UNDERNEATH THE SURFACE
surface 01
LA ROUTINE DI OGNI GIORNO

Ferma a fare un pò di stretching, guardava la città ruotando pigramente il collo e mugolando leggermente mentre scioglieva i muscoli ancora irrigiditi di prima mattina.

Amelia respirò profondamente l'aria mattutina, sorrise e poi lasciò il palazzo per andare a correre. Quella era la parte della mattina che più le piaceva, quando ancora Seillune era avvolta dalla nebbia e imperlata di rugiada. La città sembrava mistica e incantata.

Pensò alla lettera che aveva ricevuto da Briseral, in cui la sua amica Aya le raccontava della sua recente promozione al Centro Medico di Briseral e di come sua figlia Joliet avrebbe finito la scuola prima dell'estate. Sorrise.

Ancora non riusciva a credere che fossero passati quasi due anni da quando era stata in quella piccola città. Da quando era stata ricoverata al Centro Medico e quanto fossero cambiate le cose per lei da allora.

"Tutti cambiamenti in meglio" pensò, facendo jogging lungo le strade tranquille.


Lina osservò dalla finestra dei suoi appartamenti a palazzo la figura che spariva nella nebbia mattutina.
"Ecco Ameila impegnata nella sua corsa mattutina" pensò la maga, stringendosi addosso il vestito contro il venticello fresco.

La principessa l'aveva invitata ad unirsi a lei in quelle corse ma Lina aveva declinato l'invito adducendo la scusa di non essere una persona mattiniera.

Un fischio sommesso attraversò la stanza quando l'acqua nella teiera iniziò a bollire sulla piastra calda. Camminò sul tappeto morbido e preparò una tazza di the, nella speranza che la svegliasse ulterioremente.

"Non sono decisamente una persona mattiniera" sospirò, sedendosi sul divano. Sorseggiò il thè e vagò con lo sgurdo sui cuscini, finchè l'occhio non le cadde sulla fonte del suo risveglio prematuro.

Il copione le era arrivato attraverso il suo vecchio amico, il Signor Divine di Briseral. Le aveva chiesto di partecipare alle audizioni di una commedia a cui stava lavorando, specificando in quel suo modo vistoso che sarebbe stata la 'più amata dello spettacolo'.

Quindi aveva passato gli ultimi giorni a leggere il copione e memorizzare la sua parte in previsione dell'audizione che si sarebbe svolta più tardi quella stessa mattina. La prima commedia a cui aveva partecipato aveva prodotto risultati inaspettati, ma ciononostante era stato divertente. Era una di quelle cose che aveva deciso di fare più spesso, di recente. Pestare i banditi e andare a caccia di tesori era sicuramente divertente, e non aveva smesso di farlo, ma voleva provare a divertirsi anche in altro modo. Per questo aveva iniziato a recitare. Aveva partecipato a piccole produzioni in città che le avevano portato riconoscimenti per qualcosa di diverso dalle sue abilità magiche. Questa era la novità più grande di tutte.

Lina sollevò i piedi da terra e raggiunse il copione. Era un soggetto molto buono che la intrigava più di qualsiasi altra cosa aveva fatto fin'ora. Non molta azione, ma una parte drammatica con un tocco di romanticismo.

"Ancora non riesco a credere che Divine voglia farmi fare l'audizione" sussurrò a sè stessa mentre sfogliava le pagine fino ad una parte della storia che la tormentava, la musica. Non si trattava propriamente di un musical ma c'erano diversi monologhi musicali che il suo personaggio doveva cantare. Lina sapeva di non essere stonata, ma sapeva anche di non essere una cantante.

"Ma non voglio nemmeno rendermi ridicola dimenticandomi le parole e, quando qualcuno si metterà a ridere, radere al suolo il teatro" ridacchiò sommessamente.

Questa era un'altra cosa che le aveva migliorato la vita, essere capace di ridere delle qualità più estreme della sua personalità.

Si passò una mano fra le ciocche rosso-dorate e sentì la sua catenina tintinnare leggermente mentre leggeva le parole della canzone. Lina abbassò lo sguardo sul gioiello, un regalo d'amicizia da parte di Gourry del quale faceva tesoro. Era il suo segreto e non se l'era mai tolta da quando lui gliel'aveva regalata. La gente l'aveva vista un paio di volte ma la teneva principalmente nascosta sotto la maglietta. Per lei era il simbolo di quanto fosse cambiata la sua relazione col mercenario. Quanto si fosse stretta la loro amicizia. Si trastullò ancora un pò con i suoi capelli meravigliandosi di quanto fossero cresciuti.
"Oddio, devo essere proprio mezza addormentata per rimuginare sulle cose in questo modo" sospirò, per poi concentrarsi sul copione.


Xellos fissò davanti a sè, gli occhi aperti puntati in un altro paio di occhi curiosi, e inclinò la testa di lato. Gli occhi curiosi s'inclinarono dal lato opposto, seguendo il suo esempio. Si fissarono per molti lunghi istanti fino a che Xellos non battè le ciglia. Allora il proprietario degli occhi curiosi ridacchiò allegramente in faccia al priest.

Baby Val se ne stava in braccio a Xellos, tutto giochi e sorrisi.

"Che cos'hai da ridere?" Chiese Xellos. La domanda fece ridere il bambino ancora di più.

"Hai perso" rispose una nuova voce. Filia entrò nella stanza con un biberon caldo e prese Val dalle braccia di Xellos, faticando a fermare le mani tremanti.

"Ho perso?"

"Il gioco degli sguardi, hai sbattuto gli occhi per primo" spiegò il drago, dando a Val il suo biberon della mattina. "Cosa ci fai qui?"

"Non posso passare a fare un salutino adesso?" Chiese Xellos, con fare innocente.

"Tu non vieni mai solo per salutare" replicò la ragazza. Xellos sorrise furbescamente e fissò lei e Val con interesse.

"Tu che ne dici?"

"Te l'ho chiesto prima io" rispose lei, posando il biberon e appoggiandosi Val su una spalla. Gli battè delicatamente sulla schiena e dopo qualche minuto il piccolo drago esordì con un grosso rutto.

