<< AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGGHH!!! >>
*RIMBOMB*
Come previsto l'urlo echeggiò in tutto l'edificio, facendo tremare le guglie e arrostendo dalla paura stormi e stormi di piccioni. Il povero giardiniere del giorno prima aprì un ombrello magico e lasciò passare la grandinata di tegole.
*gocciolone*
Quindi il finestrone del quarto piano venne sfondato da qualcosa che assomigliava tristemente ad un raro vaso della dinastia elmekiana Lak, XVI secolo. Prezzo inestimabile nonché pezzo tramandato di padre in figlio come simbolo dell'alleanza con il vicino Impero. Philionel sarebbe probabilmente pietrificato allo spettacolo. Da "vaso introvabile" a "coccio da ostracismo". Fate voi.
Seguirono un portagioie, un comodino, una sedia, un pouf, un armadio, una porzione di baldacchino, un'altra porzione di baldacchino, due piatti decorativi, un'immagine sacra... insomma, un vero e proprio negozio d'arredamenti. Fosse stato almeno economico! E alla fine, proprio per mancanza d'ulteriori oggetti contundenti, un cuscinone.
<< ESCI - IMMEDIATAMENTE - DI - QUI!!! >>
All'interno la proprietaria della voce isterica brandiva l'ultima ciabatta rimasta e teneva la vestaglia da giorno chiusa come poteva, cercando allo stesso tempo di trattenere la coda. Le alzava tutto. << Dove l'hai messa, farabutto?! Restituiscimela immediatamente! >>
Vedendo che Zeross (chi altri potrebbe strapparle una simile reazione, scusate?) faceva volteggiare la mazza chiodata come una clava da ginnastica ritmica, facendo aria alla gonna, Philia mandò un sordido ringhio.
<< Belle gambe davvero, Philiachan! Peccato che in realtà siano grasse e squamose come quella coda infiocchettata. Uh, niente giarrettiera, la notte? Quindi niente mazza. O la tieni sotto il cuscino? >>
<< EEEEEEK!!! >> strillò lei, abbassando di scatto la stoffa.
Non sei altro che un pervertito, un pervertito, un PERVERTITO!!
<< SI'! >> gridò ancora, rispondendo al pensiero. Zeross la squadrò un attimo scettico e lei, per non radere al suolo la camera degli ospiti e visto che non sarebbe mai riuscita a beccare lui per sbatterlo fuori, marciò risolutamente fuori. Per poco la porta non si polverizzò all'urto. Risultati: il soffitto si incrinò profondamente, con un "CREAK" che scosse le fondamenta e provocò un risveglio generale dei coinquilini mediante intonaco su fronte.
<< Allora, qui c'è qualcuno che vorrebbe ancora dormire, alle cinque e un quarto! >> sbraitarono alcune saltuarie comparse, sentendoli litigare.
<< Insomma, io sono un ambasciatore decorato per meriti plurimi! >>
<< Io il conte Arnold di Zefiria! >>
<< E io il principe di Lyzeille!!! >>
Seguì uno sbattere repentino di porte.
*gocciolina*
Quando l'eroina dell'impresa si voltò, iniziando a dirsi che forse non era stato un comportamento corretto...
<< Ti hanno messo proprio nel piano della crema penisolana. >>
<< Spiritoso... cough cough! >> tossì, maledicendo il fumo dell'incendio che, concentrato nella casa, le aveva lasciato strascichi pesanti; se... come dire... alzava un tantinello la voce questa s'incrinava pressoché subito.
<< Tsk tsk tsk, non dovresti fare sforzi, Philiachan. Ti vedo pallida e un drago pallido diventa ancora più acido... sempre che sia possibile! >>
Ah, se c'era una cosa che amava fare, era farla arrabbiare. E se c'era una cosa che amava ancora di più, era farla arrabbiare quando non poteva reagire: la mazza chiodata era al sicuro nella dimensione astrale. La sua.
*sly grin*
<< E questa dottrina da dove salta fuori?! >> se pensate che Philia si fermasse davanti a così poco, siete dei pirla. In mancanza d'altro, un ciuffo di capelli viola venne violentemente strattonato, mentre il proprietario teneva per ovvi motivi la testa penzoloni ed emetteva un "gaa" monocorde. Non strattonava mica piano, anzi, tirava come una delle vere mietitrici di una volta, che mollavano dei ceffoni spaventosi al grano per separarne frutto e pula.
<< Comunque nessuno ti ha invitato nella camera dove dormivo tanto beata! L'hai fatto apposta, vero?!? >>
Il mazoku sorrise, sventolando l'indice della mano destra accanto al viso e facendo "tsk tsk" con la lingua.
<< No, come puoi pensarlo... è solo che fuori il traffico aereo è così intasato. Quando mi sono materializzato a venti metri da terra, per un caso stranissimo proprio in linea retta con la finestra della tua stanza, un passero oltre il limite di velocità mi ha tamponato con la sua mongolfiera e sono stato catapultato qui. I casi della vita, eh? >>
Come al solito la ragazza ci mise due secondi di troppo a carburare la battuta, lasciandogli tutto il tempo che voleva per liberarsi e ridere di lei.
<< Hai una faccia da Commedia dell'Arte! Dovresti fare un provino! >> boccheggiò.
<< AAAAAHMALEDETTO PATTUME! >>
Quando qualche altro vicino disturbato si affacciò a protestare, Philia era sul punto di esplodere: i pugni decorati da una vena pulsante, la fronte idem, i denti serrati, i capelli a porcospino, emanava nel corridoio un colore base molto,< i>molto allegro. Sembrava di trovarsi all'interno di uno di quei castelli stregati...
<< Come osi prenderti gioco di me?! >>
A dir la verità la situazione stava inquietando un po' tutti, anche Zeross che per di più aveva ancora le lacrime agli occhi. Nonostante però le silenziose preghiere degli altri, il demone sorrise maliziosamente e decretò la loro fine:
<< Avanti, ammetti che ti è piaciuto svegliarti faccia a faccia col demone più affascinante che esista sulla faccia della terra... >>
Si udì uno stridore di denti. Era il segnale. Chiunque l'aveva percepito corse velocemente all'opposto del castello. Chi no, povero lui...
<< CHE DIAVOLO VORRESTI DIREEE?! >> fu il barrito che irruppe dalla gola, smisuratamente dilatata, di un drago a metà strada tra la vera natura e quella fittizia. Ma, per fortuna di quei due o tre poveracci non avvenne alcuna esplosione, e riuscirono a sgattaiolare via. Philia infatti si era limitata ad afferrare con muscoli da culturista un'immensa colonna, sradicandola a mani nude, e a rivolgersi con passi da golem verso l'avversario. La sua lingua era biforcuta come quella di un serpente.
<< Non te lo consiglio, sai? >> pigolò il demone, sudando a effetto doccia. Quando si comportava così era veramente una forza della natura... cui lui per di più non poteva seriamente controbattere...
Indietreggiando indietreggiando prese uno scivolone sul triplo strato di cera, finendo gambe all'aria. Ora Philia dominava del tutto la visuale.
*gocciolone immenso*
<< Non m'interessa un accidenti quello che dice un viscidume come te!!! >>
Nonostante fosse abituato a quegli epiteti, una venuzza gli comparve sulla fronte spodestando la goccia azzurrina.
<< Come sei retorica e inconcludente. In un anno intero non sei proprio riuscita ad inventarti qualcosa di nuovo? >>
<< Speravo di non rivederti mai più! >>
Versaccio e linguaccia. La situazione rimase in fermo immagine, uno con un palmo di lingua fuori e l'altra muscolosamente carica del colonnato.
*fire*
Basta.
Non poteva più fargliela passare liscia.
