| ZELGADISS ON THE COUCH | |||
| QUARTO CAPITOLO | |||
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Zelgadiss era disteso supino nel letto della sua stanza alla locanda, le braccia dietro la testa, la mente nella stanza accanto nella quale la Dottoressa Sorez...Lara...stava dormendo. O forse no; Zel non osava sperare che fosse sveglia e stesse pensando a lui. Perchè avrebbe dovuto? Si girò sullo stomaco. Perchè no? La loro conversazione a cena era stata stimolante — lei aveva perfino riso alle sue battute. Poi si erano spostati nella sua stanza, avevano bevuto vino e avevano parlato ben oltre il calar della sera. Lei gli aveva praticamente raccontato la storia della sua vita senza che lui le chiedesse niente: era nata in un villaggio del nord, ad un'ora di cavallo da Seillune (il che poteva spiegare la sua amicizia con la Principessa Amelia, pensò dopo), era la più piccola di quattro figli e l'unica maga della famiglia. Aveva studiato psicologia per far piacere ai suoi genitori, i quali sostenevano che dovesse avere anche un "vero lavoro". Dopo il diploma aveva aperto uno studio di notevole fama e aveva scritto un certo numero di saggi ben accolti dalla critica che le avevano fatto guadagnare l'offerta di una cattedra all'Università di Seillune da parte del Principe Philionel. Aveva però rifiutato, preferendo continuare a lavorare come aveva sempre fatto. E ad ogni modo, un posto da insegnante le avrebbe tolto quel tempo libero che le piaceva dedicare agli studi magici e ai viaggi. Il cielo attraverso la finestra della stanza di Zelgadiss aveva già iniziato a schiarirsi, ma lui e Lara (quel nome gli dava piacevoli brividi) avevano deciso di non partire fino all'ora di pranzo, visto che erano rimasti alzati fino a tardi a parlare. Non che si sarebbe addormentato molto presto, comunque, se mai ci fosse riuscito. Lei era proprio nella stanza accanto. Zelgadiss drizzò le orecchie per captare qualsiasi segnale di movimento proveniente dalla stanza accanto che indicasse che lei era già sveglia. "E poi che cosa faresti, stupido?" gli sibilò la sua insicurezza. "Ti ha detto che vuole dormire!" Si rotolò di nuovo. Sul soffitto un legno economico e nodoso. Una ragnatela si estendeva dalla trave più vicina fino ai pannelli del soffitto. Nessun ragno in vista. Polvere sulle ombre metalliche del lampadario. Dannazione! Zel uscì dal letto e raggiunse la finestra con l'idea di guardare l'alba, ricordandosi però che la sua finestra dava sul nord. Aprì lo stesso la finestra e guardò distrattamente il fornaio aldilà della strada prepararsi ad aprire il suo negozio dopo aver senza dubbio passato gran parte della notte a impastare il pane. Lungo la strada, ad ovest, i venditori ambulanti stendevano i loro teli, montavano le tende e portavano i loro carri al mercato. Un gruppo di cani randagi gironzolava intorno alla bottega del macellaio, proprio accanto al fornaio, sperando in qualche scarto. Da qualche parte, un gatto gridò la sua indignazione per un affronto al suo territorio. Proprio. La porta. Accanto. Da sola. Sveglia? Si stava chiedendo se anche lui lo fosse? Zelgadiss aveva raggiunto l'altro lato della stanza e aveva premuto l'orecchio contro il muro senza rendersi realmente conto di quello che stava facendo fino a che non sentì un sospiro e i cigolii del suo letto quando si girò. Diventò completamente rosso e, con il cuore che gli batteva, tornò a guardare la città che si svegliava attraverso la finestra. Un altro suono dalla porta accanto. Due ragazzini uscirono dalla bottega del fornaio e iniziarono a sistemare rastrelliere di legno davanti alla grande vetrata frontale sulla quale era dipinto in allegre lettere blu "Midtown: Pane e Dolci". Un altro suono proveniente dalla stanza di Lara, ma questa volta dall'esterno, non dall'interno. E poi, improvvisamente, lei era lì, a non più di sessanta centimetri da lui, affacciata alla finestra. Lo salutò con la mano e sorrise. "Neanche tu riuscivi a dormire, huh? Ti va qualcosa di fresco per