>> ZELKARIN S. GREYWERS >>

Dati
Pubblicata il: 17.09.2000
Drammatico - Sentimentale
Zelgadiss - Amelia - Lina

TOGETHER

L'aria era fresca sulla strada per Seirun, mentre Zelgadis camminava lentamente verso la città. Che cosa stava facendo?
Erano passati degli anni ormai, dieci anni, era un robusto ventottenne, anzi, una robusta chimera ventottenne, che stava solo inseguendo un'illusione. Sapeva benissimo che Ameria, ormai, era perduta. O almeno, era perduta per lui.
Non appena era tornata a Seirun, suo padre l'aveva fatta sposare a Shrapnel, un principe di un reame vicino, per essere sicuro che non potesse sposare nessun altro. Philionel aveva fiutato il sentimento che li legava già da quando stavano combattendo contro Zanappher, e aveva agito di conseguenza come un re deve fare. Ameria non aveva potuto opporsi, e lui non aveva potuto chiederle una cosa del genere "Sono un principessa, Zelgadis" aveva detto "il mio compito è servire il mio popolo."
E lui era stato anche invitato alle nozze. Non si era presentato, però, in lacrime, aveva anzi messo uno smoking nuovo di pacca e con tanto di geranio bianco all'occhiello. Aveva presenziato alla cerimonia in prima fila, accanto a Lina e Gourry. Non aveva potuto fare a meno di notare le occhiate di Lina, occhiate di compatimento, se ne sarebbe accorto anche un cieco. Lina era l'unica a sapere..
A sapere quello che Zelgadis non aveva rivelato a nessuno, quello che era rimasto chiuso nei profondi recessi del suo cuore per tutto i viaggi che aveva condiviso con Ameria, solo Lina sapeva di quanto Zelgadis era stato male, di quanto il suo cuore aveva sofferto nel vedere l'amore che provava per quella ragazza ricambiato e non poterne tuttavia godere.
Perché il suo senso di responsabilità era più grande ancora del suo amore, perché sapeva dell'impossibilità di avere Ameria completamente sua. Sapeva che comunque un giorno si sarebbero dovuto separare, lei era una principessa, veniva da un mondo totalmente diverso dal suo, e lì presto o tardi sarebbe dovuta tornare. Non c'era scampo.
Zelgadis ricordava il giorno del matrimonio di Ameria come se fosse stato il giorno prima. Quando aveva visto la sfolgorante bellezza del principe Shrapnel il suo colorito azzurro era diventato verde. Era un giovane dai lunghi e lisci capelli castani, dalla mascella un po' squadrata ma non troppo e dagli occhi di un verde incredibile, trasparente come uno smeraldo. Aveva un fisico perfetto, e un'aria da principe inimmaginabile.
Ma lui aveva lasciato il suo cuore su quel banco del tempio quando era entrata Ameria. Aveva un abito tanto bianco che faceva male agli occhi, con una scollatura a cuore sul corpetto di velluto che si scioglieva in una gonna di seta dal lungo strascico. Il velo di tulle bianco, trattenuto sulla testa da una corona dorata, era lungo dieci metri e trattenuto da vari paggetti e damigelle, vestiti anch'essi di bianco.
Zelgadis era rimasto folgorato, e solo la stretta amichevole di Lina sul suo braccio gli aveva impedito di mettersi a piangere. Quanto aveva sognato quel giorno, però ci doveva essere lui al posto di Shrapnel. Ameria invece era proprio come nei suoi sogni. O almeno in quelli che potevano essere raccontati…
Quando Ameria era passata di fianco al suo banco, con passo lento e calcolato, i loro occhi si erano incontrati, nell'istante più prezioso che Zelgadis avesse mai deciso di conservare nel suo cuore di pietra.
Quel cuore di pietra che Ameria era riuscita a penetrare, solo Ameria, nessun altra. E adesso lei era nelle braccia di un altro, c'era quacun altro al suo fianco nei giorni di primavera, ad accarezzarle il viso e a metterle fiori nei capelli neri come la notte di una eclissi, c'era qualcun altro nelle notti d'inverno a stringerla tra le braccia…al solo pensiero Zelgadis si sentiva morire.
