Palazzo di Saillune, sette e mezza circa.
La tavola imbandita giaceva, incredibilmente abbandonata, al centro del salone ottocentesco; un attimo: forse deserta deserta non era... la porta venne socchiusa e fece capolino una nostra vecchia conoscenza, vestita da bambola di biscuit con tanto di cuffietta in pizzo bianco. Come questo, tutto il vestitino era infiocchettato e involantato. Come non capire che si trattava di un vecchio orgoglio ameliano?
Gettò il cappellino su una sedia foderata e lasciò che i rari capelli color smeraldo brillassero al fuoco, mandando bagliori confusi sulla carta da parati. I suoi occhi brillarono altrettanto come vide le portate. Cercò di gettarsi sulla preda, ma era troppo bassa; allora scalò la sedia a capotavola, afferrò una pagnottina morbida e l'affondò nel primo sugo che trovò. Masticò distrattamente, finché... i suoi occhi lacrimanti parlarono per il resto del volto, attonito, dopodiché Lear e Philia accorrevano alle sue urla disperate.
<< Silmarièn! Quante volte ti ho detto... cos'hai mangiato?! >> strillò il fratello, voltandola un po' bruscamente e andando fuori di cotenna quando vide la faccina completamente rossa. Philia rise, rassicurante, e asciugò le lacrime della bimba porgendole un bicchiere colmo di un succo, preso anch'esso dal tavolo.
<< Credo che abbia appena sperimentato gli effetti del rafano. >>
<< Ma... ma. Con l'acqua sentirà ancora più bruciore. >>
<< Questa bevanda è tutto tranne che quello, sciocchino. L'hanno messa apposta, si vede che sapevano che l'intingolo era forte. >>
La bocca di Lear si piegò in una sfumatura estremamente indignata e, cosa rara, altezzosa.
<< Chi diavolo ha deciso di servire il rafano?! IO non lo mangio mica! >> e scoccò alla radice pestata uno sguardo d'odio puro. Se si trattasse degli effetti della fame non possiamo saperlo.
Philia alzò gli occhi al cielo, stringendosi nel suo storico abito rosa miracolosamente salvato dai sarti reali.
<< Santo cielo, non sarebbe ora di scendere dalla scala di cristallo? >>
<< Beh, non adesso... io direi di cominciare. Amelia dice sempre che le persona poco puntuali dovrebbero andare a mangiare da un'altra parte. E poi non si offenderanno per così poco! >>
Decisamente era la fame, ma la draghetta non era tanto sicura che Lina non se la sarebbe presa. E che Amelia avesse detto una cosa del genere...
<< Col mal di testa che ho avuto oggi, dovrei anche sopportare quello di stomaco perché qui non esisto per nessuno?! >> lo sentì bofonchiare, in tono antipatico. Lo guardò comprensiva. Dopotutto era vero che non lo consideravano, perlomeno non come lo era stato nella sua famiglia. Ma la situazione era quella, e solo lei, dato che era rischioso farla uscire, poteva tenergli compagnia. E anche se li accomunava la stirpe, non li accomunavano né il sangue né l'età. Soltanto il suo carattere ancora infantile esercitava su di lei una certa attrazione materna, che la spingeva a proteggerlo.
Lui e Varg andrebbero d'accordo. Come caratterino ci siamo.
Al pensiero di mesi e mesi, forse per sempre, chiusa in quel palazzo mentre i suoi amici si davano da fare per sconfiggere il re di Kalmaart, sospirò. E se non ci fossero riusciti? Sempre la stessa domanda... sempre i soliti dubbi. Ma una certezza c'era: lei doveva prendersi cura di Vargarv e non sarebbe andata con loro. Non sapeva quale delle due prospettive, attacco o fuga, fosse più deprimente. Da quando avevano combattuto insieme contro la Stella Nera, aveva amato l'avventura.
Già... ma quanto c'è di divertente?
Poi vide che il suo "protetto" si era già seduto, servendosi di tutte le raffinatezze sulla tavola, e fece per imitarlo con la ferma intenzione, però, di aspettare gli altri commensali; ma come si sedette riscattò fulmineamente in piedi, urlando suo malgrado quella che sembrava decisamente una parolaccia.
Lear la fissò con un ciuffo di spaghetti fritti che spuntavano dalla bocca, pietrificato.
Si riscosse soltanto quando Philia cominciò a tirare in aria tutte le migliori gourmandises, cercando di finire tutto e presto prima che raggiungesse il suo piatto.
<< No! Il paté di foie-gras NO! >> ululò, protendendosi.
Infine riuscì a scorgere la causa di tutto quel casino. Perché le tempie avevano ripreso a scoppiargli.
Lo stesso minaccioso individuo di quel mattino si era accomodato, gambe accavallate, nel posto scelto dalla draghetta. E beveva con nonchalance, difendendosi dagli assalti della vittima apparendo e riapparendo periodicamente. Il suo sorrisetto si allargò maggiormente quando lei, dopo avergli gridato innumerevoli titoli e un "come hai osato toccarmi!!", lanciò un mestolo che, sparendo lui, macchiò la pregevole fodera della sedia.
Come aveva previsto, anticipare l'arrivo si era rivelato divertente. Facile per lui, teletrasportarsi direttamente dove voleva anche se gli altri lo avevano già distanziato di chilometri. Si sa, quando certa gente ha fame va che sembra un tornado.
Oh, e c'era anche il piccolo Enshiyi. Un uovo sarebbe stato più pericoloso.
*grin*
<< Arrgg!! >> gorgogliò Philia.
Il demone sorrise.
<< Per colpa tua ho macchiato la stoffa! >>
<< Sei tu che hai lanciato il mestolo, mia cara. E sei tu che ti sei seduta sulle mie gambe. >>
Le schiacciò il naso con un dito, apprezzando le ondate di rabbia che si susseguivano una dietro l'altra.
Gli occhi di Philia divennero come il resto del viso, paurosamente rassomiglianti a Shabranigdu. Zeross se ne sentì inspiegabilmente intimorito. Lei stava già per voltarsi a guardare altrove con superiorità, ignorandolo, quando...
*SBRANG!*
La sedia di Lear venne spinta all'indietro con violenza, mentre l'occupante si alzava e digrignava i denti, tenendosi una mano premuta alla tempia e quasi capitombolando lungo in terra nel tentativo di guadagnare l'uscita. Afferrò precipitosamente la sorella, che cercava di sgattaiolare verso lo zietto adottivo, e la trasse a sè.
Philia, intuendo cosa pensasse, non spiccicò parola scuotendo invisibilmente il capo.
<< Uh, io... io non sto tanto bene. Va... vado a mangiare in camera mia. >>
Quindi, senza voltarsi, oltrepassò la grande entrata trascinando di forza Silmarièn e neanche rendendosene conto. Desiderava solo raggiungere un letto e si riuscì a teletrasportarsi via.
