capitolo 01 - LUNA GITANA
Derkar, Nuovo Continente.

Le nuvole si stavano addensando, promettendo un gran temporale. Zelgadiss guardò la cartina per l'ennesima volta e scrutò il paesaggio lontano. Il tempio di Shida non doveva essere troppo lontano. Doveva proseguire, non era saggio accamparsi in un luogo così esposto come quello, sopratutto se stava per scatenarsi una tempesta di sabbia.
La strada si inerpicava su per la salita, completamente priva di vegetazione. Da quando era arrivato nei territori di Derkar, non aveva visto un solo bosco. Il paese era totalmente desertico, tranne che per piccole zone che la gente del posto chiamava oasi e che erano provviste di acqua. Di solito erano piccoli laghetti, circondati da qualche palmizio, dove i nomadi di quelle parti si fermavano a rifocillarsi. Dall'inizio di quel viaggio ne aveva incontrate tre, tutte uguali fra loro e si era preoccupato di segnarle sulla cartina che, con tutta la buona volontà delle prime spedizioni in quei luoghi inesplorati, era molto inesatta. Ogni volta che si fermava, dopo una giornata di cammino, aggiungeva sul foglio nuovo che si era portato dietro, il pezzo della strada appena percorso. La buona memoria e le sue capacità artistiche gli avevano permesso di tracciare una mappa piuttosto dettagliata di quei territori. Ma era via da un mese ormai e non vedeva l'ora di trovare quel tempio e d'interrogare la veggente che ci viveva dentro. Ovviamente il suo scopo era quello di chiederle se avrebbe mai ritrovato la sua forma umana. Che poi Philionel gli avesse affidato l'incarico di riportargli una mappa di quelle zone era tutto un altro discorso. Se non altro Amelia aveva accettato più volentieri di lasciarlo andare.
Improvvisamente il vento si alzò furiosamente, non lasciandogli neanche il tempo di rendersene conto. Una folata quasi gli strappò la cartina di mano mentre con l'altra si copriva gli occhi per evitare che la sabbia ci finisse dentro. Di lì a qualche minuto la visibilità sarebbe calata parecchio, fino a sparire completamente. Stava studiando questo fenomeno da due settimane, ossia da quando l'aveva visto per la prima volta. La sera, dopo il tramonto - e difatti questa era un pò in anticipo - si scatenavano violente bufere di sabbia che spostavano le conformazioni di dune. La prima volta era quasi rimasto seppellito, perchè colto impreparato.
Fortunatamente un gruppo di nomadi era accampato nelle vicinanze e lo aveva salvato. In seguito era riuscito a cavarsela da solo.
La Chimera si guardò intorno e scorse una piccola rientranza nella conformazione rocciosa proprio davanti a lui. Un vero colpo di fortuna. Si avviò in quella direzione, il più velocemente possibile. Il vento stava aumentando e gli fischiava nelle orecchie ad una velocità spaventosa.
Mentre camminava si accorse che qualcosa nella sua tasca stava lampeggiando. "Amelia.." mormorò, lanciando un'occhiata a quella luce "Riesce a chiamarmi nei momenti meno adatti...."
Con un ultimo sforzo si gettò nella piccola caverna e si affrettò a tappare l'entrata con un grosso telo che aveva nella sacca. Era marroncino chiaro, fatto con una pelle di animale che i nomadi chiamavano cammello. Un curioso essere quadrupede che veniva utilizzato per spostarsi. Non c'era salito sopra per il suo peso, ma i nomadi gli avevano raccontato che era molto comodo e veloce, nonostante il suo aspetto calmo e tranquillo. Zelgadiss ne aveva disegnati molti sul suo blocco per farli vedere alla gente di Seillune e perchè gli sarebbero serviti come materiale per il libro che avrebbe scritto non appena tornato. Una volta fissato anche l'ultimo capo del telo, si lasciò andare seduto, nel buio della grotta mentre sentiva il vento infuriare all'esterno. Poi improvvisamente si ricordò della luce. Abbassò lo sguardo sulla tasca: brillava ancora. Ne tirò fuori velocemente una piccola sfera rossa che emetteva un bagliore intermittente. Si trattava di una cosa che aveva inventato un anno prima e che serviva per comunicare a distanza. Basandosi su alcuni antichi incantesimi di comunicazione, aveva creato un sistema per trasmettere sia i suoni che le immagini attraverso due oggetti magici fatti di Orialchon. Quella pallina appunto. L'altra l'aveva lasciata al castello da Amelia, di modo che sua moglie potesse chiamarlo in qualsiasi momento. Non appena la pallina fu fuori dalla sua tasca, si formò nell'aria un cono di luce, nel quale lentamente l'immagine di Amelia prese forma e colore.
"Finalmente hai risposto!" Esclamò, sul viso aveva un'espressione preoccupata. "Che ti era successo stai bene?"
A Zelgadiss scappò una risatina. Da quando si erano sposati sei anni prima, era diventata così apprensiva!
