A STRANGE REUNION
CAPITOLO SETTIMO
Dopo una piccola discussione con Zelgadiss, Lina e Gourry erano stati praticamente costretti ad accettare la camera degli ospiti, che invece volevano riservare ad Amelia, in quanto principessa.

La stanza, molto carina, era situata nell’enorme mansarda della casa e, per i due amici sarebbe stata perfetta, se non avesse avuto quel solo, minuscolo difettuccio: contenere un unico letto matrimoniale!

Gourry, nella sua ingenuità, non si era affatto scomposto nel vedere un unico letto, al contrario di Lina, che cominciò a provare un certo imbarazzo.

‘Accidenti a Val e a Amy… guarda in che razza di situazione mi hanno cacciata… Ho sempre dormito sola con Gourry quando viaggiavamo assieme, ma ora…’

Vedendo Lina starsene sulla porta con aria pensierosa, il ragazzo le domandò: “Ehi piccola, che ti prende? Come mai non ti metti a letto? Sarai stanca, dato che la scorsa notte non hai dormito…”

“Senti Gourry…” rispose lei, con un po’ di vergogna “… come vedi in questa stanza c’è un unico letto e io… ecco… non me la sento di starci con te… Quindi prendilo tu, io dormirò sul divano… tanto sono piccola, ci sto… D’accordo?”

Poi, senza aspettare la risposta, si avvicinò al divano e vi depose accanto l’armatura e il mantello.

Quindi, volgendo le spalle al compagno che, incuriosito, la osservava senza parlare, si sfilò la mogliettina sbracciata che indossava, mettendosi addosso il lungo camicione scuro che usava come pigiama.

Infine dopo essersi tolta anche i jeans, a piedi scalzi, si avvicinò al lucernario, per ammirare la luna piena che splendeva argentea nel cielo stellato di quella notte d’estate.

Gourry si portò dietro di lei e le posò una mano sulla spalla. Il suo viso era insolitamente serio e la rossa parve accorgersene, ma non si voltò.

“Ascoltami Lina, come sai, domani dovremo partire… Però questa volta io non verrò con te. Andrò a casa mia, dalla mia famiglia… mio padre è ormai vecchio e non può più lavorare per guadagnare i soldi necessari per comprare il pane… c’è bisogno di braccia giovani… Ma, prima di separarci, forse per sempre, devo assolutamente dirti una cosa …”

La ragazza, dal tono di voce di lui, intuì che quanto stava per udire era molto importante per il suo futuro e sentì un brivido correrle lungo la schiena.

“…Sono quasi quattro anni che ci conosciamo e, anche se in principio ti consideravo solo un’amica, in seguito qualcosa nel mio cuore è cambiato… Ciò che oggi pomeriggio Naga ha insinuato sui sentimenti che provo per te è vero… Avrei voluto confessartelo già molto tempo fa, però non ne ho mai avuto il coraggio. Comunque ora lo sai… te ne ho parlato perché non mi sembrava giusto tenerti all’oscuro di una faccenda come questa… ma ti prego, non ridere di me…”

Lina sussultò a quelle parole, tale era la serietà con cui venivano dette, e si allontanò dal ragazzo, dandogli le spalle. Aveva il cuore in subbuglio e, per la prima volta nella sua vita, si sentiva a disagio stando sola con Gourry.

Lui, stupito dalla reazione di lei, seguendo il suo istinto, le prese un braccio e la costrinse a voltarsi. Quindi le alzò lentamente il viso, finchè non riuscì a guardarla negli occhi.

Ora Lina, tranquillizzata da quello sguardo che, fisso su di lei, sembrava volesse trapassarla, non provava più alcun imbarazzo, anzi, si sentiva veramente felice e sicura.

‘Oh Gourry…quello che mi hai appena detto mi riempie di gioia… anch’io ti voglio bene… tanto tanto bene…’ pensò tra sé le ragazza. Poi, quasi fosse una conclusione del suo silenzioso discorso, si slanciò in avanti verso di lui e lo abbracciò stretto.