<< Cosa gli prende? >> chiese Zeross, grattandosi la testa << Se faccio questo effetto quando sono amichevole, chissà se mi arrabbiassi? >>
Alla sua sinistra, Philia gli lanciò un'occhiata di sufficienza.
<< Colpa mia se non capisci niente di draghi? >>
<< Io i draghi li uccido, non li studio >> rispose sottovoce quello, fissando in alto con un occhio socchiuso.
<< ...come? >>
La domanda del drago cadde nel silenzio, mentre lui giurava di non aver aperto bocca. Poi comparvero Lina, Amelia, Gourry e Zel, ansimanti e palesemente inferociti dalla fame... forse la chimera non tanto quanto gli altri...
Dovevano aver visto Lear, perché chiesero:
<< Ci siamo persi qualcosa? >>
E Lina:
<< WOW, Ame! I tuoi cuochi sono sempre il top della Penisola!! >> e si precipitò alla tavola, seguita a ruota da Gourry. Gli altri presero educatamente posto a tavola, cercando di evitare gli occasionali ossicini che partivano dal polverone.
Philia spiegò brevemente ciò che era successo.
<< Il fatto è che Lear è molto giovane >> snocciolò << Sua sorella è troppo piccola per capire ciò che i suoi sensi le dicono, e anzi penso che siano poco sviluppati. Il che è strano, perché tutti i draghi hanno poteri sensoriali, anche da molto piccoli; mi stupisce infatti che non stia male quando vede questo rifiuto >> e lanciò un'occhiataccia al demone, che restituì il favore sotto forma di mollica di pane arrotolata. Iniziò una furiosa nevicata che comprendeva il tavolo da un estremo all'altro.
<< Che due idioti... >>
Philia si scrollò di dosso la valanga.
<< Riprendendo il discorso, Lear ha i poteri sensoriali, ma non ancora la forza per proteggersi dall'intensità di ciò che essi gli trasmettono, e tutto questo gli causa forti malesseri; tra questi il più pericoloso è il forte abbassamento del quoziente energetico. >>
Amelia, Zel e Zeross annuirono, mentre la maga e lo spadaccino vorticavano ancora attorno ai resti della carne ai ferri.
<< E' per questo che non sopporta la presenza di un demone, perfino di basso livello come Zeross. >>
Alla classificazione un sopracciglio del mazoku scattò, ma non ci fu risposta alla provocazione e la draghetta rimase con un'espressione assai soddisfatta. Seconda nevicata.
<< Tu pensa... >> commentò qualcuno.
Intanto Philia mollava un destro pauroso al candelabro centrale, dimezzando la luce.
<< Dov'è il mio pane?! >> sbraitò Lina, rivoltando il coperto come un guanto.
<< Questa roba è una cosa impossibile! >> si lamentò la brunetta mettendosi in pigiama, mentre Lina leggeva qualcosa occupando abusivamente il suo letto principesco. << S'infila dappertutto! >>
<< Che cosa, la polvere? >>
Il libro s'intitolava "I piatti migliori della Penisola per ogni buongustaio" e potete scommetterci che era super interessante; così si era estraniata dal discorso.
<< No >> fu la risposta, formulata a denti stretti << Il pane!! >>
E dalla scossa maglietta candida caddero una tempesta di puntini bianchi. Lina alzò gli occhi al soffitto, togliendosene giusto uno dai capelli.
<< Sì, ti capisco. Tra loro e la cena, ne ho abbastanza >> ammise, prendendo un colorito verdognolo << Temo di aver mangiato qualcosa di strano. O di troppo. >>
Indefinibile la faccia di Amelia, che rimase a bocca aperta come un'ebete.
<< A proposito Ame, com'è che non si vede più in giro tuo zio Christofer? Ha levato le tende? >>
<< In... in quanto cadetto ha deciso di rivendicare la sua carica di conte sul territorio sud. Dopo quello che è successo a suo figlio non si è ripreso del tutto >> rispose la principessa, urtata sia dalla domanda che dalla risposta, carica di sottintesi:
<< Ah... >>
Non ebbe però tempo di ribattere perché in quel momento qualcuno bussò alla porta. Si abbottonò la maglia del pigiama e accostò alla porta.
<< Sì? >>
<< Posso entrare? Tuo padre ha fatto un invito ufficiale. >>
Era Philia; dopo un'occhiata indecisa prima a Lina, poi alla nuvoletta chiara sulla moquette color vinaccia, andò lentamente ad aprire, sperando vivamente che non ci fosse anche lo "strumento del male" nei paraggi. L'altra afferrò i primi cuscini che vide e li gettò sul punto incriminato, per non ricordare niente. La draghetta era molto sensibile a memorie di quel genere e poteva riprendere a sclerare.
<< Prego. Ma di quale invito stai parlando? >>
<< Wow, Amelia, che bella stanza! >>
L'interessata sorrise radiosamente. Finora nessuno le aveva fatto un complimento così spontaneo per il nuovo arredamento.
Lina salutò tenendosi la mano sulla bocca.
<< Che hai, Lina? Non stai bene? >>
<< Dice... dice di aver mangiato troppo... >> balbettò Amelia.
Anche la draghetta rimase momentaneamente pietrificata. Poi sembrò riprendersi.
<< Beh... può capitare anche a te... >> borbottò a bassa voce, guardandosi un po' attorno come se non credesse neanche alle proprie parole. << Allora ti conviene star dritta, o vomiterai di sicuro. Ecco, appoggiati a questi cuscini >> e senza troppi complimenti prese da terra quelli di salvataggio, sotto lo sguardo terrorizzato della maga, i cui occhi divennero grandi come padelle.
La principessa si sedette di botto sulla moquette, salvando la situazione. Può darsi che la stessero prendendo un po' troppo seria, quella faccenda. Ma era meglio non rischiare. Soprattutto, come si sarà intuito prima, perché cinque mesi addietro il principe Phil aveva speso fior di quattrini per rinnovare la cameretta all'adorata figliola.
Il drago dorato la scrutò con cautela, come se tutto d'un botto la sua amica fosse divenuta pazza. Uno sguardo addolcito con parecchio sforzo.
<< Stai male anche tu? >>
*gocciolone*
Amelia riuscì a cambiare coraggiosamente discorso.
<< No, no... tranquilla... solo un calo di zuccheri... adesso passa... cos'è che ha detto mio papà, quando l'hai visto? >>
<< Ah, già, dimenticavo! >> Philia batté il pugno sul palmo chiuso, con la stessa movenza usata da Gourry << L'ho incontrato nel corridoio della biblioteca reale; stavo andando a prendere una lettura rilassante, come mi hai consigliato tu, quando mi ha incrociato e ha proposto di reinaugurare tutti quanti la sauna... come l'ha chiamata? Finlandese. Non sapevo che ne aveste, Amechan. Anzi, a dire la verità non ne ho mai sentito parlare... ma mi pare un'ottima idea, ancora meglio del libro. >>
<< E lui dov'è? >> riuscì ad articolare Lina.
