| capitolo 03 - LA MANO SULLA CULLA |
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Mattino.. Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. "Val, sei sicuro? E se poi ci scoprono?" Chiese la voce preoccupata di Kain, mentre lui e il giovane drago ancestrale scendevano le scale che portavano al laboratorio di Zelgadiss. "Chi vuoi che ci scopra? Sono le nove...sono ancora tutti a dormire!" rispose Valgrav, che fra i due sembrava il più deciso. "Papà si arrabbierà se lo viene a sapere!" commentò l'amico più piccolo, trotterellandogli dietro "Non vuole che entriamo nel suo laboratorio!" "Non lo verrà a sapere se tieni la bocca chiusa! E poi voglio solo dare un'occhiata, non toccheremo niente!" Valgrav osservò per un attimo la porta del laboratorio sotterraneo e poi la spinse delicatamente, non resistendo alla curiosità. La porta si aprì tranquillamente, sembrava che non ci fossero incantesimi di controllo. "Wow!" Esclamò il ragazzino, entrando nella stanza "Guarda qua! Sembra il laboratorio di uno scenziato pazzo!!!" Kain era dietro di lui e camminava a piccoli passi lenti, guardandosi ogni tanto dietro le spalle nel terrore che suo padre o chi per lui potesse arrivare in quel momento e scoprirli. Valgrav si avvicinò correndo ad un tavolo pieno di provette e strane componenti di chissà quale creatura che galleggiavano in sostanze gelatinose all'interno di barattoli di vetro trasparente. "Guarda qua! Cosa credi che sia quella cosa schifosa?" chiese il ragazzino. "Non ne ho idea.." Kain la guardò storcendo la bocca. Qualsiasi cosa fosse, il contenuto del barattolo galleggiò volteggiando tre o quattro volte nel liquido verdognolo in cui era stato immerso. "Cavoli! Se mettessi una cosa del genere nella vasca di Philia le verrebbe un infarto!" sentenziò Valgrav e i suoi occhi brillarono di eccitazione all'idea di poter attuare quello scherzo. Sfiorò il vasetto ma Kain glielo tolse immediatamente da sotto gli occhi. "Non se ne parla nemmeno! Papà si ricorda tutto a memoria, se te lo porti via saprà che è sparito!" commentò "Quindi, togliti dalla testa quest'idea" e rimise il barattolo nell'esatto punto in cui era prima mentre Valgrav, girandosi, aveva già trovato qualcos'altro a cui dedicare la sua attenzione. "Hey guarda! Forte!" Esclamò, indicando lo scheletro che si ergeva in fondo alla stanza. Era a grandezza naturale, lo scheletro di un uomo sul metro e ottanta più o meno. Le braccia e le gambe pendevano flosce, attaccate ai fili di sostegno e da vicino sembrava un'orribile e macabra marionetta. Kain fece un passo indietro istintivamente. "Gliel'ha regalato Lord Milgazia l'ultima volta che è venuto qui" lo informò Kain, che non era particolarmente entusiasta di quello scheletro "Dice che serve per studiare le ossa degli esseri umani" "E quello là che roba è?" Chiese Valgrav, indicando un tavolo quadrato appoggiato in un angolo della stanza. Sopra di esso erano appoggiati i due trasmittitori con i quali Zel e Amelia si parlavano se erano lontani. "Sono i trasmettitori di papà" rispose Kain "Li usa per parlare con noi quando è lontano" Valgrav osservò le due piccole sfere rosse non più grandi di una palla da tennis. "E come funzionano?" "Guarda!" Kain ne prese una e dette l'altra a Valgrav "Resta lì" aggiunse poi, mentre lui raggiungeva la parte opposta della stanza, andando a posizionarsi accanto al tavolo sui cui Zel e le ragazze stavano lavorando alla profezia. Fogli e libri erano sparsi ovunque. Kain premette un pulsante sulla sua sfera e quella di Valgrav iniziò a brillare. "Hey!" esclamò il ragazzino "Che devo fare?" "Niente! Tienila in alto davanti a te e non farla cadere!" gli rispose Kain, mentre un cono di luce si apriva da entrambe le parti, rivelando le facce dei due bimbi. "Allora mi vedi?" Chiese il principino. Valgrav sembrava poco colpito. "Kain ti vedevo anche prima!" commentò apatico. Kain sbuffò. "Certo! Serve per quando due persone sono lontante non quando sono nella stessa stanza!" "E cosa succede se vengo più vicino?" Valgrav si avvicinò all'amico con gli occhi fissi sul suo cono di luce. Quando furono ad un solo metro di distanza, le due sfere cominciarono ad emanare strane scariche di energia. "Che diavolo sta succedendo?" Chiese Valgrav, allarmato. "Non lo so!!" Kain sembrava ancora più allarmato. La sua sfera si stava agitando e rimbalzava sul palmo della sua mano. Un attimo dopo entrambi i trasmettitori emisero un fischio prolungato. "Spengi quel coso!" Ordinò Valgrav, mentre tentava di zittire la sfera che aveva in mano, nascondendola sotto la sua maglietta, con scarsi risultati. Kain agitò le dita freneticamente sulla superfice della sfera non riuscendo, agitato com'era, a trovare il pulsante di spegnimento. Poi all'improvviso il fischio cessò. I due bambini appoggiarono velocemente le due sfere sul tavolo e tirarono un sospiro di sollievo. I due trasmettitori stavano fumando. "Credi che si siano rotti?" Chiese Valgrav, osservandoli. "Spero di no" rispose angosciato Kain "O papà non mi porterà alla finale del torneo di magia del prossimo mese..." Il principe, con sguardo afflitto, fece rotolare sul tavolo con due dita il trasmettitore dal quale continuava ad uscire vapore grigio e un inquietante scricchiolio. "Hey guarda qua!" Esclamò Valgrav, il quale sembrava già essersi ripreso dalla preoccupazione per l'imminente disastro. Passò a Kain un foglio. Kain gli lanciò un'occhiata svogliata ma dovette ammettere che il disegno che c'era sopra era molto bello. Si trattava dell'immagine di un enorme serpente nero. Le sue grosse spire erano avvolte tre o quattro volte e rilucevano di un rosso sangue. La bestia aveva la bocca aperta, dalla quale spuntavano due lunghi e famelici denti affilati. Dietro di lui era disegnato un simbolo dall'aspetto inquietante. "Mette i brividi, eh?" Valgrav gli strizzò un'occhio. "E guarda qua! E' il testo di una profezia! Ti era mai capitato di vederne una?" Kain si sporse in avanti e guardò la scrittura minuta di suo padre sul foglio. Valgrav era in fibrillazione. "E' emozionante! Ti rendi conto? Una profezia....ma non è che ci si capisca molto..