>> MIHO >>


WHAT IS LOVE?

All'interno, lui aveva provato ad ispezionare la casa in cerca di una qualche traccia che potesse rivelargli dove si trovassero i precedenti occupanti della casa. Non trovò assolutamente niente, eccetto alcuni dipinti non finiti - che erano molto oscuri ma estremamente ben compiuti - ed un armadio pieno di vestiti che erano stranamente della sua taglia e un altro armadio pieno di abiti femminili. Dovevano essere delle persone inclini all'arte, notò. C'era una cucina piena di cibo che, sorprendentemente, non era nè sporco nè ammuffito. I precedenti proprietari dovevano essersene andati molto recentemente, pensò mentre controllava l'inventario prima di chiudere il frigorifero.

Si lasciò andare sul divano, esausto dalla ricerca di tracce che aveva condotto per tutto il giorno. Già le stelle estive erano apparse ed una luna piena mostrava i suoi raggi argentati attraverso la finestra del soggiorno. Sentì la porta aprirsi.

"Amelia?"

Lei entrò lentamente. Era fradicia. Il che faceva sì che i suoi abiti le risaltassero ancora di più la figura. Lui non potè trattenersi dal fissarla, ma subito si voltò quando la vide arrossire.

"Ho controllato tutta la casa, sembra che i proprietari precedenti se ne siano andati senza lasciare traccia. Hanno lasciato qui perfino i loro abiti"

Si sentì un gorgolio improvviso e Zelgadiss scosse la testa.

"C'è del cibo buono in frigo, serviti pure. Io vado a dormire" Zelgadiss si alzò e passò velocemente accanto ad Amelia - la quale stava guardando il pavimento come se fosse stata la cosa più interessante del mondo.

Lui attraversò il corridoio di legno ed entrò nella camera degli uomini che c'era sulla sinistra. Si spogliò, si fece una doccia e indossò un pigiama blu navale prima di spegnere la luce e salire sul letto. Prima di addormentarsi, sentì un suono di passi felpati e il suono secco di una porta che si apriva. Il suo volto si scurì, sembrava che Amelia non avesse preso niente da mangiare. Chiuse gli occhi.


Amelia si fece una doccia veloce e indossò una camicia da notte blu senza maniche. Era strano come tutti gli abiti fossero della sua misura. La cosa sorprendente è che erano tutti belli e le stavano a pennello. Il che era veramente insolito visto che aveva una misura di seno maggiore rispetto ad altre ragazze che avevano un corpo minuto come il suo.

S'infilò nel letto e spense la lampada dal disegno floreale che si trovava accanto a lei. Elusivamente, i suoi pensieri caddero su Zelgadiss. Si raggomitolò su se stessa e osservò lo spazio vuoto di fronte a lei. La sua mente si soffermò sul fatto che lui la stava trattando come se fosse la peggior cosa che gli potesse capitare. Si sentì come se avesse toccato di nuovo il fondo. Le faceva male la testa, lo stomaco, il suo intero corpo le faceva male. E i suoi occhi. Costrinse le lacrime salate a tornare indietro e si morse un labbro. Quando sarebbe ritornata, avrebbe rinunciato a lui, promise a se stessa. I suoi occhi si chiusero e presto il sonno prese il sopravvento.

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Amelia si stava grogiolando sotto il sole caldo, non percependo altro che una sensazione di tranquillità impossessarsi di lei. Un cielo azzurro era teso ai quatto angoli del mondo. L'aria profumava di rose e la brezza marina dal sapore salato soffiava leggera sul prato in cui lei era distesa.

"Allora è così che appare il mondo quando è governato dalla pace e dalla giustizia" sospirò. Ultimamente era stata fortunata ed in grado di stendersi e godersi il tempo senza che il pensiero di *lui* le venisse alla mente.

Il che significava che non era assolutamente vero. La ragazza brontolò e si girò, strappando i fili d'erba. Ora sapeva che non se lo sarebbe mai potuto togliere dalla testa.