"Sì, Amelia sto bene, non preoccuparti" rispose "Ero solo occupato a sistemarmi per la sera. Si è scatenata un altra di quelle bufere di sabbia"
La regina sospirò di sollievo. "Hai trovato il tempio?" S'informò, mentre qualcosa si muoveva dietro di lei. Zelgadiss sorrise.
"No, non ancora...accidenti, Amelia..." disse, strizzando gli occhi "..attenta alle spalle!!"
"UAAAAAAAAAAURGH!!!" qualcuno gridò dietro le spalle di Amelia e la donna si finse spaventata "SONO IL TERRIBILE TROLL DELLA FORESTA!!!!"
"Oh Lon, chi potrà mai salvarmi!!" rise la donna, mentre prendeva in collo il bambino che l'aveva appena 'assalita' e lo baciava affettuosamente sulla guancia.
"Ma mamma!!" protestò quello, pulendosi il viso "Così non vale!"
Amelia rise di nuovo. "Kain guarda chi c'è?" gli disse, indicandogli il cono di luce di fronte a sè.
Il bambino aprì la bocca in un sorriso e si sporse in avanti. "Ciao Papà!" esclamò contento, scuotendo la testa per rimettersi a posto un paio di ciuffi violetti che gli erano andati sugli occhi. Kain aveva cinque anni ed era la copia di suo padre quand'era umano. Tranne gli occhi che erano blu, come quelli della mamma.
"Ciao piccolo Troll!" rise Zelgadiss.
"Guarda papà!" gli disse il bambino, sollevando la finta ascia di legno che aveva con sè "Me l'ha fatta zio Gourry! Non è bellissima?"
"Eccome!" confermò la Chimera. "E' davvero un'ascia bellissima!"
"Me lo fai vedere di nuovo quel cavallo strano?" Chiese curioso Kain.
"Kain, papà sarà stanco, non dargli fastidio"
"Lascialo fare, Amelia..." sorrise Zelgadiss, mentre estraeva dallo zaino il suo blocco da disegno e girava le pagine per trovare i disegni di cammelli che aveva fatto lungo la strada. "Ecco qua" disse, mostrando al cono di luce l'immagine di una di quelle bestie.
"Wow!!" esclamò il bambino, con la bocca a cuore spalancata, come se quella fosse la prima volta che vedeva il disegno "Hai visto mamma? Ha due gobbe sulla schiena! Come il ministro Synor!" il bambino si fermò pensieroso "..solo che lui ne ha una sola"
Zelgadiss scoppiò in una grande risata, mentre Amelia lo zittiva "Kain, non si dicono queste cose!"
"Ma mamma è vero!"
Amelia scosse la testa, rassegnata. "Ora fila però! E' ora di andare a letto!"
"Uff.." piagnucolò Kain "..di già? Non posso stare altri cinque minuti?"
"No" rispose la madre.
Kain unì i palmi della mani e si sporse verso la madre con un faccino implorante. "Solo due minuti"
"Kain..." iniziò Amelia.
"Tipregotipregotiprego..."
Amelia sospirò. "D'accordo, ma solo due minuti!"
"Promesso!" Esultò Kain, tornando poi a guardare il padre "Papà quando torni?"
"Fra un mese, Kain" rispsose la Chimera, con un pò di rammarico.
Il bambino lo guardò per un pò, come se stesse calcolando. Poi, non riuscendoci, ci rinunciò. "Ma un mese è tanto?" Chiese.
"Non tanto" sorrise la Chimera "Vedrai che passerà in fretta e poi ci vedremo tutti i giorni con il trasmettitore"
"E come faccio a sapere quanti giorni mancano a quando torni?"
"Te lo dirà la mamma" rispose l'uomo.
"Ma io voglio contarli da solo!!" protestò Kain.
Zelgadiss ci pensò su un momento, poi afferrò di nuovo il blocco da disegno e trovò una pagina bianca. "Guarda" disse, prendendo anche la matita e mostrando il foglio al bambino "Ogni giorno, da domani, appena ti svegli fai un segno verticale sul foglio. Così." spiegò, facendogli vedere "Quando arriverai a cinque segni....sai contare fino a cinque?"
Il bambino annuì orgoglioso. Cinque erano i suoi anni, lui lo sapeva. Mostrò la mano grassottella al padre ed elencò "uno..due..tre..quattro..cinque..."
"Bravissimo!" sorrise Zelgadiss "Quando arrivi a cinque segni, dicevo, vai a capo e ricominci" la Chimera gli mostrò anche questo ennesimo passaggio. "Quando arriverai a sei righe, io sarò tornato"
Il bambino si guardò le mani e poi il foglio. "Papà?" Chiese.
"Dimmi"
"Il sei è uno dopo il cinque?" s'informò.
"Esatto" lo rassicurò Zelgadiss.
Il bambino sorrise tutto contento. "Allora faccio così!" concordò.
Zelgadiss sorrise. "Ora vai nanna però, altrimenti domattina non viene e non puoi segnare la linea sul foglio!"
Il bambino sgranò gli occhi e annuì. "Buonanotte papà!" escalmò prima di trotterellare via in direzione della sua stanza.
"Buonanotte Kain!"
Quando il bambino se ne fu andato, Amelia guardò il marito con tenerezza. "Non vedo l'ora che torni a casa, sai?"
"Anch'io" le confesso lui "Tu e il bambino mi mancate tanto"
Lei sorrise. "Anche tu manchi a noi" rispose lei.
"Sei più bella del solito, stasera.." le disse.
Lei arrossì. "Grazie..."
"Quando torno ce ne andremo tutti e tre da qualche parte, d'accordo?"
Lei annuì. Poi entrambi si salutarono, mandandosi un bacio e il cono di luce si spense da entrambe le parti....

