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Dati
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Dark - some Lemon
Zelgadiss - Amelia

WHAT IS LOVE?

Note dell'autrice: Ciao ciao! Volevo solo dire che io sono una forte sostenitrice delle coppie Amelia/Zel, Lina/Gourry e il resto - non le elenco - delle persone. Se avete qualcosa da ridire, sopratutto su Zel e Amelia, allora non leggete oltre. In questa fanfic Amelia ha quattordici anni, mentre Zel ne ha diciotto. Oh, e 'Baka' è la parola giapponese per dire stupido, idiota....cose così. La fanfiction l'ho scritta io, Miho, ma i personaggi Lina, Gourry, Zel, Amelia e Rezo sono sotto copyright! Oh già, la fanfic è leggermente lemon ma, oltre a questo....avanti con la storia!.

Zelgadiss aveva passato gli ultimi quindici minuti di quella notte a gridare pietà.

O così era finito il sogno.

Si tirò su a sedere così velocemente che le sue coperte volarono via e atterrarono in un ammasso sgualcito sul pavimento. Respirava come se i suoi polmoni avessero preso fuoco. E sudava a tal punto che lo si sarebbe potuto scambiare per un uomo grasso che ha bevuto due birre di troppo in un'appiccicosa serata estiva.

"Dannazione!"

Zelgadiss conficcò il pugno di pietra nel letto, facendolo scricchiolare forte sotto la sua forza.

Ci vollero alcuni minuti perchè riuscisse a calmarsi. Di fianco a lui poteva sentire il sonoro russare di due sue compagni nelle stanze vicine. Il leggero brontolio attraverso i muri della sua stanza gli diceva che Lina e Gourry erano ancora addormentati. Ma sapeva di aver svegliato qualcuno.

Aveva paura che lei sarebbe venuta.

E infatti lo fece.

"Zelgadiss-san?" sentì il suono ovattato di piedi. Lanciò un'occhiata in basso verso le coperte sgualcite. Scegliendo di ignorare completamente la voce, si spostò per avere di fronte la finestra.

"Lasciami solo, sto bene" rispose calmo.

Potè sentirla chiaramente mentre s'impuntava. "No. Hai urlato durante la notte per tutta la settimana! E ogni volta che volevo discuterne con Lina e Gourry, tu hai sempre cambiato argomento!"

"Non sono affari loro" Zelgadiss rispose sgarbatamente.

Le molle del letto cigolarono quando il corpo minuto si sedette dalla parte opposta del letto.

"Potrebbe essere mio?"

La sua voce era piena di preoccupazione e di ansia. Diversa da come era di solito, una mocciosa noiosa. Sebbene la mancanza di sonno faccia questo alle persone - le fa agire in maniera diversa.

"Amelia, vattene" si girò per guardarla. Amelia sfidò quello sguardo, i suoi grandi occhi azzurri lo fissavano fieri dal suo piccolo viso.

"Zelgadiss-san" Lui vide una leggera sfumatura rosa sulle sue guance. Fu solo allora che si rese conto che, in qualche modo, si era tolto la maglietta. Ad ogni modo non aveva importanza.

"Per favore, Amelia, torna a dormire"

Lei esitò per un istante, prima di alzarsi e dirigersi verso la porta. Prima di aprirla, si voltò per guardarlo un'ultima volta.

"Sono qui per te"

Lei scivolò lentamente fuori dalla porta. Zelgadiss osservò con occhi stanchi il piccolo spazio attraverso il quale era sgattaiolata via. Si lasciò andare indietro sul letto, fissando le ombre sul soffitto.

"Zelgadiss, stai impazzendo"

Si raggomitolò sul letto e aspettò l'arrivo del mattino.


Amelia scese le scale esterne della Taverna, il sacco a pelo stretto in una mano. Il sole primaverile filtrava attraverso la fredda aria mattutina, procurandole una piacevole sensazione sulla pelle.

"Amelia! Perchè ci hai messo tanto?!" Lina batteva impazientemente il piede a terra. Gourry si era riempito la bocca con una forchettata di bacon. Zelgadiss non si vedeva.

"Huh? Lina-san? Dov'è andato Zelgadiss?"

"Proprio dietro di te" giunse un mugugnio alle sue spalle. Amelia si girò e vide Zelgadiss passarle accanto e salutare Lina con la sua solita espressione facciale.