è tutto in rima!" "S...s..e...questa è una erre.." Kain passava il dito sotto una delle parole che gli sembravano scritte più chiaramente "...allora esse...e..erre...pi...e..enne...ti....e......Ser-pen-te...serpente! C'è scritto serpente vero?" Chiese tutto euforico. Valgrav lo liquidò con un sorriso veloce "Esatto genio, ma ora sbrighiamoci o finiranno per trovarci" esclamò "Rimettiamo tutto com'era prima" Kain annuì e afferrò i trasmettitori che avevano almeno smesso di lamentarsi e li rimise sul tavolino, cercando di ricreare la stessa posizione in cui li avevano trovati, poi entrambi si diressero fuori dal laboratorio a far colazione. I contorni della sfera si sfaldarono e con essa l'immagine che c'era dentro. Phibrizio sorrise, accarezzando la testa di Fear. "E' proprio vero, amico mio.." disse, alzandosi dalla poltrona "..i bambini ci osservano...e a volte sono molto più svegli di noi....." Nello stesso momento... Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. Qualcuno bussò alla porta. "Signorina Philia" la voce della cameriera era cortese e umile "la colazione è pronta e sua Altezza Reale mi ha mandato a dirle che sarebbe onorato di averla a tavola con il resto della famiglia" Philia girò la testa verso la porta. Era sveglia da almeno due ore. Quello strano sogno l'aveva turbata a tal punto da non permetterle di addormentarsi di nuovo. "Vengo subito" rispose alla cameriera che annuì, dileguandosi poi silenziosamente. La ragazza-drago rimase per qualche istante a fissare il soffitto sul quale era dipinto un enorme affresco. Si soffermò a scrutare i lunghi capelli di Lord of Nightmares che ricadevano in ampi boccoli biondi. Il suo sguardo era coperto dalla lunga frangia, come in ogni immagine che rappresentava l'entità suprema, le sue labbra dischiuse e inespressive mentre fissava le due figure che prendevano forma dalle sua mani. La nascita delle forze superiori era un tema molto ricorrente, sopratutto nelle regge. Alla sinistra Shabranigdo si innalzava fra le fiamme, rosso e incandescente simile ad un enorme granchio mostruoso. Di fronte a lui, Cephied risplendeva nella propria divina purezza, circondato da un alone di luce. Entrambe le figure ricoprivano gran parte della parete, mentre Lord of Nightmares prendeva almeno metà del soffitto. Il tratto era preciso e i dettagli molto curati. Un'opera di gran pregio. Philia sospirò. Per quanto osservasse, la sua mente era altrove. I suoi occhi oltrepassavano l'affresco, come in cerca di una risposta. Certo era anche possibile che si fosse trattato soltanto di un incubo, ma le sensazioni che le aveva dato erano troppo reali. Inoltre, un sogno o un incubo sono ben classificabili, quello che invece lei aveva visto era strano. Non sapeva se doveva esserne felice o se doveva averne paura. E questo la portava a pensare che fosse un sogno premonitore. Sospirò, sbattendo le ciglia un paio di volte mentre si alzava dal letto. Ad ogni modo era meglio aspettare di esserne sicura. Non avrebbe detto niente agli altri: quello che aveva visto poteva non essere collegato alla profezia ed era totalmente inutile mettere in allerta i suoi amici per nulla. Sì pettinò i capelli con le mani, cercando di sciogliere quanti più nodi possibili. Era una procedura che non dimenticava mai la mattina. Oltre a facilitarle l'arduo compito di pettinarsi, aveva anche un forte potere calmante su di lei. La luce del sole baluginò un attimo mentre una rondine sbatteva le ali davanti alla finestra aperta e si posava sul davanzale con un breve cinguettio di saluto. Philia si voltò a guardarla e sorrise, se non altro era una bella giornata di sole....... Nello stesso momento.... Wolf Pack Island, a sud della Penisola dei Demoni. "PER SHABRANIGDO, XELLOS, CHIUDI QUEGLI SCURINI!!!" Gridò Zelas Metallium, nascondendo la testa sotto il cuscino di seta, nero come le lenzuola. "QUEL MALEDETTO SOLE E' DI NUOVO QUI!" "Credo che sia moderatamente normale, master. Sono le nove del mattino" cinguettò la voce serafica di Xellos, mentre si apprestava a tirare il pesante raso delle tende davanti alla finestra. La piccola striscia di luce solare che si era formata sul letto della Dark Lady morì in un attimo. Da sotto il cuscino provenne un lento e lamentoso brontolio. Il corpo di Zelas giaceva scomposto sul materasso. Un piede color nocciola spuntava nudo, dalle morbide pieghe delle lenzuola, ornato di cinque o sei cavigliere che tintinnavano ad ogni minimo movimento della demone. Xellos rimase composto e in silenzio. In piedi accanto al letto, attese che la sua padrona decidesse di uscire fuori da sotto il cuscino. Ciò avvenne almeno venti minuti dopo quando, incapace di sopportare un minuto di più la silenziosa ma insistente presenza del suo subordinato, Zelas strisciò all'indietro e sul nero della seta spuntò la vistosa cascata dei suoi riccioli dorati. "Buongiorno master" sorrise Xellos. Lei gli lanciò un'occhiata funerea attraverso un paio di palpebre abbottonate dalle precedenti 3 ore di sonno. Si passò una mano fra i capelli e si profuse in due enormi sbadigli, di fronte ai quali Xellos volse lo sguardo con un gocciolone imbarazzato. "Xellos, vuoi spiegarmi perchè sono già sveglia alle nove del mattino?" Chiese la demone, facendo apparire il lungo bocchino d'orato e accendendo la sigaretta che vi era dentro con un gesto della mano. Il demone esitò un attimo ma l'espressione sul viso della padrona gli disse che non aveva molte speranze di rimanere in vita se non avesse fornito immediatamente una risposta. Zelas era molto irritabile quando si svegliava di mattina. E in quel preciso istante, poi, dopo solo poche ore di sonno non era esattamente un l'angelo misericordioso. "Ecco..." iniziò, sfoderando uno dei suoi sorrisi a 64 denti che però si spense subito quando Zelas ringhiò sommessamente "..ahem...Dynast ha convocato una riunione" "Che cosa?" Esclamò lei, sconvolta, con un breve movimento della testa. I grandi orecchini a cerchio, le si mossero ai lati del collo. "Pare che debba parlarci di qualcosa d'importante" commentò Xellos, con aria poco convinta. "E deve farlo proprio...DI NOTTE?" Un altro gocciolone si formò sulla testa del demone mentre cercava le parole più adatte. "Master, Dynast non deve aver calcolato le tue...ahem..personalissime abitudini" rispose "Sai com'è fatto. Lui dorme solo dopo il calar del sole!" aggiunse, alzando le braccia come se quella di dormire di notte