"Philia portami quella tazzina, dobbiamo svegliarla..."
La ragazza si precipitò dal drago dorato e gli passò l'intruglio, accovacciandosi poi accanto all'amica priva di sensi. Solo quando le fu così vicina si accorse di quanto fosse pallida e si sentì responsabile per non averlo notato prima.
Era stata così presa dal suo sogno e dalla decisione di parlarne o meno, che tutto il resto aveva perso temporaneamente importanza.
Zelgadiss continuava ad accarezzare il viso della moglie, sorreggendole con attenzione la testa. "Che cosa sta succedendo? Perchè è svenuta?" chiese per la seconda volta in quei pochi istanti, guardando fisso il drago.
Ma Milgazia non rispose, intento a passare sotto al naso della regina la tazzina piena di tisana bluastra nella quale galleggiavano alcuni dei fiori usati per farla e che erano probabilmente sfuggiti al filtro della teiera.
Il drago tentò di fare mente locale. Quello svenimento non era normale e non lo aveva nemmeno previsto. Non immaginava che la situazione sarebbe potuta precipitare tanto presto. Evidentemente il bambino stava assorbendo più energia di quanto aveva calcolato e, cosa ancora più grave, Amelia gli aveva nascosto molto più di quanto credeva. Per svenire in quel modo la sua situazione fisica doveva essere ben più estrema.
"Mamma!" Kain si precipitò dalla madre, inciampando goffamente nella gamba del basso tavolino da the. Ma fu fermato da Gourry che gli mise una mano sulla spalla, impedendogli di cadere e interrompendo la sua corsa contemporaneamente. Valgrav era rimasto immobile, seduto sul divano, e guardava tutta la gente che andava e veniva intorno alla regina, caduta così improvvisamente.
"Dannazione vuoi rispondermi?!?" gridò Zelgadiss, irritato nel vedere Milgazia immobile con quella tazza fra le mani.
"Zelgadiss, falla finita!" gli ringhiò di rimando il drago, perdendo definitivamente la pazienza. Era già abbastanza complesso cercare una soluzione veloce, per poter anche pensare a tranquillizare la Chimera. Gli lanciò un'occhiata molto eloquente che riuscì a zittirlo istantaneamente. Con i nervi a fior di pelle e una serie innumerevole di nozioni che gli vorticavano in testa senza essere di nessun aiuto, Milgazia si decise ad usare un metodo più drastico e rovesciò sul viso della regina il contenuto maleodorante della tazza nella speranza che il liquido, ormai freddo, riuscisse là dove l'odore nauseabondo non era servito.
Amelia aprì gli occhi di scatto, tossendo involontariamente neanche l'avessero appena salvata da un annegamento ma Milgazia non perse tempo nè a rallegrarsi nè a spiegarle cosa stava succedendo.
"Philia passale energia!" ordinò invece alla ragazza-drago, divenuta su due piedi sua assistente, mentre tirava su di peso la regina senza il minimo sforzo. "Gliene servirà parecchia. Voglio che tu non smetta di passargliela per nessuna ragione" Philia annuì e si avvicinò al drago dorato, imponendo poi le mani sulla regina.
Milgazia prese a camminare, ordinando a Lina di aprire in anticipo tutte le porte da lì alla camera da letto reale. "Philia stammi incollata" concluse poi, dirigendosi fuori dalla stanza, preceduto solo dalla maga che spalancava le porte a pedate.
***
"Che cosa sono questi?" esclamò il primo ministro Synor indicando con un dito ossuto il vaso di gigli bianchi che un servo stava cercando di sistemare nel migliore dei modi in un angolo del corridoio.
"Gigli bianchi, signore" rispose con cautela il povero ragazzo che quella mattina aveva avuto la sfortuna di incrociare l'anziano ministro sulla sua strada.
Le rughe intorno alle labbra di Synor s'infittirono quando atteggiò il viso in una smorfia di disgusto e disapprovazione. "Primule! Avevo detto primule!" sbottò, le mani rigorosamente intrecciate dietro la schiena. Austero e dritto nella sua lunga palandrana blu scura. "E' mai possibile che non sappiate distinguere i fiori? Non ci siete forse nati nei campi voi villici?!"
"Ma non è stagione di primule, questa, ministro" tentò di giustificarsi il ragazzo, riuscendo soltanto a fare irritare ulteriormente l'altro che interpretò la risposta come un chiaro segno di sfacciataggine e presunzione.
"Non addurre scuse stupide" sibilò Synor, i piccoli occhi malefici puntati sul servo che abbassò la testa intimorito. "Non ci sono forse delle serre a Solaria?"
"Ma non abbiamo avuto abbastanza tempo per contattarle e farci mandare dei gigli" spiegò ancora il servo, piagnucolando nel tentativo di far capire al ministro che non era colpa loro se non avevano soddisfatto le sue richieste.
Synor scosse la testa, alzando gli occhi al cielo come a chiedere un aiuto divino per sopportare quell'incompetenza. "Non possiamo. Non sapevamo. Non avevamo abbastanza preavviso. Scuse! Siete bravi solo in questo! A fornire scuse!" sibilò con voce indispettita e carica di irritazione. "Non m'interessa come farai, ma all'arrivo di Lord Milgazia voglio vedere un mazzo di primule in quel vaso! Ci siamo intesi?"
"Ma signore..."
"A meno che tu non voglia tornare in quella casupola in cui probabilmente viv-"
Lo schianto di una porta e l'orda barbarica che invase il corridoio interruppero il ministro, annunciando senza tanti preamboli che le primule non avrebbero fatto in tempo a raggiungere Seillune prima dell'arrivo di Milgazia. Nè che partissero da Solaria nè che partissero da qualunque altro posto.
Synor spalancò gli occhi preparandosi a riversare fiumi di rimproveri, di punizioni e quant'altro su chiunque fosse stato tanto maleducato e irrispettoso da aprire la porta a quel modo e che, non contento, strava producendo quel rumore d'inferno. Ma si fermò all'istante, con la bocca spalancata, quando in quel ragazzo biondo leggermente spettinato che portava in braccio la regina riconobbe Lord Milgazia, alto ufficiale dell'esercito dei Draghi del Mare nonchè ambasciatore dell'intera razza dei ryuzoku. Incredulo di vederlo così presto lì al castello e ignorando come comportarsi di fronte ad un'alta personalità come quella che correva rumorosamente all'interno di una reggia, Synor ci mise un pò a riaversi e ad affrettarsi incontro al gruppo. Evitò accuratamente Lina Inverse, che trovava elemento alquanto disdicevole per la sua persona (e per molte altre, a dire il vero), rivolgendosi direttamente al drago dorato. "Lord Milgazia.." iniziò sconcertato, affrettando il passo per stare dietro al gruppo che non si era fermato neanche vedendolo. "...l'aspettavamo tra almeno due ore..." intanto, più avanti, Lina si premurò di spalancare a pedate l'ennesima porta. L'ultima.