"Lo fai spesso?" Chiese Xellos.

"Si"

"Perchè?"

"Per liberargli il pancino dalle bolle d'aria, non è così Val?" gli fece le coccole e il bambino si mise a ridacchiare, allungando le dita grassocce sulle guance del drago dorato.

Xellos fissò i due che si sorridevano e si scambiavano gesti d'affetto. E scoprì che non gli facevano venire l'orticaria. Questo poteva suonare strano ad una persona normale, ma lui era un mazoku e manifestazioni di questo tipo avrebbero dovuto indebolirlo. Trovarsi in presenza di un neonato, che in sè racchiude l'essenza dell'innocenza e della purezza, avrebbe dovuto essere sufficente a far indietreggiare di qualche passo qualsiasi mazoku. Anche se lui non era un mazoku ordinario per via del suo rango avrebbe per lo meno dovuto sentire qualcosa, invece che niente. Quello stesso tipo di niente che aveva sentito la prima volta che il cucciolo di drago ancestrale aveva concentrato giochi e risatine su di lui.

"Bè, non sei tu la mammina felice?"

"Xellos, io..." Filia iniziò, ma fu interrotta da Val che strepitava allungandosi verso il mazoku. "Lui vuole che tu lo prenda in braccio" concluse, Val ridacchiò tanto per puntualizzare.

"Tienilo mentre vado a prendere la coperta e il suo orsacchiotto" esclamò, passando il bambino al priest.

Xellos prese Val senza dire una parola e si sedette, sorpreso della sua obbedienza istantanea alla richiesta del drago. Il bambino sorrise tirandogli i capelli color ametista e allungandosi per raggiungere le sue guance.

Filia osservò la coppia dall'armadietto che conteneva le cose di Val e sospirò silenziosamente. Mentre stava scaldando il biberon di Val, sapeva che Xellos era lì, non perchè lo avesse percepito quanto perchè Val aveva ridacchiato. Era una risatina che il piccolo drago ancestrale emetteva solo quando Xellos stava per apprire. Era sempre stato così da quando un anno prima Filia si era trasferita a Sailunne. All'inizio Xellos andava e veniva, e aveva pensato che lo facesse semplicemente per innervosirla. E ancora aveva questa sensazione, ma man mano che Val cresceva, l'interesse di Xellos sembrava essersi spostato sul piccolo drago ancestrale.

All'inizio questo l'aveva terrorizzata e aveva alzato delle difese intorno alla casa per non avvantaggiarlo. Lo aveva osservato un paio di volte mentre portava il biberon a Val e aveva visto una punta di curiosità e confusione nel profondo porpora dei suoi occhi, come se stesse studiando il neonato che a sua volta studiava lui.

Aveva avuto la sensazione che il priest non volesse fare del male a Val, ma solo che considerasse il bambino un cosino strano. Dopotutto, non ce lo vedeva proprio a passare il suo tempo con i bambini, mazoku o meno.

Anche il suo modo di fare era cambiato. Si prendeva sempre gioco di lei, ma non più così frequentemente. D'altra parte, anche lei aveva dovuto imparare a mantenere la calma per il bene di Val. Queste piccole differenze le davano la speranza che il demone fosse soltanto incuriosito e nient'altro, ad ogni modo non lo perdeva di vista tanto per stare tranquilla.

Finì di stendere la seconda coperta e sistemò il Signor Tata, l'orso marrone di Val, sul cuscino e poi tornò a prendere il piccolo da Xellos. Il mazoku lasciò il bambino, rimanendo incantato a guardare quel fagottino strepitante. Dopo aver lasciato la presa sul priest, Val iniziò ad agitarsi mentre Filia lo abbracciava per bene.

"Potrai giocare col tuo mazoku più tardi" sussurrò il drago dorato e il bimbo sorrise. Da poco aveva capito che per lui il mazoku equivaleva ad un orsacchiotto o ad un sonaglino, un gioco con cui giocare e che a sua volta giocava con lui. Anche per questo ci andava piano con Xellos in presenza del bambino, non c'era ragione di innervosire Val senza motivo.

Il drago dorato adagiò il drago ancestrale nella culla e gli rimboccò le coperte. Val abbracciò forte il suo orsacchiotto e in pochi minuti si addormentò.

"Che intendevi con giocare con me?" Chiese Xellos, avvicinandosi alla culla.

"Non l'hai ancora capito?" rise "Tu per lui sei un giocattolo con cui giocare. Adesso fai il bravo giocattolo e ritorna da dove sei venuto così che io possa riposarmi un pò prima che inizi la giornata"

"Dovresti trattarli meglio i giocattoli del tuo bambino" protestò e poi scomparve, lasciando la vestale a soffocare risatine mentre si dirigeva nella sua stanza per un paio d'ore di sonno prima di aprire il negozio.

Questa era un'altra delle cose che aveva notato. Le sue battute erano meno piene di significati nascosti ma più divertenti nel senso comune del termine. In realtà erano diventati più civili nell'ultimo anno, nonostante le loro differenze. Lo aveva mazzuolato un paio di volte durante le discussioni più accese, ma solo quando Val non era presente. Continuava a non fidarsi di lui e quella stranezza nel suo modo di fare la preoccupava ancora di più.

"Probabilmente è solo uno dei piani a lungo termine ideati da quel sacchetto di sudicio per darmi fastidio" pensò. "Ma per il bene di Val credo di poterlo sopportare" mugugnò al suo cuscino e poi si addormentò.



Zelgadiss sedeva sulla veranda e osservava la nebbia danzare sulla superfice del lago. Si appoggiò allo schienale della sedia e sorseggiò il suo caffè, con un sospiro sereno.

"Affittare la casa al lago è stata senza dubbio un'ottima idea" decise, assaporando quella pace e quella tranquillità. Sentì il debole russare di Gourry provenire dalla sala da pranzo all'interno e scosse la testa con un sorriso. Quando aveva sentito Lina suggerirgli l'Università, si era chiesto se il mercenario sarebbe stato veramente in grado di reggere tutto lo sforzo e il lavoro che gli sarebbe stato richiesto. Quasi due anni dopo sapeva che la risposta era si.

