| SLAYERS MAGIC | |||
| capitolo 09 LO SPAVENTOSO KELPIE! DI NUOVO INSIEME! |
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Filia procedeva alla cieca tentando contemporaneamente di proteggersi il volto degli animali in fuga. Purtroppo nella cava naturale l'illuminazione era minima al punto che la ragazza sussultò con violenza quando sentì una mano stringerla all'altezza del gomito…Filia si rilassò solo quando riuscì a intravedere i riflessi dello sgargiante costume di Selene. La compagna gesticolò con aria interrogativa verso il cunicolo sempre più buio, Filia annuì e, senza nemmeno guardare se l'amica la seguiva, si addentrò ancor più in profondità. L'inquietudine che ormai la accompagnava anche in sogno si ripresentò improvvisamente e in un attimo le mise sotto sopra lo stomaco. La draghetta cercò convulsamente di individuare la fonte di pericolo ma l'oscurità sembrava impenetrabile. Un sinistro luccichio proveniente dalla parete rocciosa attirò l'attenzione di Filia che si avvicinò accostando il viso all'oggetto. Sfortunatamente il buio era fitto al punto che riuscì a distinguere cosa stava osservando solo quando si trovò a pochi centimetri dall'oggetto biancastro. Si trattava di un teschio che, almeno apparentemente, sembrava umano; una cosa era certa; a chiunque fosse appartenuto doveva aver fatto una morte orribile: le orbite vuote la fissavano cieche, dei denti non restava traccia, solo una cavità a forma di "O" come nell'emettere un muto lamento. La ragazza indietreggiò atterrita, anche Selene che aveva visto tutto sembrava spaventata. Entrambe sentirono nonostante fossero sott'acqua (e dunque ogni suono risultasse attutito) una specie di vibrazione che di lì a poco fu seguita da un lamento lungo e gutturale, o meglio, un gemito… o un ringhio, improvvisamente ci fu uno spostamento d'acqua poderoso. Le due ragazze oppresse da questo ignoto, ma non per questo meno spaventoso, pericolo nuotarono alla cieca nell'oscuro cunicolo. Selene tentò di recuperare la calma e cominciò a castare un incantesimo di difesa; pochi istanti dopo sentì qualcosa di imponente scontrarsi con la sua barriera protettiva, non aveva neanche finito di congratularsi con se stessa per la prontezza di spirito nell'erigere la barriera che questa andò in mille pezzi in pochi secondi lasciandola del tutto indifesa. La ragazza era così stupita che all'inizio non recepì di essere stata ferita; ma subito dopo un dolore a un braccio la piegò in due, la forza del colpo la catapultò contro la parete rocciosa e la ragazza si ritrovò a fissare il teschio incastrato nella roccia di poco prima. Filia intanto riuscì a intravedere la sagoma dell'essere; a occhio e croce sembrava umano, ma la ragazza aveva l'impressione che le stesse sfuggendo qualcosa, qualche particolare su cui però al momento non aveva certamente tempo di riflettere. Sebbene desiderasse con tutte le sue forze aiutare l'amica non riusciva nemmeno più a vederla, senza contare che non sapeva nulla dell' avversario e dunque si trovava in una prevedibile situazione di svantaggio. Quando poi l'essere si girò verso di lei, Filia poté leggere nei suoi occhi arancio una rabbia selvaggia così intensa che su di lei prese il sopravvento l'istinto di sopravvivenza e , senza quasi rendersene conto, ricominciò a nuotare affondando ancora di più nella cava. Dopo quella che le parve un'eternità si lasciò cadere su alcune rocce frastagliate; adesso la sensazione di pericolo era meno urgente, questo doveva significare che aveva guadagnato qualche minuto sull'essere. Filia dovette impedirsi di riflettere troppo; altrimenti si sarebbe ritrovata immobilizzata dal terrore visto che non aveva idea né di dove si trovasse né tanto meno come riuscire ad uscire, in più era preoccupata per l'amica ferita chissà dove! La ragazza stava riprendendo fiato accasciata