Nota dell’autrice: non vi sono parole per scusare il mio infinito silenzio, anche se, personalmente, dubito che a qualcuno sia importato; se un’autrice come Quinet è stata ignorata fino allo scoraggiamento (e ne approfitto per sottolineare che mi è spiaciuto tantissimo – adoravo la tua storia, Quinet!), non vedo perché potrei sperare…
In ogni caso, come dicevo a Cheyenne, Kaleidoscope era finito nel dimenticatoio. L’ho rispolverato solo per il richiamo della nostra webmistress, ma devo aggiungere che, a parte la revisione di questo ottavo capitolo, la storia nel suo complesso non mi è ritornata molto in auge. Amo Kaleidoscope, al punto che non potrei mai volontariamente annunciare che non la continuerò o finirò mai; ma, di fatto, potrebbe accadere. La prova è che questo capitolo risale alla fine dell’estate scorsa e, già da prima, la stesura (arrivata al venticinquesimo) era bloccata.
In ogni caso vi lascio alla lettura – se volete --__--; - con questa massima che, credo, valga benissimo per Kal: troppo grandi ambizioni lasciano dietro di sé palazzi incompiuti.
Fatemelo sapere, se tenete un pochino a Kaleidoscope.
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La compagnia risalì per un tratto le vaste alture che circondano Saillune. Arrivò a costeggiare l'Alleanza degli Stati Costieri, percorso non privo di rischi: dai territori della regione invasa provenivano molte incursioni; i punti a favore erano una linea da seguire e punti di riferimento conosciuti.
Al pensiero di rivedere Solaria, Philia sentì un peso sullo stomaco. I suoi grandi bastioni merlati spiavano il confine come tre aquile, con gli artigli affondati nella carcassa della preda, mentre la nebbia delle boscaglie ammorbava le pianure digradanti.
Amelia sostiene che troveremo aiuto. Ma quella rocca mi ha sempre fatto venire i brividi; non mi stupisce che il Re misterioso l’abbia voluta…
Poi s’accorse d’esser rimasta indietro e affrettò il passo. Intanto, il tempo clemente dei primi giorni mutava in vento e tempesta, capriccioso.
<< Scommetto quello che volete, ragazzi, questa è la perturbazione che mi ha quasi investito il mese scorso>> dichiarò Zeross, rallegrato.
<< Che carina a tornare indietro per riprovare!>> disse soavemente Philia, scrollandogli di dosso il sorrisetto. Il caschetto del demone divenne tutto spinoso, ma lui non reagì.
Ma sai che bello?, gioì Lina. Non ne poteva più delle loro baruffe pre-colazione, durante-colazione, post-colazione, pre-pranzo… (continua ab aeterno. Per ragioni di spazio omettiamo). Anche senza Zeross a vantarsi d’inusitate conoscenze meteorologiche con una Philia invelenita dal peso di Vargarv, l'umore avrebbe potuto soltanto salire.
Poco tempo dopo ne ebbero la prova.
<< Come devo dirvi che non possiamo comprarli?! >> strepitò la ragazza.
Di fronte le si parava una nutrita schiera di musi lunghi, con ombrello prezzato in mano. Lei sospirò e distese il braccio.
<< Ditemi: preferite l'ombrello o l'ostello? >>
<< Risparmiaci le rime, è tutta colpa tua e di Gourry che mangiate come porcelli >> brontolò Amelia, bagnata come una sirena. << Ogni volta è la stessa storia. E io sto pure iniziando a sentirmi monotona, ripetendolo in ogni santo viaggio. Potreste almeno usare i vostri soldi! >>
<< Senti bella, avete mangiato anche voi. >>
<< Sì, ma con le vostre porzioni saremmo andati avanti un mese. >>
<< Ohh, non farmi la predica>> piagnucolò l’altra, nascondendo un gocciolone. <>
La platea sbatté le ciglia un paio di volte.
<< Oppure preferite che mandiamo a spasso qualche bandito? >>
Sulla testa di Zelgadiss, Philia, Gourry e Zeross comparvero dei goccioloni in grado i rivaleggiare con quelli del temporale. Ma il gocciolone di Amelia li superava tutti.
<< Lina! >>
Zelgadiss venne in suo aiuto.
<< Amelia ha ragione… uhn, non fare quella faccia. Nella situazione in cui imperversiamo, basterebbe un fuoco nel posto sbagliato per attirare guai. >>
<< Già! >> interloquì Zeross. Fece qualche passo avanti, portandosi al centro dell’attenzione. << Ed è l’ultima cosa che vogliamo, no? >>
Gourry, che si sentiva in colpa per le accuse di Amelia, unì la punta degli indici, a testa bassa. Appoggiato sul suo ciuffo biondo c’era un rettangolo di cartone, che soccombeva alla pressione all’energica cascata di pioggia.
<< Ma io, se non mangio, non rendo bene con la spada… >>
Zel gli batté discretamente la mano sulla spalla.
<< Non fa niente, Gourry. Ormai dovremmo mettere in lista certe cose al momento di raccogliere i fondi. >>
<< Bella consolazione >> commentò la principessa di Saillune, lanciando un’altra occhiataccia a Lina. La maga si grattò la guancia, abbozzando un sorrisetto incerto – perché il discorso si faceva a pasti consumati.
Il fragore dell’acquazzone inghiottì il resto, trasformando la conversazione in una pantomima. Alla fine Zeross fece spallucce e spalancò un ombrellone da spiaggia.
Il vento che aveva spinto in diagonale la pioggia salì, fino al cielo plumbeo e ovattato, lasciando il posto ad una dritta, leggera cortina d’acqua.
<< Fiuu… >> disse Philia, strizzando la lunga chioma. L’acqua ne aveva completamente spento il colore e, adesso, ricordava una triste fascina di fieno, dimenticata nei campi.
<< E… e… etciù! >> rispose Amelia.
<< Bene, ora che facciamo? >>
<< Visto che siamo in un paese, cerchiamo dove dormire, direi >> fece Zelgadiss. Era l’unico con i capelli ancora in forma. Philia osservò, ammirata.
Doveva proprio chiedergli quale lacca usasse.
Lina strizzò il mantello e fece strada.
Il posto era abbastanza caldo, rustico, fortunatamente decente. Non che ci fosse molta scelta: era l’unico di tutto l’agglomerato. La vista e il calore del caminetto acceso furono un sollievo inimmaginabile.
<< Eh, questo tempo pazzo… il sole scaldava già bene! >> lamentò un avventore dal naso rosso.
Dietro al banco, un vecchio calvo asciugava bicchieri. Annuì più volte, facendo ballonzolare il prominente pomo d’Adamo.
<< Salve, vorremmo cinque stanze >> dichiarò Lina, scalzando bellicosamente un tacchino che indossava cappello e giacca da pellegrino.
Quando si rese conto di ciò che aveva visto ruotò la testa. Fissò il tacchino. Il tacchino gorgogliò un insulto e scomparve nelle cucine. Suicida?
Il vecchio oste si grattò la tempia scarna.
<< Oh, mi dispiace, signorina >> rispose il vecchio, trascinando le vocali. << Noi siamo una piccola pensione, e il maltempo ha colto impreparati molti viaggiatori. Mi dispiace davvero. Non abbiamo più posto. >>
Poi fece quello che doveva essere un sorriso e si scusò ancora.
Un sipario di inchiostro nero calò dietro la compagnia.
Lina voltò le spalle al relitto umano e cominciò a confabulare con gli altri.
<< Secondo voi devo passare alle maniere forti per convincerlo? O magari è meglio far pressione sugli occupanti delle stanze migliori? Credo preferiranno vivere sotto la pioggia piuttosto che morire accanto al caminetto. >>
<< Lina… >> disse Philia, una gocciolina sulla guancia.
<< Smettila di parlare come un boss della malavita >> aggiunse Amelia, stizzita.
<< Oh, scusa >> fece la maga, finalmente offesa. << Vagliavo solo le possibilità che abbiamo per guadagnarci un posticino al calduccio. >>
<< Temo che stavolta ci toccherà pernottare fuori >> mormorò Zelgadiss.
<< Perché sei così preoccupato? >> domandò Gourry.
<< E c’è da chiederlo? >> sogghignò Lina. << L’acqua corrode quelli come lui! >>
Un altro giro di goccioloni passò per il gruppo.
<< Basta, ragazzi, credo di essermi bagnata abbastanza per oggi >> esclamò Philia.
Dal suo abbraccio Vargarv annuì, convinto.
Zeross lo vide e, naturalmente, dalla sua piccola mente contorta nacque un’idea.
<< Un modo per restare ci sarebbe >> sussurrò, sbirciando con un occhio semiaperto il vecchio al banco. << Sempre che il signore non abbia detto la verità e non ci sia proprio più un centimetro libero. >>
<< Quale sarebbe? >> chiesero gli altri.
Lui spiegò brevemente.
Quando raddrizzò la schiena, sorrideva, alquanto soddisfatto.
<< Dopotutto, non c’è ragione per cui tu non possa farlo, Philia. Diresti la pura e semplice verità. >>
La ragazza lo squadrò con la coda dell’occhio, masticandosi la lingua.
<< Ha ragione >> decretò Lina.
<< E ti pareva! >>
Sì, beh, in fondo non poteva negarlo. Quello che bruciava era far qualcosa proposto da lui. Sembrava troppo semplice per filare tutto liscio.
Molto lentamente, aggiustò Vargarv sul seno e camminò verso il banco. Il padrone della pensione stava rigirando tra le mani una bottiglia di liquore che, a ben guardare, doveva aver tanti anni quanto lui.
