ZELGADISS ON THE COUCH
TERZO CAPITOLO

       Molti metri in profondità nel sottosuolo di Marrigan, c'era un antica rete di catacombe che in passato aveva ospitato la città dei morti, ma da molte decadi ormai non serviva più a questo. O così veniva raccontato a quelli che arrivavano per visitare la città. In verità i morti vivevano ancora nelle catacombe di Marrigan e la notte salivano in superfice per giocare con gli abitanti rimasti e per nutrirsi di qualsiasi vagabondo potessero trovare. Alcuni di questi morti erano così vecchi che non avevano bisogno di dormire durante il giorno e potevano persino sopportare la luce del sole per brevi periodi di tempo. Altre cose vivevano nelle catacombe. Cose che anche i vampiri evitavano, cose che non si avventuravano quasi mai in superfice. Quasi mai. I mortali che vivevano alla luce del sole avevano il buon senso di non esplorare le catacombe, neanche durante il giorno quando i morti dormivano e si supponeva che anche le "altre cose" facessero lo stesso. Che lo facessero o meno nessuno lo sapeva, di quelli che avevano osato entrare nelle catacombe, anche di giorno, nessuno era tornato in superfice per raccontare a qualcuno cos'aveva trovato.
       Ciò non significa, comunque, che chi viveva in superfice non fosse altrettanto strano. La maggior parte delle cose a Marrigan non era come appariva, tuttavia c'erano abbastanza attrazioni per cui i turisti ancora affollavano la città: per vedere gli attori e comprare i manufatti.
Molti di questi turisti andavano e venivano, senza che nessuno di loro si accorgesse del lato oscuro di Marrigan. Altri, bè....altri non se n'erano andati mai più. Fu questo il segreto di Marrigan che La Copia, nei panni di "Ruby la gentile cameriera che voleva solo portare l'amica a divertirsi", sfruttò per liberarsi della Principessa Amelia. Osservarono una troupe di attori che recitava una commedia romantica, poi comprarono un pò di vino da un carretto che lo vendeva e lo bevvero su una panchina vicino alla fontana. Fu facile per La Copia drogare il vino di Amelia con un incantesimo del sonno. Chiunque li vide più tardi pensò che Amelia avesse bevuto troppo e non fosse in sè, e che la sua amica, gentilmente, la stesse aiutando a tornare a casa. La Copia trascinò Amelia lungo le strade di Marrigan, ricevendo parecchie proposte dalle prostitute, sguardi di valutazione dai ladri e sguardi affamati da un gruppo di cittadini molto pallidi. Quest'ultimo gruppo si mise alle costole della Copia e del suo fardello come lui aveva sperato che accadesse. Continuò giù per uno stretto vicolo, evitando rigagnoli sudici e bestie dall'aspetto rabbioso che scavavano nei cumuli di spazzatura davanti alle porte di servizio dei locali. Le sue narici erano assalite da odori sia cattivi che deliziosi: Spazzatura marcia e succulento maiale arrosto, tabacco di mela fumato dalla più alta finestra di una casa ed escrementi di cavallo dal rigagnolo sottostante. Un'allegria rumorosa gli fece capire che stava attraversando il retro di una serie di taverne, ristoranti e alberghi. Uscì dal viottolo e si ritrovò su di una ripida altura. Sotto di lui c'era un canale di scolo quasi seccato, il rivolo d'acqua sul fondo scorreva sotto un arco e poi nell'oscurità, trattenendo un freddo che lui poteva percepire dal posto in cui era.
       Uno sguardo alle sue spalle. Ottimo, lo avevano seguito ma rimanevano nascosti nell'oscurità del vicolo per capire cosa aveva intenzione di fare. Nessun Essere Umano in posseso delle proprie facoltà mentali sarebbe andato nelle catacombe, la cui entrata era proprio quella fogna. Naturalmente, secondo i canoni di qualsiasi persona, La Copia non era nè un Essere Umano nè "in possesso delle proprie facoltà mentali". Scivolò lungo la collinetta e atterrò nel piccolo rigagnolo con un leggero schizzo, poi si diresse verso le catacombe, sciogliendo il travestimento non appena le tenebre lo ebbero coperto. Vi furono schizzi ovattati dietro di lui quando i vampiri lo seguirono all'interno. La Copia depose Amelia esattamente sotto un'apertura che conduceva in superfice, troppo alta da raggiungere senza scala per un essere umano. Un salto, e La Copia afferrò un gradino della scala a metà strada dall'apertura e fu in cima alla botola prima che i suoi inseguitori lo raggiungessero. Non aspettò per assicurarsi che quelli si cibassero della Principessa; sembravano troppo affamati per non farlo. In ogni caso, conosceva i costumi di quella città. Con ogni probabilità Amelia era già morta.