<< Penso già alle saune. Per carburare, come dice lui >> intervenne la principessa, l'aria vagamente lugubre << Sono saune un po' particolari e ci sono in aggiunta delle piscine calde... Quando le usa schizza sempre acqua sugli affreschi. Ormai sono anni che continuiamo a ridipingerle. >>
<< E' così indisciplinato? >>
<< Lina! >>
Amelia sorrise sconsolata.
<< No, più che altro ama lo stile farfalla... >>
*gocciolone collettivo*
<< Su con la vita. >>
<< Hai voglia... >>
<< Uh, voi andate pure. Io non vengo, o se vengo vi raggiungo dopo >> annunciò Lina. Fissava semincosciente il baldacchino e conservava il colorito verdognolo. Gli occhi erano a spirale, e le spirali giravano. Cominciavano a preoccuparsi.
<< Vuoi... una tisana, Lina? >>
Diniego.
<< Se riposo passa, tranquille. >>
Le sarà già capitato?, si chiese Philia perspicace, sembrerebbe un'allergia. Ma può Lina avere allergie al cibo?, un gocciolone le scivolò sulla guancia; ovvio che la risposta era no.
Perse il filo dei pensieri sentendosi tirare dall'amica.
<< Andiamo? >>
<< Andiamo. >>
<< Riposati, eh, Linachan! >> la brunetta si bloccò << Ma, Philia... ti sei accorta di aver attraversato tutti i corridoi in accappatoio? E adesso dovrai rifarlo. Se vuoi, ne ho qui qualcuno più lun... >>
La draghetta alzò le spalle.
<< Tanto non mi ha visto nessuno, a parte qualche cameriera. Non sono mica nuda, e poi i ragazzi sono stati catturati da Phil. >>
<< Ah. >>
*zap*
<< Philiachan, dovresti sapere che non è tanto semplice acchiappare un mazoku >> rise lo "strumento del male", nascondendosi civettuolamente la bocca dietro la mano e fissandola come una vecchia zitella. Vicino alla porta, era appoggiato allo stipite con le braccia conserte. Piccolo particolare: niente bastone. Ma anche niente vestiti. L'unico indumento che indossava era un asciugamani avvolto intorno ai lombi. Le ragazze arrossirono furiosamente.
Stasi.
In quel momento il russare di Lina raggiunse l'apice e dovettero tapparsi le orecchie. Philia ne approfittò per brandire un calamaio da collezione sulla scrivania e lanciarlo, furiosa. Il calamaio sbatté sul muro e si ruppe, com'è naturale, in mille pezzi. Il suo contenuto colorò la candida carta da parati, e Amelia iniziò ad emettere fontane di lacrime.
*goccioloni stratosferici*
<< La mia tappezzeria nuovaaa! >>
In quella si svegliò la maga che, non contenta delle disgrazie già occorse, aggiunse la sua prepotenza e con nonchalance li buttò fuori tutti quanti.
<< Voglio dormire! Fuori! FUORI! >>
Detto fatto, li calciò in corridoio, sbattendo la porta.
Per le vie di Saillune, tuttavia, avveniva qualcosa di ancor più interessante. Ad una porta, il picchetto di guardie si radunò attorno ad un crocchio di piccoli viaggiatori e vi fu una certa agitazione, quando un soldato estrasse quella che sembrava una fotografia.
Il piccolo corteo venne lasciato passare e si inoltrò nel corso principale.
<< Zio, sono stanco >> piagnucolò il bambino, strattonando debolmente la mano.
Non degnò di uno sguardo la monotona strada, fatta di contorni tutti uguali, alla luce crepuscolare. I templi, i palazzi signorili, i giardini... non poteva vederli anche perché gli occhi si serravano da soli per la pesantezza. Poteva dimostrare sì e no tre anni. Era vestito con una maglietta nera troppo larga e un paio di pantaloni troppo piccoli, verde scuro.
Lo teneva per mano una volpe intabarrata nel logoro mantello da viaggio, con l'occhio sinistro coperto da una minacciosa benda nera e la voce ridicolmente nasale. Seguivano una bella volpe dal pelo dorato come grano, un giovanotto già grande che le somigliava molto e cinque volpacchiotti più piccoli, da lui tenuti faticosamente a bada.
Non ricevendo risposta, strattonò più forte, mandando quasi a terra il traino. Certo non era un bambino comune.
<< Zio, prendimi in braccio!! >>
<< Siamo quasi arrivati. >>
<< Appunto, prendimi in braccio! >>
<< Impara la pazienza, Vargarv. >>
<< Ma io sono stato paziente! Fin troppo, non sono abituato a scarpinare così tanto! >>
La volpe la prese con flemma. Probabilmente era una caratteristica giornaliera, quella di controbattere tutto.
Da grande era meno noioso, gli scappò pensato.
<< Abbi pazienza, ti dico. Un ometto come te non dovrebbe lamentarsi, altrimenti sembra una bambina... e siamo tutti stanchi, se questo può consolarti. >>
<< Ma io lo sono di più! >> dichiarò il pupo, con cipiglio iracondo. E' logico che quel trattamento non lo rendesse eccessivamente felice. Camminava da un secolo. Dopotutto, anche a un uomo era concesso essere stanco.
La sauna era davvero afosa ma accogliente, ampia, pervasa da piacevoli vapori profumati. C'era addirittura una vasca d'acqua, scaldata dalle braci stesse, dove volendo cuocere ci si poteva benissimo immergere. Philia non stava più nella pelle per la voglia di scoprire che tipi di sali contenevano le bottiglie colorate. Ce n'erano di tutti i tipi, su mensole ricavate direttamente dai rilievi che facevano da supporto agli stupendi affreschi. Rappresentavano scene mitologiche, con il dio Ceiphied che trionfava su Ruby Eye Shabranigdu e combatteva attorniato dai suoi cavalieri; non poteva esserne sicura, ma quello che impugnava una lancia particolare le pareva somigliasse veramente molto alla sorella di Lina.
<< Magnifico >> esclamò, immergendosi per cercare conforto dal soffoco e trovandosi peggio << Ma perché la parete, di lì, non l'avete fatta erigere fino al soffitto? Ci collega con la stanza del vapore? >>
<< Philiachan, il vapore sale dai carboni ardenti che si accendono sotto il pavimento. >>
<< Capisco, ma allora cos'ha di diverso questa dalle altre saune, per chiamarsi... com'era? Finlandese? Credevo che la piscina fosse una vostra aggiunta personale. >>
Amelia annuì e ci pensò su.
<< Dunque, di là c'è la stanza degli uom... >>
<< Urgh... principe Phil, non fatelo! >>
*SCIAAFFF*
L'ondata alzatasi dall'altra parte riuscì a scavalcare il divisorio e finì addosso alle due ragazze.
<< Immagino sia inutile continuare >> brontolò la principessa, rimpiangendo la messa in piega del mattino.
<< Groan... >> mugugnarono sconsolate le voci di Zel e Gourry, mentre quella di Zeross si lamentava.