Come osava... come osavaa! Quel lurido... viscido... maledetto... bastardo... (ecc. ecc.)
Non ci vide più. Forse era meglio cambiare aria, e il demone l'avrebbe fatto se il colpo non fosse partito con la velocità di uno scattista campione del mondo; vero e proprio bolide, nemmeno tre elefanti in fila avrebbero saputo fermare la sua corsa.
<< Yargh! >> scappò a Zeross, mentre lo evitava al pelo lasciando per strada un pezzo di mantello. Al posto suo venne fracassato il pavimento, che ne uscì molto malmesso -potete immaginare quanto-. Ma non era mica finita qui: Philia non intendeva smettere di vorticare quell'ammasso di marmi finché non avesse interrato lui di un buon quattro piani.
Non l'avrebbe fermata un elefante. Due no. Tre nemmeno. Ma una statua di Philionel...
La pacchianissima scultura, massiccia e forzuta quanto l'originale, dopo aver fatto vibrare poderosamente il braccio del drago e averlo rimandato col suo carico in faccia al mazoku, si crepò con un rumore che sembrava quello dei crackers quando li pesti. Le crepe si diramarono a ragnatela; l'intera massa al di sopra delle cosce tremolò e diede al volto un'espressione affranta, facendogli successivamente bucare il pavimento. Così, mentre prima il principe suonava una cetra cantando a squarciagola -e probabilmente proclamando i valori della Giustizia e dell'amore-, ora sembrava di aver davanti una cetra in pantaloni di velluto, pronta a fuggire per altri lidi.
*fiiiix*
*sput*
Il drago posò lo sguardo prima sulla "statua", poi su Zeross, la cui circonferenza oculare stava rapidamente attraversando tutti i colori dell'arcobaleno. Anche lui pareva rapito dal buco nel pavimento, dalle crepe nel soffitto e nelle pareti, dalla colonna polverizzata e soprattutto, dulcis in fundo, dalla cetra gambuta.
*gocciolone*
Demone e drago stettero silenziosamente davanti al risultato, quasi sperando che fissandolo tornasse magicamente all'integrità. Quella cetra. Deglutirono una risata in tandem.
<< Ho come l'impressione di aver prematuramente causato la mia fine. Se Amelia passa di qui, mi ucciderà con i suoi discorsi. >>
Non si sa esattamente chi lo disse, ma si può ben intuire.
<< Il problema non è Amelia. >>
Zeross prese un'aria interrogativa, ponderando il significato dell'affermazione. Ma subito dopo si volsero l'uno verso l'altro, si puntarono le dita contro e, inspirando come se dovessero esordire con un brano di opera lirica, iniziarono a darsi vicendevolmente la colpa. La cosa stava cominciando ad andare per le lunghe e i vicini avevano smesso di sperare nel silenzio, costringendosi a leggere il giornale; poi... proprio quando Philia era in procinto di riaggiustare tutto alla bell'e meglio... risuonò un tintinnio cristallino.
La ragazza drago pietrificò.
<< E adesso? >> chiese Zeross, dimenticandosi di abbassare la mano con la quale le teneva la coda.
<< Si è svegliato!!! Era il segnale alla corte! >> strillò lei, cadendo teatralmente in ginocchio e sbattendogli il fiocco rosa in faccia << Destino crudele, perché devo essere io a prendermi la responsabilità di una cosa che ha fatto lui!? >> lo indicò.
Il pubblico tornò a rispuntare dalle porte e a squadrarli entrambi. Qualcuno era addirittura commosso, ma la maggior parte poteva presentarsi alle olimpiadi della vena pulsante.
Ma Philia non era realmente intenzionata a farsi garante per un losco individuo; al diavolo il buon cuore! Silenziosamente si alzò in piedi, si ricompose, gli strappò di mano il fiocco, evitò il buco in terra, fece finta di non sentire le lamentele che provenivano da laggiù, aprì la porta della sua camera, la oltrepassò e la richiuse alle proprie spalle. Subodorando qualcosa, lui la seguì.
<< Adesso che ci siamo calmati, mi vorresti spiegare? Dopotutto qui non siamo in una tirannide, anche se è un pecc... sì, insomma, quello che è. >>
<< Quello, demone stupido e poco informato >> rispose lei, tesa come una corda di violino e seduta su un pouf mentre sorbiva a piccoli scatti un thé << era il segnale che annuncia il risveglio del sovrano. E quello che hai distrutto... >>
<< Veramente non sarei stato io... >>
<< E quello che hai distrutto >> ripeté con evidente rabbia << ...era l'arredo preferito del padre di Ameliachan!! Disgraziato! >>
Silenzio. Sorrisetto ottimista.
<< Con tutte le statue che si è fatto scolpire, cosa vuoi che dica per u... >>
<< No! NO! >> lo interruppe, mandandogli inavvertitamente in faccia uno spruzzo di thé << Era il preferitissimo! Lo adorava! Non sai quante ore di commento ho dovuto sorbire, mentre ne enumerava tutte le qualità...! E ad un certo punto mi ha detto in un orecchio che addirittura rinuncerebbe ad una tirata sulla giustizia per quella statua orripilante!! >> nella foga non si rese nemmeno conto di aver parlato male dietro al principe.
La bocca di Zeross si piegò allora in una sfumatura un po' meno gaia.
<< Capisco >> fu tutto quello che disse.
Ma invece di sedersi come lei e cominciare a disperarsi, cominciò a correre da una parte all'altra creando un'atmosfera che non piacque per niente alla ragazza.
*sting*
Che diavolo crede di fare, questo pazzo?
Però intanto, quando Lina, Gourry, Zel e Amelia irruppero nella camera sfondando il battente, tutti rigorosamente in pigiama, grazie ai preparativi fatti dal pazzo assistettero ad una scena che aveva dell'irripetibile quanto del fuorviante: Philia e Zeross leggevano in pacifica armonia. Le poltrone erano vicine vicine, ogni arredo era integro (se fossero andati a vedere sotto la finestra avrebbero cambiato idea) e fuori cantavano degli uccellini stregati che, detto tra noi, avevano un'aria orribile con quegli occhi grandi come uova al tegamino.
Nessuno dei due diceva cattiverie all'altro, ma a qualcuno sembrò di vedere i nervi di Philia tendersi nel tentativo di controllarsi. Inoltre, si masticava la lingua come se fosse un chewingum.
*gocciolina*
Rimasero lì sulla porta, sbigottiti, mentre partiva un flash amatoriale. A Zelgadiss andò addirittura di traverso il caffè. Tra mille mezze domande e mille frasi a lasciate a metà, soltanto Lina, da maga avvezza ai tiri dei demoni, mangiò la foglia e riuscì a spezzare quel romantico e meraviglioso incantesimo.
<< Cos'avete combinato? >>
Le aureole si spensero clamorosamente.
CRASH! fece il libro, attraversando la finestra e beccando in testa il giardiniere con lo spigolo della copertina.
<< Eh? >> rispose candidamente Zeross, mettendo in risalto un sorriso che, esposto alla lampada di Wood, avrebbe fatto luce alla città per una notte intera. Cercarono di non far caso alle poesie di bon ton che il pover'uomo recitava sotto la finestra.
*gocciolone*
<< C'è che mi puzzate di colpevole... >>
<< Ecco, lo sapevo! >> disse Philia, scoppiando a piangere << Per colpa di quell'idiota lo hanno scoperto! >>
Zeross la guardò più sbigottito degli altri.
<< Ma sei rincitrullita? >> le disse.
