| LE RAGIONI DEL CUORE | |||
| capitolo III FUGA VERSO SAILUNE |
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Nel mondo degli esseri umani era inverno inoltrato. Un freddo pungente penetrava nelle ossa e togliendo il respiro. In lontananza si vedevano numerosi nuvoloni carichi di neve. Probabilmente, prima di sera sarebbe cominciato a nevicare e il candido strato che già ricopriva la strada si sarebbe rinnovato. Le strade erano quasi deserte se non per qualche infreddolito passante che si stringeva intorno il proprio mantello e si affrettava verso casa, senza guardarsi troppo in giro Con passo rapido, quasi correndo, Xelloss si avviò per la strada principale della città. Non poteva utilizzare il tele trasporto perché avrebbe rischiato di farsi scoprire. La sua meta era un piccolo casolare appena fuori città. L'ultima volta che l'aveva visto sembrava una vecchia stamberga e, con tutta probabilità era stata, per molto tempo, solo dimora d'intere generazioni di topi. Ora, invece, aveva un aspetto, discretamente accogliente, quasi bello. Bussò con forza alla porta. Aspettò per alcuni minuti, ma dall'interno non giungeva il ben che minimo rumore. Provò di nuovo a bussare, con più forza stavolta, ma, a parte scheggiare la porta, non ottenne nessun risultato. 'Doveva scegliere proprio oggi per andare a fare un giro?!' Pensò Xelloss sconsolato. Poi pensò che, in fondo lei non ne aveva colpa. Già che ne poteva sapere lei che c'erano tre Dark Lord infuriati che la stavano cercando per farle la pelle? Xelloss si guardò intorno con apprensione. Non poteva far altro che andare a cercarla e sperare di trovarla prima dei tre demoni. Aveva due possibilità: tornare in città e chiedere in giro se l'avevano vista, ma questo avrebbe attirato l'attenzione e avrebbe indotto la gente a fare domande, anche imbarazzanti, alle quali non aveva proprio voglia di rispondere. Due: poteva rimanere lì e aspettare il suo ritorno. Pessima idea! Avrebbe perso tempo prezioso. Intanto che pensava a cosa fare gli sembrò di udire una voce familiare proveniente da un vicino boschetto che canticchiava note di vecchie canzoni. Guidato solo dall'istinto si diresse verso la macchia d'alberi. Girovagò per qualche minuto. La proprietaria di quella voce non poteva essere lontana. Uscì in una radura. Quella era l'unica zona del bosco e dell'intera regione che non fosse ricoperta dalla neve. Anzi in quel luogo era piena primavera. E L'intera radura era coperta d'erba verde sulla quale erano spuntati decine e decine di fiori. La zona era attraversata da un fresco ruscello. Sdraiata sulla riva, con la testa appoggiata ad una radice, c'era una ragazza. Non si era sbagliato. Anche se era tanto che non la vedeva, non aveva dimenticato la sua voce. "Syria?" La chiamò con voce calma, ma decisa. Due occhi colore del mare più profondo si rivolsero curiosi verso di lui. Lo guardarono fisso per qualche istante, poi s'illuminarono di una luce sfavillante di gioia. "Xelloss?" chiese piano, quasi con incredulità, mentre si alzava dal letto d'erba. Una cascata di capelli neri ricadde sulle spalle, incorniciando un viso dai lineamenti delicati. Syria si alzò. 'Cavolo, quant'è carina!' Pensò Xelloss tuffando il suo sguardo nel blu profondo degli occhi di lei. Syria si era alzata e gli si era avvicinata. Il sorriso di prima era scomparso lasciando il posto ad un'espressione seria e preoccupata. Alcune foglie le erano rimaste attaccate ai capelli. Con un gesto gentile lui gliele tolse e rimase a fissarla a lungo. Lei aveva capito che c'era qualcosa che non andava, era sempre riuscita a leggergli dentro, il che era un'impresa non da poco! "cos'è successo?" Lui abbassò lo sguardo da quegli occhi limpidi. Lui aveva sempre mentito a tutti, ma con lei non ci riusciva. "Lo sanno." Disse semplicemente con voce piatta. Xelloss la vide impallidire leggermente, ma mantenne lo sguardo fermo e il volto calmo "Com'è successo?" Chiese, dopo un attimo di silenzio. "Non lo so." le rispose costernato Xelloss. "Ma una cosa è certa: non puoi stare qui. Io non ho detto nulla, ma non passerà molto tempo perché scoprano dove ti trovi." Lei lo guardò con aria severa, poi chiuse gli occhi e abbassò la testa. Emise un profondo respiro. "Dove potrei andare, scusa? Hai qualche idea per caso?" Gli chiese con una sfumatura d'ironia unita ad un'intensa amarezza. "Voglio che tu riesca ad ottenere i tuoi pieni poteri." "Per operare la cerimonia che mi darà quei poteri è necessaria la presenza di un rappresentante di, almeno, altre tre razze oltre ai mazoku. Dove li troviamo e come faremo a raggiungere il luogo designato?" Chiese Syria. Xelloss sfoggiò un sorriso furbo. "Questo lo so io. Vai a metterti qualcosa di comodo. Dobbiamo partire il prima possibile" Dieci minuti dopo Syria ricomparve con indosso un semplice abito blu da cacciatore e una borsa di pelle a tracolla. Portava per le redini due cavalli grigi. "Se dobbiamo muoverci in fretta sarà meglio usare questi. Sono i più veloci della città e sono abituati a correre nella neve" Disse con sguardo serio, fissando Xelloss il quale annuì gravemente. Montarono in sella, poi Syria si fermò a guardarlo un attimo. "Sai Xelloss? Non ti ho mai visto così serio, non sembri tu." "Non c'è molto da stare allegri." Le rispose il demone e si girò a guardarla. Sul viso di Syria era disegnato un sorriso dolce e bellissimo. Xelloss la fissò e, per un attimo, tutti i suoi timori svanirono. Poi spinsero i cavalli al galoppo e si diressero vero la strada principale. "A proposito, Xellos! Non mi hai detto dove stiamo andando!" Gli gridò Syria per sovrastare il rombo del vento. "È presto detto!" le rispose "Stiamo andando a Sailune." |
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