fosse una cosa fuori dal mondo. Il demone sperò che, ancora nel dormiveglia, Zelas non percepisse la vena di sarcasmo che stava faticosamente tentando di nascondere. Evidentemente ci riuscì perchè Zelas si limitò a brontolare qualcosa sul fatto che doveva dire due paroline - non proprio educate - a quel Dark Lord senza ritegno. "Xel portami un aspirina" esclamò poi con voce lamentosa, portandosi la mano libera alla tempia "Ho un terribile cerchio alla testa.." Il demone gli passò la compressa che era appena apparsa nella sua mano, porgendogli contemporaneamente il boccale d'oro con l'altra. La procedura della sveglia improvvisa in pieno sole prevedeva: linguaggio ponderato per non urtare i nervi già provati dal risveglio prematuro, aspirina e calice preferito dal master riempito per metà d'acqua e ..... "Xellos ho bisogno di -" "La vasca è già pronta master" la prevenì il demone, riprendendo il bicchiere e facendolo sparire nel nulla. Zelas annuì, strizzando leggermente gli occhi mentre scendeva dal letto. La lunga ed incredibilmente trasparente camicia da notte che indossava le ricadde morbidamente fino alle caviglie, accompagnata dal tintinnare argentino delle decine di braccialetti che indossava. "Quanto tempo ho?" Chiese avanzando faticosamente lungo la stanza buia. La sua gamba sinistra faceva regolarmente capolino ad ogni passo dallo spacco che le partiva dall'anca. "Tre ore" rispose Xellos. Ad un suo gesto le coperte del letto si rimisero a posto, mentre lui seguiva Zelas. La Dark Lady non sembrava molto soddisfatta del tempo concessole. "Dove, 'sta volta?" mugolò con voce impastata. "Hellmaster Manor" fu la risposta. Zelas parve svegliarsi all'improvviso. Sollevò la testa dai fili della camicia da notte che stava sciogliendo e lo fissò per qualche istante. "Da Phibrizio?" Xellos annuì. "Dynast sostiene che riunirsi lì potrebbe facilitare i rapporti con lui" rispose Xellos "Pensa che debba essere coinvolto..." A Zelas scappò una risatina, mentre la sua camicia da notte cadeva a terra e lei entrava lentamente nella vasca. "Pensa di fargli piacere portandogli gente a casa?" esclamò ironica "Quello non ci sopporta! E, sinceramente, non lo adoro nemmeno io. Che diavolo ci importa di coinvolgerlo? Dynast c'ha preso forse per un Associazione di Beneficenza?" Xellos passò una spugna bianca alla demone immersa nella schiuma fino alle spalle. "Credo che si sia preso molto a cuore la situazione...." commentò. "A cuore?...Tirami su i capelli, Xel...." il demone afferrò le lunghe ciocche bionde e le girò in una crocchia fissandole con un lungo spillone nero ".....Ti rendi conto dell'idiozia che hai detto? Dynast è strano, ma è pure sempre un demone! Non credo proprio che voglia fare da baby-sitter a quel rompiballe di Phibrizio....." "Io direi piuttosto che una sua futura collaborazione gli garantirebbe una qualche sicurezza..." specificò Xellos, tornato composto ad un metro dalla vasca di marmo bianco ora che i capelli della padrona erano sistemati a dovere e ricadevano in ciuffi scomposti dalla sommità della sua testa. Zelas lo guardò in silenzio, come ragionando su ciò che aveva appena sentito. All'improvviso lasciò andare la spugna in acqua e incrociò le braccia. "Vuoi dire che sta cercando di lisciarselo per averlo dalla sua parte?..Ma che senso ha? Phibrizio non ha nemmeno 1/4 dell'esercito che aveva prima! Come potrebbe dargli una mano?" "A dire la verità non credo si tratti di questo" ammise Xellos "Credo che Dynast sia rimasto molto colpito da come Phibrizio ha incantato tutti quanti all'ultima assemblea snocciolando la sua bella ricerchina sul Flagello" "Dici che sa qualcosa che noi non sappiamo?" s'informò Zelas. "Non lo so" Xellos tornò criptico come al solito. "Tienilo d'occhio allora" commentò secca Zelas "Voglio che tu gli stia alle costole" Xellos abbassò la testa in segno di ubbidienza. Lei si alzò, lasciando che l'acqua le scivolasse sul corpo prima di avvolgersi dentro l'asciugamano che il demone le porgeva. "Questa storia non mi piace per niente...." commentò prima di sparire nella sua stanza, accendendosi un'altra sigaretta...... Tre ore più tardi Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. "Scusate il contrattempo...." esclamò Philia, entrando finalmente nel laboratorio sotterraneo di Zelgadiss dove gli altri tre erano già riuniti intorno al tavolo, intenti a scrutare la pergamena della profezia "...ma non riuscivo a convincere Valgrav che doveva andare a lezione con il ministro Synor insieme a Kain" Philia sospirò tristemente "..non so più cosa fare con quel cucciolo. Fra lui e la scuola c'è un odio profondo" Amelia sorrise. "Non preoccuparti, Philia. Anche Kain fa sempre i capricci quando deve studiare con Synor. Vedi il ministro è -" "Un emerito imbecille" concluse Zelgadiss, ricevendo un'occhiataccia dalla moglie. "Non so cosa darei per poter evitare a Kain la tortura di starlo a sentire! Non fa altro che parlare di regole e di etichetta!" "Bè Zelgadiss.." mormorò Philia delicatamente "..devi anche capire che Kain è un giovane principe e come tale dev'essere educato in una certa maniera. Insomma, dovrà regnare su Seillune un giorno, no?" Amelia sembrò felice che qualcuno la pensasse come lei. "Proprio così Zel. Sono cose che gli serviranno!" "Forse quando avrà l'eta giusta per capirle!" replicò la Chimera. Le due donne scossero la testa. Lina invece rimase immobile, poco interessata all'intera discussione. "Ma dico.." continuò la Chimera "Come si può dare ascolto ad un uomo che dà tanta importanza a come un bambino di cinque anni tiene in mano un menù? A che può servirgli tenerlo correttamente se poi non lo sa neanche leggere?" "Oh questo non è vero!" Amelia lo rimproverò, ma col sorriso sulle labbra, notando sempre con molto piacere come suo marito tenesse al figlio in maniera esagerata "Kain sa già leggere un pò!" Zelgadiss le lanciò un'occhiata. "Kain distingue le lettere, ma non sa leggere, Amelia" rispose "E comunque non sarebbe a quel livello se non mi mettessi io a insegnargli queste cose!" Lina tossì, cercando di attirare l'attenzione. I due sovrani s'interruppero. "Direi che forse sarebbe meglio iniziare a concentrarci sulla profezia e rimandare le discussioni sui...hum....traguardi scolastici di Kain a più