sulle rocce quando scorse un lieve barlume di luce provenire da un punto sopra di lei, improvvisamente si sentì più ottimista e, senza nemmeno riflettere, nuotò verso quel punto. Però mentre si dava la spinta con i piedi facendo perno sulle rocce, il piede sinistro slittò e, tanto per cambiare, la draghetta si ritrovò gambe all'aria, con la sola differenza che stavolta atterrò malamente sulle rocce; bisogna aggiungere che almeno così Filia ebbe modo di scoprire in cosa era inciampata; ossia nei resti scheletrizzati che facevano pendant col teschio. Data la situazione in cui si trovava, questa volta non restò molto spaventata ed anzi notò subito una strana anomalia: ogni parte dello scheletro era adagiata scompostamente sulle rocce eccetto il teschio (ormai "vecchia conoscenza" della ragazza) e il braccio destro che era stato reciso quasi integralmente poco sotto la spalla. Filia rabbrividì tentando di mantenere un certo distacco e ripetendosi più volte con una convinzione che non sentiva che né lei né Selene avrebbero fatto la stessa fine. In quel momento un altro raggio di luce le colpì il volto riportandola alla realtà; non si trattava certamente della sua immaginazione! Così abbandonando la sua lugubre scoperta tornò a nuotare verso quel lieve spiraglio. Ogni speranza nutrita dalla draghetta però morì di colpo quando scoprì che la luce proveniva da un anfratto circondato da nuda roccia. Filia ormai in preda alla disperazione cominciò a grattare selvaggiamente lo strato roccioso spezzandosi parecchie unghie; man mano che la roccia si sgretolava il bagliore si faceva sempre più intenso, la ragazza era divisa tra la curiosità circa cosa producesse quel chiarore e l'urgenza di trovare una via di scampo. Dopo pochi istanti si trovò davanti all'ultimo resto del cadavere: un lungo braccio scheletrico anch'esso, come il teschio, incavato nella roccia; il bagliore intravisto invece proveniva da un oggetto che circondava il grigio osso dell'avambraccio. La draghetta affascinata sfiorò con le dita i contorni lisci dell'oggetto scintillante, le trasmetteva una piacevole sensazione di tepore; a occhio e croce sembrava un rubino enorme (Filia era piuttosto esperta di oggetti antichi e preziosi) intagliato in modo da disegnare un largo bracciale a forma di Leviatano (o comunque sembrava un mostro marino …) la cui sinuosa coda si avvolgeva creando lunghi cerchi intorno allo scheletrico braccio fin quasi al gomito. In condizioni normali la ragazza avrebbe preferito camminare sui carboni ardenti piuttosto che toccare quel membro scheletrico, ma il desiderio di uscire quanto prima da quella situazione e, più in generale, ciò che aveva visto e affrontato nell'ultima ora l'avevano resa capace di tutto. Racimolando le forze rimaste strinse le dita intorno al pregiato monile e tentò di estrarlo; tutto l'arto vibrò sotto l'impeto e particolarmente le ossa delle dita si contrassero e piegarono puntando verso di lei, Filia non si arrese e con un ultimo disperato strattone estrasse l'oggetto scintillante mentre le ossa non più pressate contro la roccia si scomposero e persero in pochi secondi. La ragazza tentò di calmare il battito frenetico del suo cuore; ora grazie al bracciale poteva vedere più chiaramente i contorni della caverna. A questo punto Filia, parlando in termini brutali, riattaccò il cervello e cominciò a tirare le somme della situazione: l'unico modo per uscire era ritornare attraverso la fenditura vicino alla quale aveva visto il teschio, d'altra parte doveva ancora tornare a cercare Selene. Cominciò a nuotare con gesti decisi mentre intanto tentava di prepararsi mentalmente incantesimi di difesa e offesa qualora (a dire il vero temeva che fosse molto probabile) l'essere raccapricciante si fosse ripresentato. Finalmente poteva distinguere ciò che la circondava e così il