"C'è una caverna a sud di qua. E' piena di incantesimi utili e di tesori"

Al sentire la parola 'tesori', Lina drizzò immediatamente le orecchie.

"Sul serio? Tesori?" Si meravigliò.

Gourry iniziò a tossire e lei, prontamente, gli battè una mano sulla schiena. Una palla di bacon masticato saltò fuori dalla bocca del ragazzo.

"Grazie Lina" sorrise lui. Amelia guardò Lina ed entrambe scossero la testa, esasperate.

Subito dopo Lina iniziò a strillare a Gourry cose che gli sarebbero semplicemente entrate da un orecchio e poi uscite dall'altro. Perchè prendersi la briga, pensò Amelia. La ragazza spostò lo sguardo dai due a Zelgadiss, che era già partito per la sua strada. Gli corse dietro, sfoggiando il suo solito sorriso e la sua solita espressione felice.

"Zelgadis-san!" esclamò, raggiungendolo. Amelia lanciò una sola occhiata e fece di tutto per non arrossire. Sembrava che il mondo avesse sempre una luce speciale puntata su di lui. Il sole accarezzava la sua pelle di pietra in un modo tale che sembrava brillare. I suoi occhi erano meravigliosamente celesti alle prime luci dell'alba, simili a zaffiri. Ma Amelia era convinta che anche se il cielo in quel preciso istante avesse deciso di mandare giù una tempesta su di loro, Zelgadiss sarebbe stato comunque affascinante. Faceva parte della sua natura.

"Come ti senti adesso?" Gli chiese.

"Bene" rispose lui, velocemente, senza neanche prendersi il disturbo di guardarla.

"Allora, pensi che la tua cura si trovi da qualche parte in quella caverna?" Amelia guardò davanti a sè. "Ho sentito dire che è un posto mistico. Molto antico"

Lui continuò a camminare in silenzio. Amelia rise nervosamente, trovandosi un pò a disagio.

"Non hai dormito bene, giusto?"

Lui si fermò. Amelia frenò improvvisamente per fermarsi al suo fianco.


Zelgadiss sentì i suoi pugni tremare. Era veramente arrabbiato. Doveva finire. Il modo in cui stavano andando avanti le cose non era buono nè per lui nè per lei.

Amelia notò i suoi pugni tremanti e fece un passo di fronte a lui.

"Zelgadis-san?"

"Ascolta" iniziò lui. "Arriverò subito al punto. Riguardo a questa faccenda mi aspetto che tu sia matura quanto lo sono io"

Chiuse gli occhi.

"Tu non mi piaci"

Potè sentire il respiro di lei fermarsi per quache istante. Aprì gli occhi e guardò in silenzio le lacrime rigarle le guance. Zelgadiss scosse la testa.

"Non piangere, tanto non ti porterà da nessuna parte" la sorpassò sbrigativamente, ma voltò un poco la testa.

"Non vuol dire che ti odio"

Zelgadiss riprese a camminare, osservando lo splendido scenario montano davanti a sè. Per un uomo con i nervi tesi, come lui, aveva un effetto tranquillizzante

Ma non abbastanza.

"Mi dispiace..." mormorò.


Amelia cadde in ginocchio. Non che non se lo aspettasse. Difatti si era preparata per una cosa simile. Erano compagni di viaggio, tutto lì. Era stata stupida ad aspettarsi qualcosa di più.

Ma era stupido pensare una cosa simile?

Pensare che forse avrebbe potuto guardarla e sorriderle, o stringerle una spalla per rassicurarla? Era stupido pensare che Zelgadis avrebbe potuto provare qualcosa.....per lei?

"Sembra proprio di sì..." mormorò, mentre si asciugava le lacrime. Si rialzò barcollando, proprio mentre Lina e Gourry la raggiungevano.

"Hey Amelia, ti abbiamo visto per terra un minuto fa, sei inciampata?" Chiese Gourry. Amelia si sforzò di sorridere e annuì con la testa.

"Già" rispose piano. "come sono goffa"

Lina sospirò e battè una mano sulla spalla dell'amica. "Amelia, non lo fare nella caverna d'accordo? Potrebbero esserci delle trappole"

"Sì, farò del mio meglio" riprese a camminare, cercando di ricomporsi. I tre entrarono nella caverna, Amelia chiudeva la fila.

