IL LIBRO MAGICO
terzo capitolo
COSI', QUESTA E'ANCORA SEILUNE!

Dopo una notte di viaggio, i tre amici giunsero finalmente nel territorio governato direttamente dalla città di Sailune; restavano ormai da percorrere soltanto 15 miglia e Zelgadiss propose di fare una sosta, almeno finché il sole non fosse stato alto nel cielo.

Il terzetto si accampò in una radura e subito la piccola Myr, esausta, si addormentò sulle ginocchia della madre.

“Poverina… dev’essere davvero stanca…” disse la chimera, parlando sottovoce, “Forse ho commesso un errore nel chiederti di seguirmi, Lina… tua figlia è ancora troppo piccola per affrontare un’avventura del genere… soprattutto visto come si è complicata la situazione adesso…”

La donna sorrise. “Non ti preoccupare, Zel. La mia bambina ce la farà… so che ne ha le capacità… e poi non riusciresti mai a convincerci a tornare a casa… ormai ci hai coinvolto in questa storia e noi vogliamo andare fino in fondo… costi quel che costi!” concluse Lina, decisa. Ma nella sua voce e sul suo volto c’erano i segni della stanchezza: da tempo non faceva più lunghi viaggi a piedi e con la gravidanza il suo corpo si era indebolito ulteriormente. Crescere la figlia da sola, poi, in aggiunta la negozio da mandare avanti, l’aveva sottoposta ad un altro grande sforzo, che si protraeva, giorno dopo giorno, ormai da 5 anni.

Pensando a ciò che Lina aveva passato, Zelgadiss non poté fare a meno di provare rabbia nei confronti di Gourry, che, pur amandola, l’aveva lasciata sola davanti a tutte quelle responsabilità. ‘Perché si è comportato così? Che cosa l’avrà spinto a mollare tutto per fuggire? Non riesco proprio a capire…’ si diceva il giovanotto, osservando l’amica e la bimba che dormivano tranquille, sdraiate sulla nuda terra.

Vedendo Lina addormentata, si aveva l’impressione di trovarsi davanti una ragazza debole e indifesa, fragile come una statuetta di vetro, bisognosa di tutte le attenzioni… nella mente della chimera si affacciò il ricordo della prima volta in cui aveva bivaccato con lei in un bosco: l’aveva catturata il giorno prima, su ordine di Rezo e l’aveva portata al suo castello; poi però lui si era reso conto che il Monaco Rosso lo stava solo sfruttando per i suoi scopi e aveva deciso di ribellarsi… per ripicca aveva liberato anche quella ragazzina, che nemmeno conosceva, per impedire che il suo capo le facesse del male. Dopo essere fuggito, portandola in braccio, si erano accampati nei pressi di un laghetto; lei si era addormentata subito e anche allora, guardandola dormire, aveva avuto la stessa impressione di fragilità… quanti anni erano passati da quella volta? Nove? Dieci? No, no poteva essere trascorso così tanto tempo!

‘E invece sì. Sono passati quasi dieci anni… come vola il tempo! Allora avevo solo 18 anni e lei 14… ma che grande amicizia è nata tra noi… all’inizio non me lo sarei mai immaginato…’

Preso dai suoi ricordi, Zelgadiss si stava assopendo, ma fu bruscamente richiamato alla realtà dal rumore degli zoccoli di un gruppo di cavalli lanciati al galoppo: sulla strada vicina, infatti, stava passando un drappello di cavalieri della guardia reale di Sailune, capitanati da un giovanotto biondo, che non doveva avere più di 30 anni. Vedendolo, la chimera scosse la testa e sorrise. ‘E così sta tornando al castello… beh, credo proprio che lei non sarà felice di rivederlo… ma non potrà farne a meno, prima o poi avrebbe dovuto incontrarlo… spero solo che la sua reazione non sia troppo eccessiva…’

Dopo aver lasciato allontanare i soldati, Zelgadiss decise che era ora di ripartire alla volta della capitale; dolcemente scosse Lina e la figlia per svegliarle.
In breve le due furono in piedi e il gruppetto si rimise in marcia di buon passo. “Sai Zel, hai avuto proprio un’ottima idea quando hai deciso di fare una sosta: sia io che Myr eravamo veramente a pezzi… ma dopo questa bella dormita mi sento pronta a spaccare il mondo!” esclamò Lina, con energia.

Il giovanotto rise. “Sono felice che tu abbia ritrovato le forze, Lina, ma ti ricordo che quello che ci aspetta è ben più difficile che spaccare il mondo… dobbiamo distruggere colui che l’ha creato. E non credo proprio che il signor Choronos si farà sconfiggere senza fare storie…”

“Perché dici così, zio Zel?” intervenne Myr “La mia mamma è forte, e quel brutto cattivone non riuscirà a batterla!”

