A STRANGE REUNION
CAPITOLO QUINTO
Dopo i battibecchi del pranzo, davanti ad una fetta di dolce e ad un caffè, tutti ricominciarono a comportarsi da amiconi, come se nulla fosse successo.

Xelloss, allegro come sempre e forse un po’ su di giri per via dell’alcool, non aveva però perso il suo gusto per le cose macabre e per il mistero.

Per soddisfare queste sue passioni, il demone propose un gioco.

“Ehi ragazzi, che ne dite di fare il gioco… dell’assassino?” chiese con fare cospiratore e un sorrisetto sadico che gli increspava le labbra.

“Il gioco DELL’ASSASSINO!!” strillò Philia, spaventata a morte.

“Xel, dì la verità, giuralo! Non vorrà mica dire ammazzare qualcuno, vero?” le fece eco Amelia.

‘Gioco dell’assassino… sembra interessante… chissà se si guadagna qualcosa…’ fu l’unico pensiero di Lina e Naga.

“Io ci sto, Xelloss. Spiegami come si gioca!” Valgarv era entusiasta.

Zelgadiss e Gourry, invece, se ne stettero zitti; il primo perché onestamente perplesso, il secono perché non aveva capito nulla di quanto era stato detto.

Il monaco annuì. “Bene, visto che siamo tutti d’accordo vi spiego le regole… sono semplicissime. Dunque: uno di noi finge di essere un investigatore, mentre gli altri decidono chi tra loro sarà il morto, o I morti e chi l’assassino. Inoltre scelgono l’arma del delitto e il movente; quelli rimasti senza parte interpretano i parenti del defunto, gli amici, chi scopre il cadavere…” Xelloss stava cominciando ad esaltarsi. “Quando arriva il poliziotto, può fare delle domande e deve capire chi, come e perché ha ucciso. Tutto chiaro? Sì?… Ne sono felice… Ora scegliamo il detective. Potesti essere tu, Amelia… Siamo pronti. Adesso vai di là che noi ci dobbiamo organizzare…”

“Però, Xelloss…” la principessa cercò di protestare, ma il demone la spinse via.

“FANTASTICO! POSSIAMO COMINCIARE!” esclamò poi, sempre più elettrizzato.

“Va bene, capo! ora decidiamo chi deve morire!” Lina si era fatta prendere dallo spirito della cosa, così come Naga e Valgarv.

“Beh, io direi che si potrebbe fare uno scherzo alla nostra nobile investigatrice…” azzardò la maga del Serpente Bianco. “… Per esempio… la vittima potresti essere tu, Zelgadiss…”

“IO?!? Ma sei diventata matta? Io non voglio partecipare a questo stupido gioco!” cercò di protestare la chimera.

“Zitto e mettiti giù!” gli impose categorico Valgarv. “Ok, il morto ce l’abbiamo, ma ora bisogna trovare il colpevole… Umh… Naga no, non avrebbe motivi… Xelloss no, troppo scontato… io nemmeno… Ci sono! L’assassino sarai tu, Gourry!” il drago perduto era raggiante. “E avrai ucciso Zelgadiss perché ti aveva rubato la fidanzata, ovvero… Lina!”

L’interessata avvampò in viso, ma tacque e si trattene.

“Per me va bene. Non ho capito ancora bene com’è ‘sto gioco ma la mia parte mi è chiara: ho ammazzato Zel perché mi aveva portato via Lina. Giusto?” si informò Gourry.

“Bravissimo Gourry! E ora, l’arma del delitto…” disse Xelloss. “Ehi Philia, prestaci la tua mazza. Dai, tanto lo so che la tieni sotto la gonna, l’ho vista l’atro giorno…”

“Frena Xelloss! Non ho nessunissima intenzione di prestare la mia preziosa mazza per una cosa così orribile come un omicidio, anche se è finto!” affermò Philia.

Lina cercò di convincerla. “Suvvia Philiuccia, non essere cattiva, facci giocare… Se non vuoi partecipare, puoi sempre andare in cucina a fare il thè coi biscottini. Però dacci la tua mazza… prometto che non si rovinerà. E se ci troverai un graffietto ne risponderò io. Parola d’onore!”

Convinta, almeno in parte da quegli argomenti e dagli occhi supplichevoli di Xelloss, Valgarv e Naga, la ragazza-drago consegnò con riluttanza la mazza a Lina. Quindi sparì in cucina, non senza raccomandarsi di tenere con cura il suo gioiellino.

Quando tutto fu pronto, Xelloss diede gli ultimi ritocchi alla scena rovesciando in testa a Zelgadiss un bicchiere d’acqua rossa, vestendo Naga, per l’occasione sorella del morto, con un bellissimo abito nero ed eleggendo Valgarv a becchino.

Poi chiamò Amelia, che entrò abbastanza spaesata, chiedendo, con una timidezza ben poco consona ad un funzionario pubblico: “Siete voi che mi avete fatto chiamare?”