Si sentiva veramente depressa.


Zelgadiss si fece luce con il 'lighting' ed entrò nella caverna buia. Le pareti era ricoperte da parole di un'ancita civiltà. La 'cura' poteva essere da qualche parte su quelle pareti.

La notizia non lo rese così felice come avrebbe dovuto.

Si morse un labbro per impedirsi di pensare oltre.

"Potrebbe essere qui..." esclamò ad alta voce. Zelgadiss estrasse la spada e si avviò cautamente lungo il corridoio buio. C'era uno strano odore agrodolce di rose e di muschio. Un pò come l'odore delle rose quando appassiscono in autunno.

"Non è un odore molto gradevole" commentò lui. Si fermò e tastò le pareti quando la testa iniziò a girargli. "Cosa...diavolo....?" Le sue ginocchia cedettero e, dove avrebbe dovuto esserci il terreno, c'era aria. Il mondo stava girando così velocemente da superare la velocità della luce. Fu inghiottito da una tenebra fredda. Percepì una strana stanchezza per tutto il corpo e poi, lentamente, chiuse gli occhi.


Amelia sentì una forte nausa, una di quelle per cui hai voglia di vomitare anche l'anima. Poteva vedere Lina e Gourry di fronte a lei urlarsi l'un l'altra, ma poi i loro corpi si allontanarono e furono presi in uno strano vortice.

"Lina-san...guh.." le sue corde vocali si bloccarono. Sentì un peso sul petto. Non avrebbe potuto gridare anche se il mondo le si fosse schiantato addosso. Cosa che fece. Le pareti della caverna si strinsero intorno a lei e il terreno scomparve sotto i suoi piedi. Ogni cosa stava girando. Tenne gli occhi chiusi per evadere quella vista, e tutto finì in un sonno involontario.
******************************************************************************* "Stà zitto, ragazzino!!" Rezo schiaffeggiò il giovane Zelgadiss, quello umano. Il ragazzino. Il mondo era buio e solitario nella dimora di Rezo. Non c'erano luci, nè caminetti.

Solo sogni infranti e cuori spezzati.

"Nonno..." supplicò la sua piccola voce. L'uomo lo guardò con ira.

"Io sono il tuo maestro, devi rivolgerti a me come tutti gli altri miei allievi. Non ci andrò leggero con te solo perchè sei mio parente. Qui non fa alcuna differenza"

Percepì le lacrime che si stavano involontariamente formando nei suoi occhi. Bettè il pugno chiuso a terra, arrabbiato perchè stava piangendo.

"Se mia madre e mio padre fossero qui..." mormorò, ricevendo un'altro schiaffo in pieno viso. Rezo lo fissava freddamente.

"Erano deboli, proprio come te. Per questo sono morti. Solo le persone forti possono trovare un posto in questo mondo. Possiamo illuderci di poter convivere con le persone deboli, che l'umanità sia un crogiuolo di persone diverse, e che ognuno ha un ruolo nel grande schema delle cose.....Ma, non è così. Ci sono persone che si nascondono dietro ai 'forti'...questi sono i 'deboli' e saranno sempre perduti nell'ombra delle persone più potenti. Noi forti ci illudiamo di essere uguali a loro.." la sua voce si fece più severa.

"Ma non se sono una famiglia! No, io non ci sto!". Rezo sorrise leggeremente e poi cominciò a ridere.

"I tuoi genitori erano sempre così compassionevoli, e sono stati schiacciati. Hanno sprecato le loro vite, lasciando dietro di loro solo un bambino nella sua orribile debolezza..."

Un grido animalesco giunse dal ragazzino mentre continuava a percuotere il terreno con i pugni insanguinati. Gli occhi appannati per la furia delle lacrime.

"L'amore e la compassione ostacoleranno soltanto la tua esistenza. E' meglio che tu non vi sia mai esposto" Rezo sorrise ancora e uscì silenziosamente dalla porta.

Il ragazzino cadde sul pavimento, stringendo i pugni sanguinanti al petto. La sua maglietta bianca, macchiata di sangue fresco.

"Io non ho bisogno di nessun fottuto amore" strinse i pugni, schizzandosi il sangue sul viso. L'innocenza macchiata dal sangue, imprecò a se stesso.

"Tutto ciò che voglio è la forza..."