colazione?" Gli occhi di Zelgadiss tornarono a guardare verso il fornaio e i ragazzini che riempivano le rastrelliere con sfornate di pane, dolci e caramelle, il cui profumo stava salendo deliziosamente. Le lanciò quello che, di sicuro, era il sorriso più imbambolato mai registrato. "Ci sto" SI! SI! SI! SI! SI! Le mani di Zelgadiss tremavano così tanto che ci vollero diversi tentativi prima che infilasse il braccio nella manica giusta e si allacciasse la spada. Con gli stivali fu più semplice. Aveva appena appoggiato la mano sul pomo della porta quando quella sinistra, auto-difensiva, rovina-ego, cauta vocina fece capolino in fondo alla sua testa e sussurrò: "E' troppo bello per essere vero. Dov'è la trappola?" Il cervello di Zelgadiss si soffermò su quella preoccupazione per meno di un istante, poi la chimera oltrepassò la porta e bussò a quella di lei. "Zel? Entra! Sono quasi pronta" "Quasi pronta?" il cuore di Zelgadiss saltò un battito alle implicazioni di quella frase. Aprì la porta e scoprì le implicazioni di quella frase: non solo era "quasi pronta", era nuda e distesa sul copriletto, e gli faceva segno con un dito di chiudere la porta, sprangarla e poi raggiungerla. All'istante. "Uhh..." Zel deglutì a fatica, la sua mano mancò totalmente la porta quando tentò di chiuderla; con il piede ebbe più fortuna. Trasalì quando la porta si chiuse con un tonfo alle sue spalle, facendo rientrare il chiavistello al suo posto con uno scatto troppo forte. Arrossendo fino alla punta delle orecchie, Zelgadiss non potè far altro che fissare qel (secondo le sue valutazioni) corpo assolutamente perfetto...quella pelle vellutata e bianca...quesi seni così morbidi e perfetti da farlo arrossire...il fine contorno di quel ventre piatto...quei capelli dorati che risplendevano nel bagliore dell'alba fuori dalla finestra...quell'invito che c'era nei suoi occhi verdi così dannatamente seri...il modo in cui muoveva le gambe sulle coperte, senza mai distogliere gli occhi dai suoi. Un momento di verità. D'accordo, la voleva, questo era certo. Ovviamente anche lei lo voleva. E in maniera definitiva, anche. Ma si erano incontrati soltanto un paio di giorni prima. La conosceva appena. E oltretutto, lui era vergine. E se fosse stato un disastro a letto? E se la deludeva? Disgustava? E se lei lo rifiutava? E se....e se...rimaneva incinta?! E se non era in grado di...hum..darle la performance che si aspettava....e se per questo lo cacciava e non voleva rivederlo mai più?! Il processo di accoppiamento era davvero istintivo? "E' molto di più che semplice accoppiamento, deficente!" E tutto il resto....avrebbe dovuto ascoltare i suoi amici, giù al villaggio, che dicevano di essere stati con una ragazza. Avrebbe dovuto prestare più attenzione a suo padre quando gli aveva raccontato "i fatti della vita". Spade e magia....fantastico, tutte cose che gli sarebbero state senz'altro utili in quel momento! A meno che non esistesse un incantesimo per rendersi esperti! "E' così bella!" E lei lo voleva davvero. Voleva lui. Sul serio. Oh, dei. Oh merda. Oh cavolo. I piedi lo condussero vicino al letto. Le sue mani tremanti slegarono la spada dalla cintura e le sue orecchie a stento riuscirono a sentirla cadere a terra attraverso il rombo incessante del suo sangue e il battito furioso del suo cuore. Era come guardare in un tunnel: tutto ciò che vedeva era lei. Il sudore che le imperlava la pelle. Il profumo dell'incenso proveniente dal davanzale. Le mani di lei che gli sfilavano la maglietta. Quel suo sorriso turgido. Alla fine, lei lo tirò a sè e lo baciò, e a quel punto la mente di Zel perse completamente il contatto con la realtà. Lina e Gourry erano seduti al capezzale di Amelia, ognuno stringeva una delle mani troppo pallide della Principessa. I suoi amici erano rimasti, per una volta, completamente senza parole. Amelia sembrava immensamente più grave di quanto Lina avesse immaginato. Si era aspettata brutti morsi sul collo, forse anche un pò di febbre...ma niente di simile alla scena