       "Cos'è tutta questa fretta, Rezo?" chiese una calma voce maschile dietro di lui.
       Alla Copia venne quasi un infarto. Si girò, pronto con un incantesimo — poi rapidamente lo sciolse con un sospiro di sollievo. "Oh, sei tu, Xellos. Bene. Stavo proprio per contattarti. Mi sono occupato di Amelia —"
       "Io non sono Xellos, idiota!" ringhiò l'uomo che lo stava osservando da sopra la botola. Gettò la sigaretta a terra e la schiacciò con un brontolio arrabbiato sotto la suola di un paio di stivali dall'aspetto costoso. "Pensavo non fossi cieco."
       Gli occhi della Copia si strinsero sospettosi mentre iniziava a prendere in considerazione le possibili vie di fuga. Adesso che guardava lo sconosciuto più da vicino, realizzò che non era il Trickster Priest, tuttavia chiunque egli fosse, gli assomigliava molto. La prima differenza che La Copia notò furono i capelli: quest'uomo li portava lunghi e legati in una coda di cavallo all'attaccatura del collo, ma erano neri e lisci come quelli di Xellos. I suoi occhi, come quelli di Xellos, erano di una sorprendente tonalità di blu e sembrava che il loro proprietario stesse ridendo a qualcosa che solo lui poteva vedere. Era anche alto più o meno quanto Xellos e vestito con quella sorta di impeccabilità aristocratica che La Copia si aspettava da Xellos. Ma Xellos non fumava. Inoltre, il Trickster non girava mai senza la sua staffa. Quest'uomo aveva un elegante bastone fatto di legno sormontato da un gargoyle argentato, i cui occhi verde smeraldo scintillarono alla Copia, fra le dita guantate di nero del nuovo arrivato.
       "Chi sei?" Chiese La Copia, facendo un prudente passo indietro mentre preparava un incantesimo offensivo.
       L'uomo sollevò la mano che non era appoggiata al bastone. "Io non lo farei se fossi in te. Mia sorella sarà anche una buona a nulla ma se c'è una cosa che le riesce eccezionalmente bene sono gli incantesimi Mortali. E' dietro di te."
       La Copia si voltò trasalendo, ma dietro di lui non c'era niente a parte il retro di un'altra fila di edifici.
Poi una botta in testa gli offuscò la vista; un'altra botta e non ci fu più nulla tranne l'oblio.
       "Idiota" Urlich asciugò il sangue dal suo bastone sulla camicia bianca della Copia e poi agitò il bastone davanti ai palazzi. Dalle ombre emerse un'altra ombra che sembrò fluttuare da quel posto nascosto fin nel vicolo dove Urlich aspettava, accanto al corpo privo di sensi della Copia. L'ombra divenne un'alta e voluttuosa donna con un lungo abito rosso che le copriva a mala pena le curve ed era tenuto su da scintillanti catene argentate, unite da cristalli color del sangue. Ad un braccio indossava un bracciale d'oro a forma di serpente con le fauci spalancate. Sull'altro, un anello intrecciato di spine, tatuato dalla spalla al polso. Le sue pallide dita erano nude, ma sfoggiavano unghie lunghe e opalescenti.
       Le sue labbra rosse si aprirono rivelando un paio di canini accuminati. "Ha un odore invitante" disse in tono compiaciuto. I suoi occhi verdi che scintillavano al chiaro di luna erano fissi su Urlich, comunque, non sulla Copia. "Posso giocare con lui, tesoro?"
       Urlich la baciò leggermente sulle labbra, passandole lungo la schiena nuda la fredda impugnatura del bastone. Lei rabbrividì con piacere.