“Vorrei poter essere anch’io tanto ottimista, tesoro mio” affermò la donna “Ma sono d’accordo con lo zio, non sarà un’impresa facile… quindi mi devi promettere che, se la situazione si facesse troppo pericolosa, rinuncerai a seguirci e te ne starai nascosta in un posto sicuro. Va bene?”

“Sì mamma, te lo prometto!” rispose la bambina, con finta sottomissione. In realtà la sua indole avventurosa, che la spingeva a seguire la madre dovunque ella andasse, non si sarebbe certo adattata a seguire la conclusione della prima avventura della sua vita rintanata da qualche parte, lontana dalla battaglia. Pur non sapendo ancora a cosa stesse andando incontro, la piccola Myr ripromise a sé stessa che avrebbe vissuto quell’esperienza fino alla fine e in prima linea.

Dopo alcune ore, i tre giunsero alle porte della grande città: all’ingresso principale, chiuso da una imponente grata di ferro, stavano due guardie, severe ed impettite nelle loro lucenti armature; dietro il pesante portone di legno massiccio si trovava invece la sede dei gabellieri. Zelgadiss sapeva di poter passare senza problemi, essendo ormai noto a tutti a Sailune come l’amante della regina, ma i funzionari non la pensavano così riguardo a Lina e a sua figlia.

“Alt! Fermati donna! Facci vedere il permesso di transito!” ordinò perentorio uno dei gabellieri, parandosi improvvisamente davanti a Lina con la spada sguainata.

Lina ammutolì, indecisa se cercare si spiegarsi con le buone o incenerire all’istante quel seccatore con una bella Fire Ball; ma, prima che potesse decidersi, intervenne in sua difesa la chimera. “Andiamo Jack, non essere così fiscale… lei è con me e la bambina è sua figlia… puoi fidarti di loro, non sono venute qui per far del male a sua maestà!”

La guardia scosse la testa. “Zel, io personalmente non ho problemi a lasciarle andare… ma lo sai com’è il generale… la regina Amelia ha tanti nemici e lui ci tiene quanto te all’incolumità di sua altezza…”

“Senti, conosco il tuo capo meglio di te e me la sbrigherò io con lui, fidati… dai, amico, falle passare… la signora ha fretta!”

“No, questa volta non posso chiudere un occhio. Il generale mi ha detto che mi degraderà all’istante se faccio ancora entrare in città degli sconosciuti senza visto… e che il diavolo mi porti se butto al vento la mia carriera! Zelgadiss, ti sono molto affezionato, so che sei leale verso la regina, ma ugualmente non posso far passare quella donna!”

Lina, che fino a quel momento se n’era stata in disparte ad ascoltare, perse la pazienza. Prese un respiro profondo, strinse i pugni, buttò da un lato la chimera e si piazzò di fronte alla guardia con aria minacciosa. “Adesso stammi a sentire tu, bello mio: io non so perché ora ci siano tutte queste misure di sicurezza, dato che una volta entrare a Sailune era la cosa più semplice del mondo. Ma una cosa la so per certo: io sono già venuta qui molte volte in passato e allora non passavo neanche dal portone, mi limitavo a levitare fino alla camera di Amelia e…”

“Sta zitta donna!” la interruppe bruscamente il soldato. “Puoi insultare me, se vuoi, ma non permetterti di parlare di sua altezza la regina come se fosse una tua amica, è chiaro? Altrimenti finisci dentro per oltraggio al sovrano!”

“Sentimi gabelliere dei miei stivali, io mi posso permettere di chiamare la regina così perché la conosco da dieci anni! Capito?!”

“Sì certo, e io sono suo zio!” ribatté l’altro sarcastico.

“Sei un ignorante e pure smemorato!” gli urlò in faccia la ragazza, punta sul vivo per non essere stata riconosciuta dalla guardia, dimenticandosi però che erano passati più di sei anni dall’ultima volta che aveva messo piede a Sailune.
Stava per ricominciare a inveire contro il gabelliere, ma fu fermata da qualcuno che le tappò la bocca con una mano e con l’altra le torse un braccio dietro la schiena per immobilizzarla.

Lina non tentò neppure di reagire, perché si era resa conto, dalla forza della stretta, di aver a che fare con un uomo molto robusto: svincolarsi era praticamente impossibile. Volse gli occhi più che poteva e vide che altri due soldati si erano occupati di bloccare Zelgadiss e Myr: uno teneva la spada sfoderata davanti al giovanotto, per impedirgli di avvicinarsi, mentre l’altro teneva d’occhio sua figlia, minacciandola con una lancia.

