| IL LIBRO MAGICO | |||
| quindicesimo capitolo QUAL'E' IL MIO VERO ESSERE? DOMANDE SU DI ME E SUL MIO FUTURO |
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"Voi dite quello che vi pare, ma io me ne voglio andare di qui al più presto." Borbottò una figura misteriosa, uscendo guardinga da una macchia di alberi di un qualsiasi, anonimo bosco della Penisola dei Demoni. Subito altre due lo segirono. Il primo era vestito in maniera semplicissima, una maglia di stoffa grigia a maniche lunghe ed un paio di pantaloni di tela azzurra stropicciata, tenuti su da una cintura, e dietro le spalle un semplice mantello bianco. Aveva lunghi e folti capelli neri, ed orecchie a punta lunga simili a quelle degli elfi. Comtinuava a borbottare. "Non sarei dovuto venire, non avrei dovuto accettare questa missione. Mi sento una pedina, sì... una specie di pedina che non capisce un'acca di quello che sta succedendo e nessuno glielo vuol dire. Voi dite quel che volete, dite che quest'occasione era unica, che la ricompensa che ci hanno promesso vale tutto questo e molto di più... ma io continuo a non essere tranquillo." La seconda figura si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla. Era una donna dai capelli castani, vestita anche lei in una maniera semplice ed anonima, senza nessuna ostentazione. Sorrise al suo compare, strizzandogli uno dei suoi grandi occhi neri. "Dai, Siroi! Non fare così, La situazione non è poi tanto male. Solo dei piccoli inconvenienti!" "PICCOLI INCONVENIENTI???" Sbraitò la terza figura, uscendo a fatica da un cespuglio dove era rimasta impigliata. Era un uomo molto alto e robusto, che vestiva, al pari degli altri, in una maniera comunissima, che sembrava studiata apposta per andare in giro inosservati. Anche lui, come gli altri due, aveva le orecchie a punta, unico tratto che poteva sembrare particolare nella sua figura, e portava, legate dietro la schiena, due parallelepipedi metallici, simili a due scatole. "Questi inconvenienti li chiami 'piccoli', Sarisa? Appena veniamo qua scopriamo che per qualche strano motivo non possiamo più teletrasportarci, poi ci perdiamo grazie al tuo 'infallibile senso dell'orientamento' e vaghiamo per due giorni in questi maledettissimi boschi... Siroi ha ragione, andiamocene al più presto. E' tutto troppo strano, mi sa di trappola." La donna si arrabbiò. "Senti, Ziel! E' anche e soprattutto colpa tua se ci siamo persi, quindi fammi il favore di startene zitto! Ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare, quindi portiamo a termine questo schifo di missione insensata ed andiamo a ritirare la ricompensa! E poi, chi vuoi che ci tenda una trappola? Chi potrebbe avere il potere di bloccare i nostri teletrasporti?" Poi si zittì all'improvviso. "La Lord di queste parti... Lord of Nightmares." Disse Siroi. "Io dico che è un giochetto suo. Da quello che mi hanno detto è sempre stata una testa calda, soprattutto verso Chronos. Sempre tra i primi a contestare la sua autorità. Sarisa scoppiò a ridere. "Se è per questo ormai la contestano tutti, la sua autorità! Hai visto cosa ha dovuto fare, per costringere all'obbedienza i suoi Lords, no?!" "Già." Bisbiglio Siroi pensoso. "Dalle mie parti si dice che finchè un leader è rispettato dai suoi uomini, non cadrà mai." "Ormai è finita per Chronos, allora... visto come lo trattano i suoi Lords! E' diventato lo zimbello di tutti, poveretto!" Rise Ziel. "La sua leadership sta affondando!" Gli altri due lo guardarono strano. "Era un gioco di parole sulla "Leader-ship"...sarebbe la carica di comando, ma "ship" da sola è la nave..." "L'AVEVO capita. Il problema è che non fa ridere!" Disse Siroi, con tanto di gocciolone. "Chronos starà di sicuro progettando qualcosa per mantenere il suo potere, ma ormai ha tutti contro. Perderà." Affermò sicura Sarisa. "Toglietemi una curiosità... perchè stiamo lavorando per un perdente?" Chiese Siroi. Sarisa scrollò le spalle. "Per la ricompensa, che altro?" Disse lei. "E cosa ti rende così fiduciosa che lui seguirà i patti?" Chiese Ziel sorridendo. "Sa benissimo che, se farà il furbo, noi potremmo passare dalla parte dei Lords