La Copia consolò il suo orgoglio ferito stando comodamente nel proprio salotto, con l'aiuto di una sigaretta e di un boccale di birra. Sedeva su di una poltrona di pelle dall'alto schienale, con i piedi nudi appoggiati su un cuscino davanti al caminetto e un libro sugli incantesimi di trasformazione aperto in grembo. I suoi piedi avevano un aspetto piuttosto.......delicato. Si era tolto la maglietta, per poter meglio controllare se era riuscito a farsi crescere il seno, mentre provava diversi incantesimi. Fin'ora era riuscito a far sparire i suoi 'gioielli di famiglia', a cambiare il colore e la lunghezza dei capelli e ad aumentare di qualche ottava la propria voce, ma il suo petto continuava a rimanere ostinatamente mascolino non importava quale incantesimo usasse. Era addirittura riuscito a far diventare entrambi gli occhi dello stesso colore. Ma non riusciva a far apparire un paio di tette.
"Hmph! Ci crederesti che c'è un incantesimo specifico per far crescere il seno?!" Borbottò acido, pensando ad un certa maga piatta che si era presa gioco di lui quel pomeriggio. L'idea di appesantire Lina con due enormi tette mentre dormiva lo aveva divertito fino a quando non aveva realizzato che lei avrebbe anche potuto pensare che qualcuno le avesse fatto un favore e , quindi, essere felice per quello. Era certo che il suo ragazzo, Gourry, ne sarebbe stato entusiasta e lui certo non voleva fare felice quel deficente.
La Copia chiuse gli occhi e respirò profondamente, concentrandosi sulle gioie di essere una donna e cercando di convincere il proprio corpo che voleva diventare femminile. "Le persone accetteranno la mia esistenza," cantilenò, "mi sorrideranno senza motivo......gli uomini mi offriranno da bere....sarò in grado di esprimere me stesso completamente......sarò in grado di fare qualunque cosa sorridendo e comportandomi innocentemente......avrò orgasmi multipli..."
PLOOBADOOF!
"Oh sì...."
Marrigan non era il tipo di città in cui puoi passeggiare per le strade al tramonto. Per i Marriganensi, come si definivano gli abitanti, il tramonto era solo l'inizio della festa e tutti, nel giro di miglia, lo sapevano. Questo era il modo in cui i Marriganensi si guadagnavano da vivere: Intrattenimento. I pittoreschi negozietti che vendevano le opere degli artigiani locali rimanevano aperti anche dopo la mezzanotte e offrivano ai loro clienti abituali vini speziati e caffè, thè esotici e dolci. C'erano gallerie d'arte e teatri, sia al chiuso che all'aperto, un parco ornamentale e manicure, giardini pubblici e i ristoranti, i clubs e i bar più all'avanguardia di tutto il paese. Prestigiatori e acrobati, musicisti e mimi si esibivano nelle strade per gli spiccioli che i passanti gettavano nelle loro ciotole. Le prostitute offrivano i loro beni nei più eleganti e ricercati bordelli o ovunque (e soddisfacendo qualsiasi desiderio) i loro clienti preferissero. C'erano templi per qualsiasi dio conosciuto e anche per quelli che ancora non lo erano. Sacerdoti e sacerdotesse, prostitute templari e chierici gomito a gomito con attori e filosofi. Tutto ciò che volevi, potevi ottenerlo a Marrigan, dove ogni stimolo per la mente, il corpo e lo spirito era disponibile—ad un prezzo.
Dell'esausto trio di viaggiatori che stava entrando in città quella sera su cavalli ugualmente esausti, soltanto uno sembrava infelice di trovarsi lì; gli altri due si stavano guardando in torno con gli occhi sgranati per la meraviglia e chiaccheravano fra di loro per decidere dove cenare quella sera. La Principessa Amelia di Seyruun era offesa oltre ogni dire per tutta quella feccia e quella volgarità che vedeva intorno a sè. Agli occhi della Principessa - amante della giustizia - Marrigan era la discarica del mondo. O, se possibile, un posto ancor più puzzolente. Donne eccessivamente truccate, con i capelli tinti e vestiti discinti cercavano di adescarli e portarli fra le loro sudice grinfie per qualche minuto di perversione—proprio accanto ad esse alcuni predicatori elencavano le punizioni che attendevano coloro che compravano i servizi delle prostitute. Grida e risate rauche provenivano da quasi tutte le finestre e le porte aperte, insieme ad altri suoni ai quali Amelia chiuse testardamente le orecchie. "Che posto orribile" gridò ai suoi compagni, senza preoccuparsi che qualcun altro potesse sentire. Qualcuno lo fece e le concesse soltanto una risata strafottente prima di rituffarsi nei suoi impegni notturni. "Non posso credere che tu mi abbia portata qui, Lina! Gourry, dille che dobbiamo lasciare questo posto! Dovremo continuare fino alla prossima città—"
Un sorriso da orecchio a orecchio comparve sul viso di Gourry. "Huh-huh! Assolutamente no! Questo posto è grandioso! Hey, Lina, lo senti questo odore?"
Anche Lina stava ridendo, anche se probabilmente non per gli stessi motivi. "Sì! Pollo alla griglia! Muoviamoci!" e costrinse il proprio stanco cavallo ad un debole trotto. Gourry stava per seguirla, quando Amelia iniziò a piangere.
"Lina! Perchè non mi ascolti? A voi non importa niente?"
"A me importa non morire di fame!" Lina gridò in risposta, senza voltarsi. Scivolò giù dalla sella e legò saldamente le redini del cavallo al palo che c'era fuori dal ristorante, accanto ad altre tre cavalcature dall'aspetto meno spossato.