"Non ora, ministro" lo liquidò il drago, senza nemmeno guardarlo. "Non vede che sua maestà sta male?"
"Sono solo un pò stanca, Milgazia" protestò Amelia con voce debolissima, risultando poco credibile anche alle proprie orecchie. "Sto bene"
"Io e te facciamo i conti dopo" le rispose il drago dorato, serio, entrando nella stanza della regina, dove Lina stava già aspettando.
Rimasto fuori dalla porta, Synor si scambiò un'occhiata sulfurea con la Chimera, cosa che avveniva regolarmente ogni volta che i due s'incontravano. Poi Zelgadiss tornò ad ignorarlo completamente e raggiunse la moglie che Milgazia stava facendo distendere sul letto....
Castello del Re dei draghi di Fuoco, nelle terre a sud Oltre la Barriera.
Le lance dei due guardiani si incrociarono immediatamente di fronte al demone, non appena questi apparve davanti a loro. "Ottimi riflessi, i miei complimenti" mormorò Dynast, le mani nascoste nelle ampie maniche della tunica. "Ci tengo a farvi notare, però, che se veramente avessi voluto nuocervi, certo non vi sarei apparso davanti con tanto preavviso, non vi pare? Quindi vi sarei grato se mi faceste la cortesia di lasciarmi passare, devo conferire con i vostri superiori"
I due draghi, adesso in forma umana, si guardarono fra di loro. Poi il primo dei due, che evidentemente doveva sentirsi molto coraggioso, si preoccupò di rispondere al demone. "Temo che dovrà attendere, Dynast Graushella. Le loro altezze sono in riunione"
Il viso di Dynast rimase impassibile di fronte a quella affermazione. "Non mi sorprende" esclamò tranquillamente "Ad ogni modo, questo non interferisce con la mia richiesta. Sono presenti e mi riceveranno."
"Ma signore..." tentò ancora il soldato, in vena di suicidio quel giorno.
Il demone lo osservò dall'alto dei suoi due metri e passa, tanto che il guardiano nella sua forma umana sembrava molto, molto piccolo. E molto, molto inerme. "E' stata una scortesia non avvertire per tempo, lo ammetto. Ma sono sicuro che mi riceveranno se mi annuncerete" insistette con fermezza, senza smuoversi di un millimetro. I guardiani ebbero l'impressione di trovarsi di fronte ad un'enorme statua parlante.
I due si guardarono tra loro nuovamente, arrivando alla conclusione che il demone aveva l'aria di non volersene assolutamente andare e che loro, da soli, non potevano nemmeno pensare di riuscire a fermarlo oltre. Così quello che non aveva ancora parlato, più vigliacco ma senza dubbio più furbo, pensò bene di andare ad avvertire i superiori, per non dover rimanere da solo col demone che nonostante quel suo approccio affabile ed educato era più inquietante di qualsiasi altra cosa avesse mai visto.
Dopo che il soldato fu sparito all'interno del castello, fra i due rimasti calò il silenzio: timoroso e pieno di dubbi quello del soldato, assolutamente tranquillo e composto quello del demone. Anzi Dynast, che per principio era contrario a divertirsi impaurendo la gente, sopratutto se aveva già ottenuto ciò che voleva e se non era affatto necessario, aspettò pazientemente con una flemma e una tranquillità tali da spiazzare il giovane soldato oltre ogni dire.
"Credo che attenderò qui il tuo collega" annunciò il mazoku, sedendosi su una delle panchine di pietra che ornavano il vialetto d'entrata. A guardarsi bene intorno sembrava di essere in un giardinetto pubblico piuttosto che davanti al castello del Re dei Draghi di Fuoco.
Il soldato annuì guardando sconcertato mentre tre o quattro metri di stoffa azzurra ricoprivano totalmente la parte di panchina che il corpo del Demone non occupava.....
***
"Perchè sarà venuto qui, così all'improvviso?" esclamò Ragradia, dopo che il soldato ebbe avvertito il padrone di casa e i suoi ospiti della presenza del dark lord all'entrata.
Vrabazard non rispose nè alla domanda nè al soldato, che rimase sulla porta in attesa di ordini.
"Immagino che sarebbe più facile scoprirlo se lo lasciassimo entrare" commentò pragmatico Valwin, impegnato in una qualche ricerca geografica sul grande mappamondo in mezzo alla stanza, che tra l'altro emetteva spaventosi cigolii ogni volta che veniva fatto girare.
"Non vedo come tu possa farla così semplice" replicò Ragradia seduto dietro al lungo tavolo della stanza, intorno al quale si svolgevano le riunioni più importanti.
"E io non vedo la ragione della tua preoccupazione" disse di rimando l'altro, misurando con due dita la distanza fra un paio di città della penisola. "Non abbiamo forse passato gli ultimi sei mesi a fare avanti e indietro tra i nostri rispettivi castelli e le dimore dei demoni?"
"Che discorsi!" sbottò Ragradia agitando una mano di fronte a sè "La situazione è ben diversa! Quelle sono riunioni necessarie per il bene del mondo, durante le quali è stata stabilita una tregua"
"Giusto" gli fece eco Rangort che aveva ascoltato con interesse la discussione e che era molto preoccupato per quella visita. "L'arrivo di quel demone qui, in questa sede, non era programmato! Potrebbe esserci qualcosa sotto!"
"Io credo che siate un pò troppo prevenuti" commentò un Valwin molto colpito dalla posizione della città di Derkar, così solitaria nel deserto. "I demoni sono creature da cui guardarsi e concordo pienamente su questo. Ma un demone da solo-"
"Un dark lord" puntualizzò Rangort, con una certa stizza.
Valwin alzò gli occhi al cielo. "Va bene, un dark lord da solo che bussa alla nostra porta senza sfondarla merita per lo meno qualche riflessione non credete? Magari è solo una visita di cortesia.....in fondo il castello è ancora in piedi e le due guardie ancora in vita"
"I demoni non fanno visite di cortesia" replicò Ragradia leggermente irritato per la tranquillità di Valwin che sembrava più interessato alla geografia che non all'evidente pericolo che la presenza di Dynast rappresentava. E che, oltretutto, continuava a far cigolare il mappamondo.