che l'aveva accolta quando era entrata nella stanza seguendo Sylph. Se non fosse stato per i sussurri deliranti e per i movimenti contorti della sua giovane amica, Lina avrebbe pensato che Amelia fosse morta: la sua pelle era così pallida da sembrare quasi traslucida e aveva un orribile tono bluastro. I suoi capelli corvini erano sudati e le s'incollavano alla fronte. C'erano un paio di morsi sul collo e parte di un altro gruppo era appena visibile sotto le coperte. Lina e Gourry avevano urlato terrorizzati a quella vista ed erano corsi verso il letto di Amelia. Sylph asciugò gentilmente il sudore dalla fronte di Amelia con una pezza fresca. "E' stata morsa almeno sei volte" spiegò a voce bassa mentre immergeva la pezza in una bacinella di acqua appoggiata su un piccolo tavolo vicino al letto, la strizzava e tornava a posarla sulla fronte della sua paziente. "Nemmeno io e Jaz siamo riuscite ad arrivare in tempo per salvarla da quei morsi. E Urlich era occupato a distrarre Rezo" Lina la interruppe qui: "'Urlich'? 'Jaz'? Chi sono?" "Urlich è il fratello gemello di Zhara" rispose Sylph, voltandosi per fronteggiare Lina ma senza guardarla negli occhi, "Jaz" fece una pausa pensierosa come se non sapesse in che modo parlare loro di Jaz, poi continuò. "Jaz è mia sorella e un'amica di Zhara e Urlich. Zhara era nel ristorante quando Rezo, trasformato in cameriera, è uscito con la Principessa. Zhara è maestra delle illusioni. Ha visto immediatamente attraverso l'incantesimo di Rezo e ci ha ordinato di seguirli" "Perchè?" incalzò Lina, sospettosa. "Cos'ha lei contro La Copia?" Sylph sollevò un sopracciglio a quel nomignolo ma non commentò. La sua espressione divenne pensierosa. "Hmm...niente che abbia mai menzionato. Forse ha riconosciuto la Principessa? Ad ogni modo, non credo che Zhara volesse Rezo morto..." "E' morto?!" Lina e Gourry esclamarono insieme, poi Gourry aggiunse: "Uno è morto, ma l'altro è ancora in giro" Lina strinse la mano appiccicosa di Amelia. "E più rimaniamo bloccati qui, più tempo avrà Xellos per sedurre Zelgadiss! Dannazione! Perchè diavolo è andata via con una sconosciuta?" addolcì le parole appena dette, stringendo gentilmente le dita di Amelia ancora una volta, come se la sua amica, anche priva di sensi, potesse aver sentito ogni parola. "Zelgadis?" Sylph alzò lo sguardo incuriosita. "Quel nome mi ricorda qualcosa...hmmm..." iniziò a girare uno dei suoi anelli mentre scavava nella propria memoria in cerca di un tempo, un posto e una faccia da ricollegare a quel nome. "Zelgadiss...Zelgadiss. Qual'è il suo cognome?" Gourry e Lina si scambiarono sguardi cauti, poi sembrarono arrivare alla comune decisione che rivelare il cognome di Zel non era pericoloso. "Greywers" rispose Gourry, lentamente. Questo non sembrò scuotere affatto la memoria di Sylph. Tamburellò le dita su una coscia e si morse un labbro, poi avanzò a grandi passi verso la porta, la aprì e chiamò Zhara. Come chiuse la porta, Amelia gridò il nome di Zelgadiss con voce spezzata. Sylph sollevò la testa come un cucciolo curioso. "E' un buon amico, non è così? Il suo fidanzato, forse?" "Le piacerebbe!" mormorò Gourry fra i denti e nello stesso istante Lina rispose: "Un grande amico che finirà in un grosso guaio se non lo avvertiamo in tempo di stare in guardia da Xellos!" "Xellos vuole 'sedurre' Zelgadiss, è questo che hai detto?" saltò su Sylph incredula, ancora lì immobile tra la porta e il letto dove si era fermata quando Amelia aveva gridato. I suoi occhi sembravano focalizzati su qualcosa proprio oltre la testa di Gourry. Dopo un momento, Lina capì che stava cercando di essere gentile e di non catturarli nel suo sguardo ipnotico. "Che strano" riflettè Sylph "Non sapevo che Xellos avesse interessi sessuali per gli uomini....a meno che non stia usando un travestimento, naturalmente. E' così?" Lina e Gourry annuirono. "Si finge la terapista amica di Amelia" spiegò amaramente Lina. "La Dottoressa Sorez, penso sia questo il nome che—" "Sorez?!" esclamò attonita