Gourry legò il proprio cavallo accanto a quello di Lina e fece lo stesso con quello di Amelia quando, riluttante, li raggiunse. "Su, Amelia, non piangere. Andrà tutto bene. Te lo prometto, se qualcuno prova a farti qualcosa lo prenderò a calci nel sedere!"
Amelia tirò su col naso. "Lo farò da sola, grazie" ma si attaccò saldamente al braccio di Gourry, anche solo per il fattore intimidatorio che quel suo aspetto e la gigantesca spada fornivano al contrario della propria piccola e disarmata figura.
Lina afferrò l'altro braccio di Gourry, e i tre spinsero la porta in stile saloon entrando nella stanza principale del palazzo, piena di fumo. Nessuno, tranne il barista, alzò lo sguardo quando entrarono e analizzarono la stanza in cerca di un tavolo libero. Il posto era pieno zeppo di clienti che ingurgitavano cibo dall'odore delizioso, tracannando ogni tipo di bevanda. Alcuni erano ben vestiti, con sete e gioielli, ma la maggior parte indossava abiti simili a quelli di Lina e dei suoi amici. Tutti erano in qualche modo armati, i pugnali sembravano l'arma preferita, infilati nelle cinture, negli stivali oppure in foderi da coscia o da braccio. Torce bruciavano dai candelieri che pendevano dal soffitto pesantemente intravato dove gran parte del fumo, proveniente da innumerevoli sigari, sigarette e pipe, si riuniva in nuvolette spettrali. Cameriere in minigonna e bikini si affrettavano fra i tavoli, i vassoi di cibo e bevande tenuti sollevati, evitando abilmente pizzicotti e pacchine con sorrisi e risolini maliziosi. Trofei di caccia erano appesi alle pareti ed esempi di artigianato locale erano sparsi un pò ovunque per la stanza, sulle tavole, sui muri e negli angoli. Lina vide un sèparè in un angolo dalle parti del bar e guidò i suoi compagni in quella direzione. Con grande gioia si tolse il mantello e la spada, gettandoli nel sèparè, per poi superare gli altri due, con un sospiro. Gourry si sedette davanti a lei, con la spada appoggiata alla sedia, mentre Amelia occupò il posto accanto a Lina. "Amelia, vuoi asciugarti gli occhi?" sibilò Lina "La gente ci sta fissando".
Amelia si asciugò obbedientemente con un angolo del mantello, che si era rifiutata di togliere, cercando di apparire, se non felice, almeno non preoccupata del fatto di trovarsi lì. "Non sono a mio agio qui, Lina"
"Oh, piantala" replicò aspra Lina. "E' solo per una notte e tutto ciò che faremo in questa città sarà mangiare e dormire. Credi di potercela fare?"
"E resistere al desiderio di rimproverare alle persone la 'strada del male' che stanno percorrendo?" aggiunse Gourry con uno sguardo severo. "Non vogliamo problemi, Amelia, siamo di fretta, ricordi?"
Rimproverata e profondamente ferita, Amelia annuì, con gli occhi fissi sulle proprie mani incrociate sul tavolo.
Dopo qualche istante Gourry ebbe un attacco di coscienza e accarezzò affettuosamente le mani di Amelia sul tavolo. "Non volevo ferire i suoi sentimenti, Principessa. Mi dispiace"
Colte di sorpresa da questa affermazione, sia Lina che Amelia alzarono lo sguardo, sconvolte, ma Gourry decise di ignorarle. Un Amelia felice era un Amelia tranquilla, e tutto ciò che voleva in quel momento era godersi un buon pasto e una birra in pace. E guardare un pò di ragazze quando Lina non lo vedeva.
"Salve, gente!" esclamò la cameriera dai capelli rossi mentre gettava i menù davanti a loro, chinandosi molto lentamente per dare una bella occhiata a Gourry e per sorridergli caldamente. "Salve bellezza" flirtò la ragazza "E' una spada bella grossa quella hai là" gli fece l'occhiolino.
Lina e Amelia erano furiose. Gourry sorrise e divenne rosso, non afferrando minimamente il gioco di parole, con gli occhi fissi sull'ampio decoltè della ragazza. "E' un cimelio di famiglia" le rispose con i suoi grandi e ingenui occhi azzurri. Lina gli assestò un calcio nello stinco da sotto il tavolo e gli lanciò uno sguardo molto significativo. "Ow! Cos'ho fatto?"
"Rimetti gli occhi nelle orbite, stallone. Sei gà occupato, ricordi?" rispose Lina, venefica. Ma mise su un nauseante tono mellifluo per rivolgersi alla cameriera, la quale si era finalmente accorta che Gourry non era l'unico ad avere la spada, ed ordinò: "Due birre e un caffè. Ti va bene il caffè, Amelia?"
Amelia annuì ma non disse nulla, rimanendo saggiamente al di fuori della zona pericolosa che si era rapidamente creata tra Lina e Gourry. Forse avrebbe fatto bene a non dividere la stanza con loro più tardi.
"Ottimo. Caffè, allora" ripetè Lina. "Abbiamo bisogno di tempo per dare un'occhiata al menù". Quando la cameriera non accennò a spostarsi, Lina le sorrise pericolosamente, facendole segno con una mano di levarsi dai piedi. "Grazie!" La cameriera se ne andò, leggermente pallida in volto. Sul volto di Lina scomparve l'espressione da 'brava ragazza' e, se fosse stato possibile, il suo sguardo gelido avrebbe aperto un paio di buchi sul povero Gourry.
Gulp. "Cos'ho fatto?"
