| IL PRIMO AMORE DI LINA |
Era un tiepido pomeriggio di metà Maggio nella città di Sailune, capitale del regno del Bene; le vie e i sobborghi erano animati da una folla eterogenea di persone, che mescolava il suo brusio alle voci degli uccellini che popolavano i boschi circostanti, pieni di fiori e di profumi, frutto dell'esuberanza della primavera ormai avanzata.
Anche nel palazzo reale, che sorgeva, maestoso e solenne, sulla collina sovrastante le borgate, un po' discosto dall'abitato, la vita scorreva tranquilla e, nell'ombroso cortile interno, circondato da immensi alberi secolari, uno spadaccino si stava allenando, sotto gli occhi attenti di due giovani donne che lo osservavano dall'alto del balcone, che si apriva davanti alle finestre delle camere della principessa.
Il giovanotto, dai lunghi capelli biondi, aveva un fisico stupendo, che avrebbe fatto invidia a chiunque. Le braccia muscolose reggevano senza fatica una preziosa spada, dall'elsa decorata. I tratti, decisi ma eleganti, del volto, la mascella squadrata, il naso dal profilo perfetto, la fronte alta e spaziosa esprimevano determinazione e coraggio, ma rivelavano anche un animo buono e sensibile.
Gli occhi azzurri, mobilissimi, saettavano continuamente in ogni direzione, seguendo le mosse degli avversari, mosse cui il giovane guerriero sapeva sempre rispondere, con efficacia e movimenti velocissimi.
"Certo che è veramente bravo... migliora di giorno in giorno..." osservò una delle ragazze.
"Eh sì, tener testa contemporaneamente a una mezza dozzina di combattenti esperti non è sicuramente facile" ribatté l'altra "Sei davvero fortunata ad averlo come guardia del corpo, Lina... e gratis per di più!"
"Hai proprio ragione Amelia. Ma, cambiando argomento... a quando le nozze?"
"Sono fissate per il 19, tra tre giorni. Sperando che Zelgadiss torni in tempo dal suo viaggio..."
"Suvvia, non ti preoccupare così... lui non è il tipo che si dimentica di queste cose (come invece sarebbe capacissimo di fare qualcun altro!) non trovi?"
La principessa sorrise. "Perché devi essere sempre così cattiva con il povero Gourry? In fondo, è solo un po' sbadato..."
"Solo un po'?! Quello ha perennemente la testa tra le nuvole!! A parte questo... non sai quanto ti invidio, amica mia. Tu hai un ragazzo che ti adora e tra tre giorni ti sposi, io invece, benché abbia già quasi vent'anni, non ho ancora uno straccio di fidanzato... Mi sa proprio che morirò zitella!" disse la fanciulla, sospirando e scostandosi dal viso una ciocca color rosso rame.
"E dai Lina, smettila una buona volta con questi discorsi pessimisti... presto o tardi troverai anche tu l'uomo della tua vita!" la rincuorò Amelia "Anzi, visto che già siamo in tema, perché non mi racconti della prima volta in cui ti sei innamorata?"
"Vuoi seriamente che ti parli del mio primo amore?! Di una storia vecchia di sette anni?!" La rossa rise e gettò un rapido e furtivo sguardo nel cortile, dove Gourry continuava i suoi allenamenti.
Poi abbassò gli occhi, come per concentrarsi, e accavallò le gambe, mettendo così in mostra, attraverso l'ampio spacco dell'abito, una vecchia cicatrice sul polpaccio destro.
Al vedere quello sfregio, che segnava la pelle della ragazza dall'altezza del ginocchio fin quasi alla caviglia, la principessa rabbrividì. "Dove ti sei fatta... quella?" domandò all'amica.
"Ah, stai parlando della mia cicatrice?" le rispose l'altra, con naturalezza, facendo scorrere un dito sul segno della ferita, "E' una storia di tanto tempo fa... proprio come quella della mia prima cotta. Anzi, a dirla tutta, le due cose sono collegate..."
"Sul serio? Non riesco davvero a vedere un nesso..." replicò Amelia, perplessa, mentre osservava con attenzione la compagna di tante avventure: la figura minuta, ma pure aggraziata e ben proporzionata, con tutte le curve al posto giusto, ma soprattutto quel viso fresco e simpatico, che colpiva alla prima occhiata... senza dubbio Lina era molto bella ora, ma come avrebbe potuto apparire anni prima? Questo lei non poteva dirlo.
Intanto la giovane maga, a occhi chiusi, riandava col pensiero e quel passato così lontano e sembrava stesse rivivendo le emozioni di allora, emozioni che cambiavano continuamente l'espressione del suo volto.