<< Linachan, come posso io sembrarti colpevole?! >> piagnucolò Philia, artigliando il braccio della centrale elettrica e cercando di rimangiarsi quello che le era scappato << Solo perché sto cercando di sembrare ospitale! Siete davvero tanto cattivii buaaaaaaaah... >>
*gocciolina*
<< Oh no... >>
<< Dai Philia... non fare così... Lina non voleva dire male di te... >> balbettò Amelia. Ma Lina, contrariamente a quanto avrebbe desiderato l'amica, non sembrava dispiaciuta e anzi sogghignava con la sicurezza di uno che sa d'aver fatto centro.
<< Dicevo solo ch'è un po' strano trovarli tranquilli, soprattutto se sono a meno di dieci metri l'uno dall'altro e nella stessa stanza. A quanto pare avevo ragione! Cos'è che avremmo scoperto, sentiamo? >>
<< Bella recitazione, stupido drago >> sussurrò Zeross tra i denti. Ecco che una volta erano in combutta e già rischiava di farsi beccare per colpa sua. Non era niente di importante, d'accordo, ma cosa sarebbe successo se invece lo fosse stato?
Tuttavia, sorpresa sorpresa, l'alterco venne interrotto.
*immenso sollievo*
<< Guai a te se osi ancora metter piede in questa stanza! Combini solo guai! >> ringhiò Philia al demone, che rispose per le rime ma non la degnò di un'occhiata. Non ne valeva la pena.
<< Senti chi parla. >>
L'ammasso di vestiti mandò un altro fruscio e lui finalmente si alzò in piedi, ricordando perché si fosse preso il disturbo di andare a Saillune e intuendo che la piccola clandestina doveva essersi stancata di star nascosta. Si avvicinò, sollevò una sottoveste (<< Maniaco! >> << Fosse almeno sexy! >>) e da sotto... fece capolino una testolina verde.
Tutti, Philia compresa, si allungarono in avanti. Lina smise di espandere le narici ad Amelia e Gourry di trattenere entrambe rimettendoci il labbro inferiore... Zel tirò l'ultimo colpo di tosse. Tutti gli sguardi furono catalizzati sul demone, il quale sollevò una cosina tutta vestita di verde, che lì per lì aveva tutte le caratteristiche di un folletto silvano. Il follettino sbatté gli occhi, fissandoli con curiosità.
<< Gente, vi presento Silmarièn Enshiyi, per gli amici Mousseline. Mousseline, la maga con le orecchie più lunghe del normale è Lina, il biondo sguanciato Gourry, il pezzo di roccia Zelgadiss e quella tutta vestita di bianco con le scritte "justice" è la principessa di questo regno, Amelia. Ah, la psicopatica con i capelli tutti fuori posto e che non sa recitare si chiama Philia. >>
<< Come ti permetti?!? >> ruggirono i presenti, le teste ingrandite e ciascuno un'espressione più o meno ridicola.
*KABLAMM*
Un piccolo tornado lo investì, mentre la bambina finiva elegantemente in braccio alla principessa. Sorrise di un sorrisino timido e delizioso. Era perfetta e dolce come una bambola.
<< Che deliziosa! >>
<< Incantevole! >>
<< Ah, con lei siete uno zuccherino e con me nitroglicerina>> lamentò il foglietto viola. Lina gli posò gentilmente il tallone in testa, girandolo come se dovesse spegnere un mozzicone. << Ok, ok... non si può resistere al potere femminile costituito... >> commentò a voce più bassa.
Com'è che mi sento così a casa?
Sulla crociera...
*sting* *sting* *sting*
Zelgadiss e Gourry dovettero udirlo, poiché annuirono tenendo le braccia seriosamente conserte.
Lina non si sbilanciava troppo, ma Amelia e Philia non smettevano di tessere le lodi della nuova arrivata; la draghetta ripeté più volte che avrebbe voluto, se mai ne avesse avuta la fortuna, dare una sorellina così al suo Vargarv. Un occhio viola fece capolino da dietro le palpebre, pungentemente ironico.
<< Hai detto di chiamarti Silmarièn, piccolina? >>
<< Mousseline. >>
La draghetta gettò uno sguardo interrogativo a Lina, che lo lanciò ad Amelia, che lo lanciò a Zel, che non lo lanciò a nessuno perché Gourry non l'avrebbe rilanciato a nessuno e perché non riusciva a raggiungere la faccia di quel coso viola.
<< Silmarièn. E' che le piace il soprannome... >> rispose ugualmente Zeross, risalendo in piedi con un'ascesa ad angolo retto.
<< Se gliel'hai dato tu non la chiamerò mai così >> commentò Philia. Ma, prima di aggiungere altre frecciate, si bloccò. << Silmarièn? Silmarièn, Silmarièn... >>
<< Che c'è, esercizi per la memoria? >>
Lei cominciò a tirare pizzicottoni micidiali. A casaccio perché lui scappava.
<< Ahiiiiiiii... >> gemettero alcuni, contorcendosi.
<< Spazzatura vagolante! Invece di star lì a far la vittima, ripetimi il suo cognome! Anzi, prima restituiscimi la mia mazza adorata, così posso colpirti meglio!! >>
<< E' incredibile la tua sfacciataggine... >> riuscì a dire il mazoku, prima di seminarla col teletrasporto.
Gourry si grattò una guancia, innervosito nel vedere gli effetti dei pizzicotti che era riuscito a scansare. Intanto tra Philia e Zeross passavano numerose scintille, mentre si fissavano con il più profondo scetticismo da capo a piedi e il gruppo assisteva con gli occhiali da sole.
<< Me li ricordavo meno infantili... >> commentò Lina con aria annoiata, sistemandosi in testa il sombrero.
<< Sei sicura? >> chiese la chimera dalla sdraio. Si guardarono un po' tutti e quattro, chi bevendo un frappé, chi leggendo un romanzo da spiaggia.
*scettic*
<< Decisamente no >> concluse Lina alzandosi.
Il litigio era divenuto più acceso e non era prudente restare in balia dei troppi raggi ultravioletti.
<< Allora, me lo dici o no questo cavolo di cognome?! >> strillava una.
<< Bleeh! Sei solo una lucertola smemorandona! >> rimbeccava l'altro facendo boccacce.
Fuoco e fulmini caddero nella stanza; uno beccò in pieno Gourry che, rammaricandosene, chiudeva l'ombrellone.
<< Uhm... forse era Enshiyi? >> disse dopo aver recuperato il poveretto, guadagnandosi un'occhiata di stupore.
<< Pazzesco! Ti sei ricordato qualcosa! >>
Lo spadaccino fece il serioso; poi, prendendo tutt'a un tratto un'espressione giuliva, esclamò:
<< Guarda che ce l'avete praticamente scritto in faccia! >>
E mentre Lina ricambiava con uno sguardo perplesso, Amelia strillava davanti a uno specchio: aveva scritto, su tutto il viso, il nome sopracitato.
<< Aaaaah!!! La mia povera facciaa! >>
<< Ma come diavolo è successo? >> si domandò Zelgadiss, prendendo un fazzoletto; intanto Lina era impegnata a dar botte.
<< Come hai osato non dircelo prima, cervello di gelatina?! Abbiamo fatto la figura dei babbei! >> e il povero Gourry vedeva peggiorare sempre di più le proprie condizioni.
<< Aspetta un attimo >> s'intromise Philia, mandando con nonchalance Zeross all'altro capo della stanza << Hai detto Enshiyi? E'... ma allora è... la sorellina di Lear!>>
Entroterra di Lyzeille, un villaggio ancora immerso nel sonno.