“Sì’ signorina. Sono un amico del defunto… ho scoperto qualche minuto fa il cadavere… Venga…” le disse il demone, recitando con passione la sua parte.

“E… che cosa è successo?” la principessina continuava a sentirsi un pesce fuor d’acqua e, dentro di sé, malediceva il monaco e il giorno in cui l’aveva conosciuto ma, soprattutto, le sue idee balzane.

Tutta l’indecisione e la rabbia, però, sparirono all’istante quando vide Zelgadiss riverso sul tappeto, con l’acqua rossa in testa e la mazza di ferro accanto.

Dimenticandosi del fatto che stessero giocando all’assassino e che ciò che vedeva era solo una finzione, Amelia si fece prendere dal panico.

“ZELGADISS! Oh santo cielo, Zel! Che ti è successo? Zel parla! Tesoro, cosa ti hanno fatto? Ti prego parla!” disse, inginocchiandosi accanto a lui e scuotendolo per svegliarlo.

La chimera, per non farsi sbatacchiare ulteriormente, aprì gli occhi e si sollevò fino a sedersi, tappandosi poi le orecchie con le mani per non sentire più le urla della ragazza.

“Amelia basta!… Mi stai stordendo… sono vivo e vegeto, come puoi notare. E’ solo un gioco, ricordi? Un semplice gioco…” Zelgadiss cercava di tranquillizzare la principessina.

“Oh Zel, tesoro… mi ero così spaventata… non voglio più giocare a questo stupido gioco… è… è crudele…” Ora Amelia singhiozzava, appoggiata al petto del giovane.

Lina e Naga, osservando la scena, si scambiarono un’occhiata di intesa: lei lo amava alla follia.

Invece Xelloss e Valgarv erano visibilmente contrariati dalla piega che aveva preso la faccenda, decisamente troppo sdolcinata per i loro gusti più spartani.

Gourry, dal canto suo, vedendo che tutto si era risolto in una bolla di sapone, se ne era andato in cucina a cercare qualcosa da piluccare e, al ritorno, dopo un rapido colpo d’occhio alla situazione, aveva deciso che era molto meglio tornarsene di là a mangiare.

Arrivando in salotto con thè e pasticcini, Philia capì che non sarebbe stata necessaria una delicata opera diplomatica per convincere tutti a smettere di giocare: a quanto pareva avevano fatto da soli.

‘Cosa ci fa Amelia in lacrime tra le braccia di Zel? E come mai lui ha i capelli colorati? Qui c’è qualcosa che non quadra…’

La ragazza-drago decise di accertarsene. “Ehi, perché non state giocando? Cosa è successo qua dentro?”

Zel, che, in uno slancio di tenerezza, si era messo a battere dolcemente sulla spalla di Amelia per tranquillizzarla un po’, alzò gli occhi e le rispose: “Oh, niente di importante. E’ solo che io dovevo fare il morto, Amelia mi ha visto, si è quasi fatta venire una crisi isterica e poi non ha più voluto giocare, quindi…”

“Accidenti a voi donne! Coi vostri piagnistei rovinate sempre tutto! In fondo era solo una finta, Zel non era mica crepato per davvero…” borbottò, assai poco gentilmente, Xelloss.

Lina, Naga e Philia lo ‘gratificarono’ di sguardi solforici, che indussero il demone a tapparsi immediatamente la bocca.

Seguì un momento di silenzio, in cui si intromise Gourry. “Senti Lina, so che ora vorresti solo trucidare Xelloss perché ha parlato un po’ troppo, ma credo che apprezzeresti di più la torta che ho chiesto a Philia di preparare appositamente per te. Sai… quella che ti avevo fatto provare che ti era tanto piaciuta quella volta che ti avevo invitato a casa mia per conoscere la nonna… Ricordi?”

La rossa si voltò sorpresa verso di lui. “Dici sul serio Gourry? Hai detto a Philia di cucinare il Pane delle Fate solo per me? Davvero?”

“Beh sì, so che è una dei tuoi dolci preferiti e allora…”

Il ragazzo non aveva ancora finito di parlare che già Lina, gridando per la felicità, gli si era appesa al collo e lo guardava con quei suoi occhioni grandi e dolcissimi, che esprimevano gioia e riconoscenza.

Poi lo ringraziò anche a parole: “Gourry sei proprio un angelo! Grazie mille! Adesso però mi porti a tavola che voglio fare merenda?”

“Ok scimmietta, salta su!” disse lui, ridendo.

E, prendendola in braccio come se fosse un bambina piccola, la portò con sé al tavolo, che Philia aveva ormai imbandito a dovere.

In breve tutti furono attorno alla tavolata, su cui erano disposti in bell’ordine thè, pasticcini, una torta e del caffè fumante.

Amelia, che ormai si era ripresa dallo spavento, sedeva accanto a Zelgadiss il quale, temendo che le venisse un’altra crisi, la teneva d’occhio da vicino.

Lina e Gourry, invece, seduti da un lato, gustavano il Pane delle Fate, mentre Philia, in spasmodica attesa, li osservava, cercando di cogliere le loro reazioni.

