IL LIBRO MAGICO
settimo capitolo
GUARDA...UNA PENNA, UN LIBRO BIANCO

Rimasto solo con Myr, Zelgadiss decise che era ora di ricondurre la piccola dalla madre e bussò alla porta della camera di questa.

Da dentro le rispose una voce stanca e triste, che il giovanotto stentò a riconoscere come quella allegra e vivace dell'amica. Entrato, la vide immobile sull'ampio balcone, col pensiero perso chissà dove a guardare con occhi spenti, forse senza neanche vederlo, il parco che si stendeva sotto di lei e che già era quasi interamente assorbito dall'oscurità inquietante della notte.

Fuori soffiava un vento freddo, che alzava i capelli di Lina e la faceva rabbrividire leggermente, ma lei sembrava non accorgersene neppure; Zelgadiss era certo che avesse risposto al suo bussare inconsciamente, senza rendersi conto di ciò che faceva, quasi fosse un riflesso condizionato.

Il giovane impose silenzio alla bambina e, avvicinandosi lentamente a Lina, le posò sulle spalle una coperta. Poi le parlò con dolcezza: "Lina, cosa ci fai qui? A cosa stai pensando? Fa freddo, ti ammalerai se non rientri..."

La ragazza, sentendo la voce di lui, si scosse e sembrò uscire da un sogno. "Zel... sei tu... dove sei stato fino ad ora con Myr? E lei dov'è?..."

Il giovane le cinse le spalle con un braccio e la ricondusse nella stanza. "Non preoccuparti, tua figlia è con me, lo è sempre stata..."

"Mamma, mamma! Stai male?!" le domandò Myr, ansiosamente, correndole incontro e stringendosi a lei. "Perché eri là fuori? Mi hai sempre detto che alla sera bisogna stare in casa, perché in giro ci sono gli uomini cattivi!"

Sentendo l'agitazione della bambina, Lina sembrò tornare completamente alla realtà e, mentre la prendeva tra le braccia, il suo volto si illuminò di un debole sorriso. "Stai tranquilla, tesoro mio, mamma sta bene, stavo solo pensando ed ero un po' preoccupata... adesso però è tutto passato. Allora, ti sei divertita con lo zio Zel?"

Rincuorata per le rassicurazioni della madre, Myr aveva ritrovato il suo abituale buon umore e iniziò a raccontare con eccitazione tutto ciò che aveva visto quel pomeriggio.

"...E poi c'erano dei signori alti, alti con delle armature tutte bianche che quando passava la zia Amelia diventavano tutti attenti, erano buffissimi! Stavano fermi davanti alle porte e non parlavano..."

"Sono le guardie, Myr. Sono incaricate di proteggere la zia Amelia da tutti quelli che vogliono farle del male..."

"Ma la zia è forte, è capace di fare tutto da sola, me l'hai sempre detto anche tu, mamma!"

Lina sorrise. "Certo, ma ci sono occasioni in cui per un ragazza bella come me, come te o come la zia Amelia è più facile sfruttare dei poveri ingenui come lo zio Zel che..."

"Ehi Lina!" si intromise Zelgadiss, fingendosi offeso "Chi sarebbe il povero ingenuo?!"

La donna gli lanciò un'occhiata disgustata, come se considerasse il suo intervento assolutamente superfluo e proseguì il discorso come se nulla fosse. "...Ti dicevo, amor mio, tutti gli uomini sono degli ingenui, che si fanno incantare come niente da qualche moina o da qualche curva messa al posto giusto, e una volta ridotti in quello stato puoi farne praticamente ciò che vuoi... ricordatelo, è un tecnica che funziona con il 99% degli individui di sesso maschile!"

Myr annuì vigorosamente, mentre il "povero ingenuo" alzava gli occhi al cielo, sconsolato. "Bene, tesoro..." proseguì la ragazza "...dopo questa breve lezione sul comportamento degli uomini, pensiamo a faccende più urgenti. Manca meno di un'ora alle otto e dobbiamo prepararci par la cena, ricordi? Quindi adesso cerchiamo un bel vestitino per te tra quelli che mi hanno portato le dame della zia Amelia, ok?"

Così dicendo, Lina depose a terra la figlia e la condusse nella stanzetta attigua a quella in cui si trovavano, che conteneva un grande armadio intarsiato, una cassettiera con uno specchio, un tavolo, un divano e qualche sedia.

