capitolo 14 - NELLA GIOIA E NEL DOLORE
(In lovely memory of Lady Brianna Deelan)
Nota dell’Autrice:
Questo capitolo ha una parte speciale.
La si potrebbe considerare una songfic, ma non lo è proprio tecnicamente. E' qualcosa che ci va molto vicino, comunque.
La canzone che viene citata all'interno è "Angel of the Morning", nella specifica versione cantata da P.P. Arnold.
Le lyrics non c'entrano praticamente nulla ma non ho scelto la canzone per questo, è la musica in sè che dà il senso alla scena. Quindi vi consiglio di recuperarla in qualche maniera, perchè probabilmente la cosa risulterà più comprensibile.
(va bene, facciamo gli spacciatori seri: chiedetemela, ce l'ho)


La stanza del Consigliere era ampia e luminosa.
Un ufficio gradevole, dai mobili chiari che rispecchiava il carattere del suo proprietario.
Lord Bardia era un drago piuttosto amichevole, sempre aperto al dialogo e uno degli anziani più rispettati.
Nella comunità lo conoscevano tutti ed era l'unico che riuscisse a far rigare diritto i giovani draghi. Molti di essi per lo meno.
"Adesso vorresti dirmi la tua versione dei fatti?" stava chiedendo ora il drago, con un sospiro. Era seduto su una sedia di pelle dall'ampio schienale e scriveva di tanto in tanto qualcosa su un enorme registro di carta ruvida, per scaricare la tensione probabilmente.
Dimostrarsi impegnato in qualcos'altro aiutava i ragazzi a parlare. Aveva già visto che guardarli minaccioso e severo non serviva assolutamente a niente. Otteneva molto di più cercando di capirli davvero.
Il giovane drago che gli stava davanti non dimostrava più di diciotto anni. Aveva un bel paio di occhi dorati e i capelli biondi spettinati, divisi in ampie ciocche che gli ricadevano fin sotto le orecchie appuntite. Era carino.
"C'è stato un piccolo malinteso" rispose diplomatico, massaggiandosi il collo con imbarazzo. "Niente di grave"
Lord Bardia smise di scrivere e sollevò lo sguardo oltre la linea degli occhiali rettangolari. I suoi occhi grigio-azzurri erano due biglie chiare. Sembrava assolutamente incredulo. "Niente di grave?" ripetè con un tono lievemente acuto. Non suonava arrabbiato però. Solo sul punto di esserlo. "Milgazia, gli hai rotto il naso e due costole!"
Milgazia fece una smorfia, socchiudendo leggermente gli occhi. "Anche le costole?" chiese disperato. Cavolo, come poteva avergli fatto tanto male con due pugni? Cos'era fatto di burro?
"Sì. Lo hanno curato subito, ovviamente, ma resta il fatto che lo hai picchiato" commentò Lord Bardia, sempre troppo calmo rispetto a quello che era successo. Milgazia sapeva che doveva considerarsi relativamente fortunato per essere stato spedito da lui e non da altri. Forse se la sarebbe cavata con un punizione sopportabile. Qualcosa come compiti in più o roba simile.
"Ha cominciato lui" si difese il giovane drago.
"E tu gli hai dato corda" disse di rimando il Consigliere.
Poi sospirò, paterno e appoggiò gli occhiali sulla scrivania, massaggiandosi gli occhi. "Quando imparerai a non dargli retta? Vuole solo provocarti"
Milgazia inspirò sonoramente. Il suo sguardo piombò sul pavimento, inferocito. "Bè, c'è riuscito" rispose stizzito.
"Non avrebbe dovuto" disse semplicemente il vecchio.
Milgazia rimase immobile per un pò, guardandosi le scarpe. "Se l'è cercata Lord Bardia" commentò lentamente. "Io me ne stavo per i fatti miei"
Il drago più anziano si alzò dalla scrivania con un gemito, come se quel movimento gli avesse procurato un grosso dolore. Milgazia sollevò la testa allarmato ma Lord Bardia gli fece segno che andava tutto bene. Inspirò profondamente sollevando gli occhi verso il soffitto.
Il suo cuore sembrava peggiorare ogni giorno di più. Era vecchio Lord Bardia.
"Ha di nuovo tirato in ballo le tue origini?" chiese stancamente.
Milgazia annuì, senza specificare come Damon avesse fatto notare a chiunque passasse per quel corridoio che lui non aveva un cognome e, di conseguenza, nessun titolo e nessuna famiglia d'origine.
Lord Bardia gli lanciò un'occhiata di nascosto. Aveva trovato Milgazia duecentocinquant'anni prima in un luogo così isolato da qualsiasi comunità di draghi dorati che ancora oggi si chiedeva come avesse fatto un cucciolo così piccolo a sopravvivere senza mezzi e sopratutto perchè si trovava lì da solo. Milgazia di sè stesso ricordava soltanto il nome. Alle domande su dove si trovassero i suoi genitori o su chi fossero non aveva mai saputo rispondere. Non aveva ricordi al riguardo. Soltanto brevi frammenti di occhi e di parole che tornavano dal suo passato durante il sonno, ma niente di consistente che potesse aiutare nelle ricerche. Così era cresciuto all'interno della comunità, con l'anziano drago come tutore. Ma fra i draghi non c'era l'usanza di adottare e quindi Milgazia era rimasto il ragazzo senza cognome. E questa cosa, adesso che era più grande, cominciava a pesargli.
Lord Bardia lo conosceva abbastanza bene da sapere che se era arrivato ad usare le mani, le offese di Damon dovevano essere state pesanti. Milgazia era di indole molto pacifica, un ragazzino intelligente che aveva una gran voglia di dimostrare di che pasta era fatto. Ma aveva i suoi limiti e Damon sapeva esattamente come farglieli sorpassare.
Non c'era buon senso che tenesse in quel caso. Come Damon apriva bocca, Milgazia perdeva la pazienza. Ne nasceva una discussione infinita e quindi la rissa. In genere se le davano di santa ragione finchè qualcuno dei due non si rompeva qualcosa. Questa volta era toccato a Damon, ma soltanto il mese prima Milgazia era entrato in quello stesso studio con un polso fratturato. "Dovresti imparare ad ignorarlo" gli disse il vecchio, con calma. La sua voce era tranquilla, rassegnata o forse comprensiva. D'altronde sapeva quanto Damon potesse essere irritante e quanto pesasse essere orfani in un luogo come quello in cui i Lord si sprecavano.
"Ci ho provato Lord Bardia" si lamentò Milgazia, stringendo i pugni. "Ma non posso sempre far finta di niente!"
"Perchè no?" chiese l'uomo.
Milgazia roteò gli occhi verso il soffitto, incurante del fatto che non era un gesto gentile. "Se non mi difendo non la smetterà mai!"
"E la smetterà se lo picchi?" chiese di rimando Lord Bardia. "A me non sembra proprio"
Milgazia digrignò i denti. "Forse, ma intanto gliel'ho tirate"
"E cos'hai ottenuto?"
Milgazia lo guardò ma non seppe cosa rispondergli. A lui non piaceva picchiare la gente, in genere, ma con Damon era tutta un'altra storia. A menarlo c'era soddisfazione, se non altro riusciva a chiudergli la bocca. E poi vederlo cadere lungo disteso a terra era uno spettacolo.
Ma certo questo non poteva dirlo a Lord Bardia.
Sospirò, comprenendo il discorso del drago più anziano. Lui sapeva che picchiare Damon una volta significava una rissa più lunga la volta dopo e una ancora più lunga la terza volta ma sapeva anche che starsene lì in silenzio a ricevere insulti equivaleva ad avere almeno altre cento persone che poi lo prendevano in giro. Tutti preferivano assecondare Damon Vyl Karaen, piuttosto che difendere lui. E lui doveva sopravvivere.
Lord Bardia raggiunse la finestra dello studio e scostò le tende di lino bianco. Il sole invase la stanza, illuminando la scrivania. I capelli di Milgazia si accesero di un biondo dorato. Anche gli occhi divennero più chiari.
Stormi di draghi dorati e draghi neri attraversavano ininterrottamente il cielo sopra i monti Kataart.
Macchie d'oro e d'ebano che coloravano il cielo di marzo. Sembrava tutto perfettamente tranquillo.
A quei tempi il numero dei draghi neri era uguale a quello dei dorati. Lord Bardia stesso era un drago nero.
Ora, in forma umana, i suoi capelli erano grigi ma un tempo erano stati scuri come la pece e anche la carnagione era olivastra e non bianca lattea come quella di Milgazia. Poi ovviamente c'erano gli occhi, pochi draghi dorati li avevano azzurri. E spesso erano incroci.
I dorati puri con gli occhi di quel colore erano veramente rari.
"Il fatto che non hai un cognome non significa niente" disse all'improvviso, senza voltarsi verso di lui. Milgazia vedeva solo le sue immense spalle leggermente ingobbite sotto il mantello. "Il tuo valore lo dimostrerai in altro modo. Non certo sfoggiando un titolo nobiliare"
Milgazia allungò distrattamente le mani su un tagliacarte sopra la scrivania di Bardia. Con una piccola spinta prese a farlo ruotare velocemente. Il rumore del metallo sul legno era sottile, rilassante. Il movimento per un attimo lo ipnotizzò. "Lei lo crede davvero, signore?" esclamò alla fine, piantando una mano sulla scrivania. Le dita si scontrarono con precisione contro la parte non tagliente.
Il vecchio sorrise, guardando l'azzurro del cielo. "Sì, ne sono sicuro" rispose. Sembrava sincero. Poi si voltò, coprendo il sole con la sua figura. "Non ti chiedo di non reagire, ma tenterai almeno di non picchiarlo?"
Il giovane drago si strinse nelle spalle. "Posso provarci"
Lord Bardia sospirò rassegnato. "Potrestri finire col fargli male sul serio" commentò, un pò preoccupato.
"Bè, lui potrebbe fare la stessa cosa a me" replicò Milgazia, indispettito. Che cosa significava quella frase? In fondo anche lui le prendeva ogni tanto.
Il Consigliere gli lanciò un'occhiata quasi sarcastica, con un sopracciglio grigio arcuato. "Oh non credo proprio, ragazzo mio" commentò.
Milgazia lo guardò stranito "E questo cosa significa?"
L'altro drago richiuse le tende. "Nonostante tu sia più giovane di lui, Damon non ha tutta la tua forza" rispose, lentamente. Non voleva alimentare troppo l'autostima di Milgazia in questo senso, ma d'altronde aveva fatto lui l'errore di tirare in ballo la faccenda. "O forse si ma tu la usi meglio di lui, non saprei. Fatto sta che i danni che ti ha fatto lui non sono niente in confronto a quelli che gli fai tu"
Milgazia tossì leggermente. "Non sono io quello che cerca la rissa" borbottò.
"Ma dovresti evitarla quando gli altri la cercano per te" rispose il vecchio drago. "Soprattutto se chi ti sfida rischia di uscirne male. Chi possiede una buona dose di forza deve possederne anche una di intelligenza, Milgazia"
Il drago più giovane si strinse nelle spalle. "Mi sta dicendo che devo prenderle perchè sono più forte di lui?"
"No" si affrettò a precisare Lord Bardia. "Ma neanche approfittarne con la scusa che è stato lui a cominciare. Dovresti dimostrarti superiore"
Milgazia sbuffò. "Certo che in questo modo mi rende il compito di comportarmi bene molto più noioso" commentò. Faccia di bronzo.
Lord Bardia non potè fare a meno di ridere.
"Significa che non avrò nessuna punizione?" Chiese Milgazia speranzoso.
Il Consigliere sorrise. "Certo che l'avrai" commentò serafico. "Direi che potresti rimettere a posto lo scaffale di libri che hai fatto venir giù quando hai scaraventato Damon, tu che ne dici?
"Ma perchè solo io?!?" protestò il ragazzo. "Non è giusto!!"
Lord Bardia continuò a sorridere. "Non preoccuparti, anche Damon avrà il suo bel da fare"
Milgazia espirò rumorosamente. Quando Damon aveva preso ad offenderlo si trovavano in bibliotca. Un paio di pugni per uno e poi lui lo aveva scaraventato contro il muro. Non aveva fatto caso allo scaffale. Forse era lì che si era rotto le costole, tra l'altro.
Il drago biondo abbassò lo sguardo affranto. "Saranno un migliaio di volumi da rimettere a posto..." mormorò.
Lord Bardia gli diede un'affettuosa pacca sulla spalla. ".....per titolo, autore e genere così come erano stati ordinati dal bibliotecario" precisò.
Milgazia trasfigurò. "Vuole scherzare?"
"E senza magia"

Milgazia lasciò l'ufficio di Lord Bardia con l'animo di chi sta per essere giustiziato.
Avrebbe preferito una punizione normale: aiutare nelle pulizie del castello tutti i fine settimana, per esempio. O magari fare qualche commissione per lui o per il Consiglio. Qualsiasi cosa sarebbe andata meglio di quello che invece gli era toccato.