<< Chi diavolo ha scolpito Shabranigdu con la testa spaccata?! >>
<< Papà, smettila di nuotare a quel modo!! >> protestò Amelia facendo sovrastare con un certo sforzo la sua voce alla confusione generale << Abbiamo appena finito di pagare i restauratori! >>
<< Oh, il canto della mia adorata bambina! >> chiocciò il vocione del principe.
Sembrava essersi ripreso dallo shock della cetra gambuta. Pregio degli ottimisti.
Una testa e due spalle muscolose fecero capolino oltre la barriera, intanto che salutava con un'ingenuità disarmante. La sua ingenuità disarmante, tuttavia, questa volta non lo salvò dal catino volante, che gli atterrò sul naso mandandolo KO. Anche Amelia poteva avere i suoi momenti di insofferenza.
<< Insomma, papà! Non ci sono solo io! E se anche poi fosse non è una buona scusa! >>
<< Perdonami... >> implorò lui con una vocina sottile sottile, eclissandosi.
Al suo posto comparve un caschetto viola.
Il mazoku si appoggiò alla sommità del muro con le braccia.
<< Salve! Amelia, noto con piacere che ci sono ancora ragazze con le curve al punto giusto. >>
La principessa emise un'esclamazione soffocata, riparandosi dietro Philia che aveva fatto dei suoi capelli uno scudo impenetrabile. Le iridi viola scrutarono la draghetta, portando ad un'esagerata smorfia le labbra. << Mentre altre rimangono sempre tristemente trascurabili... >>
<< Nel nome della giustizia, io... io... >>
Ad Amelia mancavano gli argomenti. Ma non alla compagna di sventure. Vilipesa nell'orgoglio, ella afferrò sott'acqua quello che doveva esser stato un carbone ardente e aspettò il momento buono per vendicarsi.
<< Glom >> fu il verso emesso da Zeross quando deglutì imprudentemente.
Scansò un catino blu e rimase con la mano alla bocca, incredulo d'aver mandato giù un proiettile lanciato dal drago.
<< Glop! >> esclamò poi, emettendo un paio di bolle. Oops. Era un sapone. << Mi è anche.. glop! Venuto il singhiozzo.. GLOP! >>
Philia e Amelia strillavano dal troppo ridere e la draghetta lo additava istericamente. Ormai c'erano bolle un po' dappertutto.
<< Hey tu! >> tuonò la voce di Zelgadiss, uscendo dal totale anonimato << Scendi immediatamente da lì, essere innominabile! >>
La chimera cercò di afferrarlo per il piede e ci riuscì, visto che la figuretta venne risucchiata indietro da una forza misteriosa emettendo scie di bolle.
Qualcosa cadde nell'acqua, e non solo lui. A sua volta, il lato femminile aveva "ricevuto" una visita. Ripresasi dall'imbarazzo, Philia notò e afferrò il bozzolo poroso, traendolo fuori dalla massa azzurrina prima che toccasse il fondo; lo analizzò incuriosita. Sembrava un pezzo d'intonaco.
Eppure mi sembrava tutto a posto, portò lo sguardo al soffitto. Niente. Allora da dove viene?
Fissava il muro alla sinistra senza realmente vederlo, troppo assorta nei suoi ragionamenti; però poi qualcosa attrasse la sua attenzione. La testa di Shabranigdu sconfitto. Rabbrividì, avvicinandosi di più per esser certa di essersi sbagliata. Eccola, di nuovo! Si era mossa, ne era certa.
In quel preciso istante essa cadde, lasciando partire una grossa e tremolante crepa che risalì fino al soffitto. Tutta la piscina ne fu scossa e provocò un vero e proprio maremoto, mentre anche dall'altra parte calava il silenzio. Attraverso una crepa spirò un soffio d'aria gelida.
<< Che diamine sta succedendo?! >> gridò Gourry.
<< Amelia, mettiti anche tu l'accappatoio... >> disse il drago dorato a mezza voce. Non che ce ne fosse bisogno: Amelia era già corsa al piccolo vestibolo interno, cercando le loro cose in modo alquanto traballante.
Sulla bocca di tutti, una sola parola.
<< Il terremoto?! >>
Lina, stropicciatasi rapidamente gli occhi per assicurarsi che non fosse un'allucinazione, si tirò su a fatica e inconsciamente mise una mano davanti a sè, in segno di protezione. Tra lei e l'individuo brillava di una luce forte e vivida lo scudo che aveva eretto. Nella semioscurità tremolante poté vederlo voltarsi. Con un moto lento e circospetto, come se fosse sorpreso di trovarla lì. Dal modo perfetto in cui il suo profilo si scioglieva nel buio capì che era avvolto da vesti nere.
E portava un cappuccio pesantemente calato sul viso.
Si ricordò delle descrizioni popolari e di quello che aveva riferito Zel. Quindi, mentre piegava le labbra nel suo classico sorriso sardonico, da situazioni difficili, lui fermò il suo incedere circospetto a pochi passi dalla barriera.
Fortunatamente la candela era all'interno di esso, pensò la maga. Non avrebbe sopportato di trovarsi al buio, per quanto protetta, con una simile presenza.
<< Bene bene, credo che tu mi debba delle spiegazioni. Non si disturba impunemente il sonno di Lina Inverse. >>
Lui non rispose, studiandola da sotto quell'impenetrabile cappuccio.
<< Sei uno stregone? Di sicuro questo non è il posto adatto a te. E anche se non lo sei, cosa di cui dubito, ciò non ti autorizza a irrompere in questo modo nelle stanze altrui! >>
Quando serrò le labbra, seguì ancora silenzio. L'unica cosa a muoversi erano i bordi della veste scura, le quali ondeggiavano senza che le gambe si muovessero e spostavano continuamente le ombre proiettate dalla fiammella. Ma la finestra era chiusa, certo non spiravano brezze, e a Lina quel particolare fece venire i brividi.
<< Cercavi Amelia? Spiacente, hai trovato pane per i tuoi denti! Io non sono la principessa! >>
Un sorrisetto infine si disegnò nel buio del cappuccio e la maga, anche se non lo vide, lo intuì dal bassissimo accenno di risata che gli salì alla gola.
<< Beh? Che c'è tanto da ridere?! >> ringhiò, sentendo di nuovo l'energia che la caratterizzava da sempre scorrerle nelle vene << Guarda che non ti conviene farmi arrabbiare, amico mio! >>
<< Hu. Rido perché avrei potuto ucciderti, se veramente volevo, prima che ti svegliassi. Perciò impara a parlarmi con rispetto, visto che non ti ho aggredita. >>
<< Veramente non ti eri nemmeno accorto della mia presenza! >> lui tacque per un attimo e lei seppe d'aver fatto centro. << Io non do confidenza a tipi come te. Potresti benissimo essere un demone! E poi a chi credi di fare paura, con quella voce contraffatta? Allora, parla!!! >>
Altra risata, questa volta accompagnata da un divertito diniego.