- Ma certo - pensò il ragazzo - lei sarà felice. Ha sempre saputo vedere il lato positivo delle cose!-
E adesso era lì davanti a Seirun, cercando la forza di entrare dai cancelli, con il terrore di trovare Ameria ad attenderlo con i suoi figli e suo marito attorno, che si domandavano come mai conoscesse un tipo così poco raccomandabile.
In ventotto anni di vita, Ameria era la sola persona che avesse mai conosciuto che lo avesse considerato più di una chimera o di una macchina da guerra. La sola persona che aveva saputo parlare al suo cuore…
Ma era ora di finira coi rimpianti, aveva promesso che sarebbe andato a trovarla e lo avrebbe fatto. Tirò fuori la sua borraccia per bere, e rimase a fissarla per un secondo. Attorno alla borraccia aveva messo uno dei braccialetti di Ameria, che la ragazza gli aveva donato prima che lui partisse per il mondo un'altra volta. Subito dopo la distruzione di Darkstar. Era stato l'oggetto più importante in quegli ultimi dieci anni. Adesso stava di nuovo per mettersi a piangere.
Oh, quante volte Zelgadis Greywers, la chimera, l'uomo di roccia, il duro impassibile dal sorriso difficile ed enigmatico, quante notti lui, che sembrava fatto di pietra, aveva pianto nei boschi, tenendo stretto al cuore il bracciale di Ameria. E come ci erano rimasti suo fratello Michael e sua sorella Zelkarin, quando una volta tornato ad Hilltop Castle aveva passato due giorni nella sua stanza a piangere, senza dormire né mangiare…
Il bracciale era in effetti un po' macchiato e segnato, ma per Zelgadis esso rifletteva ancora la luce che Ameria aveva negli occhi l'ultima volta che lo aveva guardato, al suo matrimonio, quando era stato certo che lei lo amasse, ma che come lui oramai, si fosse rassegnata. - Cazzo!- imprecò il giovane pestando un piede per terra violentemente - aveva solo diciotto anni!-
Scese dalla collina senza pensare a nulla, e una volta varcate le porte di Seirun raggiunse il palazzo levitando, era certo che al primo sasso incontrato per terra, gli avrebbe tirato un calcio tale da spedirlo in orbita, e lui odiava manifestare in pubblico i propri sentimenti, di qualunque natura essi fossero.
Quando le guardie lo ebbero riconosciuto, lo fecero accomodare nel salotto interno, e gli dissero di attendere, perché la regina Ameria sarebbe stata lì in un attimo. Zelgadis sedette su un divano di velluto blu e guardò fuori dalla finestra la radiosa giornata che Seirun gli offriva.
- Pensieroso e serio come sempre, vero Zel?- domandò una voce carezzevole dalla porta, Zelgadis si drizzò di scatto sul divano, girandosi nella direzione di provenienza della voce.
La ragazza lo fissava con i suoi occhi blu, i capelli le arrivavano sotto al sedere, e l'abito bianco aderente che indossava, senza spalline e con una scollatura da infarto, risaltava ancora di più la sua carnagione abbronzata. Zelgadis fece un inchino, ma Ameria rise.
- Zel, è così che si salutano i vecchi amici?- e gli gettò le braccia al collo. Zelgadis, sentendo il cuore rimbalzargli nei polmoni, ricambiò la stretta.
- Come mai da queste parti, Zel?- domandò Ameria incuriosita.
- Beh, ti avevo promesso che mi sarei fatto vivo, no?- disse la chimera. Ameria sembrò rabbuiarsi
- Sono passati dieci anni, Zel, e tu sei cambiato così poco…-
- Sai, è la mia natura di demone e chimera che mi fa invecchiare lentamente, sai com'è…- che cosa stava dicendo - come vai tu, invece, dove sono tuo marito e i bambini?- domandò ingenuamente Zelgadis, ma Ameria non potè rispondere, perché Shrapnel entrò nella stanza in un turbinìo di mantello azzurro, e lo fissò con i suoi occhi trasparenti.