Sylph. In un attimo si agitò più di quanto Lina e Gourry pensavano fosse possibile, precipitandosi verso un cestino in un angolo della stanza e iniziando a rovistare tra le carte che conteneva. Riemerse trionfante con un piccolo pezzo di carta proprio mentre Zhara entrava. Sylph spiegò velocemente la situazione alla nuova arrivata: "Tuo padre sta impersonando la Dottoressa Lara Sorez per sedurre l'amico di una dei nostri ospiti — il nome 'Zelgadis' ti ricorda qualcosa?" Prima che Zhara potesse anche solo iniziare a rispondere, Sylph stava sventolando il pezzo di carta sotto il naso di Lina. Gourry fece il giro del letto, e Zhara si aggiunse agli altri per leggere oltre la spalla di Lina. Era il ritaglio di un articolo di giornale. A margine, in una calligrafia piccola ed estremamente ordinata erano annotate la data e l'origine dell'articolo: quattro giorni prima. Lina lesse il titolo a voce alta: "Psicologa del luogo trovata morta in un fiume. Si pensa all'omicidio" Gourry iniziò a leggere la prima riga dell'articolo. "Il corpo orrendamente ustionato della Dottoressa Lara Sorez, autrice del pioneristico saggio 'Magia e Mente: Dov'è la Fonte di Tutti i Poteri?', è stato rinvenuto nel White River la scorsa notte. I famigliari hanno idenficato il corpo questa mattina" Gourry spalancò gli occhi. "Ma è stato quattro giorni fa! Zelgadiss le ha parlato appena l'altro ieri!" "E Amelia il giorno prima ancora" ringhiò Lina. "Ovviamente, Xellos ha ucciso la vera dottoressa e ne ha assunto le sembianze" "Ma è stato troppo sbrigativo" tagliò corto Gourry "e non ha nascosto abbastanza bene il corpo" Zhara scosse la testa. "No. Papà non farebbe mai questi errori da principiante" esclamò, come se parlasse da sola. "Dev'essersi servito di un complice, probabilmente Rezo, per liberarsi del corpo, se non addirittura per commettere l'omicidio stesso" prima che Zhara potesse dire altro, Amelia mugolò il nome di Zelgadiss ancora una volta, ricordandole l'altra domanda di Sylph. "Zelgadis?" "Greywers" Sylph aggiunse ansiosamente. "Mi suona familiare. Tu conosci quel nome?" Zhara si sedette su una sedia vicina all'unica finestra della stanza, per riflettere. La finestra era coperta con una stoffa spessa e nera per tenere lontana la luce del sole che avrebbe potuto risultare fatale per la Principessa in quelle condizioni. "E' familiare. Lasciami pensare un istante. Mi verrà in mente" Per aiutarla Lina aggiunse: "Ha studiato magia con Rezo—" "Ci sono!" Zhara schioccò le dita. "Aurillius, quattro anni fa!" Si girò verso Sylph con espressione soddisfatta. "Rezo mi cacciò dalla città per aver cercato di insegnare al ragazzo un pò di magia! Ti ho raccontato questa storia; ecco perchè il nome ti suona familiare" Zhara tornò a sedersi con un "humph": non si sarebbe mai aspettata di sentire nuovamente il nome di Zelgadiss. "Allora papà si è invaghito di Zelgadiss Greywers, eh? Cos'ha fatto il nostro ragazzo per meritarsi questo onore?" A questo rispose Gourry: "Si odiano" "No, non è questo" Lina lo interruppe con voce distratta. Fissò Zhara con uno sguardo tagliente. "Hai più saputo cos'è successo a Zel da quando lo hai incontrato?" La donna bandito si strinse nelle spalle e fece un gesto di congedo con la mano piena di anelli. "Zelgadiss non aveva abbastanza potere per diventare un mago. Certo, era piuttosto carino e abile con la spada, ma nemmeno io potevo insegnargli qualcosa oltre agli incantesimi di base" si strinse nuovamente nelle spalle. "Non è abbastanza perchè mi ricordi di lui. Perchè? Rezo ha fatto il miracolo?" Era talmente vicina alla verità che Gourry e Lina si sentirono molto in imbarazzo. Lina si chiese quanto potessero raccontare a quella donna che voleva estorcere loro del denaro per restituire Amelia. Dopo aver visto le condizioni in cui Amelia versava, ed essendo venuta a sapere adesso che Zhara e suo fratello e i loro amici erano usciti dalle loro strade per salvare la Principessa, il sangue di Lina aveva cominciato a ribollire all'idea che qualcuno