Migliaia di libri. Rabbrividì al solo pensiero.
"E' possibile che devo venire a recuperarti qui almeno una volta alla settimana?" Lo chiamò una voce alle sue spalle.
Non aveva bisogno di voltarsi per sapere chi era. Un metro e ottanta, per sessanta chili di peso ben distribuito. Un sedere da urlo, due gambe da capogiro. Drago, bionda, occhi azzurri. Il più bell'incrocio della colonia.
Ed era anche straordinariamente intelligente.
"Brianna" esclamò, indeciso. "..Ahem, cosa ci fai qui?"
"Questa domanda dovrei fartela io" lo apostrofò la ragazza, le braccia strette intorno a due enormi tomi dall'aria pesante.
Milgazia le si affiancò e insieme ripresero a camminare per il corridoio. "Chiedilo al tuo amico Damon" borbottò lui, prendendole i libri di mano. Pesavano sul serio. Certo che ne aveva di forza la fanciulla!
"Gliel'ho chiesto. Sono stata a trovarlo in infermeria" replicò lei. "E lui dice che l'hai picchiato"
"E' vero" mugugnò. Il corridoio proseguiva ma loro svoltarono a destra lungo un secondo corridoio più ampio. C'era marmo ovunque. "Ti ha detto anche il perchè?"
Brianna si sistemò i riccioli biondi dietro le lunghe orecchie appuntite che si flessero elastiche per poi tornare al loro posto. "Lui dice che stava scherzando" riferì.
"Allora fa delle pessime battute"
Un gruppo di ragazzi alzò una mano verso di loro, salutandoli.
Brianna sorrise, Milgazia si limitò ad un grugnito a stento riconoscibile come un qualche tipo di saluto in lingua draconica.
La ragazza al suo fianco inspirò. "Magari l'hai preso davvero troppo sul serio?" azzardò.
"Magari no?" replicò lui, sarcastico.
Brianna non lasciò cadere il discorso. "Ma da qui a picchiarlo..." commentò.
Milgazia sembrava molto annoiato da quella discussione. Si aspettava un pò più di comprensione e di sostegno dalla sua ragazza. "Gli ho dato esattamente quel che si meritava" esclamò deciso, stringendo la presa sui due tomi. Le lanciò un'occhiata come a farle capire che voleva troncare il discorso, ma Brianna non era il tipo da farsi zittire a quel modo.
"Due costole rotte e la deviazione del setto nasale.....non ti pare un pò troppo anche per chi se lo merita?" insistette.
Milgazia fece schioccare la lingua. "Lo hanno rimesso a posto, adesso è come nuovo...." sibilò. "Ne parli come se lo avessi sfigurato a vita, c'è la magia no?"
"Resta il fatto che hai alzato le mani per primo" Il corridoio che stavano percorrendo sbucava su un piccolo colonnato. Si avviarono tra le colonne, immergendosi nel via vai di draghi che si affrettavano. Brianna inspirò, lanciando un'occhiata al chiostro che stavano costeggiando, c'era un piccolo pozzo ornamentale col secchio di ferro e una decina di panchine in marmo bianco, graziose e delicate. Lei e Milgazia passavano molto tempo seduti lì.
"Si può sapere tu da che parte stai?" sbottò alla fine il drago dorato. Qualcuno si girò nella loro direzione, incuriosito dal tono di voce. Brianna invece non si scompose nemmeno. Aveva le gambe fasciate da un paio di pantaloni aderenti e una giacca bianca che le dava sui fianchi.
"Dalla tua Mil" rispose esasperata.
"Non sembra proprio" mormorò lui, acido. Voltò la testa dall'altra parte, offeso.
Sul viso della ragazza comparve una nuova espressione.
Poi sorrise, divertita. "Allora è di questo che si tratta" esclamò, guardandolo con la coda dell'occhio.
Milgazia sembrò non comprendere. "Questo cosa?"
"Sei geloso!" esclamò la bionda, trionfante.
Lui si allarmò. "Che..che? Geloso io?" si arrabattò agitando le mani. "Figuriamoci.."
"Oh si certo..." continuò Brianna, con indifferenza.
"E' vero!" s'intestardì lui. La sua voce suonò più acuta del normale. Maledetti sbalzi di voce.
Brianna annuì, con finta convinzione. "Ma ti credo, eh..."
"E poi non sono io che sono geloso!" concluse Milgazia, più a se stesso che a lei. "E' lui che deve piantarla di metterti gli occhi addosso.."
La ragazza abbassò leggermente la testa, quindi sorrise. Con la coda dell'occhio notò che una svolta a destra, solitaria e inutilizzata faceva proprio al caso loro. Lo afferrò per il bavero della tunica e se lo trascinò dietro, inchiodandolo contro il muro senza tanti complimenti.
"Bri—"
Lei si alzò in punta di piedi, ma neanche troppo, per baciarlo.
Milgazia decise che la frase poteva anche finirla dopo. Si passò i libri su un fianco e quindi li lasciò andare in aria, dove rimasero a galleggiare sostenuti da un semplice ray wing. Senza quell'ostacolo di mezzo, Brianna gli si strinse addosso, tenendogli la testa tra le mani mentre lui l'abbracciava. "Quando lo capirai?" gli sussurrò, piano, gli occhi azzurri fissi in quelli di Milgazia. "Che non c'è nessun motivo al mondo che potrebbe farmi cambiare idea su di te? Hum?"
Milgazia la baciò di nuovo, senza rispondere.
Lei sorrise contro le labbra del drago. "Damon è soltanto un cretino. Quello che dice o che fa non deve aver alcuna importanza per te! Devi mettertelo in quella testa!"
Milgazia arricciò il naso, guardandola di traverso.
"Parli come Lord Bardia" borbottò, le mani intrecciate dietro i fianchi della ragazza. "Avete deciso di farmi le ramanzine in duplice copia, adesso?"
Brianna scoppiò in una risata sincera. Le orecchie di Milgazia si stesero orizzontali, in una via di mezzo tra l'avvilito e l'interdetto.
La ragazza si coprì la bocca con le mani, ma rideva così forte che non servì a nulla.
"Hai finito?"
Lei non rispose. Anzi, rise più forte, fin quasi alle lacrime. "Sì..credo" rispose poi, dopo qualche minuto. Cercò di dissimulare le ultime risatine nascondendo il viso contro il petto di Milgazia. "Mio nonno ti ha detto le stesse cose?" chiese, con un dignitoso colpo di tosse.
Il drago dorato si strinse nelle spalle. "Sì, più o meno"
I due enormi volumi ondeggiarono nell'aria intorno a loro e li circondarono, uno a destra e l'altro a sinistra, secondo il volere di Milgazia che li stava guardando incuriosito. "Dì un pò, ma dove stiamo andando con questi libri?" chiese tranquillo, senza mollare la presa su di lei.
Brianna lanciò un'occhiata ai due volumi volanti. "In biblioteca. Devo riconsegnarli"
"Biblioteca?" Milgazia sgranò gli occhi e si tirò su bene in piedi contro il muro lungo il quale era leggermente scivolato per abbracciare meglio lei. "La punizione, stavo quasi per dimenticarlo!"
"Punizione? Che punizione?"
Milgazia recuperò i libri al volo. "Quella che mi ha dato tuo nonno, devo mettere a posto lo scaffale che ho buttato giù. Ci vorrà tutto il resto della—"
Si rese conto di quello che stava dicendo.
Si rese anche conto di quello che significava.
Ma se ne rese conto troppo tardi.
"Ahem..."
"Lo sai che giorno è oggi!!!" commentò lei. Fece qualche passo indietro e portò le mani sui fianchi.
"Sì" ammise il drago. "Ma devo mettere a posto un sacco di libri..."
"Devi anche uscire con me"
Milgazia sospirò. "Brie non è colpa mia!" si difese. "Possiamo stare insieme domani!"
"Domani" puntualizzò lei "Non sarà più l'equinozio di primavera"
Il drago dorato alzò gli occhi al cielo. La festa dell'equinozio. C'era una sola volta all'anno e lui andava a farsi punire proprio quel giorno lì. Questa non era sfiga, era puro istinto suicida. Le aveva promesso di accompagnarla sei mesi prima. Sei, mica niente! Era spacciato: o riusciva a rimettere a posto migliaia di libri in meno di sei ore e trovava anche il tempo di lavarsi, cambiarsi e farla ballare....oppure era un drago morto.
"Ce la farò, d'accordo?" le disse, inclinando leggermente la testa di lato.
"E come?" volle sapere lei, poco convinta.
Milgazia si strinse nelle spalle. "Non lo so come, ma ti accompagnerò a quella festa stasera" rispose, ancora più deciso di prima. Non sapeva bene se era la minaccia di morire giovane o una qualche vaga risolutezza che stava prendendo piede in lui a fargli dire frasi tanto decise. Ma bisognava pur rassicurarla in qualche modo.
"Promesso?" Chiese lei. Qualsiasi altra ragazza avrebbe detto quella frase con un delizioso broncio e due occhioni languidi da fanciulla sperduta. Brianna lo fulminò con uno spaventoso sguardo che-sia-come-dici-o-ti-deatomizzo.
A lui non restò che promettere.

21 marzo, prima luna di primavera.
Il cielo notturno era limpido e terso per la prima volta da mesi. Le stelle si potevano contare tutte, nella loro brillante lucentezza. I monti Kataart erano un ricamo sottile sul confine nord della penisola, e brillavano splendidi e dolci. Erano la culla millenaria della comunità dei draghi fedeli all'Aqualord. Un nido di roccia e di erba, accarezzato da un venticello leggero e da un calore tiepido, tipicamente primaverile.
La festa era stata allestita all'aperto, proprio davanti al palazzo, in un luogo in cui l'intera comunità avrebbe potuto riunirsi con sufficente spazio per ballare, mangiare e stare insieme. I pochi fra loro che suonavano uno strumento erano raggruppati vicino alla pista da ballo e stavano già allietando gli ospiti con la musica allegra di flauti e violini. C'era un delizioso gazebo di legno bianco al bordo della pista e i musicisti erano tutti seduti là dentro, eleganti come non mai.
Tavoli di legno rosso erano disseminati ai lati della piazza, ornati di fiocchi e di fiori bianchi. I preparativi per la festa duravano mesi ed impegnavano tutta la colonia, le ragazze sopratutto che consideravano l'equinozio di primavera l'evento più importante e irrinunciabile dell'anno. In quell'occasione perfino la granitica Brianna, che non era particolarmente propensa a trine e merletti, rispolverava il suo lato di fanciulla indifesa e iniziava a sognare ad occhi aperti come tutte le altre.
Milgazia si gettò dal terzo piano della torre nord senza esitazione. Planò solo alla fine, tanto per risparmiare tempo.
Era in ritardo di un'ora e mezzo e Brianna lo avrebbe distrutto. Sapeva diventare manesca, quando voleva.
O poteva fare di peggio. Il drago scosse la testa affranto.
Lord Bardia impegnato nei festeggiamenti e il resto della colonia a ballare significava palazzi quasi deserti. Significava silenzio, pace e libertà assoluta. Significava trovare un momento per starsene un pò da soli, senza il continuo chiaccherare della gente o la nauseante e insistente presenza di Damon che in un modo o nell'altro riusciva sempre a trovarsi nel mezzo al momento sbagliato.
Fortunatamente aveva saputo che sarebbe rimasto in infermeria almeno fino al giorno dopo, cosa che aveva reso Milgazia particolarmente gioioso.
Cercò di pettinarsi mentre correva, impresa non facile visto che i capelli non gli rimanevano in ordine nemmeno se stava fermo.
Dopo aver passato l'intero pomeriggio ad insultare con calcolata cattiveria ogni singolo autore che si trovava su quel dannato scaffale della biblioteca ed essersi ripromesso di non leggere mai nessuno dei libri che stava riponendo, era corso a lavarsi via la polvere che gli si era incollata addosso da tutte le parti e quindi si era cambiato d'abito, indossando la prima cosa che aveva trovato nell'armadio.
Fortuna volle che si trattasse della sua divisa da cadetto. La divisa era bianca, come tutto il resto degli abiti che in qualche modo erano riconducibili a Ragadria. Il taglio era severo e diritto, molto militaresco. La giacca era un tre quarti con i polsini dorati e una lunga fila di bottoni che scendeva dal colletto fino in fondo. Odiava quel colletto, troppo stretto e troppo alto. Non faceva altro che infilarci dentro due dita nel tentativo di slargarlo. Come poteva passare anni con quella roba addosso e continuare contemporaneamente a respirare?
Non appartenendo ad una famiglia nobile, entrare nell'esercito era stata una decisione quasi obbligatoria. In pratica diventare soldato e fare carriera era l'unica possibilità che aveva di farsi un nome. E una posizione. Due cose che stavano condizionando la sua vita presente.
E lui aveva deciso che niente e nessuno gli avrebbero mai impedito di ottenere ciò che voleva.
