IL LIBRO MAGICO
quarto capitolo
DOLORE E MEMORIA, QUESTO E' IL MIO PASSATO

Lina girovagò per un pò nell'intrico di luminosi corridoi del palazzo reale di Sailune, pieni di enormi vetrate ed alcuni anche magicamente illuminati a giorno... era passato parecchio tempo dall'ultima volta che ci era stata, e non si ricordava bene dove fosse la sala del trono, la stanza di Amelia o un altro posto, come la piazza d'armi o il salone principale, da cui avrebbe potuto orientarsi o meglio ancora trovare una piantina.

Stranamente, non c'erano soldati o guardie in nessun punto del castello che lei avesse visto a cui chiedere la strada.

Decise allora di chiedere informazioni ad uno degli inservienti del castello che incrociava di tanto in tanto...

Aveva appena formulato questa decisione, quando sentì un bisbiglio alle sue spalle... due tizi che aveva appena sorpassato stavano dicendosi qualcosa. "Ehi! Ma quella non è Lina Inverse?"

Lina da un lato si sentì piuttosto felice di essere così famosa da venire riconosciuta così facilmente, non come era accaduto con quei gabellieri all'ingresso, ma ora non poteva più chiedere dove si trovava. 'Io, la celebre Lina Inverse, che chiede informazioni ad un qualsiasi inserviente del castello di Sailune? Che figura ci farei?'. Questo fu più o meno il discorso che le fece il suo subconscio...

Stava ormai per cedere alla tentazione e sfoderare la sua migliore espressione minacciosa per rivolgersi ai due tipi, dire loro che li aveva sentiti, spaventarli un pochino ed estorcere loro quasi per caso la strada per raggiungere la stanza di Amelia, quando sentì provenire da un corridoio laterale rispetto a quello che stava percorrendo delle altre voci, molto più concitate... sembrava che delle persone stessero discutendo di chissà che cosa.
Più per curiosità che per altro, decise di avvicinarsi e controllare.

Prima di girare l'angolo, si fermò un attimo per ascoltare senza essere vista...
Erano chiaramente tre voci maschili, quindi niente Amelia. Chissà perchè, pensava che l'amica fosse l'unica, a Sailune, capace di scatenare dei litigi.

"Che le è saltato in mente di fare uscire la Guardia Reale per le esercitazioni proprio ora? E' impazzito? Non si preoccupa della salute della regina? In questo castello ci devono sempre essere delle guardie!"

"Mi stia a sentire lei, piuttosto! Come può sperare che i Paladini della Guardia Reale rimangano l'élite dell'esercito, se non si addestrano? I miei uomini non possono stare senza far nulla a piantonare un corridoio! Ci metta le reclute, ci metta i novellini, ci metta i suoi parenti, ci metta chi vuole lei, ma non i soldati della Guardia!"

Quella voce squillante le era sembrata per un attimo familiare... ma non fece in tempo a pensarci che la terza voce della discussione si fece sentire. Era una voce giovane ed irruente, energica nel sostenere le proprie convinzioni.

"Il generale ha ragione, signore! Gli uomini della Guardia sono il fior fiore dell'esercito, addestrati per combattere in ogni circostanza e vincere ad ogni costo... non per restare immobili per ore ed ore dietro ad una porta! E' il peggiore spreco possibile per un corpo militare come..."

"Stia zitto, tenente! Lei non è stato interrogato!"

"Lei non si può permettere di parlare così ai miei uomini, cancelliere, e tanto meno al mio secondo ufficiale!" si intromise la seconda voce. "Sono io che comando i Paladini della Guardia, e sono io che decido cosa devono fare! E ora, con tutto il rispetto... si tolga dai piedi!!!"

La prima voce mugghiò come un vulcano sul punto di esplodere, e Lina sentì dei passi venire verso di lei. Si nascose un attimo per veder passare, avvolto in un ampio mantello rosso e con un viso quasi altrettanto paonazzo, l'imponente figura del Primo Cancelliere di Sailune.

L'uomo si girò verso gli altri due, che Lina non aveva ancora visto, e gridò, inferocito: "Questa me la paga, generale! Stia certo che la regina lo verrà a sapere!"

"Ma lei cosa crede, che faccia solo di testa mia?" rispose beffarda la seconda voce, quella che a Lina suonava tanto familiare. "Ho chiesto proprio a lei prima di dare l'ordine!"