"Ma certo non ci attaccherebbe chiedendo gentilmente alle nostre guardie il permesso di entrare, non ti pare?" si difese Valwin. "Se avesse voluto attaccarci sarebbe piombato qui all'improvviso con tutto l'esercito e adesso non saremmo in questa stanza a preoccuparci per una semplice visita come quattro vecchi rincoglioniti!"
"Valwin!!" esclamò Rangort sorpreso da quel linguaggio e da quel modo di pensare. Possibile che un suo simile fosse così ingenuo da credere di poter avere con i demoni una convivenza civile?
L'altro non si scompose, ma anzi si voltò verso Ragradia dandogli le spalle.
"I demoni usano sempre subdoli stratagemmi per ottenere ciò che vogliono! Sono creature infide, che tramano nell'ombra, Valwin, ormai dovresti saperlo! Non sarebbe la prima volta che uno di loro si finge amico per tentare di distruggerci" commentò Ragradia, col tono mistico di chi narra qualcosa di leggendario e arcaico. Comportameno che contribuiva ad avvalorare la descrizione che Valwin aveva appena fatto dei presenti.
"Continuo a pensare che stiamo esagerando....magari ha solo delle informazioni da darci, visti i tempi che corrono.." insistette il Re dei Draghi del vento, svitando con un ultimo giro la sfera del mappamondo che gli rimase in mano. Senza fare una piega la appoggiò per terra, sotto lo sguardo torvo degli altri, e la fermò prontamente con un piede quando cominciò a rotolare sul pavimento lucido.
"E se ha portato con sè il suo compare? Neanche questo ti preoccupa?" sibilò Rangort, allarmato come se sul castello si fosse già abbattuta una catastrofe irrimediabile.
"Lon ce ne scampi!" sbottò Ragradia inviperito "Quel ragazzino irritante......"
"Phibrizio non è qui" la voce di Vrabazard, bassa e decisa, rispose alla domanda interrompendo contemporaneamente quella discussione piuttosto priva di stile per i tre Dragon Lord. L'anziano drago, seduto sul proprio trono, teneva i gomiti appoggiati sui braccioli e le dita intrecciate di fronte a sè. "E se non foste così infantili, ve ne sareste accorti prima. C'è solo un'aura demoniaca ed è trattenuta, segno che non ha intenzioni bellicose"
Valwin lanciò un'occhiata silenziosa ma trionfante a Rangort e Ragradia che, nonostante tutto, erano ancora fermamente convinti di quello che pensavano. Se Dynast tratteneva l'aura non significava un bel niente, tanto più che, anche se la tratteneva, era talmente ampia da interferire con tutti i sotto-sistemi magici del castello di Vrabazard. Lo testimoniava il fatto che la sfera di comunicazione in mezzo al tavolo stava emettendo sfrigolanti scariche bluastre.
"Allora Vrabazard cos'hai deciso?" chiese Valwin, ben sapendo che a lui spettava la decisione finale visto che era casa sua.
"Sono curioso di sapere perchè è venuto qui" iniziò Vrabazard e un mormorio si fece sentire dalle parti di Rangort e Ragradia. Il drago del fuoco lanciò loro un'occhiata. "Inoltre sarebbe scortese da parte nostra rifiutargli il permesso di entrare...."
"Ma potrebbe attaccarci" tentò ancora Ragradia.
Vrabazard non si scompose. "Se hai così tanto timore, Ragradia, ti darò il tempo di uscire dalla stanza prima di farlo entrare" rispose.
Ragradia s'irrigidì, vergognandosi leggermente per aver dimostrato di aver paura così palesemente. "Non sarà necessario" annunciò, ferito nell'orgoglio. "Se dici che non c'è pericolo, mi fiderò di te"
"Bene" commentò Vrabazard e poi, rivolgendosi al soldato aggiunse. "Lascialo pure entrare"
***
Il demone fu scortato da due vestali bionde che lo condussero attraverso i tanti corridoi del palazzo del Re dei Draghi di Fuoco. Dynast seguiva le guide in silenzio, senza fare alcun rumore sul pavimento e senza guardarsi intorno. In quel momento avrebbe preferito essere altrove, magari a casa. Fare il fattorino non rientrava nei suoi compiti, e non avrebbe certo accettato di farlo se la richiesta non fosse partita da Phibrizio. L'Hellmaster ragionava secondo una logica che gli era del tutto estranea e per questo lo incuriosiva.
In un certo senso preoccuparsi che tutti quanti sapessero della festa era un modo come un altro per assicurarsi uno spettacolo interessante. Nonostante la sua indiscutibile compostezza, anche lui era in attesa di vedere cosa avesse in mente Phibrizio e come se la sarebbe cavata una volta che tutti quelli che lo credevano colpevole dell'omicidio di Caleb si sarebbero ritrovati in casa sua.
"Signore, siamo arrivati" lo informò una delle due ragazze, facendosi da parte e indicandogli con un braccio una grande porta di legno bianco. "Le loro Altezze la stanno aspettando"
Dynast ringraziò cortesemente e infine attese che la porta gli venisse aperta dall'altra ragazza che si affrettò a ritirarsi non appena il demone fece per passarle accanto.
Anni e anni di lezioni durante le quali le era stato insegnato a temere i demoni in qualunque momento non aiutavano certo in quella situazione. Dynast, ad ogni modo, non si fermò a spiegarle che i mazoku non erano tutte bestie psicopatiche con gli artigli affilati e gli occhi iniettati di sangue, come veniva loro spiegato: la scena che lo attendeva dentro la stanza era senza dubbio molto più interessante.
I quattro draghi si erano seduti intorno al tavolo, uno per lato con Vrabazard seduto sul suo enorme trono tutto pieno di figure in rilievo. E tutti e quattro guardavano dritti verso la porta.
Ragradia impallidì notevolmente quando Dynast varcò la soglia, fermandosi a qualche metro da loro. L'imponenza del mazoku poteva spaventare, sopratutto se eri un drago che temeva i demoni e se eri già terrorizzato anche solo al pensiero di essere nella stessa stanza con una di quelle creature.
Nell'immaginazione di Rangort e di Ragradia, Dynast avrebbe atteso che la porta venisse chiusa alle sue spalle e poi si sarebbe trasformato in una bestia assetata di sangue. Ad un suo gesto l'esercito dei suoi spiriti di ghiaccio si sarebbe riversato in quella stanza, decretando la loro fine. Ed entrambi, quindi, fissavano il demone in attesa che si compisse ciò che loro aveva predetto.
