi, e se c'era una cosa da evitare con lui era proprio quella.
<< Avanti, molla quest'affare o cammini da sola. >> ringhiò, gettandole via il giocattolo in maniera piuttosto eloquente. Possibilmente prima che lo possa usare io. Lei comprese alla velocità della luce e, un po' intimorita, divenne docile docile.
L'aveva spuntata, diamine!
Era già abbastanza irritante esser subordinati a Dolphin Deep Sea. E che, diranno molti, l'aveva scelto lui! Balle. Non si faceva illusioni. Se non avesse accettato di sua iniziativa, ci avrebbe pensato Lady Zelas a convincerlo, dopo che si fosse trovata la sorella tra le scatole per più di una volta. Davvero un'ottima situazione. Accidenti e sciagure a tutti gli squilibrati del pianeta!
In più... erano giorni che cercava di riordinare le idee. Le regole del gioco volevano che il subordinato, non contava ahimè la situazione o il caso particolare, desse piena collaborazione ai progetti del capo. Quindi lui doveva anche lambiccarsi il cervello per districare qualsiasi nuova matassa si presentasse. L'ultimissima era la pittoresca scena cui aveva assistito un paio di settimane prima. E con lei, la bambina sopravvissuta, urlante, il suo sistema nervoso dava finalmente segni di cedimento. Inizialmente il problema non esisteva, dato che la bimba dormiva la maggior parte del tempo e se ne occupava una guaritrice decrepita. Ma anche così non aveva cavato un ragno dal buco. C'era sempre qualcosa che gli sfuggiva e il rimanente del tempo era assorbito dai cacciadraghi che, sentendo l'aura della cucciolina, giungevano al villaggio.
Il turbine di pensieri ruotava soprattutto su: cosa aveva voluto dire Gilraen parlando di un oracolo? L'oracolo dei draghi dorati? Ma cosa c'entrava con la piccola? E con tutto il resto? Gli Enshiyi avevano lasciato il palazzo nascosto semplicemente per aiutare l'esercito di Dolphin Testamatta o perché avevano qualcosa che faceva gola al re di Kalmaart? E se fosse stato per entrambe? E -direi la più frequente- che cavolo ci aveva a che fare lui con una simile gatta da pelare...
"Lei vede. Sa prima. L'oracolo è in..." in cosa? Dove? Cosa vede questa bambina? Cosa vede... cos'ha di particolare? A me non sembra niente di che. E' un inutile cucciolo e basta.
Smise quasi del tutto di badare al mondo esterno, preso dalla riflessione. Ma, per un caso inspiegabile, tra le voci di un gruppo di filatrici, due spiccarono chiarissime.
<< Waaah, sono appena stata dall'indovino del paese! >>
<< Davvero? E cosa... >>
<< Fortuna e felicità! >>
<< Figurati, dice la stessa cosa a tutti. Non credo proprio che veda sul serio il futuro! >>
TAN.
Smise di camminare. Aveva trovato la parola mancante al discorso di Gilraen. Ed era così facile! Così logico! Ma anche... così inverosimile.
"L'oracolo", ha detto... "lei", la bambina, "vede". Lei vede. La sbirciò furtivamente, come se da un momento all'altro dovesse apparire come una misteriosa Pizia. Invece gli sorrise in risposta. Normalissima. Tu vedi il futuro, piccolo drago? Non sei una vecchia. Allora come puoi essere l'oracolo?
Però qualche cosa, in effetti, era cambiato. Intorno l'erba frusciava, languida, dando un'atmosfera strana alla pianura. Le voci si erano affievolite nonostante le filatrici si trovassero a soli pochi metri.
Il mazoku non se ne accorse, ma il suo istinto gli procurò la pelle d'oca. Un fenomeno che lo mise in guardia più di qualsiasi avversario visibile: non gli accadeva da quando si era accostato a Lina, posseduta da LoN... e stavolta era... più forte. Gli occhi di Silmarièn, per un secondo infinitesimale, rifletterono a specchio il paesaggio circostante. Non era più in sè... La testolina verde aveva anche abbandonato il proprio peso sulla spalla, come se fosse svenuta, e Zeross continuava a scrutare i dintorni. Le sue labbra, guardando a lui, articolarono "la seconda". Poi, quando già un fremito più forte stava per scuoterla...
Ah, ma che diavolo vado a farneticare! Il priest si mollò una pacca sulla fronte, interrompendo quella stranissima -quanto inquietante- sensazione. Non è possibile, punto e basta. Chiuso. Archiviato. Solo quella lucertola decrepita dei draghi dorati sa "predire", se poi quello è predire, il futuro. Con tutte le cose che ho da fare, mi metto anche a dare importanza alle parole di una delirante... messo per inteso che poteva parlare di chiunque, col "lei".
Tuttavia, nonostante ostentasse convinzione, l'angolo più nascosto della sua mente che riuscì a trovare era vigile. Qualcosa... o più probabilmente qualcuno... lo controllava e neanche poi così occultamente: la sensazione, mandata per distrarlo, si era affievolita come aveva battuto il palmo sulla pelle. E lo controllava per coprire questo oracolo. Ma ormai, che lo volesse o meno, il Dragon Slayer aveva mangiato la foglia.
Dolphin riceverà un primo rapporto davvero interessante. Chissà se "sua maestà" può dire di chi si tratti... sia l'oracolo, sia il misterioso osservatore.

Gli occhi castani si chiusero, smettendo di riflettere il rosso del tetto. Per un attimo, seppur infinitesimale, gli era sembrato di sentire la particolarissima aura di sua sorella.

Zeross si girò di qua e di là: la casa doveva sorgere vicino. Sempre procedendo curvo, lesse il numero civico del cottage e schioccò le dita.
<< Finalmente! >>
Non c'erano campanelli di sorta. Così afferrò la coda di un bell'usignolo che bazzicava lì vicino e gli fece emettere un suono totalmente diverso da quello che uno si sarebbe aspettato, perlomeno da quella povera bestia.