Ancora più furibondo, il cancelliere si allontanò a grandi passi, trattenendosi per evitare di dire chissà che cosa.

Gli altri due uomini ridacchiarono, e Lina decise che era il momento di saltare fuori per soddisfare la sua curiosità.

Fece un passo, girò l'angolo e...

Si trovò davanti Gourry... a non più di quattro metri di distanza.

Dovette usare tutto il suo autocontrollo per evitare di fare qualcosa di sconsiderato tipo urlare, corrergli incontro e prenderlo a pugni, o sparargli un Digger Volt, e si sforzò di rimanere assolutamente impassibile... purtroppo senza riuscirci completamente.

Gourry. Era Gourry.

Anche Gourry sembrò sorpreso quanto lei... ed anche lui cercò di trattenersi. E nemmeno lui, come lei, ci riuscì.

Non era cambiato quasi per nulla. I capelli erano un po' più corti di quando l'aveva visto per l'ultima volta, e non aveva più il ciuffo sull'occhio destro. Ma la faccia era praticamente la stessa.

Solo allora decise di abbassare lo sguardo, esaminando il suo vestito... quello sì, che era cambiato, ed in modo anche molto significativo.

Indossava una magnifica divisa bianca, sulla quale portava un'armatura a placche diversa dalla sua solita, anche quella bianca, tranne che per la spalliera sinistra, dove spiccava una grande stella rossa a quattro punte con uno spesso contorno nero, e la placca pettorale, dove era disegnato un simbolo... una spada con la punta rivolta verso il basso ed una corona intorno alla lama, su di uno sfondo blu scuro. Infilata nella cintura portava una lunghissima spada in un robusto fodero, che strisciava a terra dietro di lui, e sull'elsa lo stesso simbolo.

A fianco di Gourry c'era un'altra persona... un ragazzo alto quanto lui, con una disordinata chioma di capelli azzurri, e due grandi occhi neri che la fissavano stupiti. Era vestito nello stesso identico modo di Gourry, tranne che per la spalliera, dove invece della stella rossa aveva tre linee gialle oblique, anche queste contornate da una linea nera. Sul petto portava lo stesso stemma, una spada ed una corona, e la sua arma, infilata nella cintura, era identica a quella di Gourry. In più, a tracolla, fissata con una corda, aveva una lunga lancia dalla punta di metallo scuro.

"Generale Gourry, chi è questa donna? La conosce?" chiese l'uomo, che evidentemente non l'aveva riconosciuta.

In altre circostanze, questo sarebbe stato un colpo piuttosto pesante per l'ego di Lina, ma ora tutto quello che poteva fare era stare immobile davanti a Gourry, a guardarlo negli occhi, mentre lui stava immobile davanti a lei, a guardarla negli occhi... e nessuno dei due voleva fare nulla per primo, aspettando che fosse l'altro a prendere l'iniziativa.

Tutti e due, per dieci, lunghi, interminabili secondi, si sentirono terribilmente ridicoli.

All'improvviso il ragazzo con i capelli azzurri, che sembrava aver capito chissà che cosa (forse la verità...), chiese, un pò imbarazzato: "Vuole che la lasci solo, signore?..."

"Si, grazie, Luke." rispose Gourry, restando immobile.

Il giovane battè i tacchi, si girò rapidamente e svoltò l'angolo.
Ora il corridoio era deserto.

"Lina." disse semplicemente Gourry, con voce rotta. Abbassò la testa, le ginocchia si piegarono. Per un momento sembrò un pupazzo che si smontava. Gli occhi gli si riempirono di lacrime.

Lina non disse nulla. Si limitò a fendere l'aria con la mano, tirando a Gourry uno schiaffo che lo colpì in pieno viso.

Lo spadaccino non tentò nè di parare nè di schivare. "Me lo meritavo."

Lina si trattenne a stento dall'incenerirlo o dal fulminarlo all'istante... guardò freddamente quell'uomo che aveva tanto amato ma che l'aveva fatta anche tanto soffrire, mentre vecchie, tristi scene di un film già visto le passavano davanti agli occhi... le stesse che stavano passando davanti a quelli di Gourry, ne era certa.

