TRA LE SPIRE DEL SERPENTE
capitolo 05:
UN'ALBA TINTA DI NERO
Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione.

Phibrizio si svegliò improvvisamente con il cuore trafitto da un dolore acuto. Si alzò seduto sul letto, boccheggiando e tenendosi una mano premuta sul lato sinistro del petto.
"F-fear..." ringhiò rabbiosamente, mentre grosse gocce di sudore gli attraversavano i lineamenti delicati del viso. Il grosso ocelot grigio si alzò pigramente dal suo giaciglio di soffici cuscini neri, ammonticchiati in un angolo della stanza, accanto alla grande porta-finestra. Sbadigliò con aria sorniona e si stiracchiò come avrebbe fatto qualsiasi gatto domestico. Le sue orecchie ornate di ciuffetti neri captarono l'ennesimo lamento del padrone e allora gli occhi scuri della bestia si fecero improvvisamente svegli. Con due balzi si portò al lato del letto e si sedette, la lunga coda che eseguiva disegni eleganti dietro la sua schiena mentre il muso era rivolto verso il demone in attesa delle sue parole. Phibrizio si voltò verso di lui, il dolore era sparito così com'era arrivato.
"Tu...tu sei sempre stato qui?" esclamò, con aria stordita.
Fear lo guardò interrogativamente per quanto la sua fisionomia felina glielo permettesse ed emise un miagolio in risposta. Il demone scosse la testa e si passò una mano fra i lunghi capelli corvini "Baaah..lascia perdere, stupido gatto.." commentò irritato per essersi in qualche modo inquietato per una cosa da nulla.
L'ocelot miagolò di nuovo, ma venne ignorato dall'Hellmaster che, anzi, lo scansò in malo modo con un calcio mentre si alzava dal letto. Il demone afferrò i pantaloni abbandonati sulla grande poltrona di pelle nera accanto al letto e li indossò velocemente. Dietro di lui, avvolta fra le coperte del letto, una ragazza dai tratti orientali si mosse non sentendo più la presenza del suo corpo accanto al proprio. Phibrizio le lanciò un'occhiata distratta e poi uscì dalla stanza, seguito da Fear che non aveva ancora ben capito per quale motivo era stato svegliato.
Il castello, nonostante fosse già mattina avanzata, era immerso in una penobra crepuscolare per effetto di pesanti tende di raso nero che pendevano da ogni finestra, impedendo alla luce di entrare.
Phibrizio attraversò a torso nudo il lungo corridoio, lasciandosi alle spalle la propria stanza, mentre con un gesto deciso si sistemava i capelli dietro le orecchie. Un'enorme porta alla fine di una rampa di scale si aprì senza che avesse bisogno di toccarla, permettendogli di raggiungere l'ampia stanza in cui il giorno prima si era svolta la riunione con le altre forze sovrannaturali. Con un gesto elegante della mano, Phibrizio ordinò alle torce di accendersi e la stanza fu ben presto illuminata dalla luce tremolante dei fuochi che presero vita uno dopo l'altro fino a formare un cerchio perfetto, rivelando finalmente la presenza di Dynast seduto su quella stessa poltrona e in quella stessa posizione in cui l'Hellmaster lo aveva trovato il giorno prima quando il Signore dei Ghiacci era venuto a trovarlo per informarlo che la riunione si sarebbe tenuta lì.
"Dynast..." esclamò Phibrizio, per niente colpito dalla presenza del demone "...avrei dovuto immaginarlo: o c'eri tu oppure si era rotto il riscaldamento" commentò sarcastico mentre si lasciava andare su una sedia, poggiando un gomito sul tavolo di marmo.
Dynast non rispose. Il viso diafano e leggermente allungato era attraversato da un'espressione non ben identificata ma di sicuro non contenta. Phibrizio, ovviamente, non se ne curò.
"Allora, che ci fai in casa mia a quest'ora? Non hai fatto in tempo a scongelare la colazione?"
"Perchè l'hai fatto?" Il tono della sua voce era così gelido che attraversò la stanza quasi fosse un oggetto fisico. Qualsiasi timpano umano sarebbe andato in pezzi.
Phibrizio alzò un sopracciglio, sfoderando come al solito una mimica facciale straordinaria che contrastava con la staticità innata di tutti i movimenti di Dynast. "Fatto cosa?" Chiese.
"Sai bene di cosa parlo, Phibrizio."
L'Hellmaster ci pensò qualche istante, cercando qualcosa di spiritoso per rispondergli. "Aaah" esclamò alla fine, come intuendo ciò a cui Dynast stava alludendo. Ridacchiò, grattandosi la testa. "Non dirmi che Chocho-san, di là, era una tua amichetta!" esclamò, riferdendosi alla ragazza che era placidamente distesa fra le coperte del suo letto "Credimi, se l'avessi saputo io-"
"PIANTALA!!" Ringhiò Dynast, sferrando un pugno sulla superficie marmorea del tavolo. Phibrizio quasi trasalì e s'interruppe a metà del discorso. "Non ti conviene fare questi giochetti con me" continuò l'altro demone, con un tono incredibilmente serio "Io non sono uno di quei vecchi Draghi che puoi prendere in giro come ti pare"
