LASCIA CHE IO T'AMI
CAPITOLO 08

If you were a king up there on your throne
Would you be wise enough to let me go
For this queen you think you own

Dido – Hunter

Si era svegliato, come si aspettava, con un terribile mal di testa che gli attraversava il capo da tempia a tempia, e sbuffò portandosi una mano sugli occhi. Aveva passato quasi l’intera notte a bere davanti al caminetto della sala comune, poi si era avventurato lungo gli scuri corridoi del palazzo, fino a trovare i suoi appartamenti e a buttarsi sul letto, fino a piombare in un sonno che sembrava il preludio ad un coma.
Di nuovo sbuffò rumorosamente quando una nuova fitta gli serrò la testa, ma decise di non applicarsi comunque il Recovery: sentì che una tazza (anzi, molte tazze) di buon caffè erano quello di cui aveva bisogno.
Lentamente, molto lentamente, si vestì, aggiustò leggermente i capelli disordinati e uscì. Immediatamente un brivido gli percorse tutta la schiena, e si strinse di più nel mantello, gettando un occhio al panorama esterno; Saillune si presentava grigia quella mattina, avvolta da una nebbia strana per essere primavera, una nebbia che lasciava presagire una abbondante nevicata.
Mise piede nella sala comune e si stupì di trovarla ancora vuota, tranne che per una persona che non conosceva. Imprecò silenziosamente, pensando che non voleva avere assolutamente qualcuno tra i piedi quella mattina, la mattina dopo che Amelia lo aveva scaricato.
Mentre stava ancora decidendo sul da farsi (pareva che l’uomo non l’avesse ancora notato) , sentì una voce provenire da dietro alle sue spalle che lo fece saltare.
“Buongiorno signore! Cosa le porto per colazione?”
Zelgadiss si voltò verso la bassa fantesca che gli stava alle spalle e strinse gli occhi mettendo bene a fuoco ed osservandola attentamente. Poi sospirò “Del caffè, per favore. Molto caffè.” La ragazza annuì e lasciò la stanza in tutta fretta. Zelgadiss sentì l’uomo seduto ridacchiare e si voltò a fissarlo indispettito: che c’era di tanto divertente? Ehi, quel damerino dai capelli biondi stava ridendo di lui!
Si avvicinò al tavolo irato, e si sedette senza degnare di uno sguardo l’altro uomo, aspettando pazientemente il suo caffè, quando la voce dell’altro commensale lo distolse dai suoi pensieri.
“Dovete perdonarmi se prima ho riso, signore, ma quando avete chiesto il caffè a quella servetta avevate uno sguardo davvero assonnato.” Sfoderò un radioso sorriso e Zelgadiss si limitò a rispondere con un secco ‘hum’ , pensando che ci dovevano essere almeno sessantaquattro denti un quella bocca.
“Così…..” evidentemente l’uomo non aveva nessuna intenzione di trangugiare la colazione in silenzio e lasciarlo in santa pace “….voi siete uno degli amici di Amelia-san, giusto?” lo guardò intensamente e la chimera alzò un sopracciglio. Amelia-san…?
“Esatto.” Maledizione, quanto ci metteva quel dannato caffè ad arrivare?
“Io sono il Marchese Ulrich Flaus Cassel, molto piacere” gli allungò la mano per salutarlo, ma in tutta risposta la Chimera incrociò le braccia e lo guardo ostile.
“Zelgadiss Graywords.” Rispose asciutto.
Ulrich annuì, lasciando cadere la mano, e per un attimo la Chimera giurò che avesse perso il sorriso. Il caffè finalmente arrivò in una pregiata brocca e Zelgadiss fu felice di immergersi in quel mare nero; il caldo del liquido incominciò a risvegliarlo, mentre gli scendeva lungo l’esofago.
Ben presto però l’indifferenza suscitata dalla presenza di quell’uomo lasciò posto alla curiosità, e un incredibile voglia di sapere qualcosa in più sull’identità di ‘Mister Sorriso’ lo prese. Posò di nuovo la tazza lentamente e continuò a fissare l’uomo.
Ulrich se ne accorse e imitò il gesto della Chimera smettendo di bere. “Ebbene?”