In realtà, non appena la porta si chiuse - facendo andare il cuore in gola ai due draghi - Dynast si limitò a fare un cenno col capo. "Salute a voi, Dragon Lords" mormorò, tranquillamente. Sul suo viso non c'era nè l'ombra di una qualche minaccia nè tantomeno quel sorrisino ambiguo che si erano abituati a vedere sul viso di Phibrizio e di Xellos. Ma d'altra parte Dynast non assomigliava nè all'Hellmaster nè tantomeno al subordinato di Zelas Metallium e proprio per questo se ne rimase pacifico e glaciale in piedi in mezzo alla stanza.
"Salute a te, Dynast Graushella" gli rispose Vrabazard, per nulla impressionato.
Il demone lanciò un'occhiata agli altri tre draghi e sospirò. "Sapevo che vi avrei trovati tutti e quattro qui" commentò "sapete come si dice da noi un drago da solo, è un miraggio nel deserto"
I quattro si rabbuiarono ma non dissero nulla; comunque il demone non si aspettava una risposta a quella frecciatina. "Ma questo non fa che facilitarmi il compito" continuò, infatti.
"Ci chiedevamo appunto cosa ti portasse qui, Dynast" esclamò Vrabazard. "La tua visita ci è del tutto inaspettata"
"Mi dispiace non aver avvertito del mio arrivo ma non ne ho avuto il tempo" commentò il demone. "Ad ogni modo so che la mia presenza qui deve aver pesantemente sconvolto la vostra giornata, per tanto sarò molto breve e toglierò presto il disturbo"
"Devi forse parlarci di qualcosa?" s'intromise Rangort.
L'attenzione di Dynast si spostò sul drago che aveva appena parlato. "Devo farvi una comunicazione" precisò Dynast.
"Allora, prego, parla pure. Ti ascolteremo" lo invitò Vrabazard. In realtà la frase fu detta in modo tale da sottointendere molto chiaramente che il demone doveva muoversi e che tutta quella scena si stava tirando troppo per le lunghe.
"Visti i recenti sviluppi sulla questione per la quale ci stiamo riunendo negli ultimi mesi, Phibrizio ha deciso di dare un ricevimento domani sera. Mi ha pregato di dirvi che l'invito è esteso anche alle loro Altezze" spiegò allora Dynast, alludendo volutamente all'omicidio di Caleb per studiare le reazioni dei draghi dai quali non era giunto nessun commento al riguardo. Il che era strano, visto che era impossibile che non ne sapessero niente.
Ne seguì un mormorio generale, durante il quale i draghi si guardarono tra di loro come a chiedersi consiglio l'un l'altro. Fu Vrabazard, che non si era scomposto, a continuare quella discussione.
Con una mano zitti i compagni e chiese: "A quali sviluppi ti riferisci?"
Era incredibile. Con che faccia tosta volevano far credere di essere all'oscuro di tutto, quando la notizia si era estesa tanto velocemente?
"Sarebbe molto più corretto da parte vostra non fingere di ignorare ciò che è successo questa notte" li informò, misurando le parole. "La morte di Caleb è sulla bocca di tutti e pur rimanendo sempre chiusi nei vostri castelli, certo non potete non sapere. Anzi tutto mi fa pensare che siate riuniti qui, stamattina, proprio per parlare di questo."
Rangort, Ragradia e Valwin si guardarono di nuovo tra loro, ma non sapendo come comportarsi, finirono per lasciare a Vrabazard ogni responsabilità. Il drago s'irrigidì a quella affermazione ma non perse l'espressione orgogliosa che aveva sul viso. "Non è nostra abitudine parlare di tragedie simili. La morte del bambino ci ha profondamente addolorati. In quanto alle motivazioni che ci riuniscono qui, sono di carattere interno e certo non sono affar tuo" iniziò lentamente, poi tentò la carta dell'attacco. "In ogni caso anche tu hai deliberatamente omesso il fatto che la festa si terrà a casa del colpevole...."
"A quanto pare non era affatto necessario dirvelo" commentò Dynast prontamente e poi aggiunse. "Ad ogni modo Phibrizio sostiene di essere innocente e immagino che tenterà di provarlo durante la festa."
"Come può provare la sua innocenza!?" sbottò allora Vrabazard. "E' ridicolo! Ci sono prove schiaccianti, sulla scena del delitto!"
"E' vero, i suoi marchi erano inconfondibili" aggiunse Valwin, più perplesso che irritato, lisciandosi con due dita la lunghissima barba bianca.
"Non so dirvi di più, purtroppo le sue intenzioni sono del tutto oscure anche a me" rispose Dynast, con tono quasi rassegnato. "E in ogni caso questa non mi sembra la sede adatta per discuterne. Tanto più che noi non abbiamo assolutamente le nozioni necessarie per farlo"
Vrabazard si alzò dal trono molto lentamente, appoggiandosi ai braccioli come se avesse bisogno di un sostegno per non cadere. Ma sul suo viso non c'erano nè affanno nè stanchezza, anzi sfoggiava quell'espressione seria che aveva sempre avuto. "Anche ammettendo che tu non ne sai niente.." iniziò, avvicinandosi al demone. "Come puoi dire che non abbiamo elementi sufficenti? Non è forse una prova che ci siano i suoi marchi?"
Dynast lo osservò avvicinarsi, e lo lasciò parlare decidendo di ignorare l'insinuazione iniziale. "Un marchio non è indicativo, Vrabazard" rispose "Chiunque poteva tracciarlo, perfino un drago...."
Gli occhi di Vrabazard si strinsero sul viso di Dynast. "Chiunque certo..." ripetè, digrignando leggermente i denti "..ma tanta ferocia restringe il campo dei sospetti, Dynast. Sappiamo bene che Phibrizio non è nuovo a questi massacri. Abbiamo perso una delle più grandi veggenti per colpa sua!"
Il demone rimase a fissare il drago in silenzio. Rispondere ad una affermazione del genere non era semplice. Era venuto lì per consegnare un invito ed era finito in una discussione più che pericolosa con il Dragon Lord più testardo del quartetto. Negli ultimi tempi difendere Phibrizio era diventata la sua occupazione principale, non per volere personale quanto per volere di Lon che sembrava tenere l'Hellmaster in alta considerazione. Una considerazione che, a conti fatti, non meritava visto che si riteneva troppo superiore per ringraziare di essere di nuovo in vita, con dei poteri che in mano sua erano un pericolo per chiunque. "Se ha ucciso Mahali non significa che abbia ucciso anche il neonato" replicò Dynast, senza lasciar trasparire il minimo segno di irritazione. Avere movimenti facciali limitati aiutava molto in questi casi. Probabilmente Zelgadiss aveva lo stesso vantaggio. "In fondo anche la tua gente ha sterminato un'intera razza di draghi" continuò "Questo non significa che ne sterminerà un'altra, o mi sbaglio?"