<< Mi scusi, signore >> cominciò. Accorgendosi che l’uomo non aveva sentito, alzò un poco la voce. << MI SCUSI, SIGNORE. >>
Hey, un poco, ho detto.
<> sghignazzò Lina, dalla retroguardia, facendo bruciare la ragazza drago dalla voglia di mollare tutto.
Il vecchio si sturò l’orecchio con un dito. Philia l’igienista osservò con aria omicida.
<< Sì? >>
<< Ecco, è vero che non ha proprio più una stanza? >>
<< Verissimo >> rispose il vecchio. Osservò meglio la giovane e vide il bambino che le dormiva in braccio. Sembrava così infreddolito.
Per la miseria, Vargarv era un attore nato.
In quel momento Philia scoprì che recitare senza Zeross tra i piedi era facilissimo. Non stava mentendo a quel buon uomo, si ricordò. Stava solo calcando un po’ la mano. Il demone sogghignò, intuendo il pensiero; ah, la devota vestale.
Philia inclinò lievemente la testa, lasciò scintillare le lacrime e si buttò in una delle sue epiche preghiere. Doveva inginocchiarsi? Meglio di no: il pavimento dell’osteria era insozzato dal via vai della gente.
<< Ma non c'è proprio uno spazietto al chiuso?! Neanche uno piccolo piccolo? >> implorò. << Lo vede? Io ho un bambino. Come farò se mio figlio s’ammalerà di polmonite e morirà?! >>
Dietro, Vargarv fece gli scongiuri.
Per la prima volta però la sua presenza fu considerata una vera fortuna. Da tutti tranne naturalmente che da Zeross, che continuava a pensare: se non ci fosse lui, io non sarei qui.
Il vecchio cedette alla tenerezza (come gli ricordava il nipotino!) e fece segno a Philia di avvicinarsi.
<< D’accordo, signorina, per lei e i suoi amici farò un’eccezione. Ci sarebbe il fienile. La parte in basso è gremita di animali, ma c’è una scaletta sulla sinistra che porta ad un sottotetto. Potete restare lì. Non dovrebbe passare pioggia, no, non dovrebbe. >>
Philia fece un salto di gioia.
C’era riuscita.
Poi rivolse una pernacchia a Lina, uscendo a testa alta. Quando ci voleva ci voleva.
<< “Non dovrebbe passare pioggia”, eh? >> commentò Amelia, schermandosi la vista dallo zampillo che le pioveva dritto in fronte.
<< L’avrà detto perché aveva smesso di piovere. >>
<< Grazie. Deve valere proprio quando ricomincia! >>
Dietro, in cima alla scala, Lina diede uno spintone.
<< Muovitii. >>
<< Va bene, va bene. >>
Il fieno s’incollò ai loro vestiti non appena ne ebbe l’occasione. E non si staccava, come se al posto dell’acqua la stoffa avesse assorbito resina di pino.
Quando il mantello di Philia gocciolò vicino agli altri, la proprietaria s’avviò in cerca di un posto vuoto. Fu costretta a farlo piegata in due, tutta curva per via del soffitto basso.
Vargarv sbucò da un angolo, indossando una logora maschera del folclore popolare.
<< Iie! >> stridette Philia, rischiando di cadere di sotto. Dalla trave opposta si protese il bastone di Zeross, che la trattenne quanto bastava. Lei si scostò, pronunciando un ringraziamento alquanto riluttante. Ma alzò troppo la testa. Bonk.
<< Oww… maledizione… >>
<< Maledetto fieno >> rispose Lina.
<< Maledetto zampillo >> fece eco Amelia.
Gli unici a non lamentarsi furono Gourry e Zelgadiss, uno perché dormiva, l’altro perché aveva deciso di non esprimersi. Probabilmente avrebbe finito per dire qualcosa di cui si sarebbe pentito.
<< Non siamo mica in luna di miele >> commentò Zeross, appollaiato sulla trave. Una postazione pericolosa, sospesa sulla stalla vera e propria, ma che sembrava metterlo a proprio agio. Il demone si studiò le unghie – stupido essere, rimuginò Philia, hai i guanti! - poi gli amici. << Saremmo anche tantini, non vi pare? >>
Per lui era una battuta molto spiritosa, poiché scoppiò a ridere. Perdendo l’equilibrio, perché precipitò sui quarti posteriori di un pony.
Il pony si svegliò di soprassalto e, tra la collera e lo spavento, dopo un breve rodeo sfondò la porta che già stava su in piedi per miracolo. Il fantino scomparve con lui, nella notte.
Gli occhi pallati di Philia si rifletterono in quelli di Amelia.
<< Ma… è completamente impazzito >> commentò la principessa.
<< Guarda che non è diverso da prima… >> biascicò Lina, rigirandosi nel fieno. << E qualcuno chiuda quella porta! Entra un freddo della miseria! >>
<< Uhnn… vado io… >> brontolò Amelia.
Durante la notte il rovescio riprese e s'acquietò a intervalli. Innumerevoli piccole pecorelle occuparono il cielo, rendendolo grigio e collinoso. Il sole, superata la lontana barriera dell’orizzonte, non riuscì a calare il plumbeo sipario.
Philia fu la prima ad aprire gli occhi.
Attraverso il pertugio che la notte prima generava lo zampillo, ammirò il lento schiarire del cielo. Era sempre una gioia vedere la luce vincere le tenebre. Con la testa di Vargarv sul braccio, s‘accontentò di contare i lievi cambiamenti nella tinta delle nuvole e le gocce che cadevano dalla grondaia.
L’aria profumava d’edera e vite vergine, il fresco del bosco. Sul comignolo doveva essersi posato un merlo; la sua voce fresca cantava e cantava la pioggia.
L’idillio si conchiuse con il riprendere delle attività cerebrali complesse. Philia divenne tremendamente conscia di un rametto contro la schiena, del formicolio al braccio, di un graffio fattosi alla caviglia la sera prima. E per quanto poco lei s’intendesse di vita agreste, quel fieno sembrava paglia.
Accanto a lei, Vargarv strinse la coperta con una manina e rotolò sulla schiena. Il sollievo fu immediato. Ella sedette, finalmente libera, indolenzita, e si concesse un’occhiata ai dintorni. Sorrise.
Era uno di quei momenti che rimangono impressi nel cuore, un’immagine da libro, da cartolina. Sotto il tetto rabberciato, nella silenziosa penombra dell’alba, i suoi compagni dormivano ammonticchiati sui covoni di fieno, come ragazzacci di campagna.
La tranquillità che permeava l’atmosfera era un richiamo. Philia s’alzò, scese la sgangherata scaletta di legno e uscì, per essere accolta da un lieve venticello frizzante.
Il sole ormai era prossimo a sorgere, e indorava le cime del paese, che lì diradava per fondersi con i primi alberi del bosco, l’immensa distesa che vestiva le colline, aspre, lontane, preludio dei picchi grigi di Kalmaart. Le nuvole erano una calotta di roseo bagliore, fino alla linea pura dell’orizzonte. Sono le ore in cui si osserva il trascorrere del tempo, immersi nella percezione dell’infinito.
Questo provò Philia, appoggiata al povero muro di mattoni.
Le tornarono in mente molte cose. Gran parte della sua vita era trascorsa al tempio del Re dei Draghi di Fuoco, ma non aveva cancellato i ricordi della casa paterna, né il volto di suo padre. Non lo vedeva da un sacco di tempo. E poi? Pensare ai draghi le rammentò il destino di qualunque drago avesse fatto amicizia con esseri “inferiori”: vederli morire, per non occupare con loro che un ventesimo del tempo a sua disposizione. Philia non avrebbe mai considerato Lina, Gourry, Zelgadiss e Amelia degli esseri inferiori; il solo pensiero che molti draghi dorati si sentissero superiori la ripugnava, dopo quello che aveva scoperto parlando coi grandi saggi dei perduti. Però…
Però. Come una torcia, imbevuta di pece e combustibile, mette molto a prender fuoco, e poi divampa all’improvviso in tutta la sua energia per illuminare ciò che la circonda, l’intuizione che Philia aveva faticato a ghermire annientò ogni residuo di fiducia. In quel momento, capì d’essersi persa e crogiolata in un senso del tempo diverso da quello della sua specie.
Non era una di loro. Li avrebbe persi, uno dopo l’altro, e il tempo che per lei fosse venuto in seguito avrebbe cancellato lentamente i loro volti, il loro tempo, la sua giovinezza. Quando fosse morta, non sarebbe più esistita alcuna traccia di ciò che avevano visto e vissuto insieme, e la sua vecchiaia sarebbe stata una struggente malinconia.
Spalancò la bocca, sconvolta. Perché non l’aveva capito prima?
No, no. Perché l’aveva capito? Non voleva vivere pensando a queste cose. Era molto, molto meglio non sapere, non pensare.
Ma questa è la sorte di coloro che sentono.
Mentre fissava un punto imprecisato, sperduta, una sagoma scura attirò la sua attenzione. Era stesa in terra, fra l’erba incolta. Che fosse Zeross? Ah, lui, pensò con un sorriso ironico, proprio lui avrebbe potuto vedere sino alla morte. E oltre questa lui sarebbe andato, se nessuno l’avesse ucciso, perché i demoni erano immortali; non invecchiavano come i draghi, quando invece sarebbe stato più giusto il contrario.
Si staccò dal muro, con l’intenzione di prenderlo di sorpresa. Ma appena l’ebbe fatto capì s’essersi sbagliata. Non poteva essere lui.
No, decisamente no: era troppo sottile.
Un brivido le scivolò addosso, mentre i capelli sul collo si rizzavano. Che fosse un serpente? Santo cielo, lei detestava i serpenti.