La donna si diresse direttamente all'armadio di mogano e lo aprì, tirandone fuori dei bellissimi e delicati abiti da sera, a misura di bambina. "Allora Myr, quale preferisci tra tutti questi?"

La piccola esitò, ma alla fine puntò l'indice su un vestito color porpora, lungo fin quasi alla caviglia, con dei grandi fiocchi rosa sulle manichine a sbuffo e alla cintura.

"E' bellissimo, Myr!" intervenne Zelgadiss "Sono sicuro che ti starà d'incanto!"

Anche la madre approvò la scelta e, spinto fuori il ragazzo, vestì in fretta la piccola.
Pochi minuti dopo, Myr riapparve agli occhi curiosi di Zelgadiss, abbigliata e pettinata come un piccola principessina.

"C-come sto, zio?" gli domandò la bimba, piuttosto imbarazzata.

"Sei stupenda Myr: sarai la più bella della serata, fidati di me!"

"Lo zio Zel ha ragione, piccola mia" la rassicurò la madre, chinandosi su di lei e posandole le mani sulle spalle "Non devi aver paura di niente, sei perfettamente all'altezza di fare qualsiasi cosa tu voglia e questa cena non deve spaventarti in alcun modo, ok? Vedrai che alla fine sarà un'abbuffata come tutte quelle che ci facciamo io e te a casa, solo che qui non paghiamo noi!"

A quella notizia, Myr sorrise radiosa. "Allora è tutto a posto, mamma! Tu mi hai insegnato bene come ci si comporta alle abbuffate!"

"Certo amore, andrà tutto bene. Ora ti dispiacerebbe stare ancora un poco con lo zio Zel? Mamma ha bisogno di tempo per prepararsi..."

"Non ti preoccupare, Lina. Porterò Myr in camera mia e le farò vedere qualche trucchetto magico dei più semplici, anche se penso che sarà già un asso in questo campo, visto chi ha per madre!"

Lina scoppiò in una risata. "In effetti Myr è già abbastanza abile con la magia, non è vero tesoro? Ma comunque una lezione in più non le farà male!"

Zelgadiss annuì e si rivolse alla bambina. "Allora Myr, vieni con me che ti insegno a usare un po' di incantesimi, ti va?"

"Evviva! Che bello! Lo zio Zel mi insegna delle altre magie!" esclamò la piccola, entusiasta. "Allora io vado, eh mamma!"

"Va bene, Myr, fai la brava!" si raccomandò la donna, lanciandole un bacio.

Myr sorrise di rimando e poi corse fuori dalla stanza, seguita dal giovanotto. Rimasta sola, Lina scosse la testa, con le labbra atteggiate a compiaciuto sorriso, chiuse la finestra e canticchiando, andò nel guardaroba a vestirsi per la cena.

Finito che ebbe di prepararsi, Lina trasse un profondo sospiro e lanciò un'occhiata alla maestosa pendola che ticchettava discreta nell'angolo della stanza. 'Manca ancora un po' all'ora di cena, posso anche rilassarmi un momento.' si disse infine, sollevata da quella constatazione.

Infatti l'attesa di quel banchetto di gala, per cui prima aveva rassicurato sua figlia, le aveva messo addosso un'inspiegabile agitazione: la ragazza aveva paura di qualcosa, ma non sapeva di cosa e questo rendeva il tutto ancora più tremendo.

Si sedette lentamente alla scrivania e tirò fuori dal cassetto un piccolo libretto rilegato in pelle. Lo aprì e si trovò di fronte una pagina bianca, che con la sua purezza immacolata sembrava dirle: -Scrivi su di me quello che ti angoscia, raccontami le tue ansie, i tuoi timori e vedrai che dopo sarà tutto più semplice-

La donna sorrise, poi impugnò il pennino, lo intinse nel calamaio e scrisse la data, in un angolo del foglio. Poi si ritrasse di scatto, quasi intimorita per aver profanato il biancore di quelle pagine.
Ma dopo una breve esitazione, Lina scosse la testa e cominciò a scrivere di getto, lasciando che le sue emozioni le uscissero dal cuore e si fissassero liberamente sulla carta, senza la mediazione della mente.

...Ti detesto, ti odio... Vorrei potertelo dire, ma non ci riesco...
...Hai sconvolto di nuovo la mia vita... Vorrei poter piangere, ma non ci riesco...
...Mi chiedi perdono, dici di essere pentito... Vorrei poterti credere, ma non ci riesco...