        "Più tardi, forse. Temo che mia sorella voglia lui e la Principessa — chissà per quale motivo. Qualcosa che ha a che fare con i soldi, senza dubbio."
       "Che mercenario" disse il vampiro in tono imbronciato "I soldi sono l'unica cosa che le interessa?"
       Urlich la baciò di nuovo, questa volta con maggior interesse. "Bè, con tutto il fascino e il buon gusto che è toccato a me, il resto della famiglia si è dovuto accontentare di poco, no? Peccato." Assaporò un lungo e profondo bacio, poi chiese: "E parlando della Principessa, cosa ne farai di lei, Jaz-cara?"
       Il vampiro sorrise timidamente e si arrotolò una ciocca di capelli intorno al dito, il tutto senza mai distogliere i suoi occhi penetranti da quelli di Urlich, a pochi centimetri dal suo viso.
       "Farò come abbiamo stabilito e la darò a Sylph, che la porterà a casa di Zhara, così potrà ottenere i soldi del riscatto da quella cagna di Lina Inverse e da quell'idiota del suo animaletto addestrato."
       Urlich sollevò uno dei lucidi e lisci sopraccigli neri. "Gourry Gabriev è 'ammaestrato'", mia cara? Pensavo che non fosse nient'altro che un 'idiota'."
       Lei gli passò un dito sul petto, le sue unghie produssero un leggero suono metallico contro i bei bottoni perlati della sua camicia inamidata e ricamata. "Parlavo della sua abilità con la spada, sciocco! Quel pazzo di tuo padre non ti ha detto niente al riguardo?"
       "Hmph!" Borbottò Urlich in tono derisorio a sentir nominato il padre. Piuttosto che discutere di lui, Urlich svitò il corpo del bastone e lo tolse, rivelando uno spadino nascosto al suo interno. La luce della luna danzò sulla lama quando impugnò il Gargoyle e scavalcò il corpo della Copia per puntargli la spada sul cuore.
       Jaz lo fermò, posandogli una mano sul braccio. "Oh tesoro! Non vorrai sciupare tutto quel sangue delizioso, non è vero? Con me qui davanti, per di più! Oh, sei crudele Urlich!"
       Urlich fece una smorfia, indeciso tra mandare in bestia il padre uccidendo il suo complice oppure accontentare la sua donna, permettendole di far festa con il sangue della Copia. Poi si rese conto che la seconda ipotesi avrebbe incluso anche la prima, e allora si calmò. Si allontanò dal corpo della Copia, invitando Jaz a procedere con un gesto elegante.
       "Perdonami, amore. Che orribile mancanza di rispetto da parte mia, dopotutto stanotte devi aiutarmi." Urlich sfoderò il sorriso più cordiale che fosse capace di fare. "Ti prego perdonami."
       Il vampiro si fermò quel tanto che bastava per dargli un veloce bacio sulla guancia, poi si gettò a terra accanto alla sua vittima, mostrò i denti e morse. Urlich la guardò incantato da quel fascino quasi erotico, mai stanco di osservare il desiderio con il quale lacerava una gola e privava un corpo della sua linfa vitale. La Copia non si era mai contorto così tanto come quando Jaz gli ebbe preso tutto e si lasciò andare al suolo in uno stordimento estatico, il sangue che le colava da un lato della bocca e lungo la gola, che in breve tempo da bianca divenne rosa acceso. I suo capelli castani erano sparsi intorno alla sua testa come un'aureola irreale, che in parte si adagiava inosservata nell'acqua sporca che scorreva nel mezzo del vicolo. Sorrise ad Urlich, allungò le braccia verso di lui in un invito che non era mai stato capace di rifiutare, anche quando lei non era così sazia. I suoi denti non potevano fare del male al suo corpo di demone-drago, non importava quanto del suo sangue lei bevesse. Comunque stavolta non era il sangue che voleva da lui. Le dette ciò che voleva fino a quando l'alba non fu vicina, momento in cui le loro strade dovevano dividersi. Un incantesimo del fuoco eliminò il corpo della Copia già in putrefazione, poi Urlich raccolse i suoi vestiti, dette a Jaz un ultimo bacio e scomparve.