Neanche Damon Vyl Karaen e la sua invidia ottusa.
Pensò a quello che Brianna gli aveva detto nel corridoio e sorrise.
Non c'è nessun motivo al mondo che potrebbe farmi cambiare idea su di te.
Nessun motivo al mondo.


Quando arrivò sul ballatoio dove aveva dato appuntamento a Brianna, scoprì che non c'era nessuno.
Sospirò, chiedendosi se era il caso di andarla a cercare o se dovesse interpretare quell'assenza come una colossale arrabbiatura, risolvibile solo con un lungo e complicatissimo lavoro di mea-culpa.
Sentiva la musica della festa salire dal basso e la luce delle lanterne di carta che a stento si faceva strada nel buio della notte appena iniziata. Il ballatoio, circondato da una graziosa balaustra verniciata di bianco, si trovava su una rientranza di roccia naturale. Una specie di alcova sulla parete della montagna in cui sorgeva anche il castello. Ce n'erano circa una decina, tutte decorate per l'occasione, a testimonianza che i draghi sapevano usare tutto lo spazio a loro disposizoine. Chiunque fosse arrivato in quel momento a visitare i Kataart - e fosse stato ammesso, cosa decisamente non facile - si sarebbe trovato davanti lo spettacolo più delicato che si potesse immaginare.
Le lanterne erano sparse come lucciole e illuminavano lo spazio in miriadi di luci colorate. La musica dei flauti e delle piccole arpe draconiche, l'unico strumento che appartenesse alla loro razza da sempre e che loro stessi costruivano con maestria, riempiva perfino l'aria in note dolci e aggraziate, rimbalzava sulle pareti, richiamava alla memoria dei draghi canzoni millenarie e ballate delicate che potevano suonare a quel modo solo in una lingua come la loro, che aveva suoni liquidi e pacati.
Milgazia era un drago dorato, ma negli ultimi ducento anni nessuna famiglia aveva denunciato la scomparsa di un figlio, nè si aveva motivo di pensare che una delle famiglie presenti avesse abbandonato un neonato. Questo aveva portato gli anziani a pensare che non fosse dai Kataart che Milgazia veniva. Le ipotesi della sua provenienza, a quel punto, erano state centinaia. Poteva venire da qualsiasi parte del mondo: i draghi dorati erano praticamente ovunque e Milgazia non si ricordava niente che potesse far individuare una locazione precisa.
Lo avevano trovato semi-assiderato in mezzo alla neve, ma nei paraggi del North Pole non c'erano colonie di cui il consiglio centrale avesse conoscenza, per tanto si era arrivati a pensare che il cucciolo fosse arrivato lì con la famiglia, magari da un luogo lontano e che poi fosse successo qualcosa che aveva separato gli adulti dal bambino. Forse suo padre e sua madre erano morti, non potevano saperlo.
Lord Bardia aveva personalmente fatto in modo che ogni colonia, ogni dispaccio, ogni drago che poteva essere raggiunto in qualche modo, venisse messo al corrente di tutti i dettagli del ritrovamento di Milgazia. Ma nessuna notizia utile era mai tornata indietro e a quel punto Milgazia si sentiva parte della comunità come chiunque altro, sebbene avesse avuto non pochi problemi a farsi accettare. E ancora ne aveva, ovviamente.
Mentre era perso in ricordi nei quali era finito senza sapere come, Milgazia fu colpito al fianco da qualcosa che lo mandò a ruzzolare per terra senza preavviso. Quando riaprì gli occhi era disteso per terra e Brianna lo stava minacciando alla gola con un piccolo pugnale ornamentale dall'impugnatura di madreperla e rune dorate incise sulla lama.
Indossava una lunga gonna bianca, abbastanza aperta sui lati da permetterle di inchiodare Milgazia a terra con il proprio peso, e un corpetto rigido di seta color rosso sangue. "I veri soldati non si fanno cogliere di sorpresa" lo prese in giro.
"Ti avevo sentita arrivare" protestò Milgazia, mentendo spudoratamente. La verità era che non solo non l'aveva sentita arrivare, ma che era così impreparato che lei lo aveva messo al tappeto senza neanche troppi problemi.
Brianna sorrise. "Ma certo, come no. Infatti si vede, chi è che disteso per terra?" Poi avvicinò la lama del pugnale alla gola di Milgazia, piegandosi in avanti su di lui. "Allora, cos'hai da dire in tua discolpa soldato?"
Il suo viso, perfettamente ovale, era attraversato da un'espressione seriosa. Le labbra erano increspate in un broncio delizioso.
Difficilemente Brianna si truccava o passava delle ore a vestirsi. Preferiva i pantaloni alla gonna (tranne in casi particolari) e in generale i suoi metodi non rientravano esattamente nei canoni riservati ad una ragazza. Era stupenda proprio perchè non faceva niente per accentuare la sua bellezza.
Milgazia rimase in silenzio a fissare la cascata dei riccioli biondi che le incorniciava il viso e scendeva giù fino alle sue spalle e l'azzurro dei suoi occhi che tendeva all'indaco e quindi al viola proprio intorno alla pupilla scura.
La prima volta che si erano incontrati era stato a casa di suo nonno Bardia, appena qualche mese dopo il suo arrivo sui Kataart. Erano diventati amici, fino a che Milgazia non si era accorto di volerle un bene speciale che era culminato in una goffa quanto spettacolare dichiarazione d'amore al chiaro di luna. Ricordava di aver pronunciato almeno quindici discorsi diversi, tutti contemporamente ovvio, con Brianna che lo guardava stranita come se avesse avuto davanti un povero schizofrenico. Poi, comprendendo, aveva sorriso e aveva detto semplicemente .
Anzi, a dirla tutta - ed era decisamente più realistico parlando di Brianna - la ragazza aveva detto Sì, ma per carità Mil non farmi mai più una dichiarazione. Sei negato. quindi aveva ridacchiato, baciandolo sulle labbra.
"Sei... bellissima" esordì Milgazia, ignorando il coltello puntato alla gola.
Brianna sollevò un sopracciglio, le labbra increspate in quel suo mezzo sorriso. "Vai avanti, potrei decidere di non sgozzarti per il ritardo" esclamò, fingendosi mostruosamente seria.
Sul viso di Milgazia comparve la sua tipica espressione sicura, che era qualcosa di improponibile. "....e se la tua gamba continua a far capolino da quello spacco ancora per molto potrei non rispondere più delle mie azioni..." concluse il drago.
Lei spalancò gli occhi e si guardò la gonna allarmata, scoprendo che in realtà non si vedeva più di qualche centrimeto di pelle. Ma ormai si era distratta. Milgazia riuscì a strapparle il pugnale di mano e ad attirarla a sè.
Sorrise, beffardo.
"Sei un pallista!" lo apostrofò lei, arricciando il naso.
Milgazia la baciò prima di risponderle. "Si chiama diversivo, signorina" la corresse. Quindi i suoi lineamenti si rilassarono e rimase lì, a guardarla negli occhi tenendola stretta. "Rimaniamo qui o vuoi scendere giù e farti travolgere da questo fantastico ballerino?"
"Chi?"
Lui la guardò storto. "Spiritosa" esclamò.
Brianna gli fece la linguaccia, poi si strinse nelle spalle. "Forse è meglio se ci facciamo vedere in giro per almeno un paio d'ore" mormorò con voce rassegnata, mentre lo lasciava libero e si rimetteva in piedi.
Milgazia si tirò su con un colpo di reni. "Ah, questi doveri mondani..." pronunciò teatralmente, come un attore melodrammatico.
La ragazza-drago scosse la testa divertita, poi lo prese per mano mentre scendevano lungo le scale di roccia verso la piazza dov'erano riuniti tutti quanti. "Andiamo, buffone..."

Duecento anni dopo, stavano ancora insieme.
Milgazia non era cambiato molto da quella festa, ma adesso era un giovane ufficiale dell'esercito del Re dei Draghi del Mare.
Quando il Consiglio lo aveva richiamato sui Kataart con urgenza, aveva intuito immediatamente che qualcosa non andava e vista la grave situazione in cui versava Lord Bardia alla sua partenza, non si era stupito di trovarlo sul letto di morte, in condizioni così critiche che a stento riusciva a parlare. Durante il lungo tragitto che dal regno di Elmekia lo aveva riportato a casa, Milgazia aveva sperato con tutte le sue forze di essersi sbagliato ma era stata una speranza inutile. Il vecchio consigliere aveva ormai raggiunto l'invidiabile età di quattromila anni e il suo cuore malato non funzionava più molto bene.
"Milgazia!" un ragazzino che non dimostrava più di dodici anni gli venne incontro non appena fu atterrato davanti al portone del castello. "Fai presto! Lord Bardia sta molto male!!"
Milgazia abbandonò la sua maestosa figura di drago dorato per riacquistare le sue sembianze umane. Fisicamente era lo stesso: il viso pulito, quasi adolescenziale e i capelli biondi incapaci di trovare una piega ordinata.
Il castello era un labirinto di stanze ma a Milgazia ci volle poco per raggiungere gli appartamenti privati di Bardia che occupavano il cuore della residenza. Una processione di anziani consiglieri e governanti attendeva in religioso silenzio fuori dalla porta, le teste chine per la disperazione.
I passi del drago dorato risuonarono nitidi nel corridoio e non degnò nessuno di uno sguardo mentre passava in mezzo alla folla e spalancava la porta, appurando con i suoi stessi occhi quello che già aveva immaginato.
L'immenso letto a baldacchino, con le tende bianche legate ai pali di legno, era immerso nel buio della stanza. Là, tra le coperte sgualcite, Lord Bardia giaceva immobile e pallido come Milgazia non l'aveva mai visto.
Il drago si chiuse la porta alle spalle, avanzando a stento nella stanza.
"Milgazia..." fu Bardia il primo a parlare. La sua voce suonò terribilmente stanca e lontana ma chiara, come se fosse stato in silenzio fino a quel momento a raccogliere le forze in attesa dell'arrivo del suo protetto per potergli parlare. Il vecchio sorrise, leggermente, mostrando la bocca un pò sdentata e le gengive infuocate.
Milgazia insipirò, addolorato da quella visione. "Sono qui..." sussurrò, senza muoversi. ".. sono venuto appena ho ricevuto il messaggio. Io... non sarei dovuto partire..."
Dal letto arrivò un lamento leggero. "Sai bene che dovevi" disse il vecchio, così piano che Milgazia faticò a sentirlo. "Inoltre mi avresti trovato in questo letto anche se fossi rimasto qui, non ti pare?"
Milgazia non rispose, mentre trovava il coraggio di avvicinarsi. Non vedeva bene Lord Bardia e aveva paura che riuscire a percepire ogni dettaglio della sua malattia e della morte che stava arrivando non gli avrebbe permesso di dirgli tutto ciò che invece sentiva di volergli dire.
Lord Bardia tossì, fu un raschiare doloroso. "Ragazzo mio, apri le tende ti prego" gli chiese, allungando una mano quasi scheletrica verso le finestre tappate da pesanti colate di stoffa nera. "Le hanno chiuse, ma voglio vedere il sole dei Kataart prima di andarmene"
Milgazia annuì. Avrebbe voluto dirgli di non parlare in quel modo, ma sarebbe stata una bugia: lo sapevano in due che Lord Bardia non si sarebbe alzato mai più da quel letto.
Per qualche lungo istante rimasero entrambi in silenzio. Milgazia tirò le tende e lasciò che la luce delicata del primo sole di maggio scivolasse dalla finestra fin sul letto di Lord Bardia. Il vecchio drago era l'ombra di se stesso, sprofondato nel cuscino e sotto le coperte, tremava come se fosse stato inverno. Il suo viso, un tempo rotondo e gioviale, si era fatto scarno e malato; i suoi occhi grigio-azzurri sembravano enormi nelle orbite scure, dalla pelle olivastra divenuta a tratti cinerea.
"Non guardarmi così, Milgazia" esclamò Lord Bardia all'improvviso, facendolo trasalire. "Io non ho paura di morire. Perchè dovresti averne tu, per me?"
Il drago più giovane scosse la testa velocemente. "Mi dispiace" disse, anche se nemmeno lui sapeva bene di cosa. Lord Bardia rappresentava tutta la sua famiglia da sempre e sapere che da quel momento in poi sarebbe stato solo lo riempiva di una tristezza immensa che rasentava il panico. In parte si sentiva profondamente in colpa perchè in un momento come quello riusciva a pensare soltanto a sè stesso e a quello che ne sarebbe stato di lui una volta che Lord Bardia sarebbe venuto a mancare.
"Vieni. Siediti qui accanto a me" lo chiamò il vecchio. Cercò di indicargli la sedia che era sistemata proprio al capezzale ma sembrò un'impresa troppo complessa e faticosa perchè potesse riuscirci. Le sue dita magre arrivarono soltanto ad indicare vagamente qualcosa accanto al comodino.