<< Dove siamo, signor Zeross? >>
L'interpellato sorrise, pronto a incantarla con i suoi modi accattivanti. Voleva giusto vedere se era ancora in gamba: l'effetto era direttamente proporzionale con quello che avrebbe avuto su Philia. Più Sil si deliziava, più Philia si sarebbe inviperita.
*grin*
<< ...che cosa le è successo? >> aggiunse poi la bambina, guardando i segni di beccata sul suo viso. L'autore volava lontano emanando volute di fumo dalla testolina.
*gocciolone*
<< Niente... o ho scambiato un'aquila per un usignolo, o qui la natura cammina a rovescio. Comunque... adesso ci troviamo a circa quindici chilometri di cammino, andando a est in linea retta, dalla monarchia di Saillune. E questa... >>
Di punto in bianco Silmarièn ricordò qualcosa.
<< Hai detto che ti chiami Zeross? >>
Le toccò la fronte.
<< ... sto bene. >> intercalò lei, perplessa.
<< Allora perché mi chiedi una cosa che ti ho già detto milioni di volte? >> rispose il mazoku, spingendole la fronte con l'indice. Evidentemente Silmarièn la trovò una cosa molto divertente, perché emise una risatina.
<< Beh, signor Zeross. A mia sorella una volta è scappato un nome che suonava come il tuo. >>
Le sopracciglia viola si inarcarono.
<< Davvero? >>
<< Sei un amico di famiglia? >>
Gli scappò una sghignazzata, che affrettò a tramutare in colpo di tosse.
<< Non saprei proprio >> e gli tornarono in mente tutti gli anatemi che la sua diciamo pure controparte draconica, dopo la notte di mezza estate, gli aveva lanciato rabbiosamente dietro quando era uscito in giardino. Non trovava sua figlia...
<< Mhmh. Però, se fossi tu sarebbe una bella coincidenza! >>
Intanto, visto che non apriva anima viva, il portatore bussò con la punta del bastone alla piccola porticina ovaloide, circondata d'edera.
<< Ma dimmi >> riprese intanto che aspettavano, fingendo di non essere interessato << A proposito di cosa era saltato fuori quel nome tanto simile al mio? >>
Gilraen non l'avrebbe pronunciato facilmente.
<< Uh, non ric... ah, giusto... era un discorso strano. Ero piccola piccola, ma ho un'ottima memoria, io! Parlavano di una cosa che chiamavano "ereditarietà". Lear aveva preso per questa cosa gli occhi nocciola dalla mamma, e io verdi da una bisnonna. Mia sorella ha solo accennato sottovoce quel nome. Che cosa vuol dire? Mi hanno regalato qualcosa per colorare i cerchietti degli occhi? >>
Troppo facile... mh? L'interlocutore la ignorò, poiché in testa gli era suonato uno strano campanello d'allarme. Enshiyi padre e madre avevano gli occhi castani, lì non ci pioveva... ma la loro stirpe era sempre stata famosa per essere una delle poche, tra migliaia e migliaia di biondi draghi con gli occhi azzurri, ad avere capelli scuri e...
Rivolse involontariamente le pupille a lato, cercando di scacciare il pensierino che si faceva strada guardando Silmarièn.
<< Salve >> salutò qualcuno << Avete bisogno? >>
Davanti a loro, stagliata nel vano della porta, c'era la giovane Kira. Zeross smise di pensare, lasciandosi sfuggire le cose, e ricambiò il sorriso.
<< Ciao! Non si riconoscono più i vecchi amici? >>
La ragazzina dai codini rosa lo ricollegò, in qualche minuto perché era smemorata e un po' pasticciona, ad una certa maga e si illuminò in viso. Rise scompostamente.
<< Maccerto! La tua piccola amica però non la conosco. Venite, entrate pure. >>

Saillune.
C'era qualcun altro in quel momento che pensava ad una cura e per una volta tanto non si trattava di Zelgadiss (!). Anzi, la chimera stava pattugliando le vie limitrofe della città con le poche guarnigioni rimaste. Amelia aveva insistito per assegnarli il ruolo di primo ufficiale temporaneo per estrarlo dalla biblioteca...
Si era autoinvitato il più militarmente esperto Gourry, e meno male, altrimenti la chimera avrebbe imboccato la prima porta muraria e sarebbe scomparso fino a sera.
<< Avete trovato individui sospetti? >> domandò Zel con aria scocciata, maneggiando l'elsa della spada come se avesse voglia di tagliare un paio di mani.
<< No, signor comandante. Tutta la popolazione, rifugiati compresi, è in regola. >>
<< Strano, con tutta la gente che arriva. Comunque, anche se i colpevoli non si sono fatti vedere, non vuol dire che non ci siano. Proseguiamo. >>
Fece dietrofront, mentre Gourry salutava la truppa come un ragazzino che parte per la gita scolastica. Per lui era tutto relax, mentre Zel non ne poteva già più...

Dall'alto del tetto, Lear sorrise al pacifico paesaggio. La sua vista, che poteva gareggiare con quella di un elfo, gli permetteva di seguire gli spostamenti di qualunque abitante; anche se il sole batteva sfavorevole, sul tetto a cono della torretta. Tutta Saillune ne veniva illuminata, esaltata; avevano ragione a ritenerla la città della Luce. Sì, era proprio lui che pensava ad una cura. A dire la verità, per trovare come scansarla. Da giorni Philia, tra l'altro ripresasi appena dalla batosta ricevuta, gli rompeva le scatole per far qualcosa contro quelle terribili cicatrici sulla schiena. Pensava che un ragazzo giovane come lui dovesse cancellare dal corpo, come dalla mente, un'esperienza simile.
Gli avevano raccontato di un'incredibile esplosione, l'esplosione che aveva ridotto Saillune a mal partito e della quale ritenevano lui la causa. La metà delle mura era ancora in ricostruzione. Al pensiero scoppiò a ridere come un bambino.