- Oh, il CARO sig. Greywers, non ci si vede da un bel po' di tempo, farò avvertire la cuoca che aggiunga un coperto a tavola stasera.- Shrapnel trasse a sé Ameria e la strinse con un braccio, mentre Zelgadis si piantava le dita nella mano tanto violentemente che sembrava la volesse perforare. E mentre Shrapnel li scortava alla tavola, Zelgadis si trattenne dal colpirlo, mentre la mano del re giocava con le ciocche dei capelli di Ameria. Rimase stupito però dalla mancanza di figli.
La cena fu una specie di tormento, era di fianco ad Ameria, e vedeva come rideva e scherzava con il marito, esattamente come avrebbe fatto lui con lei, se fosse stato Shrapnel. Zelgadis sospirò, era felice, e questo era l'importante. Ameria insistette perché rimanesse per la notte, e così Zelgadis dovette accettare la camera degli ospiti migliore del castello, con un letto matrimoniale in seta azzurra davvero molto comodo. Si era tolto il mantello e le scarpe quando bussarono alla porta. Doveva essere mezzanotte. Incuriosito aprì e Ameria scattò dentro la stanza.
- Ameria!- esclamò Zelgadis sbalordito - che ci fai qui?-
- Devo parlarti, Zel.- disse, poi lo abbracciò con foga, mentre iniziava a piangere. Zelgadis la strinse e la cullò dolcemente tra le braccia, e quando si fu sfogata, le chiese
- Che c'è da piangere, Ameria?-
- Voglio farla finita, Zel, questa vita mi disgusta!- singhiozzò lei.
- Ma Ameria…sembri così felice con Shrap…- Ameria si scostò con rabbia da lui e lo fissò negli occhi, rabbiosa come una pantera
- E che cosa vuoi che faccia? Che gridi al mio popolo che in realtà la vita con Shrapnel è un inferno? Che lo odio? Che mi ha costretta a fare cose che non avrei mai voluto fare? Che ha dei geni talmente orridi che i due figli che ho avuto da lui sono morti a due anni? Sì, Zel, ho già avuto due figli. Un maschio e una femmina, Karman e Michelle. Li ho tenuti in grembo, li ho fatti nascere e li ho visti morire perché avevano una malattia del sangue incurabile, colpa di Shrapner, che dalla morte di Michelle mi tartassa perché vuole un erede. Come se fossi…una mucca! Un qualcosa buono solo per fare figli!- fissò Zel con i suoi occhi blu, tanto tristi - come vorrei tornare a dieci anni fa, quando ci siamo conosciuti, Zel. Nessuno mi ha più trattata con il rispetto con cui mi trattavi tu, nessuno ha mai parlato con me come facevi tu, nessuno…- si interruppe e vide la borraccia di Zelgadis con il bracciale sul comò. Prese il bracciale delicatamente e se lo provò. Le calzava ancora alla perfezione, sorrise - sai Zel, a volte vorrei alzarmi e gridare "lasciatemi andare! Voglio andare via! Voglio tornare con Lina e Gourry!- guardò Zelgadis - voglio tornare con Zelgadis…con colui che amo davvero…l'unico uomo di cui vorrei essere la madre dei suoi figli…-
Zelgadis non ce la fece più, la strinse a sé con tutta la foga che si era tenuto dentro per dieci anni, e chinatosi su di lei la baciò sulle labbra. Ameria ricambiò il bacio, ma scivolò indietro per chiudere la porta a chiave. Abbracciati stretti l'una all'altro crollarono sul letto, mentre Zelgadis accarezzava Ameria, come aveva sempre voluto fare, e come ora poteva fare. Ben presto i loro vestiti giacquero sul pavimento, mentre Zelgadis e Ameria davanto sfogo, sotto alle coperte, all'amore che non avevano potuto avere dieci anni prima. Zelgadis non avrebbe mai dimenticato il sapore delle labbra di Ameria, la sensazione del corpo nudo di lei sotto di lui, delle sue mani che lo accarezzavano in ogni angolo del suo corpo, e che lo stringevano, delle unghie che gli si conficcavano nella schiena rocciosa, dei suoi baci roventi. Come Ameria non avrebbe dimenticato la sensazione che aveva provato nello stare, finalmente, nelle braccia dell'uomo che amava, delle sue mani che risvegliavano in lei nuove sensazioni… Quando la mattina dopo, Ameria lasciò la stanza di Zelgadis, una porta si chiuse tra loro per sempre. lui sarebbe ripartito il giorno stesso e lei avrebbe conservato il dolce ricordo di quella notte solo nel suo cuore.