Milgazia si sedette come gli era stato chiesto. Gli occhi stanchi di Lord Bardia colsero appena la forma delle insegne dell'esercito e il bagliore della spada che pendeva dal fianco di Milgazia, proprio sotto la giacca bianca.
Il vecchio sorrise, sincero. "Sono orgoglioso di te, Milgazia" esordì. Cercò la mano del giovane con la sua e la strinse in senso di affetto. "Hai lottato con tutte le tue forze per ottenere quello che volevi e adesso guardati, scintillante nella tua divisa!"
Milgazia sospirò, cercando di sorridere.
Lord Bardia lo guardò a lungo, come cercando di recuperare un pò di fiato per parlare ancora. Anche nella sofferenza di quel corpo, i suoi occhi erano rimasti allegri. "Sono contento...." tossì, increspando le labbra secche. "... sono contento che Brianna abbia scelto te"
Le guance di Milgazia divennero irrimediabilmente rosse. Era raro che Bardia esprimesse su di loro qualche elogio. Era rimasto sempre fuori dalla loro relazione, senza dare consensi nè divieti, ma non si era risparmiato frecciatine al vetriolo di tanto in tanto. "Adesso so che non rimarrà sola dopo che me ne sarò andato" continuò il vecchio, dopo un altro colpo di tosse. "So di lasciarla in buone mani"
"Grazie" mormorò Milgazia, contento di tanta fiducia.
Lord Bardia sembrò instristirsi soltanto un istante. "Mi dispiace soltanto dover mancare al vostro matrimonio" sospirò e tossì ancora. Poi sorrise come aveva sempre fatto un tempo, ironico. "Peccato... d'altronde non riuscirei a reggere altri due mesi neanche se volessi"
Milgazia scosse la testa, ma non disse niente. Non riusciva ad essere così sereno come il vecchio drago che aveva davanti, non riusciva a scherzare in una situazione del genere. Pensò soltanto che da lì a due mesi, quando la cerimonia avrebbe avuto luogo, non sarebbe stata la stessa cosa senza di lui. "Avete già organizzato ogni cosa?"
"Tutto quanto, Lord Bardia" si affrettò a rispondere Milgazia, guardandolo preoccupato. Si era aspettato un discorso serio, aveva il timore che il vecchio se ne sarebbe andato prima che lui riuscisse a dirgli quello che aveva nel cuore.
L'ex-consigliere tossì, la testa reclinata dalla parte opposta. Sembrava sul punto di spezzarsi in due ma si riprese e quando fu di nuovo voltato, sorrise a Milgazia. "Anche se non ci sarò più, questo non ti esonera dal darmi dei nipotini, siamo intesi giovanotto?" gli disse, dimostrando una forza d'animo eccezionale.
Questa volta neanche Milgazia riuscì a rimanere serio, sorrise. "Ne avrete, signore" disse tornando ai modi più formali che aveva usato quand'era più piccolo e Lord Bardia non era ancora quel padre adottivo che era adesso. "Il maggior numero possibile"
"Bene, bene" annuì il drago anziano. Poi, a lungo, rimasero in silenzio.
Lord Bardia fissava il vuoto di fronte a sè come se ci vedesse qualcosa. Milgazia pensò che stesse ricordando la sua vita ma non volle chiederglielo. Rimase muto sulla sua sedia, cercando di fare meno rumore possibile, quasi si sentisse di troppo in quella stanza, in quel raccoglimento che sembrava aver portato Lord Bardia centinaia di chilometri lontano da lì.
"Il mio tempo sta per scadere, forse non avrò abbastanza fiato per finire questo mio ultimo discorso Milgazia" disse all'improvviso Bardia, tornando a guardarlo. In quell'istante, fu di nuovo il glorioso consigliere che il giovane si ricordava. "Prendi quella cartella, per favore"
Milgazia seguì il suo sguardo e recuperò una piccola cartella in pelle appoggiata sul comodino. Era un oggetto pregiato che recava lo stemma e le iniziali di Bardia sulla copertina liscia e scura.
"Aprila"
Milgazia sciolse i lacci delicatamente. Dentro c'erano tre fogli di pergamena ruvida e spessa. Li lesse velocemente, senza capire.
"Da questo momento in poi sei uno dei Deelan. Il mio cognome, adesso, è anche il tuo" spiegò Lord Bardia.
Milgazia sgranò gli occhi e tornò a guardare le pergamene, le sfogliò scorrendo le scritte in draconico che spiegavano in tre pagine quello che Lord Bardia aveva espresso in poche parole. E in fondo a tutto quello, la firma decisa ed elegante del consigliere.
Il giovane drago tornò a guardare il letto, scuotendo la testa incredulo. "Io.. io non posso accettare.." balbettò.
Lord Bardia sorrise.  "Consideralo il mio regalo di nozze, Milgazia" disse.
Milgazia avrebbe voluto dire qualcosa, ma Lord Bardia fu sconvolto da un tremendo attacco di tosse che lo costrinse a piegarsi in due. Il drago biondo tentò di soccorrerlo, ma c'era ben poco da fare. Il cuore del vecchio iniziava a perdere battiti.
Superò la crisi, ma respirava a fatica. "Milgazia..." sussurrò il drago con un filo di voce, tirandogli leggermente la mano per essere sicuro che ascoltasse "..adesso fammi una promessa"
Milgazia annuì. "Qualsiasi cosa, Lord Bardia"
Il drago anziano inspirò a lungo, come se l'aria gli stesse scappando dai polmoni e lui stesse lottando per recuperarne almeno una parte. Attraverso il polso, Milgazia sentì i battiti farsi sempre più lievi e distanti. "Brianna...." Lord Bardia tossì, anche la voce se ne stava andando. Capirlo adesso era difficilie. "...ha scelto...l'accademia.. perchè c'eri tu. E'...testarda e non vuole rinunciare....ma...tu lo sai..la carriera...la carriera militare è pericolosa..ed è difficile"
Lord Bardia gli strinse la mano, aggrappandosi quasi con disperazione e quando lo guardò negli occhi, c'era tutta la determinazione che era riuscito a trovare in quel corpo stanco. "Promettimi che la proteggerai, Milgazia, che le starai vicino. Sempre."
Milgazia annuì. "Ogni istante" rispose. "Non lascerò che le succeda niente"
L'anziano drago sembrò rassicurato. Lentamente, si lasciò andare sul cuscino, la sua stretta si fece debole.
Milgazia non riuscì a trattenere le lacrime, mentre la mano del vecchio ricadeva senza forza e i suoi occhi si chiudevano per l'ultima volta. Rimase a fissare il corpo immobile tra i singhiozzi prima di rendersi realmente conto che se n'era andato per sempre.
"Mi mancherà, Lord Bardia" mormorò.

Cinquecento anni dopo, la situazione sui Kataart era completamente diversa. Milgazia aveva sposato Brianna e acquistato a pieno titolo il cognome di Lord Bardia. Il Consiglio intero era contrario all'intera faccenda, ma nessuno poteva dire niente perchè quel cognome era l'ultima volontà del vecchio consigliere e Milgazia lo aveva ereditato regolarmente.
Per un certo periodo di tempo, la valle era rimasta inviolata ed estranea ai movimenti che erano sorti o che lo stavano facendo proprio al di fuori di quelle montagne. Piccoli gruppi di demoni si erano però fatti più audaci ogni giorno, ogni mese, ogni anno finchè un vero e proprio esercito non si era schierato sul confine, nè dentro nè fuori.
"Dobbiamo organizzare delle difese" era Lord Gorhan a parlare. Il Consigliere che aveva preso il posto di Lord Bardia e che ora sedeva a capo del consiglio. Era un drago già molto avanti negli anni, ma ancora in forze. Una mente brillante che aveva stazionato nell'esercito per duemila anni prima di entrare a far parte del Consiglio. Aveva l'aspetto di un sessantenne, dai capelli grigi. Un viso severo e magro, coperto per metà da una lunga barba grigiastra. Due occhi dorati e penetranti conferivano alla sua espressione regalità ma anche molta durezza. Nella colonia non erano in molti quelli che condividevano le sue idee, ma aveva un numero elevato di appoggi all'interno del Consiglio e questo gli aveva permesso di essere eletto. Aveva metodi spicci, decisamente meno accondiscendenti e tolleranti di quelli del suo predecessore. Un drago dal polso di ferro, che si era dimostrato più volte senza mezze misure.
Dalla fila dei generali, una testa bionda fece il primo passo avanti. "Stiamo già radunando le truppe al confine, Consigliere Gorhan" lo informò Milgazia. Indossava l'alta uniforme dell'esercito. Pantaloni e giacca bianca di ordinanza, la spada che gli pendeva al fianco nel suo fodero ricamato in arabeschi madreperlacei. I suoi capelli erano cresciuti, ma se ne stavano sempre nella direzione in cui volevano loro. Quello che ne risultava erano ciocche ribelli che gli scendevano giù fino alle spalle. Era uno dei pochi generali, fra i venti che se ne stavano in piedi immobili ed impettiti davanti al tavolo del consiglio, ad avere i capelli così lunghi e in quello stato. L'unico, probabilmente, ad essere così giovane. "Ma non possiamo attaccare"
Il vecchio Lord Ghoran lo osservò per qualche istante. Gli occhi gialli, piccoli e pungenti. "E per quale ragione, Lord Milgazia?"
Il drago più giovane — che adesso dimostrava l'apparente età di venticinque anni - si umettò le labbra, facendo qualche passo avanti. "Perchè i demoni non si sono mossi, signore" rispose diplomatico. "Le legioni di Graushella sono immobili da mesi e quelle della Beastmaster non si sono nemmeno fatte vive"
"Meglio" commentò Lord Gorhan, con un'occhiata complice agli altri consiglieri che si esibirono in un educato quanto inopportuno sorrisetto in direzione di tale risposta. "Li attaccheremo prima noi"
"Questo andrebbe contro le nostre regole!!!" saltò su un terzo drago, scandalizzato. L'attenzione di tutti i presenti si rivolse verso di lui. Era un drago dorato, con due occhi gialli e brillanti. "Non abbiamo mai iniziato una guerra per primi!"
Lord Gorhan non si scompose. "C'è sempre una prima volta, Generale Kelt, non le pare?"
Nella sala si sparse un mormorio confuso e concitato. Dagli spalti, dove sedevano gli ufficiali minori e tutti gli altri membri del governo, arrivarono stralci di conversazioni diverse, che si zittirono all'istante non appena Milgazia ebbe ripreso a parlare. "Lord Gorhan, se mi è concesso, io non credo che una politica di attacco sia la cosa più appropriata al momento" esclamò il drago, gentilmente. "Non è colpendo per primi che avremo la meglio in quest'ipotetica guerra di cui si vocifera da giorni. L'unica cosa di cui saremmo sicuri a quel punto, sarebbe di averla iniziata"
Il mormorio riprese, più acuto di prima. Qualcuno stava annuendo, ma non all'alto tavolo dei Consiglieri. Alcuni dei vecchi draghi erano perplessi e guardavano il giovane generale come cercando di valutarne le capacità di giudizio, altri scuotevano la testa già convinti che quello che aveva detto era un'assoluta assurdità. Lord Ghoran riportò la sala al silenzio, con un gesto della mano. Rivolse a Milgazia un sorriso ambiguo, divertito forse. "E dunque, Generale ..... Deelan" pronunciò quel cognome come se fosse stato una barzelletta "Lei che cosa propone?"
Milgazia non si lasciò provocare. Dopo aver passato l'infanzia a combattere per un cognome, non erano certo le risate di scherno di un vecchio drago inacidito a fargli perdere la pazienza. Alzò la testa, fiero, e guardò il Consigliere dritto negli occhi. "Mandiamo un messaggero alle truppe di Ghorost, signore" esclamò, a voce alta e chiara. Le sue parole rimbombarono nell'aula, così che anche gli ultimi in fondo le sentirono più che chiaramente. "Cerchiamo di capire che cosa vogliono"
Il mormorio che partì per la terza volta fu leggermente coperto dal rumore di Lord Ghoran che batteva furiosamente una mano sul banco di legno. "Capire?" esclamò, gli occhi che quasi fiammeggiavano. "Che cosa c'è da capire, Generale? Vogliono la guerra! Ecco cosa!"
"Se ne siamo così certi, allora dovremmo trovare un modo per evitarla" insistette Milgazia, allargando le braccia. "Non inziarla noi per primi!"