Lui le piaceva.........eppure faceva così male. Amelia non sapeva indicare esattamente cosa la attraesse della Chimera depressa. Era affascinante con quella sua pelle blu e il suo carattere calmo ed elegante. Ed era pure intelligente per giunta. Era uno dei ragazzi più intelligenti che avesse mai incontrato. Il che era veramente un pregio visto che aveva passato un sacco di tempo nel suo palazzo che brulicava di tutori ed insegnanti colti. Ma, Zelgadiss, era diverso. Non era il fatto che fosse intelligente, era solo che lui era maturo riguardo a qualsiasi cosa. Sembrava che non avesse mai avuto un'infanzia....come se fosse passato da tre a dieci anni, in un anno solo. Ma doveva ancora scoprire la cosa che più la attraeva di lui.

"Amelia"

Il viso rilassato e bellissimo di Zelgadiss apparve sopra il suo e lei arrossì fissandolo intensamente. Lui s'inginocchiò accanto a lei e le toccò una spalla.

"Zelgadis-san?" mormorò lei, dolcemente. Zelgadiss si chinò più vicino a lei, finchè il suo respiro non incrociò quello di lei.

Quel tocco sulla sua spalla si trasformò in una vera e propria stretta d'acciaio ed Amelia gridò per il dolore. La stretta sulla spalla aumentò. Le lacrime si formarono nei suoi occhi e alzò lo sguardo per fissare quei freddi zaffiri che era gli occhi di lui. Gelidi, come giada.

"Perchè? Perchè?" Chiese Amelia, contorcendosi sotto la sua stretta. Silenziosamente lui montò su di lei, in modo da poterle stringere anche l'altra spalla e fissare il suo viso rigato dalle lacrime. L'espressione di Zelgadiss era gelida, troppo gelida. Sembrava quasi artificiale.

Non disse niente ma asciugò una lacrima di sangue che era atterrata sulla guancia di Amelia. Lei lo guardò confusa.

"Aiutami..."

Era un sussurro triste. Una richiesta di aiuto.

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Amelia si svegliò al canto degli uccellini e al suono ritmico delle onde dell'oceano. Come tutte le altre mattine. Ma aveva un brutto presentimento che saliva dal profondo del suo stomaco e arrivava fino ai recessi del suo cervello. Rabbrividì. Era uno di quei giorni......

Il sogno non era qualcosa da prendere alla leggera, questo era tutto ciò che sapeva.

Amelia si alzò e rifece il letto. Guardando nell'armadio scelse un paio di jeans tagliati per essere degli shorts e un top bianco dallo scollo circolare.

La casa era vuota. Il che significava che Zelgadiss era giù in piedi ed era uscito. E' già tornato a lavoro, pensò Amelia con un sospiro. Era veramente affammata, così afferrò un sottaceto dal frigo prima di uscire di corsa dalla porta.

Si stupì di trovare Zelgadiss là fuori, che dipingeva.

Stava dipingendo sotto un grande albero che si trovava sul promontorio, guardando l'oceano. La tela era piuttosto grande e su di un tavolino, al suo fianco, c'erano varie tonalità di colore. Era vestito casual, con un paio di pantaloni da lavoro beije e una maglietta bianca a maniche lunghe col collo a vu. Di nuovo fu sorpesa di come fosse meraviglioso ovunque si trovasse e qualsiasi cosa indossasse. Amelia sorrise e gli si avvicinò silenziosamente. Si coprì gli occhi dal sole con una mano mentre osservava quanto fosse bello il dipinto.

Il suo modo di usare i pigmenti e i pennelli eguagliava, se non addirittura superava, quello di tanti artisti che avevano frequentato il palazzo reale. E muoveva il pennello avanti e indietro con tanta grazia che sembrava dipingesse da tutta una vita.

"E' meraviglioso" sospirò Amelia. Zelgadiss appoggiò il pennello.