***

Il mattino seguente, il cielo era limpido e terso quasi come se la tempesta della sera fosse stata soltanto un brutto incubo. Zelgadiss tolse il telo che aveva sistemato e, spolveratolo, lo ripiegò accuratamente nella borsa. Uscito fuori dal suo riparo scrutò il panorama e, come al solito, lo trovò estremamente cambiato. Gruppi di dune si erano formati là dove il giorno prima non c'era nient'altro che pianura. Tanta sabbia si era depositata anche sulla conformazione rocciosa sotto la quale si era fermato. Nonostante questo enorme cambiamento però, non gli fu comunque difficile individuare la strada che doveva percorrere. Il suo incredibile senso dell'orientamento non l'aveva mai abbandonato. Afferrò lo zaino e se lo mise in spalla, dopodichè scrutò nuovamente la cartina e calcolò che mancavano ancora sei o sette ore di cammino alla sua meta. Sarebbe arrivato al tempio di Shida più o meno verso l'ora di pranzo.
Anche a Seillune, il castello iniziava a svegliarsi. La servitù era già indaffaratissima nelle piccole faccende domestiche che, viste le dimensioni della reggia, diventavano un'enorme mole di lavoro. Nella sua camera, però, Amelia dormiva ancora, distesa accanto al figlio a cui aveva permesso di dormire nel lettone, vista l'assenza di Zelgadiss. Kain era però troppo eccitato dal nuovo compito affidatogli dal padre, per non aprire di scatto gli occhi alle sette precise. Guardò la madre, già ben sveglio, e rimase un pò deluso dal fatto che stesse dormendo: voleva che anche lei lo vedesse mentre compiva la grande impresa - per lui lo era! - di segnare quella piccola linea verticale sul foglio di carta immacolata che lui e Amelia avevano appositamente preparato la sera prima. Ad ogni modo si guardò bene dallo svegliarla, sapendo che lo avrebbe sicuramente costretto a rimanere a letto fino alle otto. E lui non poteva certo aspettare così a lungo! Considerando, poi, che non sapeva nemmeno contare così tanto!
Rotolò di lato e poi aggrappatosi leggermente al lenzuolo, si lasciò scivolare giù dall'enorme letto di mogano. Una volta distesosi tutto, con le gambe penzoloni fuori dal letto, fu costretto a mollare il lenzuolo per arrivare a terra.
Il foglio era stato appoggiato sul cassettone della toiletta, una vetta semplice da raggiungere visto che poteva contare sull'appoggio dello sgabello che c'era davanti. Trotterellò fino al mobile e si arrampicò sullo sgabello che per ben due volte vacillò sotto il suo peso, fortunatamente senza cadere. Una volta in cima, si sedette composto e afferrò la matita. Con la lingua che spuntava da un lato della bocca - segno di grande concentrazione! - fermò il foglio con la mano sinistra e si accinse con grande lentezza e solennità a tracciare la prima linea. La fronte si corrugò come se fosse stato in preda ad uno sforzo terribile mentre, oltre alla mano, avvicinava anche la testa al foglio. La matita si appoggiò sulla carta bianca e poi scese giù, formando un segno un pò storto ma che, secondo il giudizio del suo creatore, era semplicemente perfetto. La mamma sarebbe stata fiera di lui! Lasciò andare la matita e afferrò il foglio mentre si gettava giù dallo sgabello. Tornò là dov'era il letto e ci appoggiò sopra il foglio mentre aggrappandosi ovunque si trascinava faticosamente sul materasso.
"Mamma!! Mamma!! Guarda!!" Esultò, sventolando il foglio davanti al naso di Amelia, ancora addormentata.
La donna mugolò qualcosa, ma non aprì gli occhi.
"Mamma!! Sveglia dai!! Guarda!!" Ripetè lui, in ginocchio sul letto, scuotendola con la mano.
Amelia aprì gli occhi, ancora abbottonati dal sonno e lo guardò, già decisa a girarsi dall'altra parte e dormire. Ma Kain era di tutt'altro avviso. Continuò a scuoterla finchè lei, esasperata, non aprì del tutto gli occhi e non si tirò su a sedere. Lo guardò storto per un attimo, ma Kain sfoderò la faccia da angioletto più convincente che aveva nel suo arsenale e gli mostrò un sorriso leggermente sdentato. Amelia rise.
"Buongiorno" lo salutò.
"Buongiorno!" ripetè lui "Mamma guarda!" aggiunse poi, sventolandole il foglio davanti.
Amelia lo prese e sbattè un paio di volte gli occhi prima di mettere bene a fuoco. Poi vide il segno e capì. L'aveva presa proprio sul serio eh?!
"E' giusto mamma?"
"Sì, tesoro. Sei stato bravissimo" rispose lei.
"Chiamiamo papà per farglielo vedere?" Chiese il bambino.
"Tesoro papà sarà già in cammino ora. Non possiamo disturbarlo" rispose la donna, ma poi vedendo il faccino deluso del bambino aggiunse. "Però stasera lo chiameremo un pò prima, d'accordo?"
Il sorriso di Kain arrivò fino alle orecchie, mentre lui annuiva energicamente. "Ora coraggio, vatti a lavare e a far colazione" gli ordinò Amelia.
"Vieni anche tu?" S'informò lui, mentre scivolava di nuovo giù dal letto. "Sono dietro di te.." annuì la donna. E allora il bambino uscì tranquillo dalla stanza, mentre la madre si alzava con un sospiro rassegnato dal letto. Da qui ad un mese le si prospettava una bella serie di levatacce....

***

Il viaggio era stato tranquillo. Il tempo aveva mantenuto la sua limpidezza come da programma e nonostante il sole che batteva a picco sulla sua testa, non gli era stato difficile procedere speditamente. Questo grazie al turbante che aveva comprato da uno dei pochi gruppi nomadi che aveva incontrato. Gente molto simpatica, tra l'altro, che non aveva fatto caso al suo aspetto. Sotto questo punto di vista era una terra meravigliosa quella. Un pò meno per il clima ma, non si può certo avere tutto dalla vita no?