Il drago che aveva parlato prima, il generale Kelt, fece qualche passo avanti affiancandosi a Milgazia. Sembrava leggermente più vecchio di lui, sulla trentina più o meno, e aveva i capelli corti, tagliati in una spazzola ordinata e precisa. "Lord Milgazia ha ragione, Consigliere" s'intromise, guardando anche lui soltanto Ghoran ed ignorando tutti quanti gli altri. "Si sono radunati al confine per provocarci, attaccare sarebbe come cadere in pieno in questa loro trappola. Vogliono toglierci il merito di esserci solo difesi"
Milgazia fu grato che qualcuno gli venisse in aiuto. Tutti gli altri generali sembravano assolutamente convinti a non aprire bocca e a lasciare che il primo consigliere mettesse in atto quella follia. Da giorni ormai Lord Ghoran chiedeva riunioni speciali, pretendendo che tutti i generali dell'esercito fossero presenti. Quello che cercava di ottenere era il consenso di ognuno di loro, per poter poi giustificare al resto della colonia l'attacco come un'azione strettamente necessaria, decisa grazie all'esperienza di persone competenti. Blandire la colonia cercando di far passare determinati atteggiamenti come assolutamente necessari - benchè estremi - e supportati da chi se ne intendeva era uno dei suoi metodi preferiti.
"E cosa succederà se attaccano prima loro?" chiese Ghoran, sporgendosi dal suo enorme tavolo in noce. "Cosa accadrà se ci coglieranno di sorpresa?"
Milgazia sospirò. "Non lo faranno. E in ogni caso siamo pronti a difenderci" insistette, tentando di rimanere il più calmo possibile. "Le nostre truppe sono schierate quanto le loro, ma attaccare per primi è un errore"
Ghoran lo fissò negli occhi, con tutto l'odio di cui probabilmente era capace. "Un errore, Generale Deelan?" ripetè, il tono interrogativo ma palesemente canzonatorio. "Cosa le fa credere di sapere meglio di me cosa sia un errore in questo caso?"
Milgazia rimase a lungo in silenzio, si morse un labbro cercando di trattenersi. Quando sollevò di nuovo lo sguardo non era però mortificato come invece il Primo Consigliere si aspettava. "Sono soltanto un drago, Lord Ghoran, come lei. E non siamo infallibili" disse, molto chiaramente. "Non ho la presunzione di sostenere che sono sempre nel giusto, ma io vengo dal campo ovest dove ho visto in faccia le truppe nemiche e ho osservato con i miei occhi quello che stanno facendo. Lei non mette fuori il naso da questa stanza da almeno duecento anni"
Nell'enorme salone del castello cadde un silenzio pesante, carico di un'euforia generale, mischiata alla paura di quello che sarebbe successo dopo. Tutti quanti, nessuno escluso, fissavano Ghoran chiedendosi cosa avrebbe risposto.
Milgazia non era nuovo ad uscite di questo tipo con il Consiglio, lo conoscevano tutti per due motivi soltanto: lo straordinario grado raggiunto per la sua giovane età e la sua incapacità di trattenere la lingua quando aveva qualcosa da dire. Soltanto due mesi prima aveva sostenuto che un solo battaglione non era sufficente a tenere d'occhio tutta la zona che gli era stata affidata. Lui e Ghoran avevano discusso per ore di fronte al consiglio, sempre mantenendo un tono di cortese indifferenza fino a che Ghoran non aveva ceduto alle sue richieste. Ora Milgazia aveva al suo comando cinquecento soldati scelti, tra cui i suoi quattro figli.
Inutile dire che al primo consigliere non era andata affatto giù di dover assecondare le sue richieste, quindi tutti quanti si chiedevano adesso come gli avrebbe fatto pesare la cosa. Lord Ghoran sorrise. "Forse ho capito male, generale" disse lezioso. "Perchè mi è sembrato di sentirle dire, appena adesso, che secondo il suo parere io non sono adeguatamente qualificato per esprimere giudizi in merito data la mia attuale posizione di primo consigliere..."
"Ha sentito perfettamente, Lord Ghoran" confermò Milgazia. "La situazione là fuori è tesa, ma lo diventerà ancora di più dopo un attacco. E se iniziamo noi, avremo violato non solo il nostro codice d'onore come le faceva notare il Generale Kelt, ma sarà colpa nostra se si scatenerà una guerra"
Qui, i presenti, si aspettavano uno scoppio d'ira che però non arrivò. "Devo forse ricordarle, Generale Deelan.." il primo consigliere lanciò a Milgazia un'occhiata di superiorità. "..che ho passato quasi duemila anni della mia vita nell'esercito? Che c'ero io, là fuori, quando i demoni scorrazzavano liberi sulle terre della Penisola? Che sono stati i miei eserciti a confinare ognuna di quelle bestiacce in luoghi lontani dalle terre delle creature divine?"
Ad ogni ricordo, la sua voce si faceva meno divertita e più alta, ma Milgazia sembrava aspettarselo. O per lo meno mascherò bene il fatto che l'attacco del primo consigliere gli si stava per scagliare addosso come un'ondata di dimensioni epiche.
"Non metto in dubbio i suoi meriti, Consigliere, ma quello che è avvenuto quando lei combatteva non c'entra niente con ciò che sta succedendo in questo momento" esclamò il drago dorato, deciso. "La sua esperienza è preziosa ma lei non ha la minima idea di come stiano le cose là fuori. Forse sarebbe utile che venisse a vedere prima di indire guerre!!"
"ORA BASTA!" tuonò il drago più anziano, zittendo non solo Milgazia ma anche il borbottio che si era di nuovo sollevato tutto intorno a loro. La voce risuonò per la sala ancora qualche istante prima di spegnersi. "Non un'altra parola generale o sarò costretto a cacciarla!"
Milgazia strinse i denti. Kelt provò a venire in suo aiuto di nuovo ma non ottenne alcun risultato.
Anzi Lord Ghoran sembrava essersi infiammato dopo quella discussione, tanto da confermare le sue idee precedenti: adesso qualunque consiglio contrastasse con quello di Milgazia gli sarebbe andato bene.
Un drago nero si alzò dal seggio su cui era seduto e guardò in direzione del Consiglio, chiedendo la parola. Era un giovane sui trent'anni dalla pelle color nocciola e un paio di penetranti occhi azzurro cielo. I suoi lunghi capelli neri erano legati in una bassa coda di cavallo, che gli scendeva giù per le spalle fino alla vita. La sua espressione rabbuiata era scolpita su un viso quadrato dai lineamenti forti.
"Vyl Karaen" esclamò immediatamente Lord Ghoran. Anche Milgazia si voltò nella sua direzione. "Ha forse qualcosa da dire?"
Il drago nero fece un passo avanti e fissò un istante lo sguardo su Milagazia prima di prendere a parlare. "Il pensiero del generale Deelan è senza dubbio lodevole, Lord Ghoran, ma non si può negare che sia anche alquanto ingenuo"
Damon non incrociò lo sguardo con quello di Milgazia che lo stava ora fissando senza preoccuparsi di nascondere quanto il suo intervento lo stesse irritando.
Lord Ghoran rivolse al drago nero un cortese cenno per invitarlo a continuare. Damon indossava una lunga palandrana bianco-dorata, con lunghe maniche che andavano allargandosi all'altezza dei polsi. La stoffa della tunica era impreziosita con un ricamo a rilievo che formava arabeschi appena percepibili quando la luce vi si posava sopra di sfuggita. Sui guanti bianchi, sul petto e nel ciondolo che aveva tra i capelli brillavano i suoi segni distintivi di alto sacerdote. Oltrepassò la lunga fila di suoi simili e quindi scese la gradinata che lo avrebbe portato al centro della sala, accanto ai generali schierati in ordine e di fronte a lungo tavolo del Consiglio. Tutti i presenti lo seguirono con lo sguardo mentre percorreva quelle poche centinaia di metri che lo separavano da Milgazia.
Damon avanzò lentamente, quasi non avesse fretta, le mani decorosamene composte in grembo e la testa alta. I suoi lunghissimi capelli neri frustarono l'aria per un istante prima di adagiarsi lungo la sua schiena.
"Dunque, Vyl Karaen?" lo incalzò il Consigliere quando ebbe deciso che erano rimasti in silenzio abbastanza.
Damon si esibì in un mezzo inchino falsamente riverente. "Lei sa, Consigliere Ghoran, quanto mi stia a cuore il rispetto delle nostre Sacre Leggi ma ci sono casi in cui ci è consentito violarle per un bene assai maggiore" esordì il drago nero. Le parole erano decisamente mielose ma il suo tono non lo era affatto. Aveva una voce dura, gutturale, adatta ai suoi lineamenti di pietra.
Lord Ghoran annuì stupidamente. Quelle erano le esatte parole che si aspettava di sentire: la giustificazione divina che gli dava il via libera per prendere decisioni come quella.
"E suppongo che questo sia il caso, non è vero?" sibilò Milgazia, costringendo Damon a guardarlo.
Il viso del drago nero non cambiò espressione. "Supponete bene, generale" rispose con calma e deferenza. "La salvezza della nostra razza è senza dubbio una ragione sufficente per infrangere una regola"
"Se non la infrangiamo, non ci sarà nessun pericolo per questa razza!" insistette Milgazia, deciso.
Dalle labbra socchiuse dell'Alto Sacerdote scappò un'esclamazione affettata. "Non siate ridicolo Generale Deelan! I demoni non aspetteranno in eterno. Prima o poi attaccheranno!"
"E allora ci dinfenderemo!" replicò Milgazia, gli occhi accesi per la rabbia. Kelt cercò di fermarlo posandogli una mano sul braccio ma Milgazia si divincolò facendo un altro passo avanti. "Ma non possiamo passare dalla parte del torto attaccando per primi!"
Lord Ghoran seguiva la discussione in silenzio, quasi volesse vedere se da quel litigio nasceva qualcosa che potesse tornargli utile. Sapeva quanto astio ci fosse tra i due giovani draghi che aveva davanti. Le strade diverse che avevano intrapreso non avevano impedito che si scontrassero frequentemente, poichè esercito e religione finivano sempre col tagliarsi la strada a vicenda in un modo o nell'altro.
"Il compito dei draghi è quello di combattere la razza demoniaca, Generale Deelan!" esclamò Vyl Karaen serio. Ci fu un mormorio generale d'assenso a quell'affermazione. "Lo è sempre stato e niente potrà cambiare l'ordine delle cose"
"Questo non ci autorizza ad aprire le ostilità! Proprio perchè siamo le forze del bene dovremmo evitare in tutti i modi il conflitto e ricorrere alla violenza solo come ultima possibilità! Difenderci è un nostro diritto! Attaccare e iniziare noi per primi una guerra va contro tutto quello in cui per generazioni la razza dei draghi ha creduto!"
Un secondo mormorio si sollevò dagli spalti dove la comunità si stava lentamente spaccando in due. La paura innata che i draghi avevano nei confronti della razza demoniaca era un incentivo più che sufficente a sostenere la teoria di Vyl Karaen. Un attacco appariva come la soluzione migliore: cogliere di sorpresa quelle immonde bestie figlie di Shabranigdo ponendo inizio - certo - ma anche fine ad un conflitto che nessuno voleva. Il rovescio della medaglia era che nessuno poteva prevedere mai l'esito di una guerra. Non si poteva dire da subito se le perdite che ci sarebbero state potevano essere considerate un numero sacrificabile per il bene comune. Inoltre le Sacre Leggi erano piuttosto chiare e le giustificazioni del Primo Ministro e dell'Alto Sacerdote non sembravano sufficenti a placare le coscienze.
"Se aspettiamo potrebbe essere troppo tardi!" esclamò Lord Ghoran, incoraggiato dal dubbio che serpeggiava nella sala e dal forte sostegno che Vyl Karaen rappresentava. "Potremmo essere colti di sorpresa e perdere la nostra posizione di vantaggio!"
"Giusta osservazione Consigliere" commentò il sacerdote.
Milgazia espirò sonoramente, digrignando i denti. Poco più in alto, verso le ultime file che andavano gradualmente alzandosi per permettere a tutti di vedere, Brianna scosse la testa chiudendo un solo istante gli occhi. Conosceva così bene Milgazia da sapere che non sarebbe uscito da quella stanza senza aver detto qualche parola di troppo al Consigliere. A darle questa sicurezza non c'era solo l'espressione che aveva sul viso ma anche la presenza ravvicinata di Damon che per Milgazia costituiva, da sola, una ragione per lasciar perdere la calma. "Mandiamo qualcuno a parlare con Ghorost!" suggerì di nuovo il drago dorato, ma questa volta il suo tono non era conciliante. La voce fredda era attraversata dalla rabbia e da un ringhio sommesso che Milgazia non si preoccupò assolutamente di nascondere.
"Ghorost non è nient'altro che un minotauro!" sbottò Damon infastidito, giusto un attimo prima che lo facesse lo stesso Consigliere Ghoran. "Non si può credere seriamente di avere un dialogo con lui!"
"Possiede l'uso della parola e l'uso del cervello. E sebbene esistano eccezioni per cui queste due abilità non facciano di un qualsiasi individuo una creatura intelligente.." replicò Milgazia, con un'occhiata vagamente allusiva ai suoi due interlocutori. ".. sappiamo che Ghorost ha già trattato in passato questioni diplomatiche. Mandiamo da lui qualcuno a farci dire che cosa vuole!"