Lina nascose il viso fra le mani e scosse la testa, meravigliandosi ancora una volta degli impareggiabili livelli a cui poteva arrivare la sua stupidaggine. Amelia incrociò le braccia e sospirò. "Non posso credere che tu non lo sappia. Come puoi essere così insensibile, Gourry? Flirtare con quella sgualdrina mentre Lina è seduta proprio lì accanto! Le devi delle scuse!"
Gourry le lanciò un'occhiata ferita. "Io non stavo flirtando con lei, era lei che flirtava con me!
"Tu le hai risposto flirtando!" replicò Amelia.
"Non è vero!"
"Si, invece!"
"No"
"Si—"
"Silenzio, tutti e due" brontolò Lina con voce ovattata, il viso ancora tra le mani. Sospirò e tornò seduta, copiando la posizione di Amelia. "Non può farci niente, Amelia" disse, aspra "lo sai come la pensa sui seni. Devono essere grossi e ben visibili, cosa che i miei non sono. Dopotutto, è solo un uomo. Non è che può controllarsi"
"Hey!" Protestò Gourry, non ancora completamente sicuro di ciò che aveva sbagliato. "Cavolo, Lina, io sono innamorato di te, ma non sono morto!" esclamò sussultando, mentre il cuore gli andava in gola. Aveva appena detto che l'amava?
"Oh!" Lina unì i palmi delle mani e si diminò deliziata. "Sei innamorato di me?! Dici sul serio?! Oh, Gourry!"
"Lina!" Gourry le lanciò il suo miglior sguardo da tonto e cercò di capire se stava dicendo sul serio o se era sarcastica.
SLAP!
Ah. Era sarcastica. Gourry si massaggiò la guancia dopo lo schiaffo di Lina e s'imbronciò. "Sono davvero innamorato di te..." ripetè tristemente. Ora che aveva finalmente trovato il coraggio di dirlo davanti ad altre persone, aveva scoperto che non poteva smettere di dirlo fino a che anche lei non glielo avesse detto. Seguendo il proprio ragionamento, se lei non poteva dirglielo in faccia allora non lo amava affatto e quindi lo stava solo usando. Se questo era vero, allora lei non aveva alcuna ragione di essere arrabbiata se lui flirtava con le altre. Affondò nella propria sedia, sopportando in silenzio la tirata di Lina, facendo finta di non sentirla mentre lo chiamava stupido e noioso e insensibile e colpevole di un'altra litania di manchevolezze. Dopo alcuni istanti cominciò a non ascoltarla nemmeno, annuiva soltanto nei momenti che credeva giusti, concordando che era qualsiasi cosa lei stesse dicendo e sperando che la cameriera tornasse con la sua birra. Decise che Lina non lo amava nel modo in cui lui amava lei e che doveva semplicemente iniziare a cercare qualcun'altra. Qualcuna che lo rispettasse almeno un pò e lo trattase come un essere umano con dei sentimenti che possono essere feriti.
Fu in quel momento che il ragionamento di Gourry lo portò a compiere la peggior azione che potesse fare in quelle circostanze: chiedere alla cameriera il suo nome, quando tornò con le bevande. Lina, naturalmente, reagì nell'unico modo che conosceva: aspettò che fossero soli nella loro camera dopo cena e poi mise su una scenata pazzesca. Amelia se ne stava semplicemente seduta a guardare fuori dalla finestra, senza vedere realmente il serraglio d'umanità che stava passando, cercando con tutte le sue forze di non sentire ciò che stava accadendo dietro di lei. Finalmente, non riuscendo più a sopportarli, disse che scendeva di nuovo a prendersi un altra tazza di caffè e lasciò i due 'piccioncini' a vedersala tra loro.
"Già di ritorno?" Chiese la stessa cameriera che l'aveva servita prima.
Amelia annuì e cercò di sembrare amichevole. "Un caffè, per favore"
La cameriera annotò l'ordine e poi andò a prenderlo. Invece che con solo una tazza, tornò con l'intera teiera. "Credo che tu possa prendere questa, tesoro" disse con una strizzatina d'occhio affettuosa. "Immagino che se la stia prendendo con lui in privato, huh?"
Amelia avrebbe voluto dirle di farsi gli affari suoi e che, oltretutto, la litigata in questione era tutta colpa sua, ma invece si limitò ad annuire. Sperò che la donna se ne andesse a quel punto, ma non ebbe fortuna.
"Ti dispiace se mi siedo?" Chiese mentre prendeva la sedia di fronte ad Amelia. "Hai l'aria di chi ha bisogno di compagnia"
Fu allora che Amelia notò che aveva portato due tazze oltre alla teiera. Dalla precedente domanda di Gourry sapeva che il nome della ragazza era Ruby, ma tutto lì. Ruby versò ad entrambe una tazza di caffè, bevve un sorso dalla sua e sorrise ad Amelia ancora una volta. "Non ho capito il tuo nome" disse.
"Amelia".
"Ciao Amelia" Ruby fece un brindisi con la sua tazza. "Allora, chi è la rossa?"
Amelia fece scorrere il dito sul bordo della sua tazza scoprendo che, dopotutto, non aveva voglia di caffè. "Lina"
"E' sempre così suscettibile?"
Amelia annuì. "Specialmente con Gourry"
Ruby concordò con aria saggia. "Dev'essere amore"
Amelia si strinse nelle spalle. "Ho sempre pensato che le persone che si amano debbano essere gentili l'una con l'altra ma non credo che Lina sappia come essere gentile"
"Ah"
Sedettero in silenzio per un pò, la principessa sempre non bevendo il suo caffè, la cameriera guardando Amelia che non beveva il caffè. Poi Ruby chiese: "E tu? Scommetto che hai un ragazzo che ti tratta benissimo"
Amelia arrossì e si morse un labbro. "Bè, c'è un uomo.." iniziò timidamente, poi la sua voce divenne sognante. "E' alto e affascinante e forte e un mago molto potente. Ed è così coraggioso" Sospirò, emozionata.