Il giovane, stringendola tra le sue braccia forti, rimase muto per alcuni istanti, quasi per assaporare tutto l’affetto che quell’abbraccio gli donava.

“Oh Lina… questo significa che tu ricambi il mio amore… è la cosa più bella che mi sia mai capitata… però purtroppo domattina… dovremo separarci… C’è una sola strada da prendere, se vogliamo rimanere uniti…” continuò, accarezzandole la testa rossa che scintillava sotto la luce brillante della luna “… so che forse potresti ritenermi un po’ precipitoso, ma credo che mi capirai…”

Frattanto, in una delle due stanze al primo piano, Philia e Xelloss stavano faticosamente cercando di organizzarsi per la notte.

Il demone, leggermente disgustato dalla profusione di fiocchetti e colori tenui nella stanza della ragazza-drago, se ne stava sospeso nell’aria a scrutare con diffidenza ogni angolo, nella speranza di trovarne uno in cui ci fosse un po’ meno bianco per eleggerlo a suo spazio personale.

Philia, cantando una vecchia e dolce melodia tradizionale, stava finendo di sistemare accanto al suo un altro letto per il suo ospite.

“Ecco fatto Xelloss. Il tuo lettino è pronto! Contento? Ma guardale, non sono forse adorabili queste lenzuola con ricamate sopra le roselline?”

Lui ebbe un moto istintivo di ripugnanza, ma si sforzò di fare i complimenti alla padrona di casa per il buon gusto dimostrato nella scelta.

“Emh… veramente meravigliose… Ma… ecco… non vorrei rovinartele… sai, io sono un po’ rozzo… rischierei di strapparle e poi tu ci rimarresti male… Quindi potresti farmi il favore di sostituirle con queste?”

E le diede delle grossolane lenzuola a tinte fosche, materializzate al momento con la magia, che la ragazza, dopo un iniziale rifiuto, acconsentì a sostituire alle sue.

Appena il letto fu rifatto, Xelloss ci si fiondò sopra e, deposto il bastone per terra, si tolse il mantello e la casacca, rimanendo così a torso nudo ed esibendo un fisico da atleta che ben pochi avrebbero immaginato di trovare in un tipo come lui, all’apparenza esile e minuto.

Poi il demone adocchiò i soprammobili in porcellana posti sul comodino tra i letti: raffiguravano una gatta che curava con amore i suoi gattini.

“Scusa se ti disturbo ancora, Philia cara, ma… se ci tieni a ritrovare intatte queste GRAZIOSE statuine, mi permetto di suggerirti di farle sparire… Di notte mi agito moltissimo, rischierei di urtarle e di mandarle in frantumi… Mi spiego?…”

Lei eseguì brontolando e, alla fine, dopo aver tolto anche una tendina rosa di pizzo, un quadro del palazzo del Re dei Draghi e un cucù con un uccello del paradiso, i due amici-nemici riuscirono finalmente a spegnere la luce e, per la gioia di Xelloss, la stanza piombò nel buio e nel silenzio più totali.

Esattamente l’opposto stava accadendo nella camera accanto, occupata da Naga e Valgarv.

Quest’ultimo, cui le belle donne piacevano assai, stava tentando di convincere la ragazza a dormire nel letto con lui.

Lei, invece, era del parere contrario e non pareva affatto intenzionata a far posto al legittimo proprietario.

“Mi dispiace, Val, qui non c’è spazio per tutti e due! Quindi rispetta le leggi della cavalleria e lasciami il letto. Non sta bene che una signora dorma per terra”

“E’ vero, non è molto galante” le rispose il draga perduto, piagnucolando, “Ma non è neanche corretto che il padrone di casa venga sfrattato dalla sua proprietà! Per favore… lasciami solo un angolino piccolo piccolo… non ti chiedo di più… ti prego…”

“D’accordo, hai vinto tu. Ho detto a Philia che mi sarei fidata di te e voglio provare a farlo… Mi prometti però che non allungherai le mani?”