Al posto di uno scampanare festoso, che sarebbe stato impossibile a realizzarsi dato che non c'eran campane, si innalzarono le grida contenute della moltitudine, riunita innanzi la chiesa; la coppia appena sposata stava uscendo e camminava sul tappeto preparato di nascosto per l'occasione. Non era un tessuto rosso, ma verde cangiante, ricavato dalla cucitura e intrecciatura di mille e mille foglie, stralci e virgulti di edere e piante profumate, quelle che la notte, come il sole si eclissa oltre il filo dell'orizzonte, lasciano aprire i loro chiari fiori alla frescura della notte. Un velo bianco comparve finalmente dalla calca, baluginando alla fioca luce dell'est e delle corolle languenti. Il lancio dei quadrifogli concluse il tripudio silenzioso, e dalle profondità della foresta cantarono cori misteriosi.
La ragazza rimase impassibile, senza muoversi di un centimetro dall'alto del mandorlo. Nascosta tra i rami, nel buio ancora fitto dell'ovest, nessuno l'aveva vista. Se fosse accaduto, si sarebbero allarmati: non era normale vedere uno sconosciuto spiare una cerimonia segreta. E poi lei era così strana. La illuminava una bellezza impareggiabile e i lunghissimi capelli, stritolati in una coda alta che scendeva dolcemente giù dalle spalle, ricordavano le pettinature delle odalische orientali. La pelle, il naso erano delicati, ma il suo sguardo lasciava trasparire qualcosa d'inquietante; tante volte, sotto un mare silenzioso, si agitano correnti traditrici.
Questo un elfo l'avrebbe capito. E quel villaggio era elfico, perso nelle profondità di una selva. La chiesa non era altro che una cupola di alberelli fatati, dedicata agli dei della natura. Tutt'intorno si protendevano verso le stelle giganti millenari, attraverso i quali il vento sussurrava melodie indefinite. Nelle foreste abitate dagli elfi sembrava sempre di udire delle voci, forse di fate, di spiriti o chissà quale presenza, eteree e melodiose; esse promettevano notti di pace tra lo stormire delle foglie e il mormorio dei ruscelli. Qualche lucciola volava nel sottobosco di felci, brillando al passaggio degli aneti profumati di miele.
Era un luogo meraviglioso.
Non dubitava che qualche pericolo potesse celarsi anche lì, nell'oscurità densa oltre il cerchio proiettato dalla luna; eppure era un luogo rimasto sicuro.
Però... cosa ci faceva lì?
Bella domanda.
Un matrimonio. Due persone giuravano di amarsi e esser fedeli per tutta la vita. Ma lei? La vita era così noiosamente lunga, come avrebbe potuto resistere? Nonostante ciò che le era successo, ancora non capiva. I suoi occhi non assomigliavano più a quelli torbidi di un tempo, ristretti in un taglio glaciale e inumano, ma ancora non capiva. I suoi poteri erano quelli che erano, eppure ancora non capiva. Ecco perché spiava ogni matrimonio, di qualunque specie, per cercare di leggerne sui volti il motivo. Voleva sapere.
Forse era davvero una cosa stupida.
Ma uno schiocco la strappò alle riflessioni. C'era qualcosa di strano.
E in effetti qualcosa di strano stava accadendo: delle figure rozze e massicce stavano avanzando dal limitare della radura. La fronte si corrugò, gli occhi glauchi ebbero un guizzo. Come avevano fatto ad arrivare fin là senza il favore della natura? Contrasse le dita dalla voglia di richiamare un incantesimo.
Si mise subito in ascolto delle onde caratteriali, sperando di trovare quello che in effetti trovò, e che non era poi così difficile da capire vedendo l'aspetto esteriore degli ospiti. Ciò che la stupì e fece anche un po' alterare era che...
Qui in mezzo c'è ancora qualche drago dorato! Pazzi! Perché siete ancora qui?! Nemmeno un bosco degli elfi è sicuro, neanche un caveau, neanche un- dopo tutto quello che abbiamo detto, dopo tutte le voci che abbiamo sparso c'è ancora qualcuno così stupido da... si morse mentalmente la lingua. Parlavano.
<< Bene bene bene. Siamo venuti per il regalo di nozze, che ne dite? C'è ancora un posto a tavola? >>
I compagnoni si unirono al suo riso sguaiato. Dopo quello, lei ebbe la sensazione di sentire l'aria sporca.
Numerosi demoni , nascosti lì intorno, scattarono verso il sagrato di dolci trifogli; ma uno scudo si frappose tra loro ed i malcapitati, mentre gli elfi arcieri posti non troppo intelligentemente a sentinelle scagliavano le loro armi dagli alberi, lanciando qualche grido secco. Ed ecco che Dolphin saltava di sotto, sorprendendo tutti. Nemmeno gli elfi orecchie fini l'avevano scoperta prima, e forse cominciava a capire che i cacciadraghi, con sua somma rabbia, avessero trovato un modo per occultare il loro avvicinamento. Perché perfino Zeross, che in quello era abilissimo, poteva essere percepito da chi avesse buoni poteri sensoriali. Certo, con difficoltà. Ma lo si sentiva.
I suoi occhi occhi persero in un battito di ciglia ogni connotazione umana e i capelli ondeggiarono, facendo scendere lo sgomento e il silenzio sulla scena. I brass si dissolsero ad un suo sguardo. Tra le grida generali, si udì:
<< Un demone! >>
<< Un demone di altissimo livello! >>
Credevano fosse contro di loro.
Lasciò l'incantesimo libero di crescere e, dopo che lo sentì scottare anche alle sue mani di Dark Lady, lo lanciò con movenza fulminea sulla masnada attruppatasi assieme. Con sua malcelata delusione, la metà era ancora in ottime condizioni, avendo vigliaccamente usato come scudo gli altri. Digrignò animalescamente i denti e le sue candide braccia si levarono, come quando chiamava le onde del mare a raggiungere uno scoglio.
Mosse le labbra.
Nessun suono ne uscì, ma qualcosa udì.
Vieni a me dalle viscere della terra... attraversa i mari ed i prati dell'oltretomba...
Qualcosa che al suo richiamo si mosse, lento, inarrestabile, percorrendo la via dall'antro segreto dove domina i non vivi...
Io signora delle acque oscure ti chiamo, sali alla luce della luna!
Infine... strisciando come un serpente, circondò già sotto la superficie l'obbiettivo. Fu questione di attimi. Un lampo di colore indefinibile coprì la visuale per un brevissimo istante. E quando fu scomparso, lasciando solo un finissimo cerchio disegnato sull'erba, non c'era più nulla. Solo il crepitio delle foglie, bruciate dal passaggio di una sì malvagia creatura.
L'odore fece contrarre leggermente il naso di Dolphin.
Dovrò poi far controllare la zona, pensò, voltandosi e andando nella direzione in cui aveva visto una fatina vestita di giallo limone. Era anche un po' scocciata per essersi fatta vedere in pubblico. Un demone di rispetto doveva, in qualunque caso, restare una presenza misteriosa e irraggiungibile. Altrimenti, sarebbe diventato troppo facile avvicinarlo... per aver conferma di questo, bastava pensare alla fine che avevano fatto l'Hellmaster e il Chaos Dragon.
Phiby, io non voglio fare il tuo errore.
<< Aspettate! >> le gridò la sposa, tra lo stupore di tutti << Per favore! >>
Lady Dolphin si fermò per voltarsi. Si aspettavano di rivedere quei terribili occhi rossi, invece ogni sguardo scrutò le profondità del mare, sentendosi quasi risucchiato nel mondo delle sirene e dei pesci in un vortice misterioso. La bionda ragazza esitò, incantata da quel colore inimitabile, poi le mise in mano il bouquet. Questa volta fu Dolphin a rimanerci secca.
<< Non hai paura di me? >>
L'altra negò affannosamente col capo.