Stava già per ritrarsi, quando la sagoma emise un baluginio rossastro.
E all’improvviso tutto fu chiaro.
<< Che diamine ci fai qui? >> chiese al bastone, sottraendolo al prato umido.
L’acqua che lo ingemmava colò lungo le nervature del legno, dando la sconcertante impressione che l’oggetto piangesse.
<< Lontano dal tuo amato padroncino? >>
Questo poi era strano. In tutta la sua vita nessuno aveva mai sentito di Zeross separarsi dal simbolo della carica sacerdotale. Era per lui un’arma più efficace della spada.
Un nuovo brivido la scosse; ma questa volta non era di paura, bensì d’avvertimento.
Fece un passo avanti.
<< Vieni fuori, delinquente minorile! Non ho voglia di giocare di primo mattino. >>
Niente. Ah, aveva voglia di giocare.
Philia frugò sotto la gonna, prese la mazza, svitò la calotta nella zona terminale ed ebbe tra le mani nientemeno che un colossale trombone. Un oggetto che avrebbe mosso invidia persino al capitano delle truppe dei Draghi di Fuoco.
Poi portò alla bocca l’altra estremità, aspirò l’aria e ve la cacciò con tutta la forza dei polmoni di un drago.
Il suono che ne uscì fece tremare le fondamenta delle case; quella di fronte, in rovina, crollò. Dentro al fienile gli altri si svegliarono di soprassalto.
Intanto, Philia aspettava, bellicosa.
<< Ti stanerò e poi colpirò con la tua stesa arma! >> rimuginò, brandendo il bastone sacerdotale con una mano e gettando via il trombone.
In quel momento avvenne qualcosa che non si aspettava.
La sua mano libera fu risucchiata dal legno magico e vi rimase avvinghiata, mentre i gomiti si piegavano, portandolo al petto. Era la posa che Zeross assumeva istintivamente per difesa, quando non aveva il tempo di smaterializzarsi. Il bastone vibrò e funse da barriera contro la sagoma scura, schizzata fuori dei cespugli proprio verso di lei.
Il contraccolpo sbilanciò Philia, che atterrò sul sedere.
Attonita, fissò il grosso cane randagio che guaiva e scappava nella prateria. Poi abbassò lo sguardo sul bastone.
Mi son persa qualcosa?
<< Philia?! >> chiamò Lina.
Il drago si volse, continuando a tenere il bastone nell’incavo delle braccia.
<< Che diamine era quel mugghiare? E’ passata una mandria di bufali? >>
La sembrava un po’ scossa, ma a Philia non sfuggì il lucore affamato delle sue pupille. Bufali? E perché no? Evidentemente non le faceva bene esser svegliata di soprassalto.
Philia riguadagnò il suo sorriso orgoglioso. Raccolse il trombone e avvitò la calotta, mostrando il procedimento a Lina.
<< Vedi? >> disse. << E’ una modifica recente che ho fatto. Svito questo e si trasforma in un potente corno, che può servire a dare il segnale di una battaglia, l’allarme, a stordire un nemico. Ed era questo lo scopo per il quale l’ho usato poco fa. >>
La maga inarcò le sopracciglia.
<< E ha funzionato? >>
<< Ma certo! >>
Individuò il bastone di Zeross e tornò sui propri passi, togliendosi i capelli dal collo, senza porsi troppe domande. Non aveva bisogno di un mal di testa.
<< Capisco. >>
Il drago spostò lo sguardo sull’adorata mazza mutante, immusonita.
<< Potreste anche dimostrare un po’ più di meraviglia per le mie modifiche geniali… >>
Era ancora presto quando uscirono dal fienile. Tenendo conto che Philia si era alzata poco dopo l’alba, l’amabil sveglia aveva suonato forse alle sette.
Radunati nel cortile, pieni di paglia come spaventapasseri, i presenti sembravano estremamente bisognosi di una colazione corroborante. Philia notò che il pony era tornato e sostava nei paraggi, accanto alle travi usate per legare le bestie da soma.
<< Dove sarà finito Zeross? >>
Lina sbadigliò.
<< Sarà in un fosso a ridere. Vedrai che appena gli passa ci raggiunge da solo, senza stare tanto a cercarlo. Ah, Zel, lassù hai dimenticato uno zaino… >>
<< Cioè! Non che me ne freghi qualcosa. >>
<< Sì, sì… >> risposero tutti in coro.
Vargarv si turò le orecchie e scivolò giù per la scala, precedendo la madre e fermandosi qualche volta ad aspettarla con infantile sopportazione.
<< Mamma, ho fame. >>
Philia non rispose, ascoltando il suono del vento fra le cime degli alberi. Ripensava al tempo, alla solitudine. Le braccia delle conifere s’agitarono con maggiore impazienza, invitandola a seguire il vento, lontano dal dolore. Forse, se l’avesse cavalcato… come amava fare Lear, avrebbe trovato sollievo al dolore…
La ghiaia bagnata, cosparsa intorno all’edificio muffoso per fungere da sentiero, assorbiva il suono dei passi. Il gruppo si allontanava. Fedele ai propri sentimenti, Philia uscì dall’irresistibile trance, prese il bambino per mano e spiccò un balzo in avanti.
<< Hey, non lasciateci soli! >>
<< Se vuoi stare con noi, datti una mossa e smettila di fissare nel vuoto. >>
Era la voce di Lina. Philia sorrise, per nulla offesa.
Il richiamo dell’amicizia era stato più forte di quello del vento, per lei.
Alla luce del mattino, l’osteria aveva un aspetto squallido. Non c’erano più ombre e balugini rossastri a coprire le crepe scavatesi la strada nelle pareti; i muri scoloriti e il povero mobilio, oltre al pavimento in rustico cotto, la dipingevano per quella che era: una povera locanda-osteria di campagna.
Una volta rientrati, i nostri presero posto intorno ad una tavola bruciacchiata. Tutt’intorno brulicava una cacofonia di dialetti.
Una vecchia più decrepita e curva del padrone vide i nuovi arrivati e arrancò verso di loro.
<< Cosa vi porto? >> gracchiò.
Si stropicciava le mani secche e nodose, quasi presagisse un lauto guadagno. Personalmente, la maggior parte di loro la considerò con diffidenza; ma Amelia non seppe trattenere la curiosità: per lei era molto importante socializzare con la gente.
<< Lei è la moglie del padrone, signora? >>
Un sorriso da strega si dipinse sul volto malizioso della donna.
<< Se vogliamo dir così, bambina. >>
E tutti, che si aspettavano una scontata risposta affermativa, rimasero a bocca aperta. Parecchi arrossirono.
<< Ma chi è questa vecchia mania… mh! >> Gourry tappò previdente la bocca della consorte. Confidavano ancora in uno sconto.
<< Ah… ehm… ci… ci porti il menu economico, per favore >> disse Zelgadiss, cercando di mantenere un certo contegno. Persino accavallando le gambe, una vagolava per conto suo, e le rocce della sua pelle erano roventi come piastre da grigliata.
La donna girò sui tacchi, ancheggiando via. Ma prima di andarsene vide Philia.
<< Oh, che bella signorina >> esclamò. << Credo vi farà piacere conoscere mio nipote. Hey, Musta! Vieni a vedere che bella pupa ti ho trovato! >>
E, con questo, se ne tornò nelle cucine per trasmettere le ordinazioni. Sul tavolo calò un silenzio spaventoso. Philia impallidì come un piatto di porcellana nel vedere il tizio che sorgeva dal retro.
Lina carbonizzò Gourry e riuscì a liberarsi. Guardò Zelgadiss di sbieco.
<< Perché cavolo il menu economico?! Farà schifo! >>
<< Lina, un minimo di contegno! >> sibilò Amelia, sbirciando orripilata l’arrivo del fantomatico Musta.
La maga indicò il proprio stomaco e, ignara dell’ombra che andava oscurando il tavolo, assunse un’aria da intenditrice.
<< Ma che contegno e contegno, qui non si accettano… >> la voce le morì in gola per un attimo. Aveva focalizzato Musta. << …porcherie >> terminò, piuttosto spenta.
Musta era un omaccione alto due metri e largo altrettanto, con due mustacchi neri e un grembiule unto che riteneva estremamente sexy.
Philia cominciò a sudare e stirò le labbra in un sorrisino sclerotico.
<< Ahia. Non è un bel segno quando fa così. >>
<< Ciao, pupa >> disse Musta, con voce suadente.
Si chinò in avanti, poggiando un braccio grosso come un prosciutto sul tavolo, che s’inclinò come una nave silurata.
La draghetta si ritrasse.
<< Uh… ciao? >>
Nemmeno un drago blu ha l’alito di questo cinghiale.
Tutti fissarono, ammutoliti dallo stupore e dai muscoli titanici di Musta. Philia continuava a dar gomitate ad Amelia perché si spostasse, inutilmente. La principessa avrebbe pur voluto, ma la cassapanca era stipata.
<< Che ne dici di uscire insieme, stasera? Conosco un locale, nel paese vicino, che ci movimenterà un po’ la serata >> propose l’imperturbabile Musta.
Philia si restrinse. Non. Doveva. Arrabbiarsi. E trasformarsi, altrimenti, lo sapeva, del circondario non sarebbe rimasto nulla… un momento. Questo significava che doveva sopportare?
<< Ehm, io veramente… sarei in viaggio… >>
<< Oh, non importa, ti chiedo soltanto una serata. >>
Ma perché tutte a lei?!
<< Allora, verrai? >>
Nelle variabili della situazione era stato ignorato un fattore determinante: in braccio a Philia, c’era Vargarv. Il suo cipiglio cresceva con la vicinanza dello scocciatore.
