| capitolo 02 - PARTENZE E RITORNI |
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Città di Zoana, al Centro del Vecchio continente. Nonostante la Regina Martina fosse quanto di più schizzofrenico ci fosse in giro in quel periodo, il regno di Zoana prosperava felicemente. La città si era espansa notevolmente negli ultimi dieci anni e aveva sfruttato a proprio vantaggio le nuove rotte commerciali create dalla caduta della barriera. Ora la Capitale esportava generi di ogni tipo e ne importava altrettanti, senza contare l'affluenza di stranieri che aumentava di anno in anno. Due di questi stranieri, però, erano meno stranieri degli altri. Il Calice D'Argento, la più raffinata e famosa (sappiamo bene che aveva filiali anche a Seillune!) locanda di Zoana, situata proprio al centro della città, aveva infatti l'onore (o l'onere, fate voi) di ospitare gli eroi più illustri che l'intera Penisola dei Demoni avesse il piacere di farsi invidiare da tutte le città d'oltre oceano. Il gestore della locanda, ad ogni modo, non era completamente d'accordo. "GOURRY!!!!!!!" l'ululato delle nove e mezzo, proveniente dai piani superiori, scosse l'aria nella sala del piano terra puntuale come ogni mattina. Le tre cameriere scattarono ai loro posti: due si fermarono alla fine della scala di legno, una per parte, con le mani strette intorno ai due vasi di porcellana. L'ultima creò uno spazio di sicurezza, allontanando di almeno quattro metri, i clienti vicini al tavolo numero dieci. Dopodichè un uragano biondo scese le scale, seguito da un tornado color fragola acceso. Grazie al repentino intervento delle due cameriere ai vasi, i due preziosi cimeli antichi del properietario furono tratti in salvo prima dell'irreparabile. E gli altri avventori non subirono danni gravi, non come la settimana prima, almeno, dove un anziana coppia in villeggiatura era stata travolta senza scampo. Lina e Gourry presero i loro posti al tavolo numero dieci, mentre le tre cameriere sorridevano imbarazzate agli altri clienti, facendo finta che non fosse successo niente. Nel giro di qualche minuto la tripla colazione, composta da 25 portate - tutte in quantità industriale! - sparì, ingurgitata dai due esseri che finirono, forchetta contro forchetta, a contendersi voracemente l'ultimo pezzo di frittella ai mirtilli. Quella situazione di stallo sarebbe durata ore se in quel momento non fosse entrato nella locanda un messaggero. Il ragazzo, che indossava l'uniforme di Seillune, fece due passi all'interno e, schiaritosi la gola, si rivolse a tutta la clientela. "Sto cercando Miss. Lina Inverse" Esclamò "Si trova per caso qui?" La maga si bloccò all'istante, poi seguirono, in ordine queste azioni: disincastrò la forchetta da quella del suo compagno biondo, gli indicò dietro le spalle, lui ci cascò e lei si finì l'ultimo pezzo di frittella per poi girarsi e sorridere dolcemente sbattendo le ciglia con fare indifeso. "Sì sono io" cinguettò "Chi mi chiama? Forse qualcuno che mi vuole conoscere per la mia immensa bellezza?" Intanto Gourry, alle sue spalle, si stava ancora chiedendo che cosa avesse dovuto guardare dietro di lui e dove fosse finita la sua frittella. "Sono felice di averla trovata" sorrise il soldato "Ho una lettera per lei" Lina gli strappò di mano la lettera che lui le porgeva. "Chi la manda?" Chiese incuriosita. Il soldato scattò sull'attenti, facendo trasalire Lina e Gourry, il quale si sentì stranamente in dovere di tornare a sedere composto semplicemente sentendolo fare quel gesto. "Sua Altezza Reale, la Regina Amelia Will Tesla di Seillune" rispose con solennità il giovane soldato. Lina aveva smesso di ascoltarlo ad 'Altezza Reale' ed era gia a metà della lettera. Conosceva una sola 'Altezza Reale', e quella era Amelia...non aveva bisogno di sentire ogni volta di quanti nomi era composto il suo biglietto da visita. Gourry, al solito, cercava delucidazioni. "Scusi, chi?" Chiese. Il soldato battè di nuovo i tacchi e Gourry, a ruota, si mise impettito. "Sua Altezza Reale, la Regina Amelia Will Tesla di Seillune" Il viso di Gourry sembrò illuminarsi come se il ragazzo fosse stato colto da una rivelazione divina. "Sua Altezza Real....no, com'era? Me lo può ripetere?" Altro scatto sui tacchi. Conseguente scatto di Gourry. "Sua Altezz-" Lina, senza smettere di leggere, tirò uno sganassone al soldato di fianco a lei. Il poveretto andò a finire contro un muro portante, facendoci una bella impronta nel mezzo. "Sta parlando di Amelia, Gourry!" spiegò poi la maga, con non curanza. "Amelia chi?" Chiese ancora il mercenario. Lina insipirò profondamente. "Piccola, capelli neri, grandi occhioni azzurri, un bambino di cinque anni....ti ricorda nulla?" Gourry la guardò per qualche istante, spalancò la bocca. Lina sorrise speranzosa. Il mercenario fece no con la testa. Lina crollò con la faccia sul tavolo. "Sei senza speranza....." sospirò. "Ma che cosa voleva questa Annamaria?" "Amelia...." un altro sospiro rassegnato "...vuole che andiamo a Seillune, dice che Zelgadiss ha trovato una strana pergamena e vuole che l'aiutiamo..." "Zelga-cosa? Ma chi è tutta 'sta gente Lina?" Esclamò spazientito Gourry, mentre seguiva la maga che si era già alzata da tavola "Quand'è che l'hai conosciuta?" Lina scosse la testa e continuò a scuoterla anche due ore dopo quando, saldato il conto, uscirono entrambi dalla locanda: alle sue spalle Gourry le chiese se Annamaria e Zelgabris fossero due persone affidabili..."Sai" aggiunse il mercenario, mentre si lasciavano alle spalle il Calice D'Argento "da quando è caduta la tastiera..." "la barriera Gourry..." "e io che ho detto?" Lina scosse ancora la testa. "Lascia perdere....." Più o meno nelle stesse ore.... Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. Svegliarsi nel proprio letto era tutt'altra cosa. Anche per il corpo di pietra di Zelgadiss: il quale, nonostante tutto, si era già ben abituato alle comodità della sua stanza al castello, rimanendo comunque allergico a tutto quello che faceva parte della vita mondana di un Re. Alle feste, ai banchetti, a qualsiasi altra cerimonia, non appariva per più di dieci minuti e poi se ne andava in silenzio, incapace di sopportare oltre tutta quella gente in fronzoli. Amelia si era svegliata prima di lui, cosa strana. Zelgadiss incrociò le mani dietro la nuca e si appoggiò alla testata del letto. Guardò distrattamente la stanza, cercando una scusa per non alzarsi ma non volendo tornare a dormire. Come ogni volta, la parte più bella del viaggio era stata tornare a casa. Da quando si era sposato con Amelia si era accorto che la sua cura, nonostante la volesse ancora, non era più così importante come prima. Sarebbe stato come aggiungere un pizzico di felicità a l'enorme gioia che ora aveva. Era diventata una scusa per viaggiare, non era più la ragione della sua vita. Non ricordava esattamente il momento preciso in cui l'aveva capito. Lo sapeva e basta. Nessuno faceva caso al suo corpo di pietra: nè Amelia nè il suo popolo che, nonostante le sue origini e la sua forma, lo aveva accettato con entusiasmo. Senza dubbio era felice. Felice come non era mai stato prima. Volse lo sguardo verso la porta alla sua sinistra, in attesa che la moglie uscisse dal bagno. Era dentro da un bel pò, ora! Si chiese cosa stesse facendo. Come rispondendo ai suoi pensieri, Amelia si decise a tornare nella stanza da letto. Indossava una maglia chiara che in principio apparteneva a Zelgadiss, ma che, dopo l'esperienza di cinque anni prima, era stata ufficialmente assegnata a contenere le forme in crescita della principessa. Amelia si stava asciugando i capelli bagnati, quando sollevò la testa e vide che lui la stava osservando. "Buongiorno" sorrise allegra "E' da tanto che sei sveglio?" "Una mezz'oretta" fu la risposta della Chimera. "E tu?" "Sono in piedi dalle sette". Zelgadiss sollevò le sopracciglia. "Ma sono le nove! Non dovresti alzarti così presto, Amelia!" Esclamò "Sei sempre così impegnata per tutto il giorno! Devi riposarti di più o finirai per sentirti male!" Amelia ridacchiò e il suo viso s'intenerì. "Zelgadiss sono incinta non sono malata!!" rispose. Scosse la testa, alzando gli occhi al cielo. Era troppo apprensivo. "E poi non è più la prima volta" aggiunse. Sul viso di Zelgadiss apparve un'espressione ironica. "Ah già, dimenticavo i quindici figli che hai avuto dal tuo primo marito!" scherzò. "Brutto..." Amelia si girò spalancando la bocca "Ora ti faccio vedere io!" La Regina si avventò sul letto, afferrando di slancio il cuscino e attaccando Zelgadiss che però era già pronto a parare col suo. "Non ti ricordavo così veloce" esclamò Amelia, mentre menava un altro morbido fendente, in ginocchio sul letto. "Eh eh...grave mancanza, altezza" ridacchiò Zelgadiss, parando facilmente i suo colpi. Ben presto fra i due iniziarono a volare piume, ma loro non sembrarono notarlo. Improvvisamente, un colpo ben assestato da parte di Zelgadiss, tolse definitivamente di mano ad Amelia il suo cuscino. "Ho vinto!" Esclamò il Re, trionfante, sollevando braccia e cuscino. "Non è detto!" replicò inviperita Amelia, prendendo a fargli il solletico. "Non vale!" rise l'altro "Questa è un'arma impropria!" "In amore e in guerra, tutto è lecito!" senteziò Amelia, mentre intensificava il suo attacco a sorpresa. Zelgadiss lasciò andare il cuscino e sfruttando la sua velocità di chimera, afferrò i polsi della moglie e la fece stendere di schiena sul materasso. "E noi qui siamo in amore o in guerra..?" sussurrò, mentre si avvicinava per baciarla. "Mamma, andiamo a far colazione?" Mormorò Kain, in piedi sulla soglia. Con una mano aveva aperto la porta e con l'altra si stava stropicciando forsennatamente un occhio ancora abbottonato dal sonno. Marito e moglie scattarono di lato: uno a destra e l'altra a sinistra. Zelgadiss tossì, facendo l'indifferente. "C-certo tesoro" balbettò Amelia, sistemandosi meglio i capelli "L-lascia solo che mi vesta" aggiunse, prima di sparire nuovamente in bagno. Kain intanto avanzò, barcollando, nella stanza, ancora troppo sonnacchioso per accorgersi della presenza del padre. "Hey troll, non si salutà più?" Scherzò Zelgadiss, dopo esser tornato verde acqua. Solo allora, riconoscendo la voce, Kain si girò nella sua direzione e sgranò gli occhi. "Papà!" esclamò sorridendo, mentre si arrampicava affannosamente sul letto. "Piano! Piano!!" Rise Zelgadiss, afferrandolo per i pantaloni e tirandolo su di peso per farlo atterrare comodamente sul materasso. Il bambino gli si avvicinò e lo abbracciò teneramente. "Quando sei tornato?" Chiese, con le mani sulle spalle del padre. "Ieri sera, ma tu dormivi di già" "Che cosa mi hai portato? Eh?" Chiese Kain, sballonzolando sul posto. Era troppo buffo per non mettersi a ridere. Zelgadiss si voltò verso il comodino e afferrò una borsa di tela nera che aveva tolto dallo zaino la sera prima. Il bambino seguì impaziente tutti i suoi movimenti. "Che cos'è?" Chiese Kain, eccitato. "Guarda" rispose il padre passandogli il regalo. Il figlio si lasciò andare a sedere sul letto. La borsa nera, alta una cinquantina di centimetri, era fatta di una tela spessa e ruvida. Era cucita a mano con punti piccoli e leggermente irregolari e chiusa in cima da un cordoncino bianco, annodato a regola d'arte. Kain si mise la sacca sulle gambe incrociate e iniziò a sciogliere il nodo con le piccole dita. Era così preso dalla foga di sapere cosa ci fosse dentro quel sacco misterioso che, una volta apertolo, c'infilò anche la testa insieme alla mano. "Wow!!" Esclamò e la sua voce suonò un pò