<< Voi non siete che la principessa del mare, e ci avete aiutato. Non importa cosa siete, ma ciò che fate. Tenete quindi i miei fiori, sono i Rari degli elfi. >>
A tutto quel fervore l'altra rise con un accento che aveva dell'altrettanto candore. Un po' fuori luogo, pensarono gli spettatori, dopo quello cui avevano assistito. I Rari degli elfi avevano un valore inestimabile per i loro poteri. Sarebbero stati utili e lei, da sola, mai sarebbe riuscita a procurarseli. Denti di perla illuminarono il suo sorriso.
<< Tu e i tuoi amici draghi, non rimanete più qui; volate a nord e cercate i segnali dei Cavalieri di Ceiphied. Con lei non dovrete più temere cose come queste >> le disse sottovoce. Scomparve così rapidamente da lasciare la sposa stordita.
Riapparve accanto alla fata. Era una graziosa personcina in miniatura, con piccole alucce trasparenti e un abitino di petali. Si salutarono, una con piccolo inchino e l'altra con cenno del capo. Quando furono vicine ad una quercia poderosa, Dolphin sedette su una delle radici e ascoltò le nuove recatele.
<< Notizie urgenti? >>
La fatina annuì, esprimendosi con una vocina sottile sottile.
<< Luna ne è sicura? >>
<< Aveva previsto questa sua domanda e mi ha detto di riferirle tale e quale: "porca miseria, certo che sì miscredente che non sei altro!!!" >> la fata arrossì, chiedendo scusa per il tono.
*gocciolina*
<< Tale e quale? >>
<< T-tale e quale, Lady. >>
Tipico di Luna, parlarmi a quel modo.
<< E così il giovane Lear è sano e salvo a Saillune; bene, anche lui è sopravvissuto. Sherra è diventata proprio un'incompetente. E la sorella? >> ascoltò con attenzione le risposte, annuendo ad ogni pausa, fino a quando l'informatrice parve averle esaurite su quell'argomento e tentennò, svolazzando in aria. << Che altro c'è? >>
<< Ecco, vostra eccellenza... >>
Silenzio. Lungo.
<< Spicciati, non ho tutto il giorno! >>
<< S-sì... di... dicono che al Castello del Caldo Torrido aleggino strane energie e lei potrebbe... oh!! >> strillò, spazzata via. Forse non era stata un'idea grandiosa, ma gli ordini erano quelli. Non si poteva evitare.
Qualcosa si aggirava nel castello.
La Lady balzò via con aria adombrata, a grandi falcate; scomparve, riapparve nel punto opposto brandendo un pugnale e lo vibrò in aria, fendendo con stupore della fatina la barriera interdimensionale (una cosa che solo le leggendarie armi della Stella Nera e pochi incantesimi erano in grado di fare). Le labbra dello squarcio emisero un rimbombo metallico e Sherra soffocò un gridolino; cadde in avanti coi pugni alla bocca, subito sottomessa dalla demone superiore, costretta a terra e trapassata nella spalla con lo stesso pugnale, che si conficcò profondamente fino al terreno. E vi rimase.
Gridò, pur odiandosi per questo. Mostrare il proprio dolore all'avversario era già una sconfitta e lei era orgogliosa. Essendo poi quell'oggetto consacrato, restò lì a terra, impotente a muoversi e controbattere per salvare almeno la dignità... se poi ne teneva conto... mentre le forti energie contrarie entravano in collisione e ledevano le carni.
Dolphin abbassò il viso, contratto in una smorfia crudele, fino a pochi centimetri da quello della general. Lei vide la propria espressione riflettersi in quegli occhi senza connotati.
Eppure, il dubbio sfiorato da Zeross passò anche nella sua mente, non dovrebbe averli così... come li ha solo un Dark Lord in piena regola!
Infatti, mentre il maou Shabranigdu li aveva -quando era in vita- sempre scarlatti, i suoi più alti generali potevano sfoggiarli solo in particolari condizioni fisiche e potenziali, e in particolari situazioni. Tipo una battaglia importante, il pericolo, la collera. Allora la fornace infernale avvampava, rischiarando sinistramente la vuota, nera voragine ch'era la loro unica anima.
Questo significa soltanto una cosa, pensò infine con un brivido, dopo aver formulato quei pensieri in pochi istanti, l'aura schiacciante che emana da lei è vera. Pura. Autentica. Dolphin Deep Sea ha davvero riacquistato la sua potenza. Adesso... capisco perché l'hanno accon...
Ma la voce di Dolphin interruppe tutto.
<< Credevi che non ti avrei sentita? Davvero mi consideri stupida quanto un brass, un cacciadrago, quanto te?! Potrei dimenticarmi una volta per tutte che cosa sia la pazienza. La mia diversità non mi rende più debole >> soffiò con veemenza l'ultima frase.
Quindi, facendosi violenza, si alzò e allontanò furente per spezzare un ramo con un solo, poderoso scatto. Non sapeva bene nemmeno lei perché non l'ammazzasse subito. Forse perché, in fondo in fondo, anche se le metteva continuamente i bastoni tra le ruote, non c'era un motivo giusto per farlo. Erano solo motivazioni di parte... Più forte di lei, l'inclusione nel suo cuore la faceva esitare su cose che nemmeno un umano avrebbe ragionato, in quella situazione.
Ma Sherra, orgogliosa com'era, non si faceva mai pregare per dire la sua.
<< Non hai il coraggio di uccidermi, una volta per tutte? Forse perché i tuoi amichetti draghi si indignerebbero della tua azionaaaAAAH!! >>
Con uno scatto che aveva del ghepardo Dolphin aveva fatto rapidamente dietrofront e le aveva rigirato il coltello nella carne, con un piacere ostentato. Oh, ecco quell'ondata di cattiveria...
Mi chiedo se non sia proprio così che dovrei essere, pensò nell'ubriachezza della sensazione. Sono un'anomalia. Un'anomalia che forse vorrebbe tornar entro le righe... ma che definitivamente non può.
La fissò così da vicino da schiacciarle il naso, assaporando il più a lungo possibile quella sensazione di libertà dai vincoli di una morale a lei non innata. Intanto il pugnale scavava, e Sherra lanciò un altro urlo soffocato, spaccandosi il labbro nel tentativo di trattenerlo.
<< Tu prova a metter mano ancora su uno solo degli Enshiyi e giuro che queste parole te le rimangi! Sai, non credo che ai miei amichetti draghi dispiacerebbe poi tanto avere la testa di Sherra Grausherra appesa ai loro rostri. >>
<< Siete davvero contaminata come si dice, allora >> disse Sherra con voce flebile. Gli occhi di Dolphin si allargarono, restringendosi meno in seguito. Stavano tornando, lente ma inesorabili, le tre fiere che l'avevano domata. Il maligno in lei si piegò con la sottomissione di una schiavo ormai avvezzo, opponendo una minima resistenza. Ogni volta, ogni volta era sempre più breve e convulso. Represse la paura di uno spettro che intravedeva, di tanto in tanto, in fondo al sentiero che avrebbe dovuto percorrere col passare degli anni... l'ultimo, tremendo ribellarsi del male.
Un movimento e l'arma era estratta dalla spalla.
Sherra tirò un sospiro di sollievo. Si tirò su con un movimento debole, aspettando che il suo corpo già debilitato dalla precedente esperienza attivasse la rigenerazione.
Perché non so starmene zitta?
<< Non v'interessa sapere perché voglio ucciderli tutti? >>
<< No >> rispose Dolphin, arrotolandosi le ginocchia al petto e circondandole ombrosamente col le braccia. Fissava un punto indefinito, nel folto del bosco. << Vattene. Devo riflettere. >>
<< Se solo ascoltaste una buona volta quello che ho contro di loro, mi lascereste f... >>
<< Ho detto vattene. >>
<< Un giorno mi permetterete di farlo. >>
Sembrava più un ordine che una richiesta.
