| ZELGADISS ON THE COUCH | |||
| PRIMO CAPITOLO | |||
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"Adesso, Mr. Greywers" iniziò la psichiatra, con una calma voce da contralto "Inizi col dirmi qualcosa sulla sua infanzia. Qual'è il ricordo più lontano che ha?" Zelgadiss si spostò sulla grande poltrona imbottita, disincrociò le gambe e poi le accavallò di nuovo infine iniziò a tamburellare con le dite sul bracciolo della poltrona. "Durante un Solstizio - Penso di aver avuto quattro anni all'epoca - mia madre mi regalò un vecchio libro di astrologia che apparteneva alla sua famiglia da molti anni. Aveva illustrazioni bellissime all'interno e una fantastica calligrafia. Ai margini c'erano molte note, tutte molto precise ed ordinate, scritte a mano da generazioni di maghi nella mia famiglia e lasciate, ovviamente, per essere lette da chi in futuro avrebbe usato il libro. Poichè non avevo sorelle e mio fratello non aveva alcun interesse per la magia, mia madre mi passò quel libro. Da allora lo porto sempre con me." La psichiatra annuì e si aggiustò sul piccolo naso i tondi occhiali dalla montatura di ferro mentre prendeva nota. "Spera di passarlo ad uno dei suoi figli, un giorno?" Zelgadiss sospirò. Non gli piaceva per nulla la piega che la questione aveva preso, ma si era ripromesso di andare fino in fondo alla terapia, qualsiasi cosa implicasse. Anche le domande più personali. "Se avrò dei figli, sì. Come lei sa, non sono sposato." La psichiatra sorrise pensosamente. I suoi occhi, di un verde scuro, brillarono per l'interesse. "Qualche prospettiva?" "Dipende da cosa intende per *prospettiva*" Rispose evasivamente Zelgadiss, pensando ad Amelia "La Principessa di Seillune dice di essere innamorata di me, ma io non provo lo stesso per lei. Non è quello che sto cercando. Francamente, penso che la sua sia solo una cotta. E' veramente molto giovane." "Cosa cerca in una compagna?" Lui ci pensò su, osservando il piccolo ufficio. Le pareti erano ricoperte con pannelli di quercia e rivestite con arazzi consunti. Alcun tappeti vecchi, ma ancora in buono stato, decorati con disegni esotici erano distesi sul pavimento, sotto un arredamento palesemente antico formato da mobili di molti stili ed epoche differenti. C'erano delle librerie appoggiate al muro dietro di lei, piene di libri e piccole statuette di Dei. Il piccolo tavolo alla destra della psichiatra era ricoperto con un drappo di seta ornato di frange e colorato vivacemente. Sopra vi era una sfera di cristallo, una fila di tarocchi e un gruppo di candele variopinte che provvedevano a illuminare il luogo dov'erano seduti. In fin dei conti, un'atmosfera rilassante. Zelgadiss guardò il fumo salire dall'incensiere mentre parlava. "Mi piacerebbe una ragazza intelligente e matura. Qualcuno con cui poter avere una conversazione decente. Sarebbe bello se praticasse la magia, che è una parte piuttosto importante della mia vita." Il suo sguardo si spostò dall'incensiere alle costole dei libri, leggendo distrattamente i titoli, alcuni familiari, altri no. Erano tutti testi classici di magia, scienze e letteratura. "Viaggio spesso per trovare una cura alla mia trasformazione" Si passò un dito sul collo come per ricordarle che aveva la pelle di pietra "e se lei non volesse viaggiare con me - che sarebbe la cosa ideale - dovrebbe per lo meno poter rimanere per lunghi periodi da sola senza la mia compagnia." La psichiatra annuì e annotò di nuovo. Un ciuffo di capelli biondi le scivolò sull'orecchio per la dodicesima volta e lei, con un sospiro rassegnato, si tolse il fermaglio d'argento, lasciando che i capelli le ricadessero sulle spalle in una miriade di riccioli. Osservò per un attimo alcuni ciuffi che le bloccavano la vista, poi li scansò dal viso e gli sorrise maliziosamente. Quando lui si fu limitato a sorriderle appena, lei si schiarì la voce e fece un'altra domanda. "Ha mai incontrato qualcuna così nei suoi viaggi?" "Una, ma si è rivelata essere un uomo." Lei soffocò velocemente una risatina, vedendo che lui era rimasto serio. "Un uomo? Dev'essere stato spiacevole." "Molto." Passò un dito sul bracciolo della sedia, muovendo il raso rosso avanti e indietro. C'era una bruciatura di sigaretta vicino alla fine della stoffa e Zelgadiss pensò a quanto l'avrebbe fatto arrabbiare e che lui