Naga, spaparanzata sulla poltrona più grande, si faceva la manicure, chiaccherando con Zel; intanto, Xelloss e Valgarv, seduti sul tappeto, di fronte ad un tavolinetto basso, stavano giocando una partita di poker con tanto di scommesse in denaro che si accatastavano in un angolo.

Era evidente che il monaco stava perdendo una grossa somma e che Valgarv si preparava a spennarlo anche degli ultimi quattrini che ancora possedeva.

“Eh, eh Xelloss… mi sa che è meglio se ti arrendi se non vuoi giocarti tutto. Sto stravincendo e credo che pure questa mano sia mia… Osserva bene e piangi: scala reale! Paga, piccolo demone sfigato, paga…”

“Grr… Valgarv sento che sto perdendo il controllo delle mie azioni… Ti conviene dartela a gambe, se ci tieni alla pelle… Corri, piccolo drago fortunato, corri e scappa lontano, finchè sei in tempo… l’ira di Xelloss sta per abbattersi su di te!”

E, così dicendo, prese il bastone, scavalcò con un balzo il tavolino iniziando a rincorrere Valgarv.

Quest’ultimo, dopo aver girato in tondo per un po’, decise di difendersi e, avvicinandosi a Lina, la sollevò di peso dalla sedia prendendola per la vita e se la pose davanti come scudo.

Lei reagì immediatamente, cominciando a strillare. “Ehi Val! Cosa cavolo ti viene in mente? Mettimi giù subito! Gourry aiutami! Sei o no la mia guardia del corpo? Zel! Philia! Fate qualcosa!” poi sentendo che il demone si stava avvicinando con fare minaccioso, si voltò allarmata verso di lui. “No, Xelloss, no! Non lanciare il bastone! No! Non fare qualcosa di cui poi potresti pentir… UH!”

La ragazza, parlando e sbracciandosi, non si era nemmeno accorta che il lungo bastone di legno del demone era stato lanciato proprio contro di lei.
La cosa le divenne invece evidente quando l’oggetto in questione le arrivò dritto in pancia, con una velocità e una forza non certo indifferenti.

La rossa strinse le braccia sul ventre, trattenendo il fiato e irrigidendosi per un istante, poi perse i sensi.

Valgarv, sentendola venir meno, cominciò a pensare di aver esagerato. “Emh, ragazzi… Lina è svenuta… che faccio?”

Al sentire quelle parole, gli altri, Philia in particolare, lo guardarono preoccupati, mentre Xelloss rideva a crepapelle.


Dopo che Lina fu distesa sul divano e fatta rinvenire da Zel, Valgarv e Xelloss pensarono bene di sparire dalla scena, temendo che la ragazza, col suo caratterino irascibile e vendicativo, non perdonasse loro tanto facilmente quello ‘scherzetto innocente’.

Philia, accortasi dell’assenza dei due, affidò Lina alle cure di Zelgadiss e Gourry e, con Amelia e Naga, andò a cercare il demone e il suo compare, con l’intento di ricondurli dall’amica per le dovute scuse.

Quando le ragazze li ebbero scovati, un tribunale improvvisato, composto da Naga, Philia e dalla principessa di Sailune, condannò i colpevoli a servire e riverire Lina fino all’ora di cena.

Pronunciata la sentenza, Philia se ne andò in cucina, lasciando che i suoi ospiti passassero ancora qualche momento assieme.

Inaspettatamente, pochi minuti più tardi, fu raggiunta da Zelgadiss e Gourry, che le chiesero campo libero per realizzare con le loro mani una cena speciale che comprendesse i piatti preferiti da Amelia e Lina.

“Vedi Philia, vorrei fare una piccola sorpresa a Lina… sai, quando domani ripartiremo tutti per la nostra strada, io dovrò separarmi da lei… ho promesso a mia madre che avrei smesso di fare il mercenario vagabondo e sarei tornato a casa, una volta compiuti i 25 anni. Un uomo non si rimangia mai la parola data e quindi devo fare ciò che ho detto” spiegò Gourry.

“Per quanto mi riguarda, il discorso è più o meno uguale…” confermò Zel “Non posso andare a Sailune con Amelia, malgrado lei me lo chieda di continuo. Devo viaggiare ancora per trovare una cura che mi ritrasformi in un uomo… l’ho giurato a me stesso tanti anni fa…Però in fondo sono affezionato a quella piccola fanatica e vorrei cercare di farmi perdonare perché la abbandono sempre. Mi capisci?”

Philia sorrise. “Allora sotto sotto le amate, eh? Timidoni! Fate tanto i duri ma poi… D’accordo, avete carta bianca. E mi raccomando, metteteci tutto il vostro amore!”

Zel si affrettò a smentire, ma Philia non gli diede ascolto. Poi la ragazza, strizzando l’occhio ai due con fare complice, uscì felice dalla stanza, andando a raggiungere i compagni in salotto.

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