Tra i due scese il silenzio mentre Phibrizio guardava Dynast dritto negli occhi, intuendo improvvisamente che il Demone dei Ghiacci non stava affatto scherzando e che era seriamente alterato. Phibrizio non era comunque il tipo da obbedire, anzi di fronte a quell'atteggiamento, rispose altrettanto aggressivamente. Così, messe da parte tutte le battutine sarcastiche che aveva in mente, corrugò la fronte in un'espressione a sua volta irritata e replicò "Io non so di cosa tu stia parlando e nè tanto meno m'interessa!"
"E così non ne sai niente, vero? Vuoi dirmi che cadi dalle nuvole se ti dico che Caleb è stato massacrato, non è così?" Disse Dynast. Questa volta era lui ad essere sarcastico.
"Massacrato? Ma che diavolo stai dicendo?"
"FINISCILA! SO BENISSIMO CHE SEI STATO TU AD ORDINARE CHE QUEL BAMBINO VENISSE UCCISO! NON TENTARE DI NEGARLO!"
Phibrizio perse definitivamente le staffe a sentirsi accusato. Non era tanto il tipo di accusa che lo aveva fatto irritare - insomma per lui un omicidio era una medaglia al valore - quanto il fatto che, da come Dynast la metteva, sembrava che il responsabile di qualunque cosa era sempre e comunque lui. Era un Dark Lord anche lui accidenti! E tutti continuavano a trattarlo come un ragazzino viziato. Si alzò di scatto, piantando i palmi delle mani sulla superfice marmorea del tavolo. A quel gesto i capelli gli ricaddero lungo il viso, scomposti. "Ascoltami bene Dynast! Si può sapere che diavolo vuoi? Mi piombi in casa all'improvviso e poi vieni a menarmela con la storia di non so quale bambino morto ammazzato! Se ti svegli con le palle girate la prossima volta fai a meno di venire da me, perchè non ho nessuna intenzione di starmene qui a farmi insultare: è chiaro?"
Dynast fu talmente veloce che L'Hellmaster si accorse che si era mosso dalla sedia solo quando sentì una mano gelida stringergli con forza la collottola. "Sai, Phibrizio? Mi hai veramente stufato" esclamò "Non perdo mai le staffe così facilmente ma tu hai questa incredibile capacità di irritarmi fino ai limiti della mia sopportazione!"
Phibrizio cercò di liberarsi, ma inutilmente. Il Signore dei Ghiacci era senza dubbio più imponente e possente di lui. A dire la verità non gli era mai capitato di vederlo così fuori di sè da muoversi personalmente. In qualsiasi situazione che richiedesse un minimo sforzo fisico verso i nemici - si fosse trattato di interi eserciti o di un solo prigioniero umano - lo aveva sempre visto dare ordini ai suoi subordinati: a Grau e a Shella quando ancora erano vivi e successivamente ai demoni minori di cui era pieno il suo castello. Per questo non sapeva che sotto a tutti quei metri di stoffa e di armatura, Dynast fosse in grado di muoversi così velocemente e di avere una stretta così potente. Phibrizio però aveva sempre il suo orgoglio. "Continuo a non capire di cosa stai parlando! Io non c'entro niente con qualsiasi cosa dici sia successa!"
Dynast in tutta risposta afferrò la tenda di raso che copriva l'unica finestra della stanza e la tirò leggermente verso di sè. "Vediamo se così sarai più disposto a collaborare, hum, Hellmaster?"
Phibrizio tirò indietro la testa, cercando di guardare Dynast dritto negli occhi ma fu soltanto un pietoso tentativo. "Non avresti il coraggio di farlo..." commentò, allora, sprezzante.
In tutta risposta il Signore dei Ghiacci sollevò la tenda e la luce bianca e chiara del deserto penetrò la stanza senza filtri. Phibrizio ringhiò, cercando di ritrarsi e strizzò gli occhi. "Bastardo.." sibilò.
"Perchè hai ordinato che fosse fatto fuori?" Chiese ancora Dynast, portandolo ancora più vicino alla finestra.
"Chiudi quella tenda, maledizione!" sbraitò Phibrizio, portandosi le mani agli occhi.
"PERCHE?" Lo incalzò Dynast.
"Io non ho dato nessun ordine, Dynast!" Rispose alla fine Phibrizio, cedendo esasperato. "Perchè avrei dovuto uccidere un neonato col mal di stomaco??!?"
Dynast rilasciò incredulo la tenda e la stanza piombò nuovamente nella sua oscurità, adesso ancora più buia perchè per gli spostamenti d'aria due delle fiaccole appese al muro si erano spente. Dynast rilasciò la presa sul collo dell'altro demone, guardandolo con aria interrogativa. Phibrizio si massaggiò gli occhi, indietreggiando di qualche passo. Il Signore dei ghiacchi lo guardò con un'espressione vagamente inebetita. "C-che cos'hai detto?" Chiese.
Phibrizio emise un mugolio lamentoso, mentre continuava a stropicciarsi gli occhi. "Ma dico sei scemo?" esclamò poi, visto che ormai la tensione era svanita. "Di un pò: ti piacerebbe se ti facessi fare un giro di 2 o 3 ore in una sauna? Avresti potuto causarmi lesioni irreversibili, te ne rendi conto?!"
Ma Dynast sembrava troppo sconvolto da ciò che aveva sentito per potersi preoccupare. "Che cosa c'entra il mal di stomaco?" Chiese ancora.
L'Hellmaster era ancora intento a sbattere le palpebre per vedere se i suoi meravigliosi occhi funzionavano ancora, ma rispose lo stesso. "Vieni con me, ti spiegherò ogni cosa..."

