Dopo i
battibecchi del pranzo, davanti ad una fetta di dolce e ad un caffè, tutti
ricominciarono a comportarsi da amiconi, come se nulla fosse successo.
Xelloss, allegro come sempre e forse un po’ su di giri per via
dell’alcool, non aveva però perso il suo gusto per le cose macabre e per il
mistero.
Per soddisfare queste sue passioni, il demone propose un gioco.
“Ehi ragazzi, che ne dite di fare il gioco… dell’assassino?” chiese
con fare cospiratore e un sorrisetto sadico che gli increspava le labbra.
“Il gioco DELL’ASSASSINO!!” strillò Philia, spaventata a morte.
“Xel, dì la verità, giuralo! Non vorrà mica dire ammazzare qualcuno,
vero?” le fece eco Amelia.
‘Gioco dell’assassino… sembra interessante… chissà se si guadagna
qualcosa…’ fu l’unico pensiero di Lina e Naga.
“Io ci sto, Xelloss. Spiegami come si gioca!” Valgarv era entusiasta.
Zelgadiss e Gourry, invece, se ne stettero zitti; il primo perché onestamente
perplesso, il secono perché non aveva capito nulla di quanto era stato detto.
Il monaco annuì. “Bene, visto che siamo tutti d’accordo vi spiego le
regole… sono semplicissime. Dunque: uno di noi finge di essere un
investigatore, mentre gli altri decidono chi tra loro sarà il morto, o I
morti e chi l’assassino. Inoltre scelgono l’arma del delitto e il movente;
quelli rimasti senza parte interpretano i parenti del defunto, gli amici, chi
scopre il cadavere…” Xelloss stava cominciando ad esaltarsi. “Quando
arriva il poliziotto, può fare delle domande e deve capire chi, come e perché
ha ucciso. Tutto chiaro? Sì?… Ne sono felice… Ora scegliamo il detective.
Potesti essere tu, Amelia… Siamo pronti. Adesso vai di là che noi ci
dobbiamo organizzare…”
“Però, Xelloss…” la principessa cercò di protestare, ma il demone la
spinse via.
“FANTASTICO! POSSIAMO COMINCIARE!” esclamò poi, sempre più elettrizzato.
“Va bene, capo! ora decidiamo chi deve morire!” Lina si era fatta prendere
dallo spirito della cosa, così come Naga e Valgarv.
“Beh, io direi che si potrebbe fare uno scherzo alla nostra nobile
investigatrice…” azzardò la maga del Serpente Bianco. “… Per
esempio… la vittima potresti essere tu, Zelgadiss…”
“IO?!? Ma sei diventata matta? Io non voglio partecipare a questo stupido
gioco!” cercò di protestare la chimera.
“Zitto e mettiti giù!” gli impose categorico Valgarv. “Ok, il morto ce
l’abbiamo, ma ora bisogna trovare il colpevole… Umh… Naga no, non
avrebbe motivi… Xelloss no, troppo scontato… io nemmeno… Ci sono!
L’assassino sarai tu, Gourry!” il drago perduto era raggiante. “E avrai
ucciso Zelgadiss perché ti aveva rubato la fidanzata, ovvero… Lina!”
L’interessata avvampò in viso, ma tacque e si trattene.
“Per me va bene. Non ho capito ancora bene com’è ‘sto gioco ma la mia
parte mi è chiara: ho ammazzato Zel perché mi aveva portato via Lina.
Giusto?” si informò Gourry.
“Bravissimo Gourry! E ora, l’arma del delitto…” disse Xelloss. “Ehi
Philia, prestaci la tua mazza. Dai, tanto lo so che la tieni sotto la gonna,
l’ho vista l’atro giorno…”
“Frena Xelloss! Non ho nessunissima intenzione di prestare la mia preziosa
mazza per una cosa così orribile come un omicidio, anche se è finto!”
affermò Philia.
Lina cercò di convincerla. “Suvvia Philiuccia, non essere cattiva, facci
giocare… Se non vuoi partecipare, puoi sempre andare in cucina a fare il thè
coi biscottini. Però dacci la tua mazza… prometto che non si rovinerà. E
se ci troverai un graffietto ne risponderò io. Parola d’onore!”
Convinta, almeno in parte da quegli argomenti e dagli occhi supplichevoli di
Xelloss, Valgarv e Naga, la ragazza-drago consegnò con riluttanza la mazza a
Lina. Quindi sparì in cucina, non senza raccomandarsi di tenere con cura il
suo gioiellino.
Quando tutto fu pronto, Xelloss diede gli
ultimi ritocchi alla scena rovesciando in testa a Zelgadiss un bicchiere
d’acqua rossa, vestendo Naga, per l’occasione sorella del morto, con un
bellissimo abito nero ed eleggendo Valgarv a becchino.
Poi chiamò Amelia, che entrò abbastanza spaesata, chiedendo, con una
timidezza ben poco consona ad un funzionario pubblico: “Siete voi che mi
avete fatto chiamare?”
“Sì’ signorina. Sono un amico del defunto… ho scoperto qualche minuto
fa il cadavere… Venga…” le disse il demone, recitando con passione la
sua parte.