"Non è niente" borbottò lui, alzandosi. Dopo aver raccolto i suoi colori e i pennelli, si diresse di nuovo verso la casa. Senza abbassarsi a rivolgerle neanche una minima occhiata. Stava diventando troppo professionale in qualsiasi cosa, sospirò Amelia. Guardò il dipinto ancora una volta prima di portarsi nella foresta con il ray-wing.

Amelia ispezionò la foresta tropicale per un paio d'ore prima di fare una pausa alla sorgente naturale. Bevve un sorso di quella dolcissima acqua prima di sedersi contro un'alta roccia. Il tetto della foresta era piuttosto denso, il che significava che il sole filtrava solo a piccole dosi. Questo era carino. Era tranquillo e rilassante.

"Amelia"

Lei voltò la testa pigramente e vide Zelgadiss che si avvicinava.

"Non ho ancora trovato niente" rispose alla domanda che ancora lui non aveva fatto. Lui annuì.

"Nemmeno io" Fece una pausa. "Ma ho come l'impressione di essere già stato qui"

"Credo che tu sia stato un pò troppo sotto il sole, Zelgadiss-san" gli fece una linguaccia prima di sorridergli. Lui si voltò dall'altra parte.

"Bè ad ogni modo, ci vediamo alla casa"

"Aspetta" Amelia si alzò in piedi. "Vengo con te"

"Se prendiamo strade diverse anche per il ritorno, copriremo più territorio" fu la sua veloce e gelida risposta. Lei sapeva già che avrebbe risposto in quel modo, ma questa volta gli avrebbe detto il fatto suo.

"Abbiamo già 'coperto' abbastanza per oggi, adesso torniamo indietro e mangiamo. Ricominceremo con un secondo giro"

"No" replicò lui, allontanandosi. Lei sospirò. Era troppo per la sua prima linea di difesa. Si voltò e iniziò a camminare nella direzione opposta.

Camminò per un pò prima di rendersi conto che si era persa. Dopo un'altra ora di giri a vuoto intorno all'isola, si lasciò andare per terra tenendosi lo stomaco.

"Hu......ho tanta fame" si lamentò. Sentì un ruggito e si massaggiò lo stomavo velocemente.

"Lo so, lo so..." sospirò "ti darò qualcosa da mangiare...aspetta solo un attimo"

Ci fu un altro ringhio, solo più forte e più feroce. Un grosso gocciolone si formò sulla testa di Amelia. Poi, lentamente, si voltò per trovarsi faccia a faccia con un'enorme tigre bianca che le mostrava le fauci in un ringhio.

Amelia si alzò lentamente in piedi, senza mai smettere di guardare la tigre. La bestia saltò e lei mise le mani avanti.

"Fireball!"

Niente. La tigre le saltò addosso, affondando gli artigli nella sua spalla. Gridò, sentendo la sua pelle lacerarsi e il sangue spillare fuori dalla ferita aperta.

"Amelia!"

Sentì la voce di Zelgadiss un secondo prima di vederlo afferrare la tigre con un placcaggio. Lei si alzò dolorosamente e usò il 'recovery' sulla ferita. La sua magia funzionò perfettamente come aveva sempre fatto.

Allora cos'è successo un minuto fa?

Il suo sguardò si diresse verso Zelgadiss che si stava preparando per un 'Ra-Tilt'. Quando arrivò il momento in cui l'incantesimo avrebbe dovuto essere lanciato, non accadde niente.

Zelgadiss si fissò le mani, confuso. La tigre ringhiò, preparandosi a saltare di nuovo.

Amelia reagì in fretta. Si catapultò di fronte ad uno Zelgadiss confuso e castò una barriera. Funzionò, la tigre sbattè contro la barriera e, da dietro di lei, Zelgadiss estrasse la spada e balzò verso l'animale. Trafisse la tigre infuriata nella schiena e poi ritrasse la spada, osservando l'animale che cadeva pesantemente a terra. Zelgadiss si voltò per guardare in faccia Amelia, i suoi occhi erano pieni di rabbia.