Musta non se ne accorse e tentò l’ultima mossa: cingere la vita di Philia (per cui sarebbe bastata una delle sue mani, a dire la verità).
Che diavolo sta succedendo qui?! pensò lei. Doveva fare qualcosa!
Vargarv agì per lei. Come si sa, non s’è mai fatto pregare per dar dimostrazioni di forza.
Mentre il braccio s’insinuava tra loro come un pitone, snudò le zanne e le affondò nella carne dell’invasore. Musta ritirò l’arto con un muggito. La piccola sanguisuga non si staccò.
Subito i membri del gruppo reagirono, chi alzandosi chi semplicemente spalancando la bocca, ma colei che intercettò Vargarv, quando il pupo mollò la presa e venne scaraventato lontano, fu Philia. Niente può sostituire i riflessi di una madre.
Il cucciolo fece scintillare i dentini aguzzi, fiero della prodezza, con due fiamme al posto degli occhi: a buon intenditor, poche parole.
Lo sguardo di Philia era paurosamente simile. Avevano osato alzare un dito sul suo Vargarv… tradimento!
Ma, ahimè, Musta non era un buon intenditore. Guardò il braccio, il bambino, sorrise e scompigliò i ciuffi ribelli del pupo.
<< Piccole pesti >> esclamò, burbero. << Le adoro. >>
Sulla guanciotta di Vargarv comparve una minuscola, pericolosissima venuzza rossa.
Philia invece inarcò le sopracciglia.
<< Philia… >> mormorò Zelgadiss.
<< Philia! >> esclamò Musta. << Che magnifico nome per una così grassa pollastrella! >>
D’accordo. Era troppo. Lina scoppiò in una clamorosa risata, spruzzando metà boccale di sidro nei piatti. Ormai era in preda alle convulsioni.
<< Lina! >> ringhiò Philia.
La salvezza (ma per chi? Per Philia o per Lina?) giunse in modo inaspettato. E dall’ultima persona cui avrebbero sinceramente guardato per aiuto.
Zeross entrò nell’osteria, piegato in due dal ridere. La ragazza drago s’oscurò in viso. Hmph. Perché far tante scene e non materializzarsi direttamente al loro tavolo, quando era chiarissimo che aveva assistito (con sadico divertimento) a tutta la vicenda? Inconsciamente, però, tirò un sospiro di sollievo. Era un essere perverso, ma almeno con lui ci si rifaceva gli occhi.
E non aveva una botte al posto del tronco.
Zeross guardò Philia, emise ancora qualche risatina e le rivolse un sorrisetto tenebroso. Oddio.
E se le aveva letto nel pensiero? In realtà un demone non ne è capace, ma lei non poteva saperlo con certezza assoluta.
Non riuscì a trattenere il batticuore.
Zeross socchiuse le labbra.
Cosa avrebbe detto!
<< Buongiorno, tacchina. >>
Immediatamente la sua faccia fece conoscenza con lo sbreccato servizio da colazione, e anche col tavolo, che gli altri, solidali, avevano inviato.
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<>
Il tacchino vestito da pellegrino della sera prima sbucò dalle cucine, vispo, vivo e in cerca della fantomatica tacchina. Per un attimo, tutti lo fissarono.
Poi Musta squadrò il demone.
<< E tu chi saresti? Come osi insultare la mia Philia? >>
Zeross lo ignorò e, sgusciando sotto il suo braccio, si piegò sulla ragazza. I presenti seguirono la scena con attenzione morbosa. Lei rimase immobile, pronta a tutto… senza riuscire a trattenere una capriola dello stomaco.
Ma il demone afferrò soltanto il bastone, evitando con destrezza il morso di Vargarv.
<< Grazie per non averlo bruciato >> disse, facendole l’occhiolino.
Lei arrossì e guardò dalla parte opposta.
<< Hanno insistito gli altri. >>
Zeross rimase a fissarla per alcuni istanti, riflettendo se offendersi o no, poi sorrise a Musta.
<< Buon uomo, mi porterebbe il piatto della giornata? Ho proprio fame. >>
<< Chi sei? >> ribatté l’omaccione, brusco.
<< Io? >> tutti allungarono le orecchie, curiosi.
Le loro aspettative furono deluse.
<< Musta! Pelandrone che non sei altro, vieni subito qui! Ti avevo detto cinque minuti! Come faccio a servire ai tavoli se tu non cucini?! >> gridò la vecchiaccia.
Il gigante abbassò le orecchie e raggiunse le gonne della zia, comportandosi come un cucciolone ferito. Philia respirò di sollievo.
Amelia scoccò un’occhiata a destra.
<< Lina, potresti anche smetterla di ridere, ora. >>
<< Uffa. Lasciami godere il momento, guastafeste. >>
Zelgadiss invece ponderava una questione profonda.
<< Credo che tu gli abbia spezzato il cuore, Philia. >>
<< Zel… >>
Amelia soffocò una risatina. Lina inarcò le sopracciglia.
<< Ah, vedi? Lo fai anche tu! >>
Intanto la colazione arrivava, esposta su un traballante carrello di paglia intrecciata; uova, pancetta, pane e qualche gambo di sedano crudo, latte e miele per chi avesse voluto altrimenti.
Gli occhi di Vargarv luccicarono; si stava mettendo comodo—quando Zeross sedette accanto a sua madre, e dovette riprendere la guardia.
Il mazoku fischiettava, deliberatamente innocuo, controllando che il suo prezioso bastone non avesse subito danni.
Nonostante i pronostici catastrofici, gli spiccioli rimasti nella cassa comune bastarono a pagare cibo e pernottamento. Anche se Lina e Gourry continuarono a lamentarsi per la colazione trasparente che avevano consumato quella mattina…
Quando uscirono, videro il tacchino vestito da ramingo discorrere con una tacchina. Lo fissarono un’ultima volta, scossero la testa e proseguirono. La vecchia raccontò a lungo di quella strana brigata. E Musta pianse a lungo la sua perduta Philia, anche se si consolò presto. Ma questa è un'altra storia, e andrà raccontata un’altra volta.
Nel primo pomeriggio raggiunsero il confine. Era controllato da decine e decine di coorti.
Spiarono i mostri dai cespugli, cercando un punto debole.
<< Sembra che il Re non abbia trascurato nemmeno un centimetro >> disse Zelgadiss, la mano sulla spada.
Tesissimi, attesero un’idea, l’ispirazione del momento. Vargarv taceva, accigliato e silenzioso come sempre. Quel poco di vivacità naturale che possedeva doveva averla scaricata con Silmarièn, e non è che fossero rimasti a lungo insieme.
<< Potremmo smaterializzarci e materializzarci al di là >> mormorò Lina.
<< E come facciamo? Mica siamo tutti capaci >> rispose Gourry, una volta tanto serio.
<< Beh… >> fece la rossa.
<< Vorresti che lo facessimo noi due per tutti? >> sibilò Philia, nascosta sotto un biancospino.
<< Tu e Zeross, sì. L’idea era quella. >>
Il gruppetto scambiò un’occhiata, vagliando la proposta.
<< Impossibile >> tagliò corto il demone. << Sentirebbero la nostra presenza. E’ già abbastanza che non ci siano già addosso. Siamo molto vicini, gente. Capite bene che questi hanno rincorso in lungo e in largo i draghi più forti della Penisola. Un lavoretto non da poco, per tipi come quelli. >>
<< Già >> soggiunse Philia. << Sarebbe un controsenso, no? Se dobbiamo teleportarci adesso, tanto valeva farlo da Saillune senza correre tutti questi rischi. >>
Zeross inarcò un sopracciglio.
<< D’accordo, allora cosa inventiamo? >> disse Lina.
Amelia continuò a tener d’occhio le mura, vere e proprie barriere che s’arrampicavano per chilometri e chilometri, per ogni due metri delle quali c’era un mostro.
<< Voliamo? >>
Zelgadiss corrugò la fronte.
<< Uhm… >>
<< Non credo che questi siano proprio gli stessi che hanno dato la caccia ai draghi. Sembrano cattivi, sì, ma anche stupidi >> argomentò la principessa. Ma la chimera non pareva ancora convinta, e tanto meno gli altri.
Philia alzò le mani.
<< Allora? >>
C’era poco da dire.
<< Non abbiamo uno straccio d’idea. Tutta questa strada e nessuno s’è fatto uno straccio…>>
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Il gruppo si volse di scatto, sguainando spade, pugnali e quanto di minaccioso c’era a tiro. Ma rimasero basiti per la sorpresa.
Una ragazzina vestita di cenci li scrutava dal pertugio attraverso il quale erano penetrati nel verde. Il suo viso era sporco di terra, un piede nudo.
<< Ecco… forse io posso aiutarvi… >>
<< E come? >> ringhiò Lina.
<< Oh, non temete >> balbettò la ragazzina, tremando. << Non ho cattive intenzioni. Come potrei? Sono soltanto una contadina. Da quando il regno vicino è diventato cattivo, qui non si può più vivere e i campi sono devastati dai mostri. Non ho altro desiderio che vederli andar via… >> trattenne il fiato e cercò di distinguere le forme di quanti erano nascosti. << Ma voi non sarete… una nuova truppa del regno cattivo?! >>
Amelia sobbalzò.
<< Oh no no no! Anche noi odiamo il re di Kalmaart! >>
<< Allora volete mandarlo via? >> fece la ragazzina, speranzosa.
La principessa annuì vigorosamente, guadagnandosi una gomitata. Il sospetto prima di tutto. Avevano imparato presto e bene quanto l’aspetto di una persona possa essere ingannevole.