Ruby le si avvicinò con un lampo bramoso negli occhi. "Sembra meraviglioso"
L'espressione sul viso della principessa si incupì improvvisamente. "Lo è, ma lui non mi vuole. Dice che siamo solo amici" bevve il caffè senza assaporarlo realmente e cercando di non cadere di nuovo nella depressione. E poi qual'era il tipo di Zelgadiss? Cosa voleva in una donna? E perchè non era lei? Dov'è che lei veniva a mancare? Qual'era l'elemento cruciale che mancava in lei?
"Qual'è il suo problema?" Ruby le mostrò la sua comprensione, stizzita. "Sembri una ragazza molto dolce—e sei anche carina"
Amelia alzò le spalle. "Non so cosa vuole. So solo che non sono io"
"Oh, dolcezza, probabilmente non ti merita!" Ruby la consolò, sporgendosi in avanti per colpirle affettuosamente la mano. "Hey! Sai cosa? Forse dovresti provarci con quel Gourry! Se la sua ragazza lo tratta come una merda e tu no, forse vedrà la luce e—"
Amelia scosse energicamente la testa . "No! Io voglio Zelgadiss. Gourry è dolce ma è veramente tonto. Zelgadiss è praticamente un genio!"
A sentire il nome di Zelgadiss, gli occhi di Ruby si spalancarono e la ragazza ridacchiò per la sorpresa. "Ah! Zelgadiss la chimera?! Sei innamorata di lui?" Squittì e in pratica uscì quasi dal top che portava. "Oh, hai ragione: è cooooosì attraente! E misterioso!"
Amelia spalancò gli occhi. "Conosci Zelgadiss?!"
"E' stato qui alcune settimane fa ed è rimasto per un paio di giorni" Ruby si entusiasmò. "Le ragazze erano pazze di lui" sospirò. "Quella voce..."
"Già..." Amelia concordò tristemente. "Cosa darai per svegliarmi con quella voce e continuare a sentirla tutto il giorno...."
Un'altra piccola botta affettuosa sulla mano di Amelia. "Bè, hai detto che siete amici, giusto?" Amelia annuì cupamente "Allora puoi sempre passare il tempo con lui e forse aprirà gli occhi e si renderà conto del bocconcino che sei! Per queste cose a volte ci vuole tempo" Sentendosi soddisfatta del suo stesso consiglio, la cameriera si versò un'altra tazza di caffè. "E dimmi, cosa sta facendo il nostro stallone in questi giorni? L'hai sentito ultimamente?"
Contrariamente alle sue intenzioni iniziali, che erano senz'altro migliori, Amelia iniziò a raccontare tutta la torbida storia di Zelgadiss e della sua terapista, che in realtà non era altro quell'essere malvagio di Xellos e del piano che loro avevano escogitato per salvare Zel. Un'ora dopo, Amelia era così fatta di caffè che acconsentì ad accompagnare Ruby in una passeggiata lungo il quartiere dei teatri, per assistere alle performance di strada. Coscienziosa com'era, Amelia lasciò al portiere di notte un messaggio per Lina e Gourry, in caso fossero scesi a cercarla prima del suo ritorno (tutto questo basandosi sul fatto che neanche Lina e Gourry potevano litigare per tutta la notte). Senza dubbio si sarebbero preoccupati se non l'avessero trovata dove aveva detto di essere e, ugualmente senza dubbio, Lina sarebbe sicuramente andata fuori di testa pensando al peggio, il che l'avrebbe portata (senza dubbio) a fare qualcosa di avventato.
Lungo il percorso verso l'uscita, attraverso la stanza affollata, Amelia andò a sbattere contro un tavolo, buttando a terra la spada che vi era appoggiata sopra. Scusandosi velocemente, raccolse la spada da terra e la riconsegnò alla proprietaria. La mercenaria (o almeno Amelia supponeva che fosse tale, visti gli abiti e le armi) ringraziò brevemente con un cenno della testa, e poi tornò alla sua birra come se Amelia e Ruby avessero cessato di esistere. Quando le due ragazze se ne furono andate, la donna contò fino a venti, poi si alzò, assicurò la spada alla vita, lasciò alcune monete sul tavolo per pagare il conto e, con un cenno al barista, spinse le ante della porta e uscì nella notte.
"E non sopporto quando mi chiami stupido!" Gridò Gourry ad una Lina stranamente intimidita che sedeva sul bordo del letto, con il viso rosso rigato di lacrime e gli occhi spalancati. Gourry era chinato in avanti, occhi negli occhi con lei. "So di non essere un genio, ma non sono neanche stupido come mi definisci! E fa male, Lina, lo sai questo? Io sono qui che ti tratto come una principessa e tu non fai altro che picchiarmi e dirmi che sono stupido!" Iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza, il viso umido e rosso di rabbia come quello di lei. "Adesso voglio sapere cosa provi veramente per me, Lina—" si voltò velocemente per puntarle un dito in faccia. "e non cambiare discorso come fai di solito! Devi darmi una risposta chiara, qui, su due piedi: mi ami o no? Perchè se la risposta è no, abbiamo chiuso, e mi cercherò qualcun altro che mi tratti bene"
Lina lo fissava stupefatta, non avendo mai visto lo spadaccino, di solito molto tranquillo, arrabbiarsi in quella maniera. Quella minaccia di andarsene rimbombava e rimbombava nella sua testa, mandandole il cuore in gola. "Mi lasci?" sussurrò "Vuoi davvero lasciarmi?"
"Rispondi e basta!" Le urlò Gourry in risposta.
