-Re Eriol, dovete riposarvi,
avete il volto pallido-
Disse una donna dai lunghi capelli biondi e carnagione lattea, che
stava a fianco al trono, in piedi, con aria preoccupata.
L'anziano signore che sedeva sul trono si mosse leggermente , stiracchiandosi,
e interrompendo la lettura dell'ultima missiva arrivatagli.
Era un'uomo anziano, sulla settantina. Sul volto magro v'era una bianca
e lunga barba e sulla quasi ormai calva testa troneggiava una corona
di fattura semplice ma di immensa bellezza. Ametiste e Zaffiri erano
incastonati con oro bianco e rosso, fino a formare un'alquanto strano
ma semplice disegno floreale.
Fuori era primavera , l'aria era frizzante e piena di vita. L'uomo
si alzò dal trono situato al centro di un vastissimo salone,
e si portò lentamente verso una bifora sulla parete sinistra
della sala.
Respirò a pieni polmoni l'aria della mattina, chiuse gli occhi
e lasciò che il sole gli scaldasse i tirati muscoli del viso.
-Ahiaa!!!!! smettila dannazione!!!!-
-Signorino! non dovrebbe dire queste parole!-
-Ma cacchio! mi ha fatto male! adesso lo disintegro!!!-
Il piccolo bambino aveva si e no 4 anni, lunghi capelli blu e grandi
occhi azzurri. Stringeva in mano una rozza spada di legno, composta
da due legni incrociati e legati tra loro perpendicolarmente, con
la quale minacciava un'altro ragazzino più grande, dai capelli
neri, che se ne stava davanti a lui a fargli le boccacce.
-Signorino Zendaru! si fermi! potrebbe fare male a suo fratello!
-E' quello che voglio!!!-
gridò mentre calava velocemente la spada giocattolo sul capo
del fratello, ma questo fù più veloce nell'abbassarsi
e , con una capriola, a portarsi fuori traiettoria. La spada finì
infilzandosi nel terreno fresco. Zendaru cercò di disincastrarla
dal terreno ma la tata , alle spalle, lo prese da sotto le ascelle
e lo alzò di peso, prendendolo in braccio.
L'altro bambino rise, poi guardò la meridiana sul lato nord
del castello. Erano le 11, dovevano rientrare per riprendere le lezioni.
Trotterellò dietro la tata che portava sulle spalle, sdraiato
a pancia in giù, Zendaru, che scalpitava e urlava di voler
frantumare le ossa a suo fratello.
Re Eriol sorrise guardando i suoi due nipoti scomparire tra grida
e strepiti del più piccolo, da una porta due piani sotto la
sala del trono ove lui stava.
La donna che prima era al fianco del suo trono guardava anch'essa
i due ragazzini , sorridendo amorevolmente
L'anziano re si rivolse alla donna
-Mi sembra che fuggano alle balie della loro tata, che sia forse il
caso di affiancarne loro un'altra?-
Disse il re sorridendo e spostando ancora lo sguardo dalla donna ai
bambini nel giardino di cui ormai si sentivano solo gli strepiti lontani
del piccolo Zendaru.
La donna sorrise
-No...non credo sia il caso, l'unico da tenere a bada è Zendaru,
com'è vivace quel bambino, io stessa lo perdo di vista non
poche volte....-
Disse la giovane donna sospirando
Il re rise
-Sarà un'ottimo combattente, e suo fratello un'ottimo stratega-
-Io spero solo che siano dei bravi ragazzi e che facciano scelte dettate
dalla ragione, dall'intelligenza e dal cuore.-
-Per portare un regno al dominio non bisogna scegliere col cuore,
moglie!-
Il re e la donna, nonchè le damigelle uno scrivano e un corriere,
si voltarono verso la porta d'ingresso alla sala del trono
Era appena entrato, ed ora marciava per la sala diretto al trono,
un'uomo sui trent'anni, in armatura, con un seguito di una dozzina
di soldati.
I suoi capelli erano corti e di un blu chinato, gli occhi di un'azzurro
glaciale. La sua armatura era nera come la notte e dello stesso colore
era il mantello gettato sulle sue spalle.
Arrivò vicino al trono, lesse qualche missiva indirizzata al
re e si sedette sul trono .
La donna si rabbuiò appena lo vide.
