|
capitolo 06 - DI DEMONI, DRAGHI E CHIMERE (The amazing Milgazia) |
|
Wolf Pack Island, a sud della Penisola dei Demoni.
Zelas si servì di nuovo da bere, lo sguardo perso tra le ceneri del camino spento. Distesa sul divano, aveva ascoltato in silenzio il racconto di Xellos senza guardarlo neanche una volta. Il demone era rimasto sgomento dal quel comportamento; abituato com'era ad avere sempre i suoi occhi felini addosso si era stranamente trovato a disagio a parlare mentre lei guardava da un'altra parte. "Sembra che ci siano i marchi di Phibrizio sulla scena del delitto" continuò il demone con un leggero colpetto di tosse imbarazzato, mentre spostava il peso del corpo da un piede all'altro. "Sembra o li hai visti, Xellos?" chiese allora la donna, agitando leggermente il bicchiere di vino bianco per poi portarlo alle labbra socchiudendo gli occhi. "Cerca di essere preciso" Xellos deglutì. "Li ho visti, master" specificò "ma...." A quell'esitazione Zelas si voltò e gli lanciò un'occhiata severa che pretendeva una giustificazione credibile per tutta quella incertezza. Xellos abbassò la testa per sottolineare la sua sottomissione e cercò di concentrarsi per ritrovare la calma persa durante quella specie di terzo grado. Aveva veramente paura quando Zelas era nervosa in quel modo. "Ma non può essere opera sua, master" aggiunse, tornando a guardarla nella speranza che la sua espressione risultasse umile e non insinuante. L'ultima cosa che voleva in quel momento era darle l'impressione di sentirsi tanto superiore da sputar sentenze. "Phibrizio era in compagnia" "Ha trovato un'altra ragazzina in qualche villaggio sperduto?" chiese la Beastmaster, roteando gli occhi con aria annoiata. "No" rispose il demone "è sempre la stessa. In giro si dice che Phibrizio sia molto legato-" "Si, si va bene" tagliò corto la donna. Un suono di campanelli l'accompagnò mentre si alzava dal divano. "Può essere stato qualcuno dei suoi scagnozzi? In fondo tracciare un marchio non è difficile..." Zelas raggiunse l'ampia finestra e fece scorrere un dito sul vetro, delineando i contorni della costa. "Ho controllato" rispose Xellos, senza muoversi dalla mattonella sulla quale stava quasi immobile, ben attento a non pensare alla voglia che aveva di eclissarsi da quella stanza: da quando Zelas aveva riaperto il collegamento mentale non faceva altro che leggergli nella mente. "I soliti balordi che lavorano per lui erano impegnati da altre parti ieri notte. Il che ci porta a due conclusioni: o si è servito di qualcuno che non conosciamo-" "- oppure ha agito nel momento in cui tu hai così furbescamente deciso di andartene senza un mio preciso ordine" concluse Zelas voltandosi verso di lui all'improvviso e facendolo sobbalzare. "Hai una giustificazione logica da darmi al riguardo?" Seguì un lungo silenzio, durante il quale la demone fissò il suo sottoposto, lasciando intendere che voleva una risposta e che, nonostante le apparenze, non era così assente e distratta come i suoi repentini cambi di argomento potevano far sembrare. Xellos da parte sua conosceva la sua creatrice sufficentemente bene da sapere senza ombra di dubbio in che situazione si era cacciato e che cosa stava rischiando. Inoltre sapeva che inventarsi scuse o tentare di fregarla era inutile (e quanto mai impossibile!) e avrebbe solo peggiorato la sua situazione. "No, non ce l'ho master" ammise umilmente "mi dispiace. Ho solo pensato che la situazione non sarebbe cambiata per quella sera..." "Hai pensato" ripetè Zelas con un sospiro "E' evidente che dotarti di un cervello non significa necessariamente che tu sia predisposto ad usarlo" sibilò la Dark Lady. Xellos non rispose, questa volta doveva sorbirsi il rimprovero.....nella speranza che si trattasse solo di quello. Dopo qualche minuto di imbarazzante e pesante silenzio, si accorse che Zelas stava scavando nei suoi ricordi in cerca non solo di informazioni ma anche di immagini. Non che ci fosse molto da vedere comunque. Era andata esattamente come l'aveva raccontata: aveva lasciato l'Hellmaster Manor mezz'ora dopo che la ragazza aveva raggiunto Phibrizio nella sua stanza. "Lei abita al castello?" Chiese Zelas, cogliendolo di sorpresa. Xellos la guardò per un istante, poi rispose. "Non lo so con certezza, ma da quanto dicono si" "Mmmmmh. E non potrebbe essere uscita, aver ucciso Caleb per conto di Phibrizio e poi essere tornata indietro per fornirgli un alibi?" Il demone dagli occhi viola scosse la testa con fare sicuro. "No, nessun essere umano avrebbe potuto ridurre due suoi simili in quella maniera neanche se si trattasse di un energumeno. E lei certo non lo è. E poi non dimentichiamoci che il castello di Phibrizio è troppo lontano dal regno di Lyzeille per essere raggiunto a piedi o a cavallo in poche ore" Zelas si staccò dalla finestra e fece qualche morbido passo per la stanza, appoggiando lentamente i piedi nudi sul parquet. Incrociò le braccia e sospirò rassegnata. "D'accordo, prendendo per buona l'ipotesi che il nostro caro Phibrizio si sia preso una bella sbandata per questa ragazzina e che sia rimasto con lei tutta la notte, non ci rimane che la prima ipotesi. C'è qualche faccia nuova in giro?" "No" fu la pronta risposta di Xellos "Nessuno ha creato nuovi demoni negli ultimi due anni qui nella Penisola" "E oltre la barriera?" "Non ci sono demoni oltre la barriera, master" esclamò Xellos con cautela. Zelas gli lanciò un'occhiata di traverso. "Intendevo, ci sono altre CREATURE provenienti dai territori oltre la barriera che potrebbero essere coinvolte?" Xellos scosse la testa. "Nessuna che fa al caso nostro. Ci sono state molte ambascerie umane e qualche circo ha portato dalle nostre parti animali strani, ma nessuna specie con un cervello sufficentemente sviluppato da poter essere assoldato come assassino" Zelas emise un mugolio lamentoso. "Sarà dura venirne a capo allora. E il nostro indiziato che dice?" "Per il momento nulla. Non sono arrivate notizie dall'Hellmaster Manor, ma c'è da scommettere che Dynast sia andato a parlare con lui stamattina" "Allora avremo notizie entro la serata" concluse Zelas. "Probabilmente no, capo" buttò lì Xellos, che sembrava improvvisamente assorto in qualche ragionamento. "No?" "C'è qualcosa che non mi torna" sbottò allora lui. "Perchè mai Phibrizio avrebbe dovuto uccidere Caleb e lasciare indizi a suo carico?" Zelas si accese una sigaretta, tirò una boccata e allargò le braccia espirando la prima nuvola di fumo della giornata. "Perchè è egocentrico?" azzardò. "Ha ucciso la vecchia per divertimento.......avrà avuto voglia di divertirsi ancora!" "Ma in quel caso fu lui stesso a ucciderla, non mandò sicari al suo posto! E in ogni caso si trattava di una semplice veggente. Questa volta stiamo parlando di un neonato con il potere di uccidere la stirpe divina e demoniaca. E mi rifiuto di credere che Phibrizio abbia deciso di uccidere la minaccia piuttosto che servirsene a proprio vantaggio. Semplicemente non è da lui" Zelas dovette ammettere che era un ragionamento logico. Con quelle due intuizioni Xellos aveva di nuovo guadagnato punti, evitandosi la morte prematura a soli 1023 anni. Ovviamente la Dark Lady non si abbassò a dirglielo, trovando che il leggero nervosismo che partiva dal suo sottoposto fosse molto confortevole. "Pensi che ci sia qualcosa di più grande dietro?" "Penso solo che dovremo indagare di più per poter iniziare a pensare qualcosa..." Nello stesso momento Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione. Dynast si diresse verso il vassoio degli alcolici con quel suo modo strano di scivolare silenziosamente sul pavimento. Rovistò un pò fra le bottiglie presenti con aria poco convinta e poi ne tirò su una finemente lavorata il cui contenuto, però, non era così invitante. Non quanto lo sarebbe stata una buona annata di rosso di Zephelia per lo meno. "Che cos'è questo strano intruglio verdastro, Phibrizio? Non hai del vino normale?" Phibrizio inclinò la testa sullo schienale della poltrona per vedere Dynast senza dover necessariamente muoversi. "E' un vino d'importazione, Dynast" rispose con un sorriso. "Non lasciarti ingannare dall'aspetto. E' molto dolce e si accompagna bene con qualsiasi tipo di cibo" Il demone dei ghiacci ne versò un pò in un bicchiere che poi sollevò di fronte a sè, agitandolo. Alla fine si convinse a berne un sorso. Dopo