“E… che cosa è successo?” la principessina continuava a sentirsi un
pesce fuor d’acqua e, dentro di sé, malediceva il monaco e il giorno in cui
l’aveva conosciuto ma, soprattutto, le sue idee balzane.
Tutta l’indecisione e la rabbia, però, sparirono all’istante quando vide
Zelgadiss riverso sul tappeto, con l’acqua rossa in testa e la mazza di
ferro accanto.
Dimenticandosi del fatto che stessero giocando all’assassino e che ciò che
vedeva era solo una finzione, Amelia si fece prendere dal panico.
“ZELGADISS! Oh santo cielo, Zel! Che ti è successo? Zel parla! Tesoro, cosa
ti hanno fatto? Ti prego parla!” disse, inginocchiandosi accanto a lui e
scuotendolo per svegliarlo.
La chimera, per non farsi sbatacchiare ulteriormente, aprì gli occhi e si
sollevò fino a sedersi, tappandosi poi le orecchie con le mani per non
sentire più le urla della ragazza.
“Amelia basta!… Mi stai stordendo… sono vivo e vegeto, come puoi notare.
E’ solo un gioco, ricordi? Un semplice gioco…” Zelgadiss cercava di
tranquillizzare la principessina.
“Oh Zel, tesoro… mi ero così spaventata… non voglio più giocare a
questo stupido gioco… è… è crudele…” Ora Amelia singhiozzava,
appoggiata al petto del giovane.
Lina e Naga, osservando la scena, si scambiarono un’occhiata di intesa: lei
lo amava alla follia.
Invece Xelloss e Valgarv erano visibilmente contrariati dalla piega che aveva
preso la faccenda, decisamente troppo sdolcinata per i loro gusti più
spartani.
Gourry, dal canto suo, vedendo che tutto si era risolto in una bolla di
sapone, se ne era andato in cucina a cercare qualcosa da piluccare e, al
ritorno, dopo un rapido colpo d’occhio alla situazione, aveva deciso che era
molto meglio tornarsene di là a mangiare.
Arrivando in salotto con thè e pasticcini,
Philia capì che non sarebbe stata necessaria una delicata opera diplomatica
per convincere tutti a smettere di giocare: a quanto pareva avevano fatto da
soli.
‘Cosa ci fa Amelia in lacrime tra le braccia di Zel? E come mai lui ha i
capelli colorati? Qui c’è qualcosa che non quadra…’
La ragazza-drago decise di accertarsene. “Ehi, perché non state giocando?
Cosa è successo qua dentro?”
Zel, che, in uno slancio di tenerezza, si era messo a battere dolcemente sulla
spalla di Amelia per tranquillizzarla un po’, alzò gli occhi e le rispose:
“Oh, niente di importante. E’ solo che io dovevo fare il morto, Amelia mi
ha visto, si è quasi fatta venire una crisi isterica e poi non ha più voluto
giocare, quindi…”
“Accidenti a voi donne! Coi vostri piagnistei rovinate sempre tutto! In
fondo era solo una finta, Zel non era mica crepato per davvero…” borbottò,
assai poco gentilmente, Xelloss.
Lina, Naga e Philia lo ‘gratificarono’ di sguardi solforici, che indussero
il demone a tapparsi immediatamente la bocca.
Seguì un momento di silenzio, in cui si intromise Gourry. “Senti Lina, so
che ora vorresti solo trucidare Xelloss perché ha parlato un po’ troppo, ma
credo che apprezzeresti di più la torta che ho chiesto a Philia di preparare
appositamente per te. Sai… quella che ti avevo fatto provare che ti era
tanto piaciuta quella volta che ti avevo invitato a casa mia per conoscere la
nonna… Ricordi?”
La rossa si voltò sorpresa verso di lui. “Dici sul serio Gourry? Hai detto
a Philia di cucinare il Pane delle Fate solo per me? Davvero?”
“Beh sì, so che è una dei tuoi dolci preferiti e allora…”
Il ragazzo non aveva ancora finito di parlare che già Lina, gridando per la
felicità, gli si era appesa al collo e lo guardava con quei suoi occhioni
grandi e dolcissimi, che esprimevano gioia e riconoscenza.
Poi lo ringraziò anche a parole: “Gourry sei proprio un angelo! Grazie
mille! Adesso però mi porti a tavola che voglio fare merenda?”
“Ok scimmietta, salta su!” disse lui, ridendo.
E, prendendola in braccio come se fosse un bambina piccola, la portò con sé
al tavolo, che Philia aveva ormai imbandito a dovere.
In breve tutti furono attorno alla tavolata,
su cui erano disposti in bell’ordine thè, pasticcini, una torta e del caffè
fumante.
Amelia, che ormai si era ripresa dallo spavento, sedeva accanto a Zelgadiss il
quale, temendo che le venisse un’altra crisi, la teneva d’occhio da
vicino.
Lina e Gourry, invece, seduti da un lato, gustavano il Pane delle Fate, mentre
Philia, in spasmodica attesa, li osservava, cercando di cogliere le loro
reazioni.