potesse essere così mercenario. "Rezo lo trasformò in una chimera poco prima che lo incontrassimo, più o meno tre anni fa: in parte Umano, in parte golem e in parte demone —" "Con tutto il potere che ne consegue" Zhara fischiò con reverenza. Poi alzò con sospetto un sopracciglio e chiese: "Di chi fu l'idea?" Lina sospirò. "Di Rezo. Zel è alla ricerca di un contro-incantesimo fin da allora ma non ha avuto molta fortuna" si alzò e iniziò a misurare il pavimento a grandi passi, dal letto alla porta e viceversa. "Così Amelia ha pensato che consultare un professionista gli avrebbe fatto bene. Sai, per imparare a convivere con il suo corpo di Chimera nel caso non riuscisse mai a trovare una cura. Siamo rimasti piuttosto sorpresi quando ha accettato. Non gli piace coinvolgere altre persone nella sua vita se può evitarlo". "E la Dottoressa Sorez è amica della famiglia reale di Seyruun" aggiunse Sylph, indicando il ritaglio di giornale che aveva ripreso a Lina. "L'articolo dice che il Principe Philionel in persona le aveva offerto di insegnare all'Università di Seyruun" "Ma come siete venuti a sapere del coinvolgimento di Xellos?" chiese Zhara con un luccichio severo negli occhi. Aspettò mentre i suoi ospiti evitavano il suo sguardo, si schiarivano la gola, agitandosi irrequieti. "Allora?" "Questo non è importante adesso!" esclamò Lina. "Ciò che conta è che lo sappiamo e che Zel incontrerà Xellos a Grenich fra tre giorni! Dobbiamo raggiungerlo prima che ci arrivi e avvertirlo!" Zhara sogghignò. "L'avete spiato, non è così?" "Co-cosa?!" La donna bandito sbandierò un dito di fronte a Lina e ammiccò in quello che Lina trovò un gesto spaventosamente simile a quello di Xellos. "Vergognatevi! Non sapete che queste sedute dovrebbero essere confidenziali, tra il dottore e il suo paziente e nessun altro? Nessuno, nemmeno amici noiosi e saccenti" Lina sbiancò e tornò a sedersi sul letto, continuando a esternare la propria indignazione. "N-noi non lo abbiamo spiato! Come ti permetti—" Zhara sogghignò maliziosa. "Non importa. Hai ragione: non è questa la cosa importate al momento" Si alzò e camminò fino a raggiungere il letto dove si fermò, le braccia incrociate sul petto, per accigliarsi in direzione di Lina. "Quindi sei nemica di Xellos, dico bene?" "Attenta" Lina si disse silenziosamente "è la figlia quella che hai davanti" il sudore le colò fra i seni. Lina deglutì. "Lo sono quando minaccia i miei amici" rispose criptica. "E Zelgadiss è uno dei miei migliori amici—nostri migliori amici" Lina si corresse, coinvolgendo Gourry e Amelia con uno sguardo. Gourry si mise fra Lina e Zhara, una mano sulla spada. "Quindi, tenterai di fermarci?" Con grande sorpresa di Gourry e Lina, Zhara scoppiò a ridere. "Fermarvi?!" gridò "Diavolo, no! Vi daremo tutto l'aiuto di cui avrete bisogno!" ancora ridacchiando, ordinò a Sylph di rintracciare suo fratello. "Digli di venire in camera mia. Penso che la nostra piccola amica, qui, abbia bisogno di pace e riposo. Il che mi ricorda" annunciò, voltandosi verso Lina e Gourry. "Dimenticatevi dei soldi. E' tutto a carico mio" Continuando a ridacchiare felicemente, Zhara fece loro segno di seguirla lungo il corridoio, fino ad una stanza più grande e arredata ancor più eccessivamente, mentre Sylph spariva per trovare Urlich. "Oh, sarà grandioso!" Lina non era troppo sicura, a meno che quel "grandioso" non prevedesse lei, Gourry e Amelia fuori da Marrigan che ripulivano le campagne con lo spregevole fondoschiena di Xellos. Come se travestirsi da donna per arrivare a Zel non fosse già abbasta, ne aveva pure uccisa una per prendere la sua identità! Lina era fuoriosa mentre seguiva Zhara e continuò ad esserlo anche quando si lasciò andare sul un divano davanti ad una grande finestra con le tende di velluto. Gourry le si sedette accanto, non più felice di quanto lo sembrasse lei. Zhara raggiunse un elegante carrello in marmo e palissandro vicino al caminetto e offrì loro qualcosa di forte. Rifiutarono. "Tè o caffè, allora?" Optarono per il