non appena si ribelleranno a lui, cosa che di sicuro avverrà molto presto. La cosa di cui ha meno bisogno in assoluto è altri nemici." "Belle parole, Sarisa. Ora però tocca a te portare questa roba." Disse Ziel ridacchiando e togliendosi dalla schiena le due casse metalliche. "Uffa." Protestò Sarisa. "Ehi, guardate!" fece Siroi, puntando il dito verso il cielo. "Sbaglio o quella è un'aeronave?" Chiese. I suoi compagni alzarono gli occhi al cielo, seguendo il grande vascello volante nel suo volo sullo sfondo del cielo bianco ed azzurro. Lina guardò tristemente oltre il parapetto della Blackwind, i capelli scompigliati dal fortissimo vento. Aveva troppe cose in testa e poter vedere le nuvole dall'alto era uno spettacolo incredibile. Sperava che l'avrebbe aiutata a dimenticare. Ma non ci riusciva. Non poteva fare a meno di pensarci. Gourry. Luke. Myr. Camille. Quei nomi le giravano in testa, mescolandosi, confondendola... Cosa doveva fare? Come doveva comportarsi? Gourry... Gourry l'amava ancora? E lei, lei amava davvero Gourry? Si chiese. Ma il suo cuore non volle rispondere. Forse temeva di ferirsi da solo. E Luke? Luke... Luke era davvero quello che lei cercava? O no? ...che cercava? ...e che vuol dire? CHE COSA cercava? Myr... Myr, cosa doveva fare? Qual'era la scelta migliore per lei? La verità? Il passato? Una nuova vita? Camille... Per la prima volta, si sentì come se fosse stata lei ad uccidere Camille. Era vero. Non era stato Gourry, non era davvero colpa sua. Gourry le voleva bene. Al punto da mollare tutto quello che amava per il dolore... il dolore di... E' stata colpa tua, diceva una voce nella sua testa. Tu con tutti i tuoi stupidi io e me e mio e mi e a me e mia e me stessa. Ma hai mai pensato anche solo per un secondo a LUI? A come si dev'essere sentito? A come si sente ancora? Eccolo lì, lo si vede attraverso il vetro, seduto dentro la cabina. Ma non è davvero lui, è una cosa che gli somiglia vista da fuori. Dentro è vuoto. E' come se fosse morto. Non ha più nulla. Vive una vita falsa. Non sua. Senza futuro, senza obiettivi, senza scopo, senza amore. Senza di te. Ed è colpa tua. Solo ora che ha ancora una montagna da scalare, solo ora che ha quest'ultima avventura, a fianco di sua figlia e della persona che amava, sembra un pò vivo. Ma cosa succederà dopo? Non si vedranno mai più? Sarà la fine? E Luke? "Cosa?" Chiese Lina al vento. "Cosa?" Chiese, senza sapere neanche lei quello che voleva conoscere. E, forse per questo, il vento non le rispose. Sentì dei passi che gli si avvicinavano da dietro, lottando contro la corrente d'aria. Si girò di scatto, in parte sperando ed in parte temendo che fosse... "Salve, Lina-san!" La salutò Tiina, camminando controvento per arrivare da lei, e facendosi schermo degli occhi con la mano. "Cosa stavi facendo, parlavi da sola?" Chiese. Lina sospirò. "Chiamami Lina e basta. E non fare la vecchia battuta del rispondere 'Come vuoi, Lina-e-Basta', per favore." Tiina ridacchiò, con quel suo fare acqua e sapone, aggrappandosi al parapetto dell'aeronave a fianco di Lina. "Leggi nel pensiero?" Anche Lina rise. "No, anche se devo ammettere che mi piacerebbe. Ma mi limito a prevedere il prevedibile. Piuttosto, perchè sei uscita dalla cabina? Non stai con gli altri? Dentro fa più caldo e non c'e vento." Le chiese. "Mi sembra di sentire Filia." Sorrise Tiina. "Stai coperta che fa freddo, e non sudare che poi ti ammali, non andare a letto tardi... ma io sono fortunata, con Valgarv è ancora più insopportabile. Mi domando come verrà su, quel bambino." "Ah, già, Valgarv. Filia aveva deciso di prendersene cura... come se la cava?" "E' molto protettiva, forse troppo. Gli ha costruito un box di acciaio rinforzato, il poveretto sembra un animaletto in gabbia allo zoo. Non ho ancora capito se sia per evitare che combini guai o per impedire a Xelloss di avvicinarglisi." "Xelloss." Lina scosse la testa. "Come avranno fatto quei due a mettersi insieme? Un Drago ed un Mazoku..." "Con loro in casa non c'è mai occasione di annoiarsi." Disse divertita Tiina. "Sono i tuoi genitori adottivi, ora?" Chiese la maga, facendosi seria. Tiina