Mentre Zelgadis sistemava le sue cose, la sua voglia di uccidere Shrapnel aumentava. Come aveva potuto quel damerino impomatato far soffrire così la SUA Ameria? Era difficile credere che in quella donna di aspetto così simile a quello di Ameria si celasse uno spirito tanto diverso. La sua foga per la giustizia, il suo coraggio, l'allegria che la contraddistingueva in ogni situazione, si erano volatilizzate per lasciare spazio alla tristezza e ad una serietà che guastava i suoi lineamenti ancora da bambina. Ma Zelgadis non fece nulla. Dopo poco terminò di vestirsi e si diresse verso il portone del palazzo reale. Si congedò da Shrapnel con una stretta di mano e con un abbraccio da Ameria. Stringendola di nuovo, i ricordi della notte passata assieme riaffiorarono, insieme alla tristezza, ma non si fece cogliere dalle emozioni ed uscì dal castello con uno dei suoi rari sorrisi sulle labbra. Solo più tardi, quando ormai nessuno poteva vederle, due lacrime scesero dagli occhi azzurri e caddero a terra, scivolando sulle guance di pietra.

Zelgadis guardò il portone del palazzo di Seirun come se non l'avesse visto mai. Erano passati cinque anni dalla sua ultima, indimenticabile visita. E ora era tornato di nuovo. Ameria lo raggiunse nella biblioteca in cui già si erano incontrati cinque anni prima, e gettandosi tra le sue braccia lo baciò con foga.
- Sapevo che saresti tornato…Zel…-
- Mi dispiace per Shrapnel…- disse senza realmente pensarlo.
- Gli incidenti capitano a tutti. Almeno così imparerà ad andare volando nelle tempeste. Il funerale c'è già stato da tempo, non dovrai presenziare facendo finta di piangere ed essere addolorato…come ho fatto io…-
- Ameria..io…-
- È dalla morte di mio padre che Shrapnel faceva i comodi suoi. Il regno sarebbe ridotto ad una rovina se non avessi messo una pezza a tutti gli ordini insulsi che dava. Ma per fortuna ora è morto. E io sono la regina di Seirun.-
In quel momento un ragazzino di cinque anni aprì la porta della biblioteca e saltò in braccio alla madre gridando "Mamma!". Ameria lo sollevò in aria con una facilità che non ci si sarebbe aspettati da una donna così apparentemente gracile. Zelgadis la guardò stupefatto. Il piccolo aveva una corporatura abbastanza robusta e un colorito sanissimo, sembrava allegro e pieno di vita, evidentemente almeno la terza volta, il destino aveva risparmiato il dolore ad Ameria.
- Zel, è vero, tu non conosci Rodek.- disse mentre il bambino lo fissava con i grandi occhioni blu.
- È bellissimo Ameria, sono felice che finalmente tu e Shrapnel…- Ameria rise e scosse la testa.
- No Zel, non Shrapnel.- Zelgadis la guardò stupefatto - sì Zel, questo è tuo figlio. Nostro figlio.-
Finalmente Zel mise a fuoco. Era abbastanza familiare quel bambino, e in effetti era perché un volto simile lo aveva visto da bambino…allo specchio! Ameria glielo passò e il piccolo gli strinse le braccia al collo chiamandolo papà, Zelgadis arrossì.
- Sa tutto, ovviamente, nella misura in cui potevo raccontarglielo.- Ameria gli si avvicinò - vorrei che le cose fossero andate diversamente, Zel.-
- Anche io. Ma adesso è meglio che vada. Tornerò qualche volta, per far visita a Rodek.- e dopo aver baciato ancora Ameria, si allontanò per la lunga strada che si sdipanava da Seirun fino ad un villaggio poco distante. Si avviò verso una porta, l'aprì e venne colpito, sulla soglia, da una padellata in mezzo alla faccia.