"Baka! E se la barriera non avesse funzionato? Avresti potuto essere ferita gravemente!"

"Bè, dovevo fare qualcosa! Eri in pericolo!" replicò lei. Zelgadiss aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi ci ripensò. I suoi occhi color zaffiro erano spalancati per la rabbia. Ma era un tipo diverso di rabbia.

Era preoccupato.

Amelia fece un passo verso di lui e lui, prontamente, ne fece uno indietro. Ma lei allungò un braccio per afferrargli la mano. Non lo avrebbe lasciato andare 'sta volta.

"Zelgadis-san, hai intenzione di fare un altro giro?"

Lui volse lo sguardo e tentò di liberarsi da lei ma Amelia gli afferrò il polso con l'altra mano.

"Mi stavi seguendo?"

Lei accorciò lo spazio fra loro due con un singolo passo, guardandolo negli occhi con il desiderio di sapere. Lui la fissò in risposta con occhi stanchi. Tristi. Il viso di Amelia si scurì, la sua espressione era una preghiera silenziosa.

"Ti prego, Zelgadis-san, sii sincero con me"



Era assolutamente miserabile fissarla in quei profondi occhi blu. Erano così caldi e invitanti e pieni di quella preoccupazione dolce........così tanto che quasi lo distruggevano. Non poteva nemmeno parlare, perchè sapeva che avrebbe reso le cose ancora più complesse.

Lei gli lasciò il polso e gentilmente la sua mano scivolò sul suo torace. Lui provò di nuovo ad allontanarsi, ma la stretta di Amelia era forte. O forse lui non si stava sforzando abbastanza....

Le sue dita calde raggiunsero la gelida pelle di pietra del suo viso. E lui sentì fitte di colpa e di dolore ogni volta che le sue dita accarezzarono la sua pelle. Amelia soffermò due dita sulle sue labbra e lui potè sentire il suo cuore balzargli in petto. E l'unica cosa che lo trattenne dal prenderla e colmare il suo spazio vuoto con lei, fisicamente ed emozionalmente, fu la sua coscienza. Profonda e pesante. Iniziò a tremare e lei si ritrasse quando vide lo sguardo di odio e di rabbia che lui le stava mostrando.

"Non volevo farti del male..." esclamò lei. Amelia stava incolpando se stessa. Lui le aveva causato tristezza. Lui. Lui.

Lui

"Gah!" Zelgadiss si voltò e fuggì. Corse alla cieca nella foresta, spostando ogni cosa di lato e battendo la testa contro ogni cosa gli si parasse davanti. Strappò un ramo e cadde pesantemente a terra.

Respirando affannosamente, alzò lo sguardo e vide sè stesso. Il suo orribile, mostruoso riflesso che lo fissava da una pozza d'acqua. Ringhiò e distrusse il riflesso.

Si alzò tremante, solo per cadere nuovamente in ginocchio. Il sangue colava da un lato della sua testa ed ogni cosa era immersa in una nebbia cremisi. Tossì un pò di sangue nella propria mano e la fissò con un'espressione vuota.

"Cosa puoi offrirle tu?"

Zelgadiss si tenne la testa con le mani. Il tremore non voleva fermarsi....

"Più la tua immagine è impressa nella mente di una persona e più essa si ammalerà e soffrirà"

"Solo per soddisfare i tuoi desideri corrotti...."

L'ultima cosa che udì fu il suo stesso grido.

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What is love? [Cos'è l'amore?]