viaggio risultò certamente molto più agevole, infatti presto riuscì a scorgere Selene accasciata malamente; aveva delle brutte ferite slabbrate e profonde sulle braccia in più non aveva ancora ripreso conoscenza. Filia stava per castare la rigenerazione sull'amica quando senza alcun preavviso si ritrovò centrata in pieno da un incantesimo; sentì all'altezza delle scapole un gelo che in pochi secondi le immobilizzò le spalle. La ragazza si lasciò cadere in avanti ma piegò le ginocchia in modo da arrivare al suolo supina, a questo punto alzò come meglio poteva il bracciale e, per la prima volta, poté chiaramente distinguere il nemico, stavolta le bastò una sola occhiata per individuare l'anomalia: l'essere avrebbe anche potuto sembrare umano se non fosse stato interamente coperto da una fitta peluria nera che risparmiava solo gli occhi infuocati. Filia avrebbe voluto avere a portata di mano la sua mazza chiodata preferita, ma sfortunatamente l'unica arma disponibile era una non proprio letale forcina per capelli. Tutti sanno che nei film la buon vecchia forcina fa praticamente da chiave universale ma nel suo caso Filia non sapeva proprio come riciclarla…"Chi si accontenta gode" pensò tra sé e intanto si estraeva faticosamente l'oggetto dai capelli. Fu di nuovo colpita da un incantesimo che la lasciò mezza stordita e probabilmente sarebbe anche svenuta non fosse che il mostro scelse proprio quel momento per affondarle gli artigli in un fianco. La vista si stava piano a piano offuscando e anche le forze erano ridotte allo stremo, socchiuse appena gli occhi tentando di mettere a fuoco la sua arma sottile per non farsela sfuggire tra le dita. Poi l'accostò al collo peloso dell'essere e, sperando di aver preso bene la mira( visto che non avrebbe avuto una seconda occasione), calò con tutte le sue forze l'altra mano libera ficcando il "mortale" oggetto alla base del collo. Il mostro guaì e affondò ancora di più gli artigli lasciandola senza respiro poi parve afflosciarsi di colpo. Filia si ritrovò con le mani macchiate di caldo e viscido sangue e, non riuscendo a trattenere il disgusto, si liberò dell'ingombrante e ora inerte peso del bestione. Per un attimo non riuscì a capacitarsi di ciò che aveva fatto, in condizioni normali sarebbe scoppiata a ridere: aveva appena tramortito o magari anche ucciso la controfigura del mostro di Loch Ness con una forcina per capelli che al massimo il peggior danno che le aveva causato era stata qualche unghia rotta ! Comunque non sapeva quando il mostro si sarebbe svegliato (anche se lei sperava che non si svegliasse affatto!) quindi decise di indugiare solo il tempo necessario a curarsi la ferita sul fianco, poi avrebbe dovuto in qualche modo portare o trascinare se necessario via Selene. Così passò un braccio intorno alla vita dell'amica e, seppur lentamente, cominciò un lento ritorno in superficie. Quando Selene riprese conoscenza capì dove si trovava ancor prima di aprire gli occhi: odore di disinfettante e un caldo soffocante che le aveva appiccicato le coperte al corpo; non poteva che essere in una clinica. D'altra parte ormai era un'esperta in merito dato che da quando era tornata dalla guerra non aveva fatto altro che entrare e uscire da quello stesso posto innumerevoli volte. La ragazza socchiuse gli occhi disturbata dalla tenue luce che filtrava dalla finestra e a quel punto notò le voluminose bende che le coprivano le braccia e così ricordò anche gli ultimi avvenimenti. Come aveva fatto a uscire viva da quel maledetto lago infestato? In quel momento entrò Filia con aria agitata e quando vide che l'amica era sveglia sorrise e si sedette al suo capezzale. FILIA: "Ce ne hai messo di tempo! Cominciavo a credere che fossi entrata in letargo!" SELENE (stiracchiandosi cautamente):" Naaaa… E poi non è stagione!" La giovane osservò ancora