I draghi ancora seduti spalancarono gli occhi all'istante, borbottando all'indirizzo del demone frasi di profonda indignazione e chiedendosi con che coraggio poteva parlare a quel modo. Ma fu Vrabazard quello che s'irritò di più. "Taci! Cosa può saperne un demone?" sibilò, agitando una mano. "Avevamo le nostre ragioni!!! Non uccidemmo per divertimento!"
Dynast allargò le braccia molto lentamente. La stoffa della tunica si aprì, seguendo il movimento. "Immagino che anche Phibrizio avesse le sue ragioni allora" commentò serafico, già soddisfatto di aver fatto perdere la pazienza a Vrabazard. "Adesso se volete scusarmi però, ho degli affari urgenti da sbrigare. In quanto a questa nostra discussione, potremo sempre riprenderla domani alla presenza del diretto interessato che senz'altro è in grado di chiarire molti dei nostri dubbi. Sempre che venire al castello non vi provochi dei disturbi fisici oltre che....tecnici" commentò, indicando con un veloce gesto della mano la sfera di comunicazione che dopo un ultimo sfrigolio emise uno schianto e si spense del tutto. Valwin guardò allucinato il filo di fumo che saliva dall'apparecchio e tirò una gomitata a Rangort che però la incassò senza voltarsi, intento a fissare Vrabazard che guardava il demone come se volesse incenerirlo.
Senza aggiungere una parola, Dynast li salutò con un cenno della testa e scomparve all'improvviso. Una decina di secondi dopo, giusto il tempo necessario all'aura del mazoku per dissolversi, il castello riprese le sue funzioni magiche a pieno ritmo. Perchè il sistema nervoso di Vrabazard si rilassasse, invece, ci volle tutte la mattinata.....
Castello di Dolphin, Mare del Cahos
"E questo?" Dolphin, in piedi su un panchetto, girò su se stessa guardandosi allo specchio.
Tethis, che era distesa in maniera scandolsamente scomposta sulla poltrona in fondo alla stanza, si passò una mano tra i capelli bianchi e rispose un "Magnifico, master" con un tono di voce che sarebbe stato più appropriato per una risposta del tipo se non ne scegli uno ti spezzo braccia e gambe e poi ti sotterro viva!
"Tu dici?" Chiese la demone dell'acqua, mentre lo specchio rifletteva la sua immagine avvolta in un aderente abito da sera di seta azzurra con volants applicate a spirale dalla spalla fino al polpaccio. "Ma questi fronzoli non mi convincono troppo. Non sono il mio genere. Non era meglio quello bianco?"
Tethis non alzò nemmeno la testa. Aveva fatto levitare il proprio bastone a mezz'aria e ora ci faceva girare intorno le sfere, tanto per passare il tempo. "Si, ha ragione master. Quei volants non fanno per lei" rispose, senza ricordare veramente a quale abito bianco provato nelle ultime tre ore il suo capo si stesse riferendo.
Con uno schiocco di dita l'abito di Dolphin cambiò taglio e colore, diventando una semplice tunica bianca con un elegante filo di perline come cintura. "Hum, no, questo è troppo semplice!"
Asta e sfere caddero a terra con un frastuono infernale che però Dolphin non sentì, impegnata com'era a valutare l'abito che indossava. Tethis si alzò dalla poltrona per raccogliere le sue cose, con i capelli spettinati più del solito e un'aria vagamente omicida sul viso.
"E se invece mi mettessi quel completino verde acqua?" continuò Dolphin, battendo le mani per cambiare vestito. Alle sue spalle Tethis impugnò il bastone con entrambe le mani e lo alzò sopra la testa.
"Che ne dice invece di quello blu?" esclamò Elettra, entrando all'improvviso nella stanza e allontanando con un poderoso colpo d'anca la sua giovane collega che finì lunga distesa in un angolo. Un vago rumore di cocci, indicò alle altre due che le era probabilmente caduto addosso qualche mobile e tutto quello che c'era sopra.
"Cos'è successo a Tethis?" S'informò Dolphin, senza voltarsi, mentre si sistemava una specie di sombrero sulla testa.
"Niente, le è caduta una palla" Elettra si mise dietro di lei e sostituì il sombrero con un grazioso gioiello in oro e corallo che avrebbe dovuto essere intrecciato con la sua capigliatura.
"Una palla?"
"Del bastone" precisò Elettra con non curanza e poi passò alla padrona un lungo abito blu notte che si sarebbe adattato perfettamente sia al colore dei capelli di Dolphin, sia ai coralli che aveva deciso di indossare come gioielli.
"No, non ci siamo Elettra" piagnucolò la demone, lasciando andare il vestito e scendendo con uno sbuffo dal panchetto. Dietro di lei, Tethis si era rialzata e si stava spolverando. "Questa è un'occasione speciale, ci vuole qualcosa di grandioso!!"
L'idea di trovare un bel vestito da mettersi le era venuta in testa fin da quando, quella mattina, era stata informata della morte di Caleb per mano di Phibrizio. Ma quando il messo di Dynast aveva portato la notizia che si sarebbe addirittura tenuta una festa all'Hellmaster Manor, allora trovare l'abito giusto era diventata una cosa assolutamente indispensabile e non più solo importante. Ci voleva qualcosa di stupefacente, che le stesse bene e possibilmente che la aiutasse ad assumere un atteggiamento trionfante nei confronti di Phibrizio. Cosa non facile, considerando che da quando era risorto era alto trenta centimetri più di lei e quindi guardarlo dall'alto in basso non era più così semplice come una volta.
Tethis si fece strada fra i quintali di vestiti che erano ammonticchiati sul pavimento e prese posto accanto ad Elettra. "Master io credo che l'ultimo abito che ha provato sia perfetto" azzardò.
"E sei riuscita a vederlo da sotto l'armadio che ti sei tirata addosso?" sibilò Dolphin, guardandola di traverso.
Tethis si schiarì la gola, migliorando la presa sul bastone. "Bè è lungo...e blu" buttò lì, considerando di andare più o meno sul sicuro visto che più della metà degli abiti di Dolphin erano appunto lunghi e blu.
"Che acuta osservatrice..." commentò ironica la demone. "Ad ogni modo, è lungo e blu ma del tutto privo di stile. Ci vuole qualcosa di ...di più!"
"Allora forse potremmo far chiamare un sarto, le cucirebbe un abito su misura e-"
"Elettra, sei un genio!" esclamò Dolphin, senza farle finire la frase. La guardò con gli occhi luccicanti, come se avesse appena avuto un'idea folgorante. E l'aveva avuta. Quasi.