Lui?! Ma se non sapeva nemmeno invocare una freccia di fuoco! Era il tonto della famiglia. Reuben sì che poteva vantare dei poteri favolosi; era il primo erede maschio del Demon Slayer. Non c'erano dubbi sul fatto che fosse lui l'erede del potere che aveva fatto tremare migliaia e migliaia di creature del male. E allora, come potevano anche solo pensare che Lear, il tonto, l'imbranato, fosse in grado di provocare una cosa simile? Troppo buffi!
L'avevano salvato e dar ragione non era che una forma di squisita cortesia (come diceva sempre la sua mamma), però lui non riusciva a smettere di ridere ogni volta che gli dicevano quelle sciocchezze.
Riguardo le cicatrici... non capiva per quale motivo Philia le trovasse così scioccanti. Certo pensava a chi... e come gliele avesse fatte. Il ragazzino sentiva ancora lo stridere di quegli artigli... Ma erano ormai, che lo volesse o no, un fregio: era sfuggito due volte ad una morte terribile quanto agguerrita. Tuttavia... sull'altra faccia della medaglia... era anche vero che stava scritto: sei scappato pensando solo a te stesso.
Fremette.
Era tutta colpa del Cavaliere di Chiphied! Anzi, tutta colpa della Deep Sea! Anzi dell'assassina stessa! Anzi...
Lasciò crollare il capo sul petto, cercando di frenare l'emozione che saliva in ondate travolgenti. A che serviva dare colpe? A che serviva... sì, serviva... era più sopportabile...
Si strinse istintivamente il braccio sinistro.
Mostro dalla faccia d'angelo, pensò con un brivido irresistibile, queste persone sono più forti di te. Hanno ucciso due Demon Lords!

Già, quelle persone. Da quanto aveva capito, non facevano parte di nessuna divisione speciale ma agivano praticamente in tutti i campi. Oddìo, ridacchiò, dimenticandosi completamente del cruccio di prima proprio come fanno i bambini, Lina doveva essere un po' pazza e sicuramente era meglio non farla arrabbiare; l'erede al trono Amelia aveva le sue fisse (fondamentalmente due, credeva di intuirle entrambe); Gourry poteva usufruire di appena un paio di neuroni, anche se era un bravissimo ragazzo. E se al posto di Zelgadiss, quello strano uomo dalla pelle di pietra, si fosse messa una statua, nessuno se ne sarebbe accorto.
Decise di lasciar perdere. In due settimane non aveva passato molto tempo con loro per via della convalescenza, quindi non poteva giudicarli. Semplicemente alzò il viso per esporlo al sole, godendo di quel calore. La malvagità portava dolore, il dolore gelo. Ma lassù regnavano una pace e un caldo così intensi da cancellarli. Si udivano solo mormorii. Sembrava si osservare la valle dal di fuori, come attraverso una sfera di cristallo.
Uno stormo di gabbiani passò sulla sua testa.
Anche voi non sapete più dove stare, non è vero? chiese loro mentalmente, osservandoli planare lontano. Quando un falcone ne attaccò la "retroguardia" e solo uno riuscì a forzare il passo, distolse con afflizione lo sguardo.
Silenzio.
Era rimasto tranquillo forse una mezz'oretta, quando le sue orecchie a punta comparvero da sotto i capelli ramati vibrando in modo imbarazzante. Le fermò, arrossendo come se ci fossero ancora i suoi fratelli a prenderlo in giro. Ciò che lo aveva svegliato era il trambusto proveniente dal piano di sotto; ascoltando con attenzione poté afferrare tre cose: avevano lasciato alzare Philia/Philia era venuta a salutarlo/Philia non l'aveva trovato nella sua stanza. Rimase in attesa di ulteriori indizi, ma le cose non promisero niente di buono quando la sentì avanzare, minacciosa, verso la finestra. Si appiattì lungo il profilo della grondaia, deglutendo, in atto di spiare le sue mosse.
<< Lear? Dove ti sei cacciato? Lear?! >>
Quella domanda fu ripetuta a disco rotto e l'interpellato cominciò a credere che, forse, sarebbe stato il minimo spiccare il volo, per scapparle. Era capace di scalare la grondaia pur di non farlo star fuori, perché "sarebbe stato terribile se gli fosse successo ancora qualcosa!!". E lui voleva star fuori.
Ridacchiò nel rammentare la faccia che quella ragazza aveva fatto; era davvero apprensiva, molto più della sua vera madre. Dopotutto era stato cresciuto secondo una politica di massima prudenza, qualcosina doveva aver assimilato. E poi... non c'è due senza tre...
Ma, come si mosse per sgusciare oltre il bordo, un paio di dita strinsero la sua collottola in una morsa infernale. Si voltò con aria colpevole.
<< Philiasan! Che piacere, sei venuta a salutar... >>
<< Poche storie >> lo interruppe la draghetta con voce gutturale, alzandogli il mento col manico della mazza chiodata. Aveva la stessa faccia di quando Lina aveva mezzo abbattuto il palazzo del re dei draghi di fuoco. Ma Lear allora non c'era, e non poteva saperlo. << Cosa avevi intenzione di fare?! >>
Il ragazzino indietreggiò, mentre l'ombra si allungava verso di lui.
*gocciolone*
<< Ah... ma niente, Philiasan! Come puoi pensare che ti stessi disubbidendo? >> e atteggiò le labbra allo stereotipo di sorriso da prima comunione.
*brill*
<< Adesso metti via quell'affare... >> e il sorriso prese un'angolatura un po' più nervosa. La ragazza, tranquillizzata dal fatto che tutto era tranquillo, nascose l'arma con una movenza fulminea, provando definitivamente che si riprendeva dalle ferite. Si sedette accanto a lui, che si ricompose sedendosi a gambe incrociate.
Lear la vide sospirare con irritazione.
<< Cosa è successo stavolta? L'incubo? >>
Philia lo guardò perplessa, poi scosse la testa mettendo una mano sulla sua.