Alla fine parve tornare al presente e cominciò il suo racconto. "Dunque, come ti stavo dicendo, tutto è avvenuto sette anni fa; a quell'epoca, io ero una tredicenne ingenua, desiderosa di avventure e assolutamente ignara delle leggi della vita, specie della più importante: vince quello che è più fortunato, più furbo e soprattutto più forte.
Da circa due mesi, spinta da mia sorella Luna, ero partita alla scoperta del mondo e fino quel giorno non mi era successo nulla di male. Poi, quel tardo pomeriggio di Novembre, mentre attraversavo un bosco, venni accerchiata da una decina di banditi, con intenzioni poco benevole. Mi intimarono di consegnare loro tutto ciò che avevo, senza troppe storie. Cercai di difendermi, ma con la mia poca magia non potevo fare nulla e, nello scontro che ne seguì, uno di quelli mi ferì la gamba con la spada, e il risultato è questa..." disse la rossa, additando la vistosa cicatrice.
Amelia annuì e pregò la narratrice di proseguire.
"Dopo avermi reso inoffensiva, i ladri mi portarono via soldi e gioielli e, per punirmi per aver tentato di reagire, mi presero anche l'unico mantello che avevo. Quindi dopo avermi malmenato un altro po', tanto per divertimento, se ne andarono, abbandonandomi sola e con un profondo taglio sanguinante sulla gamba"
"Che bruti! Aggredire una giovane indifesa per derubarla e poi lasciarla inerme in mezzo ad una foresta... gente così è indegna di vivere tra gli uomini e la giustizia ha il preciso dovere di punirli!" proclamò la brunetta, esaltata dal suo argomento preferito.
"Certo Amelia, hai ragione..." interruppe l'altra "Ma adesso posso continuare la storia?"
La principessina arrossì, imbarazzata, e annuì. "Scusa, mi sono lasciata trascinare..."
La rossa si lasciò scappare un sospiro e riprese. "Lì per lì non sapevo che fare e la prima cosa che mi venne in mente fu arrestare l'emorragia; perciò cercai di fasciare alla meglio la ferita, utilizzando come bende le maniche della mia maglia. Tentai poi di trascinarmi fino alla locanda più vicina, che era a circa un miglio di cammino, ma non vi riuscii, a causa della mia debolezza, e svenni lungo la strada"
"Deve essere stato terribile... cercare di camminare con una gamba in quelle condizioni... chissà che male doveva fare! Non immaginavo proprio che nel tuo passato ci fossero celati fatti come questo, Lina..."
La maga sorrise. "Mah... questa non è precisamente il tipo di esperienza che ti auguro di fare, però... a volte capita e ti aiuta a maturare e a crescere. La vita è fatta anche di agguati nei boschi, cara mia, non solo di belle prediche sulla giustizia!" sentenziò Lina. "Comunque, non so quanto rimasi priva di sensi, ma ricordo che fui svegliata dalla pioggia gelida che mi cadeva sul viso; si era scatenato un temporale e si preannunciava una notte da lupi: la mia situazione cominciava a peggiorare. Cercai rifugio sotto una roccia sporgente e provai a dormire un po'.
La cosa mi risultò piuttosto difficile, dato che la ferita aveva ricominciato a sanguinare e a dolermi moltissimo, ma riuscii lo stesso ad assopirmi per qualche momento..."
La principessa ascoltava attentamente il racconto, allibita per la calma e il fare distaccato della rossa nel riferire quella storia drammatica: sembrava stesse raccontando di un pic-nic con gli amici e non di una brutta avventura che avrebbe anche potuto finire in tragedia.
"Più tardi, sentii una voce d'uomo e ci misi qualche minuto a capire che si stava rivolgendo a me, ma alla fine riaprii gli occhi. Mi trovai davanti un bel fusto, che aveva tutta l'aria di essere un vagabondo come la sottoscritta, con l'unica, insignificante differenza che lui era corazzato e armato dalla testa ai piedi; avendomi visto a terra, aveva voluto capire cosa mi fosse successo e, rendendosi conto che ero ancora viva, stava cercando di farmi rinvenire, temendo che altrimenti morissi assiderata.
Al momento non devo aver fatto molta attenzione a quello che accadeva, mi bastava solo sapere che avevo accanto una persona con delle buone intenzioni e lasciai che agisse come meglio credeva. Poi probabilmente mi addormentai di nuovo, non lo so, so però che mi risvegliai perché non sentivo più né il freddo né la pioggia..."