qualche istante di silenzio, annuì. "Hmmmmm, buono" esclamò, sempre in maniera molto composta comunque, leccandosi leggermente le labbra. Gesto che fece sorridere ulteriormente l'altro demone. "Dove l'hai preso?" "Oltre la barriera, nei territori a Nord. Lo fa un tipo strano, in casa sua..." Dynast bevve di nuovo, chiudendo quella piccola parentesi enologica e tornando ad un argomento più importante. "Hai già qualche sospetto?" Chiese, riempiendosi nuovamente il bicchiere. Phibrizio lo osservò bere di nuovo con gusto. "Se vuoi Dynast morto, avvelenagli il vino" pensò ironico. Poi scosse la testa e sospirò, preparandosi a rispondere. "Hum, forse sì, forse no" era stato enigmatico, come suo solito, ma fu costretto a chiarirsi quando gli arrivò un'occhiata di traverso da parte di Dynast. "Diciamo che ho fatto delle ipotesi ma che ho bisogno di altre informazioni per trovare una risposta. E tu?" Dynast appoggiò il bicchiere sul tavolo e fece una piccola pausa prima di esprimersi. Per un attimo Phibrizio pensò che il vino di Derkar cominciasse a dargli alla testa. "Considerando che si tratta di te, diciamo che la scelta dei possibili sospetti è ampia" iniziò, unendo le mani. "Come hai detto tu, hai parecchi nemici. Zelas per esempio, sembrava avercela con -" In quel momento, la ragazza dai tratti orientali (*vedi TLS #5 - "Un alba tinta di nero") fece il suo ingresso nella stanza, distraendo completamente Dynast dal suo discorso. Il demone le lanciò un'occhiata fra l'interessato e l'incuriosito. Indossava solo un maglia nera troppo grande sia per lei che per Phibrizio il quale, nonostante questo piccolo particolare, era con ogni probabilità il legittimo proprietario dell'indumento. Dynast decise di non pensarci troppo, non aveva mai capito perchè Phibrizio dovesse sempre vestirsi con abiti di due taglie sopra. In seguito scoprì con grande imbarazzo che uno scollo da uomo indossato da una ragazza ha risultati diversi che Phibrizio doveva aver scoperto molto prima di lui. La ragazza aveva gli occhi allungati e di un marrone tendente al nero. I capelli erano scuri: lisci e lunghi e le arrivavano più o meno a metà della schiena. Magra e dalla pelle molto chiara, si muoveva in maniera elegante a piedi nudi sul pavimento. Era senza dubbio estremamente bella. Non aveva un'aria provocante, ma anzi, ispirava dolcezza, il che era del tutto normale considerando che Phibrizio non aveva mai avuto interesse per le ragazze troppo appariscenti. La ragazza percorse metà della stanza senza degnarlo di uno sguardo e si lasciò andare sulla poltrona, ranicchiandosi contro Phibrizio che si fece leggermente da parte per farle spazio. Dynast fissò con stupore la nuova arrivata che sonnecchiava tranquilla, appoggiata a Phibrizio il quale aveva preso a giocare con una ciocca di quei lunghi capelli neri. "Dynast?" esclamò l'Hellmaster "Mi faresti il favore di continuare?" "Co...eh?" Dynast si scosse e deglutì. "...ahem sì, certo, stavamo dicendo?" "Mi stavi parlando di Zelas. Hai dei sospetti su di lei?" Dynast fece un profondo sospiro, ritrovando un certo contegno. "Ecco pensavo che.....ma sarà sicuro parlarne qui?" s'interruppe di nuovo, indicando la ragazza con un cenno della testa. L'espressione sul viso di Phibrizio cambiò leggermente, diventando seria. "Non preoccuparti, Aiko non può sentirti" rispose "E' sordomuta dalla nascita" Dynast esitò leggermente. "E quindi sa....leggere le labbra?" Phibrizio sospirò, sembrava leggermente irritato da tutta quella cautela. Sopratutto quando lui aveva espressamente detto che non ce n'era bisogno. "Si, ma te lo ripeto: non c'è problema. A lei non frega niente di quello che stai dicendo, te lo assicuro. Quindi va avanti." "Come vuoi" Dynast tornò a sedersi portando con sè il bicchiere. In quel modo Aiko gli dava le spalle e si sentiva molto più tranquillo. Phibrizio se ne accorse ma preferì non commentare. "Zelas, dicevo, sembrava molto contrariata l'altro giorno alla riunione, potrebbe aver approfittato della situazione per vendicarsi" "No" rispose secco Phibrizio, guardando distrattamente le stecche del biliardo appese al muro davanti a lui. Dynast sembrò molto colpito da quella sicurezza. "Come fai ad esserne sicuro?" "Zelas era solo un pò offesa per la mia battuta" spiegò con calma. "E non potrebbe essere una ragione sufficente per avercela con te?" insistette Dynast. Phibrizio si voltò verso di lui aggrottando le sopracciglia. "Ne ho fatte di peggiori ma non ha mai tentato di farmi sgozzare dagli altri demoni!" scosse la testa come a ribadire questa sua convinzione. "No, assolutamente. Zelas si arrabbia per qualsiasi cosa. Sta incazzata almeno 22 ore al giorno, ma non per questo è stupida. Insomma ti sei mai chiesto perchè gli esseri umani la identificano con l'ira? Non è che scelgono i sentimenti a caso!" Dynast rimase in silenzio e osservò Phibrizio appoggiare un gomito sul bracciolo della poltrona, mentre lasciava scivolare la gamba a terra. "Non monterebbe mai un casino del genere solo perchè l'ho presa in giro, Dynast. Non è così infantile. Insomma, il Flagello riveste un ruolo importante anche per lei, certo non lo avrebbe ucciso solo per un capriccio" Phibrizio ridacchiò "Capisco che sia difficile da credere, ma c'è un cervello dietro a quelle tette!" Dynast finì di bere il vino e appoggiò il bicchiere su un tavolo accanto alla poltrona, poi intrecciò le mani in grembo. "Sta di fatto che se avesse rilasciato tutta insieme l'energia che stava trattenendo, probabilmente la tua bella sala delle riunioni sarebbe saltata in aria. Questo mi sembra significativo" commentò Dynast, serio. "No non direi" rispose l'Hellmaster. "Rischiare qualche danno ai muri di casa invitando Zelas è del tutto normale. Anzi, sono piuttosto sorpreso che il mio castello sia ancora in piedi, lo ammetto." quando Dynast gli lanciò un'occhiata interrogativa, Phibrizio sospirò e si affrettò a spiegare "La conosco ormai. Zelas è la passione allo stato puro Dynast! Ogni emozione parte da lei come un fiume in piena e ti travolge! Ciò che prova è violento e coinvolgente e non l'ho può nascondere, neanche dietro quell'aria da sexy woman con la quale cerca di non sembrare troppo palese. Impara ad ascoltare. Impara ad annusare, Dynast. E' come un libro aperto. E, infondo.." Phibrizio sorrise "E' proprio questa la sua bellezza no?" Dynast per un attimo non seppe cosa rispondere. Era evidente che Phibrizio nutriva per Zelas un certo rispetto, ma la cosa più interessante era questa sua straordinaria abilità nell'osservare e capire gli individui che gli stavano intorno. Si era sempre ritenuto un buon osservatore, ma Phibrizio era senza dubbio molto più bravo di lui. Dalla sua resurrezione aveva acquisito una sensibilità che, ammetterlo faceva quasi paura, aveva riscontrato in una sola delle altre razze presenti sulla penisola: quella umana. "Sai qual'è il tuo problema, Dynast?" esclamò all'improvviso Phibrizio, distogliendo il Demone dei Ghiacci dalle sue riflessioni. "E' che pensi troppo.....Dovresti rilassarti un pò! Gran parte del nostro potere si basa sull'istinto e l'istinto non comprende lunghe ore di meditazione! Usi un cervello che tecnicamente non hai, perchè non impari ad assecondare e a servirti di quegli impulsi che ti appartengono in quanto demone?" Dynast lo fissò e poi quasi sorrise. "Sono impressionato. Tutto questo discorso da dove l'hai tirato fuori?" Phibrizio finse un'aria di sufficenza. "Miscredente! Sono più profondo di quanto credi, sai?" poi socchiuse gli occhi fino a ridurli a due fessure e s'inclinò verso Dynast. "Ho delle risorse che voi poveri Dark Lord non potete nemmeno immaginare!!" Dynast si limitò a sbattere una volta le palpebre, azione tanto veloce che passò praticamente inosservata. "D'accordo, Mr. Profondità, allora in definitiva cos'hai intenzione di fare?" Phibrizio tornò velocemente alla posizione iniziale, un pò interdetto. "Ma hai avuto una paralisi facciale e non me l'hai detto?" sibilò ironico. "Prego?" Dynast non era quello che afferrava prontamente le battute. Phibrizio scosse la testa. "Lascia perdere" sospirò e poi si decise a comunicare a Dynast la decisione che aveva già preso almeno mezz'ora prima. "Fammi un favore, avverti i nostri cari amici che sono tutti invitati alla festa di domani sera" "Una festa?" "Sai quando inviti un sacco di gente per