Mentre ragionava ancora una volta su tutte le cose che aveva visto e sulle culture che aveva consciuto, il tempio di Shida gli apparve davanti agli occhi, spuntando da dietro un paio di dune. Era una costruzione semplice, in mattoni forse, oppure in calce - non distingueva bene - appollaiata su uno spuntone di roccia. Dal punto in cui si trovava sembrava formata da un'unica ampia stanza. Quello che lo stupiva è che il tempio non aveva intorno nè alberi nè acqua. Aveva immaginato di trovarlo nei pressi di un'oasi e invece eccolo lì, isolato in mezzo alle sabbie. Il cuore iniziò a battergli forte, come succedeva ogni volta che era vicino a qualche indizio sulla sua cura. Purtroppo, oltre a quella sensazione di trepidante attesa, conosceva bene anche quella sensazione che veniva subito dopo: la delusione. Scosse la testa, cercando di allontanare ogni possibile pensiero negativo e affrettò il passo, spinto dalla curiosità. Sì arrampicò su per la roccia con facilità, arrivando in cima in pochi minuti. La strada era comunque dissestata e non proprio agevole da percorrere, si chiese quindi come faceva la veggente a scendere e salire ogni volta visto che, dai racconti della gente che aveva interrogato nei villaggi di confine, era una donna molto anziana. Una volta in cima, rimase in piedi ad osservare il panorama. Nonostante la monotonia della sabbia, era comunque stupendo. Il sole illuminava la sabbia facendola risplendere e dando quasi vita alle dune sparse ovunque a perdita d'occhio fino all'orizzonte. Se non altro era una visuale romantica, gli sarebbe piaciuto avere Amelia lì con lui in quel momento. Ancora qualche attimo di quella vista e poi tornò alla realtà. Si guardò intorno stranito. Nessuno gli era venuto incontro e non si sentiva un rumore. Possibile? Si avvicinò con cautela: i suoi sensi lo avvertivano che qualcosa non quadrava. La porta del tempio era aperta, un pendaglio di sassolini attaccato allo stipite tintinnò sospinto dal vento. Dentro era buio, non si vedeva niente.
Non appena varcò la soglia, inciampò in qualcosa ammassato per terra. Un liquido scuro e corposo si sparse sul pavimento di roccia naturale. Zelgadiss ritrasse istintivamente lo stivale. Il liquido continuò la sua corsa fino all'esterno del tempio e solo allora la Chimera si accorse che si trattava di sangue. Sussultò ma si fiondò nel tempio senza pensarci un attimo, attivando contemporaneamente una sfera di luce che gli illuminasse la strada.
Lo spettacolo che gli si presentò fu più raggelante di qualsiasi cosa avesse mai visto. La cosa sul pavimento in cui aveva inciampato all'entrata non era altro che il corpo di una giovane donna sulla ventina, avvolto in un chador ormai tanto intriso di sangue da sembrare nero. Dal viso, lasciato scoperto dal velo stracciato, due occhi neri intensi e brillanti lo fissavano disperati, quasi ad implorare una salvezza che non poteva più arrivare. Un senso di rabbia s'impadronì del cuore di Zelgadiss mentre, volgendo lo sguardo nel tempio, scopriva altri due corpi esanimi. Avanzò verso quello del centro, anch'esso avvolto in quel tradizionale abito femminile. Era una donna anziana e non si sarebbe stupito se fosse stata centenaria. Profonde rughe le solcavano il viso ambrato, sulle guance, intorno agli occhi scuri. Le sue mani incrociate sul petto, segno che aveva cercato di proteggersi da chiunque l'avesse attaccata, erano ornate di anelli d'osso e ai polsi indossava decine e decine di bracciali che si scorgevano dalle maniche sollevate. Dai colori che indossava e dalla foggia dei tessuti, Zelgadiss ne concluse che quella doveva essere la veggente, ma la delusione di non poter sapere il proprio futuro passò in secondo piano di fronte a quel massacro apparentemente ingiustificato.
"Straniero.." una voce spezzata provenì dall'angolo più buio del tempio. Zelgadiss si voltò. La lingua era quella di Derkar, ma era una parola, quella, che conosceva perchè era così che era stato chiamato più volte.
"Straniero.." ripetè la voce. Era debole e soffocata. La Chimera si avvicinò e la luce lo seguì fino a mostrargli un'altra giovane donna, vestita come la prima. Le usciva sangue dalle labbra e si teneva sofferente una mano sullo stomaco, dove era stata trapassata da parte a parte da una lama.
La Chimera s'inginocchiò preoccupato. "Ditemi che cosa è successo!" esclamò, guardandola.
Quella lo fissò a sua volta, ma scosse la testa, come ad indicargli che non ce l'avrebbe fatta a raccontare. Zelgadiss capì che non le rimaneva molto. Senza dire niente, impose le mani sulla ferita, ma lei lo fermò.
"Io non sono importante" disse, scandendo le parole. Zelgadiss, a stento, capì la parola 'importanza'. Durante il suo viaggio aveva avuto modo di imparare un pò della loro lingua, ma non così tanto da sostenere un discorso.
"Ti stavamo aspettando" continuò la donna, con un sorriso. I suoi occhi erano stanchi ma felici, gli occhi di qualcuno che ha finalmente assolto il suo compito. "Straniero dallo strano aspetto"
La donna sapeva che lui capiva soltanto a tratti e solo parole sconnesse, ma continuò lo stesso. "Qui" disse, frugando debolmente nel chador fino ad estrarne una pergamena "Mahali lo ha lasciato per te. Sono riuscita a non farla avere a loro."
"Loro chi?" Chiese Zelgadiss.
"Non ha importanza" ripetè la donna, la sua voce andava sparendo. Gli consegnò la pergamena.
Zelgadiss la prese e la guardò confuso. "Cos'è?" Chiese cercando di pronunciare quelle parole straniere nel miglior modo possibile.
"La speranza" fu l'ultima cosa che la ragazza disse, prima di chiudere gli occhi per l'ultima volta.
Zelgadiss capì che non c'era più niente da fare. "Riposa in pace" mormorò, mentre le chiudeva gli occhi con la mano. Prima di andarsene avvolse i corpi delle tre donne in alcune coperte che aveva trovato all'interno e le seppellì vicino al tempio. Non conosceva le usanze che la gente del luogo seguiva per i morti, ma pensò che fosse comunque più dignitoso così, che non lasciarle nel tempio.