“Sì, sì, sì promesso! Starò buono, anzi buonissimo! Non muoverò un dito! Giuro!…Adesso posso venire?”

“Ancora un secondo” disse Naga, mentre con un martello, preso chissà dove, piantava nel centro del materasso dei picchetti di ferro muniti, da un lato, di spuntoni acuminati. “Ecco fatto! Ora abbiamo metà letto a testa. Tu ti metti di là e io sto di qua. Ti va bene?”

Il ragazzo sembrava perplesso. “Beh, l’idea non è male ma… così non è un po’ strettino lo spazio?”

“Oh insomma, sei davvero incontentabile! Prendere o lasciare, che fai?”

“Prendo, prendo! Non essere impaziente!” si affrettò a dire Valgarv.

Poi, con titubanza, si infilò sotto le coperte e, finalmente, anche in quella stanza, la luce lasciò il posto al buio e al silenzio della notte.

I due occupanti del salotto, invece, non si trovarono a dover affrontare alcun problema del genere: infatti Zelgadiss aveva gentilmente ceduto il letto ad Amelia, scegliendo come proprio giaciglio la poltrona accanto al caminetto.

“Ma, Zel… sei sicuro di star comodo? Quella poltrona non mi sembra adatta alla tua corporatura… è talmente piccola… Perché non vieni qua con me?” gli propose la principessa, battendo una mano sul letto a due piazze che occupava.

“Assolutamente NO!!” fu la brusca risposta di lui. “Non siamo mica fratelli né tantomeno marito e moglie. Quindi manteniamo le distanze!”

Amelia si fece cupa in volto. “Allora è questo ciò che pensi di me… Vorresti restarmi lontano e io sono solo un fastidio per te… D’accordo, Zel, se è così che desideri, da domattina sparirò dalla tua vita, non sentirai più parlare di me. Vieni pure qui nel letto, io andrò a dormire in quella poltrona là in fondo… Buonanotte”

E, gettandosi sulle spalle una coperta, fece per andare dall’altra parte del soggiorno, dove c’era la poltrona.

Zelgadiss, stupito dal contegno e dalle parole della ragazza, quando gli passò davanti, le afferrò un braccio per fermarla, come un bambino che si attacca a sua madre.

“No, Amelia, aspetta! Mi devi aver frainteso. Non è che io voglia restarti lontano, è solo che a volte sei troppo oppressiva e inoltre io… ecco… io non vedo il rapporto tra noi due nel modo in cui lo vedi tu… per me sei solo un’amica… come Lina o Philia… mi capisci?”

La ragazza si voltò e gli sorrise dolcemente, anche se quel sorriso era velato da un alone di tristezza.

“Beh, non posso negare che da te avrei voluto sentire parole diverse… mentirei se lo facessi… ma almeno hai messo in chiaro i tuoi sentimenti nei miei confronti… Va bene lo stesso. Ora però possiamo dividere quel letto… da buoni amici?”

Lui annuì, contento che la fanciulla non si fosse offesa. “Certamente Amelia. Vieni, c’è posto a sufficienza per tutti e due…”

Dopo essersi distesa a fianco di Zelgadiss, la principessa si voltò per guardarlo in viso e, sfiorandogli maliziosamente con un dito la punta del naso, gli disse: “Sappi però che, se mai un giorno cambiassi idea, io sono sempre qui ad aspettarti, capito? Goodnight, my love!”

Poi si rigirò su un fianco, dandogli le spalle. E non erano passati più di cinque minuti che già la giovane dormiva profondamente, avvolta dal braccio protettore di colui che amava.

Il resto della nottata trascorse senza altri inconvenienti, e, allo spuntare del sole, Zel, mattiniero come sempre, si svegliò, riposato e felice.