Lina si ranicchiò e un fiume di lacrime ancora più intenso le bagnò le guance. Il pensiero di perderlo, che Gourry la lasciasse davvero, di dover affrontare i giorni senza la sua compagnia.........no, non poteva. Lui aveva ragione. Era sempre stato carino con lei, dolce, arrivando fino al punto di rischiare la propria vita in diverse occasione per salvarla. E lei lo aveva ripagato con parole cattive e insulti. Alzò lo sguardo su di lui con le labbra tremanti, guardandolo come se fosse stata la prima volta: era veramente affascinante, ma i suoi grandi occhi azzurri, così spesso pieni di ingenua fiducia, erano ora duri e freddi. E spaventati e feriti. Tutte le dure parole che aveva pronunciato le tornarono indietro e per la prima volta Lina le sentì come lui doveva averle sentite; facevano male. Fece un profondo respiro, con il cuore che le batteva forte e la voce tremante, resa rauca dall'aver urlato e pianto per ore disse:
"Ti amo" tirò su col naso e si asciugò le guance. "L'ho sempre fatto. E lo farò sempre. Ti prego non lasciarmi!" Lina si gettò fra le sue braccia e lui la circondò con uno strettissimo abbraccio. "Mi dispiace, sono così egoista, ma non lo faccio apposta! Non volevo ferirti, Gourry! Non lasciarmi!"
"Shhh..." la tenne stretta fra le braccia a lungo, poi la sollevò e la distese sul letto. Scivolò sopra di lei e premette le labbra su quelle di Lina, in un lungo, caldo e umido bacio. "Basta parlare.." sussurrò con voce fioca, intrecciando le dita nei suoi capelli fini mentre gentilmente, appassionatamente, le baciava il viso e la gola.
Dimenticarono tutto di Amelia, di Zelgadiss e del resto del mondo nelle ore che seguirono finchè, completamente esausti, si addormentarono l'una nelle braccia dell'altro.
Durante il suo secondo giorno lontano da Triskela, Zelgadiss scoprì di non essere l'unico a non vedere l'ora di un'altra seduta con la Dottoressa Sorez. Si era fermato per pranzare in una locanda lungo la strada, con l'intenzione di riposarsi solo un'oretta o due prima di continuare per Grenich ma i suoi cambiarono non appena mise piede dentro la locanda.
"Zelgadiss!"
Sorpreso di sentire il proprio nome in un posto così fuori mano, portò la mano all'elsa della spada mentre cercava in giro per la stanza la sorgente di quella voce.
"Zelgadiss! Da questa parte!" Lo chiamò di nuovo la voce femminile. Questa volta Zelgadiss vide un braccio agitarsi ad un tavolo dall'altra parte della stanza. Non poteva credere ai suoi occhi.
"Dottoressa—Dottoressa Sorez?!" Zelgadiss si affrettò a raggiungere il suo tavolo e si sedette sulla sedia accanto a quella della donna. "Cosa ci fà qui?" Non poteva credere alla sua fortuna. Aveva pensato a lei quasi costantemente e aveva desiderato di poterla contattare in qualche modo per chiederle se potevano vedersi prima—ed eccola qui. Era quasi troppo bello per essere vero: una donna che la pensava come lui!
Lei arrossì leggermente, una mano che le sosteneva il mento, l'altra che girava attentamente il caffè. "Spero che non ti dispiaccia, ma io—bè, ho pensato che forse potevo raggiungerti se mi sbrigavo" farfugliò timidamente, "e ho pensato che sarebbe stato carino rivederti" alzò lo sguardo su di lui improvvisamente, sorridendo, "non ufficialmente, sai..socialmente. Oh Dio, mi sento così stupida!" Arrossì ancora di più, iniziando a mordersi le unghie.
Zelgadiss si affrettò a rassicurarla. "No, non devi! In realtà avevo pensato la stessa cosa ma non sapevo come contattarti" anche lui arrossendo leggermente. "Sono contento che tu mi abbia trovato, davvero"
Entrambi risero, consapevoli della propria goffaggine e poi si ritrovarono incastrati in una di quelle pause imbarazzanti.
Fortunatamente apparve una cameriera, venuta a prendere le ordinazioni di Zelgadiss, salvandolo dal dover rispondere alla prima cosa sensata che lui e la dottoressa Sorez si erano detti. In realtà la sua mente era completamente vuota. Anche prima di diventare una chimera, i suoi rapporti sociali non erano esattamente stellari ed erano perfino peggiori quando la situazione coinvolgeva una ragazza. Le ragazze trasformavano la sua mente, di solito scattante, in un bradipo zoppo. Quando la cameriera se ne fu andata, lei iniziò a spiegargli la sua decisione di rivederlo prima dell'appuntamento che avevano fissato, ma tutto ciò che lui riuscì a fare fu annuire stupidamente nei momenti giusti e fissarla. I suoi capelli erano sciolti e la maglia che indossava aveva un ampio scollo che mostra più decoltè di quanto il cervello di Zelgadiss fosse equipaggiato per sopportare al momento. Dopo una più attenta osservazione, Zelgadiss notò che quella non era affatto una maglia, ma un vestito di pelle. Un groviglio di collane di perle le cadeva sullo scollo, nascondendo e allo stesso tempo attirando l'attenzione su di esso. Una brillante luce pomeridiana entrava dalla finestra e si rifletteva sulle perle. Dannazione, aveva un profumo fantastico! Fiori e spezie....e qualcos'altro....
All'improvviso lei si allungò in avanti per alzargli delicatamente il mento. "Zelgadiss? I miei occhi sono quassù"
"Huh?" Oh-Oh. Zelgadiss divenne rosso fino al collo e si scusò con una sequenza disorganizzata di parole, rispondendo che stava osservando le sue collane, ammettendo che era una bugia, spiegandole che però lui non era sempre così e poi insistendo che lui non era sempre così.