       Il sole di mezzogiorno splendeva attraverso le finestre della casa della donna bandito, il cui interno era ben lontano dalla sua parte esterna che stava andando in rovina, infatti, appariva di dimensioni molto più grandi. Gourry si guardò intorno stupito dalla costosa, grande e intagliata mobilia con i cuscini di raso e di seta, meravigliato dall'enorme lampadario in cristallo e oro che pendeva dal soffitto a volta dell'atrio, due piani sopra la sua testa. Tappeti esotici erano stesi sul pavimento, eleganti tende di raso con frange dorate pendevano da ogni finestra, i cui vetri erano così limpidi che Gourry dovette guardare a fondo per essere sicuro che ci fossero davvero. Dipinti di evidente qualità erano appesi alle pareti del soggiorno in cui Lina e Gourry erano stati condotti. In un angolo accanto ad un'alta pianta c'era la statua in marmo verde di una sirena che si pettinava i capelli su di uno scoglio. Ninnoli, vasi e candele in supporti elaborati ornavano ogni superfice piatta, ed erano specialmente in evidenza quelli sull'intagliata mensola del camino, sotto la quale crepitava un fuoco accogliente dietro una grata fatta per sembrare la gabbia toracica di una qualche gigantesca creatura. Il bandito fece loro segno di sedersi su di una coppia di sedie dall'alto schienale, ad un lato del caminetto. Una volta che l'ebbero fatto, lei si sedette su una delle due poltrone di pelle di fronte a loro. Prese un contenitore di legno, intarsiato d'avorio, da un piccolo tavolino rotondo accanto a lei e lo porse a loro, sollevando il coperchio per rivelare una riserva di sigarette. Agitando la mano, i suoi ospiti declinarono gentilmente l'offerta, così ripose la scatola, senza prendere neppure lei una sigaretta.
       "Neanche io fumo....ma con gli ospiti non si sa mai" spiegò con un sorriso elegante. "Ma adesso parliamo della Principessa Amelia, hm? Quanto vi interessa che ritorni sana e salva?" Mentre parlava, avvenne una trasformazione: i suoi capelli neri divennero bianchi come neve e sulla sua testa apparve un paio di corni graziosamente ricurvi. I corni avevano la punta dorata e ogni volta che si muoveva risuonavano del tintinnio di dozzine di lustrini dorati, argentati e ingemmati. Le sue mani, le orecchie, le braccia e il collo si ricoprirono quasi totalmente d'oro e pietre preziose, e l'armatura di maglia che sembrava indossare fuori dalla casa brillò di piccoli cristalli. Il suo mantello assunse un'aria più costosa e lo stesso fecero i suoi alti stivali neri.
       Lina saltò in piedi incollerita. "Un trucco! Avrei dovuto capire di non —"
       La donna le lanciò uno innocente sguardo offeso. "Che dici? Devo usare illusioni là fuori," gesticolò verso la finestra per indicare il mondo oltre la sua casa "o solo il paradiso sa come potrebbero reagire i mortali del luogo! E' per difesa personale, Lina, siediti. Questo è il mio vero aspetto. Pensavo tu avessi percepito l'incantesimo illusorio, suppongo di essermi sbagliata." Sembrò quasi soddisfatta per questo, come se avesse portato a segno qualche sorta di punto ai danni di Lina.
       "Avevo altre cose per la testa" Rispose bruscamente Lina. Si sedette di nuovo ma si rifiutò di abbassare la guardia. La verità era che in fin dei conti non aveva percepito l'incantesimo illusorio di quella donna, neanche un pò. Oh, era brava. Lina decise di stare all'erta fino al momento in cui, ripresa Amelia sana e salva, sarebbero stati tutti molto lontani da quella casa e da Marrigan. Però...aveva sentito l'incantesimo sulla casa. Dopotutto la distrazione era, forse, l'unica ragione per cui non aveva percepito l'incantesimo che quella aveva fatto su di sè.
       "In ogni caso, chi sei tu?" Chiese Gourry sospettosamente. La sua mano non aveva lasciato l'elsa della sua spada da quando avevano lasciato la locanda, circa un'ora prima. "E cosa sei tu? Decisamente non sei un Essere Umano."