"E come mai?" obiettò Amelia "Ammetto che è possibile che smetta di piovere, ma è sera: non può improvvisamente fare caldo!"
Lina approvò con la testa. "Esatto, non può improvvisamente fare caldo, ma qualcuno può metterti addosso un mantello di lana. Giusto?"
"Eh?! Allora vuoi dirmi che lui..."
"Già, proprio così. Lui mi aveva avvolto nel suo mantello e mi stava portando in braccio verso il paese più vicino"
La principessina incrociò le mani sul cuore e sospirò. "Oh, quant'è romantico!... Il bel cavaliere che salva una dama in difficoltà..." L'altra inarcò le sopraciglia e la guardò con aria interrogativa. La brunetta se ne avvide e ritornò bruscamente alla realtà. "No, niente, non far caso a queste cose! Lo sai che ogni tanto mi perdo nelle mie fantasticherie... piuttosto, dì un po', com'era il tuo Romeo?"
La ragazza non rispose subito; si chinò in avanti, puntellò il gomito sul ginocchio e posò il mento sul pugno chiuso, mentre il suo sguardo vagava lontano, perdendosi nel cielo infinito che cominciava ad assumere le tonalità rosate del tramonto. "Beh... era molto bello... decisamente attraente... occhi azzurri, capelli biondi, alto, muscoloso... il classico tipo nordico, diciamo... doveva avere all'incirca 18 anni, non di più..."
"Wow! Che schianto! Ehi Lina, ma capitano tutti a te i belloni?! 'Sto tipo sembra più affascinante anche di Zelgadiss e Gourry messi assieme!! Ma sai almeno il suo nome oppure da dove veniva o cose del genere?"
Al sentire il nome della sua guardia del corpo, la giovane arrossì e una strana espressione insieme felice e quasi colpevole comparve sul suo viso. Ma fu questione di un attimo e Amelia non se ne accorse neppure. "Si chiamava... mi aveva detto di chiamarsi... Gourry Gabriev"
La brunetta trattene il fiato. "Come hai detto che si chiamava? Gourry Gabriev?!... Era per caso un omonimo del nostro amico?"
"Forse che sì, forse che no... chi lo sa..." le rispose Lina, con una punta di malizia nella voce, "Lo scoprirai solo alla fine della storia!"
"E va bene, hai vinto, aspetterò!" cedette la principessa "Però ora continua, che sono curiosa!"
"Dunque, fammi ricordare... arrivammo alla locanda che era già notte fonda ma comunque Gourry, che conosceva la padrona, mi portò subito in una stanza e fece venire un tale che si occupò di medicarmi la ferita. Quel medico, dopo una prima visita sommaria, mi disse che forse il taglio si era infettato e che questo peggiorava le cose, ma non dovevo preoccuparmi perché, in ogni caso, mi sarei ristabilita. Poi una cameriera mi portò qualcosa da mangiare in camera e quindi mi misi a dormire.
Quando mi svegliai la mattina seguente, il sole era ormai alto; il ragazzo stava accanto al mio letto a spiare il mio risveglio... mi disse che la gamba era abbastanza grave e che, molto probabilmente, avrei dovuto aspettare un bel pezzo prima di poter tornare in piena forma. -Non ho denaro con me... come farò a curarmi?- fu la mia ovvia domanda; la sua risposta, però, non fu poi così ovvia: -Chiederò alla padrona della locanda di occuparsi di te e le lascerò i soldi necessari affinché possa mantenerti finché non sarai guarita completamente. D'accordo piccola?-
Come tu ben sai, normalmente l'appellativo 'piccola' mi avrebbe fatto andare in bestia, ma, non so perché, detto da lui mi sembrava perfino piacevole..."
"Eh Lina, è risaputo che l'amore fa miracoli... anche su una come te!" fu il commento dell'amica.
"Stavolta sono del tuo stesso parere, neanche io sono immune dalla magia dell'amore... Comunque, all'inizio non volevo accettare l'offerta, perché non mi sembrava corretto, ma alla fine accettai e feci come aveva detto lui; in fondo, tornava tutto a mio vantaggio, no?"
Amelia alzò gli occhi al cielo. "Lo so, lo so Amy, sono sempre la solita approfittatrice, non serve che me lo ricordi... tanto non cambio idea!"
"Già, dovrei saperlo ormai che sei testarda peggio di un mulo quando si impunta e hai la classica testa dura... Va beh, procedi con il racconto, se no viene notte. Non mi hai ancora spiegato quanto sei rimasta nella locanda e se lui è stato lì con te..."