fare casino, servi bibite, cibo-" "So di cosa si tratta" lo interruppe infastidito Dynast. "Mi chiedevo solo quale motivo hai di festeggiare la probabile morte a cui vai incontro invitando tutti gli altri in un'unica stanza dove ci sei anche tu" aggiunse, sfoggiando una vena ironica inaspettata. "Che domande! Voglio migliorare i miei rapporti sociali, no?" rispose prontamente Phibrizio, poi la sua espressione divenne più enigmatica. "E poi ho come l'impressione che la risposta a questo mistero arriverà da sola..." Dynast sospirò. Qualsiasi cosa l'altro avesse in mente, si trattava sicuramente di un modo estremamente plateale per sconvolgere tutti quanti.....o come diceva lui per fare casino. Impossibile fargli cambiare idea. Quando si riscosse dai suoi pensieri, in cui già aveva immaginato con orrore la festa del giorno dopo: un caos di musica cacofonica e donne mezze nude ovunque, trovò Phibrizio con un foglio di pergamena e una penna d'oca in mano. "Che ne dici Dynast?" chiese l'Hellmaster, passandosi pensieroso la piuma sul mento "Credi che Dolphin si arrabbierà se le chiedo di portare due o tre chili di arselle?" Poco dopo Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. Un breve riflesso di calore nell'aria precedette l'apparizione di Milgazia in una stanza poco frequentata del castello di Seillune. Teletrasportarsi direttamente dal Tempio dei Draghi di Fuoco che si trovava a Solaria, era stata una gran bella idea. In questo modo aveva evitato le sentinelle di guardia alle mura esterne della città che non avrebbero potuto avvertire in anticipo il Primo Ministro del suo arrivo e questo avrebbe procurato al rinfresco previsto i ritardi necessari al suo stomaco per digerire i quintali di cibo preparati per lui a colazione al tempio appena visitato. "Un altro rinfresco del genere e sarò il primo drago a morire di colesterolo" esclamò sconvolto Milgazia, con una mano sullo stomaco e il colorito leggermente verdognolo di chi è stato costretto a mangiare più di quanto fosse in grado di fare. Ora non gli rimaneva che trovare Zelgadiss e Amelia prima che qualcuno trovasse lui.... do. do. la. fa. do. do. mi. re. do. do. la. fa. do. do. FA. re. "Fantastico! Adesso dovrà ripeterla tutta da capo!" sibilò Valgrav lanciando un'occhiata di traverso a Kain, seduto davanti al piano, e al maestro di musica che stava già intimando al giovane principino di ricominciare quella sequenza di note che per la quindicesima volta aveva sbagliato. La punizione per aver confuso un mi con un fa non sarebbe stata poi così terribile alle orecchie di Valgrav se Kain, per ogni volta che commetteva un errore, non avesse impiegato mezz'ora per ripetere tutto dall'inizio..............e poi sbagliare nello stesso punto di prima! do. do. mi. fa. la. la. do. re. si. la. sol. mi. re. fa. la. do. Valgrav roteò gli occhi mentre "La morte dell'Elfo" per due dita e bacchetta riprendeva inesorabilmente. Circa mezz'ora prima aveva sperato che il calvario fosse finito quando, il maestro, preso da un acuto attacco isterico, aveva spezzato la bacchetta con i denti - il che era stato un gran bel diversivo - e si era esibito in un monologo tragico in cui si lamentava di come il suo talento musicale andasse sprecato con bambini viziati che poco avevano a che fare con la musica. Ma il suo stipendio era veramente troppo alto per permettersi di rinunciare a quel lavoro, e quindi l'esercizio era ricominciato da capo. Anche Valgrav, pur non condividendo affatto l'appellativo "viziato" riferito a Kain, concordava sul fatto che l'amico non fosse proprio portato per il pianoforte nè per nessun altro tipo di strumento tranne forse il corno da caccia. Quando Justin glielo aveva fatto provare tutti i cani nel giro di un chilometro avevano iniziato ad abbaiare. Non avevano mai capito, però, perchè Zelgadiss si fosse arrabbiato tanto quella volta: non era colpa loro se quando avevano suonato il corno lui era proprio lì davanti! Era rimasto sordo per una settimana, ma loro mica l'avevano fatto apposta! mi. re. do. si. fa. la. mi. do. si. sol. la. do. Era soltanto agli inizi, ormai anche lui l'aveva imparata a memoria. Se solo avesse potuto usare il pianoforte, ci sarebbe riuscito anche lui a ripeterla! Amelia c'aveva provato a convincere il maestro a insegnare qualcosa anche a lui ma quello aveva risposto che era pagato per dare lezioni soltanto a Kain e non a tutti gli amici che venivano a trovarlo. E che non era una cosa semplice insegnare l'uso del pianoforte etc. etc. Era andato avanti per mezz'ora, tanto che Amelia aveva dovuto lasciar perdere ottenendo solo il permesso di far rimanere Valgrav come spettatore, il che non era proprio un sogno (sopratutto per il piccolo drago che non era un patito di musica, ma Philia aveva insistito che sarebbe stata "un esperienza formativa importantissima" e allora, se era un'esperienza formativa...). Ad ogni modo, Amelia doveva aver creduto che Valgrav ci fosse rimasto male per non essere stato accettato dal maestro, così gli aveva regalato una grossa ciambella appena sfornata, che per il solo fatto di essere finita nelle sue mani, indicava l'infrazione di due regole ferree: non si mangiano dolci prima di pranzo, sopratutto se sono per un ospite in arrivo. Valgrav non ci era rimasto affatto male, ma visto che la posta in gioco era una dolcissima ciambella piena di zucchero aveva cercato di sembrare uno che ci era rimasto male. Il che non era semplice, considerando che non sapeva che faccia potesse avere uno che ci è rimasto male per non poter stare un'ora seduto a pigiare tasti. Amelia gli aveva sorriso e strizzato l'occhio mentre, commettendo un secondo crimine dolciario, passava una ciambella anche a suo figlio che, ignaro della discriminazione di cui sopra, ma sopratutto più piccolino di Valgrav, rischiava di rimanerci male sul serio! Kain era molto geloso della sua mamma. Ma la ciambella era finita ancora prima dell'inizio della lezione, pertanto adesso il piccolo drago si trovava senza niente da fare e niente da mangiare. E come se non fosse già stato abbastanza, Kain aveva sbagliato di nuovo. Valgrav scivolò giù dal divanetto di velluto rosso sul quale si era progressivamente disteso nel corso della lezione di musica, superò il piano, che emise uno strimpellio stonato quando Kain si accasciò stravolto sulle prime tre ottave, e si fermò davanti al grande dipinto in fondo alla stanza, proprio mentre la rottura della seconda bacchetta segnava l'inizio del pianto isterico del maestro di musica. Il quadro era piuttosto grande e riempiva quasi metà della parete su cui era appeso, tanto che Valgrav dovette rimanere ad un paio di metri dal muro perchè entrasse tutto nella sua visuale. La tela, montata su di una pesante cornice lavorata, raffigurava un gruppo di ragazze intente a suonare alcuni strumenti. Dai vestiti che indossavano, Valgrav capì che erano vestali del Re dei Draghi di Fuoco. Aveva visto indossare a Philia la stessa veste bianca rifinita di lacci d'oro e la stessa gonna rosa con i fronzoli da donna in fondo in molti dei ritratti presenti in casa. Inoltre c'era ancora quello strano cappello a punta nascosto nell'armadio in camera sua. Lei però non sapeva che lui l'aveva visto. Philia non gli aveva mai spiegato perchè adesso non era più una vestale, nè come era successo che lui fosse stato affidato a lei. Ogni volta che aveva provato a chiederle spiegazioni, lei aveva risposto che il suo incarico di vestale "faceva parte di un passato da dimenticare" e che l'aveva adottato "per amore e per nessun'altra ragione al mondo". Valgrav sospirò, osservando le dita delle ragazze che s'intravedevano fra una corda e un'altra delle arpe che stavano suonando. Neanche Jiras e Gurabos volevano mai affrontare quel discorso, entrambi cambiavano improvvisamente espressione e lo guardavano in maniera strana per poi trovare una scusa e andarsene in fretta a sbrigare qualche faccenda che aveva tutta l'aria di essere stata appena inventata. Li conosceva entrambi da quando era nato ma era sicuro che non fossero insieme a Philia da sempre , che anche la loro presenza risalisse in qualche modo a quel misterioso passato che Philia faceva finta non fosse mai esistito. Più volte era arrivato lì al castello con l'intenzione di chiedere spiegazioni a Zelgadiss che sembrava sapere qualsiasi cosa e al quale piaceva