avrebbe sostituito il raso immediatamente. La sua terapista era una persona molto meno pignola. "Mi ha detto di avere un fratello" Chiese quella, cambiando improvvisamente argomento "Passa molto tempo con lui?" Zel scosse la testa. "No. E' un mercenario. Ho perso le sue tracce molto tempo fa." "E i suoi genitori?" "Morti." Mentre aspettava che sviluppasse l'argomento la donna pensò ad una domanda più specifica da fargli, ma poi, vista l'espressione sul suo volto, decise di rimandare ad un'altra seduta. Accavallò le gambe ancora una volta, aggiustò la lunga gonna e in fine sistemò gli occhiali di nuovo. Zelgadiss pensò che se avesse continuato ad aggiustarsi quegli occhiali sul naso ogni due minuti, sarebbe diventato pazzo. Con suo grande sollievo, si stufò anche lei e li appoggiò sul tavolo lì accanto. "Mi parli di Rezo, l'uomo con cui ha studiato magia per molti anni. So che è morto in circostanze piuttosto drammatiche." Zel annuì, felice che l'attenzione fosse passata da lui all'uomo che maggiormente aveva amato odiare. "Era consumato da uno dei Dark Lords, Shabranigdo, che era sigillato nei suoi occhi ciechi. Lina Inverse uccise il Dark Lord e Rezo morì con lui. Comunque, Rezo aveva creato una copia di sè stesso, che io ho incontrato nel corso di uno dei miei viaggi. Lina Inverse uccise anche quello. Adesso è tornato, con una copia creata dalla copia dell'originale. Ma la versione 3.0 è molto debole, è poco più di un apprendista mago" Zel sorrise affettatamente "Mi piace l'ironia di tutto ciò." Lei sollevò un sopracciglio. "Copie? E sono cieche, come Rezo?" "No." "E non c'è nessun Dark Lord che si nasconde in loro?" Zelgadiss iniziò a sentirsi preso in giro. "Lei non mi crede." O forse no. Lei lo guardò leggermente confusa. "Perchè dice così?" Zelgadiss si guardò le punte degli stivali. "Mi perdoni. Pensavo stesse scherzando. E no, non c'era nessuno Dark Lord nascosto nella prima copia di Rezo, però lui risvegliò Zanafer che ebbe lo stesso effetto. La seconda copia, come le ho detto, probabilmente non ha abbastanza potere per risvegliare uno dei Dark Lords." Lei si appoggiò nuovamente allo schienale della sedia e mordicchiò la penna. "Ti piacciono le copie?" "No." "Le copie sono molto differenti dal Rezo originale?" Zelgadiss si accomodò meglio sulla poltrona, senza riuscire ancora a incontrare il suo sguardo. "La prima copia era più crudele. E molto più eloquente, sebbene non abbia mai avuto niente di così particolarmente importante da dire. Non ho mai incontrato la seconda." [Scribble - Scribble] Mentre scriveva la luce delle candele brillava nei suoi occhi scuri e Zelgadiss la fissò affascinato finchè lei non alzò di nuovo lo sguardo. Velocemente lui tornò a guardare da un'altra parte. Senza dubbio la donna stava annotando mentalmente quel comportamento, pensò lui chiedendosi quale significato vi avrebbe trovato. "Perchè Rezo le ha fatto questo?" Chiese "Era arrabbiato con lei?" Zel scosse la testa. "Non penso" Soppesò mentalmente le risposte decidendo quale avrebbe potuto dirle e quale no. In fine decise di essere onesto. Sospirò. "Io ero avido. Volevo la sua stessa forza ma non volevo lavorare per lui. Mi disse che mi avrebbe dato qualsiasi cosa volessi, se lo avessi aiutato a trovare la Pietra Filosofale. Mi disse che sarei stato completamente trasformato, ma tutto ciò che sentii fu la parte riguardante la forza che volevo e che lui mi avrebbe dato. Ciò che seppi dopo era che io ero diventato così e che lui si rifiutava di farmi tornare com'ero prima." La sua domanda successiva lo prese alla sprovvista. "Zelgadiss, perchè lei è qui?" "Cosa?" Disse incredulo e la guardò in faccia per la prima volta da quando si era seduto nel suo ufficio, quasi un'ora prima. Carina. "Cosa vuol dire?" Lei si prese il mento con una mano, sistemò il gomito sul bracciolo della sedia e ripetè la domanda. "Cosa spera di raggiungere con queste sedute? Qual'è la sua meta? Perchè è qui?" Zelgadiss giocò con la bruciatura sulla sua poltrona per alcuni minuti mentre pensava. L'incenso riempiva la stanza con un buon odore. Attraverso la nebbiolina creata dal fumo guizzavano e sobbalzavano le fiamme delle candele sul tavolo, che si riflettevano negli occhiali della psichiatra e nella sfera di vetro. Si domandò se lei sapesse usare la sfera di cristallo