Nello stesso momento

Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente.

"Come mai Philia ritarda tanto?" Chiese Amelia, versando un pò di latte nella propria tazza.
La famiglia reale era riunita intorno al tavolo della colazione, come ogni mattina. Ma, a differenza di Valgrav che era trotterellato giù insieme a Kain, l'ex-vestale non si era fatta viva. E non era da lei essere troppo in ritardo.
Lina e Gourry, invece, dopo aver lasciato ai lavapiatti un'eredità di 400 stoviglie già alle prime luci dell'alba, erano andati in città a ritirare alcuni oggetti magici di cui Lina aveva fatto richiesta il giorno prima e sarebbero rientrati soltanto più tardi.
"Non saprei Amelia" fu la flemmatica risposta di Zelgadiss che era ancora troppo digiuno di caffeina per potersi interessare veramente ad altri problemi "Forse sta ancora dormendo. Abbiamo lavorato fino a tardi ieri, è comprensibile che sia stanca"
All'altro capo del tavolo, debitamente tenuti a distanza per motivi più che ragionevoli, anche Kain e Valgrav stavano mangiando la loro colazione. Alla loro maniera.
"Cioccolata o latte, principino?" Chiese cortesemente una cameriera, ferma accanto alla sedia di Kain con una mano appoggiata su un carrello che si era portata dietro.
Un angolo di fetta biscottata, adeguatamente spalmato di marmellata di albicocche, fu lanciata con il cucchiaio e, percorso per pochi istanti lo spazio aereo tra Kain e Valgrav, atterrò sulla tovaglia immacolata. Nessuna risposta invece, per la povera cameriera.
"Erano solo pochi centimetri!" esclamò Valgrav "Sei una schiappa!!"
"Non è vero!" protestò il bambino "Era almeno un metro!"
"Cioccolata o latte, principino?" Ripetè ancora la cameriera, con fare rassegnato.
"Ma se non sai nemmeno quant'è un metro!?!?" esclamò Valgrav.
"Non è vero io lo so quant'è un metro! E poi voglio vedere cosa sai fare tu!" Rispose stizzito Kain.
Valgrav accettò la sfida e caricato il cucchiaino con una nuova munizione alle more, si preparò a lanciare. Questa volta il pezzo di fetta biscottata eseguì un perfetto arco e............si spalmò sul viso immobile della cameriera.
"Oh-Oh" mormorarono all'unisono i due bambini, osservando il viso della ragazza e aspettando l'inesorabile sfuriata che erano sicuri sarebbe arrivata.
"KAIN!" il bambino si strinse nelle spalle e serrò gli occhi nel sentire la voce del padre. Ma come faceva ad accorgersi di tutto anche quando non guardava?
"Sì papà?"
"Quante volte ti ho detto di non giocare con la roba da mangiare?"
"Ma non sono stato io!" si difese il bambino "E' stato Valgrav!"
"Traditore..." sibilò il cucciolo di drago, guardandolo storto.
"Ah sì?" continuò Zelgadiss, senza guardarlo, mentre si versava il caffè "E allora perchè c'è una un altro pezzo di fetta biscottata là sulla tovaglia? Non sei forse tu che mangi la marmellata di albicocche?"
Il bambino si affrettò a far sparire la prova del reato, ma ormai era troppo tardi. "Ahem..."
"Ora forza, chiedete scusa a Colette e rispondete alla sua domanda.." continuò Zelgadiss, poggiando la caraffa di caffè e iniziando a mescolare nella tazzina.
Un coro di scuse si fece sentire dall'altro capo del tavolo e poi la scelta dei bambini ricadde, prevedibilmente, su un'enorme tazza di cioccolata calda e su una quantità industriale di brioches ripiene. Colette si ripulì in fretta dalla marmellata ed eseguì gli ordini, mentre i due bambini, paragonabili a due cavallette, avevano già fatto fuori metà della colazione prima ancora che finisse di servirla.
"E se si sentisse male?" Esclamò improvvisamente Amelia.
"Bè non credo che una fetta biscottata in fronte possa esserle fatale, Amelia" rispose distrattamente Zelgadiss, un braccio piegato sullo stomaco a sorreggere l'altro con cui teneva la fedele tazza da caffè di dimensioni bibliche.
La regina si voltò nella sua direzione con aria contrariata. "Stavo parlando di Philia" specificò.
"Coff...coff.." Zelgadiss tossì imbarazzato. Poggiò la tazza sul tavolo e cercò di ritrovare il contegno. "Ti sentiresti più tranquilla se mandassi qualcuno a controllare?" Chiese, guardando la moglie negli occhi. La donna annuì.
La chimera alzò un braccio per richiamare l'attenzione di uno dei quattro paggi che se ne stavano immobili agli angoli della stanza. Aveva sempre trovato terribilmente irritante avere quei quattro fessi immobili nella stanza - tant'è vero che aveva proibito la loro presenza quando non c'erano ospiti - ma dovette ammettere che in quel particolare momento erano più che utili. Il ragazzino si avvicinò a passi veloci al sovrano e fece un breve inchino. "Desidera qualcosa maestà?"
"Sì" rispose Zelgadiss "Avverti una delle cameriere. Voglio che si assicuri che la signorina Ul Copt sta bene"
"Agli ordini maestà" il paggio s'inchinò nuovamente e uscì dalla stanza per eseguire l'ordine.

***

Quando bussarono alla sua porta, Philia stava vomitando.
Si asciugò le labbra con un asciugamano e si premette una mano sulla fronte gelida prima di rispondere.
"Chi è?" mormorò, cercando di farsi sentire dal bagno.
"Signorina Ul Copt, sono una delle cameriere" rispose Colette, che era stata spedita al piano di sopra senza neanche il tempo di lavarsi il viso. "Mi manda sua maestà il Re. Chiede se state bene.."
Un nuovo conato la scosse prima che potesse rispondere.
"Signorina Ul Copt?" Chiese la cameriera.
Philia appoggiò a terra l'asciugamano dopo essersi nuovamente pulita. Cosa avrebbe dovuto rispondere?
Quella notte aveva di nuovo fatto quello strano sogno e da quando si era svegliata - circa tre ore prima - non aveva fatto altro che rimettere. La sua temperatura corporea, già di per sè molto bassa per via della sua natura di rettile, si era abbassata ulteriormente rendendo la sua pelle quasi insopportabile al tatto. Se non avesse saputo che era impossibile avrebbe detto che si trattava di influenza. "Dite al signor Greywords che sto bene" rispose, quando la cameriera la chiamò per la terza volta. "Ditegli anche che mi scuso per il ritardo e che sarò a tavola fra poco" Era quasi sicura che quello strano malessere derivasse esclusivamente dal sogno che aveva fatto il quale, più ci pensava e più ne era convinta, non era un semplice sogno. Forse avrebbe dovuto parlarne ai suoi amici, ma non per questo doveva parlare anche dello strano fenomeno di quella mattina. In fondo avrebbero finito per preoccuparsi e magari per impedirle di fare qualsiasi cosa. E lei certo non voleva starsene con le mani in mano proprio ora che il mistero s'infittiva. Si alzò dal pavimento e si allontanò dal viso i capelli che si erano appiccicati alla fronte per il sudore. Il riflesso nello specchio non prometteva niente di buono quella mattina. La sua pelle era bianchiccia ed insieme ai capelli biondi le dava un'aria decisamente slavata. Per non parlare delle occhiaie profonde che aveva sotto gli occhi. Sospirò e tentò di sorridere ma era difficile in quelle condizioni.