<< Non cercavo la tua amica, stai tranquilla. So benissimo quale sia il suo aspetto, e poi avrei guardato prima, no, se mi fosse importato di trovarla? E la mia voce sono affari miei, capito, testa rossa? >>
<< COME MI HAI CHIAMATA!?! >>
Saltò in piedi, tenendo i pugni a mezz'aria. La figura portò una mano guantata -a meno che la sua pelle non fosse nera- alla bocca, come per riflettere. Lina teneva un incantesimo pronto, tesa, ma un gesto a dita semiaperte della mano balenò fuori del mantello allo scopo di rassicurarla.
<< Non devi temermi. Se sono qui, è perché inseguo un intruso di cui faresti bene a preoccuparti, piuttosto che spendere le tue energie con me. Ma... già che ti ho incrociato, potrai far qualcosa per me. >>
<< Ma pensa... io non faccio proprio nulla! Chi sei?! Niente stregone? Un cacciadraghi? Scommetto quello che vuoi che sei stato tu a mandare i mostri che inseguivano Philia e Lear! >>
<< No, non sono un cacciadraghi. >> il figuro si mosse, voltando leggermente il capo.
Sembrava che avvertisse qualcosa.
<< E adesso basta fare domande. Sempre a parlare, tu, invece di ragionare da sola. >>
Lina tese le orecchie; quel tono così familiare... riusciva a vedergli il mento grazie al chiarore della candela e aveva davvero qualcosa di... riconoscibile. Se solo la voce non fosse stata contraffatta.
Così realizzò il vero motivo per cui aveva usato quel particolare incantesimo. Che volesse agire in anonimato era chiaro come il sole, ma quel tizio non voleva farsi riconoscere.
Pensa, Lina, pensa... dove hai già visto quel mento? Dove hai sentito quella voce? Ma poi chi è?! Che diavolo rompe a quest'ora?! Nemmeno Phibrizio rompeva le scatole dopo cena!
<< Ebbene? >>
*grin*
<< Non prendertela, ragazzina, me ne vado subito. >>
Il suo sorriso balenò per un attimo, accattivante e divertito. Aveva del carisma, bisognava ammetterlo.
<< Come-mi-hai-chiamata..? >> sillabò la maga, cercando di contare fino a dieci per non ridurre peggio di com'era messa la stanza di Amelia.
Lui si accostò al tavolino rotondo, estraendo un oggetto sferico e nero dalla cappa altrettanto scura e poggiandovelo sopra con un sonoro "toc". La luce tremolante si riflesse sulla superficie, proiettando strani lucori sul soffitto.
<< Che diavolo è?! Non vogliamo roba da bottega di goblin! >>
<< E' solo un talismano innocuo, protettivo. Dallo a Philia. Lei capirà. >>
<< Hai detto di non essere un cacciadraghi! >>
L'incappucciato ignorò l'accusa.
<< Dille che è da parte di Searius. >>
Tan.
Gli occhi e la bocca di Lina si spalancarono, increduli. La presenza arcana era ancora immobile, a parte qualche ondeggiamento della veste; ma pareva ora ansiosa di andarsene. La sensazione di pericolo era sempre più forte. E lui non voleva che le accadesse nulla...
<< Searius?! Quel Searius!? >>
Improvvisamente, facendo ricorso a tutto il suo coraggio e a tutta la sua velocità, abbassò lo scudo e si slanciò contro di lui, che trasalì, con una frusta d'ombra invocata di nascosto. L'individuo, più alto di quanto pensasse, non riuscì a far altro che scostarsi del millimetro giusto per non esser preso in pieno. E per ridurre i danni al minimo, tese il braccio e arrestò l'arma facendovela avvolgere intorno. Si udì il suono tipico dello scudiscio che raggiunge l'obbiettivo, ma nessuna emozione trapelò dal suo comportamento.
Quindi, mentre la faccia di Lina esprimeva il più profondo stupore, gliela strappò di mano lasciando che si dissolvesse nel nulla.
Lei indietreggiò, ansimando per la fatica di aver creato un simile incantesimo. Non si era ancora del tutto rimessa. Ma, cosa più interessante di tutte, nella veste scura si era prodotto un notevole squarcio che le permise di intravedere un abito molto strano. L'incappucciato non perse neanche tempo a massaggiarsi il braccio, che aveva arrestato un colpo in grado di tagliare seriamente, bensì corse a richiudere i lembi sguarati.
Sorrise, ammirato.
<< Sei davvero pericolosa. Noto con piacere che non hai perso niente della tua grinta. >>
Ma in quella l'edificio fu scosso da un profondo tremito, e lei fu costretta a sedere sul letto evitando a più riprese cose che precipitavano dalle belle mensole. Quando lo scombussolamento parve calmarsi, emise un'esclamazione di disappunto e riportò lo sguardo all'angolo.
Il visitatore era sparito, lasciando il suo oscuro regalo. E dai piani inferiori riecheggiavano grida di combattimento, esplosioni, crolli.
<< Tsk! Al diavolo tutti quanti! >>
Afferrò la spada e uscì a razzo dalla stanza.
<< Che schifoo!!! >> strillò Philia, scalando la parete divisoria come una campionessa di freeclimbing.
In men che non si dica raggiunse l'obbiettivo e sedette, seguitando a strillare. Di sotto Amelia non faceva che sparare palle di fuoco in ogni direzione, per liberarsi delle bestiacce che strisciavano verso di lei.
<< Potresti anche dare una mano, invece di urlare e basta! >>
Quei mostri erano una sorta di incrocio tra una lumaca gigante e uno spazzolone da pavimenti, combinazione tanto cara ai nostri...
Uno di loro si attaccò alla base del muro e cominciò a... mangiarlo.
<< Per tutti gli dei Draghi! >> boccheggiò il drago sulla cima, tenendosi saldamente. Uno scrollone la sbalzò inavvertitamente di sotto ma, per fortuna?, in quel momento passava Zeross e la caduta venne classicamente interrotta.
<< E mollami! >>
Lui fece spallucce e scomparve.
<< Come vuoi, fa' da te. >>
Oops.
Con un urlo, la ragazza precipitò nelle vasche maschili. Spruzzi e lumaconi per aria, confusione più che mai. Zelgadiss approfittò del diversivo per uscire a razzo, infilarsi i pantaloni e sparire fuori dalla porta per fare il giro, visto che il muro crollato era impossibile ormai da oltrepassare. Uno strillo e:
<< OH, SCUSAMI AMELIA!!! >>
<< Preghi perché non lo prenda, quello stronzo >> biascicò Philia riemergendo. Aveva tutti i capelli appiccicati sulla faccia e non è che le piacesse trovarsi zuppa dell'acqua dove aveva fatto il bagno altra gente. E che razza di saune eran quelle, con le piscine?!