Come l'aveva lasciata. Così, senza dirle nulla, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Come aveva giocato con i suoi sentimenti.

Ma, nonostante tutto quello che era successo, si accorse che non riusciva ad odiarlo completamente.

Lo odiava, certo. Lo odiava per tutto quello che le aveva fatto che non avrebbe dovuto fare, e per tutto quello che non aveva fatto, ma che avrebbe dovuto. Tante cose che non riusciva a ricordarle tutte.

Ma non riusciva ancora ad odiarlo del tutto. E sapeva che non ci sarebbe mai riuscita. Troppe cose erano successe, tra di loro.

Gourry le si avvicinò lentamente. Scosse la testa, e sospirò. "E' stata solo colpa mia... so che non potrai mai perdonarmi..." le disse, con voce a malapena udibile.

Poi si girò, ed iniziò ad allontanarsi nella direzione da cui era uscito l'altro soldato. Un attimo prima di girare l'angolo, si voltò a guardare Lina e mormorò, parlando più a sé stesso che a lei: "Tempo..."

E se ne andò.

Lina era rimasta lì, immobile, senza dire una parola, senza muovere un muscolo.

Cercò di piangere, ma non ci riuscì. E non ne capì nemmeno il perchè.

Forse era diventata troppo fredda in tutti quegli anni per poter piangere ancora.
Forse era così triste che le lacrime non sarebbero bastate.
O forse non era nemmeno triste.

Tempo... dicono che il tempo sana ogni ferita, pensò Lina. Almeno, lei ci credeva. Il tempo cura tutto.
Sperava tanto che fosse vero. Sperava che le sue ferite potessero venire curate.

E, stranamente, sperò che succedesse la stessa cosa anche a quelle di Gourry. Sapeva che ne aveva... e non se le era fatte tutte da solo. Era stata anche lei...

Si sentiva in colpa.
Anche Gourry doveva sentirsi in colpa, molto più di lei...

Solo allora le lacrime arrivarono.
Perchè non poteva venir cancellato tutto con un gesto della mano?...

Non esisteva un incantesimo tanto potente da far tornare indietro il tempo, da curare le ferite dello spirito, da cambiare il passato di chi non ha più un futuro, da ridare amicizia ed amore a chi li ha perduti per sempre... da scongelare i cuori, da riaprire gli occhi, da dare un significato alla vita... da restituire la felicità, persa chissà dove tra le nebbie del tempo?

Oppure sì?

Solo allora si accorse di essere in ginocchio, per terra. Cercò di alzarsi, e ci riuscì a malapena.

Si asciugò le lacrime con una manica e camminò a passi incerti verso quel maledetto angolo.

Guardò oltre, in parte sperando ed in parte temendo di trovarvi ancora Gourry... e vedendo invece quel giovane soldato dai capelli azzurri che lo aveva chiamato -generale-.

Appena lui la vide, aprì la bocca un attimo, come per dire qualcosa, ma la richiuse, scotendo la testa.

"Venga, mi segua." disse infine "Credo che lei voglia vedere la regina Amelia, giusto? La porto alla sala del trono."

Lina non rispose, era troppo sconvolta per poter fare qualunque cosa che non fosse pensare a lui.

Il giovane girò sui tacchi ed iniziò a camminare. La donna lo seguì, cercando di fare in modo che nessuno vedesse le sue lacrime... ma era difficile... terribilmente difficile...

Dopo un po', la sua guida si arrestò, dinanzi ad un portone decorato. "Ecco, questa è la sala del trono, signora... vado ad avvertire sua maestà che c'è una visita per lei... chi devo annunciare?"

La giovane non proferì parola: i suoi occhi erano fissi nel cortile del palazzo, inquadrato dalla grande finestra che le stava di fronte. Laggiù vide Zelgadiss e sua figlia che si aggiravano tra le bancarelle del mercato, che quotidianamente animava l'ampio spazio antistante l'ingresso del castello.

Non ricevendo risposta, il soldato ripetè la domanda. Questa volta lei trasalì e si scusò con il suo accompagnatore: "Mi dispiace non averle risposto subito... mi scusi, ero presa dai miei pensieri... dica alla regina che sono Lina Inverse... grazie..."