"Mostri come lui sono buoni solo a distruggere! Probabilmente il nostro messaggero non farebbe in tempo a passare il confine che lo sbranerebbero a morsi!!" sbottò Damon, infervorato forse dall'offesa velata che gli era stata lanciata e che Ghoran non sembrava aver intuito per se stesso.
Milgazia scosse la testa con espressione incredula sul viso, si girò indietro verso la fila degli altri generali dove incontrò lo sguardo supplicante di Kelt che gli stava dicendo silenziosamente di lasciar perdere, quindi tornò a guardare Damon. "Per quanto ancora vogliamo andare avanti con questi antiquati luoghi comuni, Vyl Karaen?" esclamò, con un sorriso amaro sulle belle labbra sottili. "I draghi sono gli emissari di Dio in terra, i demoni sono bestie selvagge il cui unico scopo è smembrare a morsi le altre creature che popolano il paese..."
"Vuole forse sostenere il contrario, Lord Deelan?" Lord Ghoran si inserì di nuovo nella conversazione. Allargò le braccia indicando simbolicamente tutte le persone che stavano ora ascoltanto attentamente. "Ci sta forse dicendo che ci siamo sbagliati? Interessante teoria la sua.. abbiamo dunque passato i secoli a combattere il nemico sbagliato? Pensavo che condannare una razza perchè da quando è comparsa non ha fatto altro che uccidere fosse un motivo... come dire... valido? I demoni sono dunque... creature innocue? Siamo noi nel torto?"
Qualcuno rise, altri fissarono lo sguardo su Milgazia aspettandosi di vederlo arretrare, ma il drago dorato sembrava essere sicuro del fatto suo. Si avvicinò al banco con aria di sfida. "Cosa sia giusto o sbagliato non spetta a me deciderlo, Lord Ghoran.. ma è certo che i draghi vogliono iniziare una guerra senza motivo, mentre i demoni non hanno fatto ancora assolutamente niente. Vedo draghi che sono pronti a giustificare la disobbedienza alle loro Sacre Leggi Eterne e un inutile massacro dei nostri soldati.. mentre i demoni non hanno ancora mosso un solo dito contro di noi" Scosse la testa quando l'espressione di Ghoran rimase comunque impassibile e indifferente. Brianna nascose il viso nelle mani, esasperata.
Forse sarebbe intervenuta se Damon non l'avesse preceduta. "Attaccheremo per evitare quella strage di cui va inutilmente blaterando!" esclamò. "Se li anticipiamo avremo più probabilità di sopravvivere!"
"Potrebbero non attaccare!" gridò Milgazia.
"Non si sarebbero schierati sul confine se la loro intenzione non fosse stata una guerra fin dall'inizio!" replicò Damon, alzando altrettanto la voce. I braccialetti dorati che indossava sul braccio destro tintinnarono scivolando lungo il polso tatuato del drago.
Sembrava che i due si fossero scambiati le parti: il sacerdote faceva ora le veci del generale e Milgazia appariva piuttosto un membro del clero, convinto che la via di una guerra non fosse assolutamente quella giusta da percorrere.
"Forse o forse no! Ma questo non ci autorizza a violare leggi, andare contro principi millenari, rischiare le vite di centinaia di soldati solo perchè la paura ci annebbia il cervello Damon!" ringhiò in risposta il drago dorato, lasciando da parte qualsiasi tipo di formalità. "Siamo pronti a sostenere una difesa se dovessero decidere di superare i confini, ma un attacco sarebbe la più grossa idiozia degli ultimi quattro secoli!"
"Siamo più numerosi e più potenti!" ribattè il sacerdote. Ormai la discussione si svolgeva soltanto tra loro due "Finiremmo ancor prima di iniziare! Li rispediremmo a casa senza tanti complimenti!"
"Questo è quello che facciamo da secoli! E' inutile chiederci perchè siano tanto ostili quando non abbiamo fatto altro che cacciarli fuori da tutti i territori della penisola rivendicandoli come nostri per non so quale diritto!" strepitò il drago dorato, mentre sua moglie scuoteva la testa sapendo che probabilmente avevano perso uno stipendio con l'ultima frase. Un coro di esclamazioni stupite investì la stanza, ma non tutte erano indignate.
"Vorrebbe far entrare i demoni nei territori sacri a Cephied!?" esclamò Lord Ghoran, con gli occhi spalancati. "Ha forse perso la testa, generale Deelan?!?!"
"VORREI SOLO PROVARE OGNI STRADA PRIMA DI COMPIERE UN ATTO COME QUESTO CHE VIOLA OGNI MIO SINGOLO PRINCIPIO!" gridò Milgazia, facendo rimbombare la sua voce contro le pareti dell'immensa sala esagonale.
"Non è il tuo principio che dev'essere seguito ma quello dell'intera comunità!" disse secco Damon, stringendo un pugno. "E la comunità pensa che sia giusto non rischiare!"
"E sono tutti venuti a dirlo personalmente a te?" sibilò Milgazia, con una nota ironica nella voce.
Lord Ghoran alzò una mano per impedire ulteriori diatribe tra i due, ma non fece in tempo.
"Dovremmo lasciare che vite innocenti ci vadano di mezzo solo perchè tu.. CREDI... che sia meglio aspettare?!? Che ci sia la possibilità di... DIALOGARE con quelle bestie?" gridò Damon, volgendosi però verso i loro pubblico, piuttosto che verso di lui. "Le tue idee sono completamente folli, Milgazia!!! Se, come è certo, ti sbagliassi avremo perso qualsiasi occasione!! Se vuoi avere delle vita sulla coscienza fa pure, ma io non ci sto! Io dico, attacchiamo per primi ed evitiamo il peggio!"
All'improvviso la Sala esplose in un boato. Dagli spalti i presenti presero ad alzarsi, gridando le loro ragioni. Era difficile dire se ci fossero più draghi dalla parte di Milgazia o da quella di Damon, le urla erano confuse e spesso non si capiva nemmeno cosa dicessero.
Brianna aveva ormai chiuso gli occhi e appoggiato la testa sulle braccia incrociate. "Perchè? Che ho fatto di male io..." stava borbottando esasperata.
Lord Ghoran fissava la scena con un misto di orrore e incredulità sul viso. Davanti a lui si apriva una specie di incubo in cui stimati membri del consiglio e della comunità litigavano tra di loro come ragazzini. "Silenzio.." mormorò, prima pianissimo, come se l'ordine gli fosse scappato dalle labbra da solo e non avesse trovato abbastanza voce a disposizione. Le labbra del vecchio drago si mossero ancora, ma nemmeno lui sembrava coscente di quel gesto.
Damon era ormai così vicino a Milgazia che i due sembravano sul punto di tirarsele come non succedeva da settecento anni. Si guardavano digrignando i denti, in maniera quasi imbarazzante per due draghi adulti della loro età.
"Silenzio..." stava ripetendo Lord Ghoran. Poi si scosse come da una trance. "SILENZIO!" gridò, in maniera autoritaria. Sbattè la mano sul tavolo e il suono rimbombò un pò nella stanza prima di dissolversi. Solo dopo qualche minuto i draghi smisero di parlare e tornarono ai loro seggi, con un fastidioso rumore di passi che rimbalzò anche troppo a lungo tra le pareti.
Kelt afferrò per un braccio Milgazia, trascinandolo qualche passo indietro prima che potesse lasciarsi alle spalle l'ultimo briciolo di pazienza e iniziare la rissa come aveva tutta l'intenzione di fare. Damon inspirò con il naso per poi mostrarsi impettito di fronte a Lord Ghoran che aveva posato su di loro uno sguardo serio e disgustato.
Nessuno proferì parola per almeno due minuti, lasciando che il Consigliere osservasse la sala e si assicurasse che nessuno stesse facendo confusione. "Questa è stata una scena vergognosa..." fu la prima cosa che disse, finendo per posare lo sguardo sui due che gli stavano davanti. "Come pretende, Lord Milgazia, di convincermi che una guerra non è necessaria quando lei è il primo a lasciarsi andare all'ira e alla rabbia in una semplice discussione? E' un controsenso, non trova?"
Milgazia espirò sonoramente, guardandolo in cagnesco ma non disse nulla. In fondo era sempre stato questo il suo sbaglio: non mantenere la calma nemmeno quando aveva la certezza matematica di essere nel giusto. In un modo o nell'altro riusciva a passare dalla parte del torto da solo.
Quindi gli occhi di Lord Ghoran lo lasciarono, tornando a scrutare la sala. "Io e il resto del Consiglio ci ritireremo nel castello e discuteremo in merito a questa guerra. Stasera comunicherò a tutta la comunità la nostra decisione" si voltò verso Milgazia e Damon. "Vi pregherei di risparmiare a noi tutti altri spettacoli simili in futuro"
Il consiglio, composto dai dodici draghi più anziani, si alzò nel silenzio generale e sparì attraverso una porta laterale che conduceva all'interno del castello.

Gli appartamenti degli ufficiali distavano meno di un miglio dal castello ed erano costruzioni graziose, incavate nella roccia come facessero parte di essa. Architetture semplici, dalle linee dritte e composte che conferivano all'intero complesso di case un'immagine ordinata ma non rigida. Ampie finestre rettangolari lasciavano entrare anche gli ultimi raggi di un sole di novembre che sembrava non voler proprio cedere il posto all'inverno.
Ogni casa era identica, anche all'interno, a quelle che le stavano a fianco. Una piccola porta di legno chiaro dava sull'ampio ingresso rotondo su cui si affacciavano le altre stanze della casa, il cui numero variava a seconda dei membri della famiglia.
Il soggiorno era il luogo principale della vita famigliare: lì si mangiava, si parlava e lì venivano prese tutte le decisioni che potevano riguardare piccole cose o questioni relativamente importanti. I draghi vivevano così a lungo insieme che la famiglia era considerata importante e veniva chiesto il parere ad ogni membro della famiglia, anche di quello più giovane.
Milgazia e Brianna avevano quattro figli maschi, simili in aspetto al padre e in carattere alla madre. Quattro guerrieri biondi in forze, con lo spirito di ragazzini.
"Echo vieni a sederti, forza" stava dicendo Brianna, i capelli biondi raccolti in una treccia che le arrivava a malapena oltre le spalle. In genere le donne drago avevano chiome lunghissime che, nei casi più estremi, arrivavano anche a sfiorare il pavimento ma tale caratteristica diventava un impedimento durante i combattimenti pertanto Brianna continua a tagliarli, stando ben attenta che non superassero una lunghezza accettabile. I primi tempi questo aveva creato non poco sconcerto nella comunità e soprattutto all'interno del Consiglio, ma quando la donna aveva dimostrato di saperci fare più sul campo di battaglia che in cucina, nessuno aveva avuto più niente da ridire.
Echo era il più piccolo dei quattro fratelli e aveva soltanto cinque anni meno di Bastian, una cosa decisamente strana se si pensava che spesso i draghi avevano nidiate di due o tre uova per volta o che, in caso di figli unici, passavano decenni prima che ne nascessero altri. Brianna era un'eccezione anche in questo caso. Nessuno dei suoi figli era gemello ed erano nati tutti singolarmente, a distanza di pochi anni come succedeva a volte agli esseri umani.
Echo si affrettò a scendere le scale con passi veloci e rumorosi che rimbombarono giù per le scale di legno. Aveva i capelli biondi e ribelli di suo padre, così scomposti in tutte le direzioni che sembrava quasi non venissero mai pettinati. Due occhi azzuri come il cielo accentuavano insieme alla forma del viso la sua straordinaria somiglianza con la madre. "Alla buon ora!" esclamò un altro dei ragazzi, seduto alla destra di Milgazia.
"Scusate, stavo leggendo" si giustificò Echo sedendosi. Gli altri non si stupirono: se non si riusciva a trovare Echo sicuramente si era nascosto da qualche parte a leggere. Quand'era più piccolo, scoprire dove si fosse cacciato era praticamente impossibile: riusciva a nascondersi nei posti più impensati pur di starsene tranquillo a sfogliare i suoi amati libri. Adesso che era più grande aveva perso l'abitudine di nascondersi, ma non certo quella di leggere. In camera sua metà dello spazio era occupato dalle librerie.
Brianna raggiunse la tavola con una zuppiera in mano e il viso preoccupato di chi ha appena sperimentato una nuova ricetta e non ha la più pallida idea di cosa sia venuto fuori dopo dodici ore di cottura. Milgazia si alzò per darle una mano: prese la zuppiera mentre lei liberava la tavola da un vasetto di fiori scarlatti e spostava il suo piatto e quello di Echo in modo da fare spazio. "Grazie tesoro" mormorò, osservando con aria critica il piano del tavolo, ricoperto da una tovaglia semplice di stoffa ruvida. "Ehm... Ho fatto il minestrone... ma non so com'è venuto"
"Sarà buonissimo" la rassicurò subito Milgazia, posando la zuppiera con un'occhiata agli altri quattro che avevano ascoltato in silenzio tutta la discussione senza azzardarsi a dire una parola. Non ricordavano un solo piatto preparato dalla madre che non fosse bruciato almeno una volta o che non avesse procurato gravi effetti collaterali "Non è vero ragazzi?"