Lei lo fermò, appoggiando gentilmente un dito sulle sue labbra. "Non avevo idea che tu provassi questo" esclamò con voce sommessa, lasciando che le sue dita scivolasserò dalle labbra del ragazzo fin sotto il mento. "Anche io" ammise la dottoressa con un sorriso falsamente timido "Mi chiedo cosa ci sia qua sotto" accarezzò la sua maglietta con un dito "ti copri così tanto che una ragazza......s'incuriosisce" Arrossì e si mordicchiò un unghia. "Non pensi che sto correndo troppo, vero? Di solito non faccio così, ma, ecco, non ho mai incontrato qualcuno come te!" abbassò lo sguardo, veramente mortificata. "Adesso si che mi sento veramente stupida"
"Per essere attratta da me?" Zelgadiss avrebbe voluto dire, ma non lo fece; se era questo che intendeva lui, sinceramente, era d'accordo con lei. Ad ogni modo, lui sapeva che non era affatto questo ciò che lei intendeva. Allungò, tremante, una mano e la mise su quella di lei, stringendola. "Non devi. Sono lusingato. Non mi capita spesso di sentire cose così" confessò nervosamente. "Di solito ricevo solo stupide battute sulla solidità del mio corpo".
Sbattè le palpebre per qualche istante, poi afferrò il gioco di parole e sorrise. "Sempre duro? Qualcuno ti ha detto questo?"
"No. Ho sentito una ragazza raccontare questa battuta ad un'altra" ridacchiò. "L'ho solo l'altro giorno, per caso"
La dottoressa trattenne una risatina. "Credo che sia una cosa da donne"
Zel scosse la testa. "Credo di sì"
Dopo un'altra lunga e imbarazzante pausa lei chiese esitante: "Non pensi che stia correndo troppo, vero?"
Lo pensava, ma per nessuna ragione al mondo Zelgadiss le avrebbe detto la verità. "No, va tutto bene. Sono abituato ad avere intorno donne estroverse". In realtà "intraprendenti" sarebbe stato più giusto ma Zel pensò che l'avrebbe fatta sentire ancora più stupida di quanto non si sentisse già. Seguì un'altra pausa, poi Zelgadiss si ricordò cosa voleva chiederle. "Sai, non so neanche il tuo nome"
Il modo in cui gli sorrise trasformò il suo cervello, già molle, in fanghiglia. "Lara"
"Lara..." Zelgadiss lo assaporò. "E' un bel nome"
"Oh, grazie"
Al momento di pranzare, i due stavano ridendo e chiaccherando come vecchi amici e Zelgadiss aveva deciso di passare la notte a Triskela.
La mattina dopo Lina e Gourry partirono riluttanti alla ricerca di Amelia (e c'è da dire che avrebbero preferito di gran lunga rimanersene a letto).
Ricevettero il messaggio che gli aveva lasciato e che li informava della sua passeggiata in città con la cameriera Ruby, ma nessuno lì al ristorante aveva visto Amelia tornare. Lina chiese al portiere di giorno se Amelia aveva preso una stanza per sè, ma l'uomo vide che non c'era nessuna registrazione al riguardo. Il turno di Ruby non sarebbe iniziato prima di quella sera ma il portiere, vedendo quanto fossero preoccupati e ben sapendo cosa può capitare a vagabondare per le strade di una città come Marrigan, aveva dato a Lina l'indirizzo di Ruby così che potesse andare a controllare se Amelia aveva passato la notte lì. Se non era così, forse Ruby sapeva dov'era andata la principessa quando le loro strade si erano divise.
"Bene, questo è il posto" esclamò Lina, poco convinta. Erano giunti di fronte ad una piccola casa a due piani, con il cortile pieno di erba incolta e infestato dalle erbacce. Il cortile in questione era circondato da una palizzata in ferro battuto, rotta e arrugginita. Gran parte delle finestre della casa erano incrinate o rotte e parte del tetto sembrava crollato. La vernice grigia si staccava in molte zone, rivelando tavole di legno mangiate dalle termiti. Lina indicò la porta con un gesto esagerato. "Vogliamo andare?"
Gourry annuì, rimise la spada nel fodero e seguì Lina tra l'erba in direzione della porta principale della casa. Analizzò i dintorni mentre Lina bussava, stando ben attento a qualsiasi possibile segno di vita. Silenzio, a parte il cinguettare degli uccellini sui vecchi alberi nel giardino della casa dall'altro lato della strada. Quella casa aveva un prato tenuto benissimo, con una graziosa e piccola fontana raffigurante un gatto che cerca di afferrare i pesci in uno stagno. Alle finestre pendevano allegre tendine azzurre e sull'ordinato portico dipinto di bianco c'erano delle sedie a dondolo. Le altre case del quartiere erano ugualmente ben tenute e pittoresche, tutte tranne quella che Lina aveva davanti. "Non mi piace, Lina" le disse lui "c'è qualcosa che non quadra".
Lina era d'accordo. Era come sei i suoi capelli si fossero drizzati. Non solo qualcosa "non quadrava", ma la casa era satura di magia. Magia nera. Esternò quella sensazione al suo compagno che reagì estraendo la spada. Lina bussò di nuovo e poi ancora una volta, senza ottenere risposta. Lina si avvicinò ad una delle finestre rotte e polverose, ne ripulì una parte col palmo della mano e ci guardò attraverso. I mobili che c'erano sembravano non essere usati da anni. Il pavimento sembrava corroso in alcune parti e incurvato in altre. Un ratto si affrettò lungo la stanza, fino ad arrivare ad un morbido e sudicio nido nel caminetto spento.