annuì. Afferrò più saldamente il parapetto e si sporse un pò, a guardare il bellissimo panorama. "Già. Ma è strano avere dei genitori adottivi... e degli amici, e conoscere della gente... e nessuno, te compresa, che sappia chi sei veramente." Sospirò profondamente. "A volte mi sento una specie di nuvola. Voglio dire, sono lì, e mi sembra che tutto il mondo mi passi sotto senza che io possa toccarlo. Mi sento come qualcuno che non esiste." Si sedette sul ponte, appoggiando la schiena al parapetto. Lì era un pò più riparata dal vento. "Non è semplicemente un non sapere chi sono i miei genitori. E' una cosa diversa. Se fosse solo per il non sapere chi sono i miei genitori non ne farei un dramma... sarei felice di conoscerli, certo, ma ormai sono Filia e Xelloss i miei veri genitori. No, è qualcosa di diverso." Lina si sedette al suo fianco. Ora capiva perchè era venuta fuori. Voleva parlare. Voleva ascoltare. Voleva trovare le risposte che cercava disperatamente. Fosse così facile, pensò amaramente. "Ti devi davvero sentire strana." Le disse. "Cioè, Zelgadiss... hai a presente, no? Il ragazzo blu..." "Si, si!" Disse lei ridacchiando. "Filia mi ha raccontato tutto di voi e delle avventure che ha avuto con voi!" "Beh, anche lui è un pò così... ma almeno sa cosa gli è successo. Era umano, poi è stato trasformato in una chimera. Tu, invece..." Tiina sospirò ancora, più tristemente. "Filia e Xelloss hanno cercato di aiutarmi a scoprirlo, ma non ci sono riusciti. Non ne hanno la più pallida idea." Si sdraiò sul duro legno del ponte dell'aeronave, intrecciando le mani dietro la testa. Il cielo sembrava così vicino... "Pensa... potrei avere due anni. O potrei averne diecimila. Potrei essere una creatura di una razza sconosciuta, una razza che si è sempre tenuta nascosta, per qualche motivo, lontana da tutti." "Forse." Notò Lina. "Ma per te è così importante saperlo? Tu sei..." "Oh, per piacere!" Fece Tiina alzandosi in piedi. "Stai per tirare fuori il solito vecchio bel discorso trito e ritrito del "non importa che cosa tu sia, sei Tiina, e questo basta ed avanza!", vero?" Lina si bloccò, esitante. "Sì..." "Vedi, anch'io prevedo il prevedibile." Fece Tiina con un sorriso amaro. "So che Filia e Xelloss mi vorrebbero bene anche se fossi l'ultimo dei mostri, e so che anche voi siete persone che non badano a questo genere di cose. Ma per me è importante. Molto importante." Guardò Lina dritto negli occhi. "E se avessi, che so, novantanove anni ed appartenessi ad una razza dove tutti muoiono esattamente a cento? E se la mia razza fosse portatrice sana di una malattia letale, e per questo si sono sempre tenuti nascosti senza avere contatti con le altre razze? E se fossi una creatura artificiale, frutto di un qualche esperimento magico creato da chissà quale stregone pazzo? E se fossi un'illusione, semplicemente un'illusione che non esiste veramente? E se..." Prima che potesse dire qualcos'altro, Lina la afferrò saldamente per tutte e due le spalle e la scrollò con violenza, più volte. Poi la lasciò andare. Tiina, intontita ma soprattutto sorpresa, crollò a sedere. "La cosa più giusta da darti sarebbero stati un paio di schiaffi." Le disse la maga. "Ma pensavo che questo potesse bastare." "Ma... perchè?" Non riusciva a capire. Lina, senza risponderle, girò i tacchi e tornò verso la cabina. ma, un attimo prima di aprire la porta ed entrare dentro l'aeronave, le disse: "A volte, sarai l'unica cosa che ti resterà. A volte, tu stessa sarai l'unica certezza che ti rimarrà. Non ti distruggere con degli "e se...?" senza risposta, o potresti ritrovarti senza niente. Senza nemmeno te stessa." Rimase per un paio di secondi in silenzio, si sentiva solo il boato del vento. "Te lo prometto, lo scoprirai." Le disse, infine. "Troverò quel maledetto libro, e se lì non ci sarà nessuna risposta troverò qualcos'altro, e poi qualcos'altro ancora, finchè non salterà fuori un non-so-che-cosa che possa risponderci... a te... e a me.... e a Zelgadiss... a tutti noi." Poi aprì la porta, entrò dentro rapida e la richiuse alle sue spalle. |
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