tardi, che ne dite?" Gli altri annuirono, arrossendo leggermente. Zelgadiss ritrovò il proprio contegno con un breve colpo di tosse e assumendo l'espressione da 'chimera profondamente preoccupata per le sorti del mondo' il che indusse le altre a fare altrettanto. Philia si sedette composta, afferrando il libro con la profezia e leggendola per l'ennesima volta senza trovare nuove risposte da dare. "C'è una cosa che mi è venuta in mente ieri sera" iniziò improvvisamente Zelgadiss "e della quale volevo discutere con voi" "Hai scoperto qualcosa?" Chiese subito Amelia, leggermente gelosa che, avendo delle novità su quella storia, Zel non le avesse prima riferite a lei. Zelgadiss scosse la testa. "Non proprio" rispose "Diciamo che si tratta solo di un interrogativo" "E sarebbe?" lo incalzò Lina. "Bè...avete notato che in quel testo non si parla mai dell'identità del male che si preannuncia?" Chiese. "Cosa vuoi dire?" Domandò Amelia, lanciando un'occhiata al libro. "Voglio dire che pur parlando del pericolo, esso non viene descritto in alcun modo" rispose. "In poche parole non sappiamo quale sia la forza in gioco!" mormorò Lina. "Esattamente" confermò la Chimera "E questo può voler dire una sola cosa..." "Che il pericolo è qualcosa di nuovo" concluse Amelia, seguendo finalmente il ragionamento del marito. Per un attimo ci fu silenzio, vista la gravità di quella rivelazione. Ma poi Philia sembrò non concordare con l'intera faccenda. "E se invece venisse nominato ma non direttamente? Se fosse nascosto tra le righe ad esempio" esclamò "In fondo è tutto un pò enigmatico" "Sì ma non così tanto da stravolgere il senso di ciò che è scritto. Voglio dire, qua non si parla in codice. Definisce 'Flagello' il nemico e sostiene che porterà 'ombra'. Questi non sono indizi" commentò Lina "Sono solo definizioni poetiche" "Secondo me Lina ha ragione" s'intromise timidamente Amelia. "E poi questo Flagello viene presentato come una specie di messia. Come portatore di qualcosa." "Portatore di un nuovo nemico, come una forza oscura sconosciuta ad esempio" Zelgadiss sembrava sempre più convinto di ciò che pensava. Philia non sembrò molto convinta, ma non avendo argomentazioni con cui sostenere le proprie ipotesi e non volendo raccontare loro del sogno, decise di non proseguire oltre. "Dite che potrebbe essere qualche demone da un altra dimensione..come Dark Star?" Chiese. Zelgadiss sembrò pensarci un attimo ma poi scosse la testa. "No, non credo. Qua c'è scritto che nascerà" rispose "E mi sembra un punto abbastanza chiaro" "E se nascere fosse inteso come 'apparire'?" suggerì Amelia. "Così torniamo alla questione di prima" esclamò Lina "Dobbiamo leggere la profezia così com'è oppure dobbiamo intendere ogni singola parola come metafora per qualcos'altro? Se non ci mettiamo d'accordo sulla chiave di lettura non andremo mai avanti!" Tutti concordarono che la maga aveva ragione. Adesso rimaneva da scegliere quale delle due strade seguire, però. E questo sembrò gettare tutti in un baratro. Nessuno riusciva a decidersi su quale fosse la strada migliore visto che entrambe, per una profezia, erano più che ipotizzabili. Dopo mezz'ora di supposizzioni e di 'E se..' Zelgadiss arrivò alla conclusione che avevano bisogno di aria, di un posto diverso e di una spinta psicologica. "Ieri, prima che arrivaste, mi sono reso conto che la Biblioteca di Seillune aveva dei testi che mi potevano essere utili per questa ricerca così ho informato il responsabile e siamo rimasti d'accordo che me li avrebbe consegnati oggi pomeriggio" esclamò Zelgadiss "Che ne dite se per svagarci un pò non andiamo a prenderli di persona? Sono una ventina di testi e in quattro non faremo fatica a portarli" Le ragazze accolsero la proposta con entusiasmo. In quel momento la prospettiva di una passeggiata era la cosa più bella del mondo.... Nello stesso momento Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione. L'enorme sala dov'erano stati condotti era fiocamente illuminata da torce appese al muro. Nella scarsa luce i muri di granito sembravano neri e il pavimento si distingueva a malapena. Dynast, seduto su quello che aveva tutta l'aria di essere una sedia dall'ampio schienale, sembrava quasi risplendere nel buio. Xellos pensò che somigliasse esageratamente ad una grossa lucciola azzurra e trattenne a stento una risata mentre Zelas gli tirava una gomitata, leggendogli nel pensiero. I due Dark lord e i quattro Dragon Lord presero posto intorno ad un tavolo rettangolare. Da un'infossatura quadrata al centro del tavolo proveniva un'intensa luce biancastra che permise ai nuovi arrivati di scorgere il marmo di cui era fatto il tavolo e i disegni che c'erano sopra. Zelas distinse chiaramente alcune figure feline, forse leoni o leopardi, e altre figure umane che richiamavano alla mente immagini di Lei Magnus o di Lord of Nightmares. L'insieme era un pò caotico ma abbastanza sopportabile. Nell'aria c'era più tensione del solito e Dolphin visibilmente irritata e appoggiata di schiena ad un muro non migliorava la situazione. Zelas si accese una sigaretta e accavallò le gambe. Lo spacco di un abito rosso sangue si aprì e ricadde a terra, rivelando l'intera visuale delle sue gambe. Vrabazard tossì e volse lo sguardo. Tentando di nascondere l'imbarazzo assunse un'aria scocciata, ma senza successo. Esclamò un poco convinto "Quanto vuole farci aspettare ancora?" ma nessuno rispose. Il Re dei draghi di Fuoco stava ovviamente parlando di Phibrizio che, anche nelle vesti di padrone di casa, aveva deciso di farsi desiderare. Il primo a farsi vedere, ad ogni modo, fu Fear che appena entrato si mise a giocare con le treccine di Dolphin la quale, indispettita, si liberò di lui con un calcio. "Qualcuno dovrebbe mettere il guinzaglio a quella bestiaccia" commentò, tornando ad incrociare le braccia sul petto. "Curioso, stavo per dire la stessa cosa di una certa Demone degli Oceani" commentò Phibrizio, scoccando a Dolphin un'occhiata maligna. L'ocelot lo raggiunse e gli si strusciò contro una gamba ricevendo un paio di pacche sulla testa. "Non te la prendere Fear, è ancora una ragazzina...." "Almeno io non sono un morto vivente!" replicò acida Dolphin. Phibrizio alzò lo sguardo malcelando il desiderio di trapassarla da parte a parte. Ad ogni modo