"Lo sono, master?" mormorò stranita Elettra, senza capire bene dove fosse la genialità nell'aver pensato ad un sarto.
"Ma si certo!!" la demone spalancò le braccia in un gesto trionfante. "Se nessuno degli abiti va bene, ne disegnerò uno io stessa!!"
Le due subordinate si guardarono prima negli occhi e poi tentarono contemporaneamente di fermarla prima che compisse un disastro che le avrebbe fatto ridere dietro per anni e anni.
"Master, aspetti!"
"Dev'esserci qualche altro vestito nel fondo di qualche armadio, in qualche stanza!"
Ma Dolphin era ormai più che decisa, dirigendosi fuori dalla stanza rispose: "Vado nel mio studio! Non voglio essere disturbata fino a quando non sarà il momento di andare alla festa!"
Tethis si gettò al suo inseguimento. "Master e la riunione con i folletti del mare?" esclamò, correndole dietro "L'avevamo fissata due mesi fa!! Non sanno più come fare con gli squali!!"
Dolphin si teletrasportò prima di risponderle un vago "Ditegli che vanno rosolati prima di buttarli in forno....."
E poi più nulla.
Città di Seillune, al Centro del Vecchio Continente.
Gourry fece sparire la pallina di carta dentro la manica per poi fingere di averla teletrasportata dietro l'orecchio di Kain che lo guardò stranito, chiedendosi come fosse riuscito a farlo quando neanche suo padre, il più bravo mago esistente sulla terra secondo la sua considerazione, non era in grado di spostare gli oggetti col pensiero. I due giocavano da una ventina di minuti sotto lo sguardo attento di Valgrav e quello distrattamente indignato del ministro Synor che non tollerava di vedere il principino trastullarsi mentre avrebbe dovuto continuare a studiare. Ad ogni modo preferì non dire niente, viste le delicate, quanto oscure, condizioni in cui versava la regina.
"Perchè non posso entrare?" Chiese Zelgadiss per l'ennesima volta, percorrendo i sei metri di corridoio di fronte alla porta con lunghi passi decisi.
Lina sospirò profondamente, lanciando un'occhiata al pavimento come se si aspettasse di vederci comparire un solco. "Perchè dentro rompi le scatole" rispose con estrema sincerità.
La Chimera si fermò immediatamente, voltandosi verso Lina con aria incredula, pronto a risponderle per le rime. Lina alzò gli occhi al cielo in previsione del secondo round di una discussione che andava avanti da quando Milgazia, esasperato, lo aveva buttato fuori dalla stanza.
"Io romperei le scatole?" Esclamò Zelgadiss "Quello non mi dice niente! E' mio diritto fare delle domande! E' mia moglie quella che sta male!"
"Zelgadiss pretendevi di insegnargli come sentirle il battito del cuore!!" replicò la ragazza allargando le braccia e guardandolo negli occhi. "Insomma, sei stato fortunato! Fossi stata in lui ti avrei incenerito!"
Intanto pochi metri più in là Kain, nel tentativo di imitare Gourry, fece cadere la pallina di carta che rotolò indisturbata per un paio di metri fino a fermarsi accanto al ministro. Il bambino corse a prenderla, producendo un quantitativo di polvere e di rumore eccessivo alle orecchie vecchie ed estramementi sensibili del ministro che per puro dispetto si spostò di qualche centimetro, coprendo la pallina di carta con la palandrana. Quando Kain se ne accorse, gli si fermò davanti e con un sospiro e molta gentilezza provò a chiedere "Ministro Synor, potrei riavere la mia pallina?"
L'uomo lo guardò con aria di sufficenza, senza muoversi di un millimetro. "Io non l'ho vista. Dovresti stare più attento alle tue cose, Kain" commentò "Inoltre, credo che tu abbia giocato a sufficenza per oggi"
Kain lanciò un'occhiata indietro verso suo padre, che in genere interveniva sempre in momenti come quello. Ma adesso era troppo impegnato a discutere con Lina sul motivo per cui Milgazia non voleva lasciarlo entrare a vedere la mamma per accorgersi di quello che succedeva a lui, così decise che non valeva la pena disturbarlo per una pallina di carta. Il bambino annuì al ministro e sbuffando tornò dal mercenario biondo che per rimediare alla perdita del loro gioco di prestigio staccò la spada dalla cintura e iniziò a raccontare la storia legata ad ognuno dei graffi che c'erano sul fodero. Kain e Valgrav si sedettero a gambe incrociate uno accanto all'altro, di fronte al mercenario e lo ascoltarono attentamente. Il ministro strinse le labbra irritato ma continuò a non dire niente, schiacciando la pallina sotto la suola delle scarpe.
Castello di Dynast, a nord della Penisola dei Demoni.
Dynast apparve camminando nel corridoio come se non avesse mai smesso di farlo dal punto in cui era partito: il castello di Vrabazard.
L'ambiente ricavato dalle viscere del ghiacciaio sembrava il suggestivo interno di una caverna. Stalattiti che pendevano dal soffitto riflettevano le fiamme bluastre di torce magiche appese alle pareti, spezzandone la luce in gocce azzurre che giocavano sulle superfici lucide.
Il viso diafano del demone si rifletteva su quegli specchi naturali mentre si dirigeva spedito verso una porta in fondo al corridoio che si aprì senza rumore ancora prima che lui potesse sfiorarla, come da copione.
L'entrata conduceva ad un'immensa sala rettangolare nella quale sembrava esserci un gran fermento.
Non appene fu entrato, due figure silenziose e pallide quasi quanto lui si premurarono di liberarlo dal peso delle due imponenti spalliere metalliche e dal mantello che fu accuratamente ripiegato. Poi entrambi gli esserini, simili a piccoli folletti, si ritirarono con un breve inchino mentre Dynast proseguiva.
Altri esserini, simili ai primi, infestavano il resto della stanza impegnati a misurare, controllare, riempire quelle che avevano tutta l'aria di essere serpentine da laboratorio. Le creaturine erano bianche e alte poco più di un metro. Si muovevano molto velocemente, quasi scivolando sul pavimento lucido. La pelle semi-trasparente, brillava leggermente nella penombra della stanza, dando l'impressione di essere fatta dello stesso materiale delle pareti.
Dynast attraversò la stanza in silenzio, lo sguardo fisso davanti a sè, superando una seconda porta.
Quando le due ante si richiusero, il mazoku fu accolto dalle esclamazioni concitate di un demone minore che, a giudicare dai follettini a cui stava dando ordini agitati, doveva essere ciò che al momento sopperiva alla mancanza di subordinati veri.
