| L'ULTIMO TRAMONTO |
Il vento frusciava fra le fronde di una imponente
quercia che dominava un colle. La tenue ombra maculata sullerba
ai piedi della collina ondeggiava e scattava con laumento
intermittente della brezza.
Era il tramonto, il sole gettava i suoi ultimi raggi arrossati
sulla terra, mentre scompariva lento e inesorabile allorizzonte.
Poche sporadiche nuvole avevano assunto colori indistinguibili
fra il rosa e il viola, mentre in cielo dal lato opposto scintillava
già la prima stella della sera.Un ragazzo dalla lunga
chioma bionda liscia, se ne stava seduto sotto la quercia,
le braccia appoggiate sulle ginocchia, il volto chino a fissare
il terreno sotto di lui.
Una spada dallelsa stravagante, se ne stava infissa
nel terreno ad un braccio di distanza dal ragazzo.
il sole affondò ancora di più nellorizzonte
fino a quasi scomparire del tutto
stancamente Gourry
Gabriev alzò il capo e fece correre lo sguardo alla
sfera infuocata.
Il tenue rossore si riflesse nei suoi occhi azzurri tersi,
aveva unespressione che poco aveva a vedere con il suo
solito modo di essere. Era unespressione abbattuta,
stanca e triste. Le sopracciglia lievemente incurvate verso
lalto, un sorriso spento sulle labbra. Lultimo
raggio al tramonto, di tonalità verde lasciò
il suo volto nella penombra della sera.
"Già
" pensò, "il primo
tramonto
"
Il vento aumentò lievemente di intensità per
poi sopirsi nuovamente, le ciocche bionde svolazzarono leggere
per poi ricadere nuovamente, morte sul suo viso.
"
o forse lultimo
ormai
"
Serrò i denti.
"
non ha importanza vederne altri."
Come a sottolineare i suoi pensieri le fronde della quercia
cominciarono a frusciare impazzite sotto la brezza serale.
Strinse i pugni
inavvertitamente strinse a se gambe
con le braccia poste intorno
i guanti cominciarono a
tingersi di rosso ma non ci fece caso.
" Sono inutile."
Larmatura emise qualche freddo suono metallico di assestamento
sotto i movimenti del ragazzo.
" Lina?"
Si ritrovò unespressione di dolore sulla faccia
senza che lavesse in realtà voluto, cercò
in qualche modo di tornare normale, ma era la parodia di un
sorriso quello che cercava di ostentare sul suo viso stravolto.
Chinò nuovamente il capo.
Ebbe un fremito, e il vento cessò improvvisamente.
Una foglia staccatasi da un ramo, descrisse numerose spirali
mentre scendeva lentamente a terra. Quando toccò lerba
il suono fu impercettibile. Una figura si materializzò
a qualche metro dal guerriero con un suono che superò
impercettibilmente quello della foglia.
" E qui."
Il ragazzo si voltò verso la spada, guardando dove
era infissa, il suolo. La sua mano accarezzò limpugnatura
per poi stringersi attorno ad essa.
<< Scusami Lina, anche se ora è tua, te la rubo
per un attimo
>>
Si alzò in piedi sfilando la lama dalla terra smossa.
Con un gesto secco sfilò dallelsa la lama che
si piantò a qualche metro di distanza da lui.
<< Xellos! >> Urlò con tutto il fiato che
aveva in corpo, il tono della sua voce un misto di rabbia
e frustrazione.
Il demone apparso lo guardò col solito sorriso enigmatico,
fra le mani aveva una tazza su di un piattino ripiena di un
liquido scuro
probabilmente cioccolata calda.
Dalla Gorn Nova puntata verso il basso, esplose con un suono
innaturale una lama di luce, la lama era più lunga
del normale
talmente carica di energia che lerba
sotto di essa bruciò sotto lintermittente sfrigolio
dellarma.
<< Si dice che un mio antenato abbia abbattuto Zanaffar
con questarma. >> Disse afferrandola con entrambe
le mani e portandola allaltezza del volto.
Xellos fece sparire distrattamente la tazza e comparire il
bastone nella mano destra, << Già
un tuo
antenato.
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