***


"Philia, finalmente!" esclamò Amelia quando, circa una decina di minuti dopo l'amica fece la sua comparsa a tavola. "Mi hai fatto stare in pensiero"
"Scusami Amelia" rispose lentamente l'altra mentre si sedeva "Ero solo un pò stanca e non mi sono svegliata in tempo, tutto qui"
"Se vuoi oggi inizieremo a lavorare più tardi, così potrai riposarti" intervenne Zelgadiss, mentre con la coda dell'occhio osservava i due ragazzini che avevano creato un muro con piatti, tazze e cucchiai e si sparavano fra loro pezzi di brioches.
"Oh no, non ce n'è bisogno Zelgadiss" sorrise Philia "Mi sono riposata a sufficenza. Davvero"
"Non è un problema Philia, non fare complimenti" insistette la Chimera. "E poi abbiamo delle visite oggi, dovremo rimandare comunque"
Philia gli rivolse un sorriso educato. "Allora se è così, ben venga la pausa" esclamò.
Seguì qualche minuto di silenzio, interrotto solo dall'agonizzare della fanteria di Valgrav che era caduta sotto le zollette di Kain, poi Philia alzò gli occhi dalla tazza di thè "Posso chiedervi chi verrà al castello? O sono troppo indiscreta?" s'informò, diventando istantaneamente rossa per essersi dimostrata tanto curiosa.
"Aspettiamo Lord Milgazia" spiegò Amelia, pulendosi la bocca col tovagliolo.
Un colpo di tosse e il rumore di una tazza poggiata male sul proprio piattino, indicò che Philia si era appena strozzata col proprio thè.......