"E finalmente l'hai ottenuta, ma non nella forma in cui la volevi"

Zelgadiss ora si trovava su di una rupe che sormontava l'oceano. La voce alle sue spalle apparteneva al suo unico parente. Sebbene ora fosse solo il fantasma dell'uomo che era stato una volta.

Zelgadiss osservava le onde dell'oceano come se fosse stato in trance. L'uomo lo guardava divertito.

"Hai intenzione di saltare?"

"Non voglio incontrarti all'inferno...non ancora" rispose Zelgadiss. Si girò lentamente per guardare in faccia il suo defunto nonno.

"Cosa vuoi da me?"

Rezo alzò un sopracciglio, divertito. "Oh? Volevo solo farti una visita. C'è qualcosa di male in questo?"

Zelgadiss incrociò le braccia. "Ho la sensazione che ci sia più di questo"

"Bè" Rezo sorrise. "Se insisti......In realtà sono venuto qui per mostrarti una cosa piuttosto divertente. Ma prima devo farti una domanda" la sua voce assunse un tono più serio. "Provi qualcosa per quella giovane principessa, non è così?"

Zelgadiss sbuffò. "Non essere ridicolo"

Rezo scosse la testa e ridacchiò. "Su, su, andiamo....Non dovresti mentire ai morti, possono vedere dentro di te"

"Zelgadis-san"

Zelgadiss si pietrificò. Lentamente voltò le spalle a Rezo. I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa.

"Amelia?!"

Lei arrossì. Indossava un lungo abito bianco che le risaltava le curve gradevolmente. I capelli le ricadevano in riccioli, incorniciandole le guance rosee. I suoi grandi, bellissimi occhi lo guardavano con calore.

Era bella.

"Oh, andiamo Zelgadiss. E' sempre stata bella. E' solo che hai sempre cercato di non notarlo" rise Rezo.

"Lo pensi davvero?" Amelia si fece più vicina, guardandolo attentamente.

"Sì" rispose Zelgadiss, guardando il terreno.

E poi, in un attimo, il paesaggio era sparito. Adesso era nero ovunque, e il silenzio era rotto da una forte risata di scherno.

"Allora provi qualcosa per lei"

Vide con orrore Amelia apparire accanto a lui, nuda. Il suo corpo flessuoso, sanguinante e pieno di lividi. Le lacrime scorrevano lungo le sue guance pallide.

"Cosa è....successo?" mormorò la voce della ragazza. Si accasciò sul terreno, la sua linfa vitale usciva dal suo corpo, formando una pozza cremisi.

"Amelia!" Zelgadiss corse da lei, solo per essere scaraventato via da un Rezo luminoso.

"Cosa puoi offrirle tu?" Chiese l'uomo. Zelgadiss si alzò in piedi, solo per essere buttato a terra di nuovo dalla magia di Rezo. Ci provò ancora ma gli fu lanciata una scarica più forte. Zelgadiss sputò sangue.

"Ti prego" alzò lo sguardo su Rezo, con le lacrime agli occhi. "Risparmiale la vita"

"Oh?" Rezo sorrise. "Ma non sono stato io a farle questo. Lo hai fatto tu. Perchè sei stato egoista e hai voluto amarla" sbuffò. "Tu, che non sai cosa sia l'amore. Tu, che sei pieno d'odio, di rabbia e di risentimento. Tu l'avveleneresti mentalmente, emozionalmente e fisicamente........solo per soddisfare i tuoi desideri corrotti. Sei solo una piaga nera, Zelgadiss, la tua esistenza può fare solo del male. Più la tua immagine è impressa nella mente di una persona e più essa si ammalerà e soffrirà. Era un ragazza così dolce e innocente. Quanti anni aveva? Quattordici? E questo è il risultato......"

Rezo svanì nell'oscurità, lasciando Zelgadiss accoccolato vicino al corpo senza vita di Amelia.

"Amelia" gridò. E gridò. Era come se sentisse di poter filtrare tutta la sua rabbia attraverso la voce.

Naturalmente questo non poteva succedere.

La sua rabbia era scura oltre ogni immaginazione.

*******************************************************************************
Zelgadiss si svegliò, il sudore che gli imperlava la fronte. Nascose il viso fra le mani, le ginocchia piegate verso il petto.

"Di nuovo quel sogno...."