Sempre tenendole stretto il braccio, il soldato la condusse verso un’entrata secondaria del castello, dove Lina ricordava l’esistenza di un alloggiamento delle guardie, intanto che i suoi compagni lasciavano andare Zel e Myr.

Una volta giunti là, la guardia lasciò la presa e la spinse verso un tavolo, cui sedeva un altro uomo in divisa, che somigliava vagamente ad Amelia, ma era più giovane di lei: non doveva infatti avere più di 20 anni. Dopo aver fatto il saluto militare, il soldato si rivolse al suo superiore: “Capitano Kibil, le ho portato questa donna perché si è rifiutata di mostrare il visto ai gabellieri ed inoltre ha designato in maniera irriverente sua maestà la regina. La lascio in mano sua, signore!”

Detto questo, il soldato batté i tacchi, salutò rispettosamente e uscì, chiudendosi la porta alle spalle. Rimasta sola con quel giovane capitano, Lina cominciò a sentirsi a disagio; per fortuna lui non si dimostrò ostile nei suoi confronti, anzi, pareva provasse dell’affetto fraterno verso di lei.

“E così ti saresti resa colpevole di oltraggio al sovrano, eh? Conoscendoti Lina, avrai semplicemente detto che tempo fa entravi levitando nella stanza di Amelia, senza superare alcun controllo e subito i miei uomini ti avranno bloccato, vero? Dimmi, Faust ti ha fatto male torcendoti il braccio?”

La donna era sbigottita e fissava a bocca aperta quel bel ragazzo che sembrava conoscerla da sempre. “Ma come fai tu a sapere come mi chiamo e che cosa ho detto a quella guardia?”

Il comandante sorrise. “Già che sciocco… tu non puoi ricordarti di me, sono cambiato molto in sette anni… troppo perché tu possa riconoscere in me il bambino che facevi giocare con i tuoi talismani e incantavi con le sfere luminose quando venivi a Sailune a trovare Amelia…”

“Che cosa?!” esclamò Lina “Tu saresti il cugino di Amelia? Quel ragazzino vivacissimo e tanto carino che viveva con Philionel e sua figlia al castello?! Incredibile! E adesso sei comandante della Guardia Cittadina… però, ne hai fatta di strada!”

Lui annuì. “Esatto. Sono proprio io: Kibil Mel di Sailune, figlio della sorella minore di Philionel, Maya”

Tra i ricordi di tanto tempo prima della giovane, riemersero le immagini di un ragazzetto di dieci o dodici anni, coi capelli neri, gli occhi color nocciola scuro e un volto sempre sorridente dai lineamenti perfetti. Era molto magro allora, ma essendo anche molto alto, aveva un aspetto quasi ridicolo. Lina lo ricordava appassionato di caccia e abile tanto a cavalcare e a maneggiare le armi, quanto a suonare il pianoforte o a cantare. Amelia lo adorava e diceva spesso che, se non avesse avuto figli, lo avrebbe nominato suo discendente e quindi erede al trono… Certo era cambiato molto da allora, ma il tempo non aveva comunque stravolto completamente la sua fisionomia… un buon osservatore l’avrebbe di sicuro riconosciuto, ma Lina non rientrava affatto in questa categoria di persone.

“Beh, sicuramente sei diverso da come ti ricordavo…” disse infine la ragazza, dopo aver osservato per qualche istante colui che le stava davanti. “Ora però Kibil, mi puoi fare un favore…”

Il tenente sorrise, a labbra strette, come era solito fare anni prima (un’altra caratteristica rimasta immutata) “Non dirmelo: vuoi vedere Amelia, vero? Non c’è nessun problema, va pure. Se qualcun altro dentro al palazzo dovesse fermarti, non te ne preoccupare, non sarà certo per sbatterti fuori… la corte si ricorda ancora perfettamente di te e delle tue imprese”

“Grazie Kibil, sei un vero amico!” lo ringraziò Lina, stringendogli la mano. Quindi si diresse alla porta. “Ci rivedremo, puoi starne sicuro!”

“Ci conto! Ah… la strada te la ricordi, no?”

La donna fece un cenno affermativo e poi scomparve, chiudendosi l’uscio alle spalle. ‘In realtà ho le idee un po’ confuse, ma… fa niente, mi arrangerò in qualche modo!… Certo però che Kibil è proprio un bel ragazzo… se solo non fosse così giovane!…’

Immersa in questi pensieri profondi, Lina si incamminò verso la porta indicatale dal soldato, sempre più desiderosa di rivedere la sua vecchia amica combinaguai.

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