Da quando Grau e Shella erano morti, Dynast non aveva creato altri subordinati perchè dopo la Kouma Sensou non ce n'era stata effettiva necessità. Si era limitato, nel corso del tempo, ad assegnare responsabilità più o meno serie a vari demoni minori che già erano ai suoi ordini, in modo da avere comunque un aiuto valido per le questioni interne del castello che richiedevano una buona organizzazione. Al resto pensava lui stesso. La sua parte di territorio era quella più difficile da gestire. Nonostante i ghiacci e il clima quasi invivibile, si potevano ben individuare diversi luoghi piuttosto importanti che per il solo fatto di essere nelle sue terre richiedevano la sua attenzione.
Il suo ingresso nella stanza portò un pò di scompiglio ma non si preoccupò di sedarlo, ben sapendo che sarebbe smesso non appena i responsabili si sarebbero accorti che non si stava preoccupando di loro. Era troppo spossato per farlo. "Immagino che queste siano le conseguenze dell'intestardirsi a passare ore intere in un deserto con una temperatura superiore ai trenta gradi" pensò pragmatico prendendo posto sul proprio trono, sul quale sperava di perdere qualche grado corporeo incautamente acquisito. Sperava.
"Master, ci sono dei problemi" esordì il demone minore che si posizionò davanti a Dynast con un inchino e la precisa intenzione di fare rapporto.
C'erano sempre dei problemi, il guaio era che toccava sempre a lui porvi rimedio. "Che cosa succede? Ancora i bracconieri?" Chiese Dynast, facendo segno che gli fosse portato da bere.
Il demone minore esitò. "Anche" ammise "ma c'è dell'altro".
Dynast posò una mano sul bracciolo del trono e fece in modo che il trono fosse ricoperto di ghiaccio. Al demone che attendeva di proseguire fece un veloce gesto con la mano, più interessato al bicchiere che stava arrivando che al racconto.
Il subordinato si schiarì la voce con l'aria di chi si è preparato un discorso con le parole più adatte e che al momento di dirlo lo ha completamente dimenticato. "Ci sono state delle brevi scosse stamattina" iniziò.
"Scosse di che genere?"
"Sismiche" fu la risposta.
Dynast lanciò un'occhiata da sopra il bicchiere alzato. L'altro demone rabbrividì. "Non ti avevo forse detto di avvertirmi se qualcosa non andava? Perchè vengo a saperlo solo ora?"
Colto alla sprovvista il demone minore iniziò a farfugliare. "Volevo, master, ma siamo stati tutti quanti molto occupati a contenere i danni e-"
"I danni?"
Il subordinato iniziò ad avere le palpitazioni ad un cuore che non possedeva.
"Che cos'è stato danneggiato?" lo incalzò allora Dynast, frantumando involontariamente il bicchiere sul bracciolo del trono.
"Il castello è rimasto intatto" buttò lì il povero subordinato preso dal panico, nella speranza che una buona notizia potesse tranquillizzarlo.
"Non ti ho chiesto cosa è rimasto in piedi ma cosa è andato distrutto!" sibilò Dynast "Quindi vorresti farmi il favore di rispondere con precisione alla mia domanda? La tua poca tempestività nell'avvertirmi è già abbastanza grave perchè tu possa permetterti di tergiversare ancora!"
L'altro si profuse in un profondo inchino rispettoso che gli permise di riordinare le idee.
"Ci sono state quattro brevi scosse sismiche che sono durate pochi secondi. Pensavamo si trattasse di cose passeggere e senza alcuna importanza ma ci sbagliavamo. Ogni scossa è stata abbastanza forte da aprire crepe di grandezza rilevante nel pack, master. La neve si sta sciogliendo ma non riusciamo a capirne il motivo"
Dynast rimase in silenzio a riflettere. "Le crepe si sono formate anche nella zona dei Katart?" chiese e l'altro sapeva bene che non era la salute dei draghi a stargli a cuore.
Il piccolo demone s'inumidì le labbra. "Temo di sì e sono anche pericolosamente profonde. La prima lastra si è divisa in due, master......"
Dynast fissò per alcuni istanti un punto indefinito di fronte a sè e l'altro piccolo demone rimase in attesa di una qualche reazione, sperando che non si trattasse di qualcosa che coinvolgesse anche lui. Ad ogni modo, decise, non era quello il momento di avvertire Dynast che i bracconieri, il problema principale, avevano fatto fuori un'altra decina di esemplari nella parte ovest del territorio. Una notizia catastrofica al giorno poteva bastare.
Qualche istante dopo Dynast scomparve senza dire una parola, lasciando un mucchietto di vetri rotti sul bracciolo della sedia e un subordinato incerto sul da farsi.
Hellmaster Manor, Deserto della Distruzione.
Phibrizio riemerse dall'acqua all'improvviso.
Il completo silenzio della stanza fu interrotto per qualche istante soltanto dal rumore degli spruzzi e dal respiro corto del demone che riprendeva aria con ampie boccate.
Ancora con gli occhi chiusi si tirò indietro i capelli neri, sistemandoli ordinatamente dietro le orecchie.
Il giovane demone si guardò intorno nella penombra della stanza, decidendo che poteva rimanere ancora qualche minuto a bagno nell'enorme vasca, prima di tornare.
Quattro ore di allenamenti non erano poche, aveva bisogno di rilassarsi. Si distese, rimanendo a galla. Ogni muscolo del suo corpo era in tensione e si sentiva stanchissimo.
Eppure sembrava che qualsiasi cosa facesse, non ottenesse alcun risultato. Si chiese se c'era davvero un obbiettivo da raggiungere, se poteva davvero tornare come prima o se invece quello che possedeva al momento fosse tutto ciò che gli era concesso avere.
Un raggio di sole sfuggito al controllo della tenda si allungò sull'acqua, costringendolo a chiudere gli occhi e ad immergersi di nuovo. La debolezza di un corpo già provato da una fotofobia cronica, ecco tutto ciò che quella nuova vita gli prospettava. Da mesi ormai si domandava se non fosse quella la punizione per aver cercato di portare il mondo nel caos otto anni prima. Vagare nell'universo senza un corpo era stato senza dubbio meno frustrante.
Come sempre, nuove domande si aggiunsero alle altre centinaia che in quei mesi si era posto e a cui nessuno aveva dato risposta. Lei, certo, non lo avrebbe mai fatto. E Dynast non sembrava realmente al corrente di tutto.
Phibrizio scosse la testa e si avviò verso il bordo, decidendo che non era più il caso di perdersi in quei pensieri per il momento. Si era estraniato a tal punto da perdere la concezione della realtà che lo circondava. Era diventato difficile mantenere la concentrazione troppo a lungo.