<< No. Non devi preoccuparti per me, ho visto... e vissuto di peggio, anche se... >>
<< Anche se? >>
Lo fissò in tralice, indecisa se continuare. Non era proprio il tipo di confidente che avrebbe desiderato.
<< Anche se fa sempre male, sciocchino. >> terminò accarezzandogli la testa. Lui annuì con una serietà inaspettata e si sdraiò all'indietro... Beh, forse l'ho sottovalutato. In fin dei conti ha già settantatrè anni.
...imitando in tutto e per tutto una lucertola.
*gocciolina*
Philia aggrottò prima la fronte, guardando in alto con la faccia di una che si autocontraddice, poi raccolse le gambe fino a circondare le ginocchia con le braccia. Il teletrasporto l'aveva già stancata. Seguì una lunga pausa di riflessione, durante la quale si sentì a malapena il vociare della piazza. A Philia sembrò di scorgervi Lina. Poi Lear riprese il discorso interrotto, spiazzandola ancora.
<< E allora che hai stavolta? Stai guarendo bene. >>
<< Un motivo per lagnarsi c'è sempre, nonostante Amelia sia un'ospite irreprensibile. >> brontolò allora l'altra, mentre un sopracciglio si contraeva spasmodicamente.
Le orecchie a punta del draghetto guizzarono. Cosa cosa?
<< Già, nonostante sia un'ospite irreprensibile, io l'ho sempre detto che si lascia influenzare troppo da Lina! E quella sconsiderata vorrebbe -anzi, ormai ha deciso!- far venire qui la feccia della feccia, solo perché quella pazza di sorella gliel'ha comandato. >>
Lear spalancò gli occhi. Che carrellata di benedizioni! Doveva essere un tipo davvero simpatico, questo qua, per spingerla a sagrare contro tutta quella gente. Soprattutto contro un Cavaliere di Chiphied! Scosse il capo e iniziò ad avere il riso convulso dopo averla riguardata in viso.
<< Avanti, chi è? >> riuscì a balbettare tra un accesso e l'altro, asciugandosi gli occhi lacrimanti << Un tuo ex-fidanzato? Uno spasimante indesiderato? >>
Se voleva metter su uno scherzo, cascava proprio male. In men che non si dica la draghetta, troppo abituata per rinunciarvi, riprese la mazza da sotto e su uno sfondo infernale, con gli occhi a mezzaluna e i capelli svolazzanti, sfogò la sua indignazione. A lui si bloccò in gola il resto delle risate.
<< COSA?!? EX-SPASIMANTE CHI?!? QUELLO LA'?! >> piantò una pedata sui mattoni e ne fece precipitare di sotto qualcuno, rischiando di freddare un povero giardiniere. Il drago a rischio aveva emesso a quella manifestazione uno squittio costernato, indietreggiando con gli occhi pallati e mille gocce che scendevano dalla punta del ciuffetto fino ai piedi.
<< Ma io avevo detto ex-fidanz... >>
<< IO NON HO NIENTE A CHE FARE CON QUEL LURIDO INDIVIDUO!!! >> ululò lei in risposta, strizzando gli occhi.
Attimo di trance. Il vento spinse qualche rotolo di sporcizia fin lassù.
*fiuuuuuu*
Lear era rimasto a fissarla ammutolito, come un ebete, pigolando frasi incomprensibili. Corbezzoli, se si era ripresa! Ma la ripresa (disastro totale o inaspettata fortuna?) durò poco. Philia ansimava per lo sforzo. Si sedette di botto, riponendo nuovamente la mazza e cercando di respirare.
Il ragazzino prese al volo l'occasione. Se c'era qualcuno che riusciva a farla arrabbiare, doveva proprio essere in gamba! Da quando l'aveva conosciuta, e non era poi molto in verità, gli era sempre sembrata una persona compita e fine. Tipico di un drago femmina.
<< Allora, me lo dici chi è? >>
*curios curios*
Il pugno di Philia si strinse davanti al viso della proprietaria.
<< Ti basti sapere che è un demone. E non uno qualunque, ma il più malvagio, stupido, idiota, cretino ed ignorante che si sia mai visto sulla faccia della terra! E' un assassino spietato e non ci si deve fidare di lui! Figuriamoci, fidarsi di Zeross Metallium, poh!! >>
*bla bla bla*
Tirata dall'impronta vagamente pedagogica e petulante...
Il draghetto aggrottò la fronte alla parola "demone" ma, non riuscendo a dipanare la nebbia intorno a quel presentimento, si limitò a sbattere le palpebre.
<< Che curriculum! >> fu tutto quello che trovò da dire. Rimasero un po' in silenzio, quindi gli salì alle labbra una domanda. Gli era tornato in mente qualcos'altro.
<< Philiasan... >>
<< Sì? >>
<< Tu... pensi che i miei fratelli maggiori siano arrivati a destinazione...? >> la voce gli tremò e non aggiunse altro. Quanto allo sguardo, non lo alzò dalle tegole rosse. La ragazza si era intanto scostata i capelli biondi dal collo, penosamente indecisa.
<< Sono sicura che sono in gamba, i tuoi fratelli maggiori >> rispose alla fine << Saranno arrivati di sicuro. >> Che motivo c'era, infatti, di opprimerlo con della nuova tristezza se non si era nemmeno sicuri dello stato di cose? La speranza poteva aiutarlo a riprendersi. Non disse che avrebbe potuto chiedere a Lina, in quanto sorella del Cavaliere Inverse, di scrivere una lettera per sapere. Piuttosto ci avrebbe pensato lei di nascosto. E, se la risposta fosse stata no...
Lui non si accorse di tutti i pensieri nascosti e annuì, riprendendo ad essere sereno -perlomeno esternamente-.
L'orologio cittadino batté le dodici. Il dolce suono viaggiò nell'aria, riportando i due ryuuzoku alla realtà.
<< Dai, torniamo dove stanno le persone normali. >>
Lear si alzò in piedi, come se volesse seguirla nel teletrasporto, ma sorrise impertinente e alzate le braccia superò il cornicione con un salto aggraziato. A lei, che si era voltata, si rizzarono tutti i capelli sulla nuca.