Nello stesso momento

Castello di Dolphin, Mare del Cahos

Le due donne entrarono con tanta veemenza nella stanza che parte dei fregi sulla porta di corallo andarono distrutti all'impatto con il muro. Tethis si inginocchiò quasi prima di aver finito di correre. Elettra invece aveva già notato che la padrona non era nella stanza.
L'enorme letto bianco, in fondo alla camera era vuoto. Una quantità spropositata di coperte e piumini era sparsa ovunque sul pavimento, così come il resto degli oggetti che, a rigor di logica, avrebbero dovuto essere ordinati al loro posto sulle mensole e sulle librerie che a decine ricoprivano le pareti.
"E' uscita a quest'ora?" Si chiese Thetis, alzandosi da terra e grattandosi confusa la testa.
"Evidentemente sì, altrimenti sarebbe ancora a letto" commentò secca Elettra.
Thetis fece spallucce. Fra le due era quella che maggiormente somigliava a Dolphin e che, nella creazione, aveva ereditato il suo carattere spensierato. Una folta e lunga chioma di capelli ricci e bianchi le scendeva ribelle lungo la schiena. Il viso magro e dolce da ventenne era illuminato da un paio di occhi azzurro cielo. Creata per seconda, le era stato affidato il compito di priest. Compito che, conoscendola, le si addiceva molto visto che, in quanto a tattiche militari, era totalmente impreparata. Indossava una lunga gonna a strati bianco-azzurri, con un audace spacco laterale sulla sinistra. Una piccola striscia di stoffa azzura le fasciava le forme superiori, lasciando scoperte le spalle e lo stomaco, e lasciando ben poco all'immaginazione altrui. Fili di perle cyan le scendevano a spirale lungo il braccio destro con il quale teneva il suo bastone d'argento, la cui sommità era ornata da tre sfere che fluttuavano magicamente. Elettra era esasperatamente più rigida e formale di lei. Avvolta in un pastrano di raso blu scuro che contrastava con il turchese brillante della lunga treccia di capelli che le scendeva fin quasi alle caviglie, se ne stava al fianco della compagna, esaltando in tutta la sua compostezza militare, il suo prestigioso grado di general. Entrambe create per equilibrare le forze con gli altri Dark Lord, avevano comunque partecipato poco alle varie guerre che si erano svolte perchè Dolphin non si era mai interessata troppo alle lotte di potere e ai vari screzi che nel corso dei secoli si erano venuti a formare fra i suoi simili. Come diceva il suo nome, lei preferiva starsene sott'aqua e ignorare completamente ciò che succedeva. Non aveva potuto ignorare, però, la resurrezione di Phibrizio e, vinto il suo naturale disinteresse per il mondo esterno, si era costretta a partecipare alle riunioni. Se non altro per non lasciare che l'Hellmaster venisse a sapere più cose di lei.
"E adesso che cosa facciamo?" Chiese Thetis, controllando ancora una volta la stanza. La parte centrale del muro era costruita con un materiale trasparente che permetteva di vedere il fondale marino su cui il castello era costruito. Contrariamente a quanto dicevano le leggende, la reggia di Dolphin non era nascosta nelle profondità oceaniche del mare del Chaos. Si trovava soltanto a qualche centinaio di metri sotto la superfice del mare, ma nascosta all'interno di un'immensa grotta marina, le cui cavità ricoperte di coralli rari erano diventate successivamente stanze grazie al potere della demone.
"Immagino che dovremo andarla a cercare, Thetis" rispose la general con un sospiro, mentre osservava un banco di alici passare davanti alla finestra "La notizia è piuttosto importante"
Thetis non sembrava particolarmente entusiasta del programma. Ad ogni modo, sbattè un paio di volte le palpebre e disse "D'accordo, Elettra, ma dove l'andiamo a cercare??! Potrebbe essere ovunque e-"
"Direi che ovunque mi sembra un pò eccessivo Tethis. Sono potente è vero, ma non ancora in grado di trovarmi in molteplici posti contemporaneamente" commentò la voce di Dolphin alle loro spalle.
Le due subordinate si girarono e s'inginocchiarono, ancor prima di guardarla in faccia.
Dolphin sospirò. "Alzatevi" ordinò poi, mentre faceva qualche passo nella stanza. Odiava i formalismi. Le due obbedirono e rimasero a guardarla in attesa di ordini. Non fecero caso allo stato in cui era.
Il vestito bianco che indossava era fradicio e le rimaneva appiccicato al corpo così come i capelli che, lasciati sciolti, le scendeva in grosse ciocche più scure lungo la schiena.
"Che cosa ci fate qui a quest'ora?" Chiese, sedendosi sul rientro della finestra e lasciando vagare lo sguardo all'esterno. Le due si guardarono per qualche istante, poi fu Elettra a parlare.
"Vi stavamo cercando, Master" rispose "Abbiamo una notizia di massima importanza da comunicarvi"
"Ero uscita" commentò Dolphin. Guardandola era veramente molto difficile credere che in quel corpo da bambina esistesse una mente millenaria "L'acqua è stupenda all'alba..."
Le due subordinate sospirarono. Come al solito il loro capo non aveva prestato minimamente attenzione al tono di gravità nella voce di Elettra. Sembrava più interessata al paesaggio marino che stava osservando. Era innamorata del mare e di fronte ad esso qualsiasi cosa perdeva importanza.
"Mi perdoni Master.." tentò ancora Elettra "Ma è veramente molto importante"
Dolphin sospirò. "D'accordo, Elettra. Parla. Immagino che se insisti tanto non posso evitare di ascoltarti" esclamò mentre, preso un asciugamano, se lo passava sui capelli.
Elettra si schiarì la voce e fece due passi avanti, assumendo un'espressione solenne e intrecciando rigidamente i bracci dietro la schiena "Durante la notte una truppa demoniaca ha fatto irruzione nel castello di Krimzon, capitale dell'impero di Lyzeille, è ha assassinato la regina e suo figlio Caleb, l'erede al trono"
Gli occhi di Dolphin si spalancarono per la sorpresa.
"Hanno ucciso il Flagello?" Chiese. Nel frattempo, dopo aver deciso che con l'asciugamano ci stava mettendo troppo, finì di asciugarsi con la magia.
"Così pare, master" continuò Elettra, in quel suo tono militaristico. "I nostri informatori dicono che sono state le truppe dell'Hellmaster"
A quel punto il viso della demone s'illuminò. "Gli altri lo faranno a pezzi!" esclamò allegra. Iniziò a camminare avanti e indietro e ad ogni schiocco delle sue dita, cambiava il vestito che aveva addosso. "Ci vuole un vestito speciale per questa occasione grandiosa...."

Nello stesso momento

Wolf Pack Island, a sud della Penisola dei Demoni.