o se la tenesse lì per decorazione come la maggior parte delle persone. I tarocchi sembravano ben disposti, pensò, e le costole dei libri davano l'impressione che fossero stati sfogliati parecchio. Dopotutto, forse sapeva come usare la sfera. La sua spada e il pugnale erano appoggiati al muro vicino alla porta, appena fuori dal cono di luce creato dalle candele. Erano un pò troppo al buio anche per la sua vista acuta. Il suo mantello era appeso ad un gancio d'ottone sul muro lì vicino, quello di lei sul gancio accanto. Il suo sguardo sembrava vagare spontaneamente da questi oggetti ai suo stivali di consunta pelle marrone, alla sua gonna nera di raso e seta, alla sua camicetta slacciata, anch'essa di seta nera, ai suoi capelli leggermente spettinati e in fine ai suoi occhi penetranti. Quella donna voleva una risposta da lui e sembrava molto decisa ad ottenerla. Meglio cedere, pensò lui. "Non voglio più sentirmi in questo modo. Sono stanco di vivere in quest'opprimente nube di depressione, rabbia e solitudine. Ho dei buoni amici che s'interessano molto a me - e dei quali anche io m'interesso - ma, nonostante questo, mi sento solo. Speravo di analizzare queste sensazioni con l'aiuto di un professionista." "E' stata una sua idea cercare un aiuto professionale?" Chiese lei in tono calmo, la sua voce indicava che stava sospettando il contrario. Aveva ragione. "No. Io - " Zel esitò e smise di giocare con la bruciatura sul bracciolo della poltrona, pensando improvvisamente che forse lei non voleva che qualcuno peggiorasse lo strappo. Allora iniziò a tormentare il raso. Una donna furba, che faceva sedere i suoi pazienti su poltrone ricoperte da tessuto tattile; ottimo per i gesti nervosi. Dovette sforzarsi di sostenere il suo sguardo fisso. "I miei amici pensavano che mi avrebbe aiutato." Strinse i pugni "Ho cercato il contro-incantesimo per questa trasformazione per più di tre anni e ancora non ho trovato nessuna pista. E' possibile che non ci sia nessuna cura e in quel caso dovrei imparare a convivere con il mio aspetto. Non riuscendo più a sopportare tutto ciò da solo, o con l'aiuto dei miei amici, la Principessa Amelia mi ha suggerito di provare la terapia. Con una professionista, come lei." "Sembra dubbioso." Zel alzò le sopracciglia. "Credo di esserlo. Non mi piace parlare di me, come avrà notato." Lei mise da parte la penna e il blocchetto degli appunti, concentrando su di lui la sua totale attenzione. "Devo conoscere lei, la sua vita e i suoi sentimenti se vuole che io le sia d'aiuto, Zelgadiss. Penso che sia stato molto aperto con me poco fà. Voglio solo essere sicura che lei sia qui perchè è ciò che vuole e perchè pensa che possa aiutarla non perchè i suoi amici l'hanno spinta qui senza sentire il suo parere." Zelgadiss non rispose. Avrebbe dovuto pensarci seriamente. Lei aveva ragione, naturalmente: se si trovava lì perchè gli altri pensavano che doveva esserci, non c'era niente che lei potesse fare per lui. Doveva lavorare con lei perchè questo era ciò che voleva. "Non mi sento a mio agio qui" le disse alla fine, ma poi si affrettò ad aggiungere "Non che questo sembri un ufficio, però lo è. Ci sono cose che mi mettono a mio agio: Oggetti e libri magici, che fanno parte del suo gusto personale. Penso che questo sia il motivo per cui Amelia mi ha raccomandato lei così caldamente, s'interessa di magia." Lei alzò un sopracciglio. "Sono lusingata. E' una mia amica: questo la disturba?" "No, non del tutto." Le rispose velocemente Zelgadiss. Avrebbe preferito parlare di Rezo. "Mi stavo solo chiedendo se - se potremmo incontrarci da un'altra parte. Un posto che non sia un ufficio." Ci volle un momento prima che realizzasse cosa aveva appena detto e come poteva essere frainteso dalla donna. Quando se ne accorse, divenne completamente rosso. "Volevo dire.." balbettò "Mi scusi. Non volevo dire niente di sconveniente. Forse, invece di venire qui, da lei, potremmo trovarci --" Stava per suggerirgli di trovarsi in casa sua quando si ricordò di non averne una. Amelia insisteva che la sua porta era sempre aperta per lui e, naturalmente, l'idea di portare una donna attraente con lui nella *porta aperta* di Amelia era piuttosto invitante.. sopratutto per l'effetto psicologico che avrebbe avuto sulla Principessa. Ma Zelgadiss scartò