la sua vena omicida sembrò sopirsi di nuovo mentre tornava a guardare i suoi ospiti. Un ampio, seducente, sorriso gli si dipinse sul volto mentre si fermarva all'inizio del tavolo. Osservò i quattro Dragon Lord alla sua sinistra, Dynast a capo tavola e Zelas e Xellos alla sua destra. Dolphin non venne degnata di un ulteriore sguardo. Non che a lei interessasse comunque. Phibrizio indossava un'ampia veste blu notte che somigliava molto ad una vestaglia da camera. Dalle ampie maniche spuntavano le mani leggermente rosee che lo facevano assomigliare ad un essere umano dalla pelle estremamente delicata. La veste poi ricadeva in ampie pieghe fino ai piedi, infilati in due curiose scarpe scure che dovevano essere pantofole ma che, Xellos non potè fare a meno di notare, ricordavano scarpe da donna. I capelli neri erano legati come al solito in un codino e all'orecchio sinistro portava un piccolo brillantino che risplendeva nel buio. Nonostante qualche stravaganza, comunque, l'insieme ostentava una raffinata eleganza. Un bel cambiamento dalla tuta e pantaloncini che aveva indossato per più di mille anni. Valwin sembrava impaziente. "Dal suo abbigliamento dobbiamo dedurre che si è appena svegliato Lord Hellmaster? E' forse troppo presto per lei?" "Per me lo è di sicuro" pensò Zelas che, nonostante il bagno, non si era ancora ripresa dal trauma del risveglio. Phibrizio non sembrava irritato. "Ah questa?" sorrise divertito indicando l'abito che indossava "No, no è una tunica da giorno. Proviene dai territori oltre la barriera. E' comoda e non m'intralcia i movimenti. E, lei capisce," si chinò verso il Re dei Draghi dell'Aria che a stento si trattenne dall'allontanarsi "con il corpo che mi ritrovo di movimento me ne concedo parecchio!" Il demone ridacchiò nel vedere la faccia scandalizzata di Valwin. "Adesso basta Phibrizio" l'ordine veniva dalla sedia con l'ampio schienale. Tutti si girarono verso Dynast che era rimasto immobile come una statua. "E' arrivato il momento di discutere. Siediti, ti prego" Phibrizio sbuffò ma non disubbidì e prese posto a capo tavola di fronte a Dynast. "C'è una cosa che vorrei fosse posto alla vostra attenzione" cominciò il Demone dei Ghiacci, mentre una sfera trasparente si formava dalle sue mani e andava a posarsi a mezzo metro sopra il quadrato lucente al centro del tavolo. "Osservate....." Nello stesso momento Krimzon, Regno di Lyzeille. A nord della penisola dei demoni. Il bambino piangeva ancora. La cameriera sospirò sconsolata osservando il neonato che strillava a più non posso. "Non so più cosa fare, Signora" si giustificò, continuando a cullarlo svogliatamente "Ha mangiato e l'ho cambiato non più di due minuti fa. Non capisco perchè faccia così!" La donna distesa nel letto non rispose. Era minuta, con lunghi capelli neri che ricadevano in grandi ciocche sopra i cuscini e le coperte. Il piccolo viso ovale era segnato da profonde occhiaie e la pelle era pallida e malsana. La stanchezza del parto, avvenuto non più di due ore prima, era ancora evidente. Guardava il bambino con occhi spenti. Non c'era entusiasmo nei suoi sguardi. Eppure il bambino era un bel maschietto sano, con due paffute guance rosee, sembrava quasi troppo grande per l'età che aveva. "Lascia..." mormorò improvvisamente la donna "..me ne occupo io" La cameriera sembrò preoccuparsi. "Ne è sicura signora? Forse è ancora troppo debole..." La donna scosse la testa e tentò di sorridere. Le labbra sottili e bianchicce si teserò ai lati del viso in una specie di stanca smorfia. "Non preoccuparti" La cameriera annuì e porse il bimbo fra le braccia tese della madre. La donna sembrò faticare enormemente nello stringere il bimbo a sè. Sembrò che le braccia si potessero spezzare in due anche solo per quel semplice piegamento. "Shhhh, Caleb..." sussurrò la donna "...ci sono io qui con te" la voce era triste, rassegnata. La cameriera si dileguò silenziosamente, chiudendosi la porta alle spalle. Il bambino sembrava sul punto di scoppiare vista la veemenza con la quale gridava. La vocina cominciava a farsi roca. La donna gli accarezzò la testina mora. Gli prese la manina fra le sue e per qualche istante lo osservò muovere le piccole dita. La donna si portò una mano alla fronte e strinse il pugno, mentre le lacrime le bagnavano gli occhi. Tirò su col naso un paio di volte, tornando ad accarezzare le guance tonde del bimbo che ora si era liberato della copertina e scalciava, stretto nel suo vestitino bianco. "Non piangere...." sussurrò ancora la donna. Le sue lacrime erano così tante ora che gli colavano lungo il naso e in gola, strozzandogli la voce già debole "....shh...non piangere.....loro non sanno...." ma il bambino era diventato paonazzo "....loro non possono capire....Dio mio perchè.....perchè te la sei presa con lui....." la donna crollò definitivamente. Abbracciò il figlio, unendo le sue lacrime a quelle apparentemente insensate del bambino.... Nello stesso momento Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione "Ma che diavolo-" Vrabazard non riuscì a trattenersi, mentre la bolla di Dynast spariva lentamente, portando via con sè le immagini del bambino e della donna in lacrime. Si girò verso il Demone dei Ghiacci ad occhi spalancati. "Che diavolo significa tutto questo, Dynast?" Dynast mosse appena appena le mani, mentre i Dragon Lord insorgevano, gridando e facendo domande una su l'altra. "Calma, signori, calma" esclamò e la sua voce decisa riuscì a superare tutto quel cicaleccio "Un pò di pazienza e vi spiegherò..." "Si è trattato di una possessione? Per questo piange così?" Chiese Zelas, spengendo la sigaretta in un posacenere argentato, fatto apparire per l'occasione. Dynast scosse la testa. "Non proprio" rispose. Sembrava che stesse cercando le parole adatte. "Caleb potrebbe essere molto più di un bambino indemoniato" "Potrebbe essere un demone vero e proprio" commentò Phibrizio con un sogghigno. Quell'aria grave sembrava divertirlo. I Dragon Lord si girarono verso di lui e la loro irritazione parve aumentare. "Che sta dicendo?" esclamò Rangort. "E' inaudito!!!" ringhiò Ragradria "Quella era la regina di Krimzon. Suo figlio non può essere un demone!" "Il padre è lo stimato Re Gordon! Modello di valore e coraggio!!" aggiunse Valwin. "Errore. Il padre è