<< Se ti piglio, Lear! >>
Il furfante era abbastanza in forze per trasformarsi. Lei no. E lo sapevano entrambi.
<< Non sembro un angelo in caduta dal cielo?! >> rispose, già sotto di parecchi metri, precipitando con la faccia rivolta al cielo e mettendo una mano alla bocca; le strizzò l'occhio e allargò le braccia. Philia rimase con un canino di fuori, cocentemente gabbata.
Certe volte mi vien da pensare che non sia tanto giudizioso come vuol far credere!, strepitò tra sè. Razza di imprudenteee!!!
Molte grida s'innalzarono tutt'intorno, comprese le sue, accompagnate da un agitamento frenetico del pugno chiuso.
*venuzza enorme*

Il ragazzino chiuse gli occhi, respirando a pieni polmoni. Era bello dopo così tanto volare di nuovo. Sentir l'aria sferzare sul viso. Il respiro mozzato dalla caduta. I capelli scompigliati dalla velocità... dai colpi di coda che i fratelli gli davano di tanto in tanto per prenderlo in giro.
La sua espressione divenne infinitamente triste e le sue palpebre si strinsero ermeticamente, intanto che portava i pugni alla loro altezza. Si raggomitolò in aria.
Aveva perso tutti.
Era andato molto vicino alla morte anche lui. Sapeva bene che nutrire false speranze su Reuben e Den poteva abbatterlo ancora di più al momento della verità.
Nella sua mente apparvero due enormi occhi verdi. Glaciali, stretti in un ghigno che voleva divorare tutto. Da una parte il buio, dall'altra il fuoco languente. Al ricordo provò un'ondata di puro terrore e ricominciò a guardare intorno, temendo di poterli ritrovare davanti a sè una seconda volta. Non voleva, per nessuna ragione al mondo, ripetere l'esperienza.
Il terreno si avvicinava in modo pericoloso. Distese le braccia: esse emanarono un lucore ambrato e cambiarono lentamente forma, mentre il proprietario sentiva le scaglie vincere la pelle d'aspetto umano e sostituirvisi.
Pizzicava.
La creatura che riprese quota dopo un'ampia virata, strappando cori di meraviglia agli spettatori, era dorata come il sole. Sbattendo le ali con furia, gridò la sua frustrazione e il suo dolore. Nella sua stanza Philia chiuse gli occhi, triste.
Povero Lear, è troppo giovane per un dolore così grande.
Lina non aveva saputo dir di meglio, quando si credeva morto il padre di Amelia.

A distanza di regni e regni...
Sherra riuscì a percepire la sua aura, inspiegabilmente amplificata dal grido. La mazoku aveva passato tutto quel tempo nel fosso dove l'inferocita Dolphin l'aveva gettata, rigenerandosi così lentamente che ancora stentava a muoversi. Adesso era riuscita a riacquistare l'aspetto umano.
Appoggiò il mento all'orlo erboso e cercò di disappannare la vista.
<< Non ho ancora finito con voi, qualsiasi cosa dica quella puttana >> disse con un brontolio stridulo, segno che la forma beast era ancora alle porte << Siete rimasti in tre... sì, vi sento tutti e tre. Vostro padre ha ucciso Grau e ne ha pagato le conseguenze... ma non mi accontento così facilmente. Il prossimo sei tu, piccolo Lear. >> le sue labbra si contrassero in un ghigno, reso ancora più spaventoso dal dolore. Non rimaneva molto, in quel momento, della graziosa subordinata di Dynast Grausherra.
Aveva ragione. Anche se era a Saillune, circondato da gente pericolosa, era troppo imprudente per essere difeso con successo.
Prima o poi l'avrebbe beccato da solo.

Ad una quarantina di miglia.
<< Pufff... che barba chilometrica! >> esclamò Zeross svoltando l'angolo della collina, mentre Kira salutava allegramente dalla porta succhiando un leccalecca.
<< Non dirlo a me, signor Zeross >> brontolò Silmarièn, ancora sulla schiena, fasciata così bene che avrebbe fatto invidia ad una mummia millenaria << Non è che quella signorina ha esagerato un tantino? >>
Una pupilla viola fece capolino per sbirciarla e il mazoku scoppiò a ridere, pur se fino a quel momento era riuscito a trattenersi. La bambina gonfiò la faccia fino a sembrare una mela, tonda e rossa e offesa.
Il prete imbroglione aveva preso in quelle ultime ore uno strano gusto per quella sorta di babysitting; guardare Kira che faceva i salti mortali per curare e fasciare una trottola imprendibile, che svolazzava in barba alle gambe, era spassosissimo; e ancora migliore era l'espressione presa ora dalla "crisalide artificiale".
Non è che dovrei cambiare lavoro?
E soffocò una risata, pensando alla faccia che avrebbe fatto il suo capo (quello vero!) se gli avesse chiesto di abbandonare la subordinazione per darsi ai lattanti. Magari l'avrebbe riassunto subito per farsi dare una mano con Dynast.
*grin*
*gocciolina di Zelas*

Sempre Saillune, sempre palazzo reale.
Lear entrò nell'anticamera pieno zeppo di sterpaglie nei capelli e sui vestiti. Non che indossasse il vestito della festa, comunque l'effetto fu devastante su Amelia, che alzò la testa dal braccio, fece volare nell'operazione la tazzina di caffè e lo fissò inorridita.
<< Che ti è successo?! >> esclamò preoccupatissima, correndo a togliergli quella robaccia di dosso. Finito col cappuccio rivolse le sue attenzioni ai capelli, il proprietario dei quali non apprezzò lo scompigliamento gratuito e riuscì a divincolarsi.
<< Principessa Amelia, ridatemi la mia fascia! >> protestò, indicando una striscia di raso bianco. Si sentiva a disagio senza poiché la portava da tempo immemorabile.
In quella cigolò una porta secondaria.