Nello stesso momento...

Un punto indefinito nel Piano Astrale.

"Sapevo che prima o poi avrebbe fatto una cosa simile" commentò Zelas Metallium, con aria apparentemente disinteressata mentre si accendeva un'altra sigaretta. Davanti a lei, sul tavolo di pregiato marmo nero, un portacenere stracolmo era la prova di quanto fosse esteso il suo vizio.
Allo stesso tavolo erano radunate le altre due presenze demoniache ancora in vita, figlie di Shabranigdo e, per un caso straordinario, anche le cinque entità benefiche che però non sembravano tanto sconvolte di trovarsi lì come se in realtà gli incontri con i loro nemici non fossero cosa poi tanto rara. L'unico grande assente era Hellmaster Phibrizio, artefice di ciò che gli altri stavano giudicando. Al centro del tavolo, infatti, sospesa a mezzaria, fluttuava una sfera dentro la quale tutti i presenti potevano vedere dettagliatamente la scena del massacro nel tempio di Shida.
"E' inaudito!" Sbottò Rangort, il Re dei draghi della terra. Aveva l'aspetto di un anziano signore sulla settantina, dalla lunga barba bianca. Il viso era severo e tirato, ma gli occhi erano bonari e marroncini come la sabbia. Indossava una lunga tunica bianca priva di qualsiasi stile, che scendeva fin lungo le caviglie, slanciandogli la figura e dandogli un'aria austera. Era curioso come tutte le entità benigne preferissero assumere l'aspetto di vecchi e avvolgersi in enormi tuniche, al contrario dei demoni che facevano a gara a chi era più bello e più discinto. "Che motivo c'era di porre fine alle loro vite?" Continuò il Re.
Zelas sollevò un sopracciglio con aria apatica, un pò per il modo di parlare del vecchio, un pò perchè le sembrava una domanda alquanto stupida. Ad ogni modo fu tanto diplomatica da non esprimere quest'ultimo pensiero. "E' un demone, maestà" rispose, accavallando le gambe e espirando una boccata di fumo grigio "Questo è nella sua natura"
L'uomo le lanciò un'occhiata indignata. "Questo ci mette in seria difficoltà...Signorina" rispose, calcando l'appellativo per fare intendere alla demone che era solo una forma di cortesia impostagli dalla sua educazione e non certo una cosa che pensava davvero. Zelas non se ne curò.
"Non direi" commentò Deep Sea Dolphin, guardando con un sorriso il Re dei Draghi della Terra, senza abbassarsi a togliere le mani che teneva intrecciate dietro la nuca. "In fondo la cara, vecchia Mahali è comunque riuscita nel suo intento no?" Dolphin era l'unica, fra tutti i cinque Dark Lord ad avere un aspetto da ragazzina. Dimostrava si e no dodici anni. Aveva lunghi capelli azzurri e lisci, raccolti in una coda che le arrivava ai polpacci. Le piacevano gli ornamenti per la testa e ne aveva tantissimi che si divertiva a cambiare ogni volta, nemmeno fosse stata umana. Adesso aveva cinque o sei mollettine a fermarle dei ciuffi sulla sommita della testa. E nella coda, ora acconciata in tante treccine legate tutte insieme, aveva un sacco di pallini colorati. Indossava una maglietta enorme, che a mala pena lasciava intravedere i pantaloncini. Tutto blu, naturalmente. E girava scalza.
"La nostra Dolphin ha ragione, Maestà" intervenne Dynast, in piedi dietro di lei. La sua innata grazia era visibile agli occhi di tutti. "La Chimera ha ottenuto la pergamena"
"Peccato che sia in una lingua che non conosce" sentenziò Vrabazard, Re dei draghi di fuoco. Altro vecchio. Altra tunica bianca. "Mahali avrebbe dovuto rivelargli la profezia. Lei sapeva la lingua della Chimera"
"Zelgadiss è intelligente" commentò Zelas "L'abbiamo visto altre volte. Conosce alcune parole della lingua di Derkar. Troverà il modo di tradurla"
"E se non ci riuscisse?" Insistette l'uomo.
Dynast sorrise e volse gli occhi chiarissimi verso l'uomo. "Sembra quasi che speri in un disastro, Maestà" commentò, ben sapendo che reazione avrebbe ottenuto con una frase simile.
"Neanche per sogno!" rispose stizzito Vrabazard "Io spero di evitarlo, invece"
"Le sembrerà strano, ma anche noi speriamo la stessa cosa" rispose Dynast, sfoggiando un altro dei suo sorrisi pieni di fascino. "Con l'unica differenza che noi siamo più ottimisti. Ironico no?"
Il vecchiò sbuffò risentito ma non rispose.
"Se permettete, signori, state perdendo di vista il problema principale" esclamò improvvisamente una voce. Tutti si girarono nella direzione da cui era venuta. Il misterioso individuo fece due passi avanti, entrando nel cono di luce così che gli altri potessero vederlo. Xellos aveva sul viso l'espressione delle occasioni solenni. Gli occhi dal taglio felino aperti e furbi, la bocca socchiusa con le labbra sottili appena appena più rosee del viso pallido. La mano sinstra stretta intorno all'asta del suo bastone, l'altra lasciata lungo il fianco. Faceva indubbiamente una bella figura, pur essendo solo un subordinato. A tal proposito, c'è da dire che Xellos era l'unico del suo rango a poter presenziare a riunioni di questo tipo. Nessun'altro subordinato, maligno o benigno che fosse, aveva il permesso di ascoltare certe discussioni. Figuriamoci poi d'intervenire come aveva fatto lui! Questo privilegio gli era stato concesso come riconoscimento per le tante missioni portate a buon fine. Molte delle quali, gli stessi draghi lo ammettevano, avevano contribuito alla salvezza del mondo. Le entità benigne erano cosa ben diversa da come gli esseri umani se le immaginavano!
"Allora illuminaci, Uccisore di Draghi" lo incalzò Dynast con fare quasi canzonatorio. Il Signore dei Ghiacci utilizzava sempre il soprannome di Xellos in maniera falsamente riverente, poichè trovava totalmente assurdo che fosse data ad un subordinato una tale importanza. O forse era solo geloso di Zelas.
Xellos sorrise e si esibì in un breve inchino in direzione del Dark Lord. "Il flagello" rispose "E' il nostro principale obbiettivo e non sappiamo dove si trovi. Non vi sembra che sia questo su cui dobbiamo concentrarci ora?"
Il demone lanciò un'occhiata alla sua padrona che sorrise soddisfatta e orgogliosa. "Questo non è del tutto esatto" commentò Ragradia, il Re dei dei draghi del mare, seduto sulla sua sedia. Teneva le braccia incrociate e osservava Xellos con aria dubbiosa. Il demone si girò nella sua direzione, aspettando delucidazioni. Come tutti del resto.
"Non sappiamo dove si trovi, è vero" continuò il Re "Ma sappiamo molte cose su di lui"
"Ad esempio?" Chiese il demone dagli occhi viola.
"Ad esempio sappiamo che avrà sedici anni quando tutto avrà inizio" rispose il Re dei Draghi del Mare.
"Questo non ci è di grande aiuto" intervenne Zelas, disincrociando le gambe e spegnendo la sigaretta nel portacenere "perchè non sappiamo quando nascerà. Lo cerchiamo da mezzo secolo e non lo abbiamo ancora trovato"
"Ma la Chimera ha la pergamena ora" intervenne il Re dei draghi del Fuoco "Questo significa che siamo vicini"
"Il problema è: quanto vicini? E vicini a cosa?" Chiese Xellos.
"Vicini al suo avvento" specificò il Re dei Draghi di Fuoco "L'Oracolo dei Draghi ha emesso la sua predizione"
"E cosa aspettavate a dircelo?" Esclamò Dolphin, leggermente irritata.
"E' una predizione piuttosto sibillina, in vero..." iniziò Rangort.
"Questa non è una novità" ridacchiò Zelas "Quando mai quel vecchio rettile parla chiaramente? L'ultima volta hanno dovuto mandare in giro una vestale a cercare la soluzione!"
Questo strappò una risata a tutti i demoni. Il Re, dal canto suo, lanciò un'altra delle sue occhiatacce e poi continuò con un enorme respiro per mantenere il contegno. "E' molto sibillina, dicevo. Aspettavamo solo di averla decifrata"
"E a che punto siete arrivati, se posso chiedere?" S'informò Xellos.
"Ahimè ne abbiamo dedotto poco..."
"Strano.." fu l'ennesimo commentò sotto i baffi di Zelas. Le arrivò un'altra occhiataccia.
"Innanzi tutto il flagello nascerà nella Vecchia Terra" continuò Ragradia "Di questo siamo sicuri"
"La Vecchia Terra è grande" commentò Dolphin "Potrebbe essere ovunque"
"La predizione dice che egli sembrerà ciò che non è" aggiunse il Re dei Draghi della Terra.
"Che significa?" Domandò Zelas "Che sembrerà umano ma che non lo sarà?"
"Questo non è specificato" rispose il Re.
"Potrebbe essere qualsiasi cosa. Dunque non è da qui che lo riconosceremo" sospirò Xellos. "Non dice come lo potremo identificare?"
"Sarà la luce e il buio. Nato da entrambe, figlio di nessuno di essi" citò il Re dei Draghi della Terra.
"C'è una frase simile nella profezia" ricordò Dolphin "Dice: Bianco di nascita, Nero nelle sue origini, Apparirà ciò che non è agli occhi di tutti"
"In definitiva abbiamo una profezia e una predizione che dicono le stesse cose ed entrambe non ci servono a niente?" commentò Zelas, mentre un'altra sigaretta veniva accesa.
"Forse la soluzione si mostrerà da sola, non appena sarà il momento" esclamò Dynast, facendo due passi per la stanza e attirando l'attenzione di tutti. "Ormai dovremmo aver imparato che i disegni di Lord of Nightmares non si possono controllare. Scopriremo tutto quando ella vorrà che lo scopriamo. Nè prima, nè dopo. Intanto continueremo a cercare...."