       La donna battè le mani ironicamente. "Tu devi essere la mente in questa operazione," sogghignò "Il mio nome è Zhara. Sono in parte Demone, in parte Drago e in nessuna parte Umana. Bene. Ora che ci siamo presentati tutti, possiamo parlare di soldi, hm? Chi di voi vuole iniziare le offerte per la vita della Principessa Amelia di Seillune?"
       Lina spalancò gli occhi. "In parte drago e in parte demone? Ma....draghi e demoni si odiano tra loro!"
       Zhara alzò le spalle. "Evidentemente un drago e un demone non si sono odiati fra loro per almeno un'ora, più o meno." Estrasse dal mantello un orologio da polso e lo guardò con aria significativa. "Il tempo è vita, amici miei. Più a lungo temporeggiate, più si allontanerà Amelia dal mondo dei vivi"
       "Cosa le hai fatto?!" Domandò Gourry alzandosi dalla sedia ed estraendo la spada quasi del tutto. "Dov'è?!"
       Zhara roteò gli occhi. "Le ho dato un posto per ristabilirsi dalle ferite che ha sofferto come conseguenza del piano della Copia di Rezo che prevedeva che alcuni locali la uccidessero. Ho anche provveduto a trovare un medico che si prendesse cura di lei....sebbene non ci sia molto che Sylph possa fare per così tanti morsi di vampiro."
       "Morsi di vampiro?!" Lina e Gourry urlarono inorriditi. Adesso la spada di Gourry era completamente fuori dalla guaina e puntata sotto il mento di Zhara. "Portaci da Amelia, adesso!"
       La sua minaccia fu ignorata. Zhara continuò come se niente fosse successo. "La persona che potrebbe curarla è mio fratello, ma lui ha detto che salvarla è l'unico favore che era disposto a farmi" Ghignò malvagiamente, ignorando tranquilla il rivolo di sangue che le colava dalla gola giù tra i seni. "Senza una buona ragione, così stanno le cose. Una ragione monetaria. Ve lo chiedo di nuovo: quanto vale la sua vita per voi?"
       "E quanto vale la tua? Potrebbe bastare!" Ringhiò Gourry, affondando la punta della spada più in profondità nella pelle coriacea della sua gola. La sua pelle sembrava davvero quella di un drago, notò Gourry.
       "Non puoi uccidere un immortale con una spada terrena, ragazzo," replicò lei, rivelando l'inizio di uno scatto d'ira "E ti sarebbe difficile farlo anche con la Spada di Luce. Stai perdendo tempo!" Zhara allontanò la spada con un colpo improvviso, procurandosi sul collo un lungo taglio che avrebbe ucciso un essere Umano e una ferita identica sul dorso della mano. Entrambe fuorono ignorate.
       In quell'istante una figura spettrale aprì una porta accanto al caminetto, che nè Lina nè Gourry avevano notato, e scivolò nella stanza, chiudendosi la porta alle spalle. La sua pelle era bianca come la neve e i suoi lunghi e folti capelli le ricadevano in riccioli rosso fuoco quasi fino alle spalle. Indossava un lungo abito verde, di qualche stoffa sottile, con due spacchi lungo entrambe le gambe e legato in vita con una fascia ricamata. La scollatura dell'abito le arrivava quasi a metà del corpo ed era tenuta insieme, all'altezza dei seni, da fermagli dorati a forma di pesce. I suoi piedi erano nudi tranne che per tre annelli alle dita e fasce dorate e braccialetti d'argento ad entrambe le caviglie. Ma furono i suoi occhi a far sì che la mano di Gourry divenisse debole, facendo cadere la spada sul pavimento, e a spegnere l'esplosione rabbiosa di Lina prima ancora che le uscisse dalle labbra. Gli occhi della nuova arrivata dominavano il suo piccolo viso a forma di cuore, ed erano di un soprannaturale tono di lavanda, con tonde pupille scure striate d'oro. Le mani, dall'aspetto fragile e dalla pelle trasparente, erano ferme sullo schienale di pelle scura della sedia di Zhara, ogni dito indossava come minimo tre delicati anelli d'oro incastonati con gemme di tutti i colori dell'arcobaleno. Bracciali e braccialetti le circondavano le braccia esili, amuleti e talismani le pendevano dal collo. Sulla sua fronte splendeva una singola gemma bianca. Quando sorrise, la luce del sole che penetrava dalle finestre parve impallidire e quando parlò la sua voce fu come l'acqua in un ruscello.