La ragazza si interruppe di nuovo, stupita di aver pensato e di aver scritto parole così dure all'indirizzo di colui che aveva tanto amato.

Una lacrima le scivolò sul viso e cadde sull'inchiostro ancora fresco delle prime parole, cancellandole a poco a poco, così come il tempo aveva lentamente cancellato i sentimenti che esse racchiudevano.

Nonostante il pianto le offuscasse la vista, Lina continuò a scrivere, la mano guidata solo dal cuore.

...Vorrei poter ricominciare tutto da capo, vorrei poter rinascere, vorrei poter essere di nuovo felice... ma so che è impossibile. Perché la mia vita aveva significato solo accanto a te, ma ora che te ne sei andato l'incantesimo si è rotto e niente potrà più far tornare tutto come era prima... purtroppo...

Ma ora ho capito che non è tutto finito: non si deve mai perdere la speranza in un futuro migliore... la felicità è dietro l'angolo, basta saperla vedere e prendere al volo... perché non si può vivere per sempre nel dolore... non è giusto...

La pendola batté solennemente otto rintocchi; la donna sussultò a quel rumore inatteso, che venne a rompere il silenzio assoluto che regnava nella stanza. Chiuse di scatto il diario e balzò in piedi, come se si aspettasse che da un momento all'altro qualcuno bussasse alla sua porta per avvertirla che la cena era pronta.

E così avvenne. "Lina, posso entrare?" quella che la stava chiamando era la voce di Kibil "Amelia mi ha incaricato di farti da accompagnatore per questa sera e tra i miei doveri c'è anche quello di avvisarti che è in tavola!"

"Vieni pure avanti, Kibil, sono pronta, adesso arrivo!"

Il capitano delle Guardie entrò nella stanza e si trovò davanti Lina, avvolta in un bellissimo abito di seta senza maniche, color sabbia, stretto sotto il seno da una cintura. Il vestito scendeva fino ai piedi e la parte inferiore della gonna era impreziosita da pizzi delicati.
La ragazza aveva i capelli raccolti in un morbido chignon, dal quale sfuggivano alcune ciocche che le circondavano il viso, dandole un aspetto quasi angelico.
Alle orecchie portava due orecchini pendenti di brillanti, accoppiati ad un girocollo d'argento, con tanto di diamante incastonato in un ciondolo

Kibil lanciò un fischio, ammirato. "Mai visto niente di simile, Lina. Sei splendida! Davvero... senti, permetti che ti baci la mano o farai anche tu come tua figlia?"

Lei rise, ricordando il sonoro ceffone che la piccola Myr aveva mollato al giovanotto, che in realtà cercava solo di essere galante. "Devi scusarla, non è che una bambina! Comunque io un po' di galateo lo conosco... se vuoi fare il baciamano, fallo pure, anche se non ne vedo la necessità!"

"Sai, una delle cose che ci insegnano quando ci prepariamo ad entrare nel corpo dei Paladini della Guardia Reale..." le rispose il giovane, inginocchiandosi davanti a lei "...è che con le signore bisogna sempre essere molto galanti, in qualsiasi circostanza!"

Lina sorrise, sfilandosi il lungo guanto che le copriva la mano e porgendola al ragazzo. "E scommetto che questa è una delle cose che quello zoticone di Gourry non ha mai imparato!"

"Ti sbagli, invece!" la contraddisse Kibil, rialzandosi e dandole il braccio "Gourry conosce perfettamente il galateo e lo mette in pratica altrettanto bene! Mi ricordo com'era quando viaggiavate insieme e ti assicuro che da allora è cambiato moltissimo, pensa che ha perfino imparato ad usare qualche incantesimo dei più semplici e, se possibile, è diventato ancora più bravo nel maneggiare le armi! Ora è praticamente imbattibile!"

La donna si irrigidì e strinse forte il braccio di lui. "Scusami, ma preferisco non parlare di Gourry se non è strettamente necessario, ok? Adesso sbrighiamoci, altrimenti faremo tardi per la cena."

"Come desideri, non volevo infastidirti. Dai, vieni con me, andiamo a raggiungere gli altri nel salone delle feste!"

Lina annuì e la coppia si avviò. Dopo un attimo i due si ritrovarono all'ingresso di un lungo corridoio, piantonato da dei soldati, al termine del quale si intravedeva una sala illuminata, da cui proveniva un certo brusio.

Superate le guardie, Kibil indicò col dito il salone. "Ecco, quello è il salone delle feste, tutti gli altri ci aspettano là!"

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