Ma la ragazzina sorrise e strisciò sotto i cespugli.
<< Venite. Spleen conosce la strada. >>
Si guardarono. Che fare? Philia prese Lina per l’avambraccio.
<< Lina. Io non sento minacce. >>
<< Uhm. >>
Zeross lasciò la propria posizione, sogghignando.
<< Non sarebbe difficile ingannare un drago come te, tacchina. >>
<< E allora sentiamo te, sapientone! >>
Il demone alzò le spalle e uscì. Gli altri lo interpretarono come un buon segno e lo seguirono, mentre Philia, ultima in ordine, gattonava sbuffando e probabilmente bestemmiando.
Spleen li portò per sentieri tortuosi e antiche mulattiere, di cui nemmeno Amelia, con i suoi meticolosi archivi a palazzo, conosceva l’esistenza. La muraglia sul confine scomparve, inghiottita dalle montagne. C’era un particolare che però non li convinceva: stavano tornando indietro.
Lina era intenzionata a vederci chiaro.
<< Senti, ragazzina… >>
<< Spleen >> sorrise lei, saltando da una pietra all’altra come una capra. Era agilissima, una vera montanara, e faticavano non poco a tenerle dietro.
La maga abbozzò un sorriso stirato, evitando un sasso traballante.
<< Spleen… sei sicura che questa sia la strada giusta? >>
<< Oh, certo. Il nonno mi ci portava sempre, quando doveva vendere i suoi manufatti oltre il valico. I suoi rivali si domandavano come facesse ad arrivar ogni volta per primo … ma non lo scoprirono mai, perché il nonno aveva confidato il segreto soltanto a Spleen, e Spleen sa mantenere i segreti. >>
Quello era senz’altro un punto a suo favore.
<< Solo ora Spleen parla… ma il nonno capirà. >> Nella sua voce si era insinuato un sentimento profondo e tormentoso, che pochi colsero.
Finalmente, quando stavano per cedere alla durezza del sentiero, Spleen si fermò davanti ad un enorme masso, piatto e rotondo. Era appoggiato alla parete e sembrava giacere lì dalla notte dei tempi. Philia toccò i licheni con un dito e Zeross le strappò via la mano, dandole un’occhiata significativa.
Quando anche Amelia ebbe terminato la salita, Spleen smise di guardare la pietra.
<< Ecco, questo è il posto. >>
<< Questo è il posto? >> fece il gruppo in coro.
<< Io non vedo niente… >> mormorò Gourry, tirando indietro il ciuffo biondo.
<< Il nonno spostava questa pietra con l’aiuto delle mule. Ecco, vedete: passava delle corde in questi fori e… ma sicuramente voi troverete un altro sistema. Altrimenti, non avreste intrapreso un viaggio per cacciare il re cattivo. >>
<< Abbiamo così l’aria da viaggiatori? >> chiese Lina, sbattendo le palpebre.
La contadina annuì fervidamente. Poi abbassò la testa e si mise a piangere.
<< Scusatemi. Adesso devo andare. Buona fortuna! >> e, gridato questo, corse a perdifiato giù dalla collina.
Rimasero a guardarla, tra l’impietosito e il sospettoso. Quel subitaneo involarsi aveva dell’equivoco.
<< Ci sarà da fidarsi? >>
Zeross fece spallucce, pronunciando parole strane, in bocca a lui.
<< E’ soltanto un’umana troppo giovane per restare sola. >>
La maga raggiunse il masso, dove Zelgadiss Gourry e Amelia stavano già prendendo le misure. Philia volle raggiungerli, ma si accorse con orrore che il mazoku le teneva ancora il polso. Lo fulminò con uno sguardo.
<< Ti spiacerebbe mollarmi? O sei troppo calamitato dalla mia bellezza? >>
<< Sì, certo, sono annientato dalla tua visione >> fece lui, lasciandola.
La coda della ragazza sbucò dalla gonna.
<< Come osi fare del sarcasmo! >>
<< Non sto facendo del sarcasmo. >>
La frase ebbe l’effetto voluto. Philia fermò la mano a metà strada dalla giarrettiera, corrugando la fronte; c’era un intoppo, da qualche parte, lo sentiva, ma non riusciva a trovarlo. E mentre lei si consumava su queste cupe elucubrazioni, Zeross ebbe tutto il tempo per passare, gongolante.
Intanto, attorno al portale di granito non si facevano progressi.
<< Queste rune sono antichissime >> stava dicendo Zelgadiss, passando un dito sulle linee arzigogolate. << Ne avevo viste di simili nella biblioteca di Rezo. >>
<< Allora le sai decifrare! >> esclamò Lina.
<< Fantastico! >> esclamò Amelia, battendo le mani.
Sulla testa della chimera scivolò un gocciolone.
<< Non mettetemi le parole in bocca… non le so decifrare. >>
Le due si sgonfiarono, visibilmente deluse. La maga raddrizzò la schiena, stiracchiandosi, e cercò qualche viso illuminato; Zeross… apparentemente no. Philia… nah. Vargarv? Figuriamoci.
Con un giro di tacchi si rivolse a Gourry, accucciato in disparte, di spalle.
<< Hey, Go. Perché non provi a spostare questo sasso? In fondo, la forza bruta qui è compito tuo! >>
Il mercenario le rispose con due occhioni pieni di lacrime e due mani grosse, gonfie e rosse.
<< Ci ho già provato. >>
Lina spalancò tanto d’occhi e abbassò la testa, avvilita.
<< Ew. >>
Poi, accorto come sempre, Gourry riconobbe in lei la scintilla della rabbia. Ma, lento come sempre, non ebbe la velocità di spostarsi. Mentre Zel Philia e Amelia dilatavano gli occhi e si buttavano a lato, la ragazza accostò le mani.
<< Grr… Palla di fuoco! >>
Booom. L’incantesimo non polverizzò soltanto la porta, ma buona parte della collina. Al posarsi dell’ultimo granello di polvere videro un profondo buco nero, percorso da una corrente gelida.
<< LINAA >> protestò il trio tutto pesto.
<< Sarebbe questo il passaggio segreto? >>
Philia indicò la volta del tunnel.
<< Guardate: dev’essere antichissimo. La roccia non fu scavata con un incantesimo, ma con semplici utensili umani. Il mio bisnonno mi ha raccontato che, quando era nato, la magia si usava solo in guerra e nelle cerimonie sacre. Potrebbe risalire a quel periodo. >>
Amelia rabbrividì.
<< Non parlare sottovoce. Fa venire i brividi. >>
La draghetta rispose con un’occhiata interrogativa.
<< Potrebbe semplicemente essere opera di gente che non poteva praticare la magia. Il mondo ne è pieno, dopotutto >> fece Lina.
Passò il piede sul terriccio.
<< Fa paura lo stesso >> rincarò Amelia, sbirciando nel buio.
<< Non piace nemmeno a me >> fu il commento di Gourry, tutto serio. Lina gli prestò attenzione. Inutilmente, come sempre. << Potremmo incontrare un pingui… >>
Bonk. Kathud.
<< Basta con questi pinguini, non siamo nemmeno fra i ghiacci! >>
<< Ugh… te la prendi sempre con me… >>
<< Il passaggio scende >> notò Zelgadiss.
Zeross entrò senza indugio.
<< Segue il profilo della collina. Venite. >>
Il gruppo lo ignorò clamorosamente.
<< Sai, Lina, non credo che la tua teoria sia plausibile… >> dissertò Zelgadiss. << Questo tipo di opera non viene più praticata con semplice forza lavoro da secoli e secoli. Probabilmente anche di più. >>
Peccato che la maga non ascoltasse neanche lui. Si fissava i piedi, e la frangia fiammeggiante le copriva gli occhi
<< Lina? >> azzardarono, sbirciandola da sotto. << Lina, ti sei addormentata? >>
Lei resistette due secondi.
<< Quanto vi ci vuole a capirlo, zucconi? E’ ovvio che non mi sono addormentata. Stavo leggendo le iscrizioni che ho scoperto accidentalmente grazie alla punta del mio stivale! Ci voleva tanto a seguire il mio sguardo?! >>
Così, gli altri abbassarono meccanicamente gli occhi.
Era vero. Strascicando il piede, la loro leader aveva rimosso il terriccio accumulato dal tempo sulla vecchia lastra di pietra; era un quadratino minuscolo, a dire il vero, perché lo strato era spesso. Gratta di qui, calcia di là, in breve ebbero liberato abbastanza spazio da poter leggere un’iscrizione. Da lontano si sarebbe detto che fossero impegnati in un originale balletto. L’iscrizione: poche righe, scarabocchiate da qualche artigiano ignorante, ormai morto e sepolto con tutta la sua discendenza.
Philia lesse.
<< Questo lo capisco. “In segno di amicizia tra il ducato di Vailmart e la monarchia di Saillune, come unione e utilità per la pace”. E guardate, quelle sono colonne. >>
<< Vailmart? Mai sentito >> esclamò Lina.
<< E’ l’antico nome di Kalmaart >> rispose Amelia, stupefatta. << Zelgadiss ha ragione, questo tunnel è molto antico. Pensate, quando ancora Kalmaart aveva questo nome, il trisnonno del trisnonno del trisnonno del trisnonno del trisnonno del trisnonno del mio trisnonno non regnava ancora a Saillune. >>
Tutti si fissarono le sopracciglia, confusi.
<< Diciotto generazioni fa, insomma >> mormorò alla fine la chimera. << E’ veramente un sacco di tempo. >>
Gourry fischiò.