- Lina!- imprecò lui - che cavolo è questa roba?- domandò guardando l'apparato che faceva sì che ogni volta che la porta veniva aperta la padella scattasse sulla faccia di chi entrava. La nota maga dai capelli rossi, uscì dalla cucina ridacchiando, con addosso un grembiule e in mano un cucchiaio di legno, e avvicinandosi a Zelgadis. Lui la abbracciò ridendo, mentre anche lei si metteva a ridere.
- Beh, era contro i ladri.- disse innocentemente - mi ha dato il progetto tua sorella.-
- Chissà perché ma avevo riconosciuto lo stile..- borbottò Zelgadis.
- Allora, hai finito di vagabondare per questo mese amore mio?- domandò la donna - hai una famiglia da accudire, basta fare il mercenario, e quand'è che ti troverai un lavoro? Va bene che tra i miei tesori e i tuoi possedimenti abbiamo un bel po' di soldi da parte, ma prima o poi finiranno e tu diventerai vecchio… - a sentire "vecchio" Zelgadis sobbalzò impercettibilmente. Un bambino di due anni si avvicinò a Zelgadis correndo mentre una bambina di qualche mese stava gattonando nella sua direzione.
Zelgadis sollevò il piccolo che aveva i capelli biondi e poi anche la bambina. La madre li guardò sorridendo.
- Gourry! Zelkarin! Lasciate in pace vostro padre, è appena tornato e vorrà riposarsi!- li sgridò la madre, ma Zelgadis, ridendo, scosse la testa e giocò un po' con loro.
Quando i bambini furono andati a dormire, Lina si sedette in grembo a Zelgadis davanti al camino acceso, mentre lui beveva del the.
- Allora, com'è stato rivederla?- domandò la donna. Zelgadis rimase fermo per qualche istante, guardando il liquido ambrato nella sua tazza che rifletteva le fiamme.
- Non posso certo dimenticare di averla amata, un tempo, ma adesso è molto diversa dalla ragazza che amavo. È seria, fredda, calcolatrice, indurita dagli affanni della vita reale. L'amore che ho provato per lei è solo un ricordo, ormai. Le sono affezionato, ma non sento più quelle fitte al cuore che sentivo quando ero innamorato di lei. Lei fa parte del mio passato, come Gourry fa parte del tuo.-
- Non è stata colpa di nessuno, le malattie cardiache colpiscono senza preavviso. Ma dopo dieci anni il dolore è molto più debole. Anche lui avrebbe voluto che non lo piangessi. Non eravamo nemmeno sposati, convivevamo.- ricordò Lina con amarezza. Tutti i bei momenti passati con il biondo spadaccino le passarono davanti alla mente come un film. Il film della sua vita.
- Sei stato molto gentile a sposarmi anche se ero incinta di Gourry.- Zelgadis la strinse più forte
- Io ti ho amato sempre, Lina, ma ho rinunciato quando ho visto che Gourry ti amava e tu parevi ricambiarlo, non è gentilezza, è un sogno che invece di infrangersi come gli altri, è diventato realtà..-
- Anche io ti amavo, Zel, ma ero giovane e badavo solo ai soldi. E poi credevo che Ameria fosse più adatta di me.- disse Lina - detesto sbagliarmi.-
- Beh, stavolta ti sei sbagliata, ma almeno nessuno di noi è solo.- disse Zelgadis. Lina annuì e gli cercò le labbra con le labbra. Era suo adesso, il suo Zelgadis. Non lo avrebbe lasciato mai più andare via, perché lei lo amava. E anche lui la amava.
Dopo tanto tempo di sofferenze, nessuno di loro sarebbe mai più stato solo.
E mentre la notte cominciava la sua passeggiata sul mondo, i fantasmi del passato cominciarono a sparire dalle menti di Lina e Zelgadis, che si preparavano ad affrontare un lungo futuro.
Insieme.

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