le bende poi proruppe in un sospiro rassegnato e si riadagiò sul letto guardando Filia con aria interrogativa in attesa di spiegazioni. FILIA:"Siamo state fortunate a cavarcela" SELENE: "Fortunate hai detto? Da quel poco che ricordo stavamo per estinguere in un colpo solo il nostro Club (sai quello delle draghette mantenute/perfette)!" Filia fissò l'amica con aria trionfante. FILIA:"Però finalmente abbiamo concluso qualcosa!" Così dicendo si rimboccò una manica e mostrò il goiello intorno al braccio raccontandole brevemente come erano andate le cose omettendo solo il particolare dalla forcina (raccontò invece di aver usato un incantesimo che aveva messo KO l'avversario). SELENE:"Non dirmi che è per quell'affare che abbiamo rischiato la pellaccia!" FILIA:"E invece pare proprio di sì! Non è incredibile? Potrebbe aver in qualche modo a che fare con mia madre!" Selene la guardò con aria incredula. SELENE:"Non vedo proprio come…" FILIA:"Mentre tu eri ancora nel mondo dei sogni ho fatto alcune ricerche su quel bestione…" SELENE:"…e…" FILIA:"Ed ho scoperto che si trattava di un Kelpie! Cioè un' entità elementare di sembianze umane ma coperto di una folta pelliccia, può essere evocato soltanto da qualcuno dotato di elevate doti magiche, altrimenti c'è il rischio che si rivolti contro l'evocatore, generalmente viene mandato a uccidere, talvolta per trarre in inganno e non allarmare la preda può trasformarsi in cavallo, tecnica che usa per trascinare e successivamente annegare in acqua chi lo monta". Selene fissò l'amica come se fosse un'enciclopedia parlante. Non sopportava quando assumeva quel tono da "prima della classe"! SELENE:"Tu, insomma, credi che un demone, magari un Dark Lord abbia evocato quell'orrore per uccidere tua madre e te! Ma perché?" FILIA (guardando il bracciale):" Per questo! Guarda! Qui è inciso in piccolo lo stemma della famiglia di mia madre". Selene osservò il simbolo inciso: in effetti aveva un'aria familiare… FILIA:"Guarda caso anche la casa appartiene da tempo immemorabile alla famiglia di mamma!" SELENE:" Non sono ancora convinta…" Filia sbuffò e passeggiò nervosamente per la stanza per alcuni minuti, poi si batté una mano sulla fronte, come se si fosse appena ricordata qualcosa. FILIA:" Scusa se non posso fermarmi molto, la guaritrice ha detto che appena te la senti puoi tornare a casa anche se ti consiglia di aspettare che le ferite si siano rimarginate prima di metterle di nuovo nel trita-carne! Io devo correre a casa; mentre venivo qua dalla biblioteca ho incontrato i miei amici con cui ho salvato il mondo l'ultima volta, non li avevo nemmeno salutati che già si erano auto-invitati a casa mia! Tra l'altro non ho potuto tirarmi indietro visto che Luna ha fatto sapere di essere troppo impegnata nell'allestimento dell'esercito, per la verità ha anche strillato (testuali parole) di "non romperle le scatole perché lei non ha una sorella e se anche ce l'avesse al momento non se lo ricorda!" Come dire che se non li accolgo io devono cercarsi un ponte!" SELENE:" Si vede che il cavaliere di Chepied è occupato! In più si dice che non sia proprio in buoni rapporti con la sorella Rina…Una volta se non sbaglio l' ha definita "nulla facente in carriera" e "parassita della società"!" FILIA:" Non ha tutti i torti! Con quello che serve a sfamarla ci si potrebbe salvare un paese povero! Ora devo proprio andare; mi stanno aspettando a casa e non vorrei che me la demolissero tra l'altro devo anche passare da tua madre a prendere Vargard". Così dicendo si avviò verso la porta. FILIA (girandosi prima di uscire):Grazie per avermi aiutata oggi!Sei un'amica!" Filia uscì mentre Selene restò ancora un attimo a fissare la soglia vuota. SELENE (tra sé):"Figurati, è stato un piacere! In fondo stavamo solo per restarci…"
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