ovattata. Zelgadiss sorrise di nuovo. "Che belli!!" Kain estrasse un paio di piccole figure intagliate a mano nel legno. Si trattava di due cammelli: viste le dimensioni, un esemplare adulto e un cucciolo. Ma la busta era ancora piena. Per far prima il bambino rovesciò direttamente tutto il contenuto sul letto. Gli bastò una rapida occhiata per contare: un piccolo laghetto con tanto di albero, un gruppo di soldati con la sciabola, quattro tende e un intero esercito di strane bestie. Riconobbe dei cammelli e altri cinque animali che assomigliavano ai cammelli ma che avevano una gobba sola. Poi c'erano anche delle conformazioni rocciose per farci stare sopra tutte le figure. "Grazie, papà!!" esclamò Kain, continuando ad osservare prima una figura e poi l'altra "Sono bellissimi!!" "Le ha fatte un signore di nome Kethab" spiegò la Chimera "Lui le faceva per i suoi bambini ed è stato così gentile da farli anche per te" Zelgadiss osservò il figlio che già iniziava a giocare, muovendo i soldati. "Guarda.." gli disse, afferrando il laghetto. Kain lo ascoltò con attenzione. "Questa è un oasi.." "E cos'è?" "E' un lago" rispose Zelgadiss "Laggiù non c'è molta acqua, così questi posti sono importanti per rifocillarsi e per far riposare gli animali" "Come i cammelli?" Chiese ancora il bambino. Zelgadis annuì. "E questo cammello sta male? Ha una gobba sola!" Continuò Kain, afferrando la figura di un dromedario. Zelgadiss rise. "No, no Kain. Quello non è un cammello. E' un dromedario" "Si chiama così perchè ha una gobba sola?" "Già. Tutti i dromedari ne hanno una soltanto" In quel momento Amelia uscì dal bagno. Indossava un abito chiaro, color nocciola. La pancia, al terzo mese di gravidanza, era già ben visibile sotto il vestito, sebbene fosse largo in vita e stretto sotto il seno. "Mamma guarda!!" La chiamò Kain, impaziente di far vedere a tutti il suo nuovo tesoro. La Regina si avvicinò, osservando le figure in legno. Il bambino sollevò il dromedario fino ai suoi occhi. "Ecco mamma" disse con fare saputo "Questo è un dromedario!" "Bellissimo" sorrise la madre. "E' come un cammello, ma ha una gobba sola. Per farlo bere si porta nelle oasi" continuò Kain, felice di aver trovato qualcosa che la madre non sapeva. Prese la figura dell'oasi e la fece vedere alla mamma. "Vedi?" chiese, mentre faceva avanzare il dromedario verso il laghetto e poi lo faceva pure bere. Il viso di Kain era serio e concentrato mentre spiegava alla madre tutte queste cose nuove. Poi improvvisamente i suo occhi videro qualcosa che prima gli era sfuggito. In mezzo a quel piccolo mondo di legno c'era anche una bottiglietta di vetro. Kain la prese e la guardò con attenzione. "E' la sabbia di Derkar" gli spiegò Zelgadiss "Così potrai metterla insieme alle altre" Il bambino annuì felicissimo, fissando incantato i picolissimi granelli di sabbia dorata che riflettevano la luce del sole. Ogni volta che andavano da qualche parte, Kain si portava via dei campioncini di terreno oppure delle rocce particolarmente belle così da avere un ricordo del paese dove erano stati. Ne aveva già più di una decina tra quelli che lui stesso aveva preso e quelli che il padre aveva preso per lui. E non era poco considerando che aveva solo cinque anni ed era uscito da Seillune solo quattro volte. "Ora è meglio che mi prepari anch'io, o arriveremo tardi per la colazione..." commentò Zelgadiss alzandosi. Il bambino iniziò a rimettere a posto i suoi giocattoli. "Mamma, posso portarli giù a colazione?" Chiese. Amelia sospirò. "Soltanto uno, però, lo sai che non voglio che giochi a tavola!" rispose, optando per un accordo piuttosto che per una negazione compelta. Il bambinò accettò, anche se seglierne uno solo fra tutti quelli era veramente difficile.... Dopo la colazione, durante la quale aveva assistito con piacere alle espressioni di sorpresa di tutta la servitù che se l'era ritrovato a tavola all'improvviso e con un giorno d'anticipo, Zelgadiss si recò nel suo laboratorio come aveva già deciso in precedenza. Per non far rimanere male Kain, che pensava già di poter passare la giornata con lui, la Chimera gli promise che quella sera avrebbero sicuramente giocato insieme. Così il bambino, che la domenica era libero da ogni lezione, trotterellò in giardino a giocare con le statuette di legno in attesa che il padre si liberasse da qualsiasi cosa avesse da fare. Amelia, dal canto suo, aveva un paio di udienze con alcuni abasciatori: si stavano preparando le nuove spedizioni dirette in occidente e queste ultime riunioni erano indispensabili al buono svolgimento dell'impresa. Non poteva quindi sottrarsene. Zelgadiss aveva fatto costruire il suo laboratorio nel sottosuolo del castello. Aveva sempre pensato che quello fosse il posto ideale per condurre gli esperimenti, sia dal punto di vista della sicurezza, sia dal punto di vista della concentrazione. Là sotto non penetravano i rumori esterni e poteva lavorare in tutta tranquillità. Il laboratorio comprendeva un'unica enorme stanza. Il pavimento era formato da grandi lastroni di pietra, così come i muri che però si vedevano poco, coperti da innumerevoli scaffali pieni di provette e di strani barattoli. Sulla destra poi, un'intera parete era ricoperta dalla libereria che, ad occhio e croce, conteneva almeno cinquecento volumi. Due tavoli di marmo, al centro della stanza, servivano per condurre gli esperimenti. Quello più piccolo, a destra, serviva a Zelgadiss per leggere i libri o per fare i suoi calcoli e difatti sopra c'era di tutto. Migliaia di fogli sparsi ovunque, il ritratto di Kain e Amelia, alcune vecchie palline di Orialchon che non funzionavano, i disegni dello schema di volo dei draghi, candele, tazze vuote di caffè e via così. La Chimera scese velocemente la lunga e ripida scala