Dall'alto dell'albero dov'era ricomparsa, Dolphin lanciò un'ultima occhiata, più eloquente di qualunque risposta. Tornò a voltarsi. Ma l'espressione di Sherra aveva qualcosa di strano a sua volta e non si poteva fare a meno di notarlo. Prima di scomparire, la ragazzina con la treccia sentì mormorare qualcosa.
<< Forse. >>
Così, mentre una restava tra gli elfi a meditare, l'altra ricompariva sul balcone candido di un candido e slanciato palazzo, nascondendo il viso sulle braccia incrociate. Quel posto aveva sempre un effetto devastante. Per distrarsi, pensò alla Lady.
Cosa può averla inquietata? La presenza nel castello. Chi è la presenza?
Oppure: chi avrebbe mai avuto il coraggio, eccezion fatta per un Lord, di entrarvi? Lo stesso si sarebbero chiesti il suo master e quello del Dragon Slayer. Si distese sul marmo freddo e duro. Sentiva perfettamente entrambe le cose, e desiderava il sole.
E in quel momento, in cui il sole scaldava la sua pelle, non le importò di morire. La promessa c'era, ed era giurata. Ma se fosse riuscita ad uccidere tutti gli Enshiyi e vendicarlo... avrebbe potuto smettere di esistere... di fare cose senza importanza...
E finalmente si sarebbero ricongiunti.
Ka-oh, non sei l'unica ad essere diversa, lo sai?, e formulando questo pensiero fissò il globo trasparente che stringeva in una mano. Ma forse tu lo sei molto, molto più di me. Più di te, può esserci soltanto un vero drago.
Spostò le pupille all'orizzonte, un profilo nebbioso giocato tra alti picchi. Le nubi filiformi baluginavano di sole, promettendo un'alba imperdibile, e il globo ne catturava i bagliori.
<< Scusa Zeross, ma dove te la sei andata a pescare questa? >> bisbigliò Lina all'orecchio del demone, osservando il sorriso un po' instupidito della bambina.
<< Come, credevo che Luna ti avesse già informata... >>
La maga venne attraversata da una scarica elettrica e piantò anche lui la testa nel pavimento.
<< Guai a te se ripeti ancora QUEL NOME!!! >>
<< Ouch... >>
Poi, finalmente, la piccola Silmarièn ruppe il silenzio parlando con una vocina dolce dolce.
<< Dov'è il fratellino Lear? Voglio vederlo! Forse lui sa dove sono mamma e papà. >>
Amelia imboccò di soppiatto l'uscita per andare a chiamarlo. Fatica sprecata: mentre la bambina chiedeva a Philia se fosse la fidanzata del "Signor Occhi di Gatto" e lei chiedeva di rimando chi le avesse raccontato quella balla schifosa, una figuretta si stagliò nel vano della porta, distinguendosi a malapena dal resto del corridoio.
Trascinava debolmente un guanciale e aveva i capelli sparati in aria. A Lina scappò una pernacchia.
<< Allora, Philia!!! >> ululò, brandendo il cuscino in aria con fare vagamente nervoso << Ti pare l'ora di urlare a quel modo?!? Mi hai svegliato così male che ci metterò giorni a riprendermi, e poi rompi le scatole per farmi riposare! >>
Il cuscino venne sbattuto in terra, a confermare l'importanza di quanto era stato detto. La platea di ascoltatori lo guardò attonita, riconoscendo a malapena il ragazzino dal carattere mite e schivo.
<< Non è colpa mia! E' stata questa COSA! >>
L'accusata additava Zeross.
<< Non si segna la gente a dito >> rincarò lui.
Il tono petulante portò Philia a sfiatare vapore bollente dalle narici, mentre la tinta del suo viso indicava che il livello di saturazione era vicino.
Ma quella era la mattina delle interruzioni: il tonfo di Lear che inciampava da solo (imbranato) e il cuscino che volava in bocca alla ragazza (doppiamente imbranato) svolsero il loro ruolo alla perfezione. Inutile dirlo, il ragazzino aveva visto Silmarièn.
<< SILCHAN! >>
Caracollò in mezzo alla stanza, lasciando perdere l'adorato cuscino che Philia aveva appena disincastrato di bocca; la bimba lo imitò lanciando gridolini di gioia. L'espressione di Lear era indecifrabile, misto di gioia... e di pena, naturalmente.
<< Allora eri proprio tu! >>
Zeross allungò l'orecchio. La lingua che usavano tra di loro era un po' diversa da quella umana, probabilmente un misto di dragonesco e di umano, ma avendo frequentato "un po' tutti gli ambienti", come diceva lui stesso, riusciva un minimo a capirla.
E così questo era il famoso Lear. Un erede maschio del Demon Slayer. Non sentiva provenire da lui un potere tanto spaventevole... ebbene, come poteva aver sentito la presenza di sua sorella fin da Saillune, mentre loro erano ancora lontani?
<< Fratellino, dove sono mamma e papà? >>
Gli occhi castani, così diversi dai suoi, tremolarono. Il giovane drago si portò una mano alla testa, avvertendo un mal di testa sempre più terribile. Da quando si era svegliato aveva percepito l'avvicinarsi di una tempestosa emicrania; erano rare per lui, ma sapeva fin troppo bene quanto si rifacessero di questa loro sporadicità. Gemette. Adesso le vene delle tempie pulsavano il sangue in modo così forte da non lasciargli quasi tempo di pensare, di respirare. Erano aumentate nel giro di pochi attimi. Non accadeva mai così.
<< Tutto bene? >> mormorò Amelia senza ricever risposta.
<< Philia? >> chiese << Tu... non hai le vertigini? >>
Tagliò corto sulle varianti per trattenere un singulto di nausea. Era molto meglio che tenesse la bocca chiusa, per risparmiare miserevoli spettacoli ai presenti e una figura da ventimila leghe sotto i mari -o sotto terra, meglio- a se stesso. La mano, raggiungendo le labbra, tremò vistosamente.
La ragazza fissò prima lui, poi Zeross, intuendo la causa del malore.
<< No, solo qualche brivido. Ma tu sei giovane... cioè, avrai mangiato qualcosa di strano >> aggiunse lentamente. Chissà perché pensava fosse meglio ritardare il riconoscimento del mazoku... sempre che Lear non riuscisse a far funzionare a sufficienza i sensi. Ormai doveva essere abbastanza grande per capire.
Infatti Lear era abbastanza grande, e capì da solo. Alzò gli occhi, andando ad incontrare quelli viola che s'intravedevano appena dietro le palpebre, e corrugò le sopracciglia. Era una sorta di analisi reciproca. Il contatto durò solo pochi secondi. Bastò. Zeross aveva annusato quanto potesse esser pericoloso quel mocciosetto, e il mocciosetto aveva capito chi avesse davanti.
Freddo.
Proveniva da lui quel gelo. Ed era il gelo a torturagli le tempie, a comprimerle come se cambiasse la pressione atmosferica.
Era di lui che parlava Philia, il giorno prima?
Come poteva conoscere... come potevano conoscerlo, tutti quanti? Uno come lui... faceva male... solo dolore.
Questo è il divoratore della Kouma Sensou.
Il sorriso puro di sua sorella gli balenò alla mente. Tutti videro il brivido che percosse il suo corpo. Si era sempre detto che l'avrebbe guardato con odio, se l'avesse incontrato faccia a faccia. Ma ora tremava come una foglia e non spiccicava parola. Era inutile parlare al vento, adesso capiva l'ammonimento paterno.
Lui ha combattuto contro questo mostro. Non credevo che mio padre... in tutta la mia stima... potesse essere così coraggioso.
Philia si accorse del suo disagio e lo aiutò ad alzarsi.
<< Siediti qui, sei ancora debole. >>
Vorrei insultarlo... ma... ma...