L'altro, sentendo quel nome, spalancò gli occhi per la sorpresa. "Lei è Lina Inverse?! Davvero?! E' proprio lei la grande maga che ha sconfitto Dark Star e salvato Sailune e tutta la sua gente dalla distruzione?! Sono onoratissimo di conoscerla, signora... permetta che mi presenti: sono Luke Aoi, tenente del corpo dei Paladini della Guardia, incaricati della sicurezza della persona di sua maestà la regina Amelia"

Lina, onorata dall'ammirazione del giovane, abbozzò un sorriso e gli tese la mano. "Molto piacere tenente Luke. Ma dammi pure del tu, non sono abituata a tutte queste formalità..."

Per la seconda volta nel giro di pochi minuti, sul volto di Luke Aoi si disegnò un'espressione stupita. "Dare del tu ad una persona come lei dopo averla appena conosciuta? Non sia mai signora!"

La ragazza prese un respiro profondo. "Luke... per prima cosa io do del tu anche a LoN, la sovrana di tutti i demoni, come davo del tu al re Philionel, quindi ti ordino di fare altrettanto con me. E secondo: io non sono sposata, quindi evita di chiamarmi -signora-, mi fai sentire vecchia!"

L'espressione stupita di Luke, divenne ora meravigliata. "Ma Lina, lei... emh... volevo dire tu, non sei sposata con il generale Gourry?! Allora tutto quello che si racconta di voi..."

A quelle parole, Lina arrossì, poi si oscurò in volto e chinò il capo; una lacrima sottile le scivolò sulla guancia: lei cercò di nasconderla, ma non fu abbastanza veloce perchè il soldato se ne accorse e volle saperne di più. "Che ti succede Lina? Perchè stai piangendo?"

"E' giusto che tu sappia, Luke, sarebbe sciocco tacere, facendo finta di niente... io conosco Gourry già da molto anni... dieci, per l'esattezza... tra di noi sono successe molte cose... alcune belle, altre brutte... abbiamo combattuto insieme prima contro Rezo e Shabranigdo, poi contro Phibrizio e infine contro Dark Star... lui era la mia guardia del corpo... mi seguiva ovunque e io ero felice di viaggiare con lui... anche se era un po' tonto era un ragazzo adorabile e piano piano ci innamorammo l'uno dell'altra... sei anni fa andammo a vivere nella stessa casa, ma poi..." E con poche parole, tentando di non scoppiare in lacrime, la giovane raccontò al tenente di quelle strane lettere, di Myr e di tutto il resto.

Dal canto suo, Luke era sempre più sorpreso perchè le parole di Lina disegnavano un'immagine del suo generale, che lui aveva sempre ammirato e rispettato, del tutto nuova, che contrastava anche in modo stridente con l'uomo coraggioso e simpatico che conosceva.

"E' veramente incredibile" disse infine il soldato "come le persone che crediamo di conoscere spesso ci nascondono un passato del tutto diverso... sapevo che il generale era stato mercenario ma non immaginavo che avesse avuto esperienze del genere, nè che si fosse fidanzato con... con una ragazza bella come te, Lina, per poi abbandonarla in quel modo vergognoso!" concluse Luke, imbarazzato per quanto aveva detto e rosso in viso.

"Luke ascolta, io non voglio che tu perda la stima che hai di Gourry a causa di quanto ti ho detto. Io non l'ho perdonato per ciò che mi ha fatto, è vero, però capisco che ha sofferto ma che ora è finalmente riuscito a rifarsi una vita qui, come io me la sono rifatta a Zefiela, con mia figlia, quindi questa vecchia storia deve rimanere sepolta nel passato... fa finta che io non ti abbia detto nulla, intesi?"

Il giovane stava per rispondere, ma delle voci femminili, tra cui ne spiccava una più allegra e squillante delle altre, lo informarono che si stava avvicinando la regina Amelia con le sue dame.

Luke si irrigidì nel saluto militare, proprio mentre quattro donne svoltavano l'angolo del corridoio.
Al centro del gruppetto stava una giovane, un po' più piccola delle sue compagne, con lisci capelli neri che le arrivavano fin sulle spalle, adornati da un sottile corona d'oro bianco costellata di diamanti. Indossava un vestito color indaco, stretto in vita da una cintura di raso, con maniche strette fino al gomito che poi si allargavano e scendevano ampissime fin quasi a toccare terra. La profonda scollatura a cuore era poi ornata da una sottile collana di perle, che Lina ricordava di aver donato all'amica quando si erano separate, forse per sempre.