di pietra che portava al suo laboratorio. Con sè aveva la profezia e alcuni libri di leggende del deserto che aveva acquistato al ritorno del suo viaggio. Scostò la porta e ritrovò il suo amato laboratorio così come lo aveva lasciato due mesi prima: in uno stato di caos totale. Nessuno aveva il permesso di entrare lì a fare le pulizie. Zelgadiss era geloso dei suoi ambienti. Si diresse spedito verso il piccolo tavolo e scostò con una mano tutti quegli inutili fogli che c'erano sopra e che caddero, inesorabilmente, sul pavimento. Nelle ore successive si dedicò a trascrivere il testo della profezia sul suo libro. In pratica era una specie di Libro delle Ombre, un grimorio da streghe diceva sempre Amelia, nel quale Zelgadiss teneva racchiusi tutti i calcoli più importanti che aveva fatto, gli incantesimi che aveva sviluppato, i suoi progetti. Dopodichè decise che c'erano troppi testi della profezia e bruciò tutti quelli che aveva, lasciando intatto solo l'ultimo appena copiato. In questo modo non poteva cadere in cattive mani. Non poteva certo sapere, lui, che le 'cattive mani' già sapevano tutto da più di un secolo. Passò quasi tutta la mattina a sfogliare vecchi libri. Consultò qualsiasi cosa fosse in suo possesso e parlasse di profezie, ma quella che aveva non era citata da nessuna parte. Mentre chiudeva l'ennesimo libro, l'occhio gli cadde su un foglio che sporgeva tra le pagine ingiallite. Sopra c'era disegnata la gerarchia demoniaca. Era uno schema semplice, tracciato di fretta come se si trattasse di una nota per un discorso più ampio o come se fosse stato un appunto. I nomi erano scritti abbreviati ed erano collegati tra loro da linee tirate via. C'era qualcosa, in quello schema, che gli procurava una strana sensazione. Non avrebbe saputo dire cosa. Era una specie di lampo che gli attraversava la mente per un secondo e poi spariva così com'era arrivato. Era come se stesse per afferrare qualcosa che poi riusciva sempre a scappare un secondo prima che lui lo comprendesse. Scosse la testa, sicuramente si stava solo autosuggestionando. Era dietro a quella profezia da troppe ore. Sbuffò pesantemente. "Forse sono soltanto stanco.." pensò, mentre chiudeva il libro, con il foglio dentro. "Dovrei chiamare Philia, lei sì che se ne intende di profezie.." mormorò a voce alta, mentre si passava una mano sugli occhi. "Già fatto!" gli rispose Amelia, entrando nel laboratorio con un'enorme tazza di caffè in mano. Zelgadiss si girò con gli occhi stanchi, ma la vista della sua preziosa bevanda lo tirò su. "Come dici?" Chiese, prendendo la tazza dalle mani della moglie e buttandone giù un sorso mentre lei si sedeva su una sedia lì accanto. "Ho detto che ho già fatto. Che ho già avvertito Philia" rispose lei "Immaginavo che avresti avuto bisogno anche di lei" "Sei un genio.." Il giorno dopo... Cittadina di Rayha, 25 km a sud di Seillune. "Allora hai capito tutto? Hai letto bene la lista che ti ho lasciato?" Chiese Philia, mentre girava nervosamente per il salotto e faceva contemporaneamente un riepilogo delle cose che aveva messo in valigia. "Sì, Philia" rispose un esasperato Jiras che aveva sentito quella domanda per la centocinquantesima volta quella mattina. "Mi raccomando le piante vanno-" "..innaffiate una volta alla settimana, sennò si seccano" "E le tende-" "...lavale a mano, altrimenti si sciupano" "E il pavimento della cucina-" "...è in cotto, non lo lavare col detersivo normale...Santo Cielo, Philia! Ho capito! Sono due settimane che me lo ripeti. Potrei scriverci sopra una guida!" Intanto alle sue spalle, Gurabos era impegnato ad avvolgere accuratamente i 5 metri di carta sui quali Philia aveva scritto le sue raccomandazioni. "Sì ma lo sai, non mi sento mai tranquilla a lasciare casa.." disse sconsolata la ragazza-drago. "Lo so, lo so" esclamò comprensivo Jiras, togliendosi il grembiule da cucina. "Ma stai tranquilla, io e Gurabos ce la caveremo benissimo" "Oh mio Dio!!" Philia si mise le mani nei capelli "Valgrav!! Devo ancora prepararlo!!" "Ma'..." avanzò timidamente il ragazzino. Ma lei era già presa dal senso di panico. "Finiremo per fare tardi.." "Ma'.." ripetè Valgrav, un pò più forte, cercando di farsi notare mentre lei si agitava tra il divano e la poltrona, già diretta verso la camera del drago perduto. Era tanto presa che non si accorse di averlo spostato di peso per passare. "Che cosa dirà Amelia.." "Ma' sono qui!!" Esclamò improvvisamente Valgrav. Philia si fermò. Si voltò. E lo guardò. Solo dopo qualche secondo si rese conto che la persona che stava cercando era lì davanti a lei. Valgrav sospirò, entrambe le mani in tasca: come le teneva di solito. Indossava un paio di pantaloni larghi e una maglietta di due taglie superiori. I capelli verdi scompigliati stavano nella stessa maniera di quando era adulto, l'unica cosa che mancava era il corno. Insomma, in apparenza, sembrava in tutto e per tutto un bambino umano di sette anni. "Oh meno male, tesoro. Hai già fatto colazione?" Cominciò Philia, mentre gli sistemava la maglietta nei pantaloni. "Sì, Ma'.." "Hai preparato lo zaino?" continuò la ragazza, mentre gli puliva la bocca dalla cioccolata della colazione. "Sì, Ma' sono pronto!" Esclamò Valgrav, sottraendosi a quella tortura. "Sono pronto!" ripetè. Philia fece una piccola smorfia. "Quante volte ti ho detto di non chiamarmi così?" "Hai ragione Ma'....ahem...mma.." "Ecco così va meglio!" Philia afferrò l'enorme valigia rosa che c'era nell'ingresso e si diresse fuori dalla porta, seguita a ruota da Valgrav che aveva dipinta sul viso l'espressione più spallata del mondo. Viaggiare con sua madre era la cosa più stressante che gli fosse mai capitato di fare. Era sempre agitata e lui sapeva che avrebbe passato tutto il tempo a chiedersi se si era dimenticata