Si issò sul bordo, grondando un enorme quantitativo d'acqua che si sparse sul pavimento nero di marmo. Si tirò nuovamente i capelli indietro e controllò con due dita che l'orecchino fosse ancora al suo posto, mentre lasciava che l'acqua gli scorresse ancora un pò addosso prima di avviarsi al piccolo tavolo su cui aveva appoggiato i vestiti. Notò che il suo enorme asciugamano era finalmente tornato al suo posto. Aiko lo aveva notato due settimane prima, innamorandosi dei ricami azzurri sulla stoffa nera e lo aveva fatto sparire, decidendo che doveva essere suo. All'inizio il demone aveva tentato di barattarlo con qualcos'altro, ma la ragazza era stata irremovibile e così lui aveva finito per rassegnarsi e cederglielo.
Evidentemente Aiko doveva aver trovato qualcosa di più interessante.
Phibrizio si strinse nelle spalle, con l'unica speranza che con quel pezzo di stoffa la ragazza non c'avesse asciugato Fear, e poi se lo avvolse intorno alla vita per coprire lo spettacolo al suo incauto e poco discreto visitatore anonimo, che nascosto nell'ombra credeva di non essere stato ancora notato.
"D'accordo, io direi che è ora di smetterla di giocare a nascondino" commentò Phibrizio, per niente preoccupato. Afferrò una caraffa d'acqua dal tavolo e iniziò a bere, con noncuranza. "Che ne dici di uscire da quell'angolino buio e farmi la cortesia di lasciare andare la mia ragazza?"
Da un'ombra del soffitto qualcosa si staccò molto silenziosamente, iniziando a strisciare lungo il muro. Aveva la forma sgraziata e aberrante di un demone minore. Lunghe braccia artigliate e il viso da lucertola, corredato da un paio di occhi rossi, privi di pupilla e dall'espressione non propriamente intelligente.
Spiccò un lungo balzò trasversale dal muro fin quasi dietro Phibrizio che, nonostante questo, continuò tranquillamente a bere. Il demone era piuttosto grosso per uno della sua specie. Si spostava velocemente, con movimenti da rettile e con uno dei due bracci stringeva Aiko la quale, ora rassicurata dalla presenza di Phibrizio, iniziò a prendere il demone a cazzotti in testa, senza comunque ottenere grandi risultati.
Il demone minore lasciò serpeggiare la lingua per qualche istante, ignorando le mute e inefficaci proteste del suo ostaggio. "Io lascio se tu parla con me" sibilò poi, in maniera sgraziata.
Phibrizio emise un profondo sospiro d'irritazione, ma si prese comunque il tempo necessario per rimettere a posto la brocca e per grattarsi un braccio, prima di voltarsi e concedere finalmente la propria attenzione all'essere che c'era alle sue spalle.
"Allora, mettiamo bene in chiaro una cosa" commentò, osservando con una smorfia di disgusto il continuo serpeggiare del suo interlocutore. "Io non scendo a patti con te, sopratutto quando Fear è già pronto a staccarti una gamba a morsi"
Un ringhio sommesso ma piuttosto eloquente puntualizzò quelle parole e quando il demone abbassò lo sguardo trovò Fear che gli mostrava i denti con fare poco amichevole.
L'essere comprese che non era stata una grande idea non preoccuparsi del gatto e che probabilmente avrebbe fatto bene a dar retta a Phibrizio se voleva uscirne vivo.
"Coraggio.." lo esortò Phibrizio, facendogli segno di lasciar andare la ragazza. "Mettila giù e ne riparliamo.."
Il demone obbedì e liberò Aiko che, una volta sulle proprie gambe, pensò bene di risistemare con le mani il vestito che per una volta indossava e che si era tutto stropicciato.
Fear la scortò da Phibrizio, sempre pronto ad azzannare il nuovo arrivato se si fosse azzardato anche solo a sfiorare lei o il suo padrone.
Ma il demone, visto fallire il piano iniziale, abbassò la testa in segno di resa. "Io no volevo fare male. Ho chiesto lei dov'eri ma lei mai risposto. E' donna testarda..."
Phibrizio aggrottò le sopracciglia e scosse la testa. "Seeee io Tarzan, tu Cita. Lei è donna sorda, genio!" commentò, facendo notare ancora una volta quanto non fosse preoccupato della presenza di quel demone nella stanza. "Ora fammi indovinare, sei qui per portare un messaggio.." aggiunse poi, mentre Aiko si sedeva sul bordo della piscina infilando i piedi nell'acqua.
"Mio padrone manda io a dare messaggio" confermò l'altro, che così stupido e così poco abile nel cogliere di sorpresa non poteva essere altro che un messaggero. Frustò l'aria con la coda un paio di volte ma la fermò a mezz'aria quando un'occhiata traversa dell'Hellmaster gli rese noto che quei rumori lo facevano innervosire.
"La tua totale mancanza di grammatica è più insopportabile della tua presenza....." esclamò esasperato Phibrizio, senza aspettarsi minimamente che il suo interlocutore afferrasse il sarcasmo. L'essere non solo non afferrò il sarcasmo ma lo guardò senza comprendere l'ultima frase e senza riuscire a decifrarla, così rimase in silenzio, instupidito, chiedendosi se poteva parlare o meno.
L'Hellmaster afferrò una delle sedie che c'erano vicino al tavolo per la spalliera e si sedette, con un ennesimo, paziente sospiro. La presenza di quel messaggero era da considerarsi più che prevedibile se le conclusioni che aveva raggiunto negli ultimi tempi erano esatte, ma non aveva immaginato che quella discussione sarebbe stata così estenuante. Sapeva per esperienza che i demoni di quel tipo non erano furbi, ma a tutto c'era un limite. Si chiese chi lo avesse mai assunto e con che coraggio!
"Chi ti manda? E che cosa vuole?" esclamò il dark lord, optando per poche domande precise.
Il demone fece qualche passo avanti: i grossi unghioni delle sue zampe posteriori ticchettarono inquietanti sul pavimento. Fear s'interpose fra lui e il proprio padrone con un ringhio.
"Hey, piano bestione!" si agitò Phibrizio, indicando per terra "Così mi rovini i marmi! Sta fermo!"
"Lui ha affare per te" esclamò l'essere ignorando la prima domanda alla quale evidentemente gli era stato ordinato di non rispondere. "Lui vuole parlare con te"
"E perchè mai dovrebbe interessarmi?" chiese il dark lord, con tono di voce più serio tanto per darsi un contegno e per alimentare l'aria da cattivo che una situazione del genere richiedeva (e che la storia dei marmi certo non aveva contribuito a confermare!).
"Lui sa chi ha ucciso il cucciolo umano"
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