-bentornato...-
L'uomo, con un sorriso beffardo, si voltò verso la giovane
donna
-Buongiorno moglie, sento il tuo entusiasmo nel rivedermi....-
Disse con una nota d'ironia.
L'anziano re si diresse lentamente verso il trono, due damigelle si
affiancarono a lui per sorreggerlo, gli anni cominciavano a pesare
sulle sue spalle e il viso scavato lo dimostrava appieno. Il sorriso
che aveva sul volto pochi minuti prima osservando i suoi nipoti giocare,
era scomparso e sul volto che aveva ora, alla vista del suo unico
figlio, sembrava impossibile rivedere un sorriso simile.
L'uomo guardò con fare schifato il proprio padre, poi si alzò
e scosse la testa più volte mentre ripercorreva la strada appena
fatta, dirigendosi verso il portone d'entrata, ma non lo raggiunse,
si fermò, si voltò ed osservò ancora l'anziano
sedersi sul trono.
-E' ridicolo che il regno abbia un sovrano simile, un cadente vecchio
dal cuore di donnicciola!-
Detto questo si voltò e varcò la soglia scomparendo
nel corridoio oltre. La sua scorta lo seguì, silenziosa.
La donna aiutò l'anziano re a sedersi guardando con odio il
marito scomparire lungo il corridoio.
L'anziano sospirò
-Non ha tutti i torti...ormai io sono vecchio ed il regno ha bisogno
di una mente giovane e dinamica-
-Non dite questo re Eriol. Il regno ha bisogno di una mente buona
e giusta, non di un'uomo nel cui cuore alberga solo l'amore per la
guerra!-
Ma l'anziano poggiò il capo sul poggiatesta e chiuse gli occhi
sospirando
Sarebbe comunque venuto il giorno in cui non avrebbe più potuto
regnare.
Ed ormai era vicino.
Zendaru aveva smesso di scalciare ma osservava in cagnesco il fratello
che camminava dietro la tata.
-Ti sei calmato Zen?-
Il piccolo di tutta risposta girò il capo dalla parte opposta
L'altro bambino rise sommessamente, poi s'interruppe.
La tata si accostò al muro destro del corridoio per fare spazio
ad un gruppo di uomini in armatura
I due bambini li riconobbero subito
Zen sgranò gli occhi e con un balzo scese dalle spalle della
tata che in un momento di distrazione aveva rilasciato leggermente
la presa sul bambino. Zen corse a ripararsi dietro il fratello maggiore.
L'altro bambino osservava gli uomini sfilare davanti a lui, ma osservò
più serio che mai l'uomo che scortavano.
Da parte sua l'uomo, il padre dei due bambini, neanche si accorse
di loro, immerso in bui piani e passando oltre.
-Pà-
-Già-
Rispose il fratello maggiore a Zendaru
-E' già tornato?....perchè?-
-Non ne ho idea.....-
-Avanti!- Disse la tata facendo cenno ai due bambini
-Dobbiamo andare, siamo già in ritardo-
I due bambini si incamminarono insieme alla loro tata per il corridoio.
-Avanti Keifer, leggi da pagina 5-
Il fratello maggiore di Zendaru, pur avendo sette anni, già
sapeva leggere , scrivere e far di conto.
Mentre la maestra dava lui nozioni di storia, geografia , matematica
e italiano , il fratello minore, che mai si voleva separare da lui,
giocava sotto la visione della premurosa tata in un'altra parte
della stanza, dalla quale poteva vedere suo fratello maggiore studiare.
Il bambino portava i lunghi capelli neri, lisci fino alle spalle,
in una sorta di taglio a caschetto, solo un pò più
lungo, ed aveva gli occhi di un viola intenso molto raro, ora questi
scorrevano veloci sulle rune che componevano il suo libro di storia.
-...raramente si mostrano agli umani e la ragione di questa diffidenza
stà nel fatto che gli uomini li hanno impiegati spesso come
cavie per incantesimi nuovi.
Molte razze si sono estinte per questa ragione -
Zendaru ascoltava estasiato i racconti del fratello, aveva sempre
avuto un'alta considerazione di Keifer, per lui era come un Dio.
Keifer poggiò il libro sul tavolo.