L'amico si era buttato sui libri e aveva fatto un ottimo lavoro sia a scuola che agli esami. E questo era il motivo per cui adesso stava russando nella sala da pranzo di Zelgadiss. Il lago offriva pace e tranquillità non solo alla chimera ma anche al mercenario che ne aveva approfittato per studiare in vista del prossimo esame.

Mentre beveva altro caffè, sentì il ritmo costante di passi che si avvicinavano e sorrise con la tazza alle labbra.

Appoggiò la tazza sul piccolo tavolo da giardino accanto a lui e si voltò per accogliere la sua ospite. Indossava il solito completo da corsa: pantaloncini da battaglia e una T-shirt che lasciava scoperto l'ombelico. Gli sorrise. Lui si alzò e le si avvicinò, per poi salutarla con un caldo abbraccio e un lungo bacio.

"Mi piace il tuo modo di dire buongiorno" commentò lei.

"Ne sono felice" le sorrise.

Amelia osservò il suo viso sorridente mentre lui giocava con una ciocca dei suoi capelli.

"Vieni, il lago è veramente stupendo a quest'ora" disse lui, scortandola verso la riva. Si sedettero sull'erba e Amelia si lasciò abbracciare mentre entrambi guardavano l'acqua.

"Com'è andata la corsa?"

"E' stata rinvigorente" sospirò. "Mi piace molto uscire a quest'ora, la città sembra così meravigliosamente pacifica"

Zelgadiss appoggiò delicatamente il mento sulla testa di Amelia e sospirò.

"Sono passati davvero quasi due anni?" pensò. Ogni giorno si meravigliava di quanto Amelia lo facesse star bene e di quanto fosse cambiata in meglio la sua vita. Era migliorata così tanto da sembrare un sogno.

"Comunque, congratulazioni" sussurrò lei, all'improvviso.

"Mmmmm" rispose lui.

"E la tua nomina?"

"Grazie, non ho ancora capito perchè tuo padre pensi che possa essere di aiuto a Seillune nelle trattative di Lebon!"

"Sei stato là, conosci costumi ed economia della città. Papà ritiene che le tue conoscenze saranno indispensabili per sancire accordi e trattative di commercio"

"Ma non era necessario che mi nominasse ufficialmente" sospirò Zelgadiss.

"Papà non ti avrebbe mai chiesto di fare tutto il lavoro che ci vorrà senza pagarti come chiunque altro, lo sai"

Lo sapeva. Non aveva intenzione di farsi pagare, quindi era rimasto sorpreso quando era arrivato il contratto dalla tesoreria reale. Avevano bisogno della sua firma per confermare la sua nomina e la somma che avrebbe ricevuto. Quando aveva visto l'ammontare della cifra era quasi svenuto.

"E' solo che non pensavo che Phil avrebbe fatto le cose in grande. Darà perfino un ricevimento"

"Lina è entusiasta di questa parte" ridacchiò lei. "Ma non preoccuparti sarà un ricevimento privato, solo per noi e i nostri amici"

"Ma oggi metterà anche un annuncio" protestò lui.

"Povero piccolino" la principessa rise, baciando quelle labbra imbronciate. "So che non ti piace avere tutta questa attenzione, ma papà si è trovato veramente al perso con il governo di Lebon. Chi poteva immaginare che i loro costumi e la loro politica fossero così diversi e complessi"

"So che è felice di avere un pò di assistenza. Ma non avevo realizzato che occuparsi di questa faccenda avrebbe rubato tanto del nostro tempo insieme. Sono due settimane che non riusciamo a starcene da soli in pace"

"Abbiamo sempre i nostri sogni" sorrise lei.

Avevano usato il corridoio che collegava i loro piani astrali per farsi visita durante il sonno. Era piacevole passare il tempo a parlare e ridere, raccontandosi le giornate trascorse con qualsiasi scenario venisse loro in mente.

"Non è la stessa cosa" fu il suo commento.

"Sembra che io ti sia mancata" sussurrò lei.

"Si" mormorò, baciandola. "Mi manca starmene seduto qui con te, abbracciarti, parlarti e mi sono chiesto se dovrei davvero accettare questa nomina, considerando che..."

"..poche persone sanno di noi" concluse lei. Zelgadiss annuì.

Era una decisione che avevano preso insieme. Avevano preteso la privacy necessaria a crescere e coltivare la loro relazione senza influenze esterne. Solo i loro più cari amici ne erano a conoscenza e Phil che, nonostante la sua chiassosa personalità, aveva compreso il desiderio di riservatezza della figlia.

"Non lasciare che questo t'impedisca di accettare l'incarico. So quanto ti piacciano le sfide intellettuali e questa è una grande opportunità per te"

"Forse. Ma farà nascere altri di quei pettegolezzi che circolano in questo periodo su di noi"

"Ti riferisci a quella rivista che è nata un paio di mesi fa?" Chiese lei. L'altro annuì.

"Chi s'immaginava che quelli del Briseral Blabber si sarebbero trasferiti qui a sfornare la solita spazzatura, sopratutto dopo quello che Lina gli aveva fatto? Quello che mi preoccupa è che, una volta annunciato l'incarico, quelli che adesso sono solo vaghi pettegolezzi potrebbero diventare qualcosa di peggio. E so quanto ti diano fastidio le cose che hanno stampato in passato" esclamò, guardandola.

"Sopravvivero, e tu pure" rispose, baciandolo leggermente. "E poi è ancora l'alba, troppo presto per preoccuparsi di cose simili"

Lui l'abbracciò più stretta e ricambiò il bacio.

"Il sole dovrebbe sorgere a momenti" mormorò la chimera.

"Oggi sarà una giornata impegnativa per tutti. Godiamoci questo momento di tranquillità finchè possiamo" mormorò lei in risposta.



Lina sedeva al cafè, guardandosi intorno agitata finchè non vide Gourry entrare. Agitò le mani euforica per farsi notare.

"Hey, da questa parte Gourry!"