caffè. Zhara lo servì da una brocca d'argento elegantemente lavorata e offrì latte e zucchero che vennero rifiutati. Passò ad ognuno di loro una tazza di porcellana cinese rifinita d'oro, sulle quali erano dipinti stilizzati draghi d'oro, poi si sedette di fronte ai suoi ospiti. Lina fece per iniziare a parlare, ma Zhara alzò una mano per fermarla. "Aspettiamo Urlich" "E' tuo fratello, giusto?" Chiese Gourry. Lei annuì con un sorriso furbo. "Gemello" Gourry provò ad immaginare una versione maschile di Zhara: Alto con i capelli bianchi, occhi color lavanda e dorate corna d'ariete sulla testa. Cosa apparve, letteralmente, al carrello delle bevande un attimo dopo e si versò un bicchiere di liquore ambrato non assomigliava affatto a Zhara. Quando si voltò e rivolse loro un sorriso soave, Gourry balzò in piedi, spada alla mano urlando rabbioso: "Un trucco!" La sua tazza di caffè si ruppe sul pavimento, imbrattando il tappeto dall'aspetto costoso, con grande orrore di Zhara. La donna s'interpose prontamente tra Gourry e suo fratello, bloccando le lame di entrambi gli uomini con il proprio corpo, la cotta di maglia parò facilmente sia il colpo della grossa spada che quello dello spadino. "Gourry, idiota!" gridò Lina superando il fragore delle due armi che si scontravano e le colorite imprecazioni che Zhara stava urlando. "Quello non è Xellos! Guardalo! Gourry!" Gourry rimase in guardia, con la spada pronta mentre esaminava Urlich: stessi capelli scuri, solo più lunghi e senza frangia; gli stessi occhi di Xellos, stessa altezza e corporatura. Aveva addirittura il viso di suo padre. Ma niente bastone e niente mantello. Urlich aveva tutta l'aria di essere stato appena trascinato senza troppi complimenti fuori dal letto ma che, nonostante questo, avesse tentato di mettere insieme un certo abbigliamento elegante, con una giacca da camera di seta rossa, pantaloni di seta nera e un paio di pantofole nere ornate di pelo. Portava i capelli tirati indietro e legati alla base del collo con un laccetto nero. Lo spadino usato per difendersi da Gourry fu riposto lentamente e con cautela nel posto segreto nel suo bastone, poi Urlich si lisciò gli abiti con arroganza e lanciò un'occhiata davanti a sè. "Guarda cos'hai fatto al tappeto di Zhara, imbecille!" rimproverò Gourry con aria beffarda. "Hai un'idea di quanto costerà farlo lavare?" Urlich prese la mano della sorella e le baciò galantemente le nocche. "Sono terribilmente dispiaciuto, mia cara, ma forse avresti dovuto avvertirli della somiglianza" Zhara ritrovò il proprio contegno e ricambiò il gesto con un leggero cenno della testa. "Bè, ho imparato la lezione, immagino" dal tono della sua voce fu perfettament palese che non solo si aspettava la reazione che Urlich aveva suscitato, ma che ci contava anche. Accarezzò leggermente l'elsa della spada di Gourry con aria accondiscendente. "Ottimi riflessi, potenti. Ti manderò la fattura a casa per il tappeto" Gourry spalancò la bocca, rimanendo a guardare instupidito Zhara e Urlich che si sedevano, accavallavano le gambe nello stesso identico modo e bevevano simultaneamente dai loro bicchieri. La loro somiglianza stava negli occhi, decise; anche se i colori erano diversi, la forma dei loro occhi era identica. E quando Urlich gli ammiccò....Gourry fu attraversato da un brivido....era come guardare il trickster priest, in persona. Inquietante. Zhara invece doveva aver ereditato il suo aspetto dalla madre drago. Gourry non voltò la schiena ai gemelli mentre rinfoderava la spada e pesticciava il caffè versato per tornare a sedersi sul divano accanto a Lina. Non ebbe bisogno di guardare per sapere che espressione ci fosse sul viso di Lina ma, fortunatamente, lei non disse niente.