qualcosa. Come se poi la loro meta fosse stata lontana! Amelia abitava a 25 chilometri di distanza, roba da nulla con la levitazione. Al massimo, se si fossero dimenticati qualcosa avrebbero potuto tornare a riprenderlo, no? Ma ormai aveva imparato che all'agitazione di Philia non c'era rimedio. Bisognava solo sopportarla. In fondo questo era il suo unico difetto.....tranne quella lieve punta di rabbia omicida che la prendeva quando Xellos saltava fuori all'improvviso ovviamente. Valgrav rise. A lui piaceva Xellos. Era un tipo assurdo, ma era forte. Riusciva a fare delle cose impossibili, come usare gli incantesimi senza tutte quelle palle di fuoco o lampi. A lui bastava muovere la mano. Una volta aveva distrutto la boccia dei pesci rossi in quella maniera. Philia si era arrabbiata di brutto. Se non ricordava male, aveva interrato Xellos di quindici metri in giardino. Ma nessuno si era preoccupato, in fondo era un demone, poteva liberarsi quando voleva! Quando lo aveva raccontato ai suoi compagni di scuola, tutti lo avevano invidiato. Non era da tutti conoscere un demone!! "Valgrav affretta il passo, per favore!" Lo esortò Philia, mentre entrambi volavano in direzione di Seillune. "Ma perchè ci siamo mossi solo adesso se la lettera di Amelia è arrivata due settimane fa?" Chiese Valgrav mentre, con un colpo di reni, si portava all'altezza della madre adottiva. Perchè lo sapeva che era adottiva. "Te l'ho spiegato cento volte, Valgrav" rispose lei "Quando me l'ha spedita, Zelgadiss era ancora in viaggio. E' tornato solo oggi, cosa andavamo a fare al castello se lui non era ancora arrivato a casa?" "E' stato lui a farti chiamare, vero?" Chiese Valgrav. "Esatto" Anche Zelgadiss gli piaceva. Anche se era un pò strano. Philia una volta gli aveva spiegato che era una Chimera e che era stato trasformato così da suo nonno Rezo. Tutto un gran rigirio di parenti e di guerre nel quale non aveva capito un bel niente. Da quel giorno però aveva sempre cercato di immaginarselo quand'era umano. Tutti dicevano che Kain era tale e quale a lui prima della trasformazione..... lui conosceva Kain da quando era nato ma non c'aveva mai trovato questa gran somiglianza. Ora Amelia aspettava un altro bambino, Valgrav si chiese cosa sarebbe venuto fuori stavolta. Magari sarebbe stato un'altra chimera. Forte!!! Il paesaggio sotto i due draghi sfrecciava veloce mentre Philia continuava a ripete che erano in ritardo e che ci avrebbero fatto una brutta figura. In realtà non aveva fissato con Amelia un orario preciso ma gli aveva detto che sarebbe partita la mattina presto. Sarebbero bastati due calcoli alla regina per capire che invece erano partiti tre ore dopo il previsto. "Che figura...." bisbigliò Philia. Valgrav scosse di nuovo la testa. In lontananza, proprio sulla linea dell'orizzonte, Seillune era già visibile. "Guarda Ma'!" Disse il giovane drago perduto "Siamo quasi arrivati!" Non era la prima volta che Valgrav andava al castello reale. Lui e Philia passavano lì praticamente tutte le estati e lui veniva sempre scaricato da Amelia e Zelgadiss quando sua madre aveva qualcosa di urgente da fare o doveva andare in qualche posto dove non poteva portarlo. In pratica conosceva la reggia come le sue tasche. A lui non dispiaceva passare tanto tempo lì, il castello era un posto divertente. Era pieno di posti strani e poi c'era una stanza piena di cavalli e di soldati finti dove le guardie si allenavano a combattere. Qualche volta pure lui e Kain ci avevano provato, ma Kain era troppo piccolo e cadeva sempre dal finto cavallo. Fortuna che sapeva volare abbastanza bene e si riprendeva sempre prima di battere una musata in terra. Kain era l'unico bambino piccolo che Valgrav riusciva a sopportare, erano praticamente amici per la pelle. Non era uno che frignava tanto..se la cavava e questo lo rendeva abbastanza sopportabile. Chissà se suo fratello sarebbe stato come lui? "Adesso scendiamo" ordinò Philia, quando la porta sud della città fu ben in vista. Valgrav obbedì, ma quella era un'altra cosa che non capiva di Philia. Mancavano ancora almeno 3 chilometri alla reggia, perchè non c'andavano direttamente levitando? Una volta aveva provato a chiederlo ma lei si era imbufalita. "E' da maleducati piombare in casa d'altri dal cielo!" Aveva risposto, mettendo in vetrina il vaso che aveva spolverato. Lui le aveva risposto che però Lina - quella si che era un tipo assurdo! - lo faceva sempre. E allora Philia era diventata tutta rossa e la coda gli era uscita da sotto la gonna, come succedeva quando Xellos le diceva qualcosa di carino e aveva iniziato a sproloquiare dicendo che Lina gli stava rovinando l'educazione ecc..ecc.....c'erano tante cose che ancora doveva capire, pensò Valgrav. "Speriamo di crescere in fretta.." pensò ancora, mentre si avviavano lungo la strada interna alle mura. Il castello, laggiù in fondo, sovrastava già la città.... Nello stesso momento... Un punto indefinito del Piano Astrale. "E così l'allegra brigata torna all'attacco" commentò Dolphin, appoggiata di spalle al muro dell'ampia sala scura in cui si stava tenendo l'ennesima riunione. Stavolta, sopra il tavolo, i globi galleggianti erano tre: uno mostrava Lina e Gourry, l'altro Philia e Valgrav ed il terzo la reggia di Seillune. "Bè era la scelta più sensata da fare, da parte loro" Dynast era seduto su di una poltrona in un angolo della stanza. Le gambe accavallate elegantemente e i lunghi capelli azzurri che gli scivolavano sulle spalle. Ricordava un pò Lei Magnus. "Tutto stà nel vedere se riusciranno a cavare qualcosa da quella pergamena" Zelas espresse sbrigativamente il pensiero di tutti, mentre il fumo della sigaretta saliva in ampie volute sulla sua testa bionda. "Non ci siamo riusciti noi" intervenì sprezzante il