Ma prima che potesse svenire o urlare o vomitare o qualsiasi altra spiacevole conclusione, risuonò dappertutto un barrito pachidermico. Come un bolide, il principe Phil irruppe nella stanza andando ad abbracciare Amelia. Allo stritolamento gli altri si sottrassero più che volentieri.
<< AMELIA! BAMBINA MIA! >>
<< PAPA'! >> rispose la principessa con altrettanta enfasi.
<< HAI PASSATO UNA BUONA NOTTE? COSA E' SUCCESSO PRIMA?! >>
Iniziò uno scambio abbraccio-mani nelle mani che strappò a Lina un lamento.
<< Io non li sopporto quando fanno così. >>
*gocciolina di Zelgadiss*
Gourry, invece, sorrideva divertito.
<< E' diventato un albergo, la mia stanza? >> bofonchiò piano Philia, battendo la punta del piede sul tappeto.
<< Perché no? >> rispose Zeross, guadagnandosi un altro pizzicotto.
<< Ragazzi! Mattinieri come sempre, eh? Oppure avete appena finito un pigiama party come noi regnanti?! AHAHAHAHAHAHAHH!!! >> esclamò l'omaccione, mettendo in mostra un pigiama tale e quale a quello di sua figlia, soltanto in taglia extra-extra large.
*goccioloni galattici*
<< Uhm? E questi chi sono? Ah, ma certo, il giovane Lear! E la bimba? >>
<< Va bene, papà, va bene... ti spieghiamo dopo... >> disse Amelia in tono conciliante, spingendolo fuori dalla seconda porta che dava accesso alla camera. << Adesso vai a prepararti per la giornata. Dei rispettivi pigiama party parliamo dopo. >>
Zeross e Philia sbiancarono.
<< Ah... >> fu tutto quello che riuscirono a dire.
Silenzio.
Poi lo scoppio.
<< UAAAAAAAAAAAAAAARGGH!!! LA MIA STATUA PREFERIIITAAAAA!!! >>
Mezzo minuto di pianti dopo il corridoio sfollava, più o meno stufo. Philionel piangeva come un vitello davanti alla cetra gambuta e solo Lear era rimasto, sorella in braccio, a fissarlo annichilito.
<< E ditemi... Vargarv? >>
Lina spazzolò l'ennesimo cucchiaio di gelato, ridendo fragorosamente alle congetture che udì.
<< Lina? >> brontolò Zel.
<< Mh? >>
<< Guarda che sei tu quella ch'è in contatto con Luna. >>
<< Embè?! >> annaspò la maga, mostrando due canini da vampiro.
<< Allora illuminaci, o sapiente. >> ironizzò la chimera.
Incredibile, il sarcasmo non venne afferrato e la veranda e il giardino (oltre che Zelgadiss) furono salvi.
<< Philia... gnam... e solo Philia mi ha detto che le hanno consigliato di nasconderlo. Così l'ha affidato a Ziras... ciomp. Essendo così piccolo per lui funziona ancora l'occultamento delle onde... gnam gnam... e quel vecchio volpone era nascosto in un luogo sicuro. Bah, doveva ben essere alle strette per accollarglielo! >>
<< Io penso sia stata una scelta prudente >> esclamò Amelia << Una buona mamma deve saper scegliere le cose giuste per il proprio figlio. >>
<< Stai seguendo un corso preparatorio per caso? >> la punzecchiò Zeross, rivolgendo un'occhiatina eloquente anche in direzione di Zel.
*rossor*
<< Hm, sei sempre più spiritoso. Un giorno o l'altro ti chiudo in un'albanella con le ciliegie >> rispose la brunetta, suscitando l'ilarità generale.
*sting*
Buona battuta, devo riconoscerlo.
<< Eh, ma... se dobbiamo difenderlo, lo riporteranno? >> intervenne Gourry sollevando il cucchiaino all'altezza della faccia.
<< Certo che sì. >> rispose Lina.
<< Ho mostrato alle guardie civili la foto di Ziras e lo faranno entr... >> la spiegazione di Amelia venne interrotta da uno sghignazzo della maga.
<< Con la faccia che si ritrova non faticheranno a riconoscerlo. >>
Dondolò sulla sedia verde da giardino, tenendo uno stuzzicadenti in bocca.
<< Avanti, in fondo alla fine era un tipo simpatico >> rimbrottò lo spadaccino. Lo fissò di sbieco, senza aggiunger parola.
Continuarono ad argomentare per un'oretta buona. Sulla veranda regnò un cicalio incontrollato fino a quando l'orologio della città batté le tre e mezza. Perfino Philia si era alzata dal riposo quotidiano, prescritto -anzi ordinato tassativamente- dai medici di corte; fortunatamente erano le ultime volte. Così si decise sul da farsi, con evidente noia collettiva di gente che voleva oziare tutto il giorno.
Zel propose di riprendere la ronda, questa volta collettiva, e scandagliare i... bassifondi; con un pizzico di fortuna stavolta avrebbero incontrato il misterioso tizio incappucciato. Le ultime parole potenziarono l'udito al mazoku presente, che aveva ricevuto sì qualche ragguaglio, ma generico e frettoloso, e dopo non aveva voglia di arrovellarsi il cervello (per quello in ogni loro missione c'era sempre tempo).
<< L'avete già visto? >> chiese, sporgendosi impercettibilmente in avanti.
<< No, ce l'hanno descritto. Uno abbastanza alto, vestito di nero da capo a piedi, col cappuccio calato sul viso; sì sì, quasi del tutto. E' abbastanza se gli vedi il mento, e francamente mi viene da chiedermi se veda dove va, invece di sbattere ogni tanto contro i muri... >> replicò Lina, con un sorrisetto saccente.
<< Quindi i connotati non si vedono proprio... Ma si può sapere perché nessuno riesce ad alzargli il cappuccio? >>
<< Boh? >> ribatté Amelia.
<< Non credo sia possibile, sai? >>
<< Però non sembra vecchio; dicono che si muova con un certo vigore >> aggiunse qualcuno.
<< Ma lo conosci? >> chiese Lina, volgendosi verso Zeross.
<< Uhm... >> i suoi pensieri corsero a Shane, o meglio al falso Shane che, quella sera di settimane prima, lo aveva deviato dalla pista << Se fosse piuttosto giovane e vestisse di verde scuro... >>
In verità il colore che aveva visto quella notte era solo il riflesso della vegetazione circostante, ma non ci aveva pensato. E non ci pensò nemmeno ora.
<< E che ci dici dell'altro? >>
<< ...Quale altro? >>
<< Va beh, andiamo giù in città. Facciamo prima. >>
Tutti annuirono e si alzarono.
Ore, ore dopo...
<< Trovato niente? >>
<< Niente. >>
<< Nisba. >>
<< Nada. >>
<< Solo falsi allarmi. Un pollo, un gatto nero, un cespuglio... >>
<< D'accordo, va bene così Gourry. >> fece notare Zelgadiss, battendo fraternamente la mano sulla spalla dell'amico.
<< Fantastico! Siamo al punto di partenza! >> sbottò Lina, i capelli rossi ancor più fiammeggianti al sole del tramonto.
Il crocchio stazionava vicino ad un ristorantino, la maga da maggior tempo rispetto a tutti; e a forza di aspettare la fame le si era raddoppiata. Già lanciava occhiate speranzose al rustico locale, cercando l'aggancio buono per introdurre il discorso, quando Zel al pensiero di un'abbuffata in pubblico -un'altra- troncò le sue speranze.