I gemelli appoggiarono i bicchieri sul tavolo tra di loro, i loro movimenti erano così sincronizzati che Lina si chiese se quello non fosse un qualche spettacolino che si divertivano a metter su per innervosire i loro ospiti. Che lo fosse o no, stava funzionando. Aveva sentito dire che i gemelli avevano un proprio linguaggio privato, che a volte erano perfino telepatici, ma questo era troppo. Quei due nemmeno si assomigliavano! "Allora?" esclamò Lina, impaziente di spostare l'attenzione su qualcosa di diverso dall'inquietante coreografia di Zhara e Urlich. "Tornando alla nostra questione: Che aiuto avete intenzione di darci contro vostro padre?" Urlich localizzò la forza vitale di suo padre verso mezzogiorno e si teletrasportò approssimativamente ad un metro da lui. "Oops. Troppo tardi" ridacchiò, la sua voce priva di qualsiasi segno di rammarico. Non gli importava un accidenti di come Zelgadiss avrebbe preso la notizia di aver appena fatto sesso con uno dei suoi più odiati nemici maschi. Meglio ancora, moriva dalla voglia di vedere la faccia di Xellos quando avrebbe capito di essere stato scoperto da suo figlio. Urlich si avvicinò al letto e all'intreccio di carne, pietra e abiti, scelse un pezzo di pelle dall'aria particolarmente tenera e la punzecchiò con la punta del proprio bastone. La "proprietaria" di quella pelle mugolò nel sonno, ranicchiandosi più vicina a Zelgadiss, ma non si svegliò. Allora Urlich si lanciò in una serie di rapidi punzecchiamenti fino a che Xellos non si svegliò con un ruggito che però gli morì in gola quando i suoi occhi inquadrarono il figlio. "Ciao, papà: quell'aspetto ti dona. Quei capelli sono una favola. Vedo che dormi con le statue ultimamente. Oh bè, non tutti possiamo avere il mio stile, dico bene?" Zelgaddis si girò su un lato e aprì gli occhi. Vedendo la schiena della sua amata, sorrise languidamente. Poi vide Urlich e si pietrificò. Urlich sollevò il bastone in un saluto da vero gentleman e fece l'inchino. "Zelgadis Greywers, suppongo" Prima che l'inchino fosse completato, Zelgadiss si era già parato davanti alla sua compagna di letto e aveva lanciato una fireball che Urlich aveva schivato semplicemente atterrando sul pavimento. Zelgadiss afferrò la spada e inseguì Urlich che rotolò via da ogni affondo, finchè non colpì il muro e non ebbe nessun altro posto dove andare. Urlich estrasse lo spadino mentre si alzava, usando la custodia per bloccare l'arma di Zelgadiss. "Xellos!" gridò Zelgadiss. "Sei morto" Zel affondò e Urlich schivò elegantemente, contrattaccando con un colpo che Zelgadiss parò. "Se guardi meglio, stupido pezzo di pietra, vedrai che non sono Xellos" sibilò Urlich, bloccando una serie di colpi e affondi che lo costrinse prima su una sedia, poi contro il tavolo in mezzo alla stanza e di nuovo sul pavimento. Stava attento a tenere il padre sott'occhio ma fuori portata, ma Zelgadiss gli rendeva il compito sempre più difficile, ogni attacco era più furioso del precedente. "Il mio nome è Urlich" Urlich fece una capriola all'indietro per finire di nuovo sul tavolo, mettendo tutta la propria forza di torsione dietro l'ennesimo fendente che sbilanciò Zelgadiss abbastanza a lungo da dare il tempo a lui di saltare giù dal tavolo e martellarlo di fendenti e stoccate fino a che la chimera non fu spalle al muro, vicino alla porta. "Zel! Giù!" gridò Xellos dal letto e poi: "Flare arrow!" "Oh merda!" Urlich si gettò da un lato, Zelgadiss dall'altro. Urlich si strinse la spalla ustionata laddove una delle frecce era riuscita a colpirlo. "Dannazione, papà, questa giacca costava un occhio della testa!" Zelgadiss era già in piedi e pronto ad attaccare di nuovo. Urlich saltò via dalla traiettoria del primo colpo di Zel e parò il secondo. Guardò con fare pensieroso fra le gambe nude di Zelgadiss. "Curioso!" ringhiò tra una parata e l'altra. "Pensavo che i golem non avessero sesso" Affondo, schivata, parata, fendente. "Merito dell'essere umano e del demone che ci sono in me, suppongo" replicò Zelgadiss. Fece una finta a sinistra, poi affondò a destra, procurando a Urlich un bel taglio sul fianco. Urlich imprecò, il sangue che gli colava tra le dita mentre si stringeva il fianco. Zelgadiss non si fermò ma, nonostante la ferita, la difesa di Urlich non si era indebolita. Ricambiò i colpi di spada