Re dei Draghi di Fuoco "Figuriamoci loro" Zelas stava per replicare, quando la porta a due ante della stanza si aprì fragorosamente sbattento contro il muro. Vrabazard fece subito due passi avanti, irritato. "Chi osa..." sibilò. Phibrizio lo guardò per un istante, senza smettere di camminare. "Buono nonno, sono io..." esclamò, facendogli segno con la mano di fermarsi. Dietro di lui, Fear avanzò impettito. Dynast mosse appena appena la testa, quel tanto che bastava per poter guardare negli occhi il nuovo arrivato. Sul suo viso diafano si aprì un sorriso leggero. "Hai deciso di unirti a noi?" Chiese. Phibrizio si voltò verso di lui e alzò le spalle. "Non avevo niente di meglio da fare" rispose. Dolphin sbuffò annoiata, ma l'Hellmaster non la degnò di uno sguardo. Indossava un paio di pantaloni di seta nera che gli fasciavano quasi le gambe e una camica blu scuro, lunga fino ai ginocchi. Era ornata di una lunga fila di bottoni chiari, tutti abbottonati tranne i primi quattro. I capelli erano raccolti in un codino ordinato che gli scendeva fino alla nuca. Dynast sollevò una mano e la porta della stanza si richiuse silenziosamente; quel gesto rese noto a tutti che la riunione doveva proseguire. "Fatemi capire una cosa" disse all'improvviso Dolphin. I capelli le si mossero leggermente mentre si staccava dal muro. "Perchè è così importante che quegli esseri umani interpretino la profezia?" "Perchè nessuno qua ci riesce, è ovvio!" Esclamò Phibrizio, prima che qualcuno potesse rispondere. "Ma sappiamo più cose di loro!" Insistette Dolphin "Siamo già sulle tracce del Flagello. Che c'importa se loro riescono o meno a decifrare l'enigma?" "Fà parte della profezia stessa, ricordi?" intervenne Dynast, ignorando il commento di Phibrizio " 'Poichè solo quand'anche l'ultima categoria dell'universo giungerà alla luce di questi versi, L'ombra inizierà la sua corsa sul mondo e il flagello potrà nascere e ritrovare la coscienza perduta' " "La coscienza perduta?" Chiese Zelas poco convinta. "Presumibilmente: si renderà conto della sua funzione" spiegò Ragradia. "E allora inizierà la guerra, giusto?" chiese Dolphin. "Non è detto.." commentò Phibrizio "Il fatto che prenda coscienza di sè, non significa che debba necessariamente capire come agire. O decidere di farlo. E' scritto che la guerra avrà inizio allo scoccare della sua sedicesima luna, quindi molto probabilmente solo allora avrà la potenza necessaria. O magari l'occasione adatta" l'Hellmaster lanciò un'occhiata ai presenti, ma nessuno sembrò replicare. Il ragionamento li aveva sorpresi tutti. "Se è come penso, il suo risveglio avverrà molto prima della guerra" Seguì un silenzio quasi irreale. Nessuno aveva mai pensato a questa spiegazione. Nè tantomeno aveva mai pensato di sentirla dire a Phibrizio. Forse, al contrario di quello che tutti credevano, l'Hellmaster era interessato a tutta quella storia molto più di chiunque altro in quella stanza. "Quindi il flagello passerà tre stadi" Valwin riuscì finalmente a dire "La Nascita, il Risveglio e la Decisione" "Ti dimentichi la parte in cui fà il culo a tutte le entità superiori senza che possano difendersi" rispose pacificamente Phibrizio, con un sorrisetto ironico. Il Re dei draghi dell'Aria sibilò una replica di qualche tipo fra i denti e si girò dall'altra parte irritato. "Non ci riuscirà se lo fermiamo prima" commentò Vrabazard, Zelas notò una scintilla strana nei suoi occhi. "Prima del Risveglio?" Chiese Ragradia, interessato. L'altro drago annuì. "Questo non è possibile, lo sapete" la voce di Dynast spezzò la discussione come una freccia di ghiaccio. Teneva le mani intrecciate in grembo, sembrava immerso in pensieri profondi mentre parlava. "Non possiamo riconoscere il Flagello prima che si risvegli, questo significa che fino ad allora non sapremo chi è e quindi non potremo fermarlo..." Sei ore dopo... Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. Nel primo pomeriggio tutti gli ospiti dei due sovrani erano giunti alla reggia. Philia si era profusa in scuse e giustificazioni, addossando tutta la colpa al povero Valgrav che si sentì accusare di aver fatto chissà quali capricci. Il bambino scrollò le spalle poco interessato, mentre Amelia gli sorrideva e gli arruffava i capelli dimostrando di non essere per niente offesa con lui e con sua madre per il ritardo. Ritardo che poi, in fin dei conti, non c'era stato visto che Lina e Gourry erano arrivati due ore dopo di loro. La maga, al momento, era intenta a digerire il pranzo reale mentre il biondo era stato ufficialmente reclutato come soldato mercenario dai due bambini che gli correvano dietro nel tentativo di acchiapparlo e di colpirlo con le loro spade di legno. Zelgadiss era ancora nel suo laboratorio. "Hey, Amelia, dov'è quel musone di Zel?" Chiese Lina, finalmente abbastanza sveglia da riuscire a sollevarsi dalla poltrona. "Già, non è ancora tornato?" Chiese Philia mentre sbatteva le ciglia delicatamente e si guardava intorno. Intanto sullo sfondo Gourry passò in corsa, ridendo dei due bambini che, pur mettendocela tutta, sembravano non riuscire a stargli dietro. "E' giù in laboratorio da stamattina" rispose Amelia, mentre con una mano fermava un piccolo soprammobile che dondolava pericolosamente dopo la botta che Kain aveva dato al tavolo su cui era appoggiato. Gourry passò nella direzione opposta, con le mani sulla testa, tentando di ripararsi dai colpi di spada dei due ragazzini che, alzandosi in volo, erano stati più furbi di lui. "Allora sarà bene raggiungerlo se vogliamo dare un'occhiata a quella profezia" commentò Lina, avviandosi fuori dalla porta. Le altre due annuirono e la seguirono. Le urla di pietà di Gourry si persero nel corridoio vuoto. Quando le tre ragazze raggiunsero il sottosuolo, trovarono