<< Puoi dirlo. >>
<< Zeross, tu hai mai sentito parlare di questo tunnel? >> chiese Lina. << Voglio dire, se c’è qualcuno, qui, che ha abbastanza anni da arrivarci, quello sei tu. Senza offesa, eh. >>
Il demone sorrise, divertito. Lina era proprio il tipo da dire queste cose.
<< Anche ammettendo che ogni generazione abbia atteso i cinquant’anni per dare vita alla successiva, il che è quanto mai improbabile, sì, ci sto dentro comunque >> fece un sorrisetto soddisfatto, come se ci fosse di che essere orgogliosi. << Però, mi spiace deludervi, ma sono sempre stato molto impegnato; e questa cosa non deve aver rivestito molta importanza… altrimenti non sarebbe stata dimenticata, non credete? >>
<< Non hai tutti i torti. >>
<< Già… >>
Amelia sorrise, colpita da una rivelazione.
<< Però, ci pensate? L’iscrizione dice “come unione e utilità per la pace”. Se questo tunnel ci condurrà veramente al di là del confine, allora l’antica iscrizione è stata una profezia, così come la costruzione del passaggio. >>
Lina si grattò la nuca.
<< Beh, potresti avere ragione. >>
In quel momento, arrivò a loro un suono metallico, trasportato dal vento attraverso la valle. Il gruppo si appiattì contro la parete e Zeross sbirciò oltre il costone.
<< Sembra che il tuo giochetto di prima abbia attirato l’attenzione, Lina. >>
<< Eh? Io? >> fece lei, angelica. Zel roteò gli occhi.
<< Quante volte ti ho detto… >>
<< … che devo pensare prima di agire, sì, lo so, lo so… >>
<< E allora perché non lo fai? >>
<< Non è il momento per bisticciare >> intervenne Gourry. << Siamo allo scoperto. Ci troveranno. >>
<< Presto, eclissiamoci nel tunnel. Abbiamo perso abbastanza tempo >> fece Zeross. Detto questo, sospinse Lina, Amelia e gli altri nell’apertura, mentre acchiappava Philia per un polso e la trascinava dentro.
<< Aww, che modi! >>
<< Avrai altre occasioni per fissare i bottondoro. >>
Una volta nel buio, Lina invocò un lightning. Le pareti furono una sorpresa. Non erano scarne come se le erano aspettate, bensì tornite di fregi.
Amelia ne toccò uno, sgretolato dal tempo, e trattenne il fiato.
<< Questo lo vidi da piccola in uno dei libri di mio padre >> sussurrò. << Credo si tratti del padre di quel mio antenato, colui che regnò a Saillune quando fu scavata questa roccia. >>
<< Interessante >> disse Philia, esaminandone un altro da vicino. Ritirò la lente e fece guardare Vargarv, vistosamente annoiato.
<< Come lo chiudiamo quel buco? >> domandò Lina.
Corrugò la fronte. L’entrata del tunnel era irregolare per via della sua palla di fuoco, e tutto quello che si poteva far crollare era crollato.
<< Ci seguiranno qua dentro, se lo trovano. >>
<< E sta’ sicura che lo trovano. >>
<< Nessun problema. >>
Zelgadiss artigliò la roccia, emanando un violento bagliore dalle mani. Il pavimento tremò, mentre una vera e propri parete sorgeva dalla montagna, chiudendo l’entrata.
Era sempre il maestro degli incantesimi di terra.
<< Niente male >> commentò Lina.
<< Proseguiamo? >> chiese Gourry, smanioso di trovare un’uscita. Non si sentiva proprio a suo agio, forse soffriva di… com’era? Claustrif… clostrofo… cletropo…bah, quel che era.
E così fecero.
Non incontrarono bivi, né dedali di corridoi. Funzionale doveva esser stata il primo aggettivo del progetto.
Soltanto alla fine trovarono un’anomalia: un’enorme sala a volta, tanto immensa da non esser illuminata nei recessi neanche dal lightning di Lina. Delimitata da un colonnato circolare, offriva ancora ai ciechi occhi dei gargoyles i colori dell’antichità. C’erano affreschi sulla calotta, i cui truculenti colori, lasciati da una civiltà barbara, trasmettevano più inquietudine che meraviglia.
Philia fece un passo indietro, fermandosi inconsciamente contro Zeross.
<< Che posto è, questo? >>
Il sussurro riverberò sulle pareti come se avesse urlato.
<< Quelle statue sembrano pronte a balzarci addosso >> sussurrò Amelia.
Le bestie avevano gemme brillanti al posto degli occhi.
La corrente d’aria spirò con più forza.
<< O si tratta dell’uscita >> disse Zeross, normale. << Oppure è un pertugio che permette alla corrente di formarsi… ma. E’ una corrente troppo forte perché sia la seconda. Andiamo? >>
Gli occhi dei gargoyles li seguirono.
Stranezze o non stranezze, raggiunsero l’uscita illesi, senza più incontrare saloni spettacolari. Philia e Vargarv erano molto nervosi. Zeross scrutò i dintorni, mentre gli altri rimettevano a posto la seconda porta di granito.
<< Non preoccuparti. Se n’è andata. >>
Philia inarcò le sopracciglia.
<< Chi? >>
<< Come, chi? Non hai sentito… >>
<< Cosa avrei dovuto sentire? >>
Il mazoku lasciò perdere, sconsolato. Come avrebbe fatto ad allontanarsi, qualora ce ne fosse stata la necessità, se quel drago testardo non percepiva nemmeno Sherra?
Ampie colline glabre si estendevano ai loro piedi.
E poi, perché quella ficcanaso continuava a seguirli?
<< Dunque, noi siamo qui >> snocciolò Lina, consultando una mappa spiegazzata. << E abbiamo seguito questo percorso. La scorciatoia della contadinella ci ha portati vicino ai punti di riferimento, che sono >> indicò varie cose << questo, questo… e quello. Quindi è il percorso esatto. Ma se è quello esatto >> la sua voce fece una stecca nevrotica, << allora perché la città che dovrebbe essere davanti a noi non c'è?! >>
Strinse la mano, pronta a carbonizzare qualcosa.
<< Comincio ad essere un po’ stufa di tutti questi girotondi. >>
<< A chi lo dici… >> commentò Amelia, carica come al solito dei bagagli comuni.
<< Avremo sbagliato ad un bivio… >> rispose Zelgadiss.
Guardò in giro. Erano nella regione di Solaria, a debita distanza dal capoluogo.
<< Vi dico che il percorso è quello giusto! E' tutto segnato e i nomi dei paesi precedenti corrispondono! >> ribatté Lina.
<< Non so cosa dirti, Linachan… se la notizia può consolarti, anche secondo i miei calcoli qui dovrebbe esserci Silvering-di-Sopra. Riconosco il paesaggio >> disse Zeross, staccandosi dal gruppo per aver miglior visuale; indicò un punto a valle. << Là dovrebbe ergersi il tempio dedicato al vostro dio, Ceiphied. >>
<< Vorrei proprio sapere chi ha disegnato questa roba >> si lagnò lei, rigirando la cartina tra le mani.
<< Ehm… tua sorella, Lina… >> balbettò Amelia, sorridendo in modo nervoso.
<< COSA?! >> urlò l’altra, mollando istantaneamente la mappa. Occhieggiò con inquietudine i possibili nascondigli e la raccolse. << In effetti lei è sempre stata negata per questo tipo di cose. Mi chiedo cosa la tengano a fare alle loro dipendenze gli Dèi Draghi. >>
Grazie al cielo la persona coinvolta era lontana mille miglia.
<< Credo infatti che Luna lavori tutta per conto suo >> la principessa di Saillune si morse la lingua, mentre Lina impallidiva.
Zelgadiss e Gourry osservarono a loro volta il paesaggio, sperando di trovare il profilo di qualche casa nascosta. Dopo un po' tutti furono impegnati ad imitarli. Chi scoprì qualcosa fu Zeross.
Non seppe come, ma gli occhi gli caddero sugli stivali di Lina, sui quali transitava un millepiedi (<< AAAAAAAH! >>), ma da lì… scoprì una fitta rete di venature nell'erba. Si diramavano su tutta l’area, ingabbiando la collina. Ed ecco, la ben conosciuta sensazione di fredda adrenalina s’impossessò di lui. Il suo cervello di demone cominciò a calcolare con rapidità.
<< Sento puzza di guai, ragazzi. >>
Anche Gourry, grazie all’esperienza di mercenario, annusò qualcosa di strano.
<< C’è troppo silenzio >> concordò, estraendo la Blast Sword.
Lina, Amelia e Zelgadiss diedero l’uno le spalle all’altro, tenendo Philia e Vargarv al centro. Zeross fissò ancora in terra.
No, no, c’era qualcos’altro di più inquietante. Cos’era quella sensazione? L’aveva già provata… ma dove? Quando? Poi, in un flash rivide Dolphin, ridente fra le radici di un albero sulla splendida isola delle nebbie.
No…
Aprì la mano di scatto. Il bagliore di un incantesimo apparve, tremolò come la fiammella di una candela e si estinse.
<< Che diamine… >> mormorò Lina. << Lightning. Lightning! >>
<< I poteri sono bloccati. >>
Philia s’irrigidì.
<< Sta arrivando qualcuno >> avvertì, con bassa voce di profetessa. << Ed è qualcuno che sarebbe molto meglio evitare. >>
La compagnia, sparsa, si chiuse a cerchio e passò un’occhiata furtiva sulla prateria. Erano di nuovo allo scoperto.
<< Andiamocene alla svelta >> mormorò Zelgadiss.
Guardarono un’ultima volta alle loro spalle, come l’animale preso di mira, e cominciarono a correre.