Ci fu un giro di occhiate significative, durante il quale ognuno scaricò sugli altri l'arduo compito di mentire clamorosamente di fronte alla crudele verità di un minestrone di verdura nero che avrebbe invece dovuto essere verde e ad una consistenza solida che avrebbe invece dovuto essere l'esatto opposto. "Ragazzi?" Li invitò nuovamente il generale.
"Sarà buonissimo mamma!" esclamò allora Echo, allungando entrambe le braccia verso la zuppiera e servendosi una generosa porzione che tracimò con un suono molliccio sul suo piatto, emanando strani sfrigolii a segnalare una temparatura ustionante. "...ehm....wow...sembra.....sembra..." rimise il cucchiaio nella zuppiera, osservando la massa informe sul suo piatto. Una smorfia indecifrabile comparve sul suo viso. "..bè, sembra wow"
Brianna si strinse nelle spalle, togliendosi il grembiule da cucina che recava su di sè macchie di ogni genere, alcune indecifrabili persino per Bastian che in contemporanea alla sua carriera militare stava studiando le composizione delle varie sostanze esistenti per creare pozioni curative alternative alla magia. "Grazie Echo" difficilmente si riferiva ai propri figli con tesoro. Non lo aveva mai fatto quand'erano piccoli, non lo faceva certo adesso che avevano all'incirca trecentocinquant'anni. "Un wow era molto più di quanto mi aspettassi"
Si sedette anche lei, mentre Milgazia la serviva educatamente, rimanendo l'ultimo in piedi. "Coraggio voialtri, non abbiamo tutto il giorno per pranzare" li esortò.
Lukas fu il primo a cedere. Riempì il suo piatto con un quantitativo di stufato sufficente a sfamare una cavia da laboratorio, ma aumentò la dose quando suo padre minacciò con lo sguardo di aprirlo in due metà perfette. Era il più grande dei quattro fratelli e aveva i lineamenti eleganti e morbidi del padre. Anche gli occhi, dorati sebbene fosse un incrocio, li aveva ereditati dalla sua metà paterna. Erano grandi e luminosi, di un oro chiaro che prendeva vita quando la luce del sole li accarezzava. Era stato il primo a voler seguire le orme dei genitori e ad intraprendere la carriera militare. Era ancora soldato semplice ma aveva dimostrato di avere una grande attitudine al comando, tanto da essersi già fatto notare da molti degli ufficiali con i quali, per un motivo o per un altro, era entrato in contatto. Nascose magistralmente la smorfia di disgusto alla prima cucchiaiata e inghiottì dissimulando le lacrime.
Sperò di non dover esprime un giudizio ma si accorse che sua madre lo stava osservando attentamente. "Com'è?" stava chiedendo ansiosa.
Lukas deglutì a fatica. "...Il...minestrone è un piatto particolarmente difficile.." iniziò, prendendola larga. ".. e considerando questo direi che ti è venuto..."
Davanti a lui, anche il penultimo dei Deelan stava assaggiando. Bastian buttò giù un intero bicchiere d'acqua con un sorso solo, reclinando la testa. Quando tornò a guardare la tavola aveva gli occhi rossi e lo sguardo stravolto. "Mamma.. fa schifo" commentò schietto, con una smorfia. Era uguale identico a Milgazia e fra qulche anno, quando la sua crescita avrebbe subito un ulteriore rallentamento, la somiglianza sarebbe stata ancora più visibile. Anche il carattere era palesemente lo stesso.
Sulla tavolata calò un silenzio pesante, mentre Brianna assaggiava con visibile inquietudine la sua stessa creazione. Un istante dopo risputò ogni cosa nel piatto, lasciando andare la forchetta in un gesto secco. "Santo Cephied! E' disgustoso!!" esclamò, pulendosi la bocca col tovagliolo per poi gettarsi sulla caraffa dell'acqua. Fece un gesto ad Echo che aveva ancora la forchetta a metà strada. "Echo, per carità, butta giù quella roba!" esclamò inorridita. "Potrebbe essere velenosa!"
Dopo aver allontanato il piatto, aver bevuto ed essere andata in cerca di un pezzo di pane, la donna-drago si appoggiò alla sedia e sospirò, quindi lei e i figli si guardarono di soppiatto per poi scoppiare a ridere fragorosamente.
"La prossima volta uccidetemi se decido di mettermi a cucinare" li pregò, con un sorriso.
Bastian annuì, spostando il proprio piatto. "Puoi giurarci"
"Mi dispiace ragazzi.. " Brianna si voltò verso Milgazia "...Mil, temo che dovremo saltare il pranzo"
Ci fu una sensuale alzata di sopracciglio e quindi il drago si esibì nella sua tipica espressione Tesoro, dimentichi con chi stai parlando. Si alzò silenziosamente e attraversò il salotto senza una parola. Indossava una delle sue tuniche preferite di un nero tendente al viola e, sopra di essa, una mantella scura dai bordi dorati con un enorme cappuccio. Non disse una parola mentre spariva in cucina.
Brianna strinse gli occhi, con aria interrogativa. "Dov'è andato?" Chiese.
Il secondo dei suoi figli, Abel, scosse la testa. "Non saprei, ma conosco quell'espressione" commentò. Era biondo, come tutti gli altri, e aveva gli occhi azzurri e acquosi di Brianna. A differenza dei fratelli i suo capelli erano corti, tranne che per una ciocca avvolta stretta in fili di lana viola e nera che gli scendeva giù sulla spalla destra e poi lungo la schiena, terminando con una fila di perline grosse come sassolini.
Rimasero in silenzio a guardare la porta fino a che Milgazia non tornò indietro con un due enormi ciotole di terracotta dipinta. Il drago sorrideva tranquillo. "Insalatona?" propose, con uno dei suoi sorrisi a duemila denti scintillanti. Posò un contenitore ad ogni capo del tavolo. "Questi li ho preparati mentre vostra madre distruggeva le ultime carote della stagione con una straziante esecuzione."
Brianna sgranò gli occhi incredula, servendosi un'enorme porzione di insalata condita con pomodori, cipolle, formaggi e qualsiasi altra cosa suo marito avesse trovato in casa. "Grazie della fiducia!!" esclamò con un mezzo sorriso.
"Oh, ma ne ho avuta Brie" esclamò lui convinto. Si servì, poi fece cenno ai figli che potevano fare altrettanto. "...almeno fino a che non ho sentito quelle grida..."
Lukas inghiottì con poca grazie e molta fame quello che si era messo in bocca. "Quali grida?" chiese, con la bocca mezza piena.
Anche Brianna stava aspettando una risposta.
Milgazia non si scompose. Inforchettò quattro foglie di lattuga ed un paio di fette di pomodoro prima di rispondere. "Quelle del sedano, delle cipolle e del cavolo ovviamente" rispose serio. Poi la sua voce divenne un buffo falsetto. "Ti preeeego!! Fà qualcosaaaa!! Meritiamo una fine più dignitoooosa!"
Il suo breve spettacolino fu interrotto da una manciata di tovaglioli che Brianna aveva riunito in una piccola palla e aveva tirato dritto contro il suo viso, centrandolo in pieno. "Vai a quel paese, Milgazia!!"
Il pranzo proseguì per un pò, tra le risate generali, fino a che Bastian non si ricordò del motivo per cui suo padre aveva voluto che si riunissero tutti lì quel giorno. "Pà?" Esclamò, mentre spezzava un pezzo di pane. "Allora, qual'è la notizia?"
Milgazia annuì, quindi tirò indietro la sedia e si alzò in piedi esortando Brianna a fare altrettanto. Avvicinò a sè la moglie e la strinse in un gesto affettuoso, mettendole le mani sulle spalle. "Voi sapete ormai che vostra madre è totalmente, inesorabilmente fuori di cervello e che non c'è più speranza di recuperarla..."
Brianna gli tirò una gomitata nelle costole, che lo fece gemere divertito.
"..e che è anche molto manesca, come vedete" proseguì Milgazia, senza mollare la presa. "Ora sembra però che il consiglio non abbia preso in considerazione questi fattori ma abbia privilegiato altri aspetti della sua personalità: come ad esempio l'incoscienza, la totale assenza di senso dell'umorismo, il suo brutto carattere e il fatto che è disordinata..."
Arrivò un'altra gomitata, più forte della prima. "MILGAZIA!!! PIANTALA!!"
"Papà!" si lamentarono in coro i quattro ragazzi.
"Qual'è la notizia?" ripetè Echo.
Milgazia fu preceduto dalla stessa Brianna. "...Signori, avete davanti il nuovo primo capitano del terzo battaglione aereo alle dipendenze del qui presente Generale Deelan!!" esclamò euforica.
"Sei dei nostri!" esclamò Abel.
Brianna annuì. "Esatto!! Ho strappato al vecchio bacucco il trasferimento!!"
Lukas si alzò per battere il cinque a sua madre. "Gran bel colpo mamma! Quindi partirai con noi verso il valico!!"
La donna annuì di nuovo, tra gli abbracci generali e le pacche sulle spallle. "E mi hanno affidato il controllo delle truppe scelte!!"
"E' grandioso!" esclamò Bastian.
"Grandioso un accidente... " borbottò Milgazia, contrariato dalla reazione entusiasta della figliolanza. "Vostra madre è un'incoscente!!"
"Perchè? Ha ottenuto una delle cariche di responsabilità più alte.. le truppe scelte...wow.." Echo la guardò con gli occhi ammirati. "E' una bella cosa, no?"
Brianna accarezzò la spalla di Milgazia con fare affettuoso. "Lo è, ma vostro padre non può passare mezzo minuto senza borbottare non è vero?"
"Posso ricordarvi che non stiamo esattamente andando a fare una passeggiata?" esclamò Milgazia, brontolando. "Da quando il Consiglio ha avuto la brillante idea di attaccare i demoni, le truppe di Dynast non sono esattamente amichevoli!"
Lukas si pulì le labbra col tovagliolo. "Su questo hai ragione. Non sarà affatto semplice"
Prevedendo un'imminente discussione dai toni militari, Brianna si affrettò ad impilare i piatti sporchi in un angolo della tavola per fare spazio. Abel le dette velocemente una mano, poi insieme si misero ad ascoltare.
"L'obbiettivo principale dei demoni sarà quello di raggiungere il tempio di Ragadria" mormorò Milgazia, che stava giocando con delle briciole sparse sulla tovaglia con fare disinvolto. "Noi dovremo evitare che i demoni raggiungano anche solo i cancelli d'entrata"
"L'accampamento di Ghorost si trova a circa quattro chilometri dal valico" continuò il generale. "Ha con se quasi cinquecento demoni.. senza contare quelli che probabilmente sono nascosti nei dintorni"
"Le spie non hanno riportato informazioni?" chiese Echo.
Milgazia scosse la testa. "Non c'erano speranze in questo senso" rispose. Il suo tono era rassegnato. "Con il piano astrale interdetto da i dragon lord, trovare qualcosa è impossibile"
Brianna afferrò della cioccolata da un cestino di vimini dentro al quale faceva bella figura anche molta frutta matura. Spezzò la tavoletta con le mani e portò qualche quadratino alla bocca. "Anche questa poi" mormorò, attirando l'attenzione degli altri cinque. "Vorrei sapere perchè Vrabazard ha ordinato una cosa simile. Il piano astrale poteva servirci"
Milgazia si prese per sè un pezzo di cioccolata e masticò un pò prima di darle una risposta. "Era un'arma a doppio taglio" esclamò, fissando un punto indefinito di fronte a sè come se non fosse comunque convinto. "Interdire il piano astrale ci assicura che non potranno attaccarci attraverso il piano come in genere fanno"
"Sì ma esclude questa opzione anche a noi" gli fece notare Brianna.
Le sopracciglia di Milgazia si arcuarono leggermente, mentre arricciava un pò il naso, come faceva sempre quando qualcosa non gli girava abbastanza bene. "Non è il nostro stile" fu la prima cosa che disse.
"E questo cosa c'entra?" Brianna sgranò gli occhi. "E' pur sempre una possibilità no? In caso..."
Milgazia buttò giù un altro pò di cioccolata e afferrò un pezzo di pane per accompagnarla. "Andiamo, non si può pretendere di battere i demoni con le loro tecniche!"
"Tu dici?" chiese la donna, sollevando un sopracciglio. "Se usassimo le loro tecniche non se l'aspetterebbero e avremmo l'effetto sorpresa"
Il marito ci pensò su qualche istante. "Forse. Ma quanto credi che ci metterebbero a trovare una soluzione?" replicò, velocemente. "Si muovono attraverso il piano astrale molto meglio e più spesso di noi. Non è questo il metodo"
Abel si unì ai genitori, facendosi dare un pezzo di cioccolata dalla madre. Appoggiò i gomiti sul tavolo e si sporse in avanti. "Papà, sono le due" esclamò con un mezzo sorriso. Era un bel ragazzo dalla faccia pulita, l'unico dei quattro ad essere felicemente fidanzato. "Dobbiamo andare"
Milgazia annuì, quindi l'intera famiglia si alzò da tavola.