“Chi siete?” chiese Zelgadiss, incrociando nuovamente le braccia. Fuori il cielo minacciava pioggia.
“Eh?Ve l’ho detto, mi chiamo…”
“Non m’interessa come vi chiamate. Voglio sapere che ruolo avete, perché siete qui a Saillune.”
Di nuovo, un sorriso si aprì sul volto del marchese, rivelando un’ordinata fila di denti bianchissimi, contornati da rosee e strette labbra. “Pensavo che Amelia-san avesse già dato la notizia ai suoi amici…”
Zelgadiss battè le palpebre, mentre uno strano sospetto cominciava a manifestarsi “No….non mi ha detto nulla…” Non che avessero parlato molto, pensò…in un attimo la figura della principessa gli comparì nella mente, ma riuscì a cacciarla quasi subito. Appoggiò la testa ad una mano, aspettando la sua risposta.
Ulrich fece una faccia contrita “Oh, questo mi dispiace……beh, io sono…..il suo corteggiatore ufficiale.” Ma la sua espressione era di nuovo cambiata e ora sembrava deriderlo apertamente, mentre di nuovo imitava Zelgadiss appoggiando anche lui la testa sul dorso di una mano, e sfidandolo apertamente con lo sguardo.
La Chimera cercò di mantenere un comportamento distaccato, ma non poteva fare a meno che il suo cuore battesse all’impazzata, che il suo stomaco si contraesse e che le sue mani tremassero. Perché quel damerino?Perché Amelia non gliel’aveva mai detto?Scosse il capo, come per liberarsi da quei pensieri, e la sciò andare la tazza col caffè che aveva in mano.
“Ufficiale?” chiese, con un filo di voce. Si odiò per la debolezza che stava dimostrando davanti a quell’uomo…Mister Sorriso annuì “Si, ufficiale. Ho ricevuto l’approvazione di sua Maestà Philionel El di Saillune in persona.” Non si preoccupò di nascondere una risatina irritante, che fece arrabbiare l’altro ancora di più. “Mi sembra davvero strano che….” Scoccò un’occhiata in tralice alla Chimera, ma continuò imperterrito “…una donna bella ed intelligente come lei non abbia ancora un marito…” lo guardò ancora e Zelgadiss incominciò a pensare a QUANTO sarebbe stato bello prendere a pugni quel bamboccio impiccione “…ma sicuramente voi la conoscete meglio di me e…”
“Basta così” sbottò alla fine, incapace di trattenersi oltre, e prima che il marchese potesse aggiunger qualcosa, la pesante porta della sala si aprì lasciando entrare la principessa.
“Ehilà, parli del diavolo e spuntano le corna” sussurrò Ulrich appena la vide, accennando nel contempo ad un’altra smorfia che doveva essere un sorriso, e guadagnandosi l’ennesima occhiataccia da parte dello sciamano.
Amelia avanzò lentamente verso il lungo tavolo di noce, stringendosi di più nel mantello felpato forse a causa del freddo, e pareva sinceramente stupita di vedere i due uomini insieme. I suoi passi risuonavano sui marmi che lastricavano il pavimento, e passando una mano lungo il tavolo si avvicinò ai due di loro, notando di aver attirato la loro attenzione: soprattutto quella di Zelgadiss, che aveva levato lo sguardo verso di lei.
“Buongiorno” li salutò poi, scostandosi i capelli delle spalle e sedendosi accanto ad Ulrich ma di fronte a Zelgadiss, e fece un gesto alle serve affinché le servissero la colazione.
“Dormito bene, Amelia-san?” chiese Ulrich proprio quando Zelgadiss stava per dire qualcosa. La Chimera allora si decise a fare ciò che gli riusciva più bene: l’indifferente, e aspettare per vedere come stavano le cose.
“Si grazie” sorrise lei, e ringraziò anche quando la colazione le fu servita. Di nuovo si sentì un tocco alla porta e ne entrò un attendente, presumibilmente quello della famiglia Flaus Cassel, che si avvicinò al tavolo velocemente, altrettanto velocemente si inchinò e poi parlò “Mi dispiace disturbarla, mio Signore, ma suo padre la desidera urgentemente nei suoi appartamenti.”