Pur immersa in un'animata conversazione con le sue dame, alla regina non sfuggirono le due figure che stavano in piedi presso la porta della sala del trono: ella riconobbe subito il giovane tenente, ma quando posò gli occhi su colei che gli stava accanto ebbe un sobbalzo. Si fermò di colpo, quasi avesse visto un fantasma, poi corse incontro a Lina buttandole le braccia al collo. "Lina! Sei proprio tu! Quanto tempo è passato dall'ultima volta! Sono felice di rivederti... non sai quanto mi sei mancata..."

Anche Lina, che pure si era riproposta di mantenere un certo distacco tra sé e quella che ora era la regina di Sailune, stretta in quell'abbraccio, non riuscì a trattenersi e strinse forte Amelia. "Amy... quanto sei cambiata... ora sei la sovrana di Sailune... non più l'ingenua ragazzina che era eternamente alla ricerca di briganti da consegnare alla giustizia e che si cacciava regolarmente nei guai..."

"Già sono cambiate molte cose dall'ultima volta... non ho più mio padre... ma almeno ho Zel... sono contenta che lui sia riuscito a trovarti e a portarti qui... avevo davvero voglia di rivederti... mi devi raccontare tante cose..."

"Anche tu Amy, sorellina mia... adesso che sono venuta a trovarti avremo tutto il tempo per parlare... devo farti conoscere una persona... Myr..."

La regina si scostò un poco, per guardare l'amica negli occhi. "Myr..." ripetè "Myr... vuol dire -pace-... devi farmi conoscere la tua pace... non è così?"

L'altra annuì, senza dire una parola. Amelia proseguì: "E così non hai trovato la tua pace con Gourry, come desideravi tempo fa... stranezze della vita... lui ora è qui, lo sai, vero?"

"Sì, l'ho incontrato... ma vorrei non averlo fatto... rivederlo ha riaperto in me una ferita che credevo si fosse chiusa per sempre... e invece la cicatrice fa ancora molto male... purtroppo..."

Amelia stava per replicare, ma Luke le toccò con discrezione il braccio, per richiamare la sua attenzione. "Vogliate scusarmi se vi interrompo, vostra altezza, ma vorrei ricordarvi che è vostro dovere ricevere i sudditi e oggi siete già in ritardo..."

"Lo so Luke, lo so" rispose lei con un sorriso, lasciando cadere le braccia dalle spalle dell'amica "Ora vengo... scusami, Lina, vado a sentire per un paio d'ore i contadini che mi raccontano delle loro mucche perse nel bosco o delle galline che non fanno le uova... sai certe loro storie sono davvero assurde! Ci vediamo dopo!"

E con un ondeggiante gesto di saluto lasciò l'amica e si diresse nella sala del trono, accompagnata dalle dame.

Luke la seguì per un attimo con lo sguardo e poi si volse verso Lina; lei, a braccia conserte, sorrideva fissando l'angolo oltre il quale era sparita la regina. "E' sempre la stessa... in 6 anni non è cambiata di una virgola... eh sì, buon sangue non mente!"

Il tenente la fissò, stupito. "Non far caso a quello che dico, Luke. Tu non hai conosciuto Amelia e non puoi sapere come era 7 o 8 anni fa... non puoi immaginare cosa ti sei perso: ti assicuro che era spassosissima... con quelle sue prediche sulla giustizia..."

"Ma Lina! Come puoi prenderti gioco così della regina?!"

"Per me Amelia non è la regina di Sailune... per me e per i miei amici Amelia è solo Amelia... la ragazzina impacciata e buffissima che andava in giro per i boschi ad arrestare briganti nel nome della giustizia... non prendertela, Luke: noi siamo fatti così e niente ci farà cambiare..."

E, così dicendo, si allontanò nella direzione opposta a quella in cui si era diretta Amelia, per uscire dal castello e ritrovare Zelgadiss e sua figlia... ma nel cuore aveva ancora quello sguardo disperato di Gourry e nella testa continuava a rimbombagli la stessa frase: -E' stata solo colpa mia... so che non portai mai perdonarmi...-

E invece... invece forse era possibile... tutto è possibile...

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