Il mare era insolitamente calmo quella mattina e la spiaggia, vista dal castello, sembrava uscita dal depliant di qualche villaggio turistico. Xellos sbadigliò, stirando le vertebre del collo. Il pedinamento notturno di Phibrizio era stato un grosso buco nell'acqua. Generalmente il demone usciva dal castello solo al calare del buio, ma non era andata così quella notte. L'Hellmaster aveva un'ospite e nessuna voglia di uscire. Xellos era rimasto per un pò di tempo in attesa, fino a che il suo buon gusto non gli aveva suggerito che era ormai evidente che Phibrizio non aveva la benchè minima idea di fare niente fuori dal suo castello. Non di persona almeno. Così il subordinato di Zelas aveva deciso di dare un'occhiata nel piano astrale, per controllare che qualcuno non fosse stato incaricato dall'Hellmaster di fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Certo, per quanto potente fosse, era impossibile anche per Xellos tenere sotto controllo tutto il piano astrale e ancora più difficile era indovinare quale demone solitario e reietto poteva essere agli ordini di Phibrizio. L'Hellmaster non aveva più avuto subordinati fissi dopo la morte dei primi due, pardon, delle prime due. Si avvaleva dell'aiuto dei demoni che non appartenevano più a nessuno, o che non lo avevano mai fatto, i quali lavoravano principalmente per qualche potere in più, per mangiare o, più raramente, per i soldi. L'equivalente demoniaco del mercenario, insomma. Ma capire, senza un indizio (e sopratutto senza ancora un movente!) chi poteva lavorare per Phibrizio era veramente un'impresa. I demoni rinnegati lo consideravano un simbolo. Si era ribellato a Lon, era morto e poi risorto per opera della stessa dea che lo aveva ucciso. Era un folle e un miracolato. Come potevano non amarlo? Bastava uno schiocco di dita perchè quegli schifosi accettassero qualsiasi cosa fosse loro proposta, per tanto, aggirarsi per il piano astrale nella speranza di trovarne uno senza indizi precisi era un palliativo per giustificare la nottata scivolata via inutilmente. E Xellos questo lo aveva saputo fin dall'inizio, ma aveva voluto tentare lo stesso. Tentativo inutile, chiaramente. I reietti non se ne vanno in giro con un cartello con su scritto 'sto lavorando per Phibrizio' e nessuno, il cui codice d'onore fosse per lo meno al di sopra di quello dei demoni brass, aveva tanta voglia di chiaccherare al riguardo. Era stato poi, a due ore dall'alba, quando ormai Xellos aveva perso la speranza di trovare qualcosa di veramente utile, che tra i demoni brass che infestavano il piano astrale si era sparsa la voce che per ordine dell'Hellmaster, Caleb era stato ucciso. Xellos, ovviamente, si era premurato di verificare la notizia prima di riferirla al capo e aveva constatato che si trattava della verità. Tornando al castello della Wolf Pack Island, però, l'aveva trovato vuoto e ora che era mattino, Zelas non era ancora rientrata. Non sapeva se essere più preoccupato per l'assenza del master o per lo scatto d'ira furiosa che sicuramente sarebbe seguito alla notizia. Non solo aveva lasciato il castello dell'Hellmaster prima di un ordine preciso da parte di Zelas, ma oltretutto non era stato neanche in grado di prevenire un omicidio tanto importante. Se non lo disintegrava oggi, non lo avrebbe fatto mai più.
Xellos rientrò dal balcone, facendosi avvolgere di nuovo dall'ombra perenne del castello. Non potè fare a meno di notare il letto ancora completamente rifatto. I lupi avevano ululato tutta la notte, ma per quale motivo?
E anche il collegamento mentale era chiuso da almeno 15 ore, un periodo troppo lungo e decisamente strano: Zelas lo teneva sempre sotto controllo.
Proprio mentre stava pensando di teletrasportarsi in giro per l'isola, setacciandola in cerca dell'aura della padrona, la figura della Beastmaster si stagliò nel vano della porta. La donna era immobile, le braccia lungo i fianchi e le gambe leggermente divaricate, come a cercare un equilibrio che vacillava. Nella mano destra stringeva la lancia.
Xellos si avvicinò lentamente, percependo qualcosa di strano. Il viso della demone era coperto dall'ombra ma riuscì a vedere gli occhi dorati, ora leggermente vacui. "Master..?" chiese.
Zelas non rispose ma si decise ad avanzare nella stanza da letto. La poca luce polverosa che proveniva dalla finestra illuminò i suoi vestiti bianchi ora striati da lunghe macchie scure e le labbra, arrossate, contornate da grumi di sangue rappresso. Xellos trasalì leggermente a quella visione, ma non si spaventò per il sangue intuendo immediatamente la situazione. "Sei stata a caccia?" Chiese, mentre lei si lasciava andare su una poltrona. La lancia le cadde di mano e rotolò per qualche istante sul pavimento per poi venire fermata dal tappeto. La Beastmaster annuì. Per quanto lo si potesse pensare, quella non era una cosa normale. Non era normale che passasse la notte nella foresta a caccia di animali e tornasse a casa in quello stato. Era una demone, non una bestia selvaggia. Sporcare la propria casa e sporcarsi lei stessa del sangue di vittime probabilmente innocenti solo ed esclusivamente per nutrimento, non era un comportamento normale per Zelas Metallium. L'istinto della caccia e dell'uccisione le derivavano dalla natura demoniaca, ma era la capacità di dominare gli impulsi ciò che la rendeva una demone superiore. Se aveva superato quella linea di demarcazione della quale era tanto orgogliosa significava solo una cosa: problemi. "Ho sonno e sono stanca, ora voglio solo riposare" mormorò Zelas con un tono di voce straordinariamente basso e serio per lei. Sembrava infinitamente stanca oppure infinitamente triste, non capiva bene. "Mi racconterai dopo i dettagli della morte di Caleb" Xellos si rese conto che il collegamento mentale era stato sbloccato.
"Come desideri, master" rispose lui, serio, prima di lasciare la stanza....


Nello stesso momento

Krimzon, Impero di Lyzeille. A nord della penisola dei demoni.

Il regno di Lyzeille accolse il nuovo giorno con le bandiere tirate a mezz'asta in segno di lutto.
All'alba le cameriere avevano ritrovato il corpo della regina e quel che rimaneva del piccolo Caleb, sparso per la stanza. L'inizio di quella mattina era stato quindi accompagnato da pianti lamentosi e dal dolore furibondo del re che aveva attraversato il castello in preda all'ira, gridando al cielo vendetta per la moglie e il figlio e promettendo all'assassino le più grandi sofferenze che uno uomo avesse mai sofferto. Poi, scoppiato in un pianto distrutto e impotente, era stato condotto nelle sue stanze dove ancora si stava chiedendo il perchè di una tragedia simile.
Prima del funerale, che si sarebbe svolto di lì a due giorni, la tradizione prevedeva che il corpo della defunta fosse messo in una teca di vetro in modo che i fedeli potessero portarle gli ultimi saluti. Questo però non era possibile perchè il cadavere della Regina era orrendamente mutilato e scomposto e, in quando a Caleb, non si aveva neanche il coraggio di nominarlo per ciò che gli era stato fatto. Così, per rispetto alla tragedia, era stato allestito un altare su cui troneggiava un immenso e recente ritratto della regina, dipinto con maestria dal miglior pittore del regno e, accanto ad esso, il minuscolo braccialetto di corallo che fino a poche ora prima aveva ornato il piccolo polso del neonato.
"I sudditi sono già qui, ministro, la notizia è girata in fretta" annunciò il generale della guardia all'anziano ministro che camminava spedito accanto a lui, lungo il corridoio.
"Le onoranze funebri hanno avuto inizio come ordinato?" rispose l'uomo con voce afflitta.
"Sì ministro. Le porte sono già state aperte"
"Ottimo, organizza dei turni di guardia" continuò il ministro "Non vorrei che qualcuno approfittasse dell'occasione per introdursi nuovamente al castello ed aggredire il Sovrano"
"Sarà fatto, ministro"
"Oh" esclamò con tono compunto il vecchio, fermandosi per un attimo in mezzo al corridoio, immediatamente imitato dal soldato. "E manda qualcuno a Seillune, voglio che il Primo Ministro Synor sia informato dell'accaduto"
"Certamente, signore" annuì il ragazzo "Ma ci vorranno circa due giorni prima che il più veloce dei messaggeri raggiunga la Capitale della Magia Bianca" Il vecchio annuì lentamente, con fare rassegnato.
Il soldato si profuse in un breve inchino. "Ministro..."
L'anziano funzionario non guardò il soldato che si allontanava, perso nei propri pensieri. Qualcuno aveva osato introdursi al castello e li aveva attaccati senza trovare il minimo ostacolo. Una volta diffusa la notizia, qualsiasi malvivente avrebbe pensato di poter fare la stessa cosa e questo non era ammissibile. Dovevano trovare il colpevole al più presto o ne sarebbe andato dell'onore del regno stesso.