       "Adesso venite, amici" disse con uno sguardo astuto "la vita di Amelia non è forse più importante dei soldi?"
       In quel momento Lina si rese conto dell'incantesimo. Con una veloce botta in testa, svegliò anche Gourry. "Bel tentativo, dolcezza, ma non hai a che fare con dei dilettanti! Sciogli l'incantesimo, siediti, taci e lasciaci negoziare!"
       La donna sollevò la testa incuriosita. "Incantesimo?"
       "Non sono dell'umore adatto per questo!" Ringhiò Lina. Puntò contro Zhara un dito accusatore. "Dille di piantarla o butterò giù questa casa per trovare Amelia, e potrai dire addio ai soldi!"
       Per nulla scossa, Zhara battè una mano sulla sedia accanto a lei e la donna vi scivolò sopra come una sciarpa di seta che cade sul pavimento. "Questa è Sylph, e non sta usando un incantesimo. Questo è il suo aspetto. Non permetto falsità nella mia casa, Lina: Tutti, perfino io, devono essere come sono. Nessuna illusione, nessun incantesimo, nessun inganno. Se trovi difficile reggere il suo confronto, non guardarla negli occhi. E' questo il segreto." Poi sospirò, come se fosse in procinto di prendere una decisione cruciale "Non puoi distruggere questa casa" Disse a Lina, fissando distrattamente la modanatura appena sotto il soffito che, con ogni probabilità, era la cosa meno interessante di tutta la decorazione. "Non possono farlo le persone come te — con questo non voglio sminuire il tuo talento, comunque. La tua abilità e rinomata." Il suo sguardo incontrò quello di Lina con la repentinità di una coltellata nello stomaco. "Io non sono così esibizionista."
       "Dov'è lei?" Chiese Lina con una calma forzata. Ne aveva già abbastanza di quella tizia che si era auto-proclamata demone-drago, della sua strana casa e dalla sua ancor più strana coinquilina. Prima avrebbero ripreso Amelia e sarebbero stati lontani da lì, più felice sarebbe stata lei. Lina pensò preoccupata a Zelgadiss, chiedendosi quanto tempo avrebbe guadagnato su di loro mentre indugiavano lì. E se Amelia fosse stata veramente morsa dai vampiri, come Zhara aveva dichiarato? "Dannazione!" imprecò Lina dentro di sè. Se Amelia era stata vittima di vampiri, poteva anche non essere più sicuro lasciarla in vita — permetterle di continuare a fare qualsiasi cosa facesse un vampiro. Sarebbe stata, per il mondo, un flagello ancor più grosso di quando già non fosse. E se fosse stata veramente senza possibilità di cura.....
       Con enorme sorpresa di Lina, Zhara cedette. "E' al piano di sopra, addormentata. Sylph si è presa cura di lei fino a che io non vi ho condotti qui." Fece un gesto alla sconosciuta accanto a lei "Sylph vi accompagnerà da lei, adesso."
       Lina strinse gli occhi, guardando la donna-bandito in modo sospetto. "Aspetta un momento. Perchè lasci perdere tutto così all'improvviso?"
       Zhara sorrise compiaciuta. "Chi sta lasciando perdere? Voi volete la sicurezza che Amelia sia sotto la mia custodia e che sia in grave pericolo di vita come conseguenza di un attacco di vampiri. Vedere per credere, è così che dite voi Umani, mi pare. Una volta che l'avrete vista, potremo parlare d'affari."
       Sylph aveva lasciato la sua sedia e aperto la porta accanto al caminetto senza che nè Gourry nè Lina l'avessero vista. Era come se si fosse teletrasportata là. Aspettò, gli occhi gentilmente abbassati, finchè i due che le erano stati affidati decisero di fidarsi di lei e la seguirono su per la scala dietro la porta: Lina capofila, Gourry dietro di lei e l'altra per ultima. Quando la porta si chiuse dietro di lui, un brivido freddo s'insinuò nello stomaco di Gourry. Davanti a lui, Lina stava provando esattamente la stessa cosa.

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