l'idea. Amelia avrebbe pensato che lui volesse coinvolgere anche lei nelle sedute se fosse andato sotto il suo tetto. E poi la Principessa e la sua terapista erano amiche. No, semplicemente non si poteva fare. "In posti in cui si ferma quando viaggia?" Suggerì lei "Penso che si possa fare" "Si può?" "A meno che lei non voglia." Il viso di Zelgadiss s'illuminò. "No - voglio dire, sì! Sì, sarebbe perfetto. Sono sicuro che mi sentirò molto più a mio agio." Esitò "Almeno che non sia di disturbo per lei." "No, affatto" Lo rassicurò sorridendo "Mi piace viaggiare." [Thumpa-thumpa] "Davvero? Viaggia spesso?" Lei si strinse nelle spalle e si passò una mano fra i capelli. Incontrò un nodo che iniziò a sciogliere con le dita. "Non così spesso come vorrei. Dove e quando ci incontreremo la prossima volta?" Questo era semplice. Così semplice, infatti, che Zelgadiss dovette prima passare in rassegna i suoi pensieri e ripescare dal fondo, dove giaceva, il suo itinerario. Di solito non era così organizzato riguardo alle sue destinazioni, lasciava che fossero le varie cure possibili a decidere il suo percorso. Così, sparò il primo nome di villaggio che gli venne in mente, il quale, con suo grande imbarazzo, risultò essere quello in cui si trovavano. Cercò faticosamente il nome di un altro villaggio e questa volta ne disse uno che era ad una distanza ragionevole. Lei fu immediatamente d'accordo. Decisero di iniziare con la cena e di continuare con la seduta *ufficiale* nella stanza di lui (o di lei). "Bene, ci vediamo tra una settimana." Con un sorriso, Zelgadiss si alzò e lasciò un pezzo d'oro sul tavolino vicino agli occhiali della ragazza. "Alla prossima settimana, allora. Grazie, Dottoressa Sorez. E' stata molto comprensiva." Lei sorrise e fece l'occhiolino. "E' per questo che mi pagano." Zelgadiss raccolse le sue cose e, con un ultimo saluto, lasciò l'ufficio, chiudendo la porta dietro di sè. Lei aspettò finchè non potè più sentire i suoi passi nell'ingresso, poi sollevò la sfera di cristallo. Quella brillò al suo tocco, colorandole il viso di una pallida luce dorata. "Penso che siamo andati piuttosto bene" disse alla sfera. La luce lampeggiò e quando fu scomparsa, un alto uomo dai capelli rossi e dagli occhi accesi, con una staffa da monaco, era seduto sulla poltrona che Zelgadiss aveva appena lasciato. Era vestito tutto di rosso: i pantaloni infilati dentro gli stivali rossi, la tunica e il lungo mantello. Appoggiò la staffa sul grembo e sorrise. "Per quanto tempo puoi prolungare i suoi problemi?" chiese tranquillamente la Copia di Rezo. La ragazza rimise la sfera sul piedistallo. "Per quanto tempo vogliamo. Ho bisogno di una maggior quantità di quell'incenso, ma in vari profumi. Non vorrei che scoprisse il nostro piano." Mentre ritornava alla sua sedia, i suoi capelli passarono dal biondo al nero, e i suoi occhi dal verde al lavanda. In pochi secondi lei era lui. Con un sogghigno, Xellos intrecciò le mani dietro la nuca, si stirò le gambe e le accavallò all'altezza delle caviglie. "Penso che lei gli piaccia." La Copia sorrise compiaciuto. "Meglio. Fallo innamorare di lei, poi rivelagli la verità. Questo lo distruggerà." "O, nel peggiore dei casi, aggraverà i suoi problemi" ridacchiò Xellos "Odia me quasi quanto odia te. Comunque non si sente affatto minacciato da te. Il che renderà la tua parte più facilmente eseguibile." La Copia imitò la posa rilassata di Xellos e sbadigliò. "Buon per me. E' quasi troppo semplice. Perchè non ho avuto un nipote più interessante? Puoi farlo diventare più nevrotico di quanto non sia già?" "Hmm...sembra divertente. Potrei renderlo un suicida?" "Fino alla rovina." Xellos schioccò le dita e apparvero una bottiglia di vino e due calici che fluttuarono nell'aria fra i due. Il vino si versò da solo e i due bicchieri raggiunsero galleggiando le mani dei due uomini. La bottiglia si appoggiò sul tavolo antico in un angolo, in attesa del prossimo turno. I due maghi brindarono al loro genio malefico e all'incombente nevrosi di Zelgadiss, buttandò giù il vino tutto d'un fiato. "Sai, Copia" disse Xellos ammiccando, mentre la bottiglia versava magicamente altro vino "Penso che possa esserci un posto per un uomo come te nella BeastMaster Organization." La Copia abbassò la testa umilmente. "Sono lusingato. Cos'avevi in mente?"