Il diretto interessato sbuffò, ma si alzò risolutamente “Beh, dispiace anche a me lasciare una così….piacevole compagnia…”Scoccò di nuovo un’occhiata a Zelgadiss “..ma sembra che degli affari mi attendano.” Si rivolse ad Amelia “Spero di vederti presto” le sorrise e Zel notò che la sua amica stava arrossendo. Lentamente il marchese abbandonò la sala, lasciando che il mantello volteggiasse dietro di lui.
Restarono di nuovo pesantemente in silenzio, mentre Zelgadiss non riusciva a levarle gli occhi di dosso, pensando a quello che la scorsa notte gli aveva vomitato addosso, parole di una donna decisa e matura, quale non si sarebbe mai aspettato che fosse. Ma in fondo, eliminati gli ‘eccessi’ del carattere espansivo di Amelia, era sempre stata una ragazza molto matura; e questo non faceva altro che far aumentare la voglia di lei. Ma quella notte aveva deciso che si sarebbe trattenuto, rispettando i suoi desideri, e avrebbe aspettato per vedere come si sarebbe messa la situazione, cercando di fare la parte del silenzioso osservatore, come spesso si trovava a fare. Ma l’incontro di quella mattina aveva sconvolto i suoi piani. Ancora non riusciva a rendersi conto di aver lasciato la principessa, la donna che amava, da sola, per ben quattro anni, così come non era ancora entrato nella mentalità che lei avrebbe potuto avere un altro uomo al suo fianco, un uomo diverso da lui. L’amore di Zelgadiss finora era stato del tipo ‘o con me o con nessuno’ e adesso che lui non la poteva avere si era trasformato in un egoistico ‘con nessuno’ , che lo faceva rodere dalla rabbia ogni volta che ripensasse a quel damerino che le ronzava intorno. Da quanto tempo lo conosceva? In che rapporti erano? Ulrich (o come diavolo si chiamava) gli aveva detto che era il suo corteggiatore ufficiale, ma lui non ci credeva molto; non ci avrebbe mai creduto fin quando Amelia stessa non gliel’avrebbe confermato. Ma non poteva chiederglielo ora, o avrebbe fatto la figura del geloso (il quale realmente era); no, pensò, meglio aspettare.
Finalmente Amelia alzò gli occhi dal suo piatto e gli sorrise, timidamente. Poi, forse per rompere la tensione, domandò “Dormito bene?”
Zelgadiss la fissò, in bilico fra stupore e odio “Mi stai prendendo in giro, Amelia?” incrociò le braccia. Davvero non se ne rendeva conto?
La principessa scosse il capo “Scusa. Cercavo solo di essere gentile.”
“Puoi smettere con la tua cortesia d’etichetta anche subito, preferisco essere riempito d’insulti piuttosto che questa falsa gentilezza.” Strinse i pugni. Ecco che ci risiamo, pensò.
Amelia smise di sorseggiare il the che si era appena versata, e sospirò “Hai ragione, Zelgadiss-san….ma dopo quello che è successo ieri sera mi sembra strano fa finta di nulla…”
“Oh, insomma, Amelia!” sbottò lui “Comportati come al solito, e non sentirti in colpa per….ieri.” In colpa di che?Dei, era lui che doveva sentirsi in colpa! “Come vedi non mi sono buttato giù da un ponte, e non ho intenzione di farlo, quindi….tranquilla.” sospirò.
La principessa lo guardò interdetta “Oh….beh….capisco…” alzò le spalle “Allora….” Non sapeva come cominciare e riprese a fissare il suo piatto di salsicce “…..vedo che hai conosciuto Ulrich-san…”
Zelgadiss riuscì a mandare giù il caffè che stava bevendo prima di strozzarsi “Si…” disse, con un filo di voce.
“Lui è….un amico…” le guance di Amelia incominciarono ad arrossarsi, e la Chimera l’interpretò come un cattivo segno.
“Sono contento” mentì, e vide il volto di Amelia illuminarsi. Di colpo le venne voglia di chiederle ‘Da quanto te lo porti a letto?’ ma si trattenne, ben sapendo che era una cattiveria gratuita e del tutto inutile: la principessa non faceva quelle cose, ne era sicuro. Ma il solo fatto che ne avesse parlato era come se legittimasse la sua presenza al Palazzo. E questo gli dava ENORMEMENTE fastidio.