molto insegnare, ma poi si era sentito a disagio, forse perchè l'argomento sembrava così delicato e grave, e quindi aveva finito per non chiedergli mai niente. Valgrav fissò la parte superiore del quadro dov'erano dipinti i simboli delle entità superiori dell'Universo mentre, sulle note stonate di Kain, qualcuno apriva la porta della stanza... "Il principe è di nuovo al piano...." pensò con un mezzo sorriso Milgazia, prima di aprire la porta della stanza dalla quale provenivano i lamenti strazianti di un pianoforte. Nessuno si accorse che era entrato, fino a che non fermò il braccio di Kain dal distruggere le successive quattro battute della composizione. "Ahem...io direi che per oggi può bastare Kain" esclamò, con voce gentile. Poi lo spettinò leggermente e a voce bassa aggiunse "Credo che quell'elfo ne abbia già avute abbastanza..." Il Maestro di Musica, che stava quasi per lamentarsi con il nuovo arrivato di quell'interruzione immotivata, si esibì in un inchino a 90 gradi per poi mostrare tutti i suoi 32 denti (e anche qualche canino che gli avanzava) in un sorriso smagliante non appena riconobbe Milgazia. "Lord Milgazia!" lo accolse "che sorpresa, l'aspettavamo fra due ore" Milgazia intrecciò le mani dietro la schiena e si preparò a dare una spiegazione logica alla sua anticipata presenza, la spiegazione che si era appena inventato. "Sa, gli impegni che avevo questa mattina sono saltati e-" "L'hai fatto di nuovo non è così?" lo interruppe Valgrav, con gli occhioni dorati pieni di sincera ammirazione. "Ti sei teletrasportato al castello evitando le sentinelle di Synor ancora una volta, non è vero?" Colto. In. Castagna. Milgazia accarezzò la testolina di Valgrav un paio di volte. "eh eh..ahem..ma cosa ti viene in mente, Valgrav!" "Così manderai di nuovo Synor nel panico!" aggiunse euforico Kain, lasciandosi scivolare giù dal panchetto e unendosi a Valgrav nella completa adorazione del drago dorato. Il Maestro di Musica non era altrettanto entusiasta della vicenda, ma si guardò bene dal dirlo. La bella trovata di Lord Milgazia, significava l'eliminazione delle prove d'orchestra, cosa che aumentava il rischio di errori di esecuzione durante il rinfresco e avvicinava notevolmente il suo licenziamento in tronco. Il suo sistema nervoso cominciò a dare segni di cedimento ancora una volta. "E adesso cosa farai?" continuò ancora Valgrav, ignorando che Milgazia voleva in tutti modi nascondere l'intenzione di voler evitare il rinfresco. "Ti fai annunciare adesso, oppure andrai là e lo sorprenderai alle spalle come l'ultima volta?" Milgazia non potè trattenere un sorriso. "Nessuna delle due cose" rispose "Voglio vedere i genitori di Kain" "Sono nella sala da thè, insieme a Philia" rispose il bambino, prendendolo per mano con l'intenzione di accompagnarcelo. Valgrav si limitò ad accodarsi ai due, considerandosi troppo grande per tenere per mano un adulto. "Ah, Milgazia?" esclamò all'improvviso Valgrav, mentre tutti e tre lasciavano la stanza e il povero maestro di musica. "Dimmi, Valgrav" esclamò paziente il drago dorato. "Fai attenzione a mamma: è piuttosto strana stamattina" rispose pensieroso "E' sempre molto nervosa quando arrivi...." fece segno a Milgazia di abbassarsi e poi, come se niente fosse, aggiunse sottovoce "Detto fra noi.....credo che dipenda dal fatto che tu sei un drago adulto maschio...." Milgazia si pietrificò, ancora inclinato verso Valgrav, il quale aveva un'aria molto sicura di sè dalla serie 'siamo fra uomini, sai cosa intendo'......... "Ho capito, non si può leggere" bisbigliò Zelgadiss, chiudendo il libro quando l'ombra di Philia, che stava camminando avanti e indietro davanti alla finestra, gli oscurò le pagine per la sesta volta di seguito. Appoggiò la copia del Trattato di trasfigurazione sul basso tavolino da the che aveva davanti e sospirò, non sapendo come comportarsi con la ragazza-drago che non sembrava aver minimamente intuito di dare fastidio. Il suo istinto lo spingeva ad alzarsi, afferrare Philia per le spalle e spostarla di peso nell'angolo più lontano della stanza, ma lo stesso istinto gli diceva anche che se si fosse azzardato a fare una cosa simile, Amelia glielo avrebbe rinfacciato per i mesi a venire. E la prospettiva di dover sopportare Amelia che gli rimproverava di non essere stato affatto gentile con la povera Philia che era visibilmente nervosa e provata dalla stanchezza era molto più terrificante dell'impossibilità di rileggere per la quinta volta l'interessantissimo trattato di uno dei cinque saggi della loro epoca. In fondo, si disse con convinzione, avrebbe pure potuto leggerlo più tardi. La Chimera accavallò le gambe e si guardò intorno mentre Philia si apprestava a camminare da sinistra a destra dopo aver appena camminato da destra a sinistra. La stanza non aveva niente di così interessante su cui poter concentrare lo sguardo per passare il tempo. Era un salottino d'attesa, dove in genere Amelia prendeva il thè con le mogli dei personaggi importanti che venivano a disturbare lui per qualche motivo più o meno lecito. Alle volte si trattava di discussioni interessanti, quando venivano a trovarlo gli architetti per esempio. Gli piaceva stendere sul tavolo i fogli con i progetti di questo o quell'edificio - in genere commissionato dal Consiglio dei Ministri - e ragionare su quali materiali usare o su altri particolari. L'architettura era una materia che lo affascinava. Ma alle volte gli andava peggio e doveva sopportare lunghi monologhi di pingui amministratori che in genere si limitavano ad esporgli il problema cercando di scaricare quanta più responsabilità possibile su chi in quel momento non era presente. "Zelgadiss mi passi un fazzolettino, per favore?" la voce di Amelia lo scosse dai pensieri nei quali era caduto involontariamente. In un modo o nell'altro riusciva sempre ad estraniarsi dal resto del mondo se ce n'era bisogno. Guardò la moglie con una mano tesa verso di lui: le dita e le labbra sporche di cioccolata. Aggrottò le sopracciglia. "Ma che hai fatto?" Zelgadiss si chinò verso il tavolo e prese uno dei tovaglioli di stoffa che c'erano sopra, passandolo poi alla regina. Lei gli rispose con un sorrisetto imbarazzato. "Amelia quello sarà il decimo pasticcino che ti mangi in un'ora!" esclamò con tono di rimprovero Zelgadiss, lanciando un'occhiata al vassoio semi-vuoto sul tavolo. "Finirai per sentirti male!" "Ma sono così buoni!" protestò lei, allungando il braccio per prenderne un altro. "E poi ho voglia di cioccolata..." Zelgadiss allontanò il vassoio prima che riuscisse ad agguantare un altro dolcetto. "Ne hai già avuta abbastanza" rispose. Amelia fece gli occhi dolci e sbattè le ciglia implorante, ricordandogli che ad un dolce e tenera futura mamma non si può negare assolutamente niente se non si vuole rischiare di farla cadere in depressione, ma la Chimera fu irremovibile e, alzatosi dalla poltrona su cui era seduto, sistemò il vassoio ad un'altezza a cui Amelia non poteva arrivare. "E' incredibile! Non ti ho mai vista mangiare così, nemmeno quando eri incinta di Kain" commentò. "Io non ci giurerei" esclamò sorridente Lina, entrando nella stanza in quel momento seguita da Gourry. "Ah Lina, sei tornata?" esclamò Amelia con un'evidente nota euforica nella voce, smettendo di tenere il broncio a Zelgadiss. "Li hai portati?" In tutta risposta Lina lanciò alla regina un sacchetto di carta bianca che Amelia afferrò con una presa perfetta, degna del miglior catcher americano. "Che cosa c'è lì dentro?" chiese Zelgadiss, mentre un dubbio atroce si insinuava nella sua mente. Gli allegri gridolini di Amelia furono sufficenti come risposta. La Chimera lanciò un'occhiata storta a Lina mentre la moglie estraeva tutta contenta cioccolatini colorati dal sacchettino. "Lina! Anche tu però! Lo sai che la cioccolata le fa male!!" A quelle parole la Regina strinse il suo prezioso tesoro, fermamente convinta a non farselo sottrarre. Zelgadiss sospirò. "Non ho saputo resisterle" si giustificò Lina "E poi che zia sarei se non viziassi mio nipote?" "Ma non è ancora nato!" protestò Zelgadiss, il quale sapeva bene di combattere una battaglia persa in partenza. Come poteva impedire ad Amelia di ingozzarsi di cioccolata se per ogni vassoio di pasticcini che le toglieva, Lina le regalava il doppio dei dolci? "Bè io ho sempre anticipato i tempi, lo sai!" concluse