<< Avanti Philia, esci da lì! >> la chiamò Gourry, armeggiando coi capelli per aria in un incasinatissimo vestibolo. Grazie al cielo indossava un asciugamani. << Devi dare assolutamente una mano, di là si stanno facendo a fettine! Va' a chiamare Lina! >>
La annuì, si strizzò l'accappatoio (lungo stavolta) e cercò di uscire evitando le macerie che crollavano periodicamente. Qualche lumacone stava cominciando a ricordarsi di lei, anche se sembravano in preda ad una follia di massa da rock'n roll.
<< Che inferno! >>
(animuccia di Phiby: prego, non offendiamo!)
<< Ma... dov'è... eccola! >> lo spadaccino trovò finalmente ciò che cercava (stava cominciando a venirgli il complesso del monte Corona), afferrò il fodero e si trascinò dietro tutto; la sua testa bionda sbucò dalla massa di vestiti. << Oh, è quella di Zel... >>
Le grida ormai erano pressoché isteriche.
<< Beh, non se la prenderà se combatto con questa. Deve averla presa lui la mia. >> e corse fuori a razzo.
<< Gourry, ma non ti vesti?! >>
La frase rimase inascoltata.
Ad un certo punto fu chiaro che Lina era sopraggiunta da sè; ciò che restava del muro divisorio emise un lamento ed implose su se stesso, sotto gli occhi sconvolti degli astanti.
<< E' venuto anche qui?! >> gridò la maga, come ognuno fu in grado di vederla attraverso la polvere e i detriti.
Osservando le espressioni interrogative degli astanti, capì che no, non era stato lì. In compenso avevano migliore compagnia. Dal canto loro, vedendo come fissava le bestie scorazzanti, gli amici evitarono di chieder spiegazioni.
<< Sembra che dovremo rifare tutto da capo... AH AH AH! >> esclamò Phil, osservandosi intorno. Anzi, a vedere dalla sua faccia sembrava contento. Forse non aveva apprezzato molto il lavoro degli artisti di corte.
*goccioloni ovunque*
<< Flare arrows!! >>
Il polverone si dissolse solo cinque minuti dopo; più o meno tutti tossivano.
<< Ma cos'erano quelle schifezze?! >> sbraitò Philia.
<< Delle schifezze >> rispose Lina.
<< Tu guarda, che genio della natura! >> rincarò Zelgadiss. Lina non gli risparmiò una randellata, col separé, nemmeno in quella situazione.
<< Hey, un secondo! >> esclamò Zeross; l'indice vicino alla faccia gli tremava spasmodicamente << Cos'è tutto 'sto freddo?! >>
L'aria gelida investì anche gli altri.
<< BRRR!! >>
<< Dove sono i miei vestiti?! >>
<< Sotto quei lumaconi, credo... >>
Tutti tranne Phil si rivolsero ad Amelia. Lei sorrise ottimisticamente.
<< Adesso ricordo! La sauna finlandese si chiama così perché proviene da un paese del nord. Là, dopo due o tre ore di calura desertica, si gettano nella neve! E noi abbiamo preparato... >>
<< Una stanza piena di ice brids?! >> strillò Lina al limite della sanità mentale, mentre contraeva le dita. Ed era anche la meglio vestita (anche se in pigiama).
*gocciolone*
<< Eh... sì... credo che abbiano abbattuto anche quel muro... >>
<< Beh, comunque sembra che siano chiusi su questo pian... >>
<< Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahh!!! >>
Sobbalzo.
<< Veniva dal piano di sopra! >> gridò Philia.
<< Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahh!!! >>
<< Da sotto! >>
<< Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahh!!! >>
<< Sinistra! >>
<< AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHH!!! >>
<< Da tutte le partii! >>
Ormai la principessa stava per strapparsi le guance dalla faccia.
<< Erano le cameriere e l'intera servitù, ne sono più che certo. Chissà come sta il principe di Lyzeille? AHAHAH! >> puntualizzò Philionel, calmissimo, con gli enormi pugni sui fianchi. Poi balzò in posa, usando come piedistallo un trio di lumaconi. << LA GIUSTIZIA CI CHIAMA, RAGAZZI! >>
Allora la porta saltò via dai cardini e Gourry entrò nella stanza, brandendo la spada e incitandoli con un gesto impetuoso.
<< Venite ragazzi, non è mica finita! >>
<< Lo sappiamo... >> commentò Lina, finendo di arrostire il piedistallo del principe.
Dietro lo spadaccino, che ansimava a cercava di riprendere fiato, si vedevano passare periodicamente gruppetti di cameriere in cuffia bianca le quali, inseguite da un polverone e da branchi di schifezze ambulanti, percorrevano i corridoi come centometriste.
<< Santo cielo, sono proprio dappertutto. >>
Il palazzo di Saillune contava allora, e forse anche adesso, dieci piani, tenendo conto anche delle torri. Questi piani erano suddivisi fino al sesto in quattro ali, come ogni castello che si rispetti. Quasi tutti- ed erano tante stanze, potete scommetterci- pullulavano, quella notte mefitica, di lumaconi. Erano grandi, grossi e flaccidi, provvisti di ventose le femmine e di peli a spazzolone i maschi. Non che ci fosse tempo per un'analisi puramente biologica... ma sembravano proprio degli stracci da pavimento.
Il gruppo si divise, facendo la spola tra una zona infestata e l'altra, ma la servitù impazzita e totalmente inabile a collaborare non facilitava le cose. Se non altro, indicava dove c'era più bisogno di intervento.
<< Se pesco chi ha combinato questo macello, giuro che lo passo a semolino! >> dichiarò Lina, infilzando rabbiosamente un mostro con l'attizzatoio. La sua nausea, con quei cosi in giro, era tornata alla carica. E aveva una certa ideuzza sul responsabile, pensò, digrignando i denti.
E mentre loro si affannavano per mantenere il cerchio di combattimento, guardando ognuno le spalle dell'altro, qualche piano superiore camminava il sopracitato figuro. Si nascondeva dietro le colonne o le statue, tenendo sempre chiusa con una mano la cortina di stoffa. Non aveva tempo di aggiustarla, la cosa gli stava sfuggendo di mano. Poi, quando la massa si servitù impazzita spariva, riprendeva il cammino. Le sue scarpe non producevano il minimo rumore e avanzava con passo più felpato di quello felino.
Faticava a percepirne la presenza... ma, là fuori, si stava avvicinando per approfittare della confusione creata; probabilmente la vittima designata doveva esser rimasta sola. Bella pensata in quel caos.
Che gran scocciatura, però! Se solo avesse potuto trasformarsi e radere tutto al ruolo, pestando le lumache come noccioline, avrebbe almeno potuto sfogarsi... facendosi inevitabilmente -e scioccantemente - riconoscere. E chi la sentiva poi, Philia?
Distrusse con un gesto stizzoso la sanguisuga che l'attaccava e scomparve dietro l'angolo, la tunica nera svolazzante.
Lear si appiattì contro il muro, tenendosi una mano sulla gola. Il soffio laser... sentì sua sorella rannicchiarsi spaventata dietro di lui.