di Zelgadiss ed evitò quelli magici di Xellos, rigando il pavimento di legno col proprio sangue ogni volta che rotolava. "Te l'ho detto, non sono Xellos!" Urlich gridò in faccia a Zelgadis, le loro spade incrociate fra di loro, ognuno dei due impegnato nel tentativo di far scivolare la spada dell'altro. "Quello è Xellos! Nel tuo letto! La dottoressa Lara Sorez è morta da almeno due settimane!" spinse indietro Zelgadiss. "Xellos ha preso le sue sembianze per ingannarti!" "CHIUDI LA BOCCA!" Gridò Zelgadis e mise ogni grammo della propria forza nel fendente successivo. "Stupido!" gemette Urlich quando la lama di Zelgadiss gli attraversò lo stomaco e si piantò nel muro alle sue spalle. Alzò lo sguardo con il sangue che gli colava dalla bocca, e attraversò Zel con uno sguardo maligno, proprio in tempo per vedere suo padre, nei panni di una donna estremamente bella e nuda, pronto a finirlo con una fireball. "Sono il fratello di Zhara!" tossì Urlich. Perchè Xellos esitava? "I tuoi amici....sono a Marrigan — tossì ancora — la principessa Amelia sta morendo" "Fireball!" "No! Aspetta!" Zelgadiss eresse un campo di protezione e la palla di fuoco ci sbattè contro impotente, lasciando illesi lui e Urlich. Zel si voltò verso la propria amante, sconvolto. "Avresti potuto uccidermi!" "Vedi?" Gorgogliò Urlich, attraverso il proprio sangue. Anche se molto lentamente e dolorosamente, iniziò a disincastrare la spada di Zelgadiss dal muro alle sue spalle, così che potesse estrarla dal proprio fegato. Xellos continuò la commedia, fingendo che le sue gambe avessero ceduto e crollò sul pavimento, tremando e piagnucolando. "Oh Zel" singhiozzò Xellos "Mi dispiace così tanto!" Zel non potè resistere a questo. Rimase fermo solo il tempo necessario per strappar via la spada dalle budella di Urlich e colpirlo alla tempia con l'elsa, poi corse a confortare la donna. "Zel!" Xellos indicò oltre la spalla di Zelgadiss. "E' scomparso!" Zelgadiss la consolò, abbracciandola e accarezzandole i capelli lentamente. Ma nella sua mente, continuava a sentire le parole dello spadaccino ancora, e ancora. "Sono il fratello di Zhara! La principessa Amelia sta morendo!" Morendo a Marrigan, la città del non ritorno, dove si diceva che di notte i non-morti cacciassero i viandanti per le strade, tra le musiche e le commedie degli attori di strada. Che ci facevano Lina, Gourry e Amelia in un posto come Marrigan? E se quello fosse stato davvero il fratello di Zhara....suo fratello gemello, Urlich, come aveva detto di chiamarsi..."Zhara" pensò Zelgadis, i ricordi della sua vecchia insegnante tornarono in superfice. Era stata la prima maga di un certo livello ad accettarlo come studente. Era stato solo per una settimana, ma aveva fatto del suo meglio, anche dopo aver capito che lui non aveva alcun talento naturale per la magia. Aveva imbarazzato a tal punto Rezo da convincerlo a condurre il suo apprendistato. Ma se Urlich era fratello di Zhara e Urlich si era riferito a Xellos chiamandolo "Papà", significava che anche Zhara era figlia di Xellos! Non gli aveva mai parlato di nessuno dei suoi parenti, tranne che del suo gemello. Se Urlich aveva detto la verità su se stesso e su tutto il resto, allora... Doveva raggiungere Marrigan prima che Amelia morisse e Lina e Gourry soccombessero agli affammati abitanti della città oscura. Zel si rifiutò testardamente di prendere in considerazione la possibilità che la sua prima (benchè: incredibile) esperienza sessuale fosse stata con l'unica persona che odiava quanto il Monaco Rosso. Ma se la donna al suo fianco non era la vera dottoressa Sorez ma era, invece, Xellos travestito, perchè stava facendo tutto questo? "Che cosa sono io per Xellos o per il suo master?" si chiese Zelgadiss, con un brivido che non aveva niente a che fare col fatto di essere nudo sul pavimento. Di una cosa era dannatamente certo: non avrebbe più dormito con Lara fino a che non avrebbe trovato una risposta a queste domande. |
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