la Chimera seduto al suo tavolo che ora era sommerso da una montagna di nuovi libri. Zelgadiss non si accorse del loro ingresso mentre da una caraffa si versava nella tazza altro caffè. Lina gli tirò una potente manata sulla spalla, lui quasi si soffocò col caffè. "Da quanto tempo non ci si vede eh Zel?" Esclamò. La Chimera tossì per qualche minuto cercando di riprendere il fiato che gli serviva per sbraitarle dietro. "Ma sei cretina per caso??" gridò, con gli occhi fuori dalle orbite. Lina sorrise innocentemente. "Ciao Zelgadiss.." Philia lo salutò educatamente, sollevando appena la mano. Lui le fece cenno con la testa, gesto che da parte sua poteva significare tutta una serie di saluti da 'piacere' a 'Oh, ciao Philia. Sono contento di rivederti'. Ormai gli altri c'erano abituati. L'unica cosa di cui erano sicuri è che si trattava di un saluto amichevole. Lina, come al solito, si era già intrufolata accanto a lui e stava leggendo dal grosso libro il testo integrale della profezia. "E così sarebbe questa.." Chiese, tornando a guardare gli altri "..in effetti è un bel guazzabuglio.." "Posso vederla?" Chiese Philia. Zelgadiss annuì, passandole il libro. Amelia raggiunse il marito, appoggiandosi al tavolo di schiena. Gli occhi azzurri della ragazza-drago scorrevano veloci sul testo. Gli altri fissavano attentamente il suo viso, in attesa di una qualche reazione a quello che leggeva. Ma Philia non dava segni di riconoscerla. "Dove l'hai presa?" Chiese, mentre tornava a leggerla da capo. "Al tempio di Shida" rispose Zelgadiss. Philia scosse la testa. "Non l'ho mai sentito nominare" Zelgadiss scostò alcuni libri dal piano del tavolo e srotolò velocemente un foglio di carta bianca, fermandolo con un paio di volumi. Le ragazze si avvicinarono e videro la cartina che lui stesso aveva tracciato. "Si trova qui" spiegò Zelgadiss, indicando un punto sulla mappa. "Nella zona meridionale di Derkar". "Come facevi a sapere che si trovava là?" Chiese Lina. "Il tempio, dici?" "No, la profezia" specificò la maga. "Non lo sapevo, in effetti" Zelgadiss appoggiò i gomiti sul tavolo "Quando sono arrivato, la ragazza mi ha detto che mi stava aspettando e me l'ha consegnata." "Quale ragazza?" Intervenne Philia. "Non conosco il suo nome. Era una delle due Guardiane che aiutavano la vecchia Mahali. Io ero venuto a consultare lei, era una veggente" spiegò Zelgadiss. "Era?" Lina temeva già di conoscere la sua prossima rivelazione. Zelgadiss annuì. "Sono morte tutte e tre: Mahali e le due ragazze. Qualcuno le ha attaccate prima che arrivassi" "Chi?" Fu la successiva domanda di Lina. "Non lo so" Zelgadiss alzò le spalle "Non c'erano segni nè stemmi. Solo i loro corpi" "E non era stato portato via niente dal tempio?" Chiese Amelia. "Non posso saperlo con esattezza, ma credo di no" rispose Zelgadiss "L'unica cosa di valore in quel tempio sembrava la pergamena della profezia e quella ragazza aveva il compito di tenerla nascosta agli assalitori e di rimanere in vita fino al mio arrivo" "Quindi era proprio a te che doveva consegnarla" continuò Lina. "Pare di sì" fu la risposta dell'amico "E' scritto anche nella profezia. Quello è l'unico pezzo che sono riuscito ad interpretare. "E verrà uno straniero dal volto coperto che aprirà la strada e spalancherà la porta, così che tutto possa avere inizio" lesse Philia, attirando l'attenzione di tutti. "Esattamente" commentò Zelgadiss. "Ma quale strada? E quale porta?" Chiese Lina che di tutte quelle tiritere ne aveva già piene le tasche. Philia sospirò ma cercò di rimanere calma. "Credo che si tratti di una metafora, Lina" rispose "Probabilmente significa che lui era necessario perchè tutto iniziasse" "Ok. Ma tutto cosa, allora?" Insistette Lina. "Questo sarà più difficile scoprirlo..." Philia tornò a leggere le righe. Ma erano una più oscura dell'altra. "Forse dovremmo tornare al tempio-" "No, Lina, sarebbe inutile" la interruppe Zelgadiss, alzandosi in piedi e sgranchiendosi un pò le gambe. "Ci avevo pensato anch'io ma leggi quel testo. Sembra un elenco. Ho l'impressione che gli avvenimenti siano citati così come avverranno quindi, paradossalmente, non dovremmo far altro che leggere per sapere cosa succederà. Il problema è che tutto è molto oscuro" "Sì ma questo che c'entra con l'idea di tornare al tempio di Shida?" Lina allargò le braccia irritata. Odiava essere interrotta, sopratutto quando chi lo faceva cambiava pure discorso. "C'entra" rispose subito Zelgadiss "Io e il tempio eravamo soltanto l'inizio. Di questo sono certo. Eravamo la miccia che farà esplodere qualcosa di più grande" "Anch'io la penso così" commentò Philia, mentre tornava ad appoggiare il libro sul tavolo. I lunghi capelli biondi le ondeggiarono sulle spalle brevemente, liberi. Era strano non vederle più addosso il suo solito abito da vestale, sebbene i suoi vestiti restassero chiari e lunghi così come lo era stata la sua divisa. Probabilmente erano più comodi per nascondere la coda. "Più volte nel testo è scritto 'Solo allora'...come a ribadire che per ogni avvenimento ci sarà un innesco da qualche parte" Amelia sospirò profondamente, come faceva di solito quando stava per esporre un ragionamento. "Quindi l'arrivo di Zelgadiss al tempio di Shida era previsto e ha dato il via ad un'altra situazione che non conosciamo, che a sua volta molto probabilmente darà a vita a qualcos'altro" "Una reazione a catena, insomma" suggerì Philia. "Direi che è la definizione più adatta" commentò Zelgadiss, mentre vuotava la caraffa nella tazza. Ormai il caffè era freddo, ma avrebbe funzionato ugualmente. Nei momenti di tensione come quello, ciò di cui aveva bisogno era la caffeina..che fosse calda o fredda non aveva importanza. "Per interrompere una reazione a catena basta fermare uno degli