Un anno dopo, la guerra infuriava ancora.
L'attacco voluto dal Consiglio si era rivelato un errore non indifferente. I demoni era stati pronti a rispondere e lo avevano fatto. Pesantemente. Da quel momento in poi i draghi avevano conosciuto una lunga serie di sconfitte, culminata nella creazione della barriera che aveva isolato la comunità di Ragadria da tutte le altre. Senza alcuna possibilità di ricevere aiuti dall'esterno e con l'esercito stremato, la battaglia era sembrata ormai senza speranza fino a che Brianna non aveva compiuto quell'atto che l'avrebbe resa leggenda nei secoli a venire. Con una delle sue truppe scelte, contrariamente agli ordini del suo stesso generale e del consiglio dei draghi, aveva invaso il territorio di Dynast cogliendolo di sorpresa attraverso il piano astrale, disigillatosi con la comparsa della barriera demoniaca. Le truppe del dark lord erano state falcidiate da poco più di un decimo dell'esercito draconico ed era stato ristabilito un precario - ma quanto mai necessario - equilibrio per i draghi. I demoni non avevano ancora raggiunto il valico in cui si trovava il tempio dell'Aqualord ma la presenza di Shabranigdo si faceva ogni giorno più forte e i demoni sembravano trarne un giovamento decisamente pericoloso per le forze del bene, quindi si era deciso di radunare il grosso dell'esercito in difesa del valico, per affrontare quella che a conti fatti sarebbe stata poi una delle ultime grandi battaglie.
Le truppe di Dynast non erano più così numerose, ma c'era ancora l'esercito di Dolphin che - sebbene molto meno pericolosa dei suoi fratelli - costituiva comunque un considerevole problema. E poi, ovviamente, c'erano i demoni della Beastmaster capeggiati dall'unico subordinato che la demone avesse mai creato.
La fama di Xellos si era sviluppata fin troppo presto e adesso anche il suo nome da solo faceva paura. Tra i giovani draghi serpeggiava il terrore per questo demone che si diceva fosse capace di distruggere i draghi senza doversi necessariamente impegnare in uno scontro corpo a corpo. La situazione era di parità ma i draghi non avevano più tutte le risorse che avevano avuto (e sprecato) all'inizio e i demoni si erano rivelati fin troppo imprevedibili per poter capire, a priori, l'esito di quella battaglia.
Quattro ore prima dell'alba il cielo sui Kataart era ancora una macchia di petrolio scuro punteggiata da minuscole, sporadiche stelle.
Non c'era vento nè il rumore del bosco. Sembrava che i suoni si fossero persi nello stesso gelo che avvolgeva l'intero esercito fin dalla sera prima.
La reggia era troppo silenziosa perfino per lui.
Ad ogni nuova battaglia la paura diventava più forte.
Non era vero quello che dicevano in giro, che il tempo passato in battaglia creava abitudine.
Erano cinquecento anni che combatteva, e ancora il sangue dei nemici tornava a tormentarlo la notte. Ogni compagno che cadeva diventava un volto triste nei suoi ricordi e un nuovo peso da sopportare ogni mattina, quando indossava l'armatura e si schierava sul campo senza la sicurezza di poter tornare indietro.
Ogni vita spezzata, diventava la croce di quelli che rimanevano vivi. Come potevano dire che ci si faceva l'abitudine?
Appoggiò la testa al vetro freddo della finestra chiusa, inspirando.
Ricordò per un istante com'era stato combattere all'inizio, quando doveva pensare soltanto a sè stesso. Anni difficili quelli in cui era entrato nell'esercito, orfano di padre e di madre e costretto a sopportare l'odio di una guerra che non aveva mai condiviso. Ma aveva strinto i denti arrivando doveva voleva arrivare. Alla meta che in quel momento gli sembrava quella più sicura e redditizzia per lui. Ma adesso?
Lo stesso discorso, gli stessi obbiettivi, valevano anche adesso che era cresciuto?
Davanti a quella finestra, al cielo pacifico delle sue montagne, non ne era più tanto sicuro.
Si voltò. Rumori di una preparazione a cui non voleva assistere.
Gli splendidi occhi azzurri di Brianna, così rari per la sua razza, incrociarono i suoi. Lei sorrise in silenzio.
Più passava il tempo, più cose aveva da perdere in battaglia.
Aprì la bocca per dire qualcosa, ma scoprì di avere le labbra impastate.
Deglutì a fatica, quasi senza respiro. "Brie, ascolta. Se noi.."
Brianna appoggiò molto delicatamente la sua spada sul letto. "Dobbiamo discuterne di nuovo?" chiese, il tono era deciso ma amorevole.
Lo guardò, sorridendogli ancora.
Milgazia inspirò, avvicinandosi. "Non è necessario che tu e i ragazzi partecipiate a questa battaglia"
Lei smise di sistemare gli oggetti che le sarebbero serviti di lì a poche ore. "Sta facendo favoritismi, generale?" scherzò, un sopracciglio biondo sollevato.
Il drago dorato non sembrò prenderla con la stessa ironia. "Sto dicendo sul serio" insistè. Sul viso aveva un'espressione disperatamente preoccupata. "Ho un brutto presentimento"
Lei ridacchiò, mentre afferrava una delle sacche e ci infilava dentro le sue cose.
Essere un soldato non le avrebbe impedito di essere anche pulita. "Tu hai SEMPRE brutti presentimenti, Milgazia" lo prese in giro. "Provane un'altra"
La seguì per la stanza, mentre ridacchiava. "Potremmo cambiare gli schieramenti" esclamò lui convinto. "Posso coprire un buco di cinque persone"
"Non è la prima volta che combattiamo!" esclamò lei, scuotendo la testa. "E poi siamo reduci da una vittoria, devo ricordartelo?"
"Quello contro Graushella è stato un colpo di fortuna"
Lei si voltò sgranando gli occhi e aprendo la bocca per la sorpresa.
Un angelo biondo, dal viso delicato. A vederla così nessuno l'avrebbe scambiata per un guerriero. "Oh, sei molto carino, tesoro" protestò. "Grazie mille!!"
Lui roteò gli occhi. "Non intendevo questo"
"E allora cosa?" lo stuzzicò la donna, fingendosi offesa.
Non era da lei fare la donnicciola sensibile, quindi il drago non si preoccupò. Sapeva, inoltre, che se fosse stata realmente arrabbiata, lo avrebbe probabilmente preso a male parole, certo non avrebbe lottato così palesemente per non scoppiare a ridere. Aveva visto quel sorriso che cercava con tutte le forze di uscirle dalle labbra. Non era capace di trattenere l'allegria. "Questa battaglia è diversa" mormorò serio. "E ci sono troppi fattori che non possiamo prevedere. Troppa calma nelle file nemiche"
Brianna si fermò all'improvviso, quando al secondo giro della camera da letto se lo ritrovò ancora accanto come un'ombra. Inspirò, profondamente. "Ascolta" mormorò, guardandolo in faccia. "Io voglio combattere. I ragazzi lo vogliono. Andrà tutto bene" gli accarezzò una guancia, teneramente. "E poi ci sei tu a coordinarci, no?"
Il drago abbassò la testa, avvilito. "Questo non.."
"There'll be no strings to bind your hands...."
Milgazia sollevò lo sguardo sulla moglie che aveva le labbra increspate in un sorriso mefistofelico.
"Not if my love can't bind your heart ..."  intonò, lentamente, quasi tentandolo a venirle dietro. La sua volce dolce che accarezzava le parole della canzone.
L'altro drago scosse la testa, chiudendo gli occhi con aria sconvolta. "Brianna..è una cosa seria!" esclamò, quasi piagnucolando. Ma non sembrava troppo convinto.
Il sorriso della donna si allargò su una fila di denti bianchissimi che le illuminarono il viso rotondo. Indossava pantaloni aderenti, bianchi e comodi e la casacca della sua divisa con le mostrine e il simbolo di Ragadria. Gli stivali al ginocchio sembravano quasi innalzarla.
Era straordinariamente affascinante con addosso l'aria marziale che quegli abiti le conferivano.
Un'eleganza unica la sua, che nessun'altra donna aveva.
"And there's no need to take a stand ...."
Milgazia rimase immobile. "Vuoi starmi a sentire per una volta?" implorò.
"For it was I who chose to start .."
"Brie..ti prego ..."
"I see no need to take me home" Gli girò intorno e si appoggiò alla sua spalla. Nella sua forma umana Brianna era alta e sinuosa. I suoi arti sottili e le lunghe gambe magre si muovevano secondo un'armonia tutta speciale che aveva su di lui un effetto quasi ipnotico. "I'm old enough to face the dawn...."
Si chinò in avanti fin quasi a sfiorargli l'orecchio. "Andrà tutto bene, Milgazia" gli sussurrò, piano. Il tono dolce e intimo che usavano tra di loro, quando chiudevano la porta, e la guerra, gli ordini e i gradi venivano tagliati fuori dal loro mondo. "Rilassati"
Lui sembrò quasi cedere a quelle rassicurazioni, ma lei gli sorrise senza permettergli di sfiorarla.
Gli scivolò addosso, la massa morbida dei suoi capelli biondi sfiorò le labbra di Milgazia. Ne sentì l'odore ad occhi chiusi e quando li riaprì, lo sguardo azzurro di Brianna era di fronte a lui.
"Just call me angel of the morning"  cantò, ora più forte. Avrebbero svegliato l'intero castello, ma che importava? "Just touch my cheek before you leave me, baby"
Brianna si gettò con la testa all'indietro e lui la sorresse per la vita.
Poi la seguì, nei passi di danza che lo costrinse a fare, con le braccia strette dietro alla sua nuca e il corpo inchiodato al suo.
Sentirla pronunciare le parole di quella canzone, guardarla danzare davanti a lui come se nulla fosse. Avrebbe voluto che la vera Brianna fosse stata soltanto questo e non il soldato che ogni giorno gli volava al fianco. Che ad ogni grido di battaglia aveva paura di veder cadere.
La madre dei suoi figli, la compagna perfetta che avrebbe vissuto con lui la prossima eternità.
Nient'altro. Ma non poteva distruggere le sue ambizioni. Non poteva infrangere le sue stesse promesse: niente mediazioni, nè limitazioni.
Lei era lei,  non una ragazza normale.
Non le avrebbe impedito di essere un soldato solo perchè lui aveva paura.
E poi era brava nel suo lavoro, si meritava tutto ciò che voleva.
"Just call me angel of the morning.....Then slowly turn aw-"
La baciò, senza una parola, impedendole di finire la frase.
Lei sorrise. "Niente ritornello?" mormorò.
Il marito la tirò su di peso, prendendola in braccio, Brianna incrociò le gambe dietro la sua schiena. "Dipende" rispose, sorridendo per la prima volta. "Quanto tempo abbiamo?"
Lei inarcò entrambe le sopracciglia e spalancò la bocca in un'espressione incredula. "Milgazia!" sbraitò, ridendo. "Vergognati!!"
Milgazia se la trascinò dietro fino a scaraventarla sul letto con una grazia decisamente draconica. Le molle cigolarono mostruosamente, con un gomito Brianna mandò la spada sul pavimento. Non se ne fregò nessuno.
Milgazia stava ridendo.
"Aspetta che mi rialzi!!!" sbraitò lei, lampi blu negli occhi azzurri.
"Bisogna vedere se ci riesci" commentò lui, inginocchiato sopra la moglie.
I capelli biondi della donna erano tutti sparpagliati in ciocche sul materasso. Era un biondo ramato, corposo.
"Maybe the sun's light will be dim ...It won't matter anyhow"
Lei arricciò il naso, ridacchiando. "Oh, no, non tu!" si lamentò. "Sei stonato!"
Milgazia non se la prese, anzi mosse leggermente la testa con un'espressione da drago vissuto sul viso. Sembrava ci sentisse davvero mentre prendeva le note un pò come gli pareva. "If morning's echo says we've sinned...Well, it was what I wanted now"
"And if we're victims of the night" La voce del drago era bassa, ma non roca.
Avrebbe dovuto prendere l'intera canzone almeno due ottave sotto per riuscire a reggere gli acuti, ma ovviamente non lo fece quindi ne risultò un saliscendi di toni inascoltabile.
Brianna si esibì in una serie di smorfie allucinate. "Per carità, è straziante" lo sfottè, cercando di tappargli la bocca con le mani. Milgazia le afferrò entrambi i polsi allargandole le braccia sopra la testa.
"I won't be blinded by the light..."
Sussurrarono entrambi, appena, labbra contro labbra in un sorriso.
"Kailen li imasu.." mormorò Milgazia, prima di baciarla.
capitolo 15 - IN MISSIONE PER CONTO DEL RE