Quando però si accorse di Amelia, addormentata accanto a lui, la sua tranquillità interiore ricevette un duro colpo. Ragionandoci con calma, tuttavia, ricordò quanto successo la sera prima e tutto dentro di lui tornò a funzionare.

Decise di non svegliare la principessa e, alzandosi in punta di piedi per non fare rumore, andò alla finestra per godere della brezza mattutina e osservare il cielo sereno già luminoso: si preannunciava una splendida giornata.

Nel cortile della casa, ancora immerso nella penombra del mattino, c’era Philia che attingeva acqua dal vecchio pozzo di pietra. Al vederla, Zelgadiss saltò dal basso davanzale e la raggiunse in giardino.

“Oh ciao Zel! Dormito bene?“ lo salutò la ragazza, con fare allegro.

“Sì, grazie. Ho passato una nottata meravigliosa, anche se ha avuto un inizio leggermente movimentato…”

“Che intendi dire?” chiese Philia, posando il secchio pieno a terra. “Hai forse litigato con Amy?”

La chimera sospirò. “Beh, non esattamente litigato… abbiamo solo chiarito come stanno le cosa tra noi. E lei ci è rimasta abbastanza male… tutto qui”

“Hai fatto bene a parlargliene. Immagino che tu le abbia detto che non intendi fidanzarti, giusto?” Il giovane assentì col capo. “E’ sempre la cosa migliore dire la verità, anche se a volte fa male. Non sentirti in colpa se l’hai rattristata, è normale che abbia reagito così… sai bene quello che prova per te. Comunque Amelia è una ragazza intelligente, sa che non può comandare i sentimenti delle persone… Vedrai che presto tornerà quella di sempre. Dai, adesso non pensarci più e andiamo in casa…”

“Grazie di avermi tirato su il morale, Philia. Sei una vera amica. Avanti, il secchio te lo porto io… tu vai a preparare la colazione, che tra poco si sveglieranno tutti!” disse Zelgadiss, mettendo da parte la malinconia di poco prima.

Poi entrambi si diressero verso la cucina, dove c’era già qualcuno ad aspettarli.

“Buondì ragazzi!” li accolse una voce ironica e beffarda. “Come va la vita?”

“Ciao Xelloss. Dormito bene stanotte?” chiese Zel, rispondendo al saluto.

“Sì, tutto ok… si tira avanti…” fece il demone, con aria annoiata. Poi, scorgendo Philia sulla soglia, la guardò con un’espressione insieme colpevole e divertita. “Emh… buongiorno Philia… sei di buon umore stamattina, no?… Perché… dovrei dirti una cosetta… hai presente quelle statuine che avevi spostato ieri sera sul cassettone? Beh… ecco… una di loro ha avuto un piccolo incidente… roba da nulla, intendiamoci…”

“Non mi piace il tuo modo di fare, demone… vedi di spiegarti meglio…” fece lei, pronta ad impugnare la mazza.

“Dunque… la storia è così, ascolta… appena alzato, mentre caracollavo, ancora mezzo addormentato, dal letto verso il bagno… ho inciampato nel tappeto e… come dire… ho urtato il mobile e… CRASH! Una delle statuette dei cuccioli si è frantumata… ma non devi preoccuparti perché…”

La ragazza-drago, sentendo quelle parole, strinse i pugni, poi scattò. Con un rapidissimo movimento fu addosso al monaco e gli mise le mani al collo, scrollandolo con violenza.

“Accidenti a te, demonaccio da strapazzo!! Quelle statuine erano un regalo di Valgarv per il mio compleanno! Me le aveva date solamente un mese fa!” gli urlò in faccia a piena voce “E ora cosa diavolo gli racconto? Ma io ti strangolo!!”

“Veramente… lo stai già… facendo… Sto… soffocando…” riuscì a fatica a farfugliare Xelloss.

Dato che Philia non accennava a mollare la presa e il poveraccio aveva ormai il viso di un colore bluastro poco raccomandabile, Zelgadiss decise che era il caso di porre fine alla sfuriata di lei.