con noncuranza la maga, lasciandosi andare sul divano accanto ad Amelia, mentre Gourry scovava i dolci sull'armadio e li riportava ad altezze più ragionevoli. "Sembra che abbiamo visite!" esclamò Lina, mentre Zelgadiss decideva di rassegnarsi e lasciare che Amelia superasse il proprio limite (e anche quello umano) nel mangiare dolciumi. Attraverso la porta aperta della stanza, la maga aveva avvistato i due bambini con il loro ospite. "Papà guarda chi c'è!!" esclamò Kain, lasciando andare la mano di Milgazia e dirigendosi rumorosamente dal padre, che fermò la sua corsa prendendolo in braccio e sistemandoselo sulle ginocchia. "Milgazia?" Esclamò sorpreso la Chimera, vedendo il drago biondo fermo sulla soglia. Tutti i presenti si girarono nella direzione del nuovo arrivato. Philia si fermò all'improvviso, con un sonoro stridio di scarpe contro pavimento appena lucidato. "Ben arrivato. Scusa per l'accoglienza, ma ti aspettavamo più tardi" esclamò Amelia, per giustificare il fatto che fossero tutti stravaccati nel salottino. Milgazia alzò una mano e sorrise dolcemente. "Nessun problema" rispose "Colpa mia che sono arrivato in anticipo" "Il rinfresco?" chiese Lina, buttando giù un altro pasticcino. "Il rinfresco" annuì Milgazia, con un sospiro rassegnato. Durante quello scambio di battute, Philia se n'era rimasta immobile dietro al divano su cui erano sedute Lina e Amelia, troppo timida per salutare, e con uno strano tremito alle mani. Sfortunatamente capì solo in seguito che quella strana sensazione fisica aveva altre spiegazioni che non l'arrivo del drago dorato. Fu Milgazia che, ripresosi dall'angoscioso pensiero del futuro che lo attendeva, si ricordò di essere in quella stanza. Ritrovò il suo eterno sorriso gentile e si apprestò a salutare tutti quanti. "Vedo che ci siete proprio tutti" commentò dando un'occhiata ai presenti. "Mi fa piacere. Era da molto che non avevo occasione di vedervi. Sopratutto tu, Philia" La ragazza drago sollevò la testa di scatto, presa alla sprovvista. Non si aspettava di essere interpellata. Rivolse a Milgazia un sorriso imbarazzato, annuendo contemporaneamente con la testa, gesto del tutto privo di un qualche senso logico. Sopratutto se fatto in risposta ad un'affermazione come quella. Non riuscì a dire niente, visto che la bocca le si era impastata ed era sicura che se avesse provato a dire qualcosa avrebbe scoperto di aver perso improvvisamente l'uso della parola. Milgazia, sempre molto attento alle reazioni altrui e preoccupato quando non erano positive, fece qualche passo avanti, con l'unico effetto di farla agitare ancora di più. "Qualcosa non va?" Chiese, vedendola passare dal rosso, al rosa e successivamente ad un insolita tonalità bianco cencio lavato. Philia si affrettò a negare, scuotendo freneticamente la testa e riuscendo ad emettere suoni monosillabici, interpretabili più o meno come "No..no..io..", poi improvvisamente cominciò a girarle la testa. Dopo che la mensola accanto a Zelgadiss ebbe compiuto il quarto giro intorno alla stanza, segnando l'arrivo di un'altra ondata di mal di stomaco, si convinse che non era tutta opera di Milgazia, ma che probabilmente tutto dipendeva dal suo malore di quella notte. Si girò appena in tempo per nascondere il colorito verdastro e per evitare che Milgazia potesse dare un'ampia e generosa occhiata a ciò che le avevano servito quella mattina per colazione. Tutti guardarono imbarazzati da un'altra parte e nella stanza calò un terribile silenzio che contribuì soltanto ad evidenziare la situazione di Philia, che da quel momento in poi si sarebbe vergognata per il resto della sua vita. Milgazia, dal canto suo, era rimasto in piedi, sconcertato, con la mano ancora alzata nel tentativo di stringere quella di Philia. L'unico a non scomporsi fu Valgrav che, scuotendo la testa comprensivo, gli tirò una pacca sul braccio "Non te la prendere. Te l'avevo detto che era strana...." Più tardi... Wolf Pack Island, a sud della Penisola dei Demoni. La piccola lepre selvatica emise un solo, breve fremito prima che Zelas le spezzasse il collo. Attraverso le lunghe dita strette intorno alla testa della bestiolina, sentì il cuore rallentare e poi fermarsi. Non si voltò a guardare il cadavere dell'animale che aveva ucciso semplicemente facendo scattare la mano nell'erba alta, ma lo lanciò distrattamente giù dalla rupe, sotto la quale i cuccioli di lupo nati all'inizio della stagione si azzuffarono per prenderlo. Erano otto in tutto, quattro neri e quattro grigi, e fra di loro si era già stabilita una gerarchia. Il primo nato, che era anche il più grosso, aveva preso il comando del gruppo di cuccioli. Aveva stabilito le regole e non era difficile capire che era l'unico a poter aspirare ad avere la guida del branco, un giorno. Era infido, forte e tenace. E dotato di una buona dose di cinismo che lo aveva spinto senza troppi complimenti ad estraniare dal gruppo uno dei cuccioli grigi più debole e timido degli altri. Zelas aveva provato pena per quel lupacchiotto ma sapeva che aiutarlo non era nè giusto nè utile. Se non riusciva a cavarsela da solo, non c'era posto per lui sulla Wolf Pack Island. Questa era la regola dell'isola. Sospirò mentre la brezza marina le agitava i lunghi capelli dorati, divisi per ciocche, ognuna legata con un nastro di colore diverso. Pettinata in quel modo aveva un'aria meno sofisticata del solito ma più naturale. I lunghi capelli biondi le circondavano la testa come una criniera, donandole l'aria fiera di un predatore che scruta il suo territorio dalla roccia più alta. Dal pasto dei cuccioli l'odore del sangue della lepre risaliva il pendio e le riempiva le narici, riportandole alla memoria la notte appena trascorsa, dalla quale non si era ancora ripresa. C'era stato un tempo in cui cacciare era diventato l'unico modo per sfuggire alla realtà che la circondava. Correre per interminabili ore nella foresta dietro ad animali senza speranza, affondare i denti e gli artigli nella carne e perdersi nel sangue che ne fuoriusciva. Passare tutta la notte immobile accanto alle vittime agonizzanti e guardare il cielo, con le sue stelle brillanti. C'era stato un tempo in cui nascondersi dietro a queste azioni le era servito a dimenticare la paura. Era stato quando Alastor l'aveva quasi uccisa. A distanza di secoli non era ancora riuscita a capire come quel demone fosse riuscito ad arrivarle tanto vicino senza che lei potesse fare assolutamente nulla per fermarlo. Agli inizi aveva avuto troppa paura anche solo per pensare ed era fuggita nella foresta, cercando le sue origini di animale come se tornando una bestia avrebbe dimenticato più facilmente. Sapeva che non era vero, ma illudersi era facile quando la morte di una vittima la faceva sentire così viva e potente. Si scostò un ciuffo di capelli dal viso, mentre ricordava quel periodo che era stato senza dubbio il più brutto di tutta la sua lunga vita di dark lord. Ne era venuta fuori quasi per caso e solo nel momento in cui la sua razionalità aveva trovato un motivo abbastanza convincente per saltar fuori di nuovo e per scuoterla da quell'instupidimento in cui era caduta in parte volontariamente. Quel motivo era Xellos. Il priest era stato creato solo pochi mesi prima, in sostituzione di un precedente subordinato, Alastor appunto, che era stato erroneamente lasciato in vita perchè considerato troppo stupido per poter avanzare qualche pretesa nei confronti della sua creatrice che lo aveva rifiutato. Così quando Zelas, scampata alla distruzione per pura fortuna, si era rinchiusa in sè stessa rifugiandosi nella foresta, Xellos era rimasto da solo, demone neonato, senza la sua creatrice ad insegnargli come sfruttare a pieno le sue incredibili capacità derivategli dall'essere al tempo stesso priest e general. Lasciarlo solo a pochi mesi dalla sua creazione era stato come condannarlo a morte senza alcuna possibilità di salvezza. Se era ancora vivo lo doveva alla sua incredibile abilità e a Lei Magnus che regalandogli i cinque talismani lo aveva contemporaneamente protetto e reso più forte di quanto in realtà non fosse allora. Quando Zelas aveva saputo il rischio che il suo subordinato aveva corso per colpa sua, si era come risvegliata e lentamente era tornata quella di sempre. O almeno c'aveva provato. Non era riuscita a vincere la paura; probabilmente farlo era