"Allora, fammi pensare... nella locanda ci sono stata una quindicina di giorni, fino ai primi di Dicembre, ma lui è partito subito, la sera stessa, senza dirmi né dove andava né come avrei potuto contattarlo per ringraziarlo di tutto quello che aveva fatto per me..."
"E da quella volta non l'hai più rivisto?"
"Oh sì che l'ho rivisto, 4 anni fa. Solo che lui non mi ha riconosciuto, e ancora adesso non sa che sono io la tredicenne che ha salvato quella volta nel bosco, malgrado mi veda tutti i giorni!"
"Questo significa che... che tu amavi Gourry... il nostro amico Gourry! Incredibile!"
"Sembra assurdo, eh? Eppure è vero: mi ero innamorata di lui a prima vista e ho continuato a volergli bene per molto tempo ancora... Anzi, prima che partisse ebbi perfino il coraggio di confessargli cosa provavo (cosa che non ho mai più fatto con nessuno) e lui se ne dichiarò lusingato; mi fece anche un regalo, sai. -Così ti ricorderai sempre di me- mi disse..."
"Eh sì, è sempre stato un ragazzo dolcissimo e lo era anche allora. Ma... dimmi, che regalo ti fece? Qualcosa di prezioso?"
Lina sorrise e si slacciò la catenina d'argento che portava al collo. Poi, lentamente, la sollevò, finché il ciondolo che vi era attaccato non scivolò fuori dalla profonda scollatura quadrata del vestito: si trattava di un pendente, fatto dello stesso metallo, in cui era incastonato uno splendido diamante, della grandezza di una mezza noce.
"Mi regalò questo..." disse, deponendo dolcemente la collana sul tavolino che stava davanti a loro.
La principessa spalancò gli occhi: non trovava davvero le parole per definire il proprio stupore davanti a ciò che vedeva. Quella gemma doveva avere un valore astronomico, data la sua purezza e le sue dimensioni decisamente superiori alla media. E allora perché mai l'amica, tanto attaccata al denaro, non la vendeva? Decise di domandarlo alla diretta interessata.
"No Amelia, non posso vendere questo gioiello. Per me ha un valore affettivo che supera anche quello materiale, per quanto grande esso sia... E' il ricordo della prima e unica persona che io abbia mai amato in vita mia, mi capisci?"
L'altra annuì e stava per risponderle, quando un paggio bussò con discrezione alla porta. "Altezza, mi scusi se la disturbo, ma è arrivato il signor Zelgadiss che desidera vederla. L'ho fatto accomodare nella sala delle udienze..."
Al sentire quel messaggio, il volto di Amelia divenne raggiante e gli occhi blu si illuminarono si gioia. "Arrivo, arrivo subito..." disse al servitore. Poi si rivolse alla rossa: "Dai Lina, vieni anche tu a salutare Zel... è tanto che non lo vediamo!"
Ma la giovane maga rifiutò l'invito, desiderando rimanere un po' sola con i suoi ricordi e con i suoi pensieri.
Sparita la principessa, Lina si lasciò sfuggire un sospiro triste e una lacrima le scivolò sulla guancia.
Quindi si alzò e si diresse al balcone: ormai si era fatta sera e il sole del tramonto illuminava con una luce rossastra il cortile, dove Gourry, dopo aver concluso i suoi allenamenti, stava riponendo la spada.
Un'altra lacrima scivolò sul viso della fanciulla. 'Oh Gourry... sette anni fa mi innamorai di te... ma io ti amo ancora adesso... Però tu questo non lo saprai mai... non avrò mai il coraggio di dichiararmi una seconda volta...'
La ragazza cadde in ginocchio e si trattenne a stento dal piangere. 'No Lina, no... non è questo il momento di essere tristi: giù da basso gli altri ti aspettano, non puoi restare qui per molto... devi farti forza e seppellire di nuovo dentro di te tutta questa storia... ormai appartiene al passato... purtroppo!...'
Dopo essersi calmata, la rossa si sollevò, girò rapidamente su sé stessa, rientrò in camera e poi uscì per raggiungere gli amici, chiudendosi alle spalle la pesante porta di legno.
Nella camera deserta rimase solo il diamante, unico e muto testimone dei sentimenti e dei desideri di un cuore divenuto col tempo incapace di esprimersi e per questo condannato a nascondersi per sempre dietro una maschera di indifferenza e di freddezza.
La gemma, colpita dai raggi di sole, proiettava attorno a sé degli arcobaleni colorati che illuminavano la stanza con la magia dei loro meravigliosi colori.
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