“Da quanto tempo lo conosci?” non avrebbe voluto chiederglielo, ma era stato più forte di lui. Uh, Amelia sta sorridendo ancora, pensò. Chissà se aveva mai avuto quel sorriso quando parlava di lui?si chiese, ma quella ormai era acqua passata e teoricamente non doveva importagliene più. Di nuovo una fitta gli serrò lo stomaco.
“Da poco più di una settimana” asserì, ancora sorridente. “A pensarci, questo breve periodo è stato molto più intenso di questi quattro anni messi assieme….” Zelgadiss appoggiò la testa al polso e continuò a fissarla “Cosa hai fatto in tutto questo tempo?”
“Eh?” lo guardò stupito “Beh, questo dovresti dirmelo tu…” ma prima che la Chimera potesse replicare la principessa continuò “Non importa, non fa nulla…” il suo sorriso era completamente sparito, ma continuò a parlare “Beh, che vuoi che abbia fatto?Sono diventata l’Erede Incoronato, ora, e questo non ha fatto altro che aumentare il mio carico di lavoro: firmare scartoffie, fare da paciera tra qualche nobile impazzito e basta. Ah, poi ho organizzato un matrimonio.”
Gli scoccò un’occhiata di rimprovero, e Zelgadiss alzò le spalle, pensando che quelle frasi ironiche sarebbero state meglio su di lui che su di lei e le restituivano un’immagine più realistica e diversa da quella che ancora albergava nella sua mente. Già, la piccola Amelia era davvero cresciuta.
“Senti….mi dispiace non essere venuto al loro matrimonio….immagino che Lina sarà stata furiosa con me….”
Amelia rise, e inclinò un po’ la testa, mentre giocherellava con la forchetta. Evidentemente aveva deciso che quella mattina non aveva fame. “Figurati…..lei era emozionata, tesa…..un po’ stranita, se te la riesci ad immaginare...” Si strinse nelle spalle “Era un’altra persona ad essere arrabbiata, anche se ormai si era rassegnata.” Il suo sguardo si era perso nel vuoto, e Zelgadiss sapeva che quel discorso era indirizzato a lui e sapeva di dover dire qualcosa in quel frangente, ma non gli era venuto in mente nulla, stranamente, e aveva preferito starsene zitto, fermo ad ammirare i suoi capelli lisci che le scendevano sulle spalle.
Dopo qualche attimo di silenzio, Amelia si scosse e lo fissò sorridendo “Chissà cosa stanno facendo Gourry-san e Lina-san?Non sono ancora scesi per colazione.” Anche la Chimera fu sorpresa dal repentino cambio d’umore (e d’argomento) della principessa, e reagì battendo le palpebre “Beh, avranno deciso di dormire un po’ di più oggi” ridacchiò, e vide le guance di Amelia colorarsi di rosso mentre accennava ad un sorrisino.
“Cattivo Zelgadiss-san!Può darsi che siano solamente stanchi!” si portò una mano alla bocca, soffocando una risata ma senza grande successo. Anche lo sciamano sorrise prendendo un altro sorso di caffè. “Appunto, è proprio quello che intendevo.” E alla principessa scappò un altro sorriso.
Proprio in quel momento entrò nella grande sala lo spadaccino, accennando ad un saluto con l mano destra, mentre con l’altra si copriva la bocca tentando di trattenere uno sbadiglio. I due commensali si voltarono scambiandosi un’occhiata di tacita intesa.
“Ciao ragazzi” li salutò Gourry, andandosi a sedere vicino alla Chimera. Immediatamente la stessa cameriera che aveva servito a tutti la colazione si avvicinò a lui, chiedendogli cosa desiderasse.
“Buongiorno Gourry-san” lo salutò Amelia, poi si alzò, mettendo diligentemente a posto le sue posate “Devo andare: già sento mio padre che si domanda che fine abbia fatto.” Salutò con la mano e lasciò la sala, facendo di nuovo risuonare dietro di sé i tacchi delle sue scarpe.