Alastor, signori, demone della seconda gerarchia inferiore alla nostra. Creazione della signorina Metallium, se non ricordo male" rispose Phibrizio, scoccando un'occhiata a Zelas. I draghi fecero altrettanto. "Alastor?" Zelas quasi soffocò. "Ma lo credevo morto dai tempi della Kouma Sensou!" "Purtroppo non è così, Zelas" ammise Dynast "Alastor è vivo. E Caleb è suo figlio" "Ma come ha fatto?" la Dark Lady sembrava quasi sconvolta "Voglio dire, come ha fatto a nascondersi per tanto tempo senza che io venissi a saperlo!" "Non lo so" Dynast spostò indietro la propria sedia e si alzò. La lunga tunica azzurra che indossava si mosse leggermente, scivolando sul pavimento. "Non so come abbia potuto nascondersi così a lungo. Sta di fatto che c'è riuscito. Se siamo venuti a conoscenza che era ancora vivo, lo dobbiamo solo a quel bambino che tra l'altro è il motivo per cui siete tutti riuniti intorno a questo tavolo" "E non sarebbe ora di spiegarci perchè ci hai fatti venire qui per parlarci di un bambino frutto di una relazione a dir poco riplovevole?" s'intromise all'improvviso Vrabazard, che sembrava piuttosto irritato "Non credo proprio che questo possa aiutarci nella nostra ricerca!" "Direi di sì, se la nostra ricerca finisce con lui" rispose seccato Dynast, osservando la reazione di tutti con gli occhi gelidi. "Cosa vorresti dire?" Chiese Dolphin, decidendo finalmente di prendere parte alla discussione. Dynast si ricompose. "Ritengo che abbia molte caratteristiche che corrispondono a quelle del Flagello" confessò con voce grave. Sulla stanza calò il silenzio. I Dragon Lord sembravano delusi o per lo meno scettici. Ognuno di loro aveva segretamente sperato di essere il primo a trovare quell'essere. E nessuno di loro avrebbe mai voluto che fosse un demone a batterli sul tempo. Zelas era più preoccupata per la ricomparsa di Alastor che per la grande rivelazione. Quel demone era sempre stato un problema fin dalla sua creazione. E forse non c'era da biasimarlo poichè era stato il prototipo di Xellos. Una specie di prova. Uno scarto, per dirla come Zelas lo aveva definito in seguito. Inutile dire che lui nutriva per la sua creatrice e per il suo rivale un risentimento profondo che l'aveva spinto a tradirli durante la Kouma Sensou. Per poco Zelas stessa non c'aveva rimesso la vita. "E, se è lecito, che cosa ti fa pensare che si tratti di Lui?" la voce di Xellos ruppe il silenzio. Dynast si voltò lentamente. I due si fissarono a lungo, senza che nessuno dei due abbassasse lo sguardo. "Bianco di nascita, Nero nelle sue origini, Apparirà ciò che non è agli occhi di tutti." Dynast citò la frase della profezia "E' questo che è stato detto. Ed è questo che lui è. Bianco, poichè sua madre pratica la magia bianca. Nero, poichè in lui scorre il sangue dei Metallium......" Dynast si soffermò su quelle ultime parole, quasi a volerle sottolineare. "E per concludere, appare un essere umano, ma potrebbe non esserlo. Il suo aspetto di semidemone sarebbe ben celato....questo perchè suo padre è di alto rango...." Una risatina impertinente attraversò la stanza e nessuno ebbe bisogno di voltarsi per sapere che si trattava dell'Hellmaster "Sembra proprio che tutte le tue creazioni abbiano lo stesso difetto di fabbricazione, Zelas..." commentò "....dovresti trovare un modo per ovviare a questa loro assurda passione nel fare figli con gli esseri umani!!" La Dark Lady gli lanciò un occhiata sulfurea. Era a dir poco furiosa per la piega che tutta quella discussione stava prendendo. Neanche Dynast, che di solito riusciva a farlo star zitto, adesso stava alzando un dito per far tacere Phibrizio che continuava a prenderla in giro apertamente. Sentì la mano di Xellos scivolare sulla sua. "Non è il momento nè il luogo..." gli suggerì mentalmente. "E' assurdo! Non posso tollerare che mi si parli così!!" rispose lei inviperita, senza che le sue labbra si muovessero di un solo millimetro. Xellos sentì i pensieri turbinare nella testa di Zelas, molti dei quali riguardavano Alastor. In cuor suo aveva sempre saputo che era ancora vivo. Le erbacce come lui non morivano mai. "Non puoi permetterti di schierarti contro qualcuno ora che potremmo essere vicini alla verità" le ricordò il demone "Lascia che me ne occupi io" Strinse la mano di Zelas e lei annuì. Xellos tornò a guardare la tavolata. I Dragon Lord sembravano totalmente spaesati da quell'acceso scambio di frasi. "Non mi pare che fosse questo l'argomento di discussione" esordì, con un breve scambio di sguardi con Dynast e Phibrizio "Ciò che riguarda le mie azioni non dev'essere giudicato nè qui nè tantomeno adesso. Ciò che è veramente importante al momento è scoprire se ciò che ipotizziamo è la realtà" "Il demone ha ragione" convenne Vrabazard. Teneva le mani incrociate e la testa bassa. Gli occhi erano fissi sul marmo del tavolo e sembrava che fosse molto concentrato su ciò che gli passava per la testa. "Dobbiamo andarci cauti. Potrebbero essere solo semplici coincidenze" "Tutta questa discussione è ridicola!" Saltò su Ragradia. Gli altri si voltarono verso di lei. "Non può essere il flagello, perchè la profezia non è ancora stata svelata dagli esseri umani. Mi sembra inutile, quindi, stare a discutere. Potrà essere un demone ma non è il flagello!" "E' proprio questo il punto" intervenne Phibrizio "La profezia è stata risolta..." Ragradia si lasciò scappare una risatina. "Oh, andiamo, chi vuole prendere in giro.....sappiamo benissimo che la Chimera e i suoi compagni sono ancora in alto mare" "Non la Chimera, maestà" intervenne Dynast "Ma suo figlio" Phibrizio si voltò di scatto verso Dynast, come se la notizia lo avesse colto di sorpresa. Ma non era certo questo che lo scioccava. L'unica cosa che lo preoccupava, al momento, era che anche Dynast stava seguendo la sua stessa pista. Il Signore dei Ghiacci sembrò percepire lo sguardo di Phibrizio su di sè, così si volto e gli dedicò un sorriso caldo. Phibrizio si voltò con un gesto di stizza. "Suo figlio?" Chiese Ragradria, ma già le immagini di Kain e Valgrav che entravano nel laboratorio di Zelgadiss stavano fluttuando sopra il tavolo e il Re dei draghi del mare capì da sola. "Certo lui non sa a cosa si riferisce ma l'ha decifrata.....su questo non c'è alcun dubbio" commentò Dynast. Ragradria rimase