<< Fratellino... >> gli sussurrò << Andiamocene! Usiamo il teletrasporto, questo posto mi fa paura, è tutto buio... e mi fa paura anche quella bestia nell'angolo... >>
Lui deglutì, mantenendo lo scudo attivo a prezzo di tutte le sue energie; tutti gli altri poteri erano stati in qualche modo bloccati, non sapeva nemmeno come facesse a sostenere quello. Di sicuro ne era molto contento. La mano era sopra l'impugnatura della spada, ma lui non aveva mai tirato di scherma e se anche l'avesse fatto quell'arma era troppo lunga e pesante, adatta ad una mano adulta.
Ma perché sempre a loro? Non bastava che avessero già perso la famiglia? Il destino gli stava presentando un conto che sicuramente non era suo... non aveva mai fatto qualcosa che potesse insinuargli desiderio di punirlo. Di punirli entrambi. Ammettendo anche che lui avesse commesso uno o più errori, quale dunque era la colpa della piccola Silmarièn, se non di essere una povera creatura di nascita irregolare, condannata a far tramite per qualcosa di più...
In quell'istante, quando credeva di morire perdendosi in pensieri sempre più arzigogolati e confusi, la porticina si spalancò e Philia, come sempre ormai, fece la sua entrata portando un fascio di luce con sè.
<< Ah, meno male, siete qui!! >>
Corse affannosamente verso Lear, che invano cercava di avvertirla, e proprio allora il lightning morì. Alla ragazza scapparono un'esclamazione e un grido, quando venne ferita.
Cadde pesantemente accanto ai due, tirandosi il più possibile contro la parete quando vide.
<< C.. cos'è quello? >>
<< Non lo so >> bisbigliò il ragazzino, sentendo raddoppiare il suo terrore ora che la sapeva con loro, lei, madre seppur adottiva dell'ultimo drago ancestrale... quello che il re cercava...
Diciamo che, in un senso un po' unilaterale, la adorava come adorava in passato la sorella maggiore.
Dalla belva acquattata provennero sommessi ringhi, gorgoglii, e infiniti occhi si aprirono nell'oscurità, addirittura rischiarandola. Quando Philia era arrivata con la luce, Lear aveva avuto il tempo di intravederlo prima che si ritraesse nell'ombra. Un essere interamente composto di teste mostruose, ovunque, busto, zampe, perfino la coda. Alla vita, quello che pareva un cinturone borchiato da cui penzolavano strani e minacciosi oggetti, macchiati del sangue.
Stava ricurvo in avanti, muovendosi occasionalmente a quattro zampe come un animale irrequieto, chiuso in una gabbia che non c'era. Le due teste principali, di lupo e di rettile, brillarono alla vista della nuova arrivata, riflettendo il sinistro sorriso delle fauci.
Lear era suo malgrado ipnotizzato da quelle fessure scarlatte, e Philia soffriva terribilmente per la ferita perché non poteva curarsela. A dire il vero non sapeva come fosse riuscita a procurargliela, massiccio e lento come sembrava, ma aveva una paura folle che s'infettasse. D'improvviso si rese conto della situazione. Perché era salita lì da sola, col tumulto che si svolgeva nell'intero palazzo? Era impazzita?
<< Lear... temo che anche questa volta ce la vedremo brutta. Riesci a muoverti? >>
<< No, mi ha colpito alle gambe. Ma non potrà esser peggio dell'altra... >>
Philia non seppe mai a quale altra si riferiva, perché la bestia parlò.
<< Essere qui, tu... ora noi sapere dove Re dovere cercare! >>
Gli occhi blu si dilatarono.
Sta parlando di Vargarv! Spero che Ziras non arrivi proprio stas...
Improvvisamente, il mostro balzò dalla sua posizione e cozzò con violenza contro la cupoletta di magia, incrinandola. Lear, mediante uno sforzo estremo, si era mosso per spostarlo e difendere così in qualche modo l'amica, che ne era rimasta per ovvie ragioni fuori. Fu allora che lei si accorse dello scudo, rimanendo incredula a fissarlo.
Sorrise involontariamente.
Fai male a non aver fiducia in te stesso, piccolo Lear. Sei davvero figlio di tuo padre, e un giorno lo dimostrerai.
Il ragazzino dal canto suo digrignò i denti.
Quella cosa orrenda non riusciva a oltrepassare lo scudo, ma attraverso le crepe aveva lanciato aghi d'argento, infiggendoglieli nel braccio e nella coscia destri. E lui non era mancino.
<< Ahh >> boccheggiò, percependo l'intorpidimento avanzare con celerità.
Finisce così?
Proprio in quell'istante, quando lo scudo stava per venir meno, gli occhi scomparvero tutti in una volta e il pavimento sotto Philia crollò, trascinando quasi con sè anche Silmarièn. Il fratello riuscì ad afferrarla per una manica, riportandola in salvo.
<< PHILIA! >>
La voce era flebile, segno ch'era sprofondata di parecchi piani.
<< Sto bene! >> la sentì dire << Ho beccato un letto, muoviti e buttati anche tu!! >>
Ma il troppo dolore e i troppi aghi non lo fecero saltare in tempo, e vide cosa stava succedendo. E ne rimase ancora ipnotizzato, attratto irresistibilmente. No, gli occhi non si erano chiusi: qualcosa si era interposto tra loro e le vittime designate; una cosa nera.
Un mantello.
Ciò che gli gridava Philia divenne soltanto un pallido eco, lontano e perduto, mentre una luce arcana prendeva a regnare nella stanza più alta della torre. Come se l'udito fosse stato cancellato dai cinque sensi, tutto divenne opaco e ovattato; l'unica cosa in moto era l'onda luminosa, vagamente grigiastra, che emanava dalla figura. Anche la ragazza, scorgendola, ammutolì. Così familiare... era già la seconda volta che l'incappucciato ispirava, ad un componente del gruppo di Dark Star, un simile sentimento. Poteva darsi che fosse veramente il Searius che conoscevano... ma allora cosa intendeva dire con la parola "trasformarsi"?
La belva si schermò gli occhi dietro un mobile, subito distrutto dal gesto dell'alto figuro.
<< E tu chi essere?! Noi aver sentito di te... tu non dovere metterti in mezzo durante retate di Re! Tu sempre in mezzo! >> sbuffò la testa di lupo. La seconda aggiunse, con timbro metallico ed ambiguo:
<< Tu togliere tuo bastone di ruote! >> incredibile, sapeva pure menzionare un proverbio << Loro nobili prede. >>
Lui rise, rise, rise in modo anche un poco maniacale, gettando perfino indietro la testa per il divertimento che provava. Credendo che Philia non sentisse, aveva rilasciato un poco il controllo della voce. A quella risata lei sentì, nella cacofonia dei rumori che si incrociavano, la pelle accapponarsi. Ancora più familiare. Chi li stava salvando?