Rimasti soli, Zelgadiss guardò per un poco lo spadaccino mangiare pigramente, poi gli chiese “Dov’è Lina?”
Il biondo si voltò a guardarlo per qualche secondo, inghiottendo poi lentamente il boccone che stava masticando. Zelgadiss pensò di aver fatto una domanda poco opportuna, ma Gourry sorrise, cancellando i suoi dubbi “Sta dormendo ancora, ma penso che tra poco sarà qui”. Continuarono a fissarsi “Hai parlato poi con Amelia?”
“Uhm, si….stanotte…..”
Gli occhi di Gourry cominciarono a brillare e un sorriso furbo gli attraversò il viso “Ah-ha!’Stanotte’…”
La Chimera scosse la testa, imbarazzato “Non è andata affatto come pensi…”
Il sorriso sul volto dello spadaccino scemò “Ah” si grattò la fronte “si è arrabbiata?” tagliò un pezzo di salsiccia e se lo infilò in bocca.
Zelgadiss annuì “Beh, era quello che mi aspettavo, però….credevo che fosse la cosa migliore, per me e per lei, ma non è affatto così.” Alzò le spalle. Gourry lo fissò, poi gli dette una pacca rassicurante sul braccio.
Il resto della colazione lo passarono in silenzio.

***

Mugugnò qualcosa nel sonno e per l’ennesima volta cambiò posizione da un fianco all’altro, abbracciando il cuscino. Lentamente mosse una coscia in avanti e la camicia da notte che indossava le si alzò ancora di più sopra i fianchi, lasciandoglieli leggermente scoperti. Rabbrividì al contatto della sua pelle con l’aria leggermente fredda della camera e alla fine, sempre lentamente, aprì gli occhi.
Lina Inverse Gabriev si alzò di scatto, giusto per constatare che Gourry non era al suo fianco. Si era alzata prima di lei, evidentemente, ed era uscito prima dalla camera. L’aveva lasciata sola.
Si portò una mano alla testa, aggiustandosi leggermente i capelli scompigliati e sbuffò. Gourry era ancora arrabbiata con lei?Beh, se ne infischiava. Si lasciò di nuovo cadere sul letto, stringendo al petto il cuscino di suo marito. Non era vero. Non era affatto vero, se ne importava eccome, pensò, altrimenti non si sarebbe sentita così male…strinse di più a sé il cuscino, inspirando il profumo di Gourry, salato e speziato allo stesso tempo, quel profumo che lo faceva impazzire…un nodo le strinse la gola, sentì gli occhi pungerle e nascose il volto tra le lenzuola. Era incredibile quanto una cosa del genere, un semplice litigio, potesse sconvolgerla così tanto, ed era incredibile come sentisse la mancanza di lui nonostante fosse così vicino, e come la cosa che desiderava di più era stare in armonia con lui. Si domandò repentinamente come avesse fatto Amelia a vivere quattro anni senza Zelgadiss, senza la persona che amava e senza nemmeno uno straccio di chiarimento da parte sua…come aveva fatto a calmare i suoi sentimenti?Non riusciva proprio ad immaginarlo.
Ci stava ancora pensando quando decise che era giunta l’ora di darsi una mossa e scendere giù, prima che i suoi amici la dessero per dispersa. Inoltre doveva assolutamente parlare con Amelia perché aveva qualcosa di importante da chiederle. E doveva fare pace con Gourry, già.
Scese dal lato e si avviò verso il grande comò di legno dipinti (oh, quanto amava il lusso di Saillune!) e i suoi piedi toccarono il freddo pavimento, nonostante fosse coperto da uno spesso e lanoso tappeto, prese la grande brocca d’acqua calda e versandola nel catino di porcellana, quando notò qualcosa che la distrasse. Posò la brocca, ora svuotata del suo contenuto, e si apprestò a prendere in mano l’oggetto della sua attenzione: un bigliettino candido che troneggiava sul grande comò. Con il cuore che le batteva forte, come una bambina, lo prese tra le mani, tastandolo leggermente come per assicurarsi della sua consistenza reale, e alla fine lo aprì. Riconobbe immediatamente la scrittura veloce e un po’ sgraziata di Gourry, e di nuovo si sentì stranamente emozionata. Il bigliettino diceva semplicemente:

“Perdonami, ti prego, per stanotte. Ti amo.