Quella Sera...

Di nuovo a Derkar, Nuovo Continente.

Era ormai calata la sera nel deserto di Derkar. Zelgadiss si era accampato nello stesso posto della sera prima. Il vento già infuriava aldilà del suo telo tirato all'entrata della grotta. La luce di un incantesimo galleggiava nell'aria, formando lunghe ombre sul muro. La Chimera sedeva in silenzio, la testa fra le mani e la pergamena appoggiata per terra. L'aveva studiata per ore, ma era scritta nella loro lingua, con i loro caratteri. Ed era difficile leggerla. Aveva riconosciuto qualche parola, e una frase alla fine. Non poteva esserne sicuro, per quello avrebbe dovuto fare studi più approfonditi a casa, ma quel foglio aveva tutta l'aria di essere una profezia. C'erano la parola che significava morte e quella che significava mondo. E per esperienza sapeva che non era un buon segno trovarle insieme.
Improvvisamente la pallina di Orialchon iniziò a brillare. Amelia lo aveva chiamato in anticipo. Dopo aver attivato il trasmettitore, il viso di sua moglie lo accolse sorridente.
"Come mai così presto?" Chiese la Chimera, tentando di sembrare il più tranquillo possibile.
"C'era qualcuno qui che era impaziente di farti vedere una cosa" rispose la regina. Kain allora arrivò di corsa, col suo foglio in mano. "Guarda, papà!" Esclamò orgoglioso di sè stesso.
Zelgadiss sorrise. "Hai fatto il primo segnetto, come ti avevo chiesto" esclamò "Non avevo dubbi che tu fossi un principe diligente"
"Un troll papà!"
Zelgadiss sospirò "Ma si certo, un troll" non aveva ancora capito bene come gli fosse venuta in mente questa fissa dei troll.
"Il tempio? Ci sono novità?" S'intromise Amelia mentre Kain, ottenuto quel che voleva, si allontanava per andare a giocare.
"L'ho trovato" rispose. Sul viso di Zelgadiss calò un'ombra scura che Amelia non faticò a vedere.
Fraintendendo cosa fosse accaduto e pensando che avesse ottenuto una risposta negativa, la moglie tentò di consolarlo. "Zel, non abbatterti. Vedrai che troveremo una soluzione"
Zelgadiss alzò la testa. "Quando sono arrivato la veggente era morta" si affrettò allora a dirgli.
"Morta?"
Zelgadiss annuì. "Lei e le sue assistenti. Massacrate"
"Oh mio Dio..." Amelia si portò una mano alla bocca. "Da chi?"
La Chimera scosse la testa. "Non lo so"
"E' terribile"
"Una delle ragazze mi stava aspettando. Aveva il compito di proteggere questa" disse, mostrando alla moglie la profezia.
"Che cos'è?" Chiese lei.
"Non lo so ancora, sto cercando di tradurla" rispose la Chimera "Ma non credo che sia niente di buono se sono state uccise per questa"
Amelia fu improvvisamente presa dalla preoccupazione. Se quella pergamena era davvero importante, allora non avrebbero tardato ad attaccare anche il marito. "Zel...ti prego...torna sano e salvo" mormorò.
La Chimera sollevò la testa un pò stupito, poi capì che era impaurita e le sorrise. "Non preoccuparti, Amelia. Tornerò. Ve l'ho promesso no?"
Amelia si sforzò di sorridere e annuì. Seguirono altri discorsi e il ritorno di Kain che raccontò al padre tutta la sua giornata riuscendo a far allontanare per un pò i pensieri che gli affollavano la testa. Poi venne il momento dei saluti e la trasmissione fu chiusa di nuovo.
Quella notte passò tranquilla. Zelgadiss aveva dormito con la spada al fianco e la pergamena ben riposta nello zaino che usava come cuscino, ma nessuno venne a fargli visita. Nè quel giorno, nè quelli successivi. Ripercorrendo la strada a ritroso, arrivò nuovamente alle oasi che aveva visitato all'andata. Là incontrò gli stessi nomadi che lo avevano aiutato durante la prima tempesta di sabbia. La Chimera si rese conto che forse loro potevano aiutarlo, così, ricopiando i segni della pergamena su fogli staccati, fece tradurre ciò che non sapeva. Naturalmente si rivolse a persone diverse per ogni pezzo, così che nessuno potesse avere il quadro generale della profezia. Quello che ne venne fuori lo turbò molto. Quella sera, fu lui a chiamare Amelia per primo. Ormai sul foglio di Kain mancavano solo sei tacchette. Difatti la Chimera si trovava quasi al confine del territorio.
Una volta che la trasmissione si fu attivata, Zelgadiss si assicurò che con Amelia non ci fosse nessuno.
"Amelia.." mormorò "Sono riuscito a tradurre quella pergamena"
"E allora?" Chiese la regina, curiosa.
"Chiama Lina e Gourry. Avremo bisogno di loro"


Una settimana dopo, circa....

Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente.