Sarebbe probabilmente svenuta se avesse potuto sbirciare sotto il cappuccio. Ma il proprietario era ben intenzionato a non lasciare che questo accadesse, e per questo l'aveva sbattuta là in fondo dove si trovava; seppur -doveva ammetterlo- con un certo dispiacere...
<< Io non prendo ordini da nessuno. >> rise sarcasticamente; mentre abbassava la voce, estrasse, lento, un oggetto da sotto la cappa.
<< Ma quello... >> gorgogliarono le teste all'unisono.
Il tizio bisbigliò una parola, una sola, ed in un attimo la luce bianca sfolgorò tanto che nella stanza pareva arrivato il giorno, e in tutta la città videro la torre nord brillare come un faro. Nessuno, tranne il mostro, udì il bisbiglio...
<< Nessuno può toccare ciò che mi appartiene. >>
E lei è mia!
Poi, mentre scudi più forti, doppi, tripli, quadrupli, andavano a proteggere con un sordo "clang" Lear, Silmarièn e Philia, tese il braccio e si udì un sibilo ridondante.
Il colpo era partito.
L'esplosione che scosse le fondamenta fu immane, molto più forte di quella provocata in precedenza dai bestiali intrusi, e polverizzò metà della costruzione.
Un raggio più bianco di quelli irradiati dal sole bucò le nubi violacee della notte e Zeross, che si trovava presso una finestra, voltò bruscamente il capo e scrutò fuori con gli occhi spalancati. Nell'aria aleggiavano scariche bluastre d'energia, le quali non fecero altro che alimentare il temporale in arrivo, e sulla torre i superstiti sentirono le orecchie rimbombare come gli scudi si dissolsero.
Ai piani sottostanti smisero di combattere.
<< Co... cos'è stato?!? >> gridarono Lina ed Amelia.
<< Dove sono piuttosto Lear e Silmarièn? >> disse pensosamente Zelgadiss << E Philia? >>
<< Era qui un momento fa! L'ho sentita dire che andava a cercarli. >> rispose la principessa.
La chimera scrollò schifatamente la mano, sporca di roba disgustosamente viscida.
<< Potrebbe essere in pericolo! Se noi siamo impegnati e se l'attacco fosse stato organizzato da demoni cacciadraghi... questo li porterebbe... >> calò un silenzio spaventoso, con il polverone che si dissolveva e Gourry che si rivelava tenere un amo da pesca ciondolante e una lumaca appesa << ... da loro! >>
<< Fa' vedere >> disse l'incappucciato, inginocchiandosi vicino al ferito.
Quello emise un suono strozzato e cercò di sguainare la spada. Ormai non si fidava più di nessuno. Lo sconosciuto sorrise indulgente e poggiò la mano sguantata sulla sua spalla, alleviando il dolore. Esso si dissolse completamente e gli aghi schizzarono fuori dalla pelle, lasciando tanti puntolini rossi e piantandosi nel muro. Il corpo ferito si rilassò un poco. Fu allora che, nel buio, riuscì ad intravedere sotto la tesa del cappuccio.
E ciò che vide gli fece trattenere il fiato, per paura che l'altro si rendesse contro dell'intrusione. Ma il misterioso individuo, che il draghetto non aveva mai e poi mai visto prima in tutta la sua vita, non temeva di esser riconosciuto proprio per quello e lo lasciò guardare quanto voleva.
Dal canto suo Silmarièn avanzò fiduciosa fino ad unire il proprio palmo col suo, sorridendo in modo particolare e mettendo in allerta il fratello, che si sporse per sentire meglio ciò che avrebbe detto.
<< Tu sei un drago? >>
<< Non proprio, piccola >> rispose l'incappucciato, << Ma sei perspicace quasi quanto il tuo papà. Che ne dici? >> e fece saltare in mano un libriccino che a Lear provocò una vera e propria contrazione alle viscere.
<< DAMMELO! >> gridò, riuscendo ad alzarsi e a protendersi. Con una manata l'aveva quasi afferrato, ma l'incappucciato alzò lievemente il braccio, togliendolo senza fatica fuori della sua portata. Lear continuò a fissarlo con un'espressione stranissima, minacciosa.
<< Io non so come tu abbia trovato quel diario né cosa tu voglia farci... ma giuro che se osi aprir bocca su quello che ci hai letto... >>
<< Ah, lo sai anche tu? ...E' comunque incredibile poter verificare che non sono balle >> il tono dell'incappucciato era vagamente divertito, ma tornò subito serio. << Non preoccuparti. Non diminuirò l'onore della tua famiglia -sebbene loro l'abbiano fatto con la mia tanto, tanto tempo fa- mettendomi a spifferare cosa sia questa piccoletta. Tienilo pure. Ho visto tutto quello che mi interessava. >>
Il ragazzetto lo prese, incerto, dalle sue mani, aspettandosi quasi che lo stesse prendendo in giro. Invece il diario fu restituito sul serio, e finalmente Lear dedicò al loro soccorritore il sorriso amichevole che si meritava.
<< Non ne parlerai, vero? >> mormorò, stringendo il volumetto.
In quella, da sotto provenne la voce spaventata di Philia, che si era ripresa dallo shock dell'esplosione.
<< Lear! Lear, Silmarièn! S... siete ancora vivi? >>
Lear volse la testa per guardare nella piccola voragine e rispose affermativamente, introducendo alla ragazza anche l'artefice di tutto ciò. Ma quando il drago, usando la levitazione, lo raggiunse e lui si voltò per indicarle l'incappucciato, non trovò null'altro che sua sorella e il grande cielo scuro.
<< Se n'è andato da quella parte >> bisbigliò Silmarièn, indicando un angolo in ombra.
Philia alzò perplessa la mano col lightning.
Ma, naturalmente, non v'era nessuno. Veniva da pensare che il nero e il blu della notte fossero il suo ambiente ideale, e non sapevano fino a che punto esserne rallegrati. Era scomparso proprio così com'era venuto: nel buio.
La ragazza si accasciò contro l'unico muro rimasto alla torre per guarirsi, fissando il cielo tempestoso e la città intera che da lì, soprattutto a metà torre sbriciolata via, non era poi difficile contemplare. Sentiva la voce di Lina avvicinarsi.
Lear invece raccolse le gambe e vi tenne le braccia premute, quasi nascoste dietro; nelle mani stringeva forte il diario racchiuso da verde velluto, dimentico del resto, ed il suo volto esprimeva tutte le emozioni possibili. L'abbandono della casa dalla quale mai era uscito, il viaggio estenuante, il maledetto crepuscolo, la fuga, Philia, la villa in fiamme, la solitudine, sua sorella minore, l'orrenda bestia dalle mille teste... ce n'era una per ogni esperienza...
Come aveva potuto cambiare quel tempo? Cosa aveva rotto l'equilibrio? Poggiò la fronte sulla copertina, respirando faticosamente e fissando con espressione ossessionata la sorella.
Gilraen, perché l'hai scritto? Perché, perché, di tutte le cose...
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