Contemporaneamente, nella camera della Principessa Amelia al castello reale, Amelia e Lina Inverse fissavano la loro sfera di cristallo...ed erano molto, molto, molto arrabbiate.
"Sei assolutamente sicuro che questo piano funzionerà, Xellos?" Chiese BeastMaster con voce setata mentre accendeva una sigaretta con una fiamma scaturita dalla punta del suo pollice. Era un trucchetto estremamente esibizionista, ma la divertiva.
Zelgadiss si fermò sotto una quercia qualche metro fuori dalla strada per riposare un pò. Camminava senza sosta dall'alba e ora era appena passato mezzogiorno. Zel stappò la borraccia e bevve diversi sorsi d'acqua, poi si asciugò le labbra e rimise il tappo. Appoggiando la schiena al grosso tronco della quercia, chiuse gli occhi e si ritrovò a pensare alla sera precedente e alla Dottoressa Sorez. Sembrava troppo perfetta per essere vera, specialmente considerando il fatto che era amica dell'odiosa (se quella era la parola giusta) Principessa Amelia: Una che praticava la magia, con gusti classici e intelligenti, che amava viaggiare. Ed era pure carina. Gli venne in mente che non aveva idea di quale fosse il suo nome; si era presentata come Dottoressa Sorez, che era il solo nome con cui anche Amelia l'aveva chiamata quando l'aveva convinto a sottoporsi alla terapia. Annotò mentalmente di chiederle il nome quando si sarebbero incontrati di nuovo a Grenich. Un'intera settimana...Zelgadiss non credeva di poter resistere tanto a lungo. Voleva chiederle qualcosa di sè (con la speranza di uno scambio di informazioni personali), dei suoi studi. Quanti anni aveva? Dove era nata? Con chi aveva studiato? Inoltre, come era diventata amica di Amelia, che non sembrava avere niente in comune con la Dottoressa? Forse Amelia sapeva che la Dottoressa Sorez era una buona terapista per esperienza personale. Bè, Amelia non sembrava molto sicura la maggior parte delle volte.
La Copia di Rezo (CR 3.0) si battè pensosamente un dito sul mento mentre contemplava il problema che la sua sfera di cristallo gli aveva appena rivelato. Non aveva calcolato che gli amici di Zelgadiss (perfino Lina Inverse) sarebbero diventati così assolutamente noiosi. Così il segreto era stato scoperto. Hmmmmm.....bè, ma non era tutto perduto. Accadevano sempre incidenti ai viaggiatori, specialmente a quelli che avevano troppa fretta e troppe cose in mente per notare certe....trappole lungo il loro cammino. Come troll, guerrieri o feroci animali selvaggi. Oppure astuti cloni di mago.
"Lina, finirai per uccidere i cavalli se non li lasciamo riposare al più presto!" gridò Gourry, seguendo il suo stesso consiglio e smontando dalla sua cavalcatura mentre si avvicinavano ad un ruscello. La povera bestia, ricoperta di schiuma, immerse con gratitudine il muso nell'acqua fresca e bevve con entusiasmo.
La Copia di Rezo ghignò come un maniaco mentre allontanava i cavalli dal ruscello con un incantesimo. Quando essi lo raggiunsero saltò sul dorso del grande stallone che Gourry aveva montato e raccolse le redini degli altri due cavalli. Conficcò i tacchi nel fianco della sua cavalcatura e pochi minuti dopo lui e i cavalli se n'erano andati. "Facile" La Copia si congratulò con se stesso "Troppo facile — COSA?!" Un'esplosione di luce e un fulmine provenienti dal cielo si abbatterono al suolo, davanti a lui. Con un nitrito terrorizzato, il suo cavallo s'impennò strappandogli di mano le redini degli altri due cavalli e scaraventandolo in terra. "Chi osa?!" Ringhiò La Copia mentre rotolava sulle ginocchia e preparava un incantesimo d'attacco. |
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