-Cosa ne deduciamo principino?-
Kei guardò verso il soffitto
-Mbhè, forse che se facciamo agli altri del male è
difficile che poi possiamo avere favori dalle persone della loro
razza ^^;-
Sul capo della maestra comparve un gocciolone.
-Signorino Keifer, lei prima ha letto che i folletti e le fate sono
persone di grande intelligenza e con poteri particolari-
-Si- rispose Keifer sapendo già dove la sua maestra volesse
arrivare
-Ragion per cui bisogna essere loro grati se anche dopo che gli
umani li hanno utilizzati per questi incantesimi non ci abbiamo
dichiarato guerra contro-
-Forse perchè eravamo più forti-
Disse Keifer sorridendo leggermente
-Signorino! non siamo nella preistoria! qui non vige la legge del
più forte, ma un rispetto reciproco!-
Keifer sbuffò leggermente.
Le campane della cappella del castello si udirono rintoccare per
dodici volte
Zen aveva imparato a contare fino a dodici proprio per riconoscerle
-SI MANGIA!!!!-
Urlò azandosi in piedi
La maestra, la tata e Keifer stesso caddero al suolo.
La donna che poche ore prima assistiva il re non era nient'altro
che la principessa di Samirien. Ella era la seconda figlia della
regina del regno di Dills,Nieliqui, ed era stata promessa in sposa
all'erede al trono del regno di Samirien: Eltas di Samirien.
Il suo nome era Ewine ed era una donna di rara bellezza, la sua
carnagione era lattea, i lunghi capelli ondulati erano di color
oro e gli occhi di un viola intenso.
Era alta e slanciata e una sola cosa poteva superare in lei la bellezza,
la bontà d'animo.
Ora si stava dirigendo con passo stanco verso la sala da pranzo,
soleva infatti pranzare e cenare con i propri figli a differenza
del padre che li vedeva molto di rado, e solitamente solo per ricordar
loro d'esser figli di una donna inutile.
-Signora Ewine?, si sente bene?-
Una delle sue due damigelle la fissava con aria preoccupata.
-Non dovrebbe stancarsi signora , sa di essere debole di salute
e non è da molti giorni che siete fuori dal letto. Pranzate
in camera vostra, dove potrete riposarvi meglio-
Disse un'altra damigella
-No-
disse lei facendo cenno con il capo
-Voglio vedere i miei figli-
Le due ancelle si scambiarono un'occhiata d'intesa
Tutti al castello sapevano che in realtà solo uno dei due
era suo figlio legittimo, il più piccolo era venuto alla
luce da una serva del castello,impegnata a servire il principe Eltas,
e scomparsa misteriosamente subito dopo il parto.
Ewine era troppo buona di cuore e sopratutto sapeva che se non si
sarebbe presa lei cura del bambino avrebbe fatto la stessa fine
della madre. Così, approfittando del fatto che non si mostrava
da parecchi mesi in città perchè malata, fece credere
al popolo che fosse suo figlio. Re Eriol assentì alla scelta
di Ewine e chiese a tutti nel castello il silenzio.
Così fu.
-Maaaaaammmaaaaaaaaaaa!!!!-
Zendaru appena vide la figura di sua madre comparire da una delle
porte della sala, sfuggì di nuovo alla presa della tata e
le corse incontro.
La donna sorrise.
Anche Kei andò verso la madre ma a differenza del fratello
non le balzò addosso.
-Ciao Mamma-
Disse con un sorrisone
La donna sorrise ad entrambi e fece cenno alle damigelle di servire
il pranzo
Zen si catapultò sulla sua sedia, arrampicandosi su una pila
di cuscini azzurri che gli permettevano di arrivare all'altezza
del tavolo.
-faaaaaaaameeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-
*gocciolone*
Pomeriggio: in una grande stanza del castello.
Re Eriol stava leggendo alcune carte, seduto dietro ad una massiccia
scrivania di legno di faggio. Un cancelliere era al suo fianco ed
osservava il proprio re.
L'anziano poggiò finalmente le carte che stava analizzando,
poi trasse un respiro, prese una penna dal calamaio, la intinse
nell'inchiostro e firmò alla base dell'ultimo foglio che
aveva appena finito di leggere. Poi si voltò verso il cancelliere
-Tu sei il mio testimone, lascio il regno di Samirien a Keifer di
Samirien, e data la sua giovane età sarà sua madre
Ewine di Dills a comandare al posto suo fino alla maggiore età
di mio nipote.-
Il cancelliere prese in mano i fogli che il re successivamente gli
porse, ormai firmati.