Il mercenario sorrise, salutandola, e si diresse verso il tavolo.

"Dov'eri stamattina?" chiese Lina, mentre Gourry si sedeva. "Ho bussato alla tua porta ma non ha risposto nessuno"

"Ero da Zel, per leggere un paio di cose. Nella sua libreria ci sono molti libri che devo studiare" rispose.
"Giusto, i tuoi esami iniziano oggi" Lina sorrise "Ti senti pronto?"

"Sì, queste cose sono molto più semplici di quello che dice la gente, ma continuo a non credere di essere arrivato fin qui"

"Certo che ci sei arrivato" rise, colpendogli il braccio con fare scherzoso. "Adori questa roba quasi quanto adori le spade"

"Meglio ordinare, devo ancora andare in classe e tu hai un'audizione con il signor Divine"

"Te lo ricordi?" Chiese Lina, sorpresa.

"Certo, dimentico spesso le cose ma questo è importante per te. Non potevo dimenticarlo"

"Grazie" arrossì.

Arrivò la cameriera e decisero di fare una colazione leggera, perciò ordinarono una sola porzione di tutto quello che c'era nel menù.

Mentre aspettavano le ordinazioni, Lina prese la borsa da dietro la sedia e ne estrasse il copione. Lo aprì alla pagina segnata e inconsciamente iniziò a mormorare il passaggio evidenziato. La rossa si passava le mani tra i capelli, facendoli ondeggiare un pò mentre il copione assorbiva velocemente la sua attenzione.

Gourry la osservava incuriosito mentre leggeva, spostandosi di tanto in tanto qualche ciocca di capelli. Notò inoltre che altri, seduti ai tavoli intorno al loro, erano stati catturati dall'onda rosso-dorata dei capelli della maga..

"E' il copione dello spettacolo di Divine?"

Lina alzò lo sguardo su Gourry e sbattè le ciglia.

"Sì. Scusami mi ero distratta" rise.

"E' buono?"

"E' leggermente drammatico, con un pizzico di romanticismo e qualche parte cantata"

"Canterai, Lina?"

"Ci proverò" rispose mentre arrivava il loro cibo.

Mangiarono velocemente, visto che non erano le loro solite porzioni, pagarono e uscirono.

"Ci troviamo tutti a cena a palazzo, stasera" disse Lina, mentre entrambi se ne stavano di fronte al cafè.

"Me lo ricordo" sorrise. "Buona fortuna per l'audizione"

"Buona fortuna per il tuo esame" Rispose Lina, per poi dirigersi nella direzione opposta a quella del mercenario.

Lina si mise la borsa sulla spalla e si diresse al Saillune Royal Theatre. Aveva tentato di mostrarsi calma e fiduciosa per questa audizione con tutti, ma la verità era che voleva quella parte.

Dall'altra parte della strada, Gourry osservò la sagoma della maga che si allontanava.

"Buona fortuna Lina"



Zelgadiss camminava lungo i corridoi del palazzo a passo svelto, sfoggiando un paio di pantaloni neri e una camicia verde che sottolineava il suo fisico.

Attirò l'attenzione di diverse persone mentre attraversava il palazzo. Era una cosa alla quale si era ormai abituato. Sebbene in passato avesse sempre dato per scontato che la gente lo guardasse solo perchè era una 'stranezza', adesso sapeva che le persone lo osservavano per normale curiosità e in alcuni casi attrazione. Aveva addirittura ricevuto delle avances, che aveva eluso molto educatamente.

Da quando era stato a Briseral e aveva iniziato a vedersi con Amelia, c'erano due cose che aveva smesso di pensare di sè stesso: che era un mostro e che era solo. Solo di recente aveva realizzato l'estensione dei suoi sentimenti e, sebbene trovasse lusinghiero il cambiamento nella sua percezione di sè e l'idea che le donne potessero trovarlo attraente, il suo impegno con Amelia era sempre saldo e resistente.

Si fermò di fronte alle grandi porte che conducevano alla biblioteca reale e respirò a fondo, rilassò i muscoli tesi ed entrò. Trovò il Principe Philionel in piedi, davanti all'enorme finestra sul lato più lontano della stanza, intento ad osservare i giardini del palazzo.

"Non è magnifico?" esordì il principe, facendo trasalire la chimera. "I fiori e gli alberi sono in piena fioritura estiva"

"Si, lo è" concordò Zelgadiss, raggiungendolo.

"E' in giorni come questi che le persone sono più felici e piene di speranza. Allora dimmi, Zelgadiss, sei pronto per iniziare il tuo primo giorno come mio consulente su Lebon?"

"In realtà, volevo parlare con lei al riguardo"

"Non starai rifiutando, vero?" si allarmò il principe. "Non puoi! La tua conoscenza del paese è esattamente ciò di cui Saillune ha bisogno per..."

"Non sto rifiutando" lo interruppe Zelgadiss. "Ma dovete necessariamente fare le cose in grande, con tutti quegli annunici, la carica ufficiale, per non parlare del banchetto? So che è solo per Lina e gli altri, ma renderlo una cosa privata non farà altro che dargli ulteriore notorietà"

"Certo che lo farò" Phil rise. "Questa è una meravigliosa occasione che aiuterà non solo Saillune ma anche i paesi vicini. Con i negoziati potremo sancire trattati che miglioreranno la vita di tutti. Ed è proprio perchè si tratta di un paese molto piccolo dai meccanismi interni sconosciuti che la tua conoscenza è preziosissima. Immagino che tu comprenda perchè sono così entusiasta"

"Se la mette così" rise la chimera.

"Bene, adesso dobbiamo metterci a lavoro" esclamò il principe. "Da dove vuoi iniziare?"

"La struttura politica sarà un ottimo punto di partenza. Scoprirete, man mano che procediamo, che Lebon è un paese costruito sui dettagli. Ogni piccolo particolare ha un significato e quindi la pazienza è una virtù che dovrete tenere a mente"

Zelgadiss e Philionel si sedettero su un paio di poltrone, uno di fronte all'altro e la chimera iniziò la sua lezione per il principe.