Tre quarti d'ora più tardi

Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione.

"E' veramente incredibile" fu l'unico commento di Dynast quando Phibrizio ebbe finito di raccontargli ciò che sapeva "Vuoi dire che quel bambino piangeva solo per quello?"
Phibrizio, semidisteso sul tavolo da biliardo mandò un'altra palla in buca e annuì. "Era solo una colica" specificò mentre guardava le possibili angolazioni del suo prossimo colpo con aria critica "Mi pare che sia una cosa piuttosto comune fra i neonati umani"
Il Signore dei Ghiacci guardava in direzione di Phibrizio ma non sembrava vederlo affatto, cosa che contribuiva a dargli quell'aria da cieco. "Ma perchè i medici non se ne sono accorti?" Chiese.
"Probabilmente lo avrebbero fatto se avessero avuto occasione di visitarlo" la numero sette toccò due sponde e si fermò al centro del tavolo. Phibrizio imprecò sotto voce. "Ma la regina non gliel'ha mai permesso, temeva che scoprissero qualcosa. Tocca a te"
La stecca di Dynast si staccò dal suo supporto appeso al muro e si posizionò orizzontalmente sul tavolo, mandando in buca la sette con un colpo solo. "E tu come facevi a saperlo Phibrizio?" Chiese il demone, con noncuranza, senza nemmeno controllare com'era finito il colpo.
"Oh andiamo Dynast! Non potresti giocare come tutti gli esseri umani di questo pianeta??!" Si lamentò Phibrizio osservando come la stecca si posizionasse nuovamente per mandare in buca la palla numero nove.
"Io non sono umano" commentò semplicemente l'altro demone. La palla rotolò giù per la buca con un sonoro rumore di avorio e legno.
Phibrizio gli lanciò un'occhiata supplichevole. "Allora fingi di esserlo!" esclamò esasperato.
Dynast gli lanciò un'occhiata inespressiva mentre alle spalle dell'Hellmaster la palla numero cinque faceva il giro delle sponde e finiva in buca. "Non hai risposto alla mia domanda"
Phibrizio sospirò rassegnato e osservò il tavolo e l'ennesima azione che la stecca di Dynast stava per compiere.
"Mi crederesti se ti dicessi che ho studiato medicina infantile?" Chiese ironico.
Dynast sbagliò il colpo, ovviamente di proposito. "No, direi di no. Accidenti, ho sbagliato. Tocca a te"
L'Hellmaster gli lanciò un'occhiata di traverso. "Sei più falso di un demone per san Valentino, Dynast. Risparmiami la sceneggiata" commentò. Le labbra del Signore dei Ghiacci si incurvarono in maniera infinitesimale: sorrideva. Phibrizio preparò la stecca col gessetto. "Lo so perchè ho osservato il bambino senza pregiudizi" rispose, tornando alla questione Caleb. Lanciò a Dynast un'occhiata da sopra la stecca. "Eravate già tutti così sicuri che fosse un demone che non vi siete preoccupati di fare analisi sulla sua aura o sui suoi poteri latenti. A-ah! Guarda qua! Che maestro! Direttamente in angolo!" esclamò. Dynast osservò la palla rotolare in tutta fretta verso la buca d'angolo, sbattere sulla sua palla, poi sulla sponda ed infine fermarsi a 2 millimetri dalla buca. "Vedo" commentò con voce vagamente impietosita.
"Colpa di questo vecchio telo pieno di pieghe. C'è troppa umidità" commentò Phibrizio, mentre si affaccendava col gessetto.
"Certo, il telo" lo assecondò Dynast, portando a segno un altro colpo. Il segnapunti si spostò magicamente di uno verso Dynast, portando il divario tra i due a dieci punti.
"Perchè non ci hai avvertiti che il bambino non costituiva un pericolo?" Chiese Dynast, con un altro colpo da maestro.
Phibrizio si appoggiò alla stecca messa perpendicolarmente sul tavolo e sorrise. "Avevo deciso di farlo, in effetti" ammise l'Hellmaster "ma poi ho visto la reazione dei draghi e ho pensato: un pò di adrenalina non può che fargli bene!"
"E così hai rincarato la dose" mormorò Dynast, segnando il punto decisivo. "Ma guarda cosa è successo!"
Phibrizio che lo stava guardando in faccia non si era accorto che Dynast aveva colpito di nuovo, così ci mise un pò a rendersi conto di aver perso. "Al diavolo!" esclamò gettando la stecca sul tavolo. Fece due passi nella stanza per poi lasciarsi andare mollemente su una poltrona di pelle, la gamba destra appoggiata sul bracciolo. "Bè non pensavo che qualcuno lo avrebbe fatto fuori così presto"
Dynast fece volare la stecca al suo posto sul muro, poi tornò a guardare Phibrizio. "Un errore di calcolo che ti costerà caro, Phibrizio" iniziò unendo i polpastrelli delle mani "Qualcuno sta usando la situazione a tuo sfavore"
"Cioè?" s'informò il demone alzando un sopracciglio.
"Corre voce che ci fossero i tuoi marchi sulla scena del delitto" rispose Dynast "Nel piano astrale tutti sono convinti che sia colpa tua"
L'Hellmaster fece spallucce. "Il piano Astrale è infestato da quelle bestiacce ritardate dei demoni brass, che vuoi che m'importi di quello che dicono?"
"Di quello che dicono loro nulla, ma di quello che diranno gli altri alla prossima riunione forse dovrebbe importarti, Phibrizio" commentò l'altro "Ricordati che non hai una buona reputazione ai loro occhi"
"Io non ho una buona reputazione agli occhi di nessuno Dynast" commentò Phibrizio e Dynast dovette ammettere che non aveva torto.
Ci fu un attimo di silenzio poi l'Hellmaster allungò le braccia all'indietro, stiracchiandosi. "Ascolta, non mi sembra che sia il caso di allarmarsi" iniziò lentamente, dimostrando di non essere affatto innervosito dalla situazione "Anche se la gente pensa che sia stato io, cosa credi che potrebbe succedermi!?"
"Bè gli altri non se ne staranno con le mani in mano come se niente fosse" lo informò Dynast "Potrebbe essere l'occasione buona per..."
"Per cosa? Mettermi in cattiva luce con 'sua onnipotenza'? Andiamo, non ti ho forse già detto che Lon non mi toglierà di mezzo almeno fino a che questa storia non sarà finita? E non lo è, visto che Caleb non era affatto il Flagello" continuò Phibrizio. "Scoprirò chi ha messo su questa sceneggiata e quando lo avrò fra le mani si pentirà di averci anche solo provato...."
Dynast rimase in silenzio, notando la vena di entusiasmo negli occhi di Phibrizio che continuava a sorridere.
"Nessuno mi aveva mai incastrato fino ad ora.....sarà un'esperienza interessante..."