Cloaked in warmth in times of despair, [Un mantello caldo nei giorni di disperazione]

An emotional barrier, [Una barriera emozionale]

Stronger with each blow, [Più forte ad ogni soffio]

Growing with each strike. [Che cresce ad ogni colpo]

A longing to be, [Il desiderio di essere]

To hope, [di sperare]

To dream, [di sognare]

To desire. [di desiderare]

With the one that holds, [con lei che tiene]

your heart on her sleeve, [il tuo cuore nella manica]

And knows, [e sa]

it would take one word, [che basterà una parola]

To crush it. [per frantumarlo]


"Io non so.....cosa significhi"
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Zelgadiss aprì gli occhi e fissò il totale chiarore. Forse era diventato pazzo. Il dolore alla testa era tornato, ancora più forte, e lui tentò di alzare una mano verso il viso ma il peso di qualcosa di caldo su di essa glielo impedì

La vista gli si appannò quando abbassò lo sguardo e ci vollero alcuni secondi prima che riuscisse a focalizzare le immagini.

La testa di Amelia era appoggiata al palmo della sua mano, una delle braccia di lei pigramente distesa sul suo stomaco. Il viso di Zelgadiss si scurì e fece scivolare via la sua mano da sotto il viso dormiente di Amelia. I suoi occhi si aprirono immediatamente. Zelgadiss si alzò dal letto e si avviò verso la porta.

"Zelgadis-san?" la sua voce assonnata ma preoccupata. Lui si fermò sulla soglia.

"Sto bene"

Oltrepassò la porta e la richiuse gentilmente dietro di sè. Appoggiato allo stipite della porta, espirò profondamente.

La sua mente era molto più chiara di prima. Velocemente, attraversò il corridoio e si lasciò andare sul divano del soggiorno. Guardò attraverso la finestra, sembrava che il tramonto stesse iniziando a stendere le sue fiere dita nel cielo azzurro. Il che significava che aveva dormito per parecchio tempo.

Valutazione. Doveva fare una lista dei problemi.

Uno: Sembrava che lì la magia nera non funzionasse.

Due: Sull'isola non c'era alcun equipaggiamento marittimo. Le persone che avevano vissuto lì prima di loro dovevano aver costruito una sola barca ed essere scappate con quella.

Tre: Non riusciva ancora a ricordare da dove veniva.

E quattro: Non riusciva a ricordare i nomi o i volti dei due compagni con i quali, forse, stava viaggiando prima di tutto quell'incidente dell'isola.

Era orribile, era come se la sua memoria si stesse esaurendo col tempo. Ed aveva a che fare con quest'isola. Ne era sicuro.

Più rimanevano lì e più le loro identità erano in pericolo.

Pensare troppo non lo avrebbe portato da nessuna parte, a meno che non avesse avuto qualcosa a cui pensare. Zelgadiss decise di fare una pausa. Si alzò e si diresse verso la stanza d'arte. L'artista era straordinario - con abilità artistiche che superavano le sue almeno mille volte - ma comunque un individuo molto depresso. Le creazioni erano morbose con un carattere oscuro e molto provocatorio espresso in ogni singolo pezzo.

Camminò attraverso la stanza e li esaminò da vicino. Molti erano dipinti di bambini disperati, che piangevano con il viso nascosto nelle mani, circondati da pozze di sangue. Altri erano di demoni che troneggiavano irati su persone indifese. C'erano numerosi dipinti di notti tempestose e stanze vuote. In questi ultimi la sensazione era di tristezza. Di solitudine.

Ma c'era un dipinto diverso dagli altri.

Non era bello come gli altri, difatti sembrava che l'artista avesse iniziato a dipingerlo ma non lo avesse mai finito. Era fatto di toni caldi, l'atmosfera era amichevole. Poteva supporre che la giovane ragazza nel dipinto fosse un angelo, vedeva la punta delle sue ali. L'artista aveva iniziato a dipingerla in maniera strana, dai piedi verso l'alto. La ragazza indossava un lungo abito bianco che si allargava tutt'intorno a lei come fosse una campanula. Era estremamente graziosa, il suo corpo era così bello tanto da poter essere peccaminoso. Ma l'artista aveva lasciato il dipinto incompleto dal collo in su. Giudicando secondo le altre opere dell'artista, probabilmente lo avrebbe completato con la testa di un orribile mostro. O forse aveva abbandonato l'idea che ci fossero angeli fra gli esseri umani. Salvatori. Zelgadiss non avrebbe potuto essere più d'accordo.