-Re Eriol, se volete il mio parere avete fatto un grave errore,
il principe Eltas non prenderà con piacere questa notizia-
L'anziano si appoggiò con la schiena allo schienale della
poltrona su cui era seduto, e poggiò gli avambracci sui braccioli
.
-Oh non dubito che non ne sarà felice, ma questo è
ciò che io ho deciso, alla mia morte erediterà poderi,
gioielli, danaro, insomma, tutti i miei averi, tranne questo castello
ed il regno di Samirien-
Detto questo il re fece cenno al cancelliere di andarsene, si riprese
i fogli e li mise nel primo cassetto della sua scrivania, poi chiuse
a chiave il cassetto e si mise la chiave in tasca. Quando il cancelliere
se ne fu andato il re chiuse gli occhi e appoggiò il capo
sul poggiatesta della poltrona.Dalla finestra dietro di se sentì
le grida dei suoi nipoti, sorrise, poi si alzò e si diresse
nel giardino del castello.
Zendaru si stava accanendo con la sua spada gioccatolo contro una
sfera luminosa che aleggiava di fronte a lui.
Suo fratello Kei, muovendo le mani abilmente, spostava la sfera
prima che il fratello riuscisse a colpirla, questo faceva adirare
non poco Zen.
Ad un tratto da una delle porte che si aprivano sul giardino, comparve
il re.
Kei si voltò verso la porta, distraendosi e facendo scoppiare
la sfera luminosa in un sonoro "pop". Zen finalmente era
riuscito a prenderla ma questa si era dissolta prima di trapassarla
con la spada. Zen schioccò le dita contrariato, poi vide
il nonno, lanciò via la spada e cominciò a correre
verso di lui
-Nonno!!!! -
L'anziano era accompagnato da due ancelle che erano l'una al fianco
destro l'altra al fianco sinistro del regnante.
-Re Eriol, stia attento a..-
-Oh, lasciatemi in pace almeno quando sono con i miei nipoti, andate
su, non ho bisogno di voi-
le due ancelle si guardarono
-Ma, signore lei ..-
-Io sto benissimo, sono nel cortile interno del castello che faccio
visita ai miei due nipotini, cosa potrebbe succedermi?-
Le due ancelle rimasero un pò interdette, poi si inchinarono
leggermente
-come vuole lei signore-
e se ne andarono per la porta da cui erano arrivate
Zendaru si era aggrappato alla manica del nonno e lo tirava verso
terra
-Nonno nonno!!-
-Cosa c'è piccolo?-
Il re si chinò
Zen gli si attaccò al collo
-Braccio!! voglio venire in braccio!-
Kei tirò per terra il fratello
*SBONK!*
-Smettila! il nonno è anziano e tu pesi come un troll!-
Zen si massaggiò la testa, stava comparendo un bernoccolo
per la caduta e un lacrimone si formò all'occhio destro
-uffa....ç__ç-
Kei prese a sua volta la manica del nonno e lo portò verso
una panchina di pietra poco lontana, situata sotto ad un salice
piangente.
Fece accomodare il nonno, poi saltò anche lui sulla panchina.
Anche Zen arrivò correndo e si lanciò sulla panchina,
però ricadde al suolo dall'altra parte..
*gocciolone*
Re Eriol prese da sotto le ascelle Zen e lo issò sulla panchina
-Sei proprio maldestro mio caro!-
Disse ridendo
Zen si grattò la testa un pò imbarazzato.