Si avvicinò cautamente alla ragazza e cercò di calmarla. Però, mentre ancora Zel stava tentando di far ragionare Philia, Amelia piombò in cucina, forse svegliata dal trambusto provocato dalle urla della ragazza-drago; davanti a ciò che stava accadendo, la sua reazione di paladina della giustizia non si fece attendere.

“Fermi tutti!” proclamò a voce alta e in tono autoritario. “Cosa sta succedendo qua dentro?! Perché per risolvere la vostra contesa vi siete affidati alla violenza e non alla luce della giustizia?”

Sentendo la voce della principessina, Philia smise di sbatacchiare il disgraziato Xelloss, senza però togliergli le mani di dosso. Lui, invece, cercò di girarsi per scorgere la nuova venuta, per quanto glielo consentisse la sua scomoda situazione.

“Buongiorno Amelia” disse la ragazza-drago con tono innocente.

“…orno…melia…” fu il tentativo di saluto del monaco.

“Non è per niente un buon giorno quello che comincia così!” sentenziò la giovane, indicando col dito i due litiganti.

“Ti stai per caso riferendo a noi?” domandò Philia con un candore quasi angelico. Al cenno affermativo dell’altra, lei riprese: “Ah beh, se è solo per questo, non c’è alcun problema…rimedio subito!”

Quindi lasciò di scatto la presa e il demone crollò a terra come un vecchio manichino.

“Spero ti sia servita la lezione” gli disse il drago con voce minacciosa e squadrandolo dall’alto in basso.

“Sì, sì… ma non era necessario…” ribattè lui, massaggiandosi il collo, “… se tu mi avessi ascoltato, invece di passare subito alle conclusioni, ti avrei potuto dire tutto. Ho già rimontato la statuetta frantumata… io sono un mago dei puzzle e poi… con un po’ di colla e un pizzico di magia…”

“Co-Come?!?” fece Philia incredula “Ma perché hai il brutto vizio di dire sempre le cose a metà tu?? Maledizione! Mi hai fatto venire un infarto per niente!! Ti giuro che questa me la paghi Xelloss!!”

E stava per saltare di nuovo addosso al demone che però fu abbastanza svelto e abbastanza furbo per scomparire dalla sua vista, dandole il tempo di sbollire la rabbia.

Sparito Xelloss, Philia, Zel e Amelia iniziarono a darsi da fare per preparare una succulenta colazione.

Sul lungo mobile di legno addossato al muro, c’era un panno che copriva malamente delle forme di pasta cruda.

“Ehi Philia, dì un po’, cosa sono quelle?” domandò curioso Zelgadiss, accennando alle paste.

“Brioche!” rispose lei “Vanno solamente cotte e sono pronte per essere mangiate. E’ una delle ricette segrete di Valgarv, lui a fare i dolci è un vero asso. Anzi… ora vado a chiamarlo che così le prepara”

“Va bene! Io e Zel intanto prepariamo latte, thè e caffè per tutti” disse Amelia. Poi si volse verso la chimera: “Quanto ne dovremo scaldare, secondo te Zelgy?”

Philia, dalla soglia, li osservò discutere e sorrise: erano davvero una bella coppietta, peccato solo che lui non fosse d’accordo.

Arrivata alla porta della camera di Valgarv, stava per bussare, quando lui aprì l’uscio e la salutò allegramente.

“Hello milady! Visto che tempismo?… Sì, so che cosa vuoi dirmi… adesso vengo giù a cuocere le brioche. Naga è già in piedi, va su a chiamare Lina e Gourry e ci raggiunge” disse il drago perduto. Quindi, facendo mezzo giro su sè stesso, si rivolse alla ragazza in camera: “Ehi Naga, allora sali tu a svegliare i due su di sopra, vero?”

Dopo aver ricevuto da dentro una risposta affermativa, si rigirò e, prendendo amichevolmente Philia a braccetto, la accompagnò in cucina.

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