Gourry stava sbirciando attraverso un'altra finestra. "Credo che nessuno viva più qui da un bel pò"
Lina sarebbe stata d'accordo con lui se non fosse stato per la forte magia che circondava quel posto. "Forse questo è proprio quello che vogliono farci credere" ragionò, mentre Gourry la raggiungeva alla sua finestra. "E se tutta questa magia che sento non fosse altro che un incantesimo di illusione per far sembrare abbandonato l'edificio?"
Gourry si grattò la testa, molto confuso. "Perchè qualcuno dovrebbe volere una cosa simile?"
"Potrebbe essere un qualche tipo di sistema di sicurezza" replicò Lina, congratulandosi con sè stessa per aver resistito al desiderio di non chiamarlo tonto. Dopo la sua performance della notte precedente, era pronta ad accettare tutta la stupidità che lui voleva dimostrarle e a perdonarlo all'istante. Non si era mai sentita così beata in tutta la sua vita, come un gatto in un bel posticino riscaldato dal sole. Neanche la sparizione di Amelia le aveva fatto perdere le staffe come invece avrebbe fatto di solito. In più, non aveva sentito l'impulso di friggere niente per tutta la mattina.
"Io credo invece che la gente s'introdurrebbe senza farsi troppi problemi in una casa abbandonata" Ragionò Gourry, mentre osservava attraverso il vetro che Lina aveva pulito "Sai, rompere una finestra ed entrare tranquillamente"
"Huh." Lina lasciò la finestra per esplorare il perimetro della casa, i suoi sensi pronti a captare anche la più piccola incrinatura in quel misterioso incantesimo. Era insistente come un tamburo. "Mi chiedo se questo incantesimo è per noi" pensò ad alta voce "per tenerci lontani. Cosa stanno nascondendo?"
"Amelia?" Suggerì Gourry. "Forse hanno scoperto chi è e la tengono per ottenere un riscatto!"
L'idea aveva senso, tranne per un piccolo dettaglio. "Non credi che avrebbero mandato una richiesta di riscatto?"
Gourry ci pensò su. "Credo di sì. Ma non l'avrebbero spedita a noi, l'avrebbero spedita al Principe Phil, no?"
Lina considerò questo ragionamento, ma decise che c'era qualcosa di strano. "Se non fossimo contro Xellos e la Copia di Rezo ti darei ragione, ma ho la sensazione che quei due siano coinvolti nella sparizione di Amelia e abbiano qualcosa a che fare anche con l'incantesimo di questa casa"
"Magari Amelia sta bene, e qui dentro ci vive un mago. E questo mago ha messo un incantesimo sulla casa in modo che nessuno lo trovi!" Replicò Gourry. "Non puoi sempre pensare al peggio"
Lina annuì con aria pensierosa, ma non era del tutto d'accordo con lui. Non aveva prove per sostenere la sua teoria, aveva soltanto quella sensazione nello stomaco che le diceva che c'era qualcosa che non andava e che tutto questo c'entrava qualcosa con l'attuale situazione di Zelgadiss. La Copia aveva davvero già tentato di fermarli una volta, rubando loro i cavalli; cosa poteva fermare lui (o Xellos) dal tentare un altro sabotaggio, rapendo Amelia? Avrebbe costretto lei e Gourry ad una scelta: cercare Amelia, o avvertire Zelgadiss. Oppure dividersi per fare entrambe le cose, ma questo li avrebbe resi più vulnerabili agli attacchi. "No, Gourry, non credo che questa storia sia così semplice come dici. E' che ho questo presentimento..."
"Ancora intuito femminile?"
"Esatto"
"Grandioso" si lamentò Gourry. "E allora cosa facciamo? Puoi distruggere l'incantesimo?"
"Posso provarci" Lina fece un profondo respiro e chiuse gli occhi.
"Non ce n'è bisogno" disse, tranquilla, una voce femminile alle sue spalle. Lina si voltò di scatto, una fireball già pronta fra le mani; Gourry puntò la spada in direzione della straniera. Era come se fosse apparsa dal nulla il che , secondo Lina e Gourry, le fruttava un posto nella lista dei 'cattivi'. La donna alzò le braccia per dimostrare che non voleva far loro del male, ma Lina e Gourry non abbassarono la guardia. "Ho delle informazioni su dove si trova la vostra amica. V'interessano?"
Lina lasciò andare l'incantesimo, ma fece segno a Gourry di mantenere la guardia. "Chi sei tu?"
La donna fece loro un sorrisetto soddisfatto e appoggiò una mano sull'elsa della sua spada, ma la tolse non appena Gourry le fece segno con la spada di tenere le mani lontano dalle armi. "Qualcuno che ha le informazioni che cercate" rispose, alla fine.
Che noiosa. Lina formò una nuova fireball fra le mani e portò le mani un pò indietro, come per lanciarla. La nuova arrivata non si scompose. "E' meglio che la lanci prima che ti scoppi in mano" disse la donna, con voce strascicata, mentre incrociava le braccia e assumeva un'aria annoiata.
Lina ci pensò su, considerando seriamente di colpire a morte quella presuntuosa ma poi ci rinunciò. Lasciò andare la fireball in aria, dove scoppiò senza far male a nessuno con un sonoro scoppio. Alcuni visi spaventati fecero capolino dalle finestre delle case vicine, pochi, coraggiosi Marriganesi aprirono la porta principale quel tanto che bastava per metter fuori la testa e dare una sbirciatina. Una voce maschile proveniente da qualche casa più in giù gridò loro di smetterla, aggiungendo una maledizione piuttosto colorita su chi usava la magia in generale. "Huh" pensò Lina tra sè e sè "Allora sono abituati a gente che spara incantesimi a destra e a manca? Interessante." Poi, a voce alta, chiese: "Quanto ci costeranno queste tue informazioni?"