G.”


Con un sorriso saltellò un po’ per la stanza, avvicinandosi al comodino e appoggiando il biglietto accanto alla fede nuziale, che usava togliersi la notte per paura che le scivolasse dal dito; era felicissima, l’angoscia che l’aveva tormentata tutto il giorno era svanita e aveva lasciato posto ad un’incontenibile gioia. Si sentiva sollevata e svuotata di tutte le energie, come….beh, che importava?Doveva assolutamente muoversi, trovare Gourry e poi Amelia.

***

Scese giù nella sala comune, e di nuovo la trovò vuota. Sbuffò: se non c’era nessuno allora doveva essere davvero tardi. Perché Gourry non l’aveva chiamata?Quasi quasi le era anche passata la fame, ma il suo stomaco protestò sonoramente al solo pensiero di saltare la colazione. Così si accontentò di fare colazione da sola, non che la cosa le piacesse ma vi era costretta, e si catapultò fuori dalla sala, avanzando velocemente verso non-sapeva-dove, alla ricerca di suo marito o della sua amica.
Camminò un po’ per i corridoi del palazzo, divertendosi ad ammirare di tanto in tanto i quadri e le suppellettili che trovava esposte qua e là, e incrociando qualche nobile di passaggio che puntualmente le rivolgeva un’occhiata di insofferenza girando immediatamente le spalle. Cosa che non mancava ogni qualvolta di farla arrabbiare, aveva sempre avuto l’impressione che i nobili di Saillune non la ritenessero la benvenuta nella Capitale della Magia Bianca, e che facessero di tutto per farla sentire a disagio, nonostante i membri della Famiglia Reale provassero un sincero affetto verso di lei. Era accaduto anche al suo matrimonio: nel tempio in cui si era svolta la funzione, i nobili non facevano altro che squadrare lei (e Gourry, ovviamente) con un’aria di sospetto e superiorità che la faceva andare in bestia. Stava quasi per perdere la pazienza quando la stretta di mano di Gourry la riportò alla realtà. Come al solito, lo spadaccino l’aveva salvata: e solo allora si concentrò su quello che stava accadendo realmente, Dietro di lei aveva scorto con la coda dell’occhio Amelia, seduta tra Philionel e Christopher, che, commossa, le stava sorridendo radiosamente; e solo allora aveva pensato che se lì, in quel giorno, qualcuno aveva il diritto di essere triste o arrabbiata, quella era lei.
Si scosse da quei pensieri quando in lontananza scorse la sagoma di colui che stava cercando; il cuore fece un balzo e lei gli corse incontro.
“Gourry!” chiamò, vedendo suo marito che le sorrideva e che allargava le braccia per accoglierla….aaah,quanto le era mancata quella stretta…..
“Ciao Lina” la salutò semplicemente lui, abbassando la testa per darle un bacio tra i capelli, e stringendola ancora di più a sé. La maga alzò lo sguardo.
“Perché diavolo non mi hai svegliato, stupido?Ormai lo sai che non sono più abituata a non svegliarmi accanto a te!” piagnucolò lievemente, e lui alzò una mano per accarezzarle i capelli “Beh, stanotte ho sentito che ti agitavi, così ho pensato che un po’ di sonno in più non ti avrebbe fatto male…” ancora abbracciati si spostarono leggermente lungo il corridoio, cosicché lo spadaccino ora si era trovato appoggiato al muro.
“Gourry…” incominciò la maga, sentendo di doversi togliere quel peso, ma prima che potesse dire altro lo spadaccino si abbassò verso di lei e premette le sue labbra contro le sue. La maga accolse la sua lingua e con un lieve mugolio incominciò a rispondere al suo bacio, fin quando lui pian piano la lasciò andare, depositandole poi un piccolo bacio sulla fronte “Non dire nulla, Lina….solo….resta così….” La maga annuì e appoggiò la testa sul petto dell’uomo che amava, riposando lì tranquilla, con il battito del suo cuore che la cullava dolcemente…e prese una decisione.