eventi" sentenziò Lina "Il problema è riuscire a prevederli" All'ora di cena non avevano raggiunto nessun risultato, ma decisero di andare a mangiare comunque, convinti che una pausa fosse necessaria. Oltretutto, vista la presenza di Lina e Gourry, giù nelle cucine stavano lavorando da metà pomeriggio e ad Amelia non sembrò proprio il caso di dire ai cuochi che avevano preparato almeno venti chili di carne per nulla. Zelgadiss si sedette in silenzio a capotavola: era chiaro che la sua mente era ancora in laboratorio. La profezia sembrava descrivere ciò che sarebbe accaduto, ma non precisava quali fossero le forze in gioco. Questa era una cosa di cui non aveva discusso con le ragazze ma che si ripromise di dire non appena avrebbero di nuovo affrontato il problema. Intanto Valgrav e Kain stavano correndo rumorosamente intorno al tavolo, ignorando le grida di Philia e Amelia che tentavano di farli fermare. "Growl!!" Kain salì sulla sedia flettendo le dita e ringhiando verso Valgrav che lo raggiunse e si appostò sotto di lui con altrettanti ruggiti. "Non puoi nulla contro di me!!" esclamò il drago ancestrale "Arrenditi, finchè sei in tempo!" "Ma non farmi ridere!" replicò Kain, brandendo un forchettone di legno a mò di spada. "Hai di fronte il più grande e potente troll di tutta la foresta di Seillune!!" "E allora?" Valgrav non sembrava per niente spaventato. Ringhiò il più possibile mostrando all'amico i due canini accuminati "Io sono il più potente drago ancestrale mai visto su questa terra!! E posso ucciderti quando voglio!!" Chissà se sapeva quanta verità c'era nelle sue parole? "ADESSO BASTA!!" l'urlo di Zelgadiss zittì l'intera tavolata. "SEDUTI E ZITTI! TUTTI E DUE!!" I due bambini obbedirono istantaneamente sedendosi composti, ognuno sulla propria sedia. Kain sapeva che in questi casi era meglio non discutere. Così rimase in silenzio, incrociando i piedi sotto il tavolo, nervosamente. Valgrav lo imitò. Conosceva la Chimera abbastanza bene per sapere che se ordinava qualcosa pretendeva di essere obbedito. I suoi urli o le sue ramanzine erano sicuramente peggiori di quelle che Philia gli faceva ogni tanto. Senza contare poi che lei, presa dal rimorso, dopo un paio d'ore si scusava. E generalmente accompagnava le scuse con un'enorme torta al cioccolato. Jiras e Gurabos, invece, non l'avevano mai sgridato. La Chimera li guardò entrambi seriamente per alcuni istanti, per essere sicuro che stessero buoni, poi tornò ad immergersi nei proprio pensieri. Il resto dei commensali prese il proprio posto a tavola e Amelia fece segno alla servitù di iniziare con le portate.... Quinta ora della notte. Un posto non ben definito. Il mondo. Forse. L'aria stava diventando irrespirabile. Un'ombra scura avvolgeva il cielo in ampie nuvole filiformi. Grosse crepe dividevano lentamente il terreno che andava sgretolandosi. Pezzi di roccia salivano al cielo come se la gravità stesse scomparendo. Camminare diventava difficile, col vento che infuriava sradicando gli alberi. Ma non c'erano tifoni visibili nelle vicinanze. Anzi, paradossalmente, c'era calma e silenzio tutt'intorno. Case distrutte. Non un'anima in giro. Philia si strinse nel lungo mantello bianco e nelle spalle. Non sapeva come fosse arrivata lì. Dovunque fosse. C'era qualcuno che la chiamava, non che ne udisse la voce comunque. Era solo un fremito nel suo cuore. Avanzò incerta lungo la strada, guardandosi intorno con circospezione. La foresta scheletrica alla sua destra sembrava celare orrendi segreti mentre le sue fronde spoglie ondeggiavano tristemente al vento. Ma non arrivò nessuno a farle del male. Era come se non fosse rimasto più niente. Nè buono. Nè malvagio. Qualcosa apparve in lontananza. All'inizio era una forma irregolare che si delineava man mano che la ragazza avanzava. Una torre. Era nera e lucida e si ergeva per molti metri. Philia vide il paesaggio riflettersi su quel materiale che sembrava vetro ma che dava l'impressione di essere molto più solido. Una scala saliva vorticosamente fin sulla cima triangolare che faceva somigliare la costruzione ad un alfiere degli scacchi. La ragazza drago non ricordava di aver mai visto una torre simile, ma qualcosa di ancor più incredibile la distolse da qualsiasi sforzo stesse facendo per ricordare. C'era qualcuno ai piedi della torre, di fronte all'immenso portone d'entrata. Anch'esso lucido e nero. La figura non si mosse mentre lei si avvicinava. Non era molto alta ed il suo viso era coperto da un grosso velo scuro, simile a quello che Zelgadiss aveva mostrato loro e che apparteneva al popolo di Derkar. Solo gli occhi verdi erano visibili e la fissavano immobili. Sembravano voler dire qualcosa, ma Philia non capiva. Philia si fermò a pochi metri da lei, ma la figura non ebbe reazione. Si fissarono a lungo come se da un momento all'altro dovesse succedere qualcosa. Ma il mondo intorno a loro continuò a sgretolarsi e nulla più. All'improvviso la figura si voltò, senza dire una parola, diretta alla porta della torre. "Aspetta!!" Philia riuscì a dire allungando una mano nella sua direzione "Dimmi almeno chi sei? E dove siamo?" La figura si fermò, senza girarsi. "Sono ciò che stai cercando" disse, la sua voce era innaturale e Philia non riuscì a distinguerne il tono. "Che significa?" Philia si sentiva angosciata. Non capiva perchè ma lo era. Un forte peso le opprimeva il cuore, così, all'improvviso. "Devi capire da sola" La ragazza drago tentò ancora una volta di fermarla, di chiedere spiegazioni ma la figura sparì inghiottita da una di quelle nuvole nere che stava invadendo il cielo. "Aspetta...." mormorò ancora, mentre i contorni del sogno si facevano sfocati, portati via dal sole del mattino che già aveva invaso la sua stanza...... |
| capitolo 03 - LA MANO SULLA CULLA |