Non c'era bisogno di dire che la performance artistica dei dettagli e della struttura in quel dipinto impallidiva rispetto a quella delle altre opere. Sembrava che l'artista potesse esprimere al meglio le sue emozioni attraverso cose che provava e conosceva. Zelgadiss sapeva che tutti i dipinti presenti nella stanza, avevano in sè una parte dell'artista.

Quelle opere gli sembravano stranamente familiari.

Zelgadiss scosse la testa e pensò attentamente. Era strano; l'artista era su una bellissima isola in dolce compagnia - sia che l'artista fosse l'uomo sia che fosse la donna - circondato dalla calma dell'oceano e della foresta tropicale. Ma i dipinti prodotti erano manifestazioni di profondo disagio, un disagio che non poteva essere provocato da eventi accaduti sull'isola. E le persone erano molto realistiche, ma non potevano provenire da modelli presi sull'isola. E nonostante questo, Zelgadiss sapeva che i dipinti erano stati creati lì. Prova schiacciante erano le numerose bottiglie di colore che Zelgadiss aveva trovato sia vuote che lasciate lì...specialmente i toni come il nero e il blu. Nessuno secco o vecchio, tutto era piuttosto recente. C'erano addirittura delle tele ancora incomplete.

Ma oltre a questo, aveva un'intensa sensazione che l'artista avesse dipinto attingendo da un proprio trauma personale. Un segreto che nessun altro avrebbe saputo tranne lui, quell'isola, e la sua compagna.

Come mai all'improvviso sapeva che l'artista era l'uomo? Non poteva arrivarci.......ma era quasi sicuro che l'artista era l'uomo che aveva precedentemente occupato quella casa.

"Zelgadis-san?"

Invece di rispondere alla voce alle sue spalle, alzò lo sguardo sull'orologio e scoprì che era rimasto lì ad osservare i dipinti per più di tre ore.


Amelia s'imbronciò quando lui scelse di ignorarla. Lo aveva trascinato lungo la soglia e lui non aveva saputo dire una sola parola al riguardo. Potevano giocare in due a quel gioco. Se lui la ignorava, lei avrebbe parlato in continuazione. Anche più di prima. Allora avrebbe dovuto darle ascolto.

Gli si affiancò e osservò la parete ricoperta di dipinti. La brezza dell'oceano entrava da una finestra aperta muovendo il suo vestito bianco e passandole fra i capelli bagnati. Aveva appena fatto la doccia e il vento la colpiva come un brivido leggero. Ignorò la pelle d'oca sulle sue braccia e osservò con occhio curioso i dipinti sul muro.

La prima cosa che la colpì fu l'oscurità che c'era in ognuno di essi. La personificazione del tormento emotivo dell'artista. Ma erano così dettagliati e così abilmente creati che non poteva fare a meno di definire quei dipinti 'belli'.

"Sono tutti così freddi" Amelia si abbracciò, fissando la sezione che conteneva i dipinti di bambini soli e piangenti immersi nel sangue degli altri.

"L'artista doveva essere un tipo solo e triste. Una persona che non conosce niente dell'amore, della speranza e del desiderio. Qualcuno che ha sofferto un conflitto emozionale interiore che le tenebre hanno vinto"

Amelia abbassò la testa, gli occhi le si riempirono di lacrime rendendo il pavimento un qualcosa di confuso.

"Sento che voleva qualcosa. Era terribilmente vuoto. Non c'è alcuna giustizia...." concluse, con le lacrime che bagnavano il pavimento di legno. Velocemente si asciugò gli occhi, ma le lacrime non si fermarono. Neanche quando disse a se stessa quanto dovesse sembrare stupida.

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