<< Che succede qui? >> indagò Lina, sbirciando dentro.
<< A Lear è accaduto qualcosa che non vuole dirmi. Sembra pure che sia uscito dalle mura, perché all'interno non abbiamo aceri! >> annunciò Amelia con tono vagamente infantile, gettando in un posacenere la foglia incriminata. L'interessato rispose con un sorriso generico, chiedendosi perché non gli fosse stato concesso di trovare il salottino deserto. Lina fissò prima lui, poi Amelia, quindi ancora lui. Indovinò facilmente i suoi pensieri.
<< Cosa vuoi che ti dica... saranno un po' fatti suoi >> l'occhiata risentita dell'amica le suggerì un cambiò di registro, visto che era lei ad offrire vitto e alloggio (...) << Dove sei stato, Lear? >> chiese con uno sguardo inquietante.
*canini*
<< Beh... come se non si fosse udita dappertutto Philiasan, quando mi sono buttato dal punto più alto del palazzo e ho fatto un voletto... >> rispose il ragazzino, osservando contrito la punta del proprio piede che scavava sul punto di appoggio. Quindi rivolse alla platea uno sguardo da far sciogliere anche il granito << Sono ancora intero, no? >>
Amelia sbuffò, mentre l'amica passava di nascosto al poverino una confezione plastica stracolma di cioccolata.
<< Consolati con questa >> gli fece capire, indicandogli chiaramente che lei ne aveva finché ne voleva (oltre la famosa porticina secondaria si vide una montagna di oggetti identici).
*gocciolone*
Gli sembrava strano che si privasse di una leccornia senza un vantaggio alimentare...
Lina si allontanò fischiettando, prese una sedia vicino a quella della principessa, la voltò e vi si sedette al contrario, ingozzandosi di cucchiaiate cremose. Però le due, anche se erano state prudenti, si erano guardate per un attimo. Accorgersene seccò la bocca al draghetto. Perché aveva la sensazione che qualcosa non andasse come avrebbe dovuto? Strinse involontariamente la mano attorno al bicchierone. Era qualcosa che riguardava i suoi fratelli. Lo sentiva. Inverse era la sorella del Cavaliere...
<< Che... che cosa succede? >> balbettò Lear. Spostò i suoi dolci occhi scuri ora su una, ora sull'altra.
E' dunque il momento della verità? si chiese deglutendo. Non era sicuro di esser pronto.
Philia entrò senza farsi notare: l'avevano informata solo poco prima e Lina estrasse una lettera spiegazzata.
<< Dunque. Ormai avrai avuto conferma che sono la sorella del Cavaliere... che comanda l'esercito >> pronunciando il titolo della sorella divenne bluastra. Le orecchie a punta vibrarono, ma stavolta il proprietario non fece altro che annuire meccanicamente << Io e lei intratteniamo, per ragioni organizzative, una corrispondenza abbastanza fitta... e le ho detto di te. Pare che ti si conosca. >>
Anche Philia sussultò. La maga dai capelli rossi fu lieta di poter sorridere al ragazzino.
<< I tuoi fratelli sono sani, salvi e mastodontici come sempre. Hanno aspettato a lungo il tuo arrivo... >>
Lear si sentì, all'improvviso, immensamente leggero. Erano vivi.
<< ...compreso quello... della tua famiglia. >> aggiunse incerta la voce della ragazza.
Chiunque se ne accorse. Un'ombra aveva attraversato il suo volto, chiara ma breve: stava già iniziando a mascherare cosa provava?
Fu il turno di Amelia.
<< Loro vorrebbero sapere... come è successo... se riesci a parlarne. >>
Immagini. Molte immagini cruente passarono innanzi ai suoi occhi, che dalla dolcezza passarono al lividezza. I muscoli si contrassero. Grida... disperazione... uno stridere orgoglioso. Questo... solo questo vedeva. La stanza era scomparsa e copriva le tempie, terrorizzato.
<< Lear? >> la voce dissolse tutto quanto, lasciandolo stordito.
Come comprese di aver sognato ad occhi aperti si mise a piangere, nascondendo la faccia nell'incavo delle braccia mentre i pugni chiusi erano sulla nuca. Cercava debolmente di smettere, ripetendo tra sè che non si comportava così un diretto discendente di Vathek Enshiyi. Tremava. Però, quando sentì un fazzoletto passargli sul viso, riuscì persino a sorridere: Philia sembrava molto in pena per lui.
Sedette sull'unico pouf e seguitò per minuti interminabili a fissare il tappeto.
Rendiamogli le cose un po' più facili, poveretto... pensò Lina, alzando impensierita lo sguardo dalla cioccolata. Si sa, i duri alla fine hanno un cuore d'oro.
<< Sono stati i cacciadraghi? >>
Lear parve volerla imitare, ma si bloccò a metà tentennando il capo. Doveva essere un diniego.
<< Non sono stati i cacciadraghi? >> questa volta il tono era un po' perplesso. Chi altri avrebbe dovuto attaccarli in un momento come quello?
L'interrogato, dapprima indeciso, socchiuse le labbra e ne fece uscire un tono di voce lieve, nel quale, ogni tanto, si sentiva una strana interruzione.
<< Se davvero sei la sorella di Luna Inverse >> Lina fece un balzo alto tre metri, tenendo le braccia contratte << Allora sai anche dell'esercito, della sua posizione... dei suoi scopi. Ho sentito i miei genitori parlarne prima della partenza, proprio quando andavo a chiederne il motivo. >>
Respirone penoso. Si preparò a sputare tutto ciò che sapeva. Rimandare non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione e, ormai... che lo sapesse qualcuno in più... non avrebbe cambiato ciò che vedeva ogni volta che chiudeva gli occhi.
<< Stavamo andando... là. Su, su, fin dove si trovano tutti. Partendo da Elmekia avevamo attraversato in volo gran parte del territorio, giungendo al mare del nord. Avevamo sostato un giorno e viaggiavamo solo con l'oscurità. Ma come abbiamo raggiunto il mare, ritenendo che fosse inutile e pericoloso aspettare oltre, siamo usciti dalle nuvole scure che c'era ancora luce. Volavamo da ore... ed era quasi il tramonto. >>
S'interruppe, serrando le labbra.