In un altro momento

Krimzon, Impero di Lyzeille. A nord della penisola dei demoni.

Un uomo attendeva in fila con gli altri, il viso coperto dall'ampio cappuccio di yuta e le mani nascoste nelle ampie maniche di una qualche specie di saio. Teneva la testa bassa e fissava in silenzio il pavimento del grande atrio che precedeva la sala in cui era stato allestito l'altare per la regina e per il principe.
L'uomo che era dietro di lui, un giovane e robusto contadinotto di quelle parti, gli mise una mano sulla spalla. "Coraggio, amico" esclamò, in un ingenuo quanto semplice tentativo di dare un pò di sostegno a quello sconosciuto alto e magro che sembrava tanto affranto. L'altro si limitò a muovere leggermente la testa e ad annuire. Poi la fila si mosse conducendolo finalmente di fronte all'altare di marmo bianco riempito di fiori.
La stanza ovale sembrava straordinariamente grande con quell'unico altare nel centro. Sulle lunghe finestre laterali era stato calato un velo scuro che solo a tratti lasciava passare la luce del sole proveniente dall'esterno.
Per questo la luce tremolante delle candele, offuscata dai fumi degli incensi sacri, era l'unica fonte di illuminazione per i due oggetti di venerazione. Due guardie controllavano la stanza a cinque metri dalla fila.
L'intera sistemazione aveva un'aria insolita trattandosi della morte di due reali. Generalmente i funerali di stato pretendevano fasti e ornamenti in quantità simile, se non superiore, a quella dei matrimoni. Qui invece tutto sembrava ridotto, più intimo. E in qualche modo immensamente più doloroso. L'uomo pensò che era esattamente ciò che lei avrebbe voluto. Qualcosa che non desse troppo nell'occhio, qualcosa che le permettesse di andarsene non vista, senza rumore.
L'uomo si avvicinò all'altare fin quasi a sfiorarlo. Il lungo telo bianco che scendeva di qualche centimetro sul pavimento ondeggiò lentamente mentre chinava di poco la testa in segno di dolore e di rispetto. Dopodichè, così com'era venuto, si allontanò dalla stanza in religioso silenzio, lasciando il posto a chi lo seguiva.

***

Alastor si tolse il cappuccio solo dopo aver raggiunto il mercato che, nonostante la processione, si era tenuto lo stesso. I lunghi capelli corvini, ora liberi da ogni restrizione, gli ricaddero in ampi boccoli lungo la schiena. La pelle d'avorio risplendeva sotto i raggi del sole. Si attaccò con un balzo al cornicione di una casa e si tirò su sul tetto con un braccio solo. Si accucciò sulle tegole, per paura che qualcuno avesse notato quel balzo innaturale, ma nessuno sembrava aver notato la sua presenza. A parte uno strano silenzio, il mercato era il solito via vai di gente. In fondo la vita continua, ed è così che deve essere.
Da quella posizione il castello si stagliava in tutta la sua grandezza là sulla collina verde che sovrastava la città di Krimzon. Anche da lì si poteva vedere la fila di persone che entravano e uscivano per portarle gli ultimi saluti.
Ma che senso avevano? Il suo corpo non era lì e forse neanche Lon sapeva dove il suo spirito e quello di Caleb erano finiti. La loro innocenza aveva impedito che la morte violenta portasse i loro spiriti a vagare tormentati nel nulla? Lo sperava. Lo sperava con tutto il cuore.
Sempre accovacciato (in una posizione incredibilmente innaturale per un essere alto due metri) aprì la mano con la quale teneva il braccialetto del bambino. Dodici minuscole perline di corallo rosso si perdevano nella sua grande mano pallida. Una mano che non aveva neanche avuto il tempo di accarezzare suo figlio. Richiuse nuovamente le lunghe dita sottili intorno al braccialettino e se lo portò alle labbra. "....sono morti senza una ragione" susurrò quasi si trattasse di uno scongiuro "E non avrò pace fino a che non li avrò vendicati..."
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