Il tempo passava e loro restavano così, in silenzio e ancora stretti l’uno all’altra “Gourry?” chiamò di nuovo la maga.
“Uhm?”
“Non ti sarai mica addormentato?”
“No….” Sbadigliò, e Lina sorrise.
“Non voglio più litigare con te, capito?” ridacchiò un poco per smorzare la seriosità dell’affermazione “Quindi vedi di comportarti bene.” Rise ancora, ma nel non udire nessuna risposta da lui si fece immediatamente seria, e una strana apprensione la prese. Gourry stava diventando stranamente suscettibile…..alzò lo sguardo preoccupata, e invece si trovò davanti la sua solita espressione serena
“D’accordo…”disse “…ma questo significa anche non litigare più per il pranzo o cose simili?” il suo volto era un eterno sorriso e alla maga qualcosa si sciolse dentro. Si alzò sulle punte baciandolo nell’angolo della bocca e lui le scostò leggermente i capelli dalla schiena, andandole ad accarezzare il collo e suscitando un piccolo sospiro da parte della donna “Ma certo che per quello potremo litigare….anche perché vincerò io, quindi!” sorrise sornionamente, imitata anche dallo spadaccino.
“A proposito, Lina….perché non parli un po’ ad Amelia?”
La maga lo guardò “Eh?Già lo volevo fare, perché?”
Lo spadaccino scosse la testa, facendo muovere i suoi biondi capelli in un modo che rapì l’attenzione della rossa per qualche attimo…..Dei, perché quel giorno lo trovava così dannatamente attraente?
“Non so….le cose tra lei e Zel sembrano essere andate male…”
“Hai parlato con Zelgadiss?”
“Si…” fece una pausa, assumendo un’aria greve “…mi ha detto che le cose non sono andate bene…temo che abbiano litigato, o qualcosa del genere, ma non ha voluto approfondire la cosa.”
Lina scosse la testa “Tipico di Zel….beh, ma in fondo che s’aspettava?Mi dispiace per lui, ma posso ben capire Amelia…come deve essersi sentita quando si è vista abbandonata dalla persona che amava…” lo stesso effetto che aveva provato lei, quella mattina, non trovando Gourry accanto a sé. Solo che quello di Amelia doveva essere stato moltiplicato per mille. Un nodo le strinse lo stomaco nel pensare all’angoscia e al dolore che l’amica, sempre così buona e sorridente, aveva dovuto sopportare. Istintivamente provò una voglia di proteggerla ….da Zelgadiss….ma sapeva che Amelia non era una bambina e che forse si sarebbe arrabbiata per quell’interferenza nella sua vita…..non sapeva che fare.
“Andrò a parlare con Amelia” ribadì decisa “ma non posso promettere nulla, né a te né a Zelgadiss.” Diede un altro affettuoso bacio al marito “E che tutti questi baci ti bastino per un anno!” scherzò, per poi avviarsi lungo il corridoio.
Gourry sorride ancora “Tutto quello che vuoi, Lina.”

***

Era seduta nel giardino principale da circa mezzora e della principessa ancora nulla. Era intenta ad immaginare dove potesse trovarsi la stanza del tesoro della Corona di Saillune (CHISSA’ COME MAI Amelia non aveva mai voluto dirglielo) e aveva scartato già varie possibilità quando sentì una mano posarsi sulla spalla. Saltò su, ma poi si voltò e riconobbe la sua amica che stava aspettando.