<< Continua. >> risposero all'unisono Amelia e Lina. Philia era taciturna. Sapeva che stava per arrivare qualcosa di terribile. Il ragazzino non le aveva raccontato nulla, ma lei aveva visto in quale stato fosse subito dopo quella notte.
Povero Lear... tornò a pensare.
Lear scosse un po' il capino. I capelli erano ancora completamente arruffati e lo facevano assomigliare molto più ad un bambino che ad un adolescente.
<< Eravamo stanchi. >> lo disse come se si sentisse altrettanto stanco. << Non so se sia stata la vista a tradirci... o la nostra aura, ma fummo intercettati da... >>
Una certa tensione attraversò la sala.
<< Chi era? >>
<< Non... conosco il nome. Ma so che vivevamo nascosti a causa sua; mi parve che mio padre la conoscesse bene... il suo passato gli aveva procurato molti nemici e... e poi, invecchiando, non poteva più difendere con successo nessuno. I miei fratelli erano andati avanti, verso gli accampamenti. Quell'essere... era una ragazzina, ma si è trasformata in un mostro nero... poi... poi ha... >> gli salì alla gola un conato di vomito, trattenuto da un gesto convulso della mano.
<< Basta così, abbiamo capito, sciocchino. Non ci vogliono i particolari! >> esclamò Philia. Ci mancherebbe altro!, aggiunse mentalmente, sentendosi a sua volta sull'orlo delle lacrime. Era solo un bambino, per la miseria!
Gli cinse delicatamente la testa e lo lasciò sfogare finché non ebbe più fiato.
Amelia si passò una mano nella chioma nera.
<< Accidenti, ma dov'è Zelgadiss? Lui sa sempre un sacco di cose, magari anche questo maledetto nome! >>
<< A che serve sapere il nome? >> chiese allora Philia, un po' arrabbiata con lei perché aveva risollevato l'argomento che lei era riuscita a far cadere. Le dita di Lear avevano aumentato la stretta sulla stoffa del suo abito rosa.
<< Di certo è un demone di alto livello >> rifletté Lina ad alta voce.
La principessa sbatté le palpebre, ancora voltata verso Philia.
<< Ma come perché?! Per consegnarlo alla giustizia!!! >> terminò alzando vittoriosamente il pugno.
Lina si sbatté fragorosamente il palmo della mano sulla faccia, tenendocela sopra come se, dopo quel colpo, tutti i connotati dovessero cascare.
<< Amelia... ti sembra il caso?! Noi siamo qui a parlare di cose serie e tu... >>
<< La giustizia E' una cosa seria! Punirà i malvagi e tra questi c'è anche quella spregevole assassina! Non può tollerare una cosa del genere, il Codice della Giustizia!!! >>
*gocciolina*
<< Te lo dico io, Lear, se quel nome salta fuori e ne trovo la proprietaria, vedi come la cesello a dovere. >> ribeccò la maga, facendo schioccare le nocche e ignorando clamorosamente la figura statuaria dal mantello svolazzante, ritta sul tavolo. Anche Philia scuoteva la testa sconsolata. Santo Dio, ma non c'era un limite a quella mania?
Basta, la situazione era degenerata. E, quando si parla del diavolo... ops, della chimera...
Lear balzò in piedi al rumore della porta che si apriva; entrarono Zelgadiss, che si torturava un orecchio infastidito dal sibilo costante, e Gourry. Parevano bisognosi di una sedia.
<< Com'è andata la ronda? >> strepitò Amelia, incapace di trattenersi e praticamente volando verso di loro. Finalmente il discorso era caduto.
Seguì un silenzio impaziente, nel quale i due uomini raccattarono la prima cosa adatta a sedersi e si misero comodi. Gourry sprofondava nella poltrona come burro fuso. La chimera, trovata la tazzina di caffè di Amelia, sfoderò il suo raro sorriso obliquo e prese a informarle di quanto avevano trovato.
<< Abbiamo ripescato un paio di cose interessanti. Niente mostri in giro. Ma sembra che due tizi si aggirino per la città, uno soprattutto per i bassifondi. Immaginatevi che tipo è... >>
<< L'avete incontrato? >> interruppe Lina.
Gli occhi di Zel divennero a mezzaluna.
<< Era una frase retorica, Lina... >>
<< Sei tu che non sai parlare. >> sberleffò lei.
L'altro pensò bene di non scendere in discussioni, senz'altro nocive con quella dinamitarda di Lina per avversaria. << Sembra che quello dei bassifondi porti un cappuccio sugli occhi e vesta sempre di scuro. Tipo le Vesti Nere, quegli stregoni malvagi che oggi, fortunatamente, sono rarissimi. >>
<< COSA!? Una Veste Nera a Saillune?! E' inammissibile! >> sputacchiò Amelia, pronta ad un'altra tirata sulla giustizia. Zelgadiss si riaggiustò il naso, spappolato dal dito della ragazza.
<< Piano. Io ho detto che sembra uno stregone, ma gli stregoni non portano mantelli lunghi sulle spalle e lui ne ha uno. Ho viaggiato in lungo e in largo ma non ho mai incontrato una Veste Nera. Personalmente, credo siano estinti. Comunque come descrizione non è delle più rassicuranti. >>
Gourry si svegliò appena in tempo per capire di cosa si stava parlando (in fondo era tutto il mattino che gli girava e rigirava quell'argomento nella zucca) e per dire la sua.
<< Già, e chiede a tutti se hanno della noce moscata! >> e si beccò un lordone da Lina. << Ma è vero!! >>
<< Sì, è vero >> confermò la chimera con un gocciolone sulla guancia. Il gocciolone si estese a tutto il gruppo. << Noce moscata? >> disse qualcuno a mezza voce. Lear smise addirittura di piagnucolare e, incredibilmente, fece un singhiozzo che somigliava a un risolino. Che diavolo di gente c'era, in giro.