-E' strano che tu venga a farci visita nonno-
Disse Kei
-Già, sei sempre impegnatissimo-
Disse Zen
-Oh, ma oggi ho finito tutti i miei compiti prima per passare un
pò di tempo con voi-
Disse l'anziano sorridendo ai due bambini
Zen si mise in piedi sulla panchina e cominciò a saltare
stringendo i pugni
-bello bello!!! Nonno! giochi con me con la spada?-
Kei alzò l'indice
-No Zen, il nonno deve stare tranquillo e poi i grandi non giocano,
lo sai-
Zen arcò alll'insù le sopracciglia
-ma dai!-
Kei fece ondeggiare la mano destra ed una piccola sfera luminosa
apparve vicino a Zen
Zen la guardò alzando un sopracciglio
-Non voglio giocare con la sfera, voglio giocare con il nonno!-
La sfera cominciò a girargli intorno più e più
volte fino a quando Zen, a furia di seguirla ebbe gli occhi a zampirone
Dopodichè si arrabbiò , riprese la spada da dove l'aveva
lanciata prima e si avventò su questa
Il re osservava come Keifer riuscisse a muoverla abilmente senza
alcuno sforzo
-Da quanto tempo sai fare questo?-
Kei non voltò il capo verso il nonno per non perdere la concentrazione
necessaria
-mbhè, il lighting l'ho imparato parecchio tempo fà,
ora sò fare di meglio ma a Zen piace questa-
-capisco, e cos'altro sai fare?-
Kei si voltò verso il nonno rilasciando il lighting, Zen,
che si era avventato sulla sfera luminosa, rimase interdetto perdendola
di vista.
-Sò fare anche questo ^^-
Ora sul volto del bambino si poteva vedere una concentrazione massima
poi i suoi piedi cominciarono ad alzarsi dal suolo
Il re l'osservò bene, ma Zen l'osservò ancor meglio
Zen, dopo qualche secondo di stupore massimo, cominciò a
saltellare intorno al fratello che ormai aleggiava ad un buon metro
dal suolo.
-anche io! anche io!!!!! voglio volare anche io Kei!!!-
-Non sono capace di fare due magie insieme Zen-
Zen saltellò più arrabbiato che mai
-voglio volare anche io!!!!!!!!-
Poi si attaccò al piede del fratello, raggiungendolo con
un salto
-O___o! ARGH! Zen!!!!-
Kei perse la concentrazione e cadde al suolo
Il re si mise a ridere vendendo i due fratelli raggomitolati insieme
dopo la caduta.
-cosa!?!?!?-
Il principe Eltas, che ogni volta che tornava a palazzo non si muoveva
quasi mai dai suoi appartamenti, si alzò in piedi di scatto
dalla poltrona su cui era seduto
Al suo fianco sinistro, seduta per terra e chinata verso la poltrono
v'era una fanciulla vestita unicamente di una veste di lino bianco,
molto leggera, sul suo viso si potevano ancora vedere i segni di
lacrime da poco versate.
Pochi attimi prima nel suo appartamento aveva chiesto udienza il
cancelliere del palazzo per portargli delle notizie sconvolgenti
-proprio così- disse il cancelliere chinandosi leggermente
in segno di rispetto
-Lo ha firmato poche ore fà, si trova nel primo cassetto
della sua scrivania e la chiave del cassetto è in mano sua-
Il principe divenne pensieroso ma un leggero sorrisino gli increspava
il volto.
-A tutto v'è rimedio comunque.....chi sono i testimoni del
testamento?-
-Sono stato io stesso presente mentre lo firmava-
-Ma davvero?- Disse il principe sguainando la spada al suo fianco
Il cancelliere sbarrò gli occhi e si alzò di colpo
in piedi
-Signore! io-
Non fece in tempo a finire la frase che il filo della lama tagliò
di netto la sua carotide
La donna urlò portandosi le mani davanti agli occhi
Il corpo del cancelliere cadde pochi centimetri davanti a lei, con
gli occhi aperti, e una larga chiazza di sangue ancora caldo macchiò
il pavimento.
Il principe sorrise, si chinò verso la donna e le passò
la fredda lama ancora intrisa di sangue sul petto
-Tu non hai visto nulla mia cara-
le disse sottovoce, poi pulì la lama della spada sulla veste
di lei e la rimise nel fodero, dirigendosi verso la porta
-Questa notte ti voglio nella mia stanza-
Disse prima di varcare la soglia della porta dei suoi appartamenti,
i soldati della sua scorta privata lo seguirono in silenzio.
-Dov'è?!?-
Chiese a spada sguainata ad un servo .
Il servo fece cadere il vassoio che aveva in mano e tazzine e theiera
si rovesciarono per terra seminando l'infuso di the.
Il servo indietreggiò
-c....chi cercate Principe?-
-Mio padre!! il re!-
-e' in giardino, principe Eltas- Ed indicò una porta alla
fine del corridoio che portava al giardino.
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