impossibile: la sua convinzione di essere invincibile era crollata in un attimo quando un essere tanto inferiore l'aveva portata vicina alla morte. Ed era difficile scuotere la testa e fare finta che non fosse mai successo. Non aveva vinto quella paura, quindi, l'aveva solo archiviata, prendendo coscienza che da quel momento in poi avrebbe dovuto imparare a convinvere con la debolezza di non essere così intoccabile come credeva. E fino ad oggi questo le era bastato per andare avanti. Ma adesso...... Venire a sapere che Alastor era vivo aveva indebolito irrimediabilmente quel controllo del quale aveva ripreso possesso con tanta fatica. Adesso le sembrava di aver costruito un castello su fondamenta di carta e aveva la sensazione che fosse in arrivo un'immensa ondata che avrebbe portato via ogni cosa senza difficoltà. Scosse la testa, tentando di calmare quell'incalzante insicurezza che si stava nuovamente facendo strada, mentre il vento le portava nitido l'odore di Xellos, intento a salire la collina alle sue spalle. Si voltò per fronteggiarlo, prima che lui spuntasse dalla salita. "Che cosa ci fa qui, Xellos?" lo attaccò con voce dura non appena un paio di occhi viola fecero capolino. La donna si alzò, per sottolineare che non aveva per niente gradito quell'intrusione nelle sue riflessioni. Xellos si fermò ad un metro da lei, senza poter fare a meno di osservare la vena malinconica che aveva negli occhi e il viso tirato. "Mi dispiace averti disturbata, master" ammise con voce conciliante "Ma ci sono novità che sicuramente ti interesseranno" Zelas si muoveva inquieta sul posto, desiderosa di allontanarsi dalla presenza del subordinato quanto prima. Le lunghe dita della mano destra giocavano insistentemente con i braccialetti sul polso sinistro e il suo sguardo dorato vagava intorno a scatti, senza mai posarsi su Xellos. "Vale a dire?" lo incalzò, mentre una lunga stola a rete le si avvolgeva intorno alle spalle, improvvisamente infreddolite dalla brezza, muovendosi in volute eleganti dietro di lei. Xellos la osservò, alta e magra, stagliarsi contro il cielo nel quale si stavano addensando grosse nuvole plumbee. Sentì il vento farsi più forte e più freddo. Strinse la mano intorno all'asta del bastone, c'era qualcosa di strano nel suo capo, riusciva a percepirlo ma non poteva chiedere di cosa si trattasse: era fin troppo palese che Zelas stava male ma non voleva che lui se ne occupasse. "Come avevamo pensato, Dynast è stato da Phibrizio questa mattina" iniziò, decidendo di aspettare. Forse era solo un attimo di smarrimento e le sarebbe passato da solo. "Come lo sai?" Chiese lei, incamminandosi giù per la collina a passo svelto. Xellos le fu subito dietro: non si era teletrasportata direttamente, ma faceva di tutto per renderegli il compito di seguirla il più difficile possibile, come se sapesse di essere costretta ad ascoltarlo per la gravità della situazione, ma fosse indispettita dall'avere un obbligo del genere in un momemnto come quello, in cui voleva rimanere sola. "Un messo di Dynast è appena stato qui" spiegò Xellos, gli occhi fissi sulla padrona che non lo degnava di uno sguardo. "A dirti che il suo padrone era stato a trovare Phibrizio questa mattina?" Insinuò ironica, seguendo il sentiero che dopo la discesa girava a destra. Il castello sembrava sovrastarli. "No" rispose Xellos, saltandole poco dignitosamente dietro come un camoscio. "Portava notizie assai più importanti e.....curiose" aggiunse. "E cioè?" Zelas si fermò improvvisamente, girandosi per la prima volta verso di lui. Xellos rischiò quasi di andarle addosso, se non lo fece fu grazie ai suoi riflessi che ringraziò ampiamente mentre Zelas continuava. "Non potresti dire le cose direttamente invece di perderti in preamboli inutili?" Xellos sospirò, tentando di ignorare l'isteria della padrona e di controllare i suoi pensieri al riguardo, che avrebbero potuto rivelarsi pericolosi per la sua persona. "Hai ragione master" concluse, decidendo di rinunciare ad un bel discorso ad effetto per annunciare i nuovi sviluppi di cui aveva notizia. Fissò Zelas che lo fissava a sua volta e si stampò sul viso quel sorrisetto ambiguo che aveva di solito. "Dynast manda a dire che siamo invitati ad una festa, domani sera..." Lo sguardo di Zelas si incupì in una frazione di secondo. "E tu mi hai disturbata per-" "...all'Hellmaster Manor" si affrettò ad aggiungere Xellos, prima che la padrona gli scavasse una fossa di otto o nove metri e ce lo sotterrasse dentro ancora vivo. "Dynast dà una festa a casa di Phibrizio?" Chiese incredula Zelas, mentre Xellos la superava e poi si girava di nuovo a guardarla. "No, è qui che viene il bello" la corresse, spalancando la bocca in un sorriso fra il divertito e l'interessato. "La festa è di Phibrizio" Zelas capì perchè il suo subordinato fosse tanto eccitato all'idea di comunicargli quella notizia: era sufficentemente intrigante per essere riempita di preamboli e premesse prima di essere presentata.....e lei era riuscita a rovinargli in parte il divertimento. "Ma è assurdo!" esclamò poi, all'improvviso, mentre entrambi riprendevano a camminare. "E' accusato di omicidio e dà una festa?" "Stiamo parlando di Phibrizio, capo, ricordi? L'Ex-demone bambino, lo stesso che ti chiese un certo subordinato in prestito per mettere su una recita ai danni di Garv!" esclamò Xellos. "Che cosa ti aspettavi da uno così? Che si appellasse al Consiglio dei Demoni, nominando un avvocato difensore?" "No, ma neanche una festa!" insistette lei. Xellos annuì. "Vero. Ma dovrai ammettere che è riuscito perfettamente ad attirare l'attenzione" commentò mentre davanti a loro l'immenso portone del castello si spalancava senza rumore. Entrarono entrambi e il portone si richiuse alle loro spalle. Zelas non sembrava troppo convinta nè tantomeno entusiasta di quella notizia. "Mi chiedo perchè lo abbia fatto, però" sospirò. "Un assassino cerca di infangare le prove a suo carico, non invita tutti a casa sua, rischiando in questo modo" "E' proprio questo il punto master" insistette Xellos, che voleva in tutti i modi coinvolgerla. Era troppo assente, troppo poco interessata a quello che succedeva. E questo non era un bene. "E' un controsenso! Deve avere qualcosa in mente...e dobbiamo accettare di andare alla festa se vogliamo scoprire di cosa si tratta!" L'espressione sul viso di Zelas comunicava molto chiaramente che al contrario di quanto affermava Xellos lei non era affatto interessata a scoprire di cosa si trattasse, ma non lo disse. "Immagino che non abbiamo altra scelta" rispose invece, con voce rassegnata e lo stesso viso apatico e tirato che aveva da quando i due si erano incontrati. "Pensa tu a trovarmi un vestito. Io ho da fare" Xellos avrebbe voluto chiederle che cosa avesse da fare di tanto urgente, ma non lo fece. Rimase a fissarla preoccupato mentre spariva nel buio di un corridoio diretta chissà dove. "Se adesso fai così, master, che cosa succederà se dovessimo davvero incontrare Alastor di nuovo?" bisbigliò all'aria... contemporaneamente... Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente. Le lunghe tende di lino ecrù filtravano il sole di mezzogiorno, creando bellissimi disegni di luce sul pavimento. L'ampia stanza quadrata avvolta in quello strano gioco di luci e ombre aveva un'aria calda e accogliente, intensificata dai pochi ma ottimi mobili, sistemati con gusto. "Allora?" la voce di Amelia risuonò leggermente tremante e incerta nel silenzio della stanza. Le sue mani si muovevano nervose sui lacci del proprio abito, mentre si rivestiva seduta sul bordo del letto. Milgazia non rispose subito. Lentamente fece il giro della stanza per recuperare le sue cose. La regina lo sentì muoversi verso il cassettone sul lato opposto della stanza e attese in silenzio una risposta, giocando nervosamente con la propria fede nuziale che da qualche tempo le andava un pò larga. Quando il drago dorato si voltò nella sua direzione, le rivolse quel sorriso dolce che gli illuminava sempre il viso. "Va tutto bene, non preoccuparti" rispose, avanzando verso di lei, che si era alzata e stava lisciando le pieghe della sovraccoperta, sgualcita nel punto in cui si era seduta. "Il bambino cresce come dovrebbe" Amelia tirò inconsciamente un sospiro di sollievo. Attendeva le visite di controllo che Milgazia le faceva regolarmente ogni due