senza parole. Fu Valwin a insistere ancora. "D'accordo è stata decifrata! Ma questo non ci dà la sicurezza che si tratti proprio del Flagello!" "Vero. Ma potrebbe anche essere lui" rispose Dynast "Perciò suggerirei di monitorarlo al fine di controllare la sua evoluzione. Non ci sarà difficile capire se ha o meno le caratteristiche per essere il Flagello" Tutti sembrarono d'accordo o per lo meno, nessuno sembrava avere idee migliori e la riunione si sciolse subito dopo, senza che ci fossero ulteriori discussioni. Zelas ignorò il ghigno ironico che Phibrizio le rivolse mentre lei gli passava accanto per poi sparire insieme a Xellos. Se l'Hellmaster aveva in mente di inimicarsi tutte le altre entità era sicuramente sulla buona strada...... Qualche istante più tardi... Wolf Pack Island, a sud della Penisola dei Demoni. "STROZZERO' QUEL PICCOLO VERME CON LE MIE MANI NON APPENA MI CAPITERA' A TIRO!" sibilò Zelas, mentre attraversava i corridoi del palazzo con andatura sostenuta. Era talmente furiosa che la sua rabbia aveva iniziato a scaricarsi fuori dal suo corpo sottoforma di energia. Al suo passaggio i quadri tintinnavano sulle pareti e qualsiasi cosa fosse appoggiata sulla raffinata mobilia cadeva a terra. Xellos afferrò al volo una delle spade che pochi istanti prima era caduta dal suo sostegno sul muro e la fece tornare a posto velocemente. L'abito della Dark Lady si accorciò notevolmente e, passando dal rosso al bianco, tornò ad essere la tunica semitrasparente che indossava sempre. Gli orecchini tondi sparirono, lasciando il posto a due pendendi e i quindici braccialetti che aveva sul braccio sinistro si fusero insieme divenendo un'unica vipera dorata che si attorcigliava intorno al suo avambraccio. Xellos rimase in silenzio, limitandosi a raccogliere tutto ciò che cadeva e a rimetterlo a posto. Sapeva che qualsiasi parola pronunciata per riportarla alla ragione valeva un incenerimento istantaneo. Inutile dirle che quelle erano soltanto provocazioni. L'unica cosa che aveva in mente adesso era la seconda morte di Phibrizio e, a giudicare da quanto sangue e quanta materia grigia era sparsa sui muri che vorticavano nella mente di Zelas, doveva essere senz'altro più atroce della prima. Il corridoio si allargò in un grande soggiorno dal pavimento di pietra. Dopo che Zelas ci fu passata davanti, il camino sulla sinistra si accese con un'enorme fiammata rossa e la finestra si spalancò portando nella stanza una sferzata di vento gelido. La demone si lasciò andare sul lungo divano nero, sprofondando tra i cuscini. Xellos attese che il bocchino comparisse, com'era prevedibile, tra le sue dita e che la padrona aspirasse la prima boccata prima di parlare nuovamente. La nicotina diventava la sua migliore amica quando Zelas era nervosa. "Credo che la ricomparsa di Alastor sia la cosa più grave al momento" iniziò lentamente, spegnendo il camino che era decisamente fuori posto a metà ottobre su di un isola dal clima caraibico "Lascia perdere quello che ha detto Phibrizio" "Lascia perdere? LASCIA PERDERE MI DICI?" rispose la demone, sollevandosi dal divano "Quello mi ha fatto fare la figura della deficente davanti a tutti!" Xellos sospirò. "Gli unici a capirci qualcosa in quel discorso siamo stati noi tre, master" rispose, cercando di rimanere il più calmo possibile "I draghi non sanno niente di questa storia e Dolphin è sempre stata dalla tua parte. Quindi in definitiva non c'è stata nessuna figura. Phibrizio voleva portarti a litigare ma non c'è riuscito, chi ci ha rimesso è soltanto lui...se la vogliamo vedere in questi termini" Zelas non rispose, aspirando un'altra boccata dalla sigaretta. Forse Xellos non aveva torto. "Credi che quel bambino sia davvero il Flagello?" Chiese all'improvviso, cambiando argomento. Xellos fece un profondo sospiro. "Non lo so" ammise Xellos "E nessuno può saperlo fino a che non abbiamo la certezza che si tratti di un semidemone. E anche in quel caso, bè..credo che dovremmo mantenere delle riserve: come dice Valwin: questo non ci assicura che sia il Flagello" "Ma non sembra che t'interessi molto saperne di più su questa storia, o mi sbaglio?" Esclamò Zelas con tono inquisitorio. "Il fatto è che la comparsa di Alastor mi preoccupa molto di più" confessò il demone, incrociando le braccia al petto. "Credi che abbia qualche piano?" Chiese lei. Non sembrava preoccupata, solo curiosa. "Anche se non ce l'avesse, ha sicuramente qualche compito da svolgere" Xellos colse lo sguardo interrogativo della demone e allora si affrettò a specificare "Qualcuno lo ha nascosto per più di mille anni, credi che non gli abbia chiesto qualcosa in cambio? Se si trattasse di qualche nostro nemico, questo costituirebbe un problema per noi..." "A questo non avevo pensato" ammise Zelas "Ma credo che inizierò a preoccuparmene solo ed esclusivamente quando sarà il momento." La dark lady si alzò dal divano e proruppe in un immenso sbadiglio da ippopotamo, che poco aveva di femminile. Xellos concluse che l'arrabbiatura doveva essergli passata. "Bene, io torno a dormire" annunciò. I suoi occhi brillarono nell'aria un'ultima volta, ed erano seri. "Ora và ed esegui il compito che ti ho affidato...." la sua voce rieccheggiò tra le pareti per qualche istante, poi tutto tornò silenzio e Xellos si ritrovò solo nell'enorme stanza.... Ora di pranzo Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. "Non ce la faccio più, sono sfinita" un rantolo si fece strada da dietro la pila di libri appoggiata sul tavolo del laboratorio di Zelgadiss. Altri tre rantoli fecero eco al primo. Erano tutti e quattro esausti. Dopo la passeggiata a recuperare i libri erano tornati al castello e avevano saccheggiato la libreria reale, spulciando ogni singolo libro da capo. Il risultato era stato che adesso conoscevano almeno 500 profezie e i nomi di almeno un migliaio di profeti ma nessuno di essi serviva loro a qualcosa. Amelia apoggiò la testa tra 'Profezie degli ultimi 4 secoli' e 'Profeti e Oracoli: dove trovarli'. "E se aspettassimo il prossimo passo?" azzardò "Magari ci capiremmo di più" "Sì ma qual'è il prossimo passo?" domandò Lina, spostando una quindicina di libri sul pavimento. "Che importa? Aspettiamo e basta" insistette la principessa "Qualcosa deve pur succedere!" In altri casi