Era ormai notte quando la carrozza che lo trasportava varcò la porta occidentale di Seillune. Zelgadiss si era addormentato, colto dalla stanchezza del viaggio e cullato dal movimento ritmico delle ruote sul selciato ma si svegliò immediatamente quando il suo mezzo di trasporto si arrestò all'interno delle mura.
"Siamo arrivati, signore" lo informò il conducente che, da quando lo aveva preso a bordo a Telmoord, lo guardava con aria diffidente, forse per via degli abiti sporchi di foggia Derkariana che ancora indossava perchè non aveva avuto il tempo di cambiarsi. La Chimera afferrò lo zaino e scese velocemente dalla carrozza. Pagò il conducente e si dileguò nel buio della città, con un 'grazie' quasi sussurrato all'uomo che fu comunque ben felice di liberarsi della sua presenza. Per la strada la gente non fece caso a lui, la settimana ventura sarebbe iniziata ufficialmente la stagione estiva e già le locande e i bar erano pieni di stranieri. Uno in più non faceva differenza.
Lanciò qualche occhiata poco interessata all'insegna di due nuovi negozi che avevano aperto sulla via principale durante la sua assenza: una sarta e un'altra locanda. Non c'era niente che potesse interessargli, quindi affrettò il passo. Al castello le guardie erano, come al solito, impegnate nei turni di guardia. Le due sui bastioni lo avvistarono subito mentre si avvicinava. Attesero che fosse a portata di voce e poi gli intimarono di fermarsi. La Chimera obbedì: con il viso coperto dal litham blu, solo gli occhi verdi erano visibili.
"Straniero, che cosa vuoi a quest'ora della notte?" Chiese una, la balestra in mano ma non puntata verso di lui.
"Desidero chiedere udienza a sua maestà la regina di Seillune" rispose lui, divertendosi in quel gioco.
"Tornate domani" gli disse l'altro soldato "La regina non può riceverla adesso"
Zelgadiss sorrise. "Ne siete proprio sicuri?" Portò una mano alla testa e le dita delle guardie fremettero sulle armi. I turni di notte rendevano nervoso chiunque, soprattutto due ragazzi giovani come loro. Ma Zelgadiss non aveva certo intenzioni bellicose e si limitò a svolgere il turbante, rivelando ai due soldati la sua identità.
"Maestà!" Esclamò la prima guardia.
"E' tornato!" Esclamò la seconda.
Zelgadiss sorrise. "Posso entrare adesso?"
I soldati si affrettarono a dar ordine di calare il ponte levatoio.
"Comunque....Lavitz? Christof?"
I due scattarono sugli attenti. "Sì, Altezza?"
"Ottimo lavoro" Zelgadiss fece loro l'occhiolino e poi entrò nel castello, mentre il ponte levatoio già si richiudeva alle sue spalle.
All'interno tutti quanti stavano dormendo. Zelgadiss attraversò di fretta il corridoio. Fece un segno con la mano alle due guardie nella sala del trono, fermandole prima ancora che potessero avvicinarglisi. Quelle ci misero un pò a capire che era lui ma quando se ne resero conto - e lui ormai era già lontano - si guardarono fra loro stupite per come era conciato.
Mentre si dirigeva velocemente ai piani superiori verso la sua stanza, Zelgadiss iniziò a riavvolgersi intorno alla testa il litham. In quel momento incrociò Justin sulle scale. Quello prima sgranò gli occhi, poi assunse un'aria allarmata e mise mano alla spada.
"Justin fermo! Sono io!" lo avvertì Zelgadiss.
Sul viso del capo delle guardie apparve un'espressione interrogativa. "Maestà?"
La Chimera annuì.
"Quando siete tornato...e come vi siete vestito?"
"Sono arrivato ora" rispose il sovrano "Mia moglie dov'è?"
"In camera sua, sire" fu la risposta "Sta mettendo a letto il principino"
Zelgadiss ringraziò e si diresse nelle sue stanze, senza ulteriori discussioni. Justin rimase per qualche minuto fermo ad osservarlo, poi scosse la testa e ridacchiò. La Chimera finì l'ennesima rampa di scale, salendo gli scalini a due a due. Superò un altro gruppetto di guardie che scattarono non appena lo videro. Lui gli disse frettolosamente chi era e quelle ci rimasero di sasso, lasciandolo passare. Si fermò soltanto quando raggiunse l'entrata della sua stanza, allora si mise in ascolto. Il respiro leggero di Kain lo informò che il piccolo stava dormendo. Sentì i passi di Amelia dirigersi in bagno e un sorriso gli si formò sul viso. Spinse la porta con delicatezza, come aveva previsto sua moglie si era già spostata nell'altra stanza e Kain, disteso in mezzo al lettone, era immerso nei sogni. Lasciò lo zaino a terra, mentre richiudeva la porta. Poi con passo felpato raggiunse Amelia che era intenta a ripiegare un paio di asciugamani. Doveva aver fatto il bagno a Kain prima di metterlo a dormire.

La regina si sentì afferrare da dietro. Provò a gridare ma una mano gli tappò la bocca mentre il suo assalitore la voltava per poterla guardare negli occhi. Era alto e avvolto in abiti strani e sporchi.
Quello iniziò poi ad avvicinarsi al suo viso, fino a rimanere occhi negli occhi con lei. Il cuore di Amelia iniziò ad aumentare le pulsazioni.
"Sembra che io sia riuscito a catturare l'inafferrabile Regina di Seillune, la famosa paladina della giustizia" disse lo straniero "Le voci sulla sua bellezza sono dunque vere. Lei è uno splendore"
Amelia, che stava ancora scalciando e dimenandosi per uscire da quella stretta si bloccò di colpo e strinse gli occhi.
"Qualcosa non va, altezza?" Chiese il suo assalitore.
Amelia assunse un'espressione alquanto interdetta. "Zel!" disse risentita, ormai sicura dell'identità del cosidetto sconosciuto.
Il marito rise e la lasciò andare, mentre si toglieva il velo. "Ti sembrano scherzi da fare?" Esclamò lei, fingendosi arrabbiata.
"Dì la verità" sorrise la Chimera, mentre la stringeva a sè tenendola per la vita "Ti eri già innamorata del bel principe del deserto..non è così?"
"Non dire stupidaggini" sussurrò lei, mentre si alzava in punta di piedi per baciarlo sulle labbra "Tu sei l'unico principe della mia vita"
"Sei arrivato ora?" Chiese poi, mentre Zelgadiss la appoggiava delicatamente a terra.
Lui annuì.
"Con un giorno d'anticipo..."
"Mi sono fatto dare un passaggio ai confini di Lyzeille" spiegò la Chimera.
"Questo sconvolgerà il complesso sistema di lineette di tuo figlio" ridacchiò Amelia "Ma credo che sarà molto felice di vederti. Non stava più nella pelle per il tuo ritorno"
I due tornarono nella stanza principale e Zelgadiss si chinò sul letto, stando ben attento a non fare rumore. Spostò i capelli dalla fronte di Kain e gli dette un bacio. "Anch'io ero entusiasta di essere a casa finalmente" sussurrò.
Amelia sorrise. "Allora sarà il caso che lo riporti nel suo letto" ragionò "Tu intanto fatti una doccia"
"Perchè?" Chiese Zelgadiss, facendo il finto tonto.
"Ne hai bisogno credimi" Amelia storse esageratamente il naso. Zelgadiss gli fece la linguaccia prima di sparire in bagno.


In quel momento....

Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione.