“Lina-san….” La chiamò lei, che ansimava vistosamente. La maga suppose che avesse corso per venire da lei “Scusami, sono venuta non appena ho potuto…” si sedette accanto a lei, sulla panchina di marmo lavorato, una delle tante che costeggiavano il giardino esterno al palazzo “…il Concilio stenta a prendere una decisione….se approvare o meno una tassa…..e mio padre non sa che pesci prendere…..perché non vorrebbe gravare ancora sui cittadini…” si strinse nelle spalle “….non lo trova giusto…..ma d’altra parte abbiamo bisogno di denaro…..le casse dello Stato si sono notevolmente svuotate, a causa della pessima gestione delle finanze da parte di mio nonno e dei suoi ‘fidati’ consiglieri…..per non parlare di tutti quei balli…per me….” Scosse la testa “E io me la sono svignata, anche se non avrei dovuto, dato che un giorno tutto questo sarà mio…” abbracciò con lo sguardo la reggia, l’intero giardino, fino forse ad arrivare all’intero regno di Saillune. Ma il suo sguardo era diverso, notò Lina: non è lo sguardo di chi è avido di possedere potere, ricchezza ed influenza, ma lo sguardo di colui che aveva preso coscienza del proprio posto nel mondo, e si apprestava a sostenere il suo ruolo nell’Ordine delle Cose…Amelia aveva trovato quella tranquillità…quella rassegnazione…
“….Amelia?Cosa c’è?” le chiese, sinceramente preoccupata per lei. La principessa la fissò sorridendo leggermente “Non è nulla, Lina-san, non è nulla….”sono felice che voi siate di nuovo qui, quanto tempo vi fermerete?”
Ignorando volutamente la domanda, la maga la fissò negli occhi “E sei anche contenta che ci sia Zelgadiss qui con noi?”
Questa volta fu Amelia a distogliere lo sguardo da lei e a Lina sembrò di aver già vissuto quella scena, un senso di strano deja-vù : tutte le volte (pochissime, per la verità) che Amelia aveva voltato in quel modo lo sguardo in quello stesso modo i suoi occhi si erano oscurati e le lacrime avevano incominciato a rigarle le guance. Ma quella volta la principessa si voltò di nuovo verso la maga e sorrise. Lina si stupì non poco.
“Certo che sono contenta, Lina-san….così finalmente potrò chiarirmi definitivamente con lui.”
L’amica continuò a fissarla. Un leggero venticello si alzò in quel momento, un vento freddo che mandò brividi lungo la spina dorsale di Lina. Riuscì a domare i propri capelli che si stavano scompigliando tutti. “Che significa ‘chiarirmi definitivamente’?Ancora non lo hai fatto?”
La ragazza dai capelli corvini annuì “Si, l’ho fatto….solo….che lui non ha voluto dirmi cosa ha fatto….ed a un certo punto io mi sono arrabbiata e non ho voluto sentir più nulla…..e così gli ho comunicato le mie decisioni.” Lina alzò un sopracciglio. ‘Comunicato le mie decisioni’?Che cos’era quel linguaggio formale?
“Ho….tantissima voglia di sapere cos’altro ha passato in questi anni, ma non mi farò il fegato amaro aspettando che partorisca la sua decisione…” scosse la testa “No, Lina-san, non ho alcuna voglia di rivivere quello che mi sono faticosamente lasciata alle spalle…ho dato tanto a Zel ricevendone in cambio poco o niente e così….preferisco essere all’oscuro di tutto, piuttosto che…” la frase le morì in gola e di nuovo la maga provò quello strano senso di protezione nei suoi confronti…sospirò.
“Lina-san…se sai qualcosa che io non so……” alzò le spalle “non so nemmeno se chiederti di dirmelo o meno….”
La rossa scosse la testa. Il vento si era alzato di nuovo “Non so nulla, Amelia…Zel non ha voluto parlare né con me né con Gourry…..quel testone non vuole sentire ragioni….”
La principessa ridacchiò “Questa è una delle cose che mi sono stufata di sopportare…la mia pazienza non è infinita….Gli ho detto che non sono più innamorata di lui…..”
Lina si voltò di scatto a guardarla, come se avesse ricevuto un secchio d’acqua gelata in testa “Eh?”
“Hai capito bene….”
“Non è possibile!Cioè, Amelia…ti rendi conto di quello che stai dicendo?”
“Troppo bene, Lina-san….”
“Ed è..vero?”
L’altra stette in silenzio per qualche secondo, pensando “Si…credo……non lo so….e Ulrich……”
“AH!E’ quell’uomo con cui stavi parlando ieri?”
La principessa annuì “L’ho conosciuto una settimana fa….credo che sia la cosa migliore per….dimenticare Zelgadiss-san….”
Lina le mise un braccio sulla spalla “Ma non sai se funzionerà….”
Il vento riprese a soffiare imperterrito “No…..”
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