Naga, spaparanzata sulla poltrona più grande, si faceva la manicure,
chiaccherando con Zel; intanto, Xelloss e Valgarv, seduti sul tappeto, di
fronte ad un tavolinetto basso, stavano giocando una partita di poker con
tanto di scommesse in denaro che si accatastavano in un angolo.
Era evidente che il monaco stava perdendo una grossa somma e che Valgarv si
preparava a spennarlo anche degli ultimi quattrini che ancora possedeva.
“Eh, eh Xelloss… mi sa che è meglio se ti arrendi se non vuoi giocarti
tutto. Sto stravincendo e credo che pure questa mano sia mia… Osserva bene e
piangi: scala reale! Paga, piccolo demone sfigato, paga…”
“Grr… Valgarv sento che sto perdendo il controllo delle mie azioni… Ti
conviene dartela a gambe, se ci tieni alla pelle… Corri, piccolo drago
fortunato, corri e scappa lontano, finchè sei in tempo… l’ira di Xelloss
sta per abbattersi su di te!”
E, così dicendo, prese il bastone, scavalcò con un balzo il tavolino
iniziando a rincorrere Valgarv.
Quest’ultimo, dopo aver girato in tondo per un po’, decise di difendersi
e, avvicinandosi a Lina, la sollevò di peso dalla sedia prendendola per la
vita e se la pose davanti come scudo.
Lei reagì immediatamente, cominciando a strillare. “Ehi Val! Cosa cavolo ti
viene in mente? Mettimi giù subito! Gourry aiutami! Sei o no la mia guardia
del corpo? Zel! Philia! Fate qualcosa!” poi sentendo che il demone si stava
avvicinando con fare minaccioso, si voltò allarmata verso di lui. “No,
Xelloss, no! Non lanciare il bastone! No! Non fare qualcosa di cui poi
potresti pentir… UH!”
La ragazza, parlando e sbracciandosi, non si era nemmeno accorta che il lungo
bastone di legno del demone era stato lanciato proprio contro di lei.
La cosa le divenne invece evidente quando l’oggetto in questione le arrivò
dritto in pancia, con una velocità e una forza non certo indifferenti.
La rossa strinse le braccia sul ventre, trattenendo il fiato e irrigidendosi
per un istante, poi perse i sensi.
Valgarv, sentendola venir meno, cominciò a pensare di aver esagerato. “Emh,
ragazzi… Lina è svenuta… che faccio?”
Al sentire quelle parole, gli altri, Philia in particolare, lo guardarono
preoccupati, mentre Xelloss rideva a crepapelle.
Dopo che Lina fu distesa sul divano e fatta rinvenire da Zel, Valgarv e
Xelloss pensarono bene di sparire dalla scena, temendo che la ragazza, col suo
caratterino irascibile e vendicativo, non perdonasse loro tanto facilmente
quello ‘scherzetto innocente’.
Philia, accortasi dell’assenza dei due, affidò Lina alle cure di Zelgadiss
e Gourry e, con Amelia e Naga, andò a cercare il demone e il suo compare, con
l’intento di ricondurli dall’amica per le dovute scuse.
Quando le ragazze li ebbero scovati, un tribunale improvvisato, composto da
Naga, Philia e dalla principessa di Sailune, condannò i colpevoli a servire e
riverire Lina fino all’ora di cena.
Pronunciata la sentenza, Philia se ne andò in cucina, lasciando che i suoi
ospiti passassero ancora qualche momento assieme.
Inaspettatamente, pochi minuti più tardi, fu raggiunta da Zelgadiss e Gourry,
che le chiesero campo libero per realizzare con le loro mani una cena speciale
che comprendesse i piatti preferiti da Amelia e Lina.
“Vedi Philia, vorrei fare una piccola sorpresa a Lina… sai, quando domani
ripartiremo tutti per la nostra strada, io dovrò separarmi da lei… ho
promesso a mia madre che avrei smesso di fare il mercenario vagabondo e sarei
tornato a casa, una volta compiuti i 25 anni. Un uomo non si rimangia mai la
parola data e quindi devo fare ciò che ho detto” spiegò Gourry.
“Per quanto mi riguarda, il discorso è più o meno uguale…” confermò
Zel “Non posso andare a Sailune con Amelia, malgrado lei me lo chieda di
continuo. Devo viaggiare ancora per trovare una cura che mi ritrasformi in un
uomo… l’ho giurato a me stesso tanti anni fa…Però in fondo sono
affezionato a quella piccola fanatica e vorrei cercare di farmi perdonare
perché la abbandono sempre. Mi capisci?”
Philia sorrise. “Allora sotto sotto le amate, eh? Timidoni! Fate tanto i
duri ma poi… D’accordo, avete carta bianca. E mi raccomando, metteteci
tutto il vostro amore!”
Zel si affrettò a smentire, ma Philia non gli diede ascolto. Poi la ragazza,
strizzando l’occhio ai due con fare complice, uscì felice dalla stanza,
andando a raggiungere i compagni in salotto.
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