<< Scordatelo. Io non mangio alle sette e un quarto; piuttosto, il tizio che cerchiamo potrebbe balzar fuori proprio col buio... >>
<< Veramente hai l'orologio indietro! E poi tu... >> rispose lei, facendo schioccare minacciosamente le nocche << Tu davvero pensi che me ne rimanga lontana dalla tavola dei superbi cuochi di Amelia, pure trascurando uno spuntino in loco? Fra massimo mezz'ora voglio essere a tavola. Non me ne frega un accidenti di quel gufo nero! >>
La chimera fissò da un'altra parte, una gocciolina sulla guancia verde-blu, inquadrando subito la sua salvezza: Gourry che tornava dall'unico banco ancora aperto. Immancabili gridolini dell'antagonista, la quale corse dal biondino facendo moine e poi passando alle maniere spicce per accaparrarsi la parte più cospicua del bottino.
Le vie di Saillune si presentavano già deserte non perché mancasse gente attiva, ma di quei tempi, anche nel paese più sicuro rimasto, non potevi mai essere certo di ciò che avresti trovato la sera. Gli unici a schiamazzare ancora erano i bambini nei cortili interni. Un tizio in corsa sfrecciò al centro della carreggiata, volando sulla scia di un arrosto.
<< Accidenti, vanno tutti a rimpinzarsi!! >> protestò Lina. Le brioches non avevano fatto altro che stuzzicare l'appetito, ora aspirava a qualcosa di migliore. Bisogna dire però, a difesa di Zelgadiss, che ultimamente la sua fame era proprio raddoppiata.
Al pensiero delle dispense reali, la loro padrona cambiò coraggiosamente discorso arricciando il naso davanti a Zeross (in quanto strumento del male).
<< Senti un po' tu, non dovresti percepire le aure come Philia? Allora datti da fare! >>
<< Tsk tsk >> ribatté lui con l'indice sventolante, uscendo dal completo anonimato in cui si era tenuto fino a quel momento, stando appoggiato al muretto in disparte << Tra me e Philiachan ci sono moolte differenze, al primo posto le maniere... >> allargò il sorrisino, che la principessa definì tra sè abissalmente idiota << Lei percepisce tutto con più chiarezza, perché è una creatura benigna. Io riesco a sentire così, in confuso... beh, veramente sarebbe un segreto! >>
Alla fine se n'era ricordato. Si morsicchiò la lingua. Forse doveva stare più attento e non pensare alle stupidaggini. Ma da quando si era ricongiunto al gruppo, non ne aveva mai abbastanza di inventare strategie per far infuriare certa gente...
Tutti gli altri, che erano quasi rimasti a bocca aperta quando avevano sentito che non sfoderava la frase standard, tornarono ai loro discorsi con un "ah, ma allora...".
Alla fine Amelia, notando che la palese irrequietezza di Lina aveva finito per trasmettersi a Gourry e, un pochino, anche a lei, si rassegnò.
<< Va bene, dai... andiamo a cenare a palazzo. Con la pancia piena si ragiona e combatte meglio. >>
Un grido di giubilo seguì la proposta. Certo potete immaginare con quale enfasi vi si unì la chimera e con quale reattività si mosse Zeross. Tanto che, mentre Zel veniva trascinato via, rimase indietro a guardare la strada deserta.
Ma ciò che sperava non avvenne. Essa rimase e divenne ancor più deserta, trasmettendo un senso di solitudine che fino a quel momento aveva pensato estraneo a Saillune.
Credo che adesso, nell'ora delle funzioni, perfino il tempio del dio Ceiphied suonerebbe altrettanto vuoto. A questa città manca già l'aria.
E, involontariamente, sorrise.
*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*'.=.'*
Musichetta allegra.
Uno Slayer, due Slayers, tre Slayers, quattro Slayers
Voce: per favore, spegnete quella roba!
Bzzz...
Bzzz...
Bzzzzzzzzz...
*tic tac*
*tac tac*
Lina: prova microfono... prova prova... allora, si sente sì o no?!
Voce ovattata di Vargarv: sì, sì! Come te lo devo dire, con l'alfabeto morse?
Lina: colpa mia se non sai farti capire col labiale? Se solo togliessimo questo maledetto pannello. Aspetta, ho l'incantesimo giust...
*si ode un tonfo e un frenetico dimenarsi di mani*
Lina: stavo scherzando, Amelia. Ok, qui è la dj di radio Nike. Che razza di nome... ma secondo voi è pubblicità occulta?
Zelgadiss: noo, Lina. E' l'autrice che è malata... e allora è andata a prendere il nome della statua.
Tutti: ...
Lina: ahem. *leggendo e sporadicamente inserendo un commento* Questo primo appuntamento, per trasmettere il quale sono stata incastrata io, è dedicato ad Alex, visto che ha fatto un commento assolutamente spontaneo. E ha fatto una domanda finora senza risposta, quindi le rispondiamo noi, vero?
Martina: *intrufolandosi appena in studio per la constatazione* a parte che si trova un po' dappertutto.
Zeross: *seduto accanto a Lina* ecco, appunto. E' stata tutta una scusa per tenerci qui un altro paio d'ore, non è vero?
Lina: non ti lamentare che c'è di peggio.
Zeross: *gocciolone* c'è forse qualcosa che non so?
Voce di Vargarv: sì, però questo è un abuso di poter...
*altro tonfo*
Lina: grazie Ame. Ottimo il servizio di sicurezza.
Amelia: *segno di vittoria dall'altra parte del vetro*
Lina: allora Zer, invece di lamentarti, spiega la faccenda del tuo benedetto nome ad Alex... e se c'è qualcun altro che non lo sa, meglio per lui. Sentirà qui.
Zeross: veramente sarebbe un se...
*crick crock*
Zeross: *sudor* ... stavo solo prendendo fiato.
Lina: ti conviene.
Zeross: *smile* il mio nome si può scrivere indifferentemente in uno... due... tre modi... più o meno. Ciò a causa della pronuncia uguale, in giapponese, di lettere che in italiano sono diverse. "R" ed "L" sono solo un esempio. Così posso essere Zeross, Zeloss, Xelloss e altri nemmeno usati (per fortuna n_n;) Stessa cosa per Lina/Rinamagaisterica, Ameria/Ameliamaniacadellagiustizia, Phiria/Philiadragoegoistaviolento... capito?
Lina: c'è qualcosa che non mi torna.
Zeross: *gocciolone* Bettychan, quell'orribile schiavi... volevo dire, la talentosissima autrice di questa ff ha deciso per "Zeross" perché ahem... perché?
Lina: *distratta* boh?
Gourry: boh?
Martina: boh?
Zanglus: boh?
Vargarv: *con le cuffie in testa* BOH?! Vuoi dire che avete tirato su 'sto casino e manco avete la risposta?!
Lina: ehm, ecco... qui sul block notes non c'è altro. A parte qualche scarabocchio di Philia con... urg, niente.
Zeross: fa vedere!
Lina: *mettendo fuori portata il blocco* uuun attimo. Penso sia molto meglio di no.
*gocciolone*
Philia: *sbaragliando la porta* no, adesso voglio vedere! *guarda il block notes che Lina, protendendo il braccio lontano dal demone, le ha lasciato proprio sotto il naso* ... *GROWL*
Lina: *sudor* mo' distrugge tutto... tanto perché io mi ero presa i tranquillanti.
Zeross: mi sono appena ricordato di un impegno improrogabile! n_n; ciao a tutti gli ascoltatori!
*zap*
*KABOOOM*
*silenzio*
Voce di Garv che si appropinqua: cos'è questo rumore?! Siamo a distanza di corridoi e ancora non si riesce a trasmettere dalla sala vicina! *entra nell'ex-sala* ... *torna in corridoio, raggiunge il telefono pubblico* parlo col pronto soccorso?
Seigram: per le previsioni di domani... fireballs in arrivo!
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