settimane con il terrore che potesse comunicarle che c'era qualcosa che non andava. "Piuttosto tu, come ti senti? Ti trovo un pò pallida" continuò il drago. "Mi sento solo un pò stanca e mi fanno male le caviglie" rispose, ma prima che Milgazia potesse commentare aggiunse. "Ma questo succedeva anche con Kain" Il drago dorato la fissò per qualche istante, con espressione poco convinta. Amelia volse lo sguardo in giro per evitare il suo. "Amelia, lo sappiamo entrambi che non è così" commentò alla fine lui "Non avevi alcun dolore con Kain e non eri così pallida e magra" Evitavano quel discorso da almeno un mese, pur sapendo che in un modo o nell'altro avrebbero dovuto affrontarlo. "Da quando ti ho visitato la prima volta sei dimagrita di tre chili, quando avresti dovuto prenderne almeno cinque" continuò il drago dorato, mentre Amelia rimaneva immobile a fissarsi le scarpe. "Mangi il doppio di prima, ma non accenni a mettere su peso. Ti stanchi molto facilmente di giorno, ma non riesci a dormire la notte. E chissà quante altre cose succedono e non so!" la regina non accennò a voler rispondere. "Amelia, far finta di non notare queste cose, non risolverà alcun problema. Quel bambino assorbe più energia del normale, di questo dobbiamo esserne coscienti" "Potrebbe essere una Chimera, è questo che stai cercando di dirmi?" Chiese la regina, alzando finalmente lo sguardo. Milgazia lasciò andare un sospiro, scuotendo leggermente la testa nel tentativo di farle capire che non era quello il punto. "No, Amelia. Sto solo dicendo che il bambino possiede un'energia magica pari a circa il triplo di quella che dovrebbe avere in questo periodo della gravidanza. Ma ci sono altre cause per spiegare il fenomeno!" "Ad esempio?" Chiese Amelia. Milgazia sospirò. "Potrebbe darsi che invece di ereditare il potenziale magico di uno solo dei genitori, come succede di solito, li abbia ereditati entrambi. Tu e Zelgadiss, in due, avete un quantitativo magico molto elevato. Oppure, è solo un dono di natura. E' raro ma può succedere" Vedendo che però la regina non accennava a tranquillizzarsi aggiunse. "Amelia, questo non è un pericolo se lo teniamo sotto controllo. Il bambino sta crescendo senza problemi, non c'è motivo di preoccuparsi. Solo che se tu continui a nascondermi cosa ti succede, io non posso aiutarti.......e allora la situazione cambierebbe" Amelia scosse la testa e fece alcuni passi per la stanza. "Il problema non sono io, Milgazia" rispose finalmente, fermandosi davanti alla finestra e guardandolo. "A me non importa se questo bambino sarà una chimera ma Zelgadiss-" "- ha già iniziato a colpevolizzarsi perchè c'è una seria possibilità che quest'ipotesi si realizzi." concluse Milgazia, comprendendo alla fine le paure di Amelia. La regina annuì. "Capisci ora che se gli dicessi come stanno andando le cose, finirebbe di nuovo con l'autocommiserarsi?" esclamò "Pensavo che avesse superato la cosa dopo la nascita di Kain, che è un bambino del tutto normale...e invece..." la regina scosse la testa e mosse la mano in un gesto di stizza. "Sì ma tentare di nascondere la cosa anche a me è stato del tutto inutile e anche stupido, Amelia te ne rendi conto?" commentò Milgazia. "Pensavi davvero che non me ne sarei accorto?" "Non lo so nemmeno io cosa pensavo" ammise la regina con un altro sospiro. "E' solo che volevo evitargli di soffrire per un qualcosa del quale non siamo nemmeno sicuri.." "Ma non è una cosa che gli puoi nascondere" commentò Milgazia, aprendo la sua borsa appoggiata sul cassettone per dimostrarsi impegnato in qualcos'altro, nel tentativo di alleggerire la tensione di quella discussione. "E d'altra parte lui non è più un bambino e questa cosa la deve affrontare. Non è nè giusto nè corretto che passi il tempo a piangere su se stesso...." Amelia gli lanciò un'occhiata di sfuggita e poi tornò a guardare in giro come se stesse valutando se fargli o meno la domanda che aveva in mente, ma non ce ne fu bisogno perchè Milgazia l'anticipò. A volte sembrava che sapesse leggere nel pensiero. "Non pensarci nemmeno" esclamò chiudendo la borsa con un sonoro clack "Sei tu che devi parlarci" "Ma tu sei il nostro medico..." tentò ancora lei, con voce supplicante. "E tu sei sua moglie" commentò Milgazia con un sorriso divertito. "Hai vinto tu" La regina si rassegnò. In fondo non sarebbe stato giusto lasciare che Zelgadiss venisse a sapere i dettagli da Milgazia e non da lei. "Hai ragione" esclamò alla fine "Qualche suggerimento su come iniziare la discussione?" "Bè, innanzi tutto spiegagli che per te non fa nessuna differenza se il bambino è una chimera" rispose il drago dorato, mentre entrambi si dirigevano fuori dalla stanza. "Ricordagli che in ogni caso stiamo solo facendo delle supposizioni, e che quindi si tratta solo di prendere coscienza del fatto che c'è questa possibilità. Inoltre assicuragli che non ci saranno complicazioni e che, anche nell'ipotesi che si tratti di una chimera, non c'è alcun pericolo" "Mi fermerà prima che riesca a dirgli tutto, ma ci proverò comunque" sentenziò Amelia, già immaginando come si sarebbe svolta quella discussione. Se c'era un argomento del quale era impossibile ragionare con Zelgadiss, era quello: aveva superato la fase in cui si considerava un mostro, ma era entrato in una seconda fase che Amelia non sapeva se definire migliore o peggiore. Adesso il punto non era più il suo aspetto chimerico, ma la possibilità o meno di passare quella maledizione ai suoi figli. Con Kain non era successo, ma Milgazia non aveva mai del tutto escluso l'ipotesi che potesse accadere. Il drago dorato si era occupato personalmente di Zelgadiss, tentando di scoprire non tanto il sistema per farlo tornare normale - che era ben oltre la sua portata - quanto piuttosto i livelli a cui la trasformazione era arrivata, quanti organi coinvolgesse e quanto il suo organismo fosse cambiato. Le analisi che aveva fatto avevano portato alla luce cose molto interessanti, ma non le risposte che Milgazia avrebbe voluto ottenere. Essendo una creatura composta, Zelgadiss aveva una particolare conformazione fisica che non somigliava a nessuna delle tre razze usate per crearlo. Il suo corpo e il suo organismo erano qualcosa di nuovo, che aveva proprie regole di funzionamente e, grazie alle razze di cui era composto, quasi nessuna limitazione. La Chimera era in grado di fare cose che avrebbero ucciso un essere umano, ma che erano del tutto inutili ad un demone e alle quali un golem non avrebbe mai nemmeno pensato (perchè privo di qualsiasi tipo d'ingegno). Questo era l'esempio lampante di come una chimera non appartenesse a nessuna delle razze di cui era composta, ma prendesse il meglio da ognuna di loro. Per riuscire a venire a capo di qualcosa, Milgazia aveva proceduto nell'unica maniera possibile: confrontando l'organismo di Zelgadiss con quello delle altre tre specie usate per crearlo. La sua trasformazione non era così chiara come poteva sembrare. Le due razze estranee si erano mischiate a quella umana, sovrapponendosi e fondendosi più volte tra loro. Quello di cui il drago era certo è che le tre razze si compensavano tra di loro per esistere tutte e tre contemporaneamente, cosa altrimenti impossibile. Questa sicurezza aveva fatto avanzare a Milgazia la catastrofica ipotesi che eliminare una sola delle parti avrebbe fatto collassare l'intero sistema su cui l'organismo e il corpo di Zelgadiss esistevano e si mantenevano nel tempo. Un'altra cosa che era venuta fuori dalle sue analisi, era che molte delle abilità fisiche di Zelgadiss dipendevano dalla magia - di quale tipo esattamente non era stato in grado di dirlo - che non solo teneva insieme tutti i pezzi ma potenziava o modificava i suoi organi interni perchè sostenessero le prestazioni di quel corpo così particolare. Uno degli organi che maggiormente erano stato modificato a tale scopo era senza dubbio il cuore. Zelgadiss era in grado di correre ad una velocità elevata che non trovava nessun termine di paragone nel mondo che li circondava e poteva stare sott'acqua senza respirare per un lasso di tempo considerevole. Tutto questo grazie al suo cuore che produceva la metà dei battiti di quello umano. Questa bradicardia - probabilmente successiva alla sua trasformazione e, quindi, conseguente mutazione ad opera dell'incantesimo che era stato usato su di lui - gli permetteva