Il piccolo sasso nero e rotondo volteggiò nuovamente in aria per poi ricadere nel palmo aperto di Phibrizio.
"Hai visto Fear?" il demone lanciò ancora una volta la pietra in aria. La Luna si riflesse per qualche istante sulle striature marmoree che c'erano sopra "Sua Altezza reale è tornata a casa"
In tutta risposta l'ocelot grigio accucciato ai suoi piedi emise un rumore sommesso come di fusa. Era un bell'esemplare adulto, dal manto striato e dalle orecchie arrotondate, ornate da due ciuffetti sulla punta. I suoi occhi erano brillanti e vigili, come quelli del suo padrone.
"Immagino che per stasera il problema della pergamena sarà accantonato" il demone continuò il ragionamento "Almeno per lui...."
Phibrizio lanciò la pietra contro l'enorme specchio che aveva davanti e sul quale scorrevano nitide le immagini della reggia di Seillune. Il vetro andò in frantumi e l'immagine si dissolse. In quel momento l'ocelot balzò in piedi, ringhiando, quasi avvertisse un pericolo.
"Sta tranquillo, Fear" lo rabbonì Phibrizio, rimanendo comodamente semi-disteso sul rientro della finestra "Dynast è un nostro caro amico, non è così?" aggiunse, rivolgendosi ad un angolo buio e apparentemente vuoto della sua stanza. Dal nulla si staccò la figura di Dynast Graushella, quasi il suo corpo fosse stato parte dell'ombra stessa.
"Me ne compiaccio" esordì il Dark Lord dei Ghiacci "I tuoi poteri sono dunque ritornati completamente"
Phibrizio non si voltò verso di lui ma sorrise. "Sono uno che si riprende in fretta, non lo sai?"
"Sei stato molto fortunato" asserì Dynast, prendendo da una mensola una piccola sfera di cristallo, simile in tutto e per tutto a quella delle chiromanti di strada e guardandola come si guarda un oggetto di cui si conosce la totale inutilità.
"Vuoi dire perchè mamma Lon ha deciso di riportarmi fra voi?" disse Phibrizio, irriverente.
"Esatto" lo sguardo gelido di Dynast si posò nuovamente sull'Hellmaster, mentre rimetteva a posto la sfera. "Dovresti portare più rispetto a colei che ti ha donato la vita una seconda volta"
"Se ha deciso di resuscitarmi lo ha fatto solo perchè le servo" rispose secco Phibrizio, scendendo con un balzo dal suo posto sulla finestra. "Ha bisogno di almeno quattro Dark Lord per sostenere la prossima guerra. O il suo bel mondo si sgretolerà in mille pezzettini..." il demone agitò le dita con fare misterioso e poi scoppiò in un'altra delle sue risatine. Per tre anni, dopo la sconfitta subita contro Lina Inverse, lo spirito di Phibrizio aveva vagato impotente nel Piano Astrale fino a che la stessa Lon non aveva deciso di resuscitarlo. Questa rinascita aveva destato non pochi dissensi fra le schiere di demoni, sopratutto da parte di Dolphin che era acerrima rivale di Phibrizio fin dagli albori della Kouma Sensou. Sopratutto perchè Phibrizio sembrava aver mantenuto, se non addirittura aumentato, la sua innata insolenza ed era diventato piuttosto ribelle.
"Ti conviene frenare la lingua Phibrizio" commentò Dynast "Non pensare che tu sia immortale solo perchè sei stato resuscitato. Lord of Nightmares potrebbe toglierti ciò che ti ha dato in qualsiasi momento!"
"Non lo farà, Dynast, te l'ho detto: ha bisogno di me" Phibrizio rise, mentre gli batteva una mano sulla spalla.
Il suo aspetto ora, era quello di un ventenne e quindi i due avevano la stessa altezza. Phibrizio sfoggiava una fluente chioma di capelli lisci e neri, lunghi fino alle spalle, che teneva legati in un piccolo codino. Indossava abiti eleganti e aveva movenze piuttosto aggraziate. Del piccolo bambino del passato non era rimasto nient'altro che un paio di occhi verdi, felini e dolci, e un viso angelicato, che gli offrivano ancora un grande aiuto nell'ingannare gli esseri umani. "Comunque grazie. Non so come farei senza queste tue ramanzine"
Il demone raggiunse l'altro capo della stanza, dando nuovamente le spalle a Dynast. "Ma dimmi, non è questo il motivo per cui sei qui, non è così? E' un'altra la lavata di capo che vuoi farmi, vero?"
"Perchè hai ucciso Mahali e le sue guardiane?"
"Bingo!" Phibrizio pronunciò quella parola muovendo lentamente le labbra per ogni lettera, mentre si voltava indietro a guardare l'altro.
"Non ne avevi nessun diritto" continuò Dynast.
"L'ho fatto solo per movimentare un pò le cose!" si giustificò lui "Insomma, dovrai ammetterlo anche tu, finchè non troviamo questo benedetto flagello, qua è una vera noia!!"
"Avresti potuto impedire il corso delle cose, Phibrizio!"
Hellmaster sollevò un sopracciglio e guardò Dynast per qualche istante. "Sveglia, Dynast! Sei millenario ma mica tanto furbo! Tutto quel ghiaccio deve averti solidificato il cervello" rispose "C'è una qualche parte della profezia in cui si dice che la Chimera non verrà a sapere ciò che la veggente ha da dire? Ti rispondo io: no. Le profezie non si possono evitare, nè cambiare. Servono solo ad informarti di ciò che sta per accadere. Una specie di servizio informazioni: 'sa signor Dynast Graushella, i suoi ghiacci si stanno per sciogliere. Tanti saluti.' Non c'è rimedio, si può solo illudersi di poter cambiare le cose. Cosa credi che stiano facendo tutti? Si stanno organizzando per avere meno perdite possibili alla fine di questa guerra. Credi davvero di poter fermare il flagello? Nascerà e sovvertirà il mondo. Come è scritto. E fin quando il meccanismo rimarrà innescato, non potremo far altro che salvarci il culo per quanto è possibile!"
"Che ti è successo Phibrizio?" Chiese Dynast, sfoggiando uno dei suoi sorrisi. "Non eri tu quello che credeva di poter portare il mondo nel caos da solo contro tutti?" Phibrizio non rispose, punto sul vivo. E Dynast capì di aver colto nel segno. "Ad ogni modo, pensa a quello che ti ho detto e cerca di essere presente alla prossima riunione"
"Vedrò se ho qualche buco libero sull'agenda" rispose ironico Phibrizio, appoggiato al muro con le braccia incrociate al petto. Dynast sorrise, per poi svanire nel nulla così com'era arrivato.
Tra le mani di Phibrizio si formò un'altra pietra nera. "Maledetto Dynast!" ringhiò, ferito nell'orgoglio, lanciando la pietra davanti a sè in direzione dell'ocelot che la schivò per puro miracolo, miagolando impaurito.

capitolo 02 - PARTENZE E RITORNI