Per quel giorno Amelia scelse di indossare un paio di pantaloni chiari e una maglietta azzurro-metallizzato senza spalle. Seduta nel suo studio, sfogliava gli ultimi rapporti riguardanti gli affari delle varie città. Si era accollata alcune delle responsabilità del padre per permettergli di prepararsi alla conferenza su Lebon che si sarebbe tenuta da lì a qualche mese. Imparare la politica e l'economia di un paese era un compito che richiedeva del tempo, molto più di quello necessario a sbrigare la corrispondenza scritta e a occuparsi degli inviti per l'incontro stesso. Il motivo per cui Zelgadiss aveva ricevuto il suo incarico.

Era felice che avesse ricevuto quel posto e sperava che avrebbe apprezzato la sfida. Uno studio simile al suo era stato preparato appositamente per lui, così che potesse lavorare con Philionel privatamente, invece di starsene nella biblioteca reale che era un coninuo via vai di nobili e studenti.

Amelia ripensò alla loro conversazione avvenuta quella mattina all'alba e comprese la preoccupazione di Zelgadiss riguardo alla possibilità di dare nuovi spunti ai tabloid giunti in città.

Il Seillune Expose aveva aperto i battenti circa sei mesi prima ed era gestito dalle stesse persone che erano state dietro al Babbler. E come allora, nessuno era più al sicuro. Chierici, nobili e perfino proprietari di negozi erano finiti in mezzo a quelle storie oltragiose. All'inizio nessuno aveva prestato attenzione, fino a che l'articolo su Amelia e Zelgadiss non era stato riesumato. In principio si era trattato solo di riepiloghi degli articoli del Babbler, tanto per insinuare l'idea che ci fossero molte cose interessanti dietro alle porte chiuse. Poi erano diventate vere e proprie speculazioni sulle azioni di Amelia e della Chimera. Sia che fossero insieme o meno. Generalmente non si parlava mai di Lina, per ovvie ragioni e Gourry non sembrava abbastanza interessante per uno scandalo. Le uniche ragioni per le quali non erano stati fatti saltare in aria da Lina una seconda volta, erano le leggi di Seillune sulla libertà di parola e il fatto che Amelia e Philionel le avessero chiesto di non farlo, sebbene perfino Amelia fosse stata tentata dalla cosa un paio di volte.

Amelia non voleva che il mondo sapesse della sua relazione con Zelgadiss dalla bocca di qualche estraneo, e anche la chimera era dello stesso parere. L'aveva molto colpita il fatto che Zelgadiss avesse pensato a lei quando gli era stato proposto l'incarico. Persa nei suoi pensieri, osservò l'orologio sulla mensola del camino e notò l'ora.

"Meglio che mi fermi adesso se voglio pranzare con Filia e Lina" pensò, curiosa di sapere com'era andata l'audizione della maga e di vedere il piccolo Val. Le ci volle solo qualche minuto per mettere qualche firma e sistemare alcune carte.

Chiuse lo studio e si avviò. Mentre attraversava il corridoio vide Zelgadiss dirigersi nella sua direzione con la testa bassa e mormorando sommessamente fra sè e sè. Gli corse incontro e lo fece sobbalzare prendendogli all'improvviso la mano.

"Amelia!" esclamò, quando lei lo trascinò dietro il primo arco che non era immediatamente visibile. "Che stai facendo?" Lei gli rispose con un abbraccio e un veloce bacio sul naso.

"Come sta andando?" Gli chiese.

"Bene, credo. Non penso che Phil abbia realizzato quanto sia complessa la società di Lebon"

"Credi che non sarà pronto in tempo per la conferenza?"

"Penso di si. E' solo questione di dare il tempo a tutte le nozioni di entrargli in testa, senza forzarlo"

"Fantastico" sorrise. "Io sto andando a pranzo con Lina e Filia, tu hai già mangiato?"

"No, io e Phil faremo una pausa per il pranzo più tardi" lei annuì mentre Zelgadiss controllava dietro l'arco e lungo il corridoio. Sicuro che non ci fosse nessuno, prese la principessa tra le braccia e la baciò.

"Spero che le cose si sistemino presto" mormorò, stringendola. "Mi piace vederti il pomeriggio"

"E a me piacere essere vista" mormorò lei, contro il suo petto. "Le cose sono stressanti adesso ma quando tutto questo entrerà a far parte della nostra routine, io credo che staremo bene"

"Lo spero" rispose lui. La ragazza si sporse in avanti ricambiando il bacio poi, riluttante, si allontanò dalla chimera.

"Devo incontrare le altre a pranzo. Ci vediamo stasera a cena, d'accordo?"

A sentir nominato il rinfresco il ragazzo ringhiò e lei ridacchiò.

"D'accordo" esclamò infine, sorridendo.

La principessa gli dette un leggero bacio sulla curva del collo e poi si allontanò, lasciando la chimera a fissarla.



"D'accordo gente, per oggi abbiamo finito. Assicuratevi che la nostra assistente Corinne abbia i vostri dati personali corretti prima di andarvene. Affiggeremo le convocazioni fra pochi minuti. Ricordatevi che le chiamate per l'audizione finale saranno affisse alla porta. Grazie per essere venute dolcezze"

Il signor Divine posò il megafono e si asciugò la fronte con un fazzoletto. Lasciò il palco e andò a sedersi con i produttori che stavano discutendo fra loro chi richiamare per l'audizione finale.

Ovunque intorno a Lina c'erano uomini e donne che erano venuti per tentare di avere una parte. Lina si sedette sul palco e prese la borsa per riporre alcune cose che si era portata dietro per l'audizione. Mentre era impegnata a riordinare notò alcuni sguardi dalle altre ragazze e da alcuni uomini.

Era qualcosa che aveva notato ultimamente, quella. La gente la fissava ma in modo strano. Prima la guardavano perchè lei era 'Lina Inverse', nemica di tutti e quegli sguardi nascevano dalla paura e in alcuni casi dalla voglia di ridicolizzare. La differenza in quegli sguardi aveva subito un cambiamento graduale che lei non aveva compreso fino a che pochi mesi prima, dando una lezione ad alcuni banditi, non li aveva trovati ansiosi e perfino eccitati dalla sua presenza.