una maggior resistenza e un minor tempo di recupero, due cose che erano fondamentali per rendere possibili le cose di cui era capace. Negli ultimi anni Milgazia aveva passato moltissimo tempo a studiarlo e a sottoporlo ad una serie di prove i cui risultati venivano annotati su una specie di cartella clinica che il drago dorato portava sempre con sè. Zelgadiss all'inizio non aveva preso bene l'idea di dover essere analizzato così da vicino, si era sentito spesso solo una cavia ed aveva reagito malissimo. Poi, con fatica e pazienza, Milgazia era riuscito a spiegargli che non lo stava studiando per divertimento o per sadismo, ma per cercare di avere un quadro preciso della sua situazione fisica per poter intervenire nel migliore dei modi se fosse successo qualcosa. Certo era quasi impossibile che venisse ferito, con una pelle così dura e le cinque armi di luce sparite chissà dove e impossibilitate a procurargli qualsiasi tipo di lesione, ma chi gli assicurava che non potesse farsi male in altro modo? Solo perchè fino a quel momento non aveva subito alcun danno, se non magico, non significava che non ci fossero pericoli che loro nemmeno s'immaginavano! Un esempio lampante era la cannonata che Jiras gli aveva tirato quando ancora erano nemici e dopo la quale era crollato a terra senza troppe storie. Era stata la botta o il suo fisico era solo debilitato per i giorni di digiuno passati in mare? E anche qui: Zelgadiss aveva bisogno di molto meno cibo rispetto ad un essere umano. Ma aveva un limite di digiuno anche lui, oppure no? E per la caffeina? La Chimera ne ingurgitava quantità impensabili e senza riportarne alcun effetto collaterale. Perchè? Per alcune cose Milgazia aveva una risposta sicura e una spiegazione logica che Zelgadiss aveva riscontrato e condiviso. Per altre invece poteva solo fare delle ipotesi che sembravano più o meno plausibili, nessuna di esse però assicurava al sovrano di non poter trasmettere ai suoi figli la maledizione che si era tirato addosso. E questo era un bel problema. "E di Philia che ne pensi?" Chiese improvvisamente Amelia, mentre chiudeva la porta di camera. Milgazia si scosse dai suoi ragionamenti sui come e suoi perchè di Zelgadiss e la guardò con aria interrogativa. "Che cos'ha?" specificò allora la regina. Il drago dorato si strinse nelle spalle con un mezzo sorriso. "Difficile dirlo, non ha voluto che la visitassi, l'hai visto anche tu no?" rispose "Però credo che non sia nulla di grave. Anzi ne sono praticamente certo" La regina si avviò lungo il corridoio, sempre scortata dal drago, per ritornare nella stanza con gli altri. "Anche senza averla visitata?" Chiese dubbiosa. Le condizioni di Philia non la facevano stare tranquilla e quel suo tentare di nascondere il proprio malessere la faceva stare anche peggio. Certo lei aveva fatto lo stesso con Milgazia e con Zelgadiss (e anche con tutti gli altri, ora che ci pensava) ma era anche vero che le motivazioni di Philia non erano nemmeno lontanamente paragonabili alle sue, qualunque esse fossero. "Bè è un drago, tecnicamente non può ammalarsi. Per farlo bisognerebbe che le sue difese immunitare si fossero abbassate improvvisamente, il che è un caso più unico che raro...ma è anche vero che ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola. Ad ogni modo non ha l'aria malaticcia" Milgazia si fermò un attimo a riflettere e poi si corresse, tentando di sembrare il più disinvolto possibile "..bè...a parte quel disturbo allo stomaco". Nè seguì un leggero colpo di tosse, tentativo disperato di mantenere un contegno professionale. Quando tornarono, la ragazza-drago con le presunte difese immunitarie troppo basse era seduta sul divano. Dopo feroci trattative con la servitù, con Zelgadiss e con chiunque si era trovato lì in quel momento e si era sentito abbastanza esperto da dire la propria, Philia si era lasciata convincere a non attingere per la sesta volta alla sua riserva personale di thè, che le stava facendo strani effetti sul sistema nervoso e non le aveva invece portato nessun beneficio per il mal di stomaco. Successivamente qualcuno di non meglio identificato aveva tirato fuori un miracoloso intruglio di erbe, che di miracoloso a dire il vero aveva solo il colore bluastro. Philia, ormai rincretinita dalla teina e dalla nausea, non aveva opposto ulteriori resistenze e si era preparata a trangugiare qualsiasi cosa le avessero messo nella teiera. Chi, in tutto questo, ci aveva guadagnato qualcosa erano i due bambini, i quali si era ritrovati con un vassoio di dolci da far sparire perchè assolutamente nocivi per Philia, alla quale la sola idea di ingoiarne uno riportava alla gola spiacevoli sensazioni. "Allora come va?" chiese Amelia, entrando nella stanza, subito raggiunta da Zelgadiss che aveva sul viso la stessa domanda per lei. La regina gli sorrise per rassicurarlo ma gli fece segno che avrebbero discusso di tutto più tardi. "Un pò meglio" rispose Philia, buttando giù di un fiato un altro pò del ritrovato miracoloso che avrebbe dovuto rimetterla in sesto. Milgazia, scivolato silenziosamente alle sue spalle, stava scrutando con occhio vigile il contenuto della teiera. Quando Philia se lo ritrovò inclinato sulla testa di quaranticinque gradi per poco non le venne un infarto. "L-lord Milgazia?" Il drago spostò la sua attenzione su di lei senza muoversi di una virgola, il che rese la situazione ancora più assurda. Lina finì col chiedersi se non stessero tutti quanti assistendo ad una fase alterosclerotica del drago dorato, il quale ormai doveva avere i suoi annetti. "Che stai bevendo di grazia?" chiese Milgazia alla sua giovane simile. "Quella robaccia ha un colore malsano" "E' un misto di erbe specifiche per il mal di stomaco" rispose Philia a fatica, fissando sconvolta Milgazia che le prendeva delicatamente la tazzina dalle mani e ne agitava il contenuto con aria schifata. "Qualsiasi cosa tu abbia" disse il drago, portandosi la tazzina al naso e allontanandola subito dopo con un suono simile ad un veloce starnuto. "certo non sarà questo a fartelo passare. E' già un discreto risultato se non hai vomitato di nuovo. Ad ogni modo, Philia, credo proprio che non si tratti di niente di grave" le piantò una mano in fronte, sollevandole la frangia "Niente febbre - apri la bocca per favore, la gola è a posto e non mostri i sintomi di nessuna malattia, nemmeno di quelle rarissime che il tuo organismo di drago non è in grado di curare da solo" si tirò su sorridendo. "Quindi probabilmente è solo un pò di stress. Il lavoro, il cucciolo, il viaggio....certo che se ti fossi lasciata visitare, ora non saresti costretta a saltare pranzo e cena!" "C-che cosa?" Chiese Philia, sconvolta dalla rivelazione improvvisa. Milgazia non fece una piega. "Questa schifezza" esclamò indicando la tazzina "contiene i fiori della Rosa di mare, ingrediente base di ogni tisana curativa umana, ma che ha un effetto devastante per noi draghi. Ora, calcolando quanta ne hai buttata giù, ci vorranno almeno ventiquattr'ore prima che il tuo organismo riesca a purificarsi da quel troiaio" il drago dorato notò con una certa soddisfazione, quasi maligna, come Philia impallidisse ogni secondo di più. "Ne consegue che il tuo stomaco rifiuterà con decisione qualsiasi cosa cercherai di mangiare nelle prossime ore" Philia deglutì, bianca, a questa notizia e Lina pensò che se fosse capitato a lei, probabilmente sarebbe stato come vivere il suo peggiore incubo e involontariamente rabbrividì. L'atmosfera semi-seria che si era andata a creare s'interruppe di colpo, con l'urlo disperato di Zelgadiss. "Milgazia, è svenuta!!" gridò il sovrano, tenendo fra le braccia la moglie priva di sensi che gli era probabilmente caduta all'improvviso fra le braccia. "Fà qualcosa! Muoviti!" Milgazia riprese un certo controllo di sè e si precipitò da Zelgadiss di corsa, facendogli segno di distendere delicatamente la regina a terra e di sorreggerle la testa. "Che cos'ha??!?! CHE COS'HA??!" chiese Zelgadiss, in preda al panico, fissando Milgazia. "Stava bene! E poi all'improvviso è crollata....." Lina non lo aveva mai visto così sconvolto. Era terrorizzato. Il drago tastò il polso della principessa, ma era ovvio che non si trattava di un semplice svenimento. "Philia portami quella tazzina, dobbiamo svegliarla..." |
| capitolo 07 - MANDATO DA CHI? E PER DIRMI COSA? |