Un sorrisetto si formò sul viso della donna. "Dove si trova la Principessa di Seyruun? Hmmmmm...potrebbe essere costoso"
Dannazione. Un'occhiata a Gourry bastò a Lina per capire che era preoccupato quanto lei. Sia che questa donna fosse stata informata di dove si trovasse Amelia, sia che avesse visto la Principessa di persona e l'avesse riconosciuta, entrambe le cose
significavano che era qualcuno che era stato a Seyruun almeno una volta, probabilmente di più, per essere capace di riconoscere Amelia a prima vista. "Quanto costoso?"
I suoi occhi color nocciola brillarono di un gelido grigio. Alle sue spalle alcuni dei vicini si erano fatti tanto coraggiosi da lasciare le proprie case per seguire la scena. "Perchè non ce ne andiamo in un posto più appartato, hm?"
Lina e Gourry annuirono ma dissero nuovamente alla donna di lasciare le armi. Lei rifiutò. "Non sei in condizioni di dare ordini, Inverse" sibilò, sorridendo soddisfatta all'espressione arrabbiata di Lina quando si accorse che sapeva il suo nome.
"Come sai il mio nome?" Chiese Lina.
La donna sembrò divertita. "Chi non ha sentito parlare di Lina 'Bandit Killer' Inverse?"
"Sopratutto un bandito, eh?" replicò Lina, pensando di insultare quella donna irritante. Ma, con sua grande sorpresa, la straniera si limitò a ridacchiare.
"E così ovvio?" Chiese timidamente "E' la spada, non è vero? Oppure i coltelli, eh?"
Gourry la guardò a bocca aperta. "Ammetti di essere un bandito? Davanti a Lina Inverse?" Guardò prima la donna e poi Lina, e viceversa per un paio di volte, chiedendosi chi avrebbe fatto la prima mossa. "Sei pazza?"
Di nuovo quel sorrisino irritante. "E' probabile. Però non credo che lei mi ucciderà visto che ho ciò che vuole. Giusto, Lina?"
"Sputa il rospo, ok?" Abbaiò Lina "Dov'è Amelia? Più stiamo qui e meno pazienza mi rimane!"
"Perchè te ne è rimasta un pò?" La donna si finse scioccata.
Gourry sembrava pronto a strapparsi i capelli per l'audacia di quella tizia. Lina invece sembrava pronta ad esplodere da un momento all'altro. "Dove - è - Amelia?"
"Bene" sussurrò lei, battendosi un dito sul mento pensierosamente "Credo che stavate per dirmi quanto valgono per voi le mie informazioni, poi però siamo stati un pò fuorviati" Allargò le braccia in un gesto troppo familiare. "Niente soldi, niente informazioni. Allora, vale per voi il ritrovamente della Principessa?"
Gli occhi di Lina si strinsero minacciosamente. Stringeva e apriva i pugni stretti ai fianchi. Tra i denti riuscì a sibilare "Che ne dici della tua vita?"
Invece di farsi intimidire, il bandito prese sul serio la proposta. "Hmmm...la mia vita per la sua...?" Con le mani mimò l'atto di pesare qualcosa. "No, non credo proprio. Penso che rimarrà scomparsa, allora" Si girò sugli stivali col tacco e li salutò con la mano "Ci vediamo!"
Lina ne ebbe finalmente abbastanza. "Non voltarmi le spalle! Fire-BAAAAAL!"
I vicini strillarono e sbatterono le porte. Gli scurini e le tende furono presto chiusi. La fireball si diresse verso la donna che non fece assolutamente alcun tentativo per evitarla. La colpì in pieno ed esplose con un lampo che inghiottì il sole di mezzogiorno. Quando la luce si dissolse, il bandito era in piedi, illesa, le braccia incrociate e un piede che batteva nervoso, mentre guardava irritata i suoi assalitori. "Contenta ora?" esclamò e ripulì furiosamente dalla polvere la lunga maglia a rete e la larga maglietta bainca che c'era sotto. "Le avevo appena lavate! Maledizione!" il bandito sputò fuori una serie di offese mentre si puliva i pantaloni di pelle nera e gli stivali, scuotendo, poi, il lungo capotto, nero anche quello. "Non posso fare affari in questo modo! Trovatevela da soli!"
Quando la donna, furiosa, girò di nuovo sui tacchi stizzita, Lina ritrovò la lingua e le gridò di aspettare. L'altra si limitò ad alzare una mano e a scuotere la testa. "Niente da fare! Siete pazzi!" Rispose, senza voltarsi. "Piuttosto tratto con un mostro! Almeno loro pagano!"
Questo attirò l'attenzione di Lina e Gourry molto più della sua immunità agli incantesimi di fuoco. Si scambiarono sguardi sospetti, poi Lina urlò: "E chi sarebbero questi mostri?"
Stop. Sorrisetto. "Quello che ha la vostra amica" si voltò distrattamente e li guardò con un sorriso scaltro. "Ora, vogliamo parlarne come persone civili o cercherai di ammazzarmi un'altra volta?"
Lina sospirò. "Ok, d'accordo. Parliamone"
Il bandito ridacchiò e trotterellò verso la casa, facendo segno a Lina e Gourry di seguirla. Pronunciò un veloce incantesimo e poi aprì la porta principale. "Accomodatevi nella mia dimora.." disse, facendo l'occhiolino attraversando la soglia e scomparendo improvvisamente.
"Ho un brutto presentimento.." mormorò Gourry, seguendo Lina attraverso la porta magica.
Lina brontolò: "L'hai detto!"