<< Non è che si tratta semplicemente di un cuoco un po' bizzarro? >> esclamò la maga con aria interessata.
<< Frena l'appetito Lina, hai già saccheggiato le dispense reali. >> lei ricambiò con un segnaccio << Ma adesso viene il bello: l'altro, un tipo vestito con tanto di saio e mantello blu chiaro, a sentire la gente che me l'ha descritto è un pazzo. >>
Lear si fece di colpo attento.
<< Un pazzo?! >> fu la risposta collettiva.
<< Non un pazzo cattivo. Ha una lunga barba bianca e un bastone da pellegrino. No, non è quel pagliaccio col caschetto viola. D'accordo, non si riesce a vedergli il viso, il cappellone di feltro grigio lo impedisce. Ma, per LoN, quell'impiccione lo riconosco a naso. Il vecchio gira straparlando. >>
Ora gli occhi di Lear erano spalancati. Il cuore gli batteva forte forte.
La platea rimase in attesa.
<< C'è altro? >> domandò Amelia.
Zel parve imbarazzato, tossicchiò e prese a rigirarsi la spada nelle mani.

"Eros e Psiche... la bella principessa dei mortali sposerà..."

<< Beh, qualcosa... >> arrossì e guardò altrove. << Ma in fondo mi fa pena, non vorrei farlo scadere ulteriormente ai vostri oc... >>
<< Zel? >>
<< Ok, d'accordo >> cedette la chimera << Dunque, tornando verso il palazzo io e il qui presente Gourry Gabriev >> lanciò un'occhiata al giovane che era tornato a russare, questa volta con la testa sul bracciolo.
*gocciolone*
<< Ahem, io e Gourry ci siamo separati dai ragazzi, che andavano a farsi una pinta al Draco Pub... e ad un certo punto una voce rauca ci chiama. Esatto, è il vecchio pazzo. Si è presentato con un nome tanto strambo quanto lui, Mallon Orào... mah, ve l'ho detto che è decisamente particolare. >>
<< Insomma, vuoi dirci cos'ha blaterato o devo estrartelo dalla bocca con le tenaglie? Non ho voglia di andare per rebus! >> protestò Lina, dimostrando ancora una volta di odiare i preamboli.
<< Ecco perché distruggi sempre tutto, non hai pazienza >> commentò Zel. Avrebbe fatto meglio a non commentare: l'espressione della maga divenne pericolosa. << Dicevo... alza il bastone nodoso e ci dice "Salute, figli prediletti dal cielo, dove andate di bello? Oggi la luce splende favorevole" e guarda il sole con sfida. Noi naturalmente gli abbiamo risposto la verità, non c'era niente di segreto: chiunque avrebbe potuto vederci entrare a palazzo. Lui, lisciandosi la barba, sorride e mormora "Capisco. L'orologio va a rovescio e nessuno se n'è accorto. Non c'è ancora molta carica. Ma i soli nebbiosi aiuteranno, se saranno presi dalla loro prigione di vetro. A quel tempo saranno alba e tramonto." Poi si è voltato ed è stato inghiottito dalla calca di fine mercato. >> saltò arditamente l'ultima frase udita, sperando che la memoria di Gourry non riprendesse a funzionare proprio ora.
<< Mi sa che non hanno tutti i torti. Ciò che ha detto non ha il minimo senso. >>
<< Già. >>
Lear si era eclissato nell'angolo più scuro della stanza, fremendo di gioia. Sua sorella! La sua sorellina era viva! Nessun altro poteva... Ma quelle frasi... cosa stava per accadere? Lei non sbagliava mai; il suo personale sesto senso gli disse che si avvicinava una gran brutta tempesta.
<< E tu, come stai? >> gli chiese Zelgadiss, vedendolo immobile. Il ragazzino si riebbe dallo stato catatonico. Chiuse la bocca di scatto e, cosa sorprendente, non erano rimaste altre tracce del pianto che una certa titubanza nel parlare.
<< Uh. Me... meglio di prima, grazie. >>
Zel annuì.
<< Scusate >> disse in seguito, staccando le dita blu dal mento << Ma se avete ricevuto la lettera da Luna, allora finalmente avete la conferma del... >>
<< Sì. >> fu l'asciutta replica di Lina. << Non l'ho ancora comunicato a Phil, visto ch'è preso dalle varie consulte statali, ma Sailag è stata completamente rasa al suolo, insieme a Telmoord e qualche altra. Il deserto è stato attraversato e adesso... sì, siamo circondati. Saillune non ha più sbocchi esterni. >>
Lear sentì la pelle accapponarsi per un brivido più acuto.
Silenzio.
*campanella del pranzo*
La situazione, assolutamente seriosa, degenerò in meno di mezzo secondo, nel quale Gourry si risvegliò per la terza volta, Lina afferrò una suppellettile a forma di forcone, brandendola come una forchetta in direzione della porta, Philia sobbalzò, Lear per poco non volò attraverso la finestra, Zelgadiss osservò il tutto con aria afflitta e Amelia urlò:
<< Oggi c'è il menu a base di cinghiale! >>
<< Basta pensare alle cose cattive! >> aggiunse Lina sfondando il battente con un calcione.
Dopodiché il grosso del gruppo, partendo -è il caso di dirlo- come un branco di suini grufolanti, travolse i pochi che non condividevano eccessivamente l'entusiasmo e li portarono via sulla cresta dell'onda.
Solo Lear era rimasto indietro, inginocchiato sul tappeto con la fascia di traverso.
*gocciolina incerta*
<< Hey... >> pausa. In lui si risvegliò quello che potremmo chiamare "istinto inculcato dalle cattive compagnie". << HEY!!! Farabutti! IO NON HO MAI ASSAGGIATO IL CINGHIALE! ASPETTATEMIII! >> e partì a razzo.
*gocciolone dei mobili*

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