Zelgadiss si sarebbe opposto, ma ora si vedeva costretto a dare ragione alla moglie. Erano in un vicolo cieco, senza uno straccio di indizio da poter seguire. Non rimaneva altro che aspettare il prossimo evento, nella speranza che non fosse quello più catastrofico. Philia non aveva detto una parola per tutta la mattinata. Il sogno di quella notte le era tornato più volte alla mente, come a volergli dire qualcosa, ma lei continuava a non capirci assolutamente niente. Aveva cercato la torre nei libri che avevano guardato, ma sembrava non esistere da nessuna parte. Eppure, se quello era davvero un sogno premonitore - cosa di cui ormai era praticamente sicura -, quella torre doveva pur significare qualcosa! Afferrò stancamente il grimorio della Chimera e rilesse ancora una volta il testo della veggente. No, non si parlava di torri nella profezia. Soltanto di ombre, di male e di un serpente. Serpente? Philia si tirò su e rilesse ancora una volta. Sì, serpente. Non si era mai accorta di quanto quella parte suonasse strana. "E il serpente lo guiderà al suo destino, quale esso sia. Tra le sue spire lucenti la vita e la morte danzeranno insieme per l'ultima volta" "Guardate" Philia fece cenno alla Chimera e agli altri di avvicinarsi "Che cos'è il serpente?" "Un rettile?" Suggerì Lina, sarcastica. "Andiamo Lina, cerca di concentrarti! Deve pur significare qualcosa! Non vorrà mica dire un serpente VERO!" "Bè il serpente ha sempre avuto molti significati" rispose Zelgadiss, mentre afferrava un paio di libri dal tavolo dietro di lui "Può simboleggiare una forza diabolica..." "E ti pareva..." boffonchiò Lina. Zelgadiss gli lanciò un'occhiata di traverso ".....oppure la rappresentazione della forza della terra" "Quindi anche lui non appartiene nè ai simboli negativi nè a quelli positivi!" esclamò Amelia "Tutta la profezia sembra parlare solo di questo: di cose, forze o persone che non sono nè buone nè cattive" "Quindi neutre" concluse Philia. "O caotiche...." s'intromise Lina, aggiungendo un nuovo punto di vista. "Tutti tendono a considerare neutre le cose che non sono nè benigne nè malvagie, ma in realtà non appartenere nettamente a nessuna delle due categorie potrebbe anche significare appartenere ad entrambe e quindi essere caotici. E io presumo che il Flagello di cui si parla non sarà per niente neutrale" "Sentite qui" Zelgadiss interruppe la discussione, con gli occhi incollati alle pagine di un ennesimo libro "La figura del serpente può essere legata al ciclo della morte e della risurrezione: a ciò si collega l'idea che il serpente sia immortale, perché muta la pelle ogni anno. In molte rappresentazioni il serpente che si morde la coda formando un cerchio è simbolo dell'eternità...anche la profezia parla di morte e vita, no?" Philia annuì. "Allora il concetto che vuole esprimere è eternità?" "L'eternità?" Lina non sembrava convinta. Afferrò la profezia e la indicò a Philia. "Dice: E il serpente lo guiderà al suo destino......che c'entra l'eternità? Io insisterei sulla duplice natura: ha ragione Amelia qui tutto parla di quello!" "Cercavo solo di vedere le cose da un altro punto di vista!" Si stizzì Philia "Sapere che il serpente è simbolo di duplicità non ci porta da nessuna parte!" "Hey stai calma! Guarda che qui non sei l'unica a lavorare cosa credi??" ringhiò Lina, subito dopo. "Papà?" Chiamò Kain da dietro la porta chiusa, interrompendo con grande gioia della Chimera quel battibecco fra le due ragazze. "Entra pure..." gli rispose Zelgadiss. La maniglia scattò un paio di volte prima che il bambino riuscisse ad aprire la porta. Entrò lentamente e poi, con grande cura, chiuse la porta alle sue spalle. "Che cosa c'è?" Gli chiese il padre "Qualcosa non va?" "No, no" rispose lui, grattandosi la testa con una mano e guardando il pavimento. Sembrava che stesse tentando di ricordarsi qualcosa. "Il ministro Synor mi ha mandato a dire che.....che il pranzo è in tavola e..e che sarebbe...mamma come si dice?" "Gradito?" suggerì Amelia. "Eh si! Gradito che le loro Altezze...che poi sareste tu e mamma no?" Chiese Kain, sollevando la testa con sguardo interrogativo. Zelgadiss represse una risatina e annuì. Il bambino sembrò rincuorato. "..che tu e mam-che le loro altezze si presentassero a tavola...e che..e che l'invito è esteso anche alle signorine nostre ospiti.." Kain finì tutto d'un fiato e lanciò un'occhiata ai presenti che lo guardavano. "Come l'ho detta?" Chiese. "Benissimo, Kain" sorrise Zelgadiss "....dì a Synor che stiamo arrivando..." Kain annuì e si catapultò fuori dal laboratorio. Suo padre non sembrava arrabbiato e questo poteva significare due cose: che i trasmettitori non fossero rotti o che lui non li avesse ancora visti. Alzò le spalle e continuò a correre su per le scale, decidendo di preoccuparsi del problema solo quando ce ne sarebbe stato effettivamente bisogno...... Un'ora non meglio precisata dello stesso giorno Un palazzo, locazione non identificata "TUTTO QUESTO E' ASSURDO!" una voce maschile risuonò per la stanza "E' SOLTANTO UN ABUSO DI POTERE" L'uomo battè un pugno sul tavolo ma il suo interlocutore non sembrò minimamente preoccupato del gesto. Si limitò a fissarlo con gli occhi freddi. "Non si tratta di abuso di potere, si tratta di rimettere in ordine il caos che hai creato" rispose, infine. La sua voce era calma e mancava di quella nota nervosa di cui era provvista la voce dell'altro uomo. "Caos? Che problemi può crearvi un neonato di poche ore?" replicò la voce maschile. L'uomo seduto sorrise "Quello non è un semplice neonato...." "E dopo mille e più anni di fedele servizio, voi volete farmi questo?" "Ti ricordo che hai lavorato per noi in cambio della nostra protezione! Noi non ti dobbiamo niente!" replicò il più calmo dei due. "Ciò non vi dà il diritto di trattare me e mio figlio in questo modo!" un altro pugno si abbattè sulla superfice di legno del tavolo. "Parli come un essere umano, ma non lo sei" commentò l'altro "Sei senz'altro una creatura curiosa...." Ci fu un ringhio sommesso che però non subì nessun effetto sull'uomo che sembrava comandare. "Il bambino andrà incontro al suo destino, Alastor, e tu non t'intrometterai...." esclamò "...o devo forse ricordarti che nessuno qui ti considera indispensabile?" |
| capitolo 04 - SANGUE |