"Chi non vorrebbe essere messo a tappeto dalla bellissima Lina Inverse?" aveva detto il capo della banda. Da quel momento aveva iniziato a sentire anche altre dichiarazioni di ammirazione per il suo aspetto e aveva intuito quanto fosse cambiato l'atteggiamento delle persone nei suoi confronti. E questo le aveva fatto comprendere che la gente la trattava in maniera diversa perchè adesso la considerava bella.

Si girò e vide il suo riflesso in uno specchio accanto ad alcune travi delle quinte.

"Sono davvero cambiata così tanto?" pensò. Da una parte era cresciuta un paio di centimetri e i suoi capelli adesso erano lisci, una novità che aveva provato un paio di settimane prima e che le piaceva. Ma oltre a questo non riusciva a vedere nient'altro. Dentro era sempre la stessa, adorava mangiare triple porzioni ad ogni pasto, massacrare banditi e trovare tesori. Certo stava provando nuove esperienze ma le cose importanti che l'avevano resa quella che era non erano cambiate. E questo l'aveva fatta arrivare ad una conclusione. Erano tutti dei grandi ipocriti, una cosa che odiava con tutto il cuore. Lo stesso vecchio trattamento, ma con una nuova faccia.

Lina scosse la testa e smise di rimuginare, si alzò e si mise la borsa su una spalla. Si diresse verso la porta mentre Divine affiggeva il foglio delle convocazioni.

"Lina, tesoro, sono così contento che tu sia riuscita a venire" Divine sorrise e l'abbracciò velocemente.

"Grazie per avermi invitata all'audizione" rispose lei, osservando il foglio. Il suo viso si illuminò visibilmente quando notò il suo nome fra quelli elencati.

"Congratulazioni, tesorino, i produttori hanno veramente apprezzato quello che hanno visto" Divine sorrise. Lina annuì stupita. "Mi piacerebbe star qui a guardarti congelata dallo stupore, ma devo andare a consolare l'orgoglio ferito degli altri e poi a pranzo"

"Pranzo" esclamò Lina, tornando in sè.

"Sì cara, il pasto dopo la colazione e prima della cena"

"Questo lo so! Mi sono soltanto ricordata che devo incontrarmi a pranzo con Filia e Amelia" disse improvvisamente la maga, correndo via.

"Saluta Ami-chan da parte mia!" le gridò dietro Divine.

La maga trovò un posto isolato, castò il Ray Wing e s'innalzò nel cielo di Seillune diretta al negozio di Filia. Quando atterrò davanti alla porta, vide Filia intenta a sistemare vasi e sul bancone che utilizzava per accogliere i clienti scorse piccole mani che trafficavano disordinatamente in un cestino.

Lina sorrise e aprì la porta, una campanella suonò segnalando la sua entrata. Il drago dorato alzò lo sguardo dal suo lavoro, vide la maga e sorrise.

"Lina, allora com'è andata?"

"Sono stata convocata per l'audizione finale" si strinse nelle spalle, dirigendosi verso il bancone.

"E' meraviglioso!" esclamò Filia, raggiungendola. "Quante persone c'erano?"

"Un sacco" rispose Lina, sbirciando Val. "Ma credo di aver fatto bene e l'opera è interessante, il che aiuta" concluse, lasciando che Val le afferrasse il dito mentre alzava lo sguardo dal suo cestino. "Dov'è Amelia?"

"Credo stia arrivando" rispose Filia, girando il cartello che indicava la chiusura del negozio.

Lina continuò a lasciare che Val giocasse con le sue dita, meravigliandosi di quanto fosse felice quel bambino.

"Ancora non riesco a credere che questo piccolino sia Valgarv" pensò, ma comprese che meritava nella rinascita quella felicità che non aveva avuto nella vita precedente.

"Come vanno gli affari?" chiese la rossa al drago dorato che veniva verso di lei.

"Memorabili, ci sono stati molti bazaar e festival da queste parti. Ho venduto molti pezzi, per non parlare di tutte le ordinazioni per gli oggetti introvabili. Jiras è fuori ad occuparsi di uno di questi ordini per me, in questo momento"

"Hey, se hai bisogno di aiuto per andare a caccia di oggetti-"

"-Ti faccio un fischio" il drago rise mentre Val iniziava a dimenarsi eccitato. Il festoso rumore che produceva ricordò a Filia la visita di Xellos e il suo viso si scurì leggermente. "Mi chiedo se lo vedrò ancora oppure-piantala" disse a se stessa con fermezza, scuotendo la testa. "Hai promesso a te stessa di essere civile per Val ma ciò non significa aspettare a gloria di vederlo"

Al suono di colpi gentili sulla vetrina, Filia alzò lo sguardo e vide Amelia salutarle euforica con la mano da fuori.

"Siete pronte per il pranzo?" Chiese la principessa entrando, dopo che Filia le ebbe aperto la porta.

"Puoi scommetterci" Lina sorrise.

Flia raggiunse Val e prese il piccolo scalmanato insieme a tutte le sue cose.

"Ora siamo pronti" il drago sorrise. Chiusero il negozio e si avviarono per le strade affollate.

Amelia guardò le sue amiche e sorrise, felice di poter passare un pò di tempo con loro.



I corridoi brulicavano di piccoli gruppi che andavano e venivano discutendo di varie cose. Alcuni di quei gruppi erano seduti, intenti a sfogliare libri e ripassare appunti. Tutti erano concentrati sull'imminente evento della giornata, gli esami.

L'università era più complessa di quanto Gourry si fosse immaginato, ma gli piacevano i libri che doveva leggere per i corsi e trovava gli studi divertenti esattamente quanto gli allenamenti con la sapda. Era seduto sul rientro di una grande finestra, leggendo un libro a caso sui talismani e sfogliando gli appunti presi durante le lezioni. Aveva già sostenuto gli esami della mattina e stava facendo una pausa prima dell'inizio di quelli pomeridiani.

Alcuni studenti passarono salutandolo, altri lo guardarono con invidia. Quando aveva iniziato i corsi molti avevano pensato che non se la sarebbe cavata benissimo, tanto per dirla gentilmente, ma Gourry aveva sorpreso tutti con il suo interesse per l'argomento. La velocità e la facilità con le quali leggeva i libri e comprendeva gli argomenti e le teorie erano diventate motivo di ammirazione per molti dei suoi compagni e docenti. Sebbene avesse ancora qualche problema a ricordarsi alcune cose, in qualche modo riusciva a ricordare ciò che sentiva durante le lezioni e quello che leggeva nei libri. Gourry era un ottimo studente, ben visto dai professori che trovavano rinfrancante avere uno studente che mostrava così tanto entusiasmo, specialmente considerando che non praticava la magia.
"Gourry come va oggi?" Chiese qualcuno.

Il mercenario alzò lo sguardo e vide uno dei suoi professori che gli sorrideva. Il signor Ozak era basso, con i capelli e la barba bianchi sempre puliti e ordinati. Era anche uno dei professori preferiti di Gourry.

"Hey professor Oz, sto alla grande"

"Mi fa piacere sentirlo, è tempo di esami giusto?" chiese il professore, mentre entrambi iniziavano a camminare per il corridoio insieme.

"Già. Ne ho avuti due stamattina e ne avrò altri due nel pomeriggio. I primi due sono stati un pò più lunghi di quel che mi aspettavo ma niente di nuovo: ho letto sui libri, mi hanno fatto delle domande e io ho risposto. A parte il fatto che durante gli esami fanno molte più domande" commentò, grattandosi la testa.

"Hai problemi con le domande?" Gourry ci pensò su un minuto poi rise.

"Nah, è solo più di quanto mi ero immaginato. Ma le domande adesso sono più creative quindi è più divertente degli ultimi esami"

"Molti studenti non trovano divertenti gli esami"

"Io si. Credo che se li affronti in maniera positiva non sembrano poi così brutti"

"Vorrei che molti più studenti adottassero questa filosofia. Bè Gourry, non voglio trattenerti, so che vuoi fare una pausa prima dei prossimi esami"

"Grazie professor Oz, ci vediamo più tardi"

"Fermati nel mio ufficio appena hai finito, ho qualcosa che potrebbe interessarti"

"Grandioso, grazie" esclamò Gourry, dirigendosi fuori. Si fermò in un piccolo ristorante nei pressi della scuola, ordinò il pranzo e mangiò mentre tornava ai suoi libri. Dopo un pò che leggeva e mangiava i suoi pensieri andarono a Lina.

Sperava con tutto il cuore che la sua audizione fosse andata bene.

"Sembrava veramente presa dal copione a colazione" pensò. Aveva anche notato l'attenzione che la gente le aveva prestato mentre leggeva. Sapeva di non essere molto attento quando si trattava di certe cose ma ultimamente aveva notato che l'attenzione che Lina riceveva dalle persone era diversa da quella che aveva quando si erano incontrati per la prima volta. La gente fissava soprattutto i suoi capelli, come si muovevano quando girava la testa o quando ci passava le dita attraverso. Certe volte anche lui si ritrovava a fissare quelle ciocche rosso-dorate mentre discutevano o mangiavano insieme.

La loro amicizia sembrava essersi stretta e lo faceva sorridere il fatto che lei ancora indossasse il regalo che le aveva fatto a Briseral. E lo faceva sentire speciale sapere che lei ci pensava ancora così tanto da indossarlo. Sorrise riprendendo a mangiare e leggere, sperando che Lina se la passasse bene così come lui.



Mangiarono e parlarono, scoppiando a ridere alle buffonate del piccolo drago ancestrale, circondate da un'aria giocosa tipica solo dell'amicizia più vera.

Amelia era contenta che Val fosse sano e vivace come al solito. Il cucciolo di drago illuminava la stanza con la sua incorrotta felicità. Era felice anche che Lina fosse stata convocata e sperava di cuore che l'amica ottenesse la parte a cui aspirava. Pensare alla giornata delle sue amiche le fece venire in mente anche Gourry. Si chiese come si stesse sviluppando quell'amicizia.

La principessa si scosse dai suoi pensieri quando Val raggiunse il suo piatto e trafugò quel che rimaneva delle sue carote.

Lina scoppiò a ridere quando Val si mise a masticare con le gote paffutelle quelle che una volta erano le carote di Amelia e rise ancora più forte quando Filia tentò di sgridarlo per quel comportamento, trattenendosi a stento dal ridere anche lei.

"Filia lascia perdere e fatti una bella risata" commentò la rossa. La vestale non si trattenne più e scoppiò in una fragorosa risata che ben presto incoraggiò Val a fare lo stesso.

Amelia riprese fiato e bevve un sorso d'acqua. Le altre la imitarono, tornando di nuovo tranquille.

"Penso che sia un talento unico che solo lui possiede" esordì Filia improvvisamente.

"Talento unico?" Chiese Lina.

"Nel piccolo Val, chiunque gli stia accanto diventa felice e spensierato" rispose e i suoi pensieri tornarono a Xellos e a quello speciale tipo di allegria che la sua presenza portava al piccolo drago ancestrale.

"E' un bel talento" commentò Amelia. "E' tipico dei bambini essere così aperti verso gli altri. Il fatto che lui riesca ad ispirare la stessa apertura è una cosa molto speciale"

"La fai sembrare una cosa mistica e divina" esclamò Lina fra un morso e l'altro.

"Non pensi sia così?" Chiese Filia.

"E' un bambino. A loro piace giocare e divertirsi. D'accordo sono aperti ma a quell'età la vita è una pacchia. Non ha nessuna preoccupazione o qualcuna delle altre cose che abbiamo noi adulti. Per il resto è la sua vita con te che lo rende quello che è"

"Che vuoi dire?"

"Tu giochi con lui, gli parli e gli dimostri affetto. Ed è questo che lui vuole. Lui lo sente e restituisce le stesse sensazioni a chi gli sta intorno. Tu lo fai felice e questo fa sì che lui voglia felice te e tutti gli altri. Capisci cosa intendo? Dividere il comune senso di benessere"

"In altre parole sei una brava madre" concluse Amelia.

A queste parole Filia divenne rossa e guardò il suo cucciolo di drago ancestrale.

"Pensate davvero che io sia una buona madre per lui?" sussurrò.

"Sicuro, tutti lo pensano" ribadì Lina. "Non lo sapevi già?"

"Ho sempre voluto dargli tutto l'affetto che non aveva avuto prima, ma non ero sicura di fare le cose nel modo giusto..."

"Bè, le fai" Amelia sorrise. "Mio padre una volta mi disse che non aveva nessun libro su come fare il genitore, quindi avrebbe potuto fare qualche errore una volta ogni tanto. Nessuno pretende che tu sia una madre perfetta"

"E poi chi la vuole una madre perfetta? I difetti sono forti" aggiunse Lina.

"Grazie" disse Filia ad entrambe, mentre toglieva pezzettini di carota dal viso di Val.

Il resto del pranzo trascorse senza altre pasticciate eccessivamente divertenti di Val. Alla fine le tre si salutarono, dirigendosi ai loro rispettivi impegni.

"Ricordatevi della cena di papà in onore di Zelgadiss, stasera!" esclamò Amelia, prima di andarsene.

"Come se ci fosse la possibilità che mi dimentichi un banchetto" sorrise la rossa.

"Ci vediamo stasera" esclamò Filia, dirigendosi nuovamente al negozio con un Val sorridente.

"Hanno detto che sono una buona madre" sussurrò al piccolo drago mentre apriva la porta ed entrava. Una volta dentro, Val si guardò intorno agitato e poi ridacchiò sonoramente immobilizando Filia nell'atto di girare il cartello 'aperto'.

"Xellos, dove sei?" Chiamò.

"Sembra che tu non sia felice di vedermi. Questo mi ferisce" le sussurrò nell'orecchio, spaventandola.

"Non farlo mai più" sibilò, mentre Val tirava il mantello di Xellos, sorridendo. "Val, lascia andare" rimosse le sue piccole dita dagli abiti del mazoku e si diresse al bancone del negozio.

Xellos fluttuò verso di lei e notò come Val cercasse di raggiungerlo da dietro la ragazza.

"Com'è andato il pranzo con Lina e Amelia?"

"Bene, perchè?"

"Chiedevo" si strinse nelle spalle.

Lei sollevò un sopracciglio ma non disse niente, sistemando Val nel suo cestino che pendeva appeso qualche centimetro sopra il bancone e preparandosi a riaprire il negozio.

Val tentò di nuovo di raggiungere Xellos dal suo cestino e questa volta ci riuscì, afferrando la mano del mazoku nella sua piccola ma tenace stretta. Xellos guardò con interesse come il piccolo muovesse la sua mano, giocando con le sue dita.

All'inizio trovò sconvolgente il fascino che suscitava su quel bambino. Il piccolo drago ancestrale cercava sempre di coinvolgerlo in qualche gioco o in altre forme di divertimento con quei suoi enormi occhi ridanciani. E lui finiva sempre nel mezzo dei giochi del piccolo drago.

Filia prese le ultime cose che le servivano per riaprire e poi tornò al bancone, dove Val ancora teneva stretto Xellos.

"Allora vieni stasera alla cena?" chiese al priest.

"Oh Filia, un appuntamento? Così all'improvviso. Non sapevo che t'importasse" rispose. Filia iniziò a digrignare i denti lentamente, guardando il mazoku che sbatteva gli occhi fingendosi emozionato.

"E dove mi porti di bello?" continuò lui. "Devo vestirmi formale oppure no. E se ti vesti formale, porterai un mazzolino di fiori e..."

"Non ti sto chiedendo un appuntamento, idiota" ringhiò lei, stando ben attenta a non urlare di fronte a Val. "Cosa intendevo era se venivi o no alla cena in onore di Zelgadiss che si terrà a palazzo questa sera" concluse, in tono più controllato.

"Naturalmente, non vedo gli altri da un pò ma sei sicura di non volermi portare fuori? Tu che ne dici?" Chiese a Val, che adesso gli tirava la manica. Val guardò sua madre e poi il mazoku e iniziò a smuovere le gambe freneticamente. Xellos lo prese in braccio e lui gli tirò i capelli per la seconda volta quel giorno.

"Vedi? Perfino lui dice che dovresti invitarmi ad uscire!"

Filia guardò Xellos con Val in braccio si infiammò lentamente dentro. "Bene, si può giocare in due a questo gioco" pensò.

"Xellos" sorrise. "Non c'è bisogno di tutti questi giri di parole" iniziò, prendendogli Val per calmarlo mentre il priest la osservava.

"So quanto tu sia attratto da me, puoi essere diretto"

"Attratto da te?" ripetè lui, lentamente. La vena pulsante.

"Naturalmente, questo spiega tutto. Il fatto che vai d'accordo con Val e le tue visite in orari strani. Trovo questa tua cotta in un certo qual modo adorabile"

"Io non ho una cotta per te" esclamò lui, con la vena che pulsava sempre di più.

"Se non sei ancora pronto a confessare i tuoi sentimenti, ti capisco" continuò lei, rimettendo Val nel cestino. Prese entrambe le mani del mazoku nelle sue e gli parlò con voce tanto dolce che Xellos pensò che i suoi denti stessero per cariarsi. "Dopotutto, sappiamo quanto tu sia timido con i tuoi 'segreti' e le tue sparizioni senza dir niente a nessuno. Non devi vergognarti Xellos, dimmi semplicemente quello che provi"

"Io...tu"

"Sì...vai avanti" lo incoraggiò lei, con voce sempre più dolce.

Lui era a corto di parole, il che non gli accadeva molto spesso. Alla fine sbuffò, accettando la momentanea sconfitta.

"Ci vediamo a cena" borbottò, giurando silenziosamente vendetta. Poi sparì mentre Filia scoppiava in una risata incontrollata.

<< capitolo precedente >> pagina successiva

<< HOME