Alzò lentamente la testa per osservare la stanza desolata e debolmente illuminata dal sole. Era piena di mobili antichi e di tele, alcune bianche altre dipinte. Si alzò in piedi con decisione e vagò per la stanza, osservando i dipinti. La maggior parte di essi erano di tipo morboso, gente che piangeva, che chiedeva pietà. Il suo volto si scurì, erano pitture molto ben realizzate ma la maggior parte di esse era scura. Le sue maniche strusciarono leggermente contro il muro, producendo un suono leggero. Si guardò per scoprire che indossava una semplice camicia bianca e un paio di pantaloni neri, larghi. Scosse la testa.

"Non ci credo...." mormorò.

"Zelgadis-san?" Esclamò una voce dolce alle sue spalle. Si girò e lanciò un'occhiata ai grandi occhi blu della principessa.

"Amelia?" Chiese schoccato. Lei indossava un abito corto, blu, che le lasciava graziosamente scoperte le spalle e le lunghe gambe abbronzate. La sua figura, Zelgadiss notò per la prima volta, non era uno scherzo. Era minuta ma voluttuosa in tutti i punti giusti e lui indugiò qualche minuto sullo scollo. Chiuse gli occhi di scatto.

"Zelgadis-san, stai bene?"

"Sì, sto bene" Si girò prima di aprire gli occhi, per guardare fuori dalla finestra. Notò il luccichiò dell'oceano.

"Dove siamo?" Amelia gli si affiancò. Lui scosse la testa.

"Non lo so" rispose piano, immerso nei suoi pensieri. L'ultima cosa che ricordava era di aver girato vorticosamente in un qualche corridoio buio. Amelia non era con lui. Dov'era cominciato tutto questo? Era sorpreso di non ricordarselo. Forse aveva battuto la testa da qualche parte cadendo......

"E' così bello qui" esclamò Amelia, facendo un profondo respiro. Chiuse gli occhi e espirò lentamente. "Mi chiedo dove siano Lina e Gourry. Erano dietro di me in quel......posto" s'interruppe, scivolando in un pensieroso silenzio.

Zelgadiss incrociò le braccia. "Sembra una specie di isola. Dovremo esplorarla per riuscire a tornare"

Amelia si voltò per fissarlo. "Dove?"

La domanda lo disturbò. "Io....non lo so..."

Passarono il resto del pomeriggio a ispezionare i dintorni della casa, in cerca di altri edifici. Arrivarono alla conclusione che quella era, effettivamente, un'isola. Con nessuna terra confinante, nè isole, nè alcun segno dell'esistenza di altri esseri umani. L'unica indizio che, una volta, su quell'isola c'erano stati esseri umani era la casa.
La casa era una specie di piccolo cottage, carina ed accogliente, e sembrava fatta per degli artisti. C'erano tele ovunque.

Una cosa era certa, era un'isola dannatamente bella.

Era piena di fiori esotici ed uccelli tropicali. Era discretamente piccola, e disseminata di laghetti, torrenti e cascate. E una spiaggia.

La spiagga era dove si trovavano ora, il sole che tramontava all'orizzonte infuocava il cielo. Stranamente, lui aveva il desiderio di dipingere quella situazione. Catturarne la bellezza su di una tela.

Naturalmente, spinse quel desiderio a parte e continuò a ragionare sulla loro condizione attuale. Ancora non riusciva a ricordare dove si trovava prima di apparire misteriosamente in quel posto. E perchè Amelia era lì, e perchè Lina e Gourry non c'erano.

"Ah! L'acqua è veramente fredda...."

Zelgadiss si voltò e vide Amelia, in piedi nell'acqua fino alle ginocchia. La sua figura snella si delineava in un bagliore dorato contro la luce crepuscolare. Adesso voleva dipingere quella luce arancione, con lei dentro.

"E' una follia" brontolò, allontanandosi. Sentì il rumore di piedi nudi quando Amelia lo raggiunse.

"Zelgadis-san, che ne dici di fare un tuffo nell'oceano?" Chiese lei, euforica.

"Non ora" mormorò lui, senza allentare il passo. Potè sentirla sospirare delusa prima che tornasse a riva per tuffarsi nelle onde dell'oceano. Si voltò per guardarla, ma per poco. Non gli piaceva il fatto di essere bloccato con lei su quell'isola. Doveva trovare il modo di tornare indietro, al più presto.

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