<< Temo sia troppo tardi >> disse Lina. << Non possiamo usare la levitazione! >>
La collina cominciò a scuotersi, come un puledro riottoso; furono costretti a interrompere la fuga. Philia prese una sederata.
<< Ow! >>
<< Uhnn >> gemette Amelia, aggrappata ad un arboscello. << Non riesco a stare in piedi… >>
Mentre dalle cime degli alberi spiccavano il volo uccelli, scoiattoli plananti e foglie, con un po’ di fatica Zeross raggiunse il motivo della sua presenza nella compagnia e affondò le dita nel suo avambraccio.
<< Vieni. >>
<< E dove, di grazia? >> stridette Philia. <>
<< Metti Vargarv nello zaino. >>
<< Eh? >>
<< Per gli occhi di Shabranigdu, fallo e basta! Non devono vederlo. >>
Prevedeva altre discussioni al riguardo, ma la draghetta staccò dalla camicia gli artigli del pupo, lo baciò in fronte e convinse ad entrare nello zaino, del resto più che spazioso. C’era appena riuscita, quando uno smottamento improvviso portò lei in alto, il demone in basso. Il suo braccio ricevette un brutale strattone. Urlò.
<< Philia >> chiamò Zeross. Allargò le braccia, un occhio sempre ai dintorni << Salta. >>
<< Aaah >> gemette lei, piegata sul braccio.
Maledizione. Dov’erano gli altri?
<< Philia! >>
<< Cosa? >>
Philia interpretò i suoi gesti.
<< Mai! >>
<< Avanti, non è il momento di far bambinate! >>
Cocciuta, lei sbirciò qua e là in cerca degli amici. Gettarsi fra le braccia di Spazzatura Fresca, mancava soltanto quello. Avrebbe salvato Vargarv da sola, senza l’aiuto di quel demone, che del resto non aveva mai voluto come “guardia del corpo”.
Il paesaggio tuttavia era sconvolto, degli altri non c’era traccia. Fu il crollare del costone che la costrinse, volente o nolente, a scendere. Uno scossone, l’equilibrio era perduto e Zeross l’afferrava con un braccio soltanto. Caddero indietro, mentre l’atmosfera era permeata di terra, polvere, sassi volanti.
<< Ouch. Ma quanto pe… >>
Swish.
Accanto al suo bel visino si piantò una freccia. Philia rotolò dietro di lui, usandolo spregiudicatamente come scudo.
<< Hey… >>
<< Com’è possibile che abbiano bloccato anche i tuoi poteri? >> strillò lei, abbastanza allucinata dalla situazione per strabuzzargli gli occhi in faccia. << Non è che si tratta tutto d’un complotto?! >>
Il mazoku approfittò del breve stallo nelle scosse per chinare il viso.
<< E’ seccante che tu mi dia sempre la colpa di tutto. >>
<< Perché?! Il più delle volte è colpa tua! >>
<< Non è vero! >>
Una vena pulsò sulle loro tempie.
<< E’ vero! >>
<< Ti dico di no! >>
<< Ti dico di sì! >>
Il resto del gruppo, risputato fuori da chissà dove, rimbalzava un po’ dappertutto con un’aria molto annoiata.
<< L’avevo detto io che possono litigare ovunque >> commentò Lina. << Adesso pagate la scommessa. >>
<< Cosa? >> gridò Zelgadiss, tendendo l’orecchio.
<< Ho detto che adesso pagate la… >>
<< Cosa?! >>
<< Non si capisce più niente >> gemette Amelia.
Il fato ebbe pietà di loro - Gourry e Lina furono i primi a smettere di rimbalzare, seguiti a ruota da Amelia e chimera.
Rimasero lì, intontiti.
<< Oh? >>
<< Sembra tutto finito >> disse Gourry. << Fiuu. >>
<< Ragazzi, secondo voi era un terremoto? >> chiese Amelia, rialzandosi con qualche difficoltà.
In quel momento, Zeross ricordò una cosa e cercò d’attirare l’attenzione. Non semplice, dal momento che stava due piani sotto.
<< Non muovetevi! >>
Prima che potesse aggiungere altro, le scosse ripresero – senza preavviso, senza possibilità di salvezza - e furono irresistibili. Stavolta Amelia e Lina stridettero come gazze, in preda al panico.
<< Potreste cadere nel crepaccio! >>
<< La collina si apre in due! >> boccheggiò la principessa.
Zelgadiss la trattenne per un lembo del mantello, giusto in tempo da impedire che cadesse nell’immenso baratro, che s’apriva innanzi ai loro occhi.
Era vero.
Tutto reale.
Dalla gola salì un insopportabile lezzo di marcio.
<< Si sta aprendo il passaggio >> mormorò Zeross.
Philia, l’unica in grado di udirlo, piegò il collo per vederlo in volto.
<< Quale passaggio?! >>
<< Oh >> rabbrividì Amelia. << La città è precipitata di sotto. L'hanno… l'hanno sradicata e gettata nella gola. >>
Non stava mentendo. Nelle pareti della gola erano incastonati tetti, panchine, statue commemorative… una vera e propria città, compressa nella terra. Come una casa di bambole dimenticata in giardino da molto, molto tempo.
<< Ma chi? >> sussurrò Lina.
Il terremoto raggiunse il suo apice e tutti urlarono, artigliando la terra. Philia, che cose alle quali aggrapparsi ne aveva ben poche, ghermì il mantello di Zeross, bloccata tra lui e il muro.
Dopo un'attesa interminabile, gli scossoni cessarono, stavolta per sempre.
Qualcuno si rialzò, incerto. La maggior parte doveva attendere che il senso di capogiro svanisse.
<< Oh, sia ringraziato Ceiphied >> balbettò Amelia, crollando sull'erba.
Lina scostò la faccia dall’erba per guardare. La collina era irriconoscibile. Non sembrava nemmeno più una collina. Era slittata via.
<< Ma che diavolo è? >> esclamò Zelgadiss, fissando la forra con aria bellicosa.
Sporse la testa con prudenza. Il fondo non si vedeva. Vapori, nebbie e detriti leggeri venivano spazzati da venti misteriosi, carichi di magia.
<< L'entrata per Silvering-di-Sotto >> rispose Zeross, tenendo una mano sulla guancia che Philia aveva schiaffeggiato per un presunto “palpeggio”. Una minuscola vena rossa gli pulsava sulla guancia. Lui, lui palpare un drago!
<< L'entrata per cosa?! >>
Il mazoku sventolò una mano, mentre accanto a lui Philia faceva tanto d’occhi.
<< Sentite, credo che prima dovremmo discutere di un altro problema. >>
Ora tutti erano in piedi, si tastavano i vari acciacchi e lo guardavano con più o meno attenzione.
<< Sarebbe? >> risposero.
Lui puntò l’indice verso il basso e lo roteò, segno di voltarsi.
Loro lo fecero.
Si trovarono davanti niente meno che schiere e schiere di mostri sbavuscianti, armati fino ai denti, che avanzavano in religioso silenzio. Oh benone. Da una parte, un esercito di bestiacce, dall’altra una spaccatura di quindici metri.
I capi uscirono dalla massa, brandendo asce affilate.
<< Perché camminano in punta di piedi? >>
<< Lina, c’è poco da elucubrare. Eravate tanto concentrati su voi stessi che sarebbero riusciti ad accopparvi comparendovi di sorpresa alle spalle >> sorrise Zeross.
<< Che c’è da ridere? Ti puzza la vita? >>
<< Ecco, mi sembrava un po' strano che la cosa finisse lì >> commentò Gourry. Lui e Zel rotearono le spade.
<< E noi siamo senza poteri. Continuano a giocare le stesse carte e continuiamo a fare gli stessi errori. >>
<< Ma Philia, non conosciamo nemmeno il modo in cui riescono a privarcene >> disse Amelia. << Sono carte coperte! >>
<< Non stiamo giocando a soldi >> sbraitò Lina, stropicciandosi la fronte. << Qui ci rimettiamo la pelle! Ooohn, che fare, che fare? Pensa, pensa! >>
Zeross le venne in aiuto.
<< Dev'esserci qualcosa che ci isola dal resto del territorio, perché questa non è zona di rifrazione. Se troviamo il talismano, l’albero… >>
La maga pensò a Kanzel, e rivide una scena molto simile. Risentì le voci delle persone che l’aspettavano… rivisse le stesse sensazioni. Solo che, stavolta, c’erano dentro tutti. Un momento… dentro. E il talismano…
<< Potrebbe essere qualunque cosa… >> continuò il mazoku. << Ma se lo troviamo… >>
<< Mi meraviglio di te, Zer. Questo tipo di talismani sta fuori del campo, non dentro. >>
<< Non sempre. >>
<< Non c'è tempo! Argh! >> la Blast Sword cozzò contro l'ascia di un rettile, tagliandola in due e passando al proprietario. << Pensiamo a non morire, intanto! >>
<< Ben detto. >>
<< Forza e coraggio! Cerchiamo di scappare lo stesso. >>
<< Dragon slave! >>
Sui palmi tesi di Lina si arricciarono due nuvolette di fumo.
<< Arrggh, io odio i trucchetti in stile Mazenda! >>
<< Philia, tu sta' dietro di me e coprimi con l'aiuto della mazza >> ordinò Zeross, traendola in disparte. Mentre lei sfogava la propria frustrazione su parecchi mostri, che francamente non invidiava, lui cavò di tasca una piccola spirale di madreperla.
La scrutò, sospettoso. Poi vinse la diffidenza. Non c’era altro modo, e l’orgoglio era un boccone meno amaro di una randellata.
La bella Lady diede tre grandi bracciate in pieno oceano. Di tanto in tanto un delfino le permetteva di aggrapparsi alla pinna dorsale e la conduceva.
Fu davvero una strana sensazione per lei risentire, dopo secoli, la voce di un subordinato nella mente. Da quando le sue erano state distrutte, aveva avvertito un senso di liberazione. Niente legami… niente responsabilità.
Le onde erano deboli, saltuarie. Qualcosa non andava.
Che succede?
Silenzio.
Rispondi!
Dopo lunga attesa, che trascorse fluttuando a pelo del mare, arrivò la risposta.
I… i miei rispetti, Lady Dolphin…
Conciso, chiarì lei. Contro chi?
Cacciadraghi. Son riusciti ad individuarci poco lontano dai confini di Kalmaart.
Li avete passati?
Sì. Hanno praticamente raso al suolo Silvering-di-Sopra… e prima che potessimo accorgercene eravamo accerchiati, niente poteri magici.
Anche i tuoi?
Pausa.
Così pare, Lady.
Pare oppure è?
Ugh… il mazoku era stato colpito e indietreggiò verso il burrone. Se non venite ad aiutarci, Lady, la compagnia è morta, il cucciolo di drago preso. C'è una cupola che ci isola dall'esterno, e l’oggetto chiave è là.
Ah, meraviglioso pronostico… bofonchiò Dolphin.
Zeross non si fece più sentire.
Lei andò sotto con la testa, cercando di leggere le acque che pettinavano la splendida capigliatura. Non voleva farsi vedere da comuni mortali. L’ultima volta che l’aveva fatto era stato insieme a… quando era una scema, insomma, una povera mentecatta. Bastava ricordare che fine aveva lui.
Dall’altro lato c’era Vargarv, il sopravvissuto, i draghi dorati e il patto. Zeross doveva essere in netta inferiorità numerica per non aver tempo di localizzare e distruggere, con un colpo di bastone ben assestato, il fulcro di uno scudo.
A quanto pare è destino.
Ormai il gruppo era in un vicolo cieco. Sebbene Gourry, Zel e anche Lina si dessero da fare con la spada e fossero avvantaggiati dall'esperienza, non avevano da pensare solo a se stessi; e la calca infinita li stava sopraffacendo. Zeross, Vargarv e Philia erano rimasti isolati e tra loro e il precipizio stava appena mezzo metro.
<< Vieni! >>
Il demone la prese per un braccio e saltò nella voragine, facendola urlare così forte da resuscitare i morti.
<< Ma sei impazzitooo?! >>
Lo stomaco le si attorcigliò e formicolarono tutti i muscoli, sospesi nel vuoto. Ormai era finita, finita, avrebbero fatto la stessa fine di un’omelette. Invece atterrarono su un'ampia e sicura sporgenza. Questo non bastò a risparmiare a Zeross cinque dita di violenza sulla faccia.
<< Hey! >>
<< DICO, POTEVO MORIRE DI INFARTO! >>
Ecco. Adesso era pure assordato.
<< E mi spieghi cosa ci inventiamo se crolla? O se saltano come abbiamo fatto noi, e ci piombano tra capo e collo? >> la draghetta alzò il viso al cielo, cercando di scoprire se qualcuno si stava interessando alla loro bravata.
<< Non si butteranno >> assicurò lui << Se mancassero l'arrivo o cedesse la sporgenza, precipiterebbero anche loro… e non penso che ci tengano… >>
<< Se lo capiscono, poi, cosa vuol dire precipitare! >>
<< Non hanno un'aria molto intelligente, vero. >>
<< Sì, ti assomigliano abbastanza. >>
Il demone riprese il muso che dedicava solo alla presenza di un drago dorato egoista, viziato e smorfioso. Philia digrignò i denti quando sottolineò la cosa a parole.
<< E pensare che ho pure chiamato aiuto. >>
<< E come, di grazia. >>
Lina e compagnia li scorsero e scambiarono un'occhiata.
<< Dalla loro posa… >>
<< …sì, stanno litigando di nuovo. Tiè! >>
Clash.
<< Riescono a litigare anche in situazioni come queste... >> mormorò Gourry.
Nel cielo, il sole riuscì a sconfiggere le nuvole proiettando i suoi raggi su una superficie liscia e lucente. Era lo scudo, una cupola tanto perfetta da sembrar di cristallo. Philia si appiattì contro la parete.
<< Guardate! >> esclamò Amelia, puntando il dito.
I mostri indietreggiarono.
Lì intorno si aggirava una presenza potente, inquieta, e ne erano intimiditi, poiché non la conoscevano. Zeross sorrise.
Fu nel vuoto, nell’azzurro del cielo che nacquero le sfere luminose. S’avventarono a grappolo sulla cupola, vorticose e incandescenti. L’impatto generò un’accecante scintilla.
Philia rimase a guardare; era un Dark Lord, quello, eppure non aveva mai visto una magia del genere. Non aveva quasi nulla di demoniaco.
<< Non agitarti o cadrai di sotto. >>
<< Non è colpa mia, è una strana sensazione. >>
Per dieci e dieci volte ancora Dolphin regalò con generosità la sua forza alla causa. Ma all’ennesimo scoppio lo scudo era ancora in piedi. Incrinato, sì, ma tenacemente in piedi. La Lady serrò i denti, valutando le possibilità di cui disponeva. Spostò lo sguardo alle creature imprigionate. Non vedeva il subordinato, ma la lotta era momentaneamente sospesa. Continuò a fluttuare. Indecisa.
Sì, avrò bisogno…
Stese le braccia e la luce del sole plasmò una sottile, lucida linea d’oro, attingendo al suo magnifico colore. Era qualcosa che ogni marinaio non poteva dimenticare, che ogni leggenda non poteva tacere. Il tridente della regina del mare.
La regina ascese a quello stesso sole, superandone la soglia e lo splendore, mentre la magnifica arma si arroventava.
Poi più nulla.
Il silenzio regnò sovrano.
<< Giù! >> gridò Zeross.
Un proiettile luminoso precipitò, con la grazia di una stella cadente. E il tridente trapassò la barriera come se fosse stata gelatina, sulla spinta di una forza primordiale. Dolphin ansimò, scuotendo la testa per schiarire la vista arrossata. La terra tremava, lo scudo resisteva.
<< Ngh... >>
I suoi occhi girarono nelle orbite e, quando alzò il capo, erano sinistri.
<< Qui si mette male >> commentò Zeross.
Oscurità liquida e soffocante... o tu che domini l'antro maligno, acque, datemi il potere...
Le stesse parole risuonarono nella mente del subordinato, facendogli spalancare gli occhi. Philia guardava, inorridita, la cupola creparsi come se dovesse, da un istante all'altro, esplodere e crollare in mille pezzi taglienti.
Amelia e Zelgadiss approfittarono della stasi per ricongiungersi a Lina e Gourry; si buttarono a terra, evitando le crepe. Ormai era questione di attimi.
Dal tridente sgorgarono onde rosse e liquide, che percorsero tutta la superficie della cupola, toccando terra per distruggere il talismano, ovunque esso fosse. Poi, inaspettatamente l’ostacolo cedette.
La terra venne falciata da lame insanguinate.
Zeross fu sbalzato via. Spruzzi di terriccio dall'alto.
<< Santo cielo! >> gridò Philia, pigliandolo per il colletto. I piedi erano ancora sulla sporgenza, il resto del demone decisamente oltre.
Dolphin risollevò il tridente, rosso, incandescente.
<< Se ti lascio fai un bel volo, eh? >> scherzò Philia.
<< Non morirei comunque. >>
La Lady allargò le braccia.
<< Quiesce. >>
Le volute di magia disgregarono, tornando pure particelle di magia. La distruzione cessò così, placida.
Philia emise una risata sollevata, ma, da perfetta imbranata, perse a sua volta l'equilibrio; lo zaino con Vargarv, rimasto impigliato in alcune radici, li trattenne, mentre Philia dava aria ai polmoni, spaccando i timpani; poi il cuoio delle spalline si spezzò.
La sacca penzolò lì come un cappello, mentre demone e drago volavano giù.
<< Levitazione! Levitazione—aarggh…! >>
Amelia si mangiò le mani.
<< Santo cielo, perché non funziona? Philia! >>
Le ultime vestigia dello scudo stavano tuttora cadendo, sconfitte. Il campo isolante era stato tanto forte da disgregarsi in modo vischioso, lento fino all’agonia, e dall’alto verso il basso – ciò significa che il ritorno dei poteri non avrebbe raggiunto il fondo della gola prima di loro.
Un rumore di ferraglia.
<< Non è ancora finita. Preparatevi a morire! >>
<< Ma allora sono proprio scemi >> puntualizzò Lina, studiando i mostri. Unì le mani e le separò a poco a poco, sogghignando. << Ma adesso conduciamo noi il gioco. >>
Dopo aver allegramente carbonizzato ogni forma vivente che somigliasse a un bipede squamoso (Zel rischiò parecchio), Lina si buttò in picchiata nelle profondità della terra. Amelia e Zelgadiss presero Gourry sotto le braccia e la seguirono.
<< Oh nooo… >> piagnucolò il mercenario.
La bella Dolphin, ancora sospesa a mezz’aria come un ragno, rimase basita.
<< Certo che hanno energia da vendere. >> Mise le mani sui fianchi, snelli, giovanili e rotondi. << Però potrebbero ringraziare. Non si lamentino